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PRETI PEDOFILI

Ministro finanze vaticane Card. George Pell, accusato di protezione prete pedofilo che abusò di oltre 100 bimbi

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accusa è molto grave: quella di aver coperto un prete pedofilo che ha abusato di almeno 54 bambini in Australia (ma si stima possano essere oltre 100) e di aver provato a corrompere il nipote del prete, anch’egli abusato, per ottenere il suo silenzio. Lui ha negato le accuse e ha annunciato ufficialmente che comparirà davanti agli inquirenti australiani. Parliamo del cardinale George Pell, potente e dinamico ministro delle finanze vaticane un tempo Arcivescovo di Sidney e oggi finito al centro delle accuse formulate dalla Royal Commission into Intitutional Responses to Child Sexual Abuse, la commissione governativa che in Australia si occupa di indagare e deferire alla giustizia chiunque abbia abusato di minorenni.

La prima accusa contro Pell avrebbe la sua radice in un documento del settembre 1982, una minuta di una riunione della Commissione dei Consultori diocesani nella quale l’allora sacerdote Pell prende parte alla discussione sul trasferimento di padre Gerald Francis Ridsdale da una parrocchia. Attenzione: la minuta non dice per quale motivo fu necessario trasferire Ridsdale (condannato a 8 anni di galera nel 2014) e l’allora vescovo di Ballarat con cui Pell collaborava, Ronald Mulkearns, è stato giudicato inabile a comparire innanzi alla Commissione per testimoniare (in compenso alcune vittime hanno lanciato una class action contro di lui). Pell ha sempre negato di sapere della gravità degli atti commessi da Ridsdale ed ha sempre negato di aver cooperato ad insabbiare il caso. E non ci sono prove per affermare il contrario. Un altro dei partecipanti al meeting dell’82, padre Eric Bryant, ha detto però al giornale australiano Herald Sun che il vescovo Mulkearns introdusse la riunione dicendo di «avere un problema di omosessualità in diocesi», ma di non averne altri ricordi.

Contro Pell ha alzato la voce anche Peter Saunders, membro della commissione papale per la protezione dell’infanzia, che ha accusato il cardinale di sapere del caso Ridsdale e di altri casi d’abuso ma di non essere intervenuto a fermare la piaga. La risposta vaticana – oltre alla smentita di Pell – è arrivata a mezzo Padre Federico Lombardi, il portavoce papale, per il quale le opinioni di Saunders sono «personali» e non riflettono il parere della Commissione.

Resta infine l’accusa di Dave Ridsdale, nipote di padre Ridsdale, il quale il 20 maggio scorso secondo ABC News ha testimoniato innanzi alla Commissione di aver denunciato nel 1993 gli abusi subiti da suo zio proprio al cardinale, che gli avrebbe chiesto più volte che cos’avrebbe voluto per stare zitto. Dave Ridsdale ha detto di ricordare chiaramente le ultime tre battute della conversazione telefonica con Pell: «Dave: Scusa, George (Pell, N.d.R.), di che cazzo stai parlando?» «George: Voglio sapere che cosa ci vorrà per farti star quieto». «Dave: Vaffanculo, George, tu e tutto quello che rappresenti». Pell ha detto di avere un ricordo diverso della conversazione e ha spedito alla Commissione una lettera, resa pubblica il 1° giugno, in cui dichiara di essere pronto ad essere interrogato di persona.

 

Crediti :

Italia Oggi

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

PRETI PEDOFILI

Inseguito e picchiato prete accusato di pedofilia

Autore dell’aggressione un parente della bambina vittima di abusi

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Trentola Ducenta. Nei giorni scorsi , Don Michele Mottola, il parroco accusato di pedofilia, sarebbe stato inseguito, speronato e picchiato sull’Asse Mediano da un parente stretto della bambina di 11 anni di cui il sacerdote avrebbe sessualmente abusato.

Questi i fatti:

L’uomo avrebbe costretto Don Michele Mottola a scendere dalla macchina e poi lo avrebbe aggredito colpendolo con schiaffi e pugni.

In soccorso del prete sono intervenuti due motociclisti che transitavano sull’asse mediano, i quali per evitare il peggio si sono adoperati per calmare la furia del familiare della bambina,

Dopo aver ricevuto le cure mediche del caso, Don Michele Mottola si sarebbe recato al locale Comando dei Carabinieri per sporgere denuncia contro l’aggressore e consentire la sua individuazione.

In ogni caso, l’attenzione intorno al parroco di Trentola Ducenta, trasferito nell’Agro Aversano da Qualiano lo scorso maggio, resta altissima.

Per il momento, nei confronti del sacerdote, a partire da oggi , e’ scattata la misura di custodia cautelare dell ‘arresto. L’uomo e’ stato tradotto nel carcere di Secondigliano dove lunedi’ 11 novembre sara’ interrogato dal Pubblico Ministero. A difendere Don Michele Mottola l’Avv. Antimo D’Alterio.

Determinanti, ai fini dell’arresto, sarebbero stati sia le registrazioni degli incontri a sfondo sessuale tra il prete e la bambina, realizzati da quest’ultima, sia l’incidente probatorio che ha messo l’uno di fronte l’altra i due nel corso del quale la piccola ha confermato gli abusi subiti mentre il parroco avrebbe respinto tutte le accuse.

Don Michele Mottola e le molestie a una 12enne (che lo registra): «Ti voglio bene, mi dai un bacio»

Ragazzina di 12 anni smaschera il parroco. È accusato di abusi sessuali. La Curia: con gli audio delle molestie i genitori si erano rivolti al vescovo che lo aveva rimosso

È stato arrestato ieri mattina l’ex parroco di Trentola Ducenta (un centro della provincia di Caserta) Michele Mottola, accusato di molestie e abusi sessuali nei confronti di una dodicenne che frequentava la sua parrocchia. È stata proprio la bambina a fornire agli inquirenti le prove delle avances ricevute dal sacerdote, registrando ripetutamente i colloqui che avvenivano prevalentemente in canonica, e fornendo poi i file audio agli uomini del commissariato di polizia di Aversa che hanno condotto le indagini coordinate dalla Procura di Napoli Nord.

Il don già sospeso

Il sacerdote — 59 anni, originario della provincia di Napoli — era stato sospeso alcuni mesi fa dal vescovo di Aversa, monsignor Angelo Spinillo, immediatamente dopo che erano emerse le accuse rivolte nei suoi confronti dalla bambina. La diocesi ha anche collaborato con i magistrati, ma la vera protagonista, oltre che ovviamente vittima, di questa vicenda è lei. Una bambina che avrebbe cominciato a subire attenzioni morbose dall’ex parroco quando aveva poco più di dieci anni e che non sarebbe riuscita subito a confidarsi con la mamma e il papà, né con altri adulti. Del resto quel prete era per lei una figura familiare. Conosceva bene i suoi genitori, anch’essi abituali frequentatori della parrocchia di San Giorgio Martire a Trentola, che spesso lo invitavano anche a pranzo o a cena, e lui accettava volentieri, e non era raro che si presentasse con un regalo per la bambina. Decisamente in quella famiglia godeva della fiducia di tutti, come si fidava di don Mottola l’intera comunità del piccolo centro casertano, ed è vero che molti in paese hanno faticato a lungo prima di credere che la bambina non stesse raccontando bugie.

Il coraggio della dodicenne

Forse è stato anche per questo motivo che lei, dimostrando maturità, coraggio e spirito di iniziativa, si è organizzata per raccogliere le prove che quel prete così affettuoso nei suoi confronti non era spinto da amore cristiano ma da ben altro. E dalle registrazioni finite nell’ordinanza di custodia cautelare con la quale il gip ha disposto l’arresto dell’ex parroco, è chiaro che la bambina ha vissuto momenti terribili. Nei file si sente la sua voce che urla a don Michele di lasciarla stare («Non mi devi più toccare») ma si sente benissimo anche la voce dell’uomo e si colgono le sue insistenze. Mascherate da rassicurazioni e premure: «È solo un gioco, non facciamo niente di male», le dice per convincerla a non ribellarsi. E poi: «Lo sai che ti voglio bene. Lo vuoi un bacino?». «Io ti terrei dalla mattina alla sera qui, se tua mamma fosse più consenziente», insiste lui in un’ulteriore registrazione. Ma ce ne sono anche altre in cui prevale la voce della bambina. Come quella in cui la si sente impaurita ripetere due volte «Basta». Un urlo inquietante, come è inquietante ascoltare don Mottola quando, rivolto alla bambina, dice: «Prendi questa per asciugarti».

Le registrazioni

Con quel materiale raccolto all’insaputa del sacerdote, e accompagnati anche da altri parrocchiani, i genitori della dodicenne si sono presentati dal vescovo. Che non ha fatto nulla per tentare che le cose venissero messe a tacere. Anzi, è intervenuto rimuovendo il parroco e si è dato da fare affinché venisse avviato a suo carico il processo canonico (attualmente ancora in corso). Di pari passo procedeva il lavoro investigativo del dirigente del commissariato di Aversa Vincenzo Gallozzi e dei suoi poliziotti, in strettissimo contatto con il procuratore di Napoli Nord Francesco Greco e alcuni sostituti. Una indagine delicatissima dove non è mancato anche un confronto (ovviamente protetto) tra accusatrice e accusato. Don Mottola si è difeso sostenendo che la bambina farneticasse. Però non è stato creduto.





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PRETI PEDOFILI

sesso con minori. Prete pedofilo confessa e si pente: “Ho fatto molto male”

È stato condannato in appello a 12 anni di carcere Pio Guidolin, sacerdote di Catania accusato di violenza sessuale ai danni di alcuni adolescenti che gravitavano intorno alla sua parrocchia. Prima della sentenza, ha presentato una confessione scritta di sua mano: “Ho fatto molto male oltre che a questi ragazzi anche a tutte le persone che credevano in me e di ciò sono profondamente amareggiato e pentito”.

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Don Pio Guidolin

Pio Guidolin, sacerdote di Catania in carcere da 23 mesi con l’accusa di pedofilia, è stato condannato in appello a 12 anni di carcere, nonostante abbia presentato una lettera in cui, oltre a confessare di aver abusato di minorenni, si è pentito di quanto fatto chiedendo scusa alle sue vittime. La sentenza è arrivata dopo che il prelato ha presentato la missiva, scritta di sua mano, alla Corte d’appello della città siciliana. Il Pg Maria Aschettino aveva chiesto 10 anni. “Ho molto riflettuto – si legge nel testo presentato in aula – e questa riflessione credo abbia fatto di me un altro uomo”. Poi arriva l’ammissione di colpa: “Mai e poi mai succederanno nella mia vita futura fatti analoghi. Ho fatto molto male oltre che a questi ragazzi anche a tutte le persone che credevano in me e di ciò sono profondamente amareggiato e pentito”. Poi si è rivolto ai giudici: “Chiedo che anche abbiate considerazione del mio stato d’animo di oggi che mi vede un uomo profondamente cambiato. Spero che questo non vi sembri un ripiego per ottenere benefici ma che sappiate leggere il mio profondo cambiamento leggendo il mio cuore”. Richiesta che non è stata assecondata.

Eppure, all’indomani del suo arresto, verificatosi il primo dicembre 2017, Padre Pio Guidolin aveva negato tutte le violenze che l’accusa gli contestava nei confronti di giovani fedeli, soprattutto adolescenti, che gravitavano intorno alla sua parrocchia del Villaggio di Sant’Agata, approfittando della loro fragilità. Per quei fatti  il sacerdote pedofilo era già stato condannato in primo grado a 14 anni di carcere. Poi ieri la lettera di pentimento è stata presentata ai giudici d’appello che in serata hanno emesso la sentenza di secondo grado: 12 anni di carcere e dunque riduzione di due anni della pena inflitta in primo grado. Oltre a ciò, l’ex prete dovrà risarcire le parti civili alcuni giovanissimi fedeli parrocchiani costretti a subire abusi sessuali, tacciati dal sacerdote per atti spirituali con tanto di olio santo e preghiere ad alta voce.

 

IL CASO:

 

 





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PRETI PEDOFILI

Pedofilia, negli Usa centinaia di preti accusati e senza supervisione

I sostenitori delle vittime di pedofilia chiedono un maggiore controllo di questi membri del clero, ma i funzionari della Chiesa affermano che non possono legalmente fare quanto richiesto.

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Circa 1.700 sacerdoti e altri membri del clero, accusati credibilmente di abusi sessuali contro minori, continuano a condurre la loro vita con pochi controlli, o addirittura nessuna supervisione, da parte delle autorità religiose o forze dell’ordine.

Lo rivela un’indagine della Associated Press condotta nelle diocesi negli Stati Uniti.
«Questi membri del clero ora insegnano o vivono accanto a campi da gioco», scrive l’Ap. Secondo l’inchiesta giornalistica decine di loro hanno commesso ancora crimini dopo avere lasciato la Chiesa, inclusi reati di violenza sessuale.

I sostenitori delle vittime di pedofilia chiedono un maggiore controllo di questi membri del clero, ma i funzionari della Chiesa affermano che non possono legalmente fare quanto richiesto.

E le autorità civili, come la polizia, affermano che la loro competenza è limitata alle persone condannate. Il risultato è che non è stato preso per 1700 di loro nessun provvedimento anche di prevenzione di nuovi abusi.





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