New York, Isis rivendica attentato: ad agire è stato un nostro soldato

Il killer di Manhattan aveva lavorato per Uber e aveva scelto il giorno di Halloween per fare più vittime. Intanto l'Fbi ha individuato e sta interrogando un secondo sospetto: si tratta di un altro cittadino uzbeko, Mukhammadzoir Kadirov, 32 anni

“E’ un soldato del califfato”. L’ #Isis , rivendicando l’attentato a Manhattan, in cui sono morte otto persone, ha definito così l’autore della strage, Sayfullo Saipov, nonostante non abbia mai esplicitamente fatto il suo nome. “Uno dei soldati dello Stato Islamico in America ha attaccato martedì dei crociati in una strada di New York, vicino al monumento dedicato a quanti persero la vita nell’incursione dell’11 settembre”, si legge nel giornale al-Naba, che ha riportato le parole del gruppo terroristico. Sembrerebbe un’azione coordinata quindi quella che ha spinto il 29enne di origine uzbeka a lanciarsi con il suo furgone su una pista ciclabile, causando a New York il peggiore attentato dal 2001. L’Isis non ha però fornito alcuna prova che fosse al corrente dell’attacco prima che accadesse o che comunque fosse coinvolto nella pianificazione.     Saipov, subito dopo l’arresto, aveva detto alle autorità di aver agito in nome dello Stato Islamico e che a ispirarlo sarebbero stati proprio i video dell’Isis.

Da quello che è emerso nei giorni seguenti all’attacco, l’uomo sarebbe totalmente devoto al gruppo terroristico, tanto da aver chiesto alle forze dell’ordine che nella sua stanza d’ospedale venisse appesa una bandiera del Califfato.  Trump: “Pena di morte per Saipov” #Trump ha  chiesto la pena di morte per l’autore dell’attentato di New York, che ha fatto otto morti l’ultimo giorno di ottobre. “Il terrorista di New York era  soddisfatto e ha chiesto che la bandiera dell’Isis fosse appesa nella sua camera   d’ospedale. Ha ucciso 8 persone e ne ha ferite gravemente altre 12. Dovrebbe   essere condannato a morte”, ha scritto Trump sul suo profilo Twitter.

Saipov: “Avrei voluto uccidere più persone”  “Avrei voluto uccidere più persone”, così ha detto a chi lo interrogava Sayfullo Saipov che martedì ha causato la morte di otto persone investite dal suo furgone su una pista ciclabile a New York. L’uomo è stato accusato ufficialmente di terrorismo. Ne avrebbe uccise altre se il mezzo che guidava non si fosse andato a scontrare con un altro che lo ha costretto ad uscire dall’abitacolo e la polizia lo ha quindi fermato. Ha fatto anche diversi feriti, in condizioni difficili ma stabili. L’uomo ha aggiunto di aver pianificato l’attacco per oltre un anno. Aveva lavorato per Uber Negli Usa Saipov per guadagnarsi da vivere era recentemente stato impiegato come autista da Uber, effettuando 1.400 corse; in passato aveva ottenuto la licenza per guidare camion.

Il secondo uomo sotto torchio Nel giro di poco tempo, nel pomeriggio americano  del primo novembre l’ Fbi ha aperto la caccia e trovato un ragazzo da cui vuole   ottenere informazioni legate all’attacco terroristico, il primo dall’11   settembre 2001, che ha colpito New York nel giorno di Halloween. Si tratta di un   cittadino uzbeco, come il killer radicalizzato in Usa che il giorno precedente   aveva guidato contromano un furgone lungo una pista ciclabile di Manhattan   uccidendo otto persone, di cui sei straniere, e ferendone 12. Teoricamente il   veicolo era stato preso a noleggio per due ore “ma con l’intenzione di non   restituirlo” mai.

Il giorno di #Halloween scelto per fare più vittime Mentre la polizia federale localizzava Mukhammadzoir Kadirov, 32 anni, la   procura dello Stato di New York formalizzava le accuse contro Sayfullo Saipov,   il 29enne che ha provocato la tragedia nel nome dell’Isis e che – stando all’Fbi   – l’ha pianificata “oltre un anno fa” e che “due mesi fa” ha deciso di   utilizzare un furgone con l’obiettivo di “uccidere più persone possibile”. Nove   giorni prima dell’attacco, aveva noleggiato un altro veicolo per fare pratica.   Ha scelto la giornata del 31 ottobre perchè pensava che nel giorno in cui   l’America si traveste per festeggiare Halloween ci sarebbero state più persone   per strada.  Per fortuna, il numero delle vittime è stato   relativamente contenuto.

Anche perché Saipov intendeva continuare la sua strage   puntando verso il Brooklyn Bridge, sul lato opposto di Manhattan rispetto a dove è avvenuto l’incidente. La bandiera Isis in ospedale Costretto a lasciare la vettura dopo una collisione con   uno scuolabus, l’attentatore ha gridato “Allah Akbar” ed è stato stato bloccato   da un agente, che ha sparato nove colpi; uno ha colpito allo stomaco il killer,   trasferito in ospedale dove è poi stato interrogato. Durante l’interrogatorio   Saipov ha chiesto di esporre la bandiera dell’Isis nella stanza d’ospedale e che   “si sentiva bene in merito a quanto fatto”.   L’arsenale e i video  I capi d’imputazione sono contenuti in un   documento in 10 pagine che descrive nel dettaglio le azioni di Saipov; se si   sapeva già  che il killer era sceso dalla vettura con due pistole in mano – una   pellet e l’altra per paintball – si è scoperto dal documento che accanto a lui   fu poi trovata una borsa, tre coltelli e un portafogli contenente la patente di   guida ottenuta in Florida. Nel furgone sono stati rinvenuti due cellulari e una   stun gun (funziona come un Taser ma diversamente da esso richiede un contatto   diretto per colpire con una scossa elettrica) oltre a documenti in lingua araba   e inglese.

In base a traduzioni preliminari citate nel documento, i messaggi in   arabo recitavano: “Nessun Dio ma Dio e Muhammad è  il profeta” e “Supplica   islamica. Resisterà “, riferito all’Isis. Nei cellulari sono stati trovati 90   video molti dei quali associati alla propaganda dell’Isis.   L’Fbi sostiene che Saipov abbia seguito alla   lettera le istruzioni diffuse dall’Isis sui social media e sul web su come  condurre attacchi: “E’ stato ispirato dai video dell’Isis che ha guardato sul   suo cellurare”, recita il documento in cui si cita il ruolo cruciale avuto da un   video di Abu Bakr al-Baghdadi, il leader dell’organizzazione terroristica. Quei 5 “ragazzi” argentini falciati in bicicletta: a New York per festeggiare i 30 anni del diploma Nella foto sfoggiano una maglietta bianca con la scritta “libre”, libero. Si conoscevano da più di 30 anni Diego, Alejandro Hernan, Ariel e Hernan: avevano deciso di concedersi una fuga a New York, insieme come ai vecchi tempi del Politecnico di Rosario, Argentina. Ma il destino li attendeva sulla pista cilcabile lungo l’Hudson River, sotto forma di un furgone con alla guida l’uzbeko Sayfulllo Saypov e la sua folle ideologia di morte.

     
 
 

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Rai News

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ESTERI

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma.
Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni
Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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