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New York, Isis rivendica attentato: ad agire è stato un nostro soldato

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“E’ un soldato del califfato”. L’ #Isis , rivendicando l’attentato a Manhattan, in cui sono morte otto persone, ha definito così l’autore della strage, Sayfullo Saipov, nonostante non abbia mai esplicitamente fatto il suo nome. “Uno dei soldati dello Stato Islamico in America ha attaccato martedì dei crociati in una strada di New York, vicino al monumento dedicato a quanti persero la vita nell’incursione dell’11 settembre”, si legge nel giornale al-Naba, che ha riportato le parole del gruppo terroristico. Sembrerebbe un’azione coordinata quindi quella che ha spinto il 29enne di origine uzbeka a lanciarsi con il suo furgone su una pista ciclabile, causando a New York il peggiore attentato dal 2001. L’Isis non ha però fornito alcuna prova che fosse al corrente dell’attacco prima che accadesse o che comunque fosse coinvolto nella pianificazione.     Saipov, subito dopo l’arresto, aveva detto alle autorità di aver agito in nome dello Stato Islamico e che a ispirarlo sarebbero stati proprio i video dell’Isis.

Da quello che è emerso nei giorni seguenti all’attacco, l’uomo sarebbe totalmente devoto al gruppo terroristico, tanto da aver chiesto alle forze dell’ordine che nella sua stanza d’ospedale venisse appesa una bandiera del Califfato.  Trump: “Pena di morte per Saipov” #Trump ha  chiesto la pena di morte per l’autore dell’attentato di New York, che ha fatto otto morti l’ultimo giorno di ottobre. “Il terrorista di New York era  soddisfatto e ha chiesto che la bandiera dell’Isis fosse appesa nella sua camera   d’ospedale. Ha ucciso 8 persone e ne ha ferite gravemente altre 12. Dovrebbe   essere condannato a morte”, ha scritto Trump sul suo profilo Twitter.

Saipov: “Avrei voluto uccidere più persone”  “Avrei voluto uccidere più persone”, così ha detto a chi lo interrogava Sayfullo Saipov che martedì ha causato la morte di otto persone investite dal suo furgone su una pista ciclabile a New York. L’uomo è stato accusato ufficialmente di terrorismo. Ne avrebbe uccise altre se il mezzo che guidava non si fosse andato a scontrare con un altro che lo ha costretto ad uscire dall’abitacolo e la polizia lo ha quindi fermato. Ha fatto anche diversi feriti, in condizioni difficili ma stabili. L’uomo ha aggiunto di aver pianificato l’attacco per oltre un anno. Aveva lavorato per Uber Negli Usa Saipov per guadagnarsi da vivere era recentemente stato impiegato come autista da Uber, effettuando 1.400 corse; in passato aveva ottenuto la licenza per guidare camion.

Il secondo uomo sotto torchio Nel giro di poco tempo, nel pomeriggio americano  del primo novembre l’ Fbi ha aperto la caccia e trovato un ragazzo da cui vuole   ottenere informazioni legate all’attacco terroristico, il primo dall’11   settembre 2001, che ha colpito New York nel giorno di Halloween. Si tratta di un   cittadino uzbeco, come il killer radicalizzato in Usa che il giorno precedente   aveva guidato contromano un furgone lungo una pista ciclabile di Manhattan   uccidendo otto persone, di cui sei straniere, e ferendone 12. Teoricamente il   veicolo era stato preso a noleggio per due ore “ma con l’intenzione di non   restituirlo” mai.

Il giorno di #Halloween scelto per fare più vittime Mentre la polizia federale localizzava Mukhammadzoir Kadirov, 32 anni, la   procura dello Stato di New York formalizzava le accuse contro Sayfullo Saipov,   il 29enne che ha provocato la tragedia nel nome dell’Isis e che – stando all’Fbi   – l’ha pianificata “oltre un anno fa” e che “due mesi fa” ha deciso di   utilizzare un furgone con l’obiettivo di “uccidere più persone possibile”. Nove   giorni prima dell’attacco, aveva noleggiato un altro veicolo per fare pratica.   Ha scelto la giornata del 31 ottobre perchè pensava che nel giorno in cui   l’America si traveste per festeggiare Halloween ci sarebbero state più persone   per strada.  Per fortuna, il numero delle vittime è stato   relativamente contenuto.

Anche perché Saipov intendeva continuare la sua strage   puntando verso il Brooklyn Bridge, sul lato opposto di Manhattan rispetto a dove è avvenuto l’incidente. La bandiera Isis in ospedale Costretto a lasciare la vettura dopo una collisione con   uno scuolabus, l’attentatore ha gridato “Allah Akbar” ed è stato stato bloccato   da un agente, che ha sparato nove colpi; uno ha colpito allo stomaco il killer,   trasferito in ospedale dove è poi stato interrogato. Durante l’interrogatorio   Saipov ha chiesto di esporre la bandiera dell’Isis nella stanza d’ospedale e che   “si sentiva bene in merito a quanto fatto”.   L’arsenale e i video  I capi d’imputazione sono contenuti in un   documento in 10 pagine che descrive nel dettaglio le azioni di Saipov; se si   sapeva già  che il killer era sceso dalla vettura con due pistole in mano – una   pellet e l’altra per paintball – si è scoperto dal documento che accanto a lui   fu poi trovata una borsa, tre coltelli e un portafogli contenente la patente di   guida ottenuta in Florida. Nel furgone sono stati rinvenuti due cellulari e una   stun gun (funziona come un Taser ma diversamente da esso richiede un contatto   diretto per colpire con una scossa elettrica) oltre a documenti in lingua araba   e inglese.

In base a traduzioni preliminari citate nel documento, i messaggi in   arabo recitavano: “Nessun Dio ma Dio e Muhammad è  il profeta” e “Supplica   islamica. Resisterà “, riferito all’Isis. Nei cellulari sono stati trovati 90   video molti dei quali associati alla propaganda dell’Isis.   L’Fbi sostiene che Saipov abbia seguito alla   lettera le istruzioni diffuse dall’Isis sui social media e sul web su come  condurre attacchi: “E’ stato ispirato dai video dell’Isis che ha guardato sul   suo cellurare”, recita il documento in cui si cita il ruolo cruciale avuto da un   video di Abu Bakr al-Baghdadi, il leader dell’organizzazione terroristica. Quei 5 “ragazzi” argentini falciati in bicicletta: a New York per festeggiare i 30 anni del diploma Nella foto sfoggiano una maglietta bianca con la scritta “libre”, libero. Si conoscevano da più di 30 anni Diego, Alejandro Hernan, Ariel e Hernan: avevano deciso di concedersi una fuga a New York, insieme come ai vecchi tempi del Politecnico di Rosario, Argentina. Ma il destino li attendeva sulla pista cilcabile lungo l’Hudson River, sotto forma di un furgone con alla guida l’uzbeko Sayfulllo Saypov e la sua folle ideologia di morte.

 
  

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Rai News

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Attentato in Francia: donna accoltella due persone e grida «Allah Akbar»

È accaduto a Seyne-sur-Mer. La donne è stata arrestata. Uno dei due feriti è stato colpito all’addome ed è stato ricoverato in ospedale

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Allarme terrorismo in Francia dove una donna è stata arrestata dopo aver ferito due persone con un taglierino in un supermercato. È accaduto a Seyne-sur-Mer, nel sud della Francia, e secondo i testimoni dopo aver ferito le due persone la donna ha urlato «Allah Akbar!».

Uno dei feriti, un cliente del supermercato, è stato colpito al torace ed è stato ricoverato in ospedale. Anche una cassiera è stata ferita leggermente.

Una donna di 24 anni ha ferito due persone con un taglierino in un supermercato di La Seyne-sur-Mer, vicino a Tolone (sud della Francia), gridando ‘Allah Akbar’. La donna è stata subito arrestata. I due aggrediti, un cliente e una cassiera, se la sono cavata con lievi ferite.

“Sembra essere un episodio isolato, causato da una persone con turbe psichiche”: lo ha detto il procuratore della Repubblica di Tolone, Bernard Marchal. Secondo le ricostruzioni, la donna – nota per reati comuni e in particolare per fatti violenti – è una francese nata nel 1994. Una perquisizione nella sua casa, tuttora in corso, dovrebbe chiarire se ha avuto o meno rapporti con l’Isis o con elementi vicini all’islamismo radicale. “Il fatto di avere problemi psichici attestati – ha precisato il procuratore – non esclude che possa essere radicalizzata”.

I testimoni hanno parlato di qualcosa che assomigliava a una lite o a una zuffa. La cassiera è rimasta ferita vicino all’occhio, l’uomo al petto. Sono entrambi fuori pericolo.

 
  

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ANSA

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Parigi, uomo armato cattura ostaggi in un ufficio

Succede nel centro di Parigim in un ufficio dell’agenzia pubblicitaria Mixicom, al 46 di Rue des Petite Ecuries. Al momento nulla lascia ritenere che si tratti di un atto terroristico

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PARIGI – Un uomo ha preso in ostaggio tre persone, tra cui una donna incinta, nel decimo arrondissement, nel centro di Parigi. La zona è presidiata dagli agenti ed è in corso una vasta operazione di polizia. Nulla lascia ritenere che si tratti di un’azione terroristica. Le forze dell’ordine non sono neppure in grado di confermare se il sequestratore è armato e non hanno fornito altri particolari.

Secondo il sito di Le Parisien, l’uomo avrebbe dichiarato di avere con sé una bomba e una pistola e ha chiesto di contattare l’ambasciata iraniana tramite cui vuole “consegnare un messaggio al governo francese”. Uno degli ostaggi, sempre secondo il quotidiano francese, versa in gravi condizioni, in segito al colpo all’occhio da una chiave inglese. Intanto, dall’interno dell’ufficio, una donna vestita di rosso ha cercato di comunicare con l’esterno con un foglio scritto appoggiato al vetro ma illeggibile a causa della distanza.

 

 
  

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la Repubblica

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Cosa è successo durante i colloqui tra Donald Trump e Kim Jong-un

I due leader si sono incontrati a Singapore, i timori della vigilia sono stati sfatati e tutto è andato liscio. Per Trump l’incontro con Kim Jong-un è stato “fantastico”

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il leader nordcoreano Kim Jong-un si sono incontrati alle 9:00 di mattina a Singapore (quando in Italia erano le 3:00 di notte di martedì 12 giugno) sull’isola di Sentosa, a Singapore. Una data storica e persino inattesa considerando i rapporti tra i due paesi, storicamente farraginosi e ostici, e considerando anche che tra i due leader, durante gli ultimi mesi, sono volati stracci a causa dei test balistici condotti da Pyongyang.

Trump ha definito il summit “fantastico”, parlando anche di un documento che verrà firmato da entrambi e sul quale vige ancora il segreto. Secondo il Guardian si tratterà di una dichiarazione sullo stato di avanzamento dei colloqui con uno sguardo sul futuro. Il primo incontro è durato 38 minuti e, a seguire, ha avuto luogo una riunione a cui hanno preso parte anche i consiglieri politici di entrambi i presidenti.

Di cosa hanno parlato

Il vertice, così come anticipato dal segretario di Stato americano Mike Pompeo, aveva lo scopo di rinsaldare il rapporto tra i due paesi per avviare una collaborazione futura. L’obiettivo, benché raggiunto, ha un valore soltanto formale, i negoziati saranno lunghi e prevedono le relazioni diplomatiche e politiche, gli aiuti economici e il disarmo nucleare.

Il processo di denuclearizzazione della Corea del Nord

– ha detto Trump a margine dei colloqui – inizierà velocemente”. E poi, dando una pacca sulla spalla a Kim Jong-un, si è augurato di vederlo presto alla Casa Bianca.

I segnali contrastanti del pre-vertice

A fare temere il peggio anche le parole di Trump il quale, durante le ultime settimane, ha più volte ribadito di essere pronto a interrompere i colloqui ai primi segnali di affronto da parte del suo pari nordcoreano.

Anche il comportamento di Trump al recente G7 ha dato qualche preoccupazione, è innegabile che il summit canadese non abbia avuto successo per volere del leader americano che ha opposto resistenza a gran parte dei temi sul tavolo, dando ordini specifici affinché il documento finale non fosse sottoscritto dagli Usa.

Ci sono stati però anche tanti segnali di distensione, primo su tutti l’interruzione – annunciata lo scorso marzo – dei test missilistici nordcoreani. Kim Jong-un, rivolgendosi ai media poco prima che il vertice iniziasse, ha comunicato di essere pronto a lasciarsi le vecchie ruggini alle spalle e ripartire con nuovo vigore nelle trattative con gli Stati Uniti. Secondo i media locali, il leader nordcoreano si è presentato all’appuntamento una manciata di minuti prima di Trump, un segno di rispetto nella cultura del posto, secondo cui il più giovane arriva prima del più anziano.

Il mondo sta a guardare

Singapore è teatro a cui assiste l’occhio vigile e attento del mondo, a partire dalla Corea del Sud che ha avviato un percorso di riavvicinamento con Kim Jong-un e che, come è fortemente probabile avvenga, può diventare ancora più veloce grazie alla distensione tra Nordcorea e Stati Uniti d’America.

I segnali di distensione, più in generale, fanno bene alla politica e all’economia internazionale. La situazione in Corea del Nord è tutt’altro che facile. Un’economia interna e gli stati sociali basati sul volere dei leader di partito, attività di controllo degli abitanti e criminalità internazionale che, di fatto, rappresenta una parte importante delle ricchezze del paese.

 
  

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Wired

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