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Nick Carter

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L’ America è quella di fine anni Venti, quella dei grattacieli illuminati «che si confondono con le stelle» di Federico Garcia Lorca; New York, poi, è bella e misteriosa e sul volto dei newyorkesi si proiettano ora le luci ora ombre di un interno continente già divenuto “nuovo mondo”. È questa l’America dove tutto può succedere fra gangster, ricconi, bische, pupe e pallottole. È questa l’America dei grandi detective con impermeabile e cappello, l’America di Nick Carter.

Qui ci vuole Nick Carter

«Mentre su New York calavano le prime ombre della sera…», iniziano sempre con questa frase pronunciata con enfasi da una voce fuori-campo i fumetti di Nick Carter creati dalla coppia Bonvi (Franco Bonvicini) e Guido De Maria sulla falsariga dell’omonimo personaggio inventato nel settembre del 1886 da John Russell Coryell, poi “perfezionato” da Frederic Van Rensselaer Dey e conosciuto come il “più grande” investigatore privato di tutti i tempi. Il terzetto che fece sognare i bambini degli anni Settanta, Nick Carter l’investigatore con baffetti, nasone e coppoletta e i due collaboratori, il fido e maldestro Patsy e il saggio orientale Ten, esisteva dunque fin dai tempi delle “dime novel”, ma è stato reinventato per la nostra televisione come esempio (a suo tempo riuscitissimo) di fumetto in Tv. Il primo episodio di Nick Carter (“Il mistero dei dieci dollari”), venne realizzato dagli autori già alla fine del 1969 appositamente voluto da Giancarlo Governi, a quel tempo responsabile “programmi speciali” per la Rai, e debuttò nel settembre del 1972 all’interno di “Gulp!” per la regia dello stesso De Maria. Fu subito un grande successo, come enorme fu il successo di un programma che per la prima volta portava i fumetti, con tanto di “nuvoletta”, sul piccolo schermo. Il programma venne poi replicato (col titolo “Supergulp!”), dal 1977 al 1981 col terzetto di investigatori che assumeva il ruolo di un “moderno” presentatore animato. La serie “Gulp!” e “Supergulp!” ospitò una successione incredibile di fumetti e autori. Del primo ciclo di puntate oltre a Bonvi e De Maria, fecero parte il grande Jacovitti, il signor Rossi di Bruno Bozzetto e Corto Maltese di Hugo Pratt. Negli anni successivi ci sarà il boom con Sergio Bonelli, Silver (allievo di Bonvi) e i supereroi della Marvel; presenti anche Tintin di Hergé, Alan Ford di Max Bunker, Asterix e i Peanuts di Schulz.

 

 i Personaggi

Nick Carter

Nick Carter è il simpatico protagonista dell’omonimo fumetto umoristico-poliziesco-noir firmato da Bonvi. Nick Carter è un investigatore privato che fornisce spesso supporto alla po…

Ten

Ten è una delle spalle del protagonista nel fumetto umoristico-noir Nick Carter di Bonvi, è un piccolo giapponese che accompagna il detective Nick Carter nelle sue indagini fornendo…

Patsy

Patsy è il secondo compagno di avventure dell’investigatore dei fumetti Nick Carter creato da Bonvi, che affianca insieme al piccolo orientale Ten nei fumetti della serie Nick Carter Story….

Stanislao Moulinsky

Stanislao Moulinsky è il cattivo per antonomasia della serie a fumetti (ed a cartoni animati) Nick Carter, creata da Bonvi a partire dal 1969, pur non essendo chiaramente l’unico …

Bartolomeo Pestalozzi di Pinerolo 

Bartolomeo Pestalozzi di Pinerolo è l’allievo prediletto di Stanislao Moulinsky nelle avventure di Nick Carter, abile quasi quanto il proprio maestro nell’arte del trasformismo. Come il…

Una rassegna indimenticabile: a parte gli episodi da vedere e rivedere su “youtube”, c’è un sito che raccoglie notizie, informazioni e quant’altro su Nick Carter, “Gulp!” e “Supergulp!” curato dal pubblicitario Claudio Varetto e supervisionato dallo stesso De Maria. Senza tema di smentita: Nick Carter – oltre che in Tv, il fumetto apparve fino al 1975 sul “Corriere dei ragazzi” – era un prodotto riuscito da molti punti di vista. Gli autori scelsero una linea d’incontro fra le citazioni dotte (elegante anche la musica che lo accompagnava, l’autore era Franco Godi), e le semplici spiritosaggini. I disegni erano fra i più belli mai visti (anche se Bonvi amava dire di se stesso: «La mia vera grandezza è che non so disegnare…»), i testi brevi ed efficaci, le storie (dai cinque ai sette minuti) ben raccontate e condensate in poche facili battute; le voci dei doppiatori a dir poco fantastiche (ancora seducenti, dopo quarant’anni). Carter veniva doppiato da Carlo Romano, “voce” storica di Alfred Hitchcock e Fernandel, Silvio Spaccesi doppiava invece il grande e grosso Patsy e Giorgio Ariani si fingeva giapponese doppiando Ten. A Mauro Mattioli e allo stesso De Maria non restava che doppiare i due cattivi; il primo: l’acerrimo nemico di Nick Carter, famoso per i suoi incredibili travestimenti (da Pascià, da armadio, perfino da locomotiva…) Stanislao Moulinsky falso barone spagnolo; il secondo: l’allievo prediletto tale Bartolomeo Pestalozzi da Pinerolo.

Ma Nick Carter è diventato celebre anche per la trama lineare, per le “sentenze” e le frasi tormentone; grazie alla combinazione di questi “elementi” ogni singolo episodio ha guadagnato un “non so cosa” di familiare. Di indimenticabile.

Prima inquadratura: i grattacieli della Grande Mela e la frase a effetto su New York. Dopodiché accade qualcosa: si consuma un furto, un omicidio o un reato di qualsiasi genere. Altro tormentone, il poliziotto o chi per lui invoca la presenza di Nick Carter: «Qui ci vuole Nick Carter!». Il telefono squilla in primo piano, poche parole e i tre investigatori partono per l’avventura… Iniziano le indagini. Nick Carter cade vittima di un tranello (la frase del detective legato come un salame ai binari o di fronte a una sega elettrica, frase che vuol tranquillizzare se stesso e il pubblico “a casa”, è sempre uguale: «Bah!… non bisogna poi lasciarsi impressionare troppo dalle apparenze!»), poi però arriva Patsy e riesce a salvare il capo. A questo punto c’è sempre la sentenza in rima di Ten, che commenta la goffaggine di Patsy. Esempio: «Dice il saggio: a giocare con le accette si finisce fatti a fette». Il fumetto si conclude con la risoluzione del caso, i complimenti a Nick Carter, la sua falsa modestia e (quasi sempre) con l’arresto di Moulinsky travestitosi da contessa o da qualsiasi altra cosa o persona (frase finale che tutti i ragazzi ripetevano: «Ebbene sì, maledetto Carter, hai vinto anche stavolta!»). Infine, l’ottimismo e la sentenza di chiusura di Ten e Patsy: «Dice il saggio: tutto è bene cioè che finisce bene»; «e l’ultimo chiuda la porta». Slamm.
Ovvio che in uno schema siffatto (cioè all’interno della cornice del fumetto), abbondino gli elementi comici o surreali. Sono le trovate originali che fanno di ogni puntata una storia sempre nuova: si va dal morto del “Mistero dei dieci dollari”, fatto secco perché ha scoperto le trame segrete dei gestori di una bisca… al falso Pascià del califfato del Pirkystan (episodio: “La perla nera”), che parla in romagnolo e non accontentandosi di aver rubato una perla di inestimabile valore pretende il rimborso dall’assicurazione…  dalle formiche che giocano a carte con Patsy ne “Alla ricerca di Divingstone”, episodio dedicato all’invidia fra i luminari dell’etnologia… al “Mistero dell’Orient Express” e alla spia rapita e salvata dal trio carteriano… Trovate su trovate, partorite dalla fantasia dei due autori; una fantasia incastonata nei “pericolosi” Settanta, anni nei quali la creatività era (ancora) una qualità da premiare. Va da sé che, da questo punto di vista, Bonvi e De Maria non erano secondi a nessuno.
Qualche esempio? Il secondo dei due è stato condirettore di “Comix”, settimanale umoristico degli anni Novanta e come uomo di televisione, a parte il premio regia-televisiva ricevuto per “Supergulp!” nel 1979, haprodotto e diretto più di mille “Caroselli” e spot pubblicitari (!). L’anello di congiunzione fra De Maria e Bonvi è stato nientemeno che Francesco Guccini, il cantautore “anarchico” per eccellenza. È stato proprio lui a presentare al De Maria regista televisivo il giovane e come lui “anarchico” Bonvicini. Da parte sua, invece, Bonvi è stato un grande autore di fumetti, alternativo e dalla disposizione caricaturale (fu premiato come il più bravo d’Europa nel ‘73). Creatore di Sturmtruppen, prima “strip” quotidiana italiana e di Cattivik, e autore di “Capitan Posapiano” – apparso inizialmente su “Tiramolla”-  e dei visionari e “futuristi” “Storie dello spazio profondo” su testi dell’autore de “La Locomotiva” (1970) e “Cronache del dopobomba” (1974). De Maria è ancora un ottimo pubblicitario, il vulcanico e istrionico Bonvi invece è morto nel 1995, aseguito di un incidente stradale. L’ultima apparizione televisiva del suo Nick Carter? Quattro anni prima in Tv, fra l’allegria e l’ottimismo: “E l’ultimo chiuda la porta!”, il titolo del programma Poi, però, anche il destino aveva voluto dire la sua.

 

Nick Carter

Nick Carter è il simpatico protagonista dell’omonimo fumetto umoristico-poliziesco-noir firmato da #Bonvi .

Nick Carter è un investigatore privato che fornisce spesso supporto alla polizia nelle indagini più complesse, si muove principalmente in una New York anni ’40 quando le sue indagini non lo portano in località lontane ed esotiche.

Fisicamente è basso e prende in prestito molto da altri noti detective, un berretto scozzese che ricorda Sherlock Holmes, l’immancabile trench in stile Bogart ed il nome di un famoso detective della narrativa noir di fine ‘800 creato da John R. Coryell. Nick Carter indossa infine un vistoso papillon rosso a pois bianchi.

Sempre pronto all’avventura e sprezzante dei pericoli non dimostrerà però in tutte le indagini un ingegno acuto, arrivando in alcuni casi a risolvere i misteri solo per fortunose coincidenze (anche se quasi sempre ad avventura conclusa si vanterà di aver compreso il mistero sin dall’inizio).

Nick Carter è sempre accompagnato da due strampalati assistenti alle indagini, il piccolo giapponese Ten e il gigantesco e tontolone Patsy. Il suo nemico giurato è il trasformista Stanislao Moulinsky, antagonista prediletto in gran parte degli episodi del fumetto.

 

Ten

Ten è una delle spalle del protagonista nel fumetto umoristico-noir Nick Carter di Bonvi, è un piccolo giapponese che accompagna il detective Nick Carter nelle sue indagini fornendo in alcune avventure un aiuto essenziale ma non tralasciando mai di condire le vicende con i suoi saggi consigli in rima, di cui ha una selezione sconfinata, adatti per ogni occasione.

Minuto (anche più basso di Nick Carter), ordinato (veste in giacca e cravatta ed ha i capelli sempre perfettamente pettinati), giallo come un limone (nelle versioni a colori del fumetto o nei cartoni) e con i 2 denti davanti sporgenti in bella mostra. Ovviamente conosce le arti marziali che non mancherà di utilizzare quando necessario.

Come ogni orientale da fumetto che si rispetti parla sostituendo la lettera r con la l ed introduce i suoi saggi verdetti con l’ormai storica frase “dice il saggio” che in chiusura di avventura può essere semplicemente “dice il saggio: tutto è bene quel che finisce bene” ma più spesso sarà una strampalata massima ovvia e surreale. Tra le sue perle possiamo ricordare “dice il saggio: c’è qualcuno impligionato che sta ullando a peldifiato“, “dice il saggio: ha tentato con la scossa di spedilci nella fossa“, “dice il saggio: questo tipo è un asociale… non si lascia cattulale!!!“, “dice il saggio: agli onesti e ai falabutti buon natal diciamo a tutti“.

 

 

 

Patsy

Patsy è il secondo compagno di avventure dell’investigatore dei fumetti Nick Carter creato da Bonvi, che affianca insieme al piccolo orientale Ten nei fumetti della serie Nick Carter Story.

Patsy è enorme e fortissimo ma decisamente svampito, secondo un classico abbastanza rodato nel mondo del fumetto umoristico, estremamente simpatico, spesso con la lingua penzoloni manifesto esempio della sua semplicità, non saranno rari i casi in cui sarà l’artefice della soluzione degli enigmi e delle indagini, nonostante spesso interpreterà ed eseguirà malamente (e magari letteralmente) gli ordini impartitigli da Nick Carter. Veste con un lungo soprabito verde ed indossa bombetta e papillon. Quando sarà necessario usare la forza il suo intervento sarà però imprescindibile. Nell’episodio Il dott. Jekill il bonaccione Patsy diventerà improvvisamente un mostro d’intelligenza grazie ad una misteriosa pozione.

E’ sua la frase diventata di culto, pronunciata in ogni episodio dei fumetti in tv di Gulp e Supergulp, “…e l’ultimo chiuda la porta”, poi stravolta, soprattuto nei fumetti, in innumerevoli varianti sul tema (“…e l’ultimo arrotoli le bende…”, “…e l’ultimo controlli se ha ancora tutti i menischi!..”, “…e l’ultimo chiuda la portiera!…”, “…e l’ultimo decida se accettare le offerte del produttore…”).

 

Stanislao Moulinsky

Stanislao Moulinsky è il cattivo per antonomasia della serie a fumetti (ed a cartoni animati) Nick Carter, creata da Bonvi a partire dal 1969, pur non essendo chiaramente l’unico avversario del detective protagonista.

Abilissimo trasformista, Stanislao Moulinsky è capace di travestirsi praticamente da qualunque cosa, animata o inanimata che sia, dall’infinitamente piccolo al maestosamente grande. Tra i suoi travestimenti più riusciti ricordiamo, oltre alle innumerevoli impensabili mimesi da attraente e delicata fanciulla, i travestimenti da cassaforte, da cavallo o da dirigibile. Fisicamente ha l’aspetto trasandato degno di un cattivo che si rispetti, indossa una canotta bianca, porta la barba incolta di qualche giorno ed ha una corporatura robusta, ma queste caratteristiche non sono di alcun limite nei suoi trasformistici travestimenti. Per svuotare una cassaforte senza essere scoperto, sotto gli occhi degli stupiti poliziotti, non trova niente di più banalmente geniale che impersonare la stessa cassaforte. In più di un’occasione poi, Stanislao avrà modo di sostituirsi a Babbo Natale per entrare indisturbato negli appartamenti o per distribuire pacchi dono esplosivi. In un museo egizio non potrà essere altri che la terrificante mummia che si risveglia da un sonno millenario.

Purtroppo per lui alla fine di ogni episodio sarà smascherato da Nick Carter e ripeterà l’inevitabile disfatta “…ebbene sì, maledetto Carter! …hai vinto anche stavolta!“. Moulinsky ha un allievo, Bartolomeo Pestolazzi da Pinerolo, abile nei travestimenti quasi quanto lui, che dovrebbe essere apparso però solo nella versione a cartoni animati di Nick Carter (e non negli episodi cartacei del fumetto), nato per una burla ideata del co-autore del fumetto De Maria nei confronti di uno stupito Bonvi, dubbioso nel ricordare il personaggio come una sua creazione.

 

Bartolomeo Pestalozzi di Pinerolo

Bartolomeo Pestalozzi di Pinerolo è l’allievo prediletto di Stanislao Moulinsky nelle avventure di Nick Carter, abile quasi quanto il proprio maestro nell’arte del trasformismo. Come il suo maestro è votato al furto ed al crimine ed è destinato ad essere smascherato in chiusura di episodio, godendo però della soddisfazione di aver talvolta indotto in errore il grande Nick Carter, portandolo a confondere l’allievo col maestro.

Bartolomeo Pestalozzi sembra abbia esordito nella versione televisiva dell’episodio La mela idraulica (nella versione cartacea della storia non c’è traccia né di Moulinsky né di Pestalozzi, ma spesso gli episodi di Nick Carter differiscono in maniera sostanziale tra animazione in tv e fumetto su carta). Il personaggio di Pestalozzi forse non è mai apparso nelle versioni a fumetti di Nick Carter facendo solo fuggevoli comparse nelle serie animate per SuperGulp.

Il personaggio di Pestalozzi sembra sia nato per una burla del co-autore della serie Guido De Maria ai danni di Bonvi. De Maria infatti fa ridisegnare il finale della versione tv de La mela idraulica a Silver, collaboratore della serie insieme a Clod, con la sostituzione di Pestalozzi a Moulinsky, per sbalordire l’ignaro Bonvi di fronte al risultato finale, incredulo di aver disegnato una scena ed un personaggio che non ricorda minimamente.




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Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Fumetti

5 fumetti ispirati ai miti greci

L’epica omerica continua a ispirare il mondo dei comics. Da Ulisse a Teseo, ecco alcuni dei fumetti più “mitici” di tutti i tempi

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Alcune storie sono immortali. Rappresentano gli archetipi del dramma o della commedia, dell’eroismo e della morale, cui da sempre innumerevoli sceneggiatori hanno attinto per avvincere i cuori dei lettori. Seguendo il vecchio motto: ciò che funziona, non si cambia. Al massimo si può variare sul tema. E così non sorprende che i miti greci, le storie dei grandi eroi dell’epica omerica o della tragedia ellenica, non siano mai passati di moda. E in qualche forma (magari declinati in salsa fantasy, o sci-fi), tornino spesso a ripresentarsi anche nel mondo dei comics.
 

 

 

 

L’esempio più recente è l’omnibus di Oudeis, il volume che raccoglie l’intera saga di Nessuno (ovvero, Odisseo) come reimmaginata da Carmine Di Giandomenico (Saldapress, 200 pp, 29,9 euro). Come l’eroe del poema omerico, anche il protagonista di Oudeis si è perso, e deve affrontare un viaggio onirico in un mondo fantascientifico alla ricerca di sé stesso e della propria patria lontana, o forse vicina: Itaca.

Un viaggio insediato da esseri mostruosi, enigmatici clown e streghe tentatrici. Dopo essere stato presentato in anteprima a Lucca, il volume è appena sbarcato in fumetterie e librerie, e reca con sé un curioso aneddoto. Dopo aver scritto i primi due capitoli, infatti, Di Giandomenico ha completato il finale letteralmente a tempo di record, chiudendo la saga in 48 ore di disegno filato che gli sono valse un posto nel Guinness dei primati.

Ma sono tanti i fumetti (come i film, i romanzi e i videogiochi) che si sono ispirati alla mitologia greca.





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Fumetti

Topolino compie 90 anni. Il video del debutto in “Steamboat Willie”

Buon compleanno al topo più famoso del mondo!

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Il 18 novembre 1928 nasce Topolino. Il capostipite della banda Disney debutta come star del cinema in  “Steamboat Willie”. Solo in seguito passerà al mondo dei fumetti. Il film fu proiettato per la prima volta al Colony Theater di New York esattamente 88 anni fa. Nel gennaio del 1930 Mickey Mouse esordirà invece nei fumetti, destinato a una duratura carriera.

L’esordio

Tutto cominciò con un topino curioso che faceva capolino ogni giorno nell’ufficio di un giovane disegnatore geniale che cercava un’ispirazione e trovò un tesoro. Era la fine degli anni Venti, qualche istante prima della crisi che avrebbe gettato l’America nella grande depressione. Era il 1928 e quel ragazzo di talento, che di nome faceva Walter Elias Disney, Walt Disney per tutti, riportò sul foglio l’amico topo a cui dette un nome simpatico: Mickey Mouse (Topolino). Dopo aver perso i diritti del suo primo personaggio di successo, Oswald il coniglio fortunato, e dopo essere stato abbandonato da tutti i collaboratori meno uno, Ub Iwerks, a Topolino affidò il suo futuro e quello dello Studio Disney.

E il 18 novembre 1928, 90 anni fa, un corto di Mickey Mouse debuttò al Colony Theatre di Broadway dando inizio all’epopea di Topolino. Walt e Ub Iwerks si erano chiusi per settimane in un garage per lavorare anche di notte e preparare in tutta fretta il primo film di Mickey Mouse. E proprio grazie a Ub Iwerks, che arrivò a disegnare fino a 700 animazioni al giorno, il personaggio di Topolino poté debuttare in una proiezione privata a Hollywood il 15 maggio 1928.

Da YouTube/WaltDisney “Steamboat Willie”

 

Un debutto non troppo fortunato (e per pochi intimi) a cui fece seguito un secondo cortometraggio, anch’esso muto, ‘Topolino gaucho’, sempre diretto da Disney e Iwerks e proiettato anch’esso in versione provata il 28 agosto 1928. Due tentativi non fortunati a cui il tenace Walt insieme a Ub fecero seguire un terzo, “Steamboat Willie” che finalmente, anche grazie al coraggio di Disney, ebbe la distribuzione in sala e per questo è considerato il debutto nel mondo del cinema di Topolino: distribuito dalla Celebrity Productions il 18 novembre 1928, è il primo cartone animato a presentare una colonna sonora con musiche (del compositore, regista e animatore Wilfred Jackson), effetti sonori e dialoghi completamente sincronizzata.





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Fumetti

“La diversità è la novità più entusiasmante nel mondo dei fumetti”

Ospite a Lucca Comics & Games, l’autore che da solo ha rilanciato Batman negli anni Settanta racconta i suoi progetti futuri e dice la sua sull’America di Trump

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Lo sviluppo più emozionante che sia in corso oggi nel mondo del fumetto? L’apertura a una maggiore diversità. Ci sono più donne nell’industria, più persone di colore, più fumetti differenti in circolazione. Per decenni abbiamo esportato i nostri comics americani nel mondo; oggi abbiamo accesso a opere dall’India, dalla Russia, dal Puerto Rico, da tutto il mondo. I ragazzi che leggono fumetti sono finalmente esposti a culture diverse, con approcci unici a quest’arte“.

Neal Adams

Neal Adams è uno dei mostri sacri dei fumetti americani, e uno dei migliori artisti in assoluto ad aver mai prestato la propria matita ai supereroi Dc Comics, Marvel e a innumerevoli altri personaggi. Da solo, ha rilanciato Batman dopo la svolta comico-satirica del telefilm con Adam West degli anni Sessanta, riportando il cavaliere oscuro alle proprie origini di detective dall’animo tormentato. Quest’anno è ospite a Lucca Comics & Games, dove gli abbiamo chiesto il suo parere sugli ultimi sviluppi nel mondo dei fumetti.

Neal Adams

Crede che questa nuova apertura culturale a fumetti da tutto il mondo sia particolarmente importante nell’America di oggi, che tende a essere più chiusa e protezionista?

“Vuoi sapere come la penso? Credo che Donald Trump sia uno s*****o. Sì, mi puoi citare letteralmente. Uomini come Trump sono pericolosi per il mondo. È al potere solo perché una grande parte degli elettori – gli indecisi, molti Repubblicani – si sono astenuti dal voto. Questo è quel che succede quando si rinuncia a esprimersi alle urne”.

Lei ha lottato a lungo per i diritti degli autori di fumetti negli Stati Uniti. Com’è, oggi, la situazione?

“A me interessano i grandi temi: che gli autori abbiano indietro i loro disegni originali, perché a loro appartengono; che abbiano delle royalty sulle opere; e che possano partecipare ai progetti futuri che nascono dalle loro creazioni, come i film. A questo, le aziende si stanno opponendo. Non è una buona risposta, perché di certo non è il modo migliore per farsi amici gli autori. Poi non mi interessano le zone grigie, i dibattiti sull’ammontare delle royalty; quelli li lascio alle contrattazioni private”.

Neal Adams

Quali sono i suoi prossimi progetti?

“Ho appena terminato una miniserie in sei parti di Batman e Deadman, che avrà un seguito sempre in sei parti. Poi siamo pronti a tornare a pubblicare i personaggi della linea Continuity Comics [l’etichetta di fumetti indipendenti fondata da Neal Adams nel 1984, che ha interrotto le pubblicazioni nel 1994, ndr]: ArmorMegalithMs MystiqueShamanToyboy… ci saranno alcune ristampe, ma parliamo soprattutto di storie nuove in sei capitoli”.

Sembra che il formato in sei parti sia sempre più comune.

“Sì, sta prendendo sempre più piede. Perché permette ai lettori di seguire una storia a episodi, comprando un albo ogni mese, o di aspettare e avere una raccolta in volume unico. Molti non vogliono attendere, vorrebbero leggere tutti i capitoli di una storia assieme, che poi è il formato che hanno sempre avuto i libri, i fumetti sono stati un’eccezione. Come editore, non devo imporre al pubblico il modo in cui fruire la storia”.

Neal Adams

Quali consigli darebbe ai nuovi autori, per diventare veri artisti del fumetto o semplicemente avere successo nel settore?

“Beh, prima di tutto di andare a vedere le mie lezioni su Patreon. E poi di tracciare le foto. Non si impara a disegnare senza ricalcare i contorni delle foto. Tutti i migliori artisti degli ultimi 100 anni lo hanno fatto. Voi non sapete chi, ma io sì. Austin Briggs [autore di Flash Gordon, ndr], Mark English [illustratore per magazine e libri], Drew Struzan [illustratore di poster cinematografici] e tanti altri, via via fino a risalire ad Alphonse Mucha [pittore e scultore ceco, esponente dell’Art Nouveau]”.

Sono anche gli artisti che stima di più?

“L’Epopea slava di Mucha è una delle più importanti opere artistiche di sempre. Al confronto, la Cappella Sistina non è niente. Anche perché Michelangelo era un ottimo scultore, ma non un grande pittore: usava la visione binoculare, prendeva le misure con entrambi gli occhi aperti, quindi i suoi ritratti sembrano grassi. Dio e Adamo sulla Cappella Sistina? Sono pingui”.

Lei disegna con un occhio chiuso?

“Non ne ho bisogno, perché faccio a mente. La differenza tra me e Michelangelo è che io ho potuto studiare e imparare la tecnica da chi è venuto prima di me, lui no”.





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5 star review  Anche se non condivido alcune idee, rispetto e stimo chi con coraggio fa valere il suo pensiero anche a costo di andare contro all'opinione pubblica

thumb Stefano Vaneggio Olivi
8/13/2017

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