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Fumetti

Nick Carter

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L’ America è quella di fine anni Venti, quella dei grattacieli illuminati «che si confondono con le stelle» di Federico Garcia Lorca; New York, poi, è bella e misteriosa e sul volto dei newyorkesi si proiettano ora le luci ora ombre di un interno continente già divenuto “nuovo mondo”. È questa l’America dove tutto può succedere fra gangster, ricconi, bische, pupe e pallottole. È questa l’America dei grandi detective con impermeabile e cappello, l’America di Nick Carter.

Qui ci vuole Nick Carter

«Mentre su New York calavano le prime ombre della sera…», iniziano sempre con questa frase pronunciata con enfasi da una voce fuori-campo i fumetti di Nick Carter creati dalla coppia Bonvi (Franco Bonvicini) e Guido De Maria sulla falsariga dell’omonimo personaggio inventato nel settembre del 1886 da John Russell Coryell, poi “perfezionato” da Frederic Van Rensselaer Dey e conosciuto come il “più grande” investigatore privato di tutti i tempi. Il terzetto che fece sognare i bambini degli anni Settanta, Nick Carter l’investigatore con baffetti, nasone e coppoletta e i due collaboratori, il fido e maldestro Patsy e il saggio orientale Ten, esisteva dunque fin dai tempi delle “dime novel”, ma è stato reinventato per la nostra televisione come esempio (a suo tempo riuscitissimo) di fumetto in Tv. Il primo episodio di Nick Carter (“Il mistero dei dieci dollari”), venne realizzato dagli autori già alla fine del 1969 appositamente voluto da Giancarlo Governi, a quel tempo responsabile “programmi speciali” per la Rai, e debuttò nel settembre del 1972 all’interno di “Gulp!” per la regia dello stesso De Maria. Fu subito un grande successo, come enorme fu il successo di un programma che per la prima volta portava i fumetti, con tanto di “nuvoletta”, sul piccolo schermo. Il programma venne poi replicato (col titolo “Supergulp!”), dal 1977 al 1981 col terzetto di investigatori che assumeva il ruolo di un “moderno” presentatore animato. La serie “Gulp!” e “Supergulp!” ospitò una successione incredibile di fumetti e autori. Del primo ciclo di puntate oltre a Bonvi e De Maria, fecero parte il grande Jacovitti, il signor Rossi di Bruno Bozzetto e Corto Maltese di Hugo Pratt. Negli anni successivi ci sarà il boom con Sergio Bonelli, Silver (allievo di Bonvi) e i supereroi della Marvel; presenti anche Tintin di Hergé, Alan Ford di Max Bunker, Asterix e i Peanuts di Schulz.

 

 i Personaggi

Nick Carter

Nick Carter è il simpatico protagonista dell’omonimo fumetto umoristico-poliziesco-noir firmato da Bonvi. Nick Carter è un investigatore privato che fornisce spesso supporto alla po…

Ten

Ten è una delle spalle del protagonista nel fumetto umoristico-noir Nick Carter di Bonvi, è un piccolo giapponese che accompagna il detective Nick Carter nelle sue indagini fornendo…

Patsy

Patsy è il secondo compagno di avventure dell’investigatore dei fumetti Nick Carter creato da Bonvi, che affianca insieme al piccolo orientale Ten nei fumetti della serie Nick Carter Story….

Stanislao Moulinsky

Stanislao Moulinsky è il cattivo per antonomasia della serie a fumetti (ed a cartoni animati) Nick Carter, creata da Bonvi a partire dal 1969, pur non essendo chiaramente l’unico …

Bartolomeo Pestalozzi di Pinerolo 

Bartolomeo Pestalozzi di Pinerolo è l’allievo prediletto di Stanislao Moulinsky nelle avventure di Nick Carter, abile quasi quanto il proprio maestro nell’arte del trasformismo. Come il…

Una rassegna indimenticabile: a parte gli episodi da vedere e rivedere su “youtube”, c’è un sito che raccoglie notizie, informazioni e quant’altro su Nick Carter, “Gulp!” e “Supergulp!” curato dal pubblicitario Claudio Varetto e supervisionato dallo stesso De Maria. Senza tema di smentita: Nick Carter – oltre che in Tv, il fumetto apparve fino al 1975 sul “Corriere dei ragazzi” – era un prodotto riuscito da molti punti di vista. Gli autori scelsero una linea d’incontro fra le citazioni dotte (elegante anche la musica che lo accompagnava, l’autore era Franco Godi), e le semplici spiritosaggini. I disegni erano fra i più belli mai visti (anche se Bonvi amava dire di se stesso: «La mia vera grandezza è che non so disegnare…»), i testi brevi ed efficaci, le storie (dai cinque ai sette minuti) ben raccontate e condensate in poche facili battute; le voci dei doppiatori a dir poco fantastiche (ancora seducenti, dopo quarant’anni). Carter veniva doppiato da Carlo Romano, “voce” storica di Alfred Hitchcock e Fernandel, Silvio Spaccesi doppiava invece il grande e grosso Patsy e Giorgio Ariani si fingeva giapponese doppiando Ten. A Mauro Mattioli e allo stesso De Maria non restava che doppiare i due cattivi; il primo: l’acerrimo nemico di Nick Carter, famoso per i suoi incredibili travestimenti (da Pascià, da armadio, perfino da locomotiva…) Stanislao Moulinsky falso barone spagnolo; il secondo: l’allievo prediletto tale Bartolomeo Pestalozzi da Pinerolo.

Ma Nick Carter è diventato celebre anche per la trama lineare, per le “sentenze” e le frasi tormentone; grazie alla combinazione di questi “elementi” ogni singolo episodio ha guadagnato un “non so cosa” di familiare. Di indimenticabile.

Prima inquadratura: i grattacieli della Grande Mela e la frase a effetto su New York. Dopodiché accade qualcosa: si consuma un furto, un omicidio o un reato di qualsiasi genere. Altro tormentone, il poliziotto o chi per lui invoca la presenza di Nick Carter: «Qui ci vuole Nick Carter!». Il telefono squilla in primo piano, poche parole e i tre investigatori partono per l’avventura… Iniziano le indagini. Nick Carter cade vittima di un tranello (la frase del detective legato come un salame ai binari o di fronte a una sega elettrica, frase che vuol tranquillizzare se stesso e il pubblico “a casa”, è sempre uguale: «Bah!… non bisogna poi lasciarsi impressionare troppo dalle apparenze!»), poi però arriva Patsy e riesce a salvare il capo. A questo punto c’è sempre la sentenza in rima di Ten, che commenta la goffaggine di Patsy. Esempio: «Dice il saggio: a giocare con le accette si finisce fatti a fette». Il fumetto si conclude con la risoluzione del caso, i complimenti a Nick Carter, la sua falsa modestia e (quasi sempre) con l’arresto di Moulinsky travestitosi da contessa o da qualsiasi altra cosa o persona (frase finale che tutti i ragazzi ripetevano: «Ebbene sì, maledetto Carter, hai vinto anche stavolta!»). Infine, l’ottimismo e la sentenza di chiusura di Ten e Patsy: «Dice il saggio: tutto è bene cioè che finisce bene»; «e l’ultimo chiuda la porta». Slamm.
Ovvio che in uno schema siffatto (cioè all’interno della cornice del fumetto), abbondino gli elementi comici o surreali. Sono le trovate originali che fanno di ogni puntata una storia sempre nuova: si va dal morto del “Mistero dei dieci dollari”, fatto secco perché ha scoperto le trame segrete dei gestori di una bisca… al falso Pascià del califfato del Pirkystan (episodio: “La perla nera”), che parla in romagnolo e non accontentandosi di aver rubato una perla di inestimabile valore pretende il rimborso dall’assicurazione…  dalle formiche che giocano a carte con Patsy ne “Alla ricerca di Divingstone”, episodio dedicato all’invidia fra i luminari dell’etnologia… al “Mistero dell’Orient Express” e alla spia rapita e salvata dal trio carteriano… Trovate su trovate, partorite dalla fantasia dei due autori; una fantasia incastonata nei “pericolosi” Settanta, anni nei quali la creatività era (ancora) una qualità da premiare. Va da sé che, da questo punto di vista, Bonvi e De Maria non erano secondi a nessuno.
Qualche esempio? Il secondo dei due è stato condirettore di “Comix”, settimanale umoristico degli anni Novanta e come uomo di televisione, a parte il premio regia-televisiva ricevuto per “Supergulp!” nel 1979, haprodotto e diretto più di mille “Caroselli” e spot pubblicitari (!). L’anello di congiunzione fra De Maria e Bonvi è stato nientemeno che Francesco Guccini, il cantautore “anarchico” per eccellenza. È stato proprio lui a presentare al De Maria regista televisivo il giovane e come lui “anarchico” Bonvicini. Da parte sua, invece, Bonvi è stato un grande autore di fumetti, alternativo e dalla disposizione caricaturale (fu premiato come il più bravo d’Europa nel ‘73). Creatore di Sturmtruppen, prima “strip” quotidiana italiana e di Cattivik, e autore di “Capitan Posapiano” – apparso inizialmente su “Tiramolla”-  e dei visionari e “futuristi” “Storie dello spazio profondo” su testi dell’autore de “La Locomotiva” (1970) e “Cronache del dopobomba” (1974). De Maria è ancora un ottimo pubblicitario, il vulcanico e istrionico Bonvi invece è morto nel 1995, aseguito di un incidente stradale. L’ultima apparizione televisiva del suo Nick Carter? Quattro anni prima in Tv, fra l’allegria e l’ottimismo: “E l’ultimo chiuda la porta!”, il titolo del programma Poi, però, anche il destino aveva voluto dire la sua.

 

Nick Carter

Nick Carter è il simpatico protagonista dell’omonimo fumetto umoristico-poliziesco-noir firmato da #Bonvi .

Nick Carter è un investigatore privato che fornisce spesso supporto alla polizia nelle indagini più complesse, si muove principalmente in una New York anni ’40 quando le sue indagini non lo portano in località lontane ed esotiche.

Fisicamente è basso e prende in prestito molto da altri noti detective, un berretto scozzese che ricorda Sherlock Holmes, l’immancabile trench in stile Bogart ed il nome di un famoso detective della narrativa noir di fine ‘800 creato da John R. Coryell. Nick Carter indossa infine un vistoso papillon rosso a pois bianchi.

Sempre pronto all’avventura e sprezzante dei pericoli non dimostrerà però in tutte le indagini un ingegno acuto, arrivando in alcuni casi a risolvere i misteri solo per fortunose coincidenze (anche se quasi sempre ad avventura conclusa si vanterà di aver compreso il mistero sin dall’inizio).

Nick Carter è sempre accompagnato da due strampalati assistenti alle indagini, il piccolo giapponese Ten e il gigantesco e tontolone Patsy. Il suo nemico giurato è il trasformista Stanislao Moulinsky, antagonista prediletto in gran parte degli episodi del fumetto.

 

Ten

Ten è una delle spalle del protagonista nel fumetto umoristico-noir Nick Carter di Bonvi, è un piccolo giapponese che accompagna il detective Nick Carter nelle sue indagini fornendo in alcune avventure un aiuto essenziale ma non tralasciando mai di condire le vicende con i suoi saggi consigli in rima, di cui ha una selezione sconfinata, adatti per ogni occasione.

Minuto (anche più basso di Nick Carter), ordinato (veste in giacca e cravatta ed ha i capelli sempre perfettamente pettinati), giallo come un limone (nelle versioni a colori del fumetto o nei cartoni) e con i 2 denti davanti sporgenti in bella mostra. Ovviamente conosce le arti marziali che non mancherà di utilizzare quando necessario.

Come ogni orientale da fumetto che si rispetti parla sostituendo la lettera r con la l ed introduce i suoi saggi verdetti con l’ormai storica frase “dice il saggio” che in chiusura di avventura può essere semplicemente “dice il saggio: tutto è bene quel che finisce bene” ma più spesso sarà una strampalata massima ovvia e surreale. Tra le sue perle possiamo ricordare “dice il saggio: c’è qualcuno impligionato che sta ullando a peldifiato“, “dice il saggio: ha tentato con la scossa di spedilci nella fossa“, “dice il saggio: questo tipo è un asociale… non si lascia cattulale!!!“, “dice il saggio: agli onesti e ai falabutti buon natal diciamo a tutti“.

 

 

 

Patsy

Patsy è il secondo compagno di avventure dell’investigatore dei fumetti Nick Carter creato da Bonvi, che affianca insieme al piccolo orientale Ten nei fumetti della serie Nick Carter Story.

Patsy è enorme e fortissimo ma decisamente svampito, secondo un classico abbastanza rodato nel mondo del fumetto umoristico, estremamente simpatico, spesso con la lingua penzoloni manifesto esempio della sua semplicità, non saranno rari i casi in cui sarà l’artefice della soluzione degli enigmi e delle indagini, nonostante spesso interpreterà ed eseguirà malamente (e magari letteralmente) gli ordini impartitigli da Nick Carter. Veste con un lungo soprabito verde ed indossa bombetta e papillon. Quando sarà necessario usare la forza il suo intervento sarà però imprescindibile. Nell’episodio Il dott. Jekill il bonaccione Patsy diventerà improvvisamente un mostro d’intelligenza grazie ad una misteriosa pozione.

E’ sua la frase diventata di culto, pronunciata in ogni episodio dei fumetti in tv di Gulp e Supergulp, “…e l’ultimo chiuda la porta”, poi stravolta, soprattuto nei fumetti, in innumerevoli varianti sul tema (“…e l’ultimo arrotoli le bende…”, “…e l’ultimo controlli se ha ancora tutti i menischi!..”, “…e l’ultimo chiuda la portiera!…”, “…e l’ultimo decida se accettare le offerte del produttore…”).

 

Stanislao Moulinsky

Stanislao Moulinsky è il cattivo per antonomasia della serie a fumetti (ed a cartoni animati) Nick Carter, creata da Bonvi a partire dal 1969, pur non essendo chiaramente l’unico avversario del detective protagonista.

Abilissimo trasformista, Stanislao Moulinsky è capace di travestirsi praticamente da qualunque cosa, animata o inanimata che sia, dall’infinitamente piccolo al maestosamente grande. Tra i suoi travestimenti più riusciti ricordiamo, oltre alle innumerevoli impensabili mimesi da attraente e delicata fanciulla, i travestimenti da cassaforte, da cavallo o da dirigibile. Fisicamente ha l’aspetto trasandato degno di un cattivo che si rispetti, indossa una canotta bianca, porta la barba incolta di qualche giorno ed ha una corporatura robusta, ma queste caratteristiche non sono di alcun limite nei suoi trasformistici travestimenti. Per svuotare una cassaforte senza essere scoperto, sotto gli occhi degli stupiti poliziotti, non trova niente di più banalmente geniale che impersonare la stessa cassaforte. In più di un’occasione poi, Stanislao avrà modo di sostituirsi a Babbo Natale per entrare indisturbato negli appartamenti o per distribuire pacchi dono esplosivi. In un museo egizio non potrà essere altri che la terrificante mummia che si risveglia da un sonno millenario.

Purtroppo per lui alla fine di ogni episodio sarà smascherato da Nick Carter e ripeterà l’inevitabile disfatta “…ebbene sì, maledetto Carter! …hai vinto anche stavolta!“. Moulinsky ha un allievo, Bartolomeo Pestolazzi da Pinerolo, abile nei travestimenti quasi quanto lui, che dovrebbe essere apparso però solo nella versione a cartoni animati di Nick Carter (e non negli episodi cartacei del fumetto), nato per una burla ideata del co-autore del fumetto De Maria nei confronti di uno stupito Bonvi, dubbioso nel ricordare il personaggio come una sua creazione.

 

Bartolomeo Pestalozzi di Pinerolo

Bartolomeo Pestalozzi di Pinerolo è l’allievo prediletto di Stanislao Moulinsky nelle avventure di Nick Carter, abile quasi quanto il proprio maestro nell’arte del trasformismo. Come il suo maestro è votato al furto ed al crimine ed è destinato ad essere smascherato in chiusura di episodio, godendo però della soddisfazione di aver talvolta indotto in errore il grande Nick Carter, portandolo a confondere l’allievo col maestro.

Bartolomeo Pestalozzi sembra abbia esordito nella versione televisiva dell’episodio La mela idraulica (nella versione cartacea della storia non c’è traccia né di Moulinsky né di Pestalozzi, ma spesso gli episodi di Nick Carter differiscono in maniera sostanziale tra animazione in tv e fumetto su carta). Il personaggio di Pestalozzi forse non è mai apparso nelle versioni a fumetti di Nick Carter facendo solo fuggevoli comparse nelle serie animate per SuperGulp.

Il personaggio di Pestalozzi sembra sia nato per una burla del co-autore della serie Guido De Maria ai danni di Bonvi. De Maria infatti fa ridisegnare il finale della versione tv de La mela idraulica a Silver, collaboratore della serie insieme a Clod, con la sostituzione di Pestalozzi a Moulinsky, per sbalordire l’ignaro Bonvi di fronte al risultato finale, incredulo di aver disegnato una scena ed un personaggio che non ricorda minimamente.
 
  

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Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Fumetti

Leone Svicolone

Svicolone (Snagglepuss nell’originale americano) è un simpatico leone rosa ideato da Hanna e Barbera nel 1959, inizialmente come personaggio secondario che comparve all’interno della serie di Ernesto Sparalesto e Tatino e Tatone.

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l successo di questa apparizione, gli ha fatto meritare una serie a cartoni animati tutta sua, che è stata realizzata nel 1961 e trasmessa all’interno dello Show dell’Orso Yoghi. Svicolone è un leone che vorrebbe essere considerato come un uomo normale pertanto, cerca in tutti i modi di convincere le persone con i suoi comportamenti civili ed educati, suo malgrado gli esseri umani lo considerano come un temibile leone e cercano in tutti i modi di dargli la caccia, cosicchè da animale predatore, Svicolone è sempre destinato ad essere preda e a scappare, non prima di aver pronunciato la caratteristica frase con accento bolognese ” Svicolo, svicolando tutto a mancina!” talvolta con l’aggiunta della parola “perfino!”.

La caratteristica del leone Svicolone è proprio la suo voce, che in Italia è stata doppiata splendidamente dal grande Renzo Palmer. Svicolone possiede anche una grande passione per il teatro e non di rado, lo si vede recitare l’Amleto, con in mano un teschio. Svicolone fa parte della banda di Yoghi dal 1973, che a bordo dell’Arcaplano, si impegna a salvare il mondo dall’inquinamento. I cartoni animati attualmente vengono trasmessi sul digitale terrestre Boing e sul canale satellitare di Boomerang.

È un puma antropomorfizzato, di colore rosa, e indossa un paio di polsini e un colletto con cravattino. Svicolone colto è e raffinato (in particolare ha una passione per il teatro, e lo si vede frequentemente recitare l’Amleto di Shakespeare). Vorrebbe essere gentile e amichevole con gli uomini, che invece lo considerano una belva feroce e gli danno la caccia…Svicolone (chiamato così perché scappa rapidamente quando un guaio incombe pericolosamente) è un leone rosa civile e ben educato, la cui ‘umanità’ non pare essere molto apprezzata dagli altri che continuano a vederlo come un pericoloso felino. Creato sulla falsariga del precedente (di poco) Lupo De Lupis, il personaggio dal carattere invertito è divertente e stimola solidarietà, oltre che risate.
La caratterizzazione del personaggio è basata in gran parte sulla voce, prestata da Daws Butler dell’originale inglese, e in italiano doppiato da Renzo Palmer, che interpreta Svicolone con un marcato accento bolognese. Il personaggio è noto per l’uso di una serie di espressioni-tormentone, fra cui “Svicolo tutto a mancina” (o “tutto a dritta”, o in altre varianti; in inglese era l’espressione del gergo teatrale exit… stage left!), pronunciata subito prima di fuggire dagli inseguitori di turno, e “perfino” (even nell’originale) usato come intercalare.

Svicolone (Snagglepuss) è un personaggio dei cartoni animati di Hanna-Barbera, creato nel 1959. È un puma antropomorfizzato, di colore rosa, e indossa un paio di polsini e un colletto con cravattino.

Caratterizzazione

Svicolone è colto e raffinato (in particolare ha una passione per il teatro, e lo si vede frequentemente recitare l’Amleto di Shakespeare). Vorrebbe essere gentile e amichevole con gli uomini, che invece lo considerano una belva feroce e gli danno la caccia.

La caratterizzazione del personaggio è basata in gran parte sulla voce, prestata da Daws Butler dell’originale inglese, e in italiano doppiato da Renzo Palmer, che interpreta Svicolone con un marcato accento bolognese. Il personaggio è noto per l’uso di una serie di espressioni-tormentone, fra cui “Svicolo tutto a mancina” (o “tutto a dritta”, o in altre varianti; in inglese era l’espressione del gergo teatrale exit… stage left!), pronunciata subito prima di fuggire dagli inseguitori di turno, e “perfino” (even nell’originale) usato come intercalare.
Storia

Svicolone apparve inizialmente come personaggio minore nei cartoni animati di Ernesto Sparalesto. L’apprezzamento da parte del pubblico convinse Hanna & Barbera a creare una serie dedicata al personaggio, che venne trasmessa a partire dal 1961 all’interno dell’Orso Yoghi Show.

 
  

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Isola Felice

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Tom & Jerry

Le origini ed un po’ di storia

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Tom il gatto e Jerry il topo sono due personaggi dei fumetti creati nel 1939 da William Hanna e Joseph Barbera per la Metro Goldwyn Mayer. Gli autori si erano ispirati a due terribili ragazzini in perenne scontro tra loro.

“Nati” a Hollywood, questi personaggi hanno ottenuto un gran successo in tutto il mondo. Le loro pellicole cinematografichehanno raccolto sino a oggi tredici nomination agli Oscar, vincendone sette (si tratta di un record a parimerito con le Silly Symphonies Disney), oltre a un riconoscimento speciale.

Il primo cortometraggio animato con questi due personaggi è stato Puss gets the boot. A quel tempo il gatto non si chiamava ancora Tom bensì Jasper e il topolino non possedeva ancora un proprio nome. Il pubblico dei ragazzi, affascinati dal dinamismo e dalla situazione, si schierò immediatamente e idealmente con il minuscolo topo coalizzandosi, sempre idealmente, contro il grosso ed egoista gatto Jasper.

Le caratteristiche

Naturalmente i personaggi hanno subito un’evoluzione da quando sono nati, citiamo solo alcuni aspetti recenti.

  • Tom è un gatto opportunista. Si diverte a dominare gli animali più piccoli di lui. Il suo stile di vita è quello di un gatto domestico: mangiare, dormire e divertirsi. Quando è spronato dalla padrona di casa (nei primi cortometraggi una grossa governante di colore) stufa di continui saccheggi al frigorifero, si lancia all’inseguimento del topolino ma la sua stupidità (oltre all’astuzia dell’avversario) lo fa immancabilmente fallire.
  • Jerry, minuscolo topo d’appartamento, si è costruito una tana in miniatura nelle intercapedini dei muri. Al suo interno riproduce in tutti i particolari le comodità della casa umana (letto, divano, cassettiere, quadri, soprammobili ). Sembra innocuo così piccino e rotondetto, possiede però buona velocità e solido carattere. Spesso riesce a procurarsi il cibo a danno di Tom che deve difenderlo.

All’occorrenza Jerry è determinato ed affronta il nemico naturale, più grosso e forte di lui, per soccorrere un suo pari in difficoltà.

Nemici o amici?

La relazione che vincola i due personaggi in modo inscindibile non si ritrova solo nella classica guerra del gatto contro il topo. Quella che a prima vista sembrerebbe una naturale rivalità rassomiglia piuttosto ad una guerra di dispetti tra due compagni di vita che si accapigliano per il solo gusto di farlo. Per Tom, rincorrere il topino è un gioco divertente e gratificante, specie quando riesce a catturarlo ed “ammaestrarlo” nei modi più disparati (un cameriere, un portamazze da golf, addirittura un regalo di fidanzamento). A sua volta Jerry, anziché scappare di volata presso il suo nascondiglio, ritiene molto più divertente punzecchiare il gatto fino a farlo uscire di senno. Addirittura, in un caso le parti si sono rovesciate ed è stato Jerry che è riuscito a catturare il gatto ed a cercare di mangiarselo. Nonostante ciò ognuno non cerca l’eliminazione dell’altro, ma tutt’altro. Quando Tom si innamora di una gattina, dimenticandosi di tutto e di tutti, è Jerry che si ingelosisce; quando quest’ultimi è in pericolo di vita, Tom si procura di salvarlo. Inoltre i due si coalizzano quando, nel loro mondo, arriva un nemico comune, sia esso un gatto “troppo efficiente” nel cacciare i topi, oppure un gruppetto di gattini pestiferi.

Del resto, i due personaggi sono creati l’uno in funzione dell’altro: ogni vicenda si basa sempre sui consecutivi attacchi di uno dei due personaggi ed i conseguenti contrattacchi dell’altro, riportando alla fine una situazione di equilibrio tra i due.

I cortometraggi e i film

individuare almeno due sempre presenti negli anni: l’impostazione convenzionale che consiste nell’inseguimento del gatto al topo e quelle che includono un grosso e agguerrito cane che caccia il cacciatore e difende la piccola preda. Quasi sempre queste storie si svolgono in spazi ristretti quali stanze di un appartamento o in piccole case con giardino annesso, a volte in fattorie di campagna oppure con ambientazione il mare, su navi da pesca e da crociera. Ci sono inoltre personaggi di contesto che animano le storie, tra questi i più frequenti sono:

  • Butch, un gatto nero, randagio e prepotente è un eterno nemico sia di Tom che di Jerry. In queste avventure Tom e Jerry si coalizzano per limitare e vincere il nemico rappresentato dal gatto nero.
  • Toodles, un’aggraziata gatta bianca. Tom è perdutamente innamorato della bella gattina.
  • Mamy, una grossa governante di colore che accudisce la casa in cui vivono Tom e Jerry. La particolarità è che non appare mai il suo viso perché le storie del gatto e del topo si svolgono sempre a livello del pavimento.
  • Little Nibbles (chiamato anche Tuffy), un giovanissimo topino grigio con addosso il pannolino. Tuffy è sempre affamato e si caccia spesso nei guai così che Jerry deve intervenire all’ultimo secondo per salvarlo dai pericoli, tra cui naturalmente Tom.
  • Spike un grosso cane mastino. È indolente e certamente non molto arguto. Spesso passa il tempo dormendo nella sua casetta di legno ed è amico di Jerry e lo difende dalle molestie di Tom.
  • Tike (chiamato anche Junior), è un cucciolo di cane mastino. È il figlio di Spike. Giovane e inesperto sta imparando a cavarsela nella vita, ma è sempre molestato, a volte per puro errore da Tom, che così viene regolarmente punito dal grosso e manesco papà.
  • Uncle Pecos. Zio di Jerry. Cantante e ballerino country accompagna le sue canzoni suonando la chitarra. Ogni volta che rompe una corda dello strumento stacca un baffo di Tom per sostituirla.
  • Ducking, è una papera molto ingenua. Quando è nata la prima “persona” che ha visto è Tom il gatto. Si convince allora che sia la sua mamma.

Le storie con tema insolito portano i due antagonisti a calarsi nei panni di personaggi storici o di romanzi classici. A volte lo sfondo alle gag è costituito da parti di famose città europee: Napoli (Neapolitan Mouse1954), i canali di VeneziaRomaVeronaVienna, le strade della Parigidell‘800, le arene per la corrida a Madrid o Siviglia, deserti e giungle nel continente africano o nelle isole tropicali; addirittura in una storia troviamo Tom e Jerry nello spazio all’interno di una stazione orbitante. Importanti le storie costruite sulle musiche di celeberrime opere classiche: Norma o Aida.

Alcune avventure si svolgono in precise epoche storiche: famosa la serie con Tom, Jerry e Little Nibbles nella parte di moschettieri del re di Francia. La serie The two Mouseketeers è del 1952.

Tra i principali produttori delle serie a cartoni animati di Tom & Jerry ricordiamo Chuck Jones e Fred Quimby, capo del reparto animazione della MGM sino al 1955. Oltre a Hanna e Barbera la direzione di alcuni episodi è stata affidata ad Abe Levinton, le musiche a Scott Bradley ed Eugene Poddany.

Film

Tom & Jerry, the movie

I proprietari della casa in cui abitano Tom e l’intruso topolino Jerry devono traslocare. Tutto è pronto e i due sono già sull’auto. Tom vuole scacciare il topino e inizia un inseguimento e i nostri due eroi vengono lasciati sul posto. La casa il giorno dopo viene distrutta e così i nostri eroi rimangono per strada. Camminando in città incontrano il cane Carlone, un cocker randagio, anch’esso abbandonato da tempo e che vive per strada assieme alla sua inseparabile pulce. Sarà Carlone a rincuorare i nostri eroi, che in quel momento e per necessità diventano alleati. Il caso porta Tom e Jerry a incontrare una piccola bambina orfana della mamma e con il papà in viaggio. La bimba in quel momento è soggiogata da una grassa e avida zia e da un perfido avvocato che intendono sfruttare l’eredità della bambina. La zia possiede un bassotto di nome Ferdinando, talmente viziato e grasso che per muoversi deve appoggiare il corpo a uno skateboard. Passando tra varie peripezie e altri strani malfattori il gatto Tom e il topolino Jerry aiuteranno la bambina a smascherare i cattivi tutori e a ritrovare il padre.

L’amicizia gatto-topo, chiaramente anti-natura, iniziata a causa degli eventi sfortunati iniziali, prosegue per tutto il racconto sino alla scena finale del film dove, per la gioia degli spettatori, Tom e Jerry tornano a essere rivali, sempre pronti a scontrarsi e farsi danni tra di loro travolgendo tutto e tutti.

Curiosità

Due episodi del cartone animato, datati 1949 e 1950, sono stati auto-censurati dalla Turner(proprietaria dei diritti della serie) a seguito di una lettera inviata, nel 2006, alla Ofcom (l’ente britannico che vigila sui contenuti televisivi) da parte di uno spettatore; la lettera lamentava l’effetto nocivo che i disegni animati, in quegli episodi alle prese con delle sigarette, avrebbero avuto sui suoi figli. Nel primo dei due episodi, Tom, per fare colpo su di una gattina, si comporta come un adolescente e, per fortificare la sua virilità felina, si accende una sigaretta. Nel secondo episodio, invece, Tom è impegnato in un torneo di tennis in cui il suo rivale sbruffone, durante l’incontro, aspira un paio di boccate da un’altra sigaretta. La Ofcom ha spiegato che Tom & Jerry è un cartone animato “vintage“, nato in un periodo in cui il rischio legato al fumo non era ancora stato attentamente studiato e che questa era un’ottima ragione per chiedere alla Turner di prendere provvedimenti.

 

Tom & Jerry Tales

Questa nuova serie viene trasmessa sul canale satellitare Boomerang; rispetto ai cartoni originali, la grafica è stata modernizzata.

I riconoscimenti

Elenco dei cortometraggi che hanno ricevuto un premio Oscar nella categoria animazione:

  • Yankee doodle mouse (1943).
  • Mouse Trouble (1944).
  • Quiet Please (1945).
  • The cat concerto (1946).
  • The little orphan (1948).
  • The Two Mouseketeers (1951).
  • Johann mouse (1952).

Un Oscar speciale è stato loro assegnato grazie ad una “partecipazione straordinaria” nel film musicale Anchors Aweigh (conosciuto in Italia come Canta che ti passa oppure Due marinai e una ragazza), film diretto nel 1945 da George Sidney e interpretato da Gene Kelly e Frank Sinatra.

 

 
  

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Comicsando

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Fumetti

Calimero, il pulcino veneto nero che 50 anni fa conquistò il mondo

È un’ingiustizia però

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il

Calimero, il pulcino nero, comparve per la prima volta esattamente cinquant’anni fa in uno spot della Miralanza. Quinto uovo di una gallina veneta coi mutandoni a pallini e il foulard, si schiuse tardi e iniziò la sua ricerca della mamma finendo subito in una pozzanghera.

Rifiutato prima da un grosso cane, poi da un topo inseguito da un gatto, viene rifiutato anche dalla sua mamma perché “io non ho pulcini neri…”. “Ma se io fossi bianco mi vorresti?”. “Sì certamente, piccolo” replica la gallina veneta in tempi non leghisti. Per fortuna Calimero incontra l’olandesina simbolo dell’industria di Mira che gli spiega: “Tu non sei nero, sei solo sporco”, e gli dà un’ insaponata decolorante che risolve.

Mentre in America stava esplodendo la campagna per l’integrazione e i diritti civili di Martin Luther King, in Italia non si colse la “scorrettezza” di un messaggio allora letto senza alcuna malizia o doppio senso razziale. La sua frase “Eh, che maniere! Qui tutti ce l’hanno con me perché io sono piccolo e nero… è un’ingiustizia però” entrò nel lessico italiano facendo del piccolo pulcino dei fratelli veneziani Nino e Toni Pagot, con la voce di Ignazio Colnaghi, un vero e proprio “cult”.

«Nino Pagot, Pagotto il vero cognome, – ricorda Piero Zanotto, grande esperto di cinema e fumetti – era veneziano di nascita ma si trasferì presto a Milano dove nacque il fratello Nino. Insieme cominciarono a fare fumetti, illustrare libri della Scala d’oro della Utet, fino ad iniziare quella scuola disneyana che avrebbe poi prosperato nella nostra regione. Fu il primo a continuare su licenza Disney la storia di Biancaneve con due episodi, lei sposata col principe, con un figlio e col mago Basilisco che la insidia, e poi, nel ’39/’40 “I sette nani cattivi contro i sette nani buoni”. Era un gran lavoratore, e con “I fratelli Dinamite” realizzò il primo film d’animazione italiano, che conteneva una sequenza “veneziana”».

 

 

I fratelli Pagot si occuparono anche delle animazioni di Cocco Bill e dei personaggi di Hanna e Barbera (Yoghi, Braccobaldo) e Nino scomparve nel 1972, a 64 anni dopo aver fatto di Calimero (nome mato dalla chiesa di San Calimero frequentata dai Pagot) un mito ma senza poter vedere sul piccolo schermo l’ultima creazione per la pubblicità, il draghetto Grisù.

Ma perchè Calimero ha avuto tanto successo? «È in fondo la storia del brutto anatroccolo – commenta Annamaria Testa, esperta di pubblicità e docente alla Bicocca di Milano – e funzionava come molte altre storie perchè la struttura narrativa di Carosello era tale da consentire di creare queste storie da due minuti, che intrattenevano l’ascoltatore. Questa è una delle tante. Una storia semplice che finiva bene, dopo alcune disaventure, con un pulcino carino, tenero, piccolino».

Calimero

la versione giapponese di Calimero

Simbolo dei tempi? «Non farei di Calimero più di quel che è. Quel tipo di narrazione è finito quando si è smesso di fare spot da due minuti e si è entrati nel modulo da 30 secondi, ma è anche finito perchè si è rinunciato a narrare. All’estero invece ci sono tuttora grandi narrazioni pubblicitarie che hanno presa, fanno pensare, parlare, e anche il web che permette di fare narrazioni anche più lunghe è una opportunità». Intanto il piccolo pulcino ha ritrovato quest’anno la sua strada narrativa in una nuova serie a episodi per la tv, 104, realizzati in Francia, e un sito internet, www.calimero.com, con giochi, filmati, barzellette, fiabe. Ed in Giappone – dove è un piccolo mito – lo hanno disegnato in 3D. Ma quando tra i disegni si trova un Calimero col pallone da calcio e la maglia rossonera come si fa a non pensare a un altro personaggio dello sport italiano pronto a lamentarsi dicendo “Perché sempre io?”

 
  

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Crediti :

il Gazzettino

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