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Medicina

«Non funzionano»: in Usa etichetta obbligatoria su farmaci omeopatici

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Negli Stati Uniti i farmaci omeopatici acquistabili in farmacia dovranno avere l’etichetta «Non funzionano» applicata sulle confezioni. Lo ha deciso la Federal Trade Commission (agenzia per la protezione del consumatore) con una circolare che riguarda – come viene specificato – farmaci per sintomi «che si risolvono da soli, senza un trattamento particolare», cioè non i farmaci prescritti da un medico.

la circolare

La circolare chiarisce inoltre il concetto di omeopatia: dice che nasce nell’Ottocento e che molti prodotti omeopatici sono diluiti a dosi tali che la sostanza curante non è più riscontrabile. Inoltre, che i benefici che i prodotti omeopatici dichiarano di ottenere non sono basati sui moderni metodi scientifici e non sono accettati dagli attuali esperti di medicina».

in italia

In Italia, secondo i dati del 2015 diffusi da Omeoimprese, associazione di 22 imprese del settore omeopatico, quasi il 20% ha dichiarato di avere fatto uso di farmaci omeopatici almeno una volta nell’anno preso in esame e il 30% l’utilizza per i propri figli. Numeri, però, smentiti dall’Istat: secondo l’Istituto di statistica l’omeopatia è utilizzata solo dal 4,1% della popolazione. Pur se cala il numero di persone che ne fanno uso, il fatturato è in crescita.



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Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Medicina

Scoperto in Cina un virus “potenzialmente pandemico”. È nei maiali

Simile a quello dell’influenza H1N1 responsabile della pandemia del 2009, è tornato a utilizzare l’organismo dei maiali per modificarsi, imparando ad aggredire l’uomo. Esempio sorveglianza contro nuove pandemie

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In un mix molto noto ai virologi di tutto il mondo, un virus simile a quello dell’influenza H1N1 responsabile della pandemia del 2009 è tornato a utilizzare l’organismo dei maiali per modificarsi, imparando ad aggredire l’uomo. È stato scoperto in Cina, nell’ambito di un progetto di sorveglianza avviato da anni per sorprendere sul nascere eventuali virus capaci di provocare pandemie. Mentre si dà la caccia a future minacce, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) si preoccupa di rintracciare le origini dell’attuale pandemia di Covid-19 e ha deciso di inviare in Cina una squadra incaricata di risolvere quello che ad oggi risulta ancora un rompicapo.

Covid-19

Nel frattempo la situazione generale relativa alla pandemia di Covid-19 non induce all’ottimismo il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, per il quale “il peggio deve ancora arrivare. Mi dispiace dirlo ma con questo ambiente e in queste condizioni, noi temiamo il peggio. Un mondo diviso aiuta il virus adiffondersi”.  Rivolgendosi poi a tutti i Paesi, ha invitato a “mettere in quarantena la politicizzazione della pandemia e di restare uniti perché il virus è veloce e uccide e può sfruttare le divisioni tra noi”.

C’è poi chi guarda avanti con determinazione, come la Cina che ha approvato il vaccino della CanSino Biologics, società biotech quotata a Hong Kong. Il vaccino, che fa parte dei 17 arrivati nel mondo alla sperimentazione clinica, è destinato ai militari.

La sorveglianza

Quanto al nuovo virus simile a quello dell’influenza, la sua scoperta rientra in un vasto programma di sorveglianza raccomandato da anni dall’Oms per bloccare precocemente il rischio di nuove pandemie o per preparare in tempo le contromisure, dai piani pandemici al vaccino. Descritto sulla rivista dell’Accademia delle Science degli Stati Uniti, il virus è stato individuato dal gruppo coordinato da George Gao e Jinhua Liu, rispettivamente delle Università agrarie di Pechino e Shandong, con la partecipazione dei Centri cinesi per il controllo delle malattie (Cdc China). Sono gruppi di ricerca da tempo in contatto con l’Oms e il loro lavoro di sorveglianza si è esteso anche agli esseri umani impiegati negli allevamenti, scoprendo la presenza di anticorpi nel 10% di un campione di circa 300 persone. Questo significa che il virus sa aggredire l’uomo, ma non ha ancora fatto il passo ulteriore, con la capacità di trasmettersi da uomo a uomo. La ricerca non descrive poi sintomi e manifestazioni cliniche.

La prevenzione

Per l’esperto di Malattie infettive Giorgio Palù, dell’Università di Padova, “la ricerca descrive un virus potenzialmente pandemico” ed è “un lavoro atteso e importante”, un “monitoraggio importantissimo per allestire con grande anticipo un vaccino nel caso in cui virus si espandesse”.

L’invito alla sorveglianza è fondamentale anche per l’epidemiologa Stefania Salmaso, che nel 2009 ha seguito la pandemia di influenza a capo del Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute dell’Istituto superiore di sanità (Iss). È un esempio importante di sorveglianza che “non crea preoccupazione, ma riporta al discorso delle minacce salute umana dal mondo animali”. E’ un’allerta, ha proseguito, “che ci riporta all’importanza di  avere un aggiornamento dei piani pandemici”.

Anche nel 2018 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) aveva sollecitato una revisione dei piani pandemici, ma quella richiesta non ha avuto seguito. “Questa volta – ha concluso Salmaso – non ci sono più scuse per rimandare l’aggiornamento di un piano pandemico condiviso”.



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Medicina

Coronavirus. Guerra (Oms): “Fare attenzione con le scuole, contagio rischia di diventare una bomba”

“Abbiamo convocato una conferenza fra gli esperti e In Italia abbiamo la fortuna di riaprire le scuole dopo gli altri. Stavolta non siamo chiamati a fare gli apripista, ma non possiamo permetterci sbagli” spiega il Direttore aggiunto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità

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“Resta l’incognita della scuola. Con le scuole dobbiamo stare attenti. Il tema è di importanza vitale, ma i dati sono contraddittori. E un contagio lì rischia di diventare una bomba”. Lo dice in un’intervista a ‘La Repubblica’ Ranieri Guerra, direttore aggiunto dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). I punti deboli della crisi Covid-19 oggi? “I giovani che si sentono inattaccabili. Situazioni di convivialità senza regole”. “Come Oms europea – aggiunge – abbiamo convocato una conferenza fra gli esperti e In Italia abbiamo la fortuna di riaprire le scuole dopo gli altri. Stavolta non siamo chiamati a fare gli apripista, ma non possiamo permetterci sbagli. Oggi curiamo i pazienti prima e meglio. Resta ancora difficile trovare gli asintomatici che diffondono i contagi. Avvieremo un monitoraggio delle acque reflue per riconoscere in anticipo i focolai che si riaccendono”



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Medicina

Una nuova conferma sul coronavirus: quasi una persona su due è asintomatica

Di tutti i contagiati, circa il 45% sarebbero asintomatici. Le stime arrivano dalla revisione di diversi studi sul tema condotti in vari stati, fra cui quello a Vo’ Euganeo. Gli asintomatici hanno la stessa carica virale e sono contagiosi ma ancora non si sa se possono infettare quanto chi ha sintomi

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(foto: PeopleImages via Getty Images)

Nella pandemia Covid-19 quante sono le persone senza sintomi ma positive al nuovo coronavirus? Potrebbero essere molte, fino al 45% dei contagiati totali, dunque quasi una persona su due, secondo un’indagine condotta da due ricercatori del Scripps Research Translational Institute a La Jolla, in California. Questo dato, pubblicato in un articolo sugli Annals of Internal Medicine, collima con i risultati ottenuti nello studio svolto a Vo’ Euganeo – ricerca peraltro inclusa in questa revisione – in cui gli asintomatici erano circa il 43%. Insomma, gli asintomatici, che spesso possono essere contagiosi, potrebbero essere molti.

Coronavirus, lo studio

I due autori, Daniel Oran Eric Topol, hanno raccolto e esaminato i dati di 16 coorti diverse all’interno di studi condotti in diversi paesi. I gruppi di dati provengono da paper rintracciati su Pubmed e relativi a articoli spesso non pubblicati (non ancora peer reviewed) ma disponibili su medrxiv o biorxiv, nonché da report di case di riposocarceri e navi da crociera (pensiamo al caso Diamond Princess) colpiti dal coronavirus. I ricercatori hanno analizzato sia le percentuali degli asintomatici sia le loro caratteristiche cliniche.

Quasi una persona su due è senza sintomi

Dall’indagine emerge che mettendo insieme i dati di vari studi circa il 45% delle persone positive al Sars-Cov-2 era senza sintomi. La percentuale schizza al 96% se si considera soltanto un gruppo di 3mila carcerati da 4 stati, un dato che rimane da chiarire. Gli asintomatici delle ricerche considerate – che non fanno una fotografia della situazione di oggi ma del pieno dell’epidemia – risultano avere carica virale analoga a quella di chi ha i sintomi, ma rimane ancora da comprendere meglio (perché non ci sono abbastanza dati) se anche la loro contagiosità sia la stessa. Proprio per la mancanza di dati statisticamente significativi, sul tema non c’è ancora accordo nemmeno fra gli scienziati, tanto che pochi giorni fa l’Oms, affermando che sulla base di prove precedenti il contagio da asintomatici rimane raro, ha ricevuto critiche da parte di alcuni scienziati.

Riguardo al tema, non bisogna confondere concettualmente gli asintomatici dai pre-sintomatici, ovvero dalle persone appena contagiate che svilupperanno la malattia nel giro di pochi giorni e che possono essere fortemente contagiose nei 2-3 giorni precedenti la comparsa del primo sintomo, e da chi è guarito clinicamente ma continua a avere un tampone positivo al Sars-Cov-2 (in questo caso la probabilità che la persona sia contagiosa dopo molto tempo senza sintomi è piuttosto bassa).

Asintomatici ma con anomalie polmonari

Considerando chi è infetto il fatto di essere senza sintomi non sempre indica che non si ha alcun tipo di danno o di manifestazione clinica, seppure questi siano passati inosservati. Per esempio, in alcuni dei 76 individui colpiti dal nuovo coronavirus sulla Diamond Princess risulta che alcuni, anche se asintomatici, hanno anomalie polmonari osservabili soltanto tramite la Tac. Questo risultato è ancora da approfondire, come spiegano gli autori, e indica che l’infezione Covid-19 potrebbe avere un impatto sulla salute dei polmoni che non è immediatamente visibile e rilevabile.

In questa cornice è ancora più importante l’uso della mascherina, per proteggere se stessi e gli altri, e svolgere quanti più test possibili“La diffusione silenziosa del virus rende più complicato da tenere sotto controllo”, sottolinea Topol. “La nostra revisione mette in luce davvero l’importanza di fare test. E’ evidente che con una percentuale di asintomatici così elevata abbiamo bisogno di una rete molto ampia altrimenti il virus continuerà a sfuggirci”.



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