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Nozze gay tra un poliziotto ed il suo compagno

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Intanto auguri ai due sposi da tutti noi BdS, di seguito la notizia di oggi riportata da il Messaggero: Raffaele e Antonio si sono conosciuti dieci anni fa, ad una festa, a Roma. Il loro è uno di quegli incontri che segnano la vita delle persone. Perché Raffaele sa che quello sarà l’uomo della sua vita.

E domenica, a Roma, è riuscito a coronare il suo sogno, unendosi civilmente al suo Antonio e indossando la divisa della polizia. Perché Raffaele Brusca, 48 anni, dal 1987 è un poliziotto e ha voluto vedere riconosciuto il suo amore senza nascondersi, mostrando anche l’appartenenza ad un Corpo al quale ha dedicato gran parte della sua vita. Una scelta che non sarebbe stata possibile senza l’autorizzazione e il consenso dei vertici della polizia, incluso quello del capo della polizia, Franco Gabrielli.

nozze gay

Così Raffaele è il primo poliziotto ad unirsi civilmente grazie alla legge approvata lo scorso mese di maggio. Una cerimonia, quella che si è tenuta nella sala Rossa del Campidoglio, alla quale hanno preso parte tutti i famigliari, arrivati appositamente dalla Sicilia, oltre ai colleghi dei due compagni.

«E la cosa incredibile è che sono venute anche persone che non avevo invitato, ma che erano lì per testimoniarci la loro vicinanza», dice Raffaele, che lavora in un ufficio interforze del Viminale, oltre ad essere un sindacalista Silp-Cgil. Antonio Sapienza, 46 anni, impiegato in una multinazionale, a Roma, gli tiene la mano, mentre i due escono salutati dal tradizionale lancio di riso di parenti ed amici.

«Sapevo che Antonio era la persona giusta per me e che lo avrei voluto sposare. Non ho mai avuto alcun dubbio – aggiunge Raffaele – Anno dopo anno abbiamo atteso l’approvazione di questa legge. Se non fosse arrivata, eravamo anche pronti ad andare a sposarsi all’estero». La coppia vive nel quartiere Casilino e adesso partirà per un primo viaggio di nozze alle Canarie: la prossima estate, invece, andranno in Australia.

«E’ stato emozionante vedere i nostri parenti riuniti per questa cerimonia», racconta ancora Raffaele.

 

Secondo i dati forniti da Polis Aperta, l’associazione nata nel 2005 che si batte contro le discriminazioni verso i gay nelle forze armate e di polizia, sarebbero 19mila, in Italia, le persone omosessuali tra carabinieri, poliziotti, agenti penitenziari, Finanza ed esercito.

La maggioranza di loro non dichiara il proprio orientamento sessuale, perché teme di subire delle vessazioni da parte dei colleghi o dei superiori. L’Italia non è ancora la Gran Bretagna, l’America o Israele, per fare alcuni esempi di Paesi in cui anche chi indossa una divisa è libero di vivere il proprio amore.

«Sono contento per il collega Raffaele e credo sia da sottolineare anche la sensibilità del Dipartimento di pubblica sicurezza relativamente all’uso della divisa – dice Daniele Tissone, segretario generale sindacato polizia Silp Cgil – Speriamo possa essere da esempio anche per le altre forze dell’ordine, a partire dai carabinieri. Da tempo abbiamo aperto uno sportello contro le discriminazioni in Questura a Genova. C’e’ ancora una battaglia culturale importante da fare in questo Paese e le polemiche che hanno caratterizzato l’approvazione della legge Cirinna’ ne sono state la dimostrazione. Le discriminazioni, soprattutto all’interno delle forze armate e dei corpi militari dove le rappresentanze sindacali non sono presenti, esistono e sono molto forti. Per questo come poliziotti Cgil vogliamo continuare a dare un fattivo contributo, anche e soprattutto per quel che riguarda i lavoratori in divisa».

«Credo di essere stato fortunato, perché nel mio ufficio non ho mai avuto esperienze di omofobia – dice Raffaele – Ovviamente c’è del lavoro da fare, ma devo dire che in questi giorni abbiamo ricevuto attestati di stima che non ci saremmo mai aspettati».

Un primo passo, questo di Raffaele e Antonio, preceduto, lo scorso 8 ottobre, dalla cerimonia, officiata dal ministro della Difesa, Roberta Pinotti, che ha celebrato l’unione tra due ragazze, Pamela ed Elisabetta, a Genova.

«Speriamo che questa nostra decisione sia di incoraggiamento a chi invece ha paura di uscire allo scoperto», dice Raffaele, prima di mettersi in posa per la tradizionale foto di famiglia.





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Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Campidoglio invita a saltare la scuola per omaggiare il papa. “Un invito sconcertante”

«Ci sarebbe da ridere se a piangere non fosse la laicità delle istituzioni».

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«Ci sarebbe da ridere se a piangere non fosse la laicità delle istituzioni». Adele Orioli, segretaria dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (Uaar), commenta così l’invito rivolto dal Comune di Roma alle scuole del territorio affinché si raccolgano numerose, il prossimo 26 marzo alle ore 10.00, in Piazza del Campidoglio in occasione dell’omaggio alla città di Roma e ai suoi cittadini che il papa renderà dalla loggia michelangiolesca di Palazzo Senatorio.

La lettera del Dipartimento Servizi Educativi e Scolastici del Comune di Roma indirizzata ai dirigenti scolastici degli Istituti comprensivi e delle Scuole Secondarie di primo e secondo grado (di cui l’Uaar è in possesso) recita: «Roma Capitale ha il piacere di comunicare ai Dirigenti scolastici, ai Docenti, agli alunni, agli studenti e relative famiglie che, Sua Santità Papa Francesco renderà omaggio alla città di Roma e ai suoi cittadini e cittadine, martedì 26 marzo p.v., alle ore 10.30, dalla loggia michelangiolesca di Palazzo Senatorio. L’ultima visita del precedente pontefice risale al 9 marzo del 2009 pertanto, il Santo Padre accogliendo l’invito della Sindaca di Roma dimostra nei confronti della cittadinanza intera, e dell’Amministrazione Capitolina che la rappresenta, una rinnovata e affettuosa attenzione. Il Dipartimento Servizi Educativi e Scolastici invita quindi le scuole e le famiglie di Roma a partecipare numerose, il prossimo 26 marzo 2019 alle ore 10.00, in Piazza del Campidoglio, con ingresso da Piazza dell’Ara Coeli e, a tale proposito, chiede agli istituti interessati di compilare la scheda allegata e di farla pervenire entro il 21 marzo p.v. al seguente indirizzo di posta elettronica (…)».

«Un invito a disertare le lezioni per salutare un rappresentante religioso! In spregio a ogni principio di laicità della scuola. Oltretutto – prosegue Orioli – per gli studenti romani che proprio morissero dalla voglia di salutare il papa non è necessario saltare la scuola: basta andare a San Pietro la domenica! Non da ultimo, ci sono alunni che legittimamente non frequentano l’ora di religione: una scelta che inviti come questo sembrano deridere. La scuola dovrebbe essere di tutti: che alternative hanno previsto al Campidoglio per tutti questi altri loro cittadini? Speriamo – conclude Orioli – che il Comune riconsideri questa decisione e solleciti gli studenti a una qualche gita educativa piuttosto che a sventolare manine e bandierine per far contento Bergoglio».





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Il Miur accredita un corso sull’esorcismo per insegnanti. Anzi no

Il corso in questione è promosso dalRegina Apostulorum (Upra), una istituzione universitaria di diritto pontificio

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È successo tutto nell’arco di poche ore. Dapprima è saltata fuori la notizia che il Miur, cioè il Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, ha proposto agli insegnanti attraverso la piattaforma Sofia un “corso sull’esorcismo e la preghiera di liberazione”. Il che è verissimo. La piattaforma in questione è in pratica un portale attraverso il quale il Miur rende disponibili agli insegnanti tutta una serie di iniziative di formazione, erogate non solo dalle scuole ma anche da altri soggetti accreditati.

Lettera di auto­riz­za­zione del par­roco contro­firmata e timbrata dal vescovo

Il corso in questione è infatti promosso da uno di questi soggetti, il Regina Apostulorum (Upra), una istituzione universitaria di diritto pontificio. L’intero corso ha una durata di 46 ore, di cui 40 sono obbligatorie, e il suo costo era (vedremo più avanti perché uso il passato) di 400 euro. Tra l’altro, classica ciliegina sulla torta, poiché il corso si svolge in un istituto religioso, i laici che volessero parteciparvi sono tenuti a esibire una lettera di auto­riz­za­zione del par­roco contro­firmata e timbrata dal vescovo. Quando si dice “corso esclusivo”.

Le opposizioni di sinistra si sono subito scagliate contro il governo, sull’onda anche della vicenda che solo qualche giorno prima aveva visto il vicepremier Salvini sostenere la tesi del sacerdote Buonaiuto, secondo cui Virginia Raffaele avrebbe invocato Satana da Sanremo. Fratoianni (Leu) ha preannunciato un’interrogazione. Dal canto suo il Ministero si è affrettato a precisare che si tratta appunto di uno dei tanti corsi erogati dai circa 300 enti accreditati in base alla direttiva 170/2016, i quali provvedono a inserirli in autonomia, aggiungendo che il Miur non è in alcun modo coinvolto né come sponsor né tantomeno come finanziatore. La prima affermazione è certamente vera, infatti tra gli oltre 30 mila percorsi proposti ce ne sono depiù svariati, dai corsi di meditazione per bambini e adolescenti a quelli per la conoscenza dell’islam. La seconda non lo è del tutto visto che trattasi comunque di un corso di aggiornamento la cui quota di partecipazione può essere pagata con la carta del docente, che viene erogata dal Miur e contiene 500 euro a disposizione degli insegnanti per la loro formazione.

Eppure il Miur aveva dichiarato che si trattava di un corso destinato agli insegnanti

Non passano che meno di 24 ore dall’inizio della bufera ed ecco che il corso sparisce improvvisamente dai radar. A rimuoverlo non il Miur ma la stessa Upra che spiega che il “corso su esorcismo e preghiera di liberazione non è dedicato ad insegnanti di scuola di primo e secondo grado pertanto è stato rimosso dal portale di Sofia”. Eppure il Miur aveva dichiarato che si trattava di un corso destinato agli insegnanti, in particolare a quelli di religione cattolica che certamente, e purtroppo, sono a tutti gli effetti insegnanti delle scuole di tutti i gradi.

Tutto a posto quindi? Beh, mica del tutto. Rimane ancora da verificare se con la rimozione dal portale sia stato anche revocato il riconoscimento del corso quale aggiornamento, perché in caso contrario rimarrebbe comunque la possibilità di pagarlo tramite la carta del docente, quindi mediante un finanziamento pubblico. Ma soprattutto rimane anche la sensazione di vivere in un’epoca diversa da quella che sembra sostenere il calendario.

È anche vero però che per quanto sdegno si possa manifestare, e possano in particolare averne manifestato politici e organi d’informazione del cosiddetto fronte progressista, un corso del genere non è del tutto incoerente con l’attuale offerta scolastica italiana. Un’offerta che prevede un insegnamento religioso, impartito “in conformità della dottrina della Chiesa” da un esercito di oltre 25 mila insegnanti scelti dalle curie vescovili ma pagati dallo Stato, somministrato per due ore settimanali ai bambini da 3 a 11 anni e per un’ora a quelli più grandi. Sarebbe ora di guardare meno ai piccoli dettagli e più al sistema nel suo complesso, al quale in troppi hanno da tempo fatto l’abitudine.

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Brindisi, lo insultano perché gay, i compagni lo difendono: #Siamotuttifroci

Striscioni di solidarietà da parte degli altri studenti. La vittima replica: con voi mi sento più forte

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BRINDISI –  Hanno imbrattato muri e scale esterne di una scuola superiore di Brindisi con insulti omofobi rivolti a un ragazzo minorenne, di cui hanno scritto anche il nome e cognome. Ma i suoi suoi compagni di scuola lo hanno difeso con un flash mob, tappezzando la facciata dell’istituto con striscioni sui quali c’era l’hashtag «#siamotuttifroci». Al flash mob, all’esterno dell’istituto alberghiero, hanno partecipato studenti, docenti e anche i ragazzi delle altre scuole superiori della città. La notizia è riportata sull’edizione online di Repubblica Bari.

Le scritte omofobe sono state realizzate ieri e fatte rimuovere immediatamente dal dirigente scolastico Vincenzo Antonio Micia. E questa mattina alla manifestazione è intervenuto anche il ragazzo vittima degli insulti. Parlando ai suoi coetanei, pubblicamente, ha detto: «Io sono fortunato, ho accanto la mia famiglia e i miei amici, oggi la vostra vicinanza mi fa sentire più forte in questo mio percorso di vita».

Dopo le sue parole, secondo quanto riferito dal quotidiano, anche altri ragazzi hanno fatto ‘coming out’: «Che ne sapete voi della paura, quella che ci distrugge – ha detto uno studente – che annienta le famiglie, gli amici di scuola. Che ne sapete voi del dolore, che dura finché qualcuno non ti libera, accettandoti per quello che sei, un omosessuale».

Per i rappresentati degli studenti dell’Alberghiero di Brindisi e Carovigno, questo episodio «testimonia quanto siano ancora radicate, proprio tra noi giovani, l’ignoranza, la paura del diverso e l’intolleranza». «Questa scuola – ha concluso Micia – costruisce ponti e non permetterà l’omofobia».

LE PAROLE DEL GARANTE ABBATICCHIO – «Nulla può l’imbrattare i muri e scale esterne di una scuola superiore di Brindisi con insulti omofobi rivolti a un ragazzo minorenne, di cui hanno scritto anche il nome e cognome, quando i suoi compagni di scuola lo difendono con un flash mob, tappezzando la facciata dell’istituto con striscioni sui quali c’era l’hashtag #siamotuttifroci. Lo afferma Ludovico Abbaticchio, Garante pugliese dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, intervenendo su quanto accaduto a Brindisi.

«Ha fatto scuola – prosegue Abbaticchio – il preside Gianluca Dradi, dirigente scolastico del liceo scientifico ‘Oriani’ di Ravenna, che ha lasciato la scritta che lo accusava di essere gay sui muri della sua scuola spiegando: ‘Resti lì come pietra d’inciampo per l’intelligenza umana’».





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