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Medicina

Nuovi passi avanti per i vaccini personalizzati contro i tumori

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È uno dei sacri Graal dell’ #oncologia : un vaccino contro il cancro. Un traguardo che siamo ancora lungi dall’aver tagliato, ma è un obiettivo a cui ricercatori di tutto il mondo continuano a perseguire, registrano piccoli, ma significativi, passi avanti. Gli ultimi son quelli raccontati da due studi apparsi sulle pagine della rivista Nature, che raccontano di approcci promettenti di vaccini personalizzati contro tumori della pelle.

Sviluppare un vaccino contro il cancro è tutt’altro che facile, per una serie di motivi, tra cui la somiglianza del bersaglio da colpire – le cellule tumorali – con le cellule sane dell’ospite – e le difficoltà del sistema immunitario, spesso incapace di risvegliarsi in maniera opportuna per combattere il nemico, nei confronti del quale anzi può diventar tollerante o addirittura complice. Per mettere a punto un vaccino contro il tumore, come quelli di cui racconta oggi Nature, l’idea di base è considerare come portabandieradei bersagli da colpire le proteine mutate prodotte dai tumori. Il vaccino risultante conterrà queste proteine (più propriamente parti di o istruzioni per produrle, sotto forma di rna) più alcune sostanze in grado di smuovere il sistema immunitario invitando a combattere. Qualcosa di analogo alla formulazioni di ogni vaccino, in cui si istruisce il sistema immunitario armandolo a riconoscere e combattere l’invasore di turno (in questo caso i tumori). La differenza in questo caso, come ribadisce Nature News, è che il vaccino viene somministrato a chi è già stato colpito da un tumore e per aver speranze di funzionare deve essere estremamente personalizzato: deve cioè essere progettato per colpire i bersagli mutati del tumore di ogni paziente.

Le ricerche in questione infatti hanno riguardato entrambe un piccolo gruppo di pazienti con melanoma. In una delle due, quella a forma diCatherine Wu del Dana-Farber Cancer Institute di Boston e colleghi, gli scienziati hanno somministrato un vaccino con antigeni personalizzati (ovvero tagliati sulle mutazioni presenti per ciascun tumore dei pazienti) a sei pazienti precedentemente operati per melanoma a rischio di recidiva. I ricercatori hanno osservato una buona risposta del sistema immunitario al vaccino e dopo più di due anni 4 dei pazienti non avevano nessuna recidiva, mentre per due, con forme progressive di #tumore , si è osservata una regressione completa in seguito alla somministrazione di un’immunoterpia(quella con anticorpi anti-PD1, che agiscono liberando i freni dalle cellule del sistema immunitario).

Nell’altro paper, a firma di Ugur Sahin della University of Mainz in Germany, i pazienti con storia di melanoma trattati sono stati 13. Anche in questo caso i ricercatori hanno visto che il sistema immunitario scatenava la propria risposta verso gli antigeni tumorali specifici di ciascun paziente, e otto dei trattati son rimasti tumor-free per quasi due anni. Risposte più variabili sono invece state osservate per cinque pazienti che avevano avuto recidive prima della somministrazione del vaccino: in uno di questi, di nuovo con immunoterapia anti-PD1, si è osservata completa regressione, in due invece il tumore si è prima ridotto per poi riprendere a crescere in un caso.

Al di là dei risultati, incoraggianti, i limiti sono ancora tanti. Sviluppare vaccini personalizzati per ogni paziente richiede tempo (il sequenziamento e l’analisi dei tumori, e quindi l’assemblaggio dei vaccini), il numero di pazienti coinvolti finora sono ancora limitati, e non è chiaro se e come un approccio simile possa funzionar per diversi tipi di tumore e quale sia l’efficacia in relazione al numero di bersagli mutati che si sceglie di colpire. Magari la strategia migliore potrebbe essere la combinazione con altri approcci di immunoterapia, visto che anche i vaccini contro il cancro possono considerarsi tali.





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Wired

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

Medicina

L’allarme dei chirurghi: “siamo troppo pochi, con quota 100 diventeremo dei panda”

Vi è un salto di due generazioni e i pochi giovani che scelgono come specializzazione “chirurgia” spesso non rimangono in Italia. Il 55% degli specialisti ha tra i 50 e i 59 anni e in tutto il Paese sono 7500

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A lanciare l’allarme ci pensa Pierluigi Marini, professore di chirurgia mini-invasiva alla Sapienza di Roma, direttore dell’Uoc di chirurgia al San Camillo e presidente dell’Acoi, associazione dei chirurghi ospedalieri, che, in un’intervista al Mattino, annuncia che ci sarà il deserto nelle sale operatorie.

Il 55% degli specialisti si trova in una fascia di età fra i 50 e i 59 anni. Sa quanti sono i chirurghi in attività oggi in Italia? Sono 7.500 e già viviamo una serie di criticità negli ospedali. Ora di questi circa 1.700 stanno per lasciare perché a fine carriera e altri 1500 potrebbero optare per l’uscita con la finestra di quota 100. C’è un salto di due generazioni: è semplicemente drammatico“.
Diventano conclamate una serie di criticità che si osservavano da tempo, spiega Marini: blocco del turnover, riduzione dell’attività ambulatoriale, taglio dei posti letto.

Sui motivi per cui mancano i chirurghi, il professore spiega:”Su una platea media di 17 mila neolaureati solo 90, dico 90, scelgono come prima opzione la specializzazione in chirurgia. Non è solo questione di fatica. Oggi un giovane medico è preoccupato per i rischi professionali legati a eventuali azioni giudiziarie per colpa medica. Poi ci sono le difficoltà di accesso alla professione e il problema della formazione“.

Il presidente dell’Acoi assiste con “rabbia” a questo declino, quando “noi in Italia abbiamo inventato la grande tradizione chirurgica europea“.
Oltre a questo l’Italia “non è attrattiva” per i giovani “perché il sistema non premia il merito, perché gli stipendi sono bassi e perché il chirurgo opera con la spada di Damocle“.





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Globalist

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Medicina

Vaccini, da oggi senza certificato non si entra a nidi e materne

Termina la proroga per chi ha presentato l’autocertificazione. Ma in tutta Italia ci dovrebbero essere solo pochi casi

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Ce ne sono 120 che rischiano di essere esclusi a Cesena, altri 300 in bilico in Friuli Venezia Giulia, oltre a una serie di gruppetti che potrebbero smettere di frequentare nidi e materne sparsi in altre città italiane. Oggi è l’ultimo giorno disponibile per documentare l’avvenuta vaccinazione dei figli da parte dei genitori che nel settembre dell’anno scorso li avevano iscritti grazie a una autocertificazione.

La ministra alla Salute Giulia Grillo non ha concesso la nuova proroga per decreto che le aveva chiesto il ministro dell’Interno Matteo Salvini e così chi non è in regola e ha tra 0 e 6 anni rischia di essere allontanato da scuola. Il decreto legge Lorenzin dell’estate 2017 prevederebbe anche la multa per chi frequenta la scuola dell’obbligo e quindi ha tra 7 e 16 anni, ma per ora questa sanzione non è praticamente mai stata applicata.

L’odiata norma (dalla maggioranza) resta comunque in vigore e Grillo ne ha definitivamente preso atto. Ora si cerca di fare prima possibile la nuova legge, alla quale sta lavorando il Parlamento e che dovrebbe essere pronta tra poco, anche prima dell’estate. Si tratta del testo in base al quale entrerebbe in vigore l'”obbligo flessibile”, che cioè scatta se ci sono epidemie o coperture troppo basse.

A rischiare l’esclusione da nidi e materne non sarebbero comunque tanti bambini. Intanto molti no-vax avevano già deciso di tenere a casa i figli, e poi le Regioni in questi mesi hanno affinato i sistemi di controllo. Ce ne sono alcune, come la Toscana e il Lazio ad esempio, dove è attiva un’anagrafe vaccinale informatizzata, che permette di conoscere in tempo reale la situazione di ogni alunno. Le verifiche sull’autocertificazione di settembre in certi casi sono quindi state fatte molto velocemente e se qualcuno eventualmente si è messo in regola dopo, il sistema ha già inserito l’avvenuta vaccinazione. Così non c’è bisogno che i genitori portino i documenti alle scuole. Anche le Regioni senza anagrafe informatica, comunque, in questi mesi hanno fatto controlli.

La maggiore organizzazione del sistema va di pari passo con un aumento delle coperture, soprattutto tra i più piccoli. I dati definitivi su tutto il Paese arriveranno presto, ma intanto quelli di cinque grandi Regioni, dove risiedono circa la metà degli italiani, parlano dell’immunità di gregge al 95% raggiunta o in certi casi nettamente superata.

Si riduce quindi il numero dei no-vax e di coloro che, anche per ragioni diverse alla diffidenza verso questo tipo di prevenzione sanitaria, non hanno vaccinato i figli. I presidi, che già avevano chiesto di non prorogare il termine per la presentazione dei documenti, hanno ribadito che da oggi chi non è in regola non potrà entrare. “Applicheremo semplicemente la legge”, hanno spiegato dall’Associazione nazionale di categoria.

Oggi nelle varie scuole capiranno quanti sono stati i no-vax che hanno sfruttato la possibilità di autocertificare anche nel settembre scorso per iscrivere i figli e iniziare comunque l’anno, contando magari su una nuova proroga. Che poi non è arrivata perché la ministra Cinquestelle ha deciso di andare avanti, per ora, con il decreto Lorenzin.





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La Repubblica

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Medicina

Facebook mette al bando i post no-vax

Il social network bloccherà i post e le fake news sulle vaccinazioni e promuoverà contenuti verificati dell’Oms. Stop alla disinformazione su Instagram

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Facebook metterà al bando post e contenuti no-vax. Lo ha annunciato Monika Bickert, vice presidente responsabile delle politiche globali, , illustrando i passaggi della “strategia d’attacco” sulla newsroom del social network.

Facebook si prefissa di ridurre “il ranking dei gruppi e delle pagine che diffondono informazioni errate sulle vaccinazioni in News Feed e Search. Questi gruppi e pagine non saranno inclusi nelle raccomandazioni o nelle previsioni quando digiti nella ricerca”.

In secondo luogo il social s’impegna a cercare, individuare ed eliminare annunci no-vax. “Abbiamo anche rimosso le relative opzioni di targeting, come “controversie sui vaccini”. Per gli account pubblicitari che continuano a violare le nostre norme, potremmo adottare ulteriori provvedimenti, come la disattivazione dell’account pubblicitario” continua a spiegare la Bickert.

Inoltre Facebook non mostrerà o raccomanderà contenuti che riportano informazioni errate sulle vaccinazioni nella sezione “cerca” o in quella degli hashtag di Instagram.

I protocolli per identificare le notizie false si baseranno sulle informazioni fornite dall’Organizzazione mondiale della sanità e dai centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie. Se una possibile fake news corrisponde a questi criteri, allora Facebook agirà contro di essa.

Oltre a un’azione di pulizia, come ha fatto pure Pinterest, Facebook controbatterà ai no-vax dando spazio alle informazioni corrette.

Stiamo esplorando i modi per fornire alle persone informazioni più accurate, dalle organizzazioni di esperti sui vaccini, in cima ai risultati per le ricerche correlate, su pagine che ne discutono e sugli inviti a partecipare ai gruppi sull’argomento”, conclude Monika Bickert.





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Wired

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4 star review  Da seguire !! Un analisi lucida e assolutamente razionale sui fatti scomodi alla chiesa che come sempre i media non hanno il coraggio di divulgare .

thumb Fabio Gabardi
1/03/2018

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E’ davvero un medico?

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