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Medicina

Omeopatia inefficace, studi omeopatici totalmente sballati

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Nessun confronto con i placebo, metodo sperimentale eticamente discutibile, conclusioni statisticamente imprecise: ecco uno dei peggiori studi sull’omeopatia di sempre, secondo l’analisi di Science Based Medicine

uova batosta per l’ omeopatia. Nonostante sia ormai chiara la sua inefficacia terapeutica (a meno dell’effetto placebo, naturalmente), a quanto pare, c’è ancora bisogno di ribadirlo. E rispondere a studi come quello da poco pubblicato sulla rivista Multidisciplinary Respiratory Medicine, a firma di sette italiani, che dimostrerebbe l’efficacia di un trattamento omeopatico per la cura della tosse in pazienti pediatrici, sottolineandone la “forte sicurezza” e la minore comparsa di effetti collaterali quando il trattamento stesso fosse stato combinato con antibiotici. Un lavoro definito “il peggior studio sull’omeopatia di sempre” dagli esperti di Science-Based Medicine (prima Clay Jones e, successivamente, Mark Crislip).

Cerchiamo di vederci più chiaro. Lo studio parte dai risultati di una ricerca del 2013, a firma della stessa équipe di ricercatori, in cui si dimostrava l’efficacia di un trattamento a base di Anemone pulsatilla, Rumex crispus, Bryonia dioica e altri principi attivi a diversi gradi di diluizione (come da dettàmi omeopatici), per la cura della tosse acuta dovuta a infezioni del tratto respiratorio superiore e bronchiti.

Alcuni degli ingredienti del preparato avevano subito un numero di diluizioni inferiore a 12 (oltre il quale non ne sarebbe rimasta neanche una molecola): chimicamente parlando, dunque, è possibile che il prodotto contenesse ancora residui del principio attivo utilizzato. Gli autori dello studio hanno sottoposto un campione randomizzato di 80 pazienti adulti a trattamento con il prodotto omeopatico o con il placebo, in doppio cieco, osservando (dicono) una “differenza statisticamente significativa” al settimo giorno di cura. Peccato che, fa notare Crislip nella sua disamina,“le barre di errore statistico si sovrappongono”, e che quindi non sussista alcun elemento per giungere alla conclusione di efficacia terapeutica. Nondimeno, gli autori concludevano sostenendo che“lo studio mostra che la medicina omeopatica è stata più efficace e veloce del placebo nell’alleviare la tosse”. Non è esattamente vero, secondo Crislip: “Io vedo i risultati come la dimostrazione che non c’è alcuna differenza tra placebo e placebo. Ma, visto che il preparato forse conteneva qualche molecola di principio attivo [dato il numero di diluizioni inferiore a 12, nda], potrebbe esserci stato qualche debole effetto. Ma ne dubito”.

In ogni caso, andiamo avanti. Nello studio pubblicato lo scorso agosto, gli autori hanno comparato il trattamento di cui sopra con lo stesso trattamento combinato con antibiotici su un campione dipazienti psichiatrici. Il che presenta una grossa criticità: “La tosse è molto comune nei bambini”, scrive Crislip. “Ed è quasi sempre virale. I virus non rispondono agli antibiotici. Somministrare antibiotici per un’infezione virale è, dal punto di vista di un esperto in malattie infettive, una cosa sciocca. Sarebbe quindi stato meglio comparare il trattamento omeopatico con una terapia standard per la tosse, piuttosto che con un antibiotico.

“Lo scopo di questo studio”, scrivono inoltre gli autori, “è valutare se l’aggiunta di antibiotici a un trattamento sintomatico (lo sciroppo omeopatico) migliori la guarigione dalla tosse”. Per ottenere tale (discutibile) risultato, gli autori avrebbero dovuto comparare la mistura antibiotico+omeopatico al placebo. Invece, hanno comparato il primo trattamento a un trattamento con il solo ritrovato omeopatico. Una scelta, secondo Jones, “dettata dall’intenzione di dimostrare che l’omeopatia funziona e che gli antibiotici non contribuiscono molto al trattamento”.

In particolare, gli autori dello studio hanno diviso un gruppo di 85 bambini di età compresa tra 4 e 15 anni in due sottogruppi: il primo ha ricevuto un trattamento Boiron (lo studio è stato finanziato proprio dalla casa produttrice di omeopatici) 4 volte al giorno, per 10 giorni. Il secondo ha ricevuto lo stesso trattamento più un antibiotico, per via orale, per 7 giorni. Tramite un questionario è stato valutato, alla fine della terapia, come fossero andate le cose: la conclusione degli autori è che, sostanzialmente, entrambi i gruppi la tosse è guarita allo stesso ritmo. Alcuni tra i bambini trattati (anche) con antibiotico hanno riportato, a differenza degli altri, diversi effetti collaterali, come diarrea vomito.

Peccato che per disturbi di questo tipo, però, la scienza parli chiaro: la tosse pediatrica, infatti, ha un decorso ben preciso. Senza alcun trattamento, scompare nella metà dei casi in 10 giornicirca; a 25 giorni, persiste solo nel 10% dei pazienti. E nello studio in questione la maggior parte dei bambini è guarita dopo due settimane dall’inizio della somministrazione. “Non ci sono trattamenti efficaci per la tosse causata da raffreddore in bambini e adulti”, conclude Jones. “Niente soppressori della tosse, niente antibiotici e, soprattutto, niente rimedi omeopatici.

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Wired

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Medicina

La rivista Science celebra Burioni per lotta contro no-vax

Un lungo editoriale dedicato al virologo italiano. Lui: “Lo racconterò ai nipoti”

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La rivista americana ‘Science’ celebra in un lungo editoriale Roberto Burioni, per le sue battaglie a favore dei vaccini in Italia. “Nel maggio 2016 – comincia il lungo articolo dedicato al virologo e scritto da Douglas Starr – Roberto Burioni,  dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, è stato invitato a comparire in un popolare talk show televisivo per affrontare due oppositori dei vaccini: un ex Dj, Red Ronnie, e un’attrice e personaggio televisivo, Eleonora Brigliadori. Il conduttore ha dedicato gran parte del tempo alle celebrità italiane. Quindi, con solo pochi minuti ancora a disposizione, si è rivolto a Burioni. Lui si rese conto che non avrebbe avuto il tempo di fare le solite discussioni su statistiche e certezza scientifica, quindi ha lanciato un messaggio semplice: ‘La Terra è rotonda, la benzina è infiammabile e i vaccini sono sicuri ed efficaci. Tutto il resto sono bugie pericolose'”. Da quel momento, sottolinea l’editoriale, è cominciata la parabola di Burioni come paladino e difensore dei vaccini nel nostro Paese, con milioni di persone che hanno iniziato a seguirlo e ad ascoltare i suoi consigli. “Il medico ha ripreso il tema sulla sua pagina Facebook, chiedendo come fosse possibile che un ramo del governo potesse trasmettere bugie sui vaccini, mentre la sua agenzia sanitaria promuoveva l’immunizzazione. Più di 5 milioni di persone hanno risposto con i loro commenti”.

Burioni ha commentato su Twitter l’articolo: “Pubblicare le mie ricerche su ‘Science’ è da sempre il mio sogno e non ci sono mai riuscito – ha scritto -. Mai avrei pensato di essere il protagonista di un editoriale di 4 pagine. Grazie a tutti. Ora posso ritirarmi e raccontare tutto ai miei nipoti”.

“In pochi anni – prosegue l’editoriale – è passato dall’essere un professore rispettato ma poco conosciuto a una grande personalità dei media e un difensore della scienza in Internet. In un Paese in cui il governo ha talvolta promosso la medicina dubbia – è l’affondo dell’editorialista – come terapie con cellule staminali non dimostrate, Burioni è diventato un sostenitore schietto di prove scientifiche su vaccini e altri argomenti medici e un duro critico della pseudoscienza. Quasi 480mila persone ora lo seguono su Facebook, un numero impressionante in un Paese di 60 milioni. Una pagina Web creata da lui e dai suoi colleghi per fornire informazioni generali sulla salute ottiene oltre 100mila visitatori al mese”.

‘Science’ ricorda la prima incursione nei social media di Burioni, nel 2015, quando un amico che aveva creato un gruppo Facebook per le madri gli chiese di scrivere un post sui vaccini. “Burioni, già irritato dal crescente movimento antivaccini italiano, concordò. ‘Sentivo che era mio dovere fare qualcosa come medico, professore e padre di una figlia di 8 anni’. Temeva che la spinta a resistere alle vaccinazioni potesse mettere a rischio lei e i suoi compagni di classe. Ha pubblicato una confutazione in cinque punti delle idee sbagliate sui vaccini popolari e delle teorie della cospirazione, inclusa l’idea che le case farmaceutiche promuovono la vaccinazione per aumentare i profitti. ‘Le case farmaceutiche guadagnano molto di più dalle cure per le malattie che dai vaccini’, ha dichiarato. ‘Quindi se non vaccini i tuoi figli, le multinazionali farmaceutiche ti saranno sinceramente grate'”. Un elogio a tutto tondo per le battaglie di Burioni da parte di una delle più importanti pubblicazioni scientifiche internazionali.



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la Repubblica

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Medicina

Vaccini e autismo, perché la frode di Wakefield continua a essere citata?

Secondo una ricerca, lo studio bufala sul presunto legame è stato citato oltre mille volte: in molti casi non viene sottolineato che l’articolo è stato ritirato e perché. Questo potrebbe essere fuorviante per il pubblico

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(foto: Anthony Devlin/PA Images via Getty Images)

Proprio quest’anno l’antivaccinismo è stato considerato dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) tra le dieci più gravi minacce per la salute dell’umanità. E a contribuire alle paure e alla diffidenza nei confronti dei vaccini, incredibile ma vero, c’è ancora Andrew Wakefield, medico ormai radiato inglese e autore di una vera e propria bufala, o ancora meglio una frode. Per chi non lo ricordasse, nell’ormai storico documento, pubblicato su The Lancet nel 1998, Wakefield metteva in evidenza un’associazione tra vaccino trivalente contro morbillo, pertosse e rosolia e l’enterocolite autistica, una patologia caratterizzata da sintomi gastrointestinali e disturbi cognitivi riconducibili al disturbo dello spettro autistico. Ovviamente tutta una bufala, tanto che poco dopo l’articolo fu ritirato, mentre il General Medical Council inglese accusò il medico di cattiva condotta, proibendogli di praticare la professione medica in tutto il Regno Unito. Ma ancora oggi, sembra che questo articolo abbia un’influenza nefasta enorme e rimanga uno degli articoli più citati di tutti i tempi. Infatti, secondo un nuovo studio condotto da ricercatori di sei istituzioni del Wisconsin e appena pubblicato su Jama Network Open, infatti, il documento di Wakeflied è stato citato più di mille volte (precisiamo che il numero di citazioni può essere utilizzato per mostrare l’influenza di un articolo e per valutarne la validità). Ma perché?

Stando a un’intervista rilasciata a Retraction Watch dall’autrice Elizabeth Suelzer, del Medical College of Wisconsin, tutto nasce dai recenti focolai di morbillo negli Usa, accompagnati da preoccupanti movimenti antivaccinisti“Eravamo interessati a esaminare chi citava il documento, il modo in cui lo citavano (se negativamente o positivamente) e se ci si stava documentando dello stato ritirato dell’articolo”, spiega l’autrice. Così, il team di ricerca ha passato in rassegna 1153 articoli che citavano lo studio di Wakefield, concentrandosi sul suo ruolo nella percezione pubblica e negli atteggiamenti nei confronti dei vaccini.

Dalle analisi è emerso che le citazioni in questi studi erano per lo più negative (circa il 72%). “Nel complesso, la maggior parte delle citazioni erano negative. Siamo rimasti sorpresi, tuttavia, nel vedere che un numero significativo di autori non faceva riferimento allo stato ritirato del documento dopo il 2010”, spiega Suelzer, sottolineando che anche nel caso in cui gli autori avessero usato termini come “falso” per descrivere il documento di Wakefield, non sempre hanno precisato il ritiro dello studio. “Il mio team ritiene che documentare la ritrattazione ha un grande peso nel dimostrare che i risultati sono falsi e che, perdendo questa importante informazione, le persone potrebbero avere la percezione che il lavoro possa essere valido”.

Un po’ come succede per il dibattito sui cambiamenti climatici, spiega l’esperta nell’intervista, anche nel caso di questo documento sembra esserci una disconnessione tra ciò che accade all’interno della comunità scientifica e il modo in cui viene comunicato e condiviso con il pubblico attraverso i social media. Dai risultati di questo studio, infatti, è evidente la necessità di miglioramenti da parte di editori, database bibliografici, e software di gestione delle citazioni per garantire che gli articoli ritirati siano accuratamente documentati. “Riteniamo che la maggior parte dei ricercatori conosca l’importanza dei vaccini e possa facilmente capire perché lo studio di Wakefield fosse così imperfetto”, spiega Suelzer. “Ma per coloro che non hanno familiarità con la ricerca, come gli studenti di altre discipline e il pubblico, il numero di citazioni ricevute da questo studio ritirato può essere fuorviante. Scienziati e ricercatori devono fare un lavoro migliore per rendere più comprensibili i risultati della loro ricerca, sottolineandone la rilevanza per il grande pubblico”.



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Medicina

Ivrea: il Tribunale ha respinto il ricorso di Chiara Tinuzzo, la mamma NoVax

Il Tribunale di Ivrea ha respinto il ricorso di Chiara Tinuzzo, la mamma delle due gemelline di 3 anni che erano state escluse dalla scuola perchè non vaccinate

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Il Tribunale di Ivrea oggi ha respinto il ricorso di Chiara Tinuzzo, la mamma delle due gemelline di 3 anni che erano state escluse dalla scuola dell’infanzia Villa Girelli in quanto non in regola con le vaccinazioni.

Il giudice Matteo Buffoni ha dato ragione alla scuola e riconosce «la piena legittimità del provvedimento con cui la cooperativa (la Alce Rosso, che gestisce Villa Girelli) ha opposto l’accesso alla struttura inanzi alla mancanza di documentazione vaccinale».

 



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