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Omofobia, Anonymous hackera sito del Family Day

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Omofobia, Anonymous hackera e rivendica un attacco informatico al sito del “Family Day”. “Stop omofobia, love is love”

ackerato il sito del Family day dedicato all’omofobia ed alla negazione dei diritti civili, in grande parte composto da cattolici militanti contro le unioni civili. L’attacco è stato messo in atto da Anonymous che ha rivendicato l’attacco informatico. #Anonymous ha fatto parlare molto di se i media di tutto il mondo dopo avere attaccato ed oscurato migliaia di siti ed account collegati ai terroristi dell’ #Isis. Il sito della manifestazione omofoba è tornato raggiungibile solo il mattinata. “Stop Omophobia. Love is love”, è lo slogan con cui i ‘pirati’ informatici hanno scelto di oscurare il sito del Family Day.

Il messaggio di Anonymous

Salute a Voi Manifestanti del Family Day, Noi siamo Anonymous. La manifestazione del 30 gennaio, contro i diritti dei propri concittadini  dà l’idea di quanto la battaglia per i diritti LGBT nel nostro Paese sia molto complessa. Oggi sarete in piazza in migliaia; nonostante facciate fatica ad immaginarlo, è molto probabile che tra i vostri figli vi siano molti ragazzi e ragazze che, anche se non vi hanno mai confidato nulla, sono gay, lesbiche, bisessuali e transgender e che, in questo momento, si stanno chiedendo se avranno una vita felice come tutti i loro fratelli e amici, oppure no.

Quali stati d’animo pensiate possano prevalere quando vi sentiranno urlare in piazza che c’è una sola famiglia e che essere omosessuali, bisessuali, transessuali, ‘non è naturale’? Da anni una delle principali attività di varie associazioni è combattere contro il bullismo nelle scuole: pensiamo che quella dei giovani che soffrono e in qualche caso arrivano al suicidio perché vittime di pregiudizi sia una realtà intollerabile. È molto difficile però intervenire a sostegno di ragazzi e ragazze che non possono raccontare ai genitori cosa subiscono perché temono che i sentimenti che provano vengano giudicati sbagliati, perversi, da condannare”. “Per questo vi diciamo oggi: se, come dite, volete difendere i vostri figli, astenetevi dal chiedere allo Stato di negare la possibilità alla comunità Lgbt di avere gli stessi diritti dei loro coetanei eterosessuali. Sono parole che non fanno male solo a noi, ma, prima di tutto, fanno male alle migliaia di giovani italiani che ancora non hanno il coraggio di dichiararsi nelle loro famiglie e non riescono a vivere serenamente e alla luce del sole la loro affettività. Voi siete in piazza perché dite di difendere la famiglia tradizionale. Noi vorremmo che tutte le famiglie che ci sono oggi, concretamente, in Italia, fossero rispettate per quello che sono. Per voi oggi è il Family Day, per noi ogni giorno è buono per far crescere il rispetto e la comprensione dentro ogni famiglia e per ogni famiglia. Per questo Anonymous ha deciso di intervenire, per far capire che ci sono anche i diritti Lgbt e Gender.

Cos’è l’omofobia?

Si tratta di una malattia psicosomatica, un disturbo del comportamento, come descrive il sito dell’Istituto Back  e come, del resto tutta la scienza, l’ omofobia è un termine coniato dallo psicologo George Weinberg, per definire la paura irrazionale, l’intolleranza e l’odio nei confronti delle persone omosessuali da parte della società eterosessista. Il termine “omofobia”, di etimologia greca, utilizza il suffisso “fobia”, sinonimo di paura, insieme al prefisso “omo”, che qui perde il suo significato originario di “stesso” per trasformarsi nell’abbreviazione di “omosessuale”.
In genere il termine clinico “fobia” indica una paura, un’incapacità, un limite personale, che il singolo individuo si trova a vivere e che cerca di superare per condurre un’esistenza più piena. Nel caso dell’omofobia, invece, per citare ancora Weinberg, ci troviamo di fronte a una “fobia operante come un pregiudizio”. Tale caratteristica implica che gli effetti negativi siano avvertiti non solo (e in questo caso non tanto) da colui che ne è affetto, quanto da coloro verso cui questo pregiudizio è rivolto: le persone omosessuali, appunto. Definiamo omofobia “quell’insieme di pensieri, idee, opinioni che provocano emozioni quali ansia, paura, disgusto, disagio, rabbia, ostilità nei confronti delle persone #omosessuali ”.

Omofobi si nasce o si diventa?

omofobiaÈ importante ricordare che non si nasce omofobi; lo si diventa attraverso l’educazione, i messaggi, diretti e indiretti, che la famiglia, la politica, la Chiesa e i media, ci trasmettono. Fin da bambini tutti noi acquisiamo convinzioni e valori che ci vengono presentati come assolutamente giusti e legittimi. Molto prima, dunque, di avere una reale comprensione di cosa significhi la parola omosessualità, ereditiamo, da una cultura omofoba, la convinzione che essere gay sia qualcosa di assolutamente sbagliato, innaturale e contrario alle norme del vivere comune.
Molto dipende anche dal posto antropologico in cui nasciamo e cresciamo. Nei paesi a prevalenza cattolica come l’Italia (non a caso uno dei pochi paesi occidentali dove ancora non c’è alcun riconoscimento delle coppie dello stesso sesso), la Chiesa esercita un’alta ingerenza sulle famiglie, sulla politica e sulla capacità legislativa conseguente. E la posizione ufficiale della #Chiesa cattolica rispetto agli omosessuali è di accoglienza, solo a patto che gli omosessuali rinneghino se stessi, riconoscendo il disordine e il male della propria condizione di vita e accettando la castità e la costrizione come elemento permanente dell’intera loro esistenza.
Questo tipo di pressione morale, così pervasiva, non può non sfociare nell’omofobia interiorizzata (quell’insieme di sentimenti negativi come ansia, disprezzo, avversione che gli omosessuali provano nei confronti dell’omosessualità, propria e altrui) al punto che l’incidenza statistica dei suicidi è elevata tra gli omosessuali adolescenti, soprattutto se credenti.
Anche i media trasmettono messaggi ambigui e omofobi, attraverso la censura di scene di sesso omosessuale (anche senza nudo), o la tolleranza e lo spazio concesso a chi, cardinali o politici, promulga messaggi falsi e offensivi come l’equazione gay=pedofilo (il 95% dei pedofili è eterosessuale).
Lo stesso difficile cammino parlamentare della legge contro l’omofobia è testimonianza di quanta resistenza vi sia nel prendere atto e contrastare con efficacia un fenomeno reale e consistente di pregiudizio e discriminazione a danno delle persone omosessuali.

In aggiunta a tutto questo, va considerato che la paura del “diverso” è qualcosa di radicato nell’animo umano. Nella storia del mondo è successo più volte che individui o gruppi sociali che si differenziavano dalla maggioranza dominante, ad esempio per il colore della pelle, per il credo religioso, per il sesso, siano stati vittime di fenomeni di oppressione, di un atteggiamento generalizzato di diffidenza o disprezzo. Per di più, va considerato che i cambiamenti sociali a cui assistiamo (maggiore integrazione razziale, maggiore visibilità degli omosessuali, legalizzazione dei matrimoni gay in larga parte del mondo occidentale) possono stimolare ulteriormente la paura del cambiamento e rendere, perciò, alcuni individui più sospettosi e ostili e, quindi, più inclini a sviluppare sentimenti omofobici.
Naturalmente, come per altre forme di pregiudizio (razzismo e sessismo in primis), un fattore di rilievo perché un individuo sia omofobo è costituito da una componente personale di chiusura mentale e rigidità.

Quindi, per riassumere, diremo che l’omofobia scaturisce da tutti quei messaggi negativi nei confronti degli omosessuali, frutto dell’educazione che abbiamo ricevuto, che dipende ovviamente non solo dalla nostra singola famiglia, ma anche dal posto antropologico in cui siamo nati e cresciuti e dalle principali istituzioni della nostra società, quali la scuola, lo Stato e la Chiesa. Tali messaggi negativi formano quelle che in psicoterapia si chiamano credenze intermedie, cioè gli atteggiamenti con cui ci approcciamo al mondo, le regole con cui viviamo, le assunzioni che abbiamo.

Vuoi verificare se e quanto sei omofobo? Ecco alcune affermazioni tratte dalla Scala Italiana per l’Omofobia

  • Ho paura che i rapporti omosessuali siano una minaccia per la società in quanto contribuiscono alla diminuzione delle nascite
  • Cambierei opinione e sentimenti verso un amico se venissi a scoprire che è omosessuale
  • I gay e le lesbiche non dovrebbero rivelare ai loro genitori la propria omosessualità, per non farli soffrire troppo
  • Il comportamento omosessuale non costituisce un buon esempio per i bambini
  • Un buon calciatore non può essere gay
  • La cultura omosessuale (libri, film, televisione, ecc.) può essere pericolosa perché può provocare un aumento dei casi di omosessualità
  • Se i gay e le lesbiche vogliono avere gli stessi diritti degli eterosessuali devono rinunciare alla loro omosessualità
  • Se scoprissi che il mio superiore è omosessuale, avrei paura delle richieste e/o delle pressioni sessuali che potrebbe farmi
  • Mi procurerebbe disagio ospitare in casa per la notte una coppia omosessuale

 

 

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Coronavirus: in Lombardia 364 nuovi casi e 68 morti nelle ultime 24 ore

oronavirus: in Lombardia 364 nuovi casi e 68 morti nelle ultime 24 ore
„Tristemente raggiunta la cifra monstre degli oltre 15mila decessi, la metà dei morti italiani: in Lombardia 364 nuovi casi nelle ultime 24 ore, 70 a Brescia con tre decessi“

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L’altalena dei numeri non permette ancora di tirare il fiato: in Lombardia aumentano sia i nuovi casi di positività al Covid-19 che la loro percentuale sul totale dei tamponi effettuati (circa 150 in più rispetto a domenica, ma forse ancora pochi). Nel Bresciano sono ancora 70 i nuovi casi di Coronavirus, quasi 30 in più rispetto a due giorni fa: ma sono solo tre i decessi, uno nella Bassa Bresciana (a Visano, che piange la quarta croce) e due in Valle Camonica.

Gli ultimi aggiornamenti in Lombardia

Sono 364 in più i nuovi casi di Coronavirus in Lombardia nelle ultime 24 ore: il 4,84% del totale dei tamponi processati (ovvero 7.508: domenica erano 7.369, sabato 11.478) e il 48,92% di tutti i nuovi casi italiani, che sono 744 per un totale di 219.814 dall’inizio dell’epidemia (di questi 81.871 in Lombardia, il 37.24%). Aumentano (di poco) anche i decessi lombardi, che sono 68 tra domenica e lunedì: il 37,99% di tutti i nuovi decessi italiani, più 179 nelle ultime 24 ore, che portano il totale a 30.739, di cui il 48,97% in Lombardia, dove è stata superata quota 15mila (sono 15.054).

Dopo l’inattesa risalita dei ricoverati in terapia intensiva, i dati ricominciano a calare: sono 37 in meno le persone che attualmente si trovano in ospedale, totale 5.738 di cui 5.397 (il 94,05%) in buone condizioni e 341 in terapia intensiva, poco più di un terzo di tutti i ricoverati in terapia intensiva d’Italia (che sono 999, per la prima volta sotto i mille dopo due mesi).

I dati per provincia: a Mantova zero casi

I dati per provincia confermano aumenti ancora significativi a Milano (più 114 nelle ultime 24 ore, totale 21.490 di cui 9.071 in città), a Brescia (più 70, totale 13.620) e a Bergamo (più 50, totale 11.791). Sono 24 i nuovi casi a Pavia, totale 4.801, e 19 i nuovi casi a Monza e Brianza, totale 5.074: si avvicina alla soglia dello zero la provincia di Cremona, solo 2 nuovi casi nelle ultime 24 ore e 8 negli ultimi due giorni, totale 6.250 mentre sono davvero zero i nuovi casi a Mantova (uno negli ultimi due giorni), totale 3.251.

Coronavirus: in Lombardia 364 nuovi casi e 68 morti nelle ultime 24 ore
„E intanto che si avvicina la “data X” del 18 maggio, alcuni numeri sul tema delle riaperture differenziate: degli 82.488 pazienti attualmente positivi in tutta Italia, quasi il 70% (totale 56.249) è concentrato nelle quattro regioni più produttive del Nord. Sono 30.411 in Lombardia, il 36,86% del totale, poi 13.338 in Piemonte, 7.040 in Emilia Romagna, 5.460 in Veneto.



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Papa Francesco, scivolone durante la telefonata al ragazzo autistico: «Ci rivedremo all’inferno

Scivolone del Papa al telefono con un ragazzo sofferente di autismo «Allora ci rivedremo all’inferno» dice il pontefice

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Città del Vaticano – «Allora ci rivedremo all’inferno». Dice proprio così Papa Francesco a un ragazzo affetto da una patologia riconducibile all’autismo e alla sua mamma, durante una telefonata ad una famiglia di Caravaggio. Il Papa ha telefonato loro dopo avere ricevuto una toccante lettera in cui gli spiegavano le difficoltà vissute per colpa del Coronavirus. La mamma del giovane, al termine della telefonata, ha ringraziato tanto il pontefice per avere regalato loro quei momenti di gioia e commozione e gli promette che pregherà sicuramente per lui ma che non ne ha di certo bisogno perchè è già un santo.

E’ a questo punto che Papa Francesco, forse messo a disagio dal complimento sulla sua santità, si è lasciato andare ad una battuta che ha spiazzato i presenti: «allora ci rivedremo all’inferno» tanto che la signora, sgranando gli occhi, gli ha ripetuto che loro sicuramente andranno tutti all’inferno ma di sicuro lui no.

Il video è stato ripreso con il telefonino da uno dei familiari ed è stato poi pubblicato dalla Provincia di Cremona. Nel frattempo il video ha preso subito a girare rimbalzando su vari siti cattolici, tra cui Korazim, sollevando perplessità per quella battuta non proprio felice.



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Truffa sulle mascherine, arrestato Antonello Ieffi: aveva preso dallo Stato 15 milioni per il coronavirus

Appalto da 15 milioni di euro per la fornitura di 24 milioni di mascherine: in venti giorni la Procura di Roma ha sventato la truffa. L’intervento della Guardia di Finanza

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SApprofittare dell’emergenza coronavirus per truffare lo Stato e aggiudicarsi un appalto da oltre 15 milioni di euro per la fornitura di 24 milioni di mascherine è costato il carcere al disinvolto imprenditore Antonello Ieffi, 42 anni, arrestato giovedì mattina dagli investigatori del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Roma. L’indagine svolta in tempi celerissimi dalla Procura della capitale ha smascherato, in venti giorni, l’operazione messa in piedi per aggirare le norme e partecipare alla gara attraverso una ditta-schermo del tutto incapace di assicurarsi la merce e consegnarla agli ospedali nei tempi richiesto. Senza nemmeno i soldi per pagarla. Di qui le accuse di turbativa d’asta e inadempimento di contratto pubblico per l’indagato che, una volta perso l’appalto dopo la denunciato di Consip, si stava organizzando con un’altra società-fantasma per aggiudicarsi un’altra gara pubblica: oltre 64 milioni per altro materiale sanitario.

Gioco d’azzardo sulla salute pubblica

A fronte di una pandemia che ha già provocato quasi 140.000 infezioni e oltre 17.000 morti, lo Stato è dovuto ricorrere a procedure speciali per le forniture mediche, giocando soprattutto su due fattori per decidere a chi affidare gli appalti in fretta e garantendo i servizi: il tempo e la capacità di consegna. «Due tavoli – accusa il giudice dell’indagine preliminare Valerio Savio nell’ordine di arresto – sui quali l’indagato appare aver giocato d’azzardo… Una puntata d’azzardo giocata sulla salute pubblica e su quella individuale di chi attendeva, e attende, le mascherine». Il 12 marzo scorso la società Biocrea (di cui Ieffi era titolare fino al 19 febbraio, quando ha ceduto le quote alla quarantenne Stefania Verduci, indagata per gli stessi reati, attraverso una vendita che l’accusa ritiene fittizia) ha vinto la gara per la fornitura di oltre 24 milioni di mascherine, per l’importo complessivo di 15 milioni e 800.000 euro, avanzando l’offerta più vantaggiosa. Con l’obbligo di fornire i primi 3 milioni di esemplari entro 3 giorni dall’ordine, e cioè il 16 marzo.

Il carico fantasma

Impegno gravoso per una ditta che come ragione sociale dichiarava «coltivazione di fondi, allevamento di animali» e altre attività agricole. E quando il 16 marzo sono arrivate le prime sollecitazioni di Consip, Ieffi ha cominciato ad accampare scuse. Comunicando la pianificazione di un volo, della Asiana cargo, pronto a partire dall’aeroporto cinese di Guangzhou Baiyun con destinazione Malpensa. Contemporaneamente Iezzi ha scritto al ministro degli Esteri Lugi Di Maio, chiedendo «un aiuto per la soluzione di una non meglio precisata problematica legata all’importazione delle mascherine». I successivi accertamenti di Consip hanno verificato che la società venditrice era una ditta indiata, raggiunta con l’intermediazione di due società (una con sede legale in Qatar) di cui era socio lo stesso Iezzi. Che quando ha dovuto giustificare il ritardo nella consegna del materiale, ha spiegato di non poter pagare i fornitori «per motivi di forza maggiore»: le autorità del Qatar gli avevano bloccato i conti correnti. A quel punto è stato disposta una verifica attraverso l’Agenzia delle Dogane da cui è emerso che all’aeroporto di Guangzhou Baiyun non c’era traccia delle mascherine promesse.

Azione spregiudicata e temeraria

Il 20 marzo Consip ha revocato l’appalto e sporto denuncia alla Procura di Roma, e l’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Paolo Ielo ha scoperto molti altri retroscena della «azione spregiudicata e temeraria» tentata da Ieffi. Il quale aveva omesso di dichiarare che la Biocrea aveva alle spalle delle violazioni tributarie per oltre 150.000 che, se emerse, avrebbero escluso la ditta dalla gara. E la cessione fittizia delle quote alla «complice» Stefania Verucci serviva a nascondere l’esistenza di indagini a suo carico (per truffa e turbativa d’asta) che avrebbero costituito un ulteriore ostacolo. Un «silenzio menzognero» divenuto «mezzo fraudolento per ottenere l’aggiudicazione della fornitura», ora trasformato da pm e gip nell’accusa di turbativa d’asta. Inoltre, due soci di Ieffi in una delle società di intermediazione risultano convolti in procedimenti per spaccio di stupefacenti e riciclaggio aggravato dal favoreggiamento alla mafia.

«Speriamo che ci riammettono alla gara»

Come avesse intenzione di procedere lo «spregiudicato» imprenditore è difficile dire; di sicuro, dopo l’esclusione dall’appalto per le mascherine, ha provato a partecipare con la società Dental Express H24 a una seconda gara per l’approvvigionamento di guanti sterili, occhiali e tute di protezione e camici, dal valore di oltre 64 milioni di euro. E quando è stato escluso, perché la donna che risultava amministratore unico dell’azienda era stata condannata per occultamento e distruzione di documenti contabili, ha provato a retrodatare a febbraio l’esclusione della signora, in modo da fare ricorso e tornare in corsa. Le intercettazioni svolte dagli investigatori della Finanza hanno confermato il progetto di Ieffi che con l’interlocutore proferiva queste frasi: «Siamo stati messi primi anche nei camici che era il lotto più grosso… da 67 milioni… Io importo da anni il fotovoltaico dalla Cina… quando c’è stata l’emergenza ho chiamato le ditte già… so’ numeri esageratamente grandi quindi… io ho detto, perché non ci proviamo?… Possiamo entrare in tutto quello che non è mascherine… Io ho trovato queste altre fabbriche, sempre lì in Cina, colleghe della mia, che fanno guanti… ci sto trattando ma è un lavorone… ho fatto a mia volta una gara al ribasso… Ho preso i prezzi nostri offerti, li ho abbassati del trenta per cento… Le quantità, un po’ maggiorate, per il prezzo ribassato viene trentuno milioni cinque e ottantacinque… e noi abbiamo, in teoria, aggiudicato cinquanta milioni… Speriamo che ci riammettono alla gara… durerà poco ma durerà… per il momento».

La scelta del carcere

Ancora una volta, accusa, il giudice, l’indagato «ha partecipato alla gara per forniture urgenti per la pubblica amministrazione non solo non avendo ancora la disponibilità delle merci da consegnare, ma anche in questo caso senza avere ancora in mano impegni contrattuali idonei a garantirla nei tempi ristretti richiesti». Provando a «essere riammesso falsificando carte», e ancora una volta attraverso una società risultata una «scatola vuota», senza alcuna capacità di procurarsi in tempi rapidi i materiali né le strutture per procedere ai pagamenti necessari. Di qui la decisione di mandare Ieffi in carcere come chiesto dalla Procura, nonostante la tendenza a ridurre gli arresti in cella proprio in virtù dell’emergenza coronavirus. Ma il rischio di reiterazione del reato mostrato dalle intercettazioni svolte appena una settimana fa, il 2 aprile, era considerato troppo alto per la concessione degli arresti domiciliari. Come quello di inquinamento delle prove.



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