Contattaci

ESTERI

Orrore in Francia: una ragazzina di 13 anni violentata e uccisa

Arrestato per il terribile delitto un uomo già condannato in passato per violenze sui minori, ma poi riabilitato. Il cadavere della piccola è stato trovato in una foresta

Pubblicato

il

Una bimba di 13 anni è stata stuprata e assassinata nel nord della Francia da un uomo che, già condannato in passato per violenze sessuali su minori, sembrava recuperato e si era formato una famiglia. La piccola, Angelique, era scomparsa da casa sua a Wambrechies, vicino a Lille. L’uomo, David Ramault., 45 anni, ha confessato subito l’orrendo crimine. E’ stato arrestato poche ore dopo il ritrovamento del cadavere della vittima, sabato sera in una foresta.

Facebook - David Ramault

Facebook – David Ramault

Della piccola si erano perse le tracce vicino alla casa dove viveva con la famiglia. L’omicida è stato subito individuato grazie all’archivio del Dna legato ai sospetti di gravi reati sessuali, istituito nel 2004. Le condanne per l’uomo risalivano agli anni Novanta, quando aveva passato nove anni in carcere per violenze su minori. Una volta identificato dalle forze dell’ordine, ha subito ammesso le sue responsabilità. Ha detto che “stava male” perché la sua famiglia si era allontanata da lui per una vacanza. Aveva quindi trascorso ore consumando viagra e birre. Poi aveva incrociato la ragazzina e l’aveva portata a casa sua per violentarla e ucciderla.

 
  

Licenza Creative Commons

 

 

Crediti :

Tgcom

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

ESTERI

Terremoto e tsunami in Indonesia, sono più di 1.200 i morti

Evasione di massa dalle prigioni. Il ministero: fuga di massa per salvarsi la vita prima dell’arrivo del maremoto

Pubblicato

il

Giacarta – Sono oltre 1.200 i cadaveri trovati dopo il terremoto e il conseguente tsunami che hanno colpito l’isola indonesiana di Sulawesi. Lo ha riferito una delle principali ong indonesiane. “In totale sono stati trovati 1.203 copri, ma alcuni non sono ancora stati identificati o recuperati”, ha detto Insan Nurrohman, vice presidente di Aksi Cepat Tanggap.

Indonesia, tsunami dopo il terremoto: le onde travolgono tutto

Circa 1.200 detenuti indonesiani sono fuggiti da tre diverse prigioni nella regione di Sulawesi devastata da terremoto e tsunami. L’evasione di massa è avvenuta dopo il maremoto; il funzionario del ministero della Giustizia, Sri Puguh Utami ha detto che i detenuti sono fuggiti da due strutture usate in sovracapacità a Palu e un’altra a Donggala, un’area colpita dal disastro.”Sono sicuro che sono fuggiti perchè temevano che sarebbero stati colpiti dal terremoto, questa è sicuramente una questione di vita o di morte per i prigionieri”, ha detto.

Indonesia, interi villaggi spazzati via dal sisma e dallo tsunami

Nella struttura di Donggala si è scatenato un incendio e tutti i 343 detenuti sono in fuga, ha detto Utami. La maggior parte dei detenuti sono stati incarcerati per reati di corruzione e droga. Cinque persone condannate per crimini legati al terrorismo erano state trasferite dalla prigione pochi giorni prima del disastro.

Indonesia, la testimonianza: “Il villaggio della mia famiglia è distrutto, non riesco a parlare con loro”

 

Crediti :

la Repubblica

Continua a leggere

ESTERI

Terremoto in Indonesia di magnitudo 7.5. Tsunami colpisce Palu

Pubblicato

il

Una scossa di magnitudo 7.5 è stata registrata in Indonesia, a circa 80 km dalla città di Palu, nell’isola di Sulawesi. Il sisma si è verificato a 10 km di profondità, secondo quanto riferito dall’agenzia geofisica statunitense. Il terremoto ha provocato uno tsunami che ha colpito le città di Palu, la capitale della provincia, e Donggala, come confermato dal portavoce dell’istituto geofisico indonesiano. Secondo i media le onde anomale avrebbero raggiunto i due metri di altezza. Molte case sarebbero state spazzate via e l’agenzia locale per le emergenze ha comunicato che il terremoto ha fatto crollare “molte abitazioni”. Secondo funzionari locali, ci sarebbero almeno cinque morti anche se non è ancora chiaro se questo dato sia riferito allo tsunami o al sisma. Risultano anche diversi dispersi. La tv indonesiana mostra un video girato con il cellulare, condiviso anche sui social, in cui si vede una potente onda che colpisce Palu, con persone che urlano e scappano.

Buio e linee interrotte frenano soccorsi

In Indonesia è notte e il buio e le interruzioni alle reti di telecomunicazione stanno ostacolando i soccorsi e i tentativi delle autorità indonesiane di stilare un bilancio dei danni e delle vittime. Secondo il portavoce dell’agenzia nazionale per la gestione dei disastri, fino a domani mattina i soccorsi saranno limitati: “Tutto il potenziale nazionale verrà dispiegato, e domattina invieremo un aereo da trasporto militare Hercules ed elicotteri per fornire assistenza nelle aree colpite dallo tsunami”. L’aeroporto di Palu è stato chiuso almeno fino a domani.

Altra scossa in mattinata

Alcune ore prima del sisma 7.5, si era verificata un’altra scossa di magnitudo 6.1, sempre nell’isola indonesiana di Sulawesi provocando un sussulto di circa 10 secondi nella città di Donggala. Secondo l’Usgs, istituto statunitense che monitora i terremoti, il sisma si è verificato a una profondità di 18 chilometri con epicentro 30 chilometri a nord di Donggala. Nel tweet sotto, il video dello tsunami, condiviso dal corrispondente dall’Australia della Abc, che lo reputa autentico:

 

Crediti :

Sky TG 24

Continua a leggere

ESTERI

Libia, Conte e Salvini: “No a interventi militari”. Ministro dell’Interno accusa la Francia

Pubblicato

il

«Si smentisce categoricamente la preparazione di un intervento da parte dei corpi speciali italiani in Libia. L’Italia continua a seguire con attenzione l’evolversi della situazione sul terreno e ha già espresso pubblicamente preoccupazione nonché l’invito a cessare immediatamente le ostilità assieme a Stati Uniti, Francia e Regno Unito». È quanto si legge in un comunicato stampa di Palazzo Chigi sull’ipotesi di un intervento italiano a supporto del governo Sarraj assediato dalle milizie ribelli.

A sostegno arrivano anche le parole del ministro dell’Interno Matteo Salvini che ribadisce: «Escludo interventi militari che non risolvono nulla. E questo dovrebbero capirlo anche altri». Ma la crisi politica della Libia ha, secondo il leader leghista, un responsabile: «Chiedete alla Francia», dice lasciando Palazzo Chigi, rispondendo ai cronisti che gli chiedono se alla luce della situazione attuale non si sia pentito di aver definito la Libia un porto sicuro. «Sono preoccupato, penso che dietro ci sia qualcuno. Qualcuno – ha aggiunto – che ha fatto una guerra che non si doveva fare, che convoca elezioni senza sentire gli alleati e le fazioni locali, qualcuno che è andato a fare forzature, a esportare la democrazia, cose che non funzionano mai. Spero – ha concluso – che il cessate il fuoco arrivi subito».

<iframe src=”https://www.lastampa.it/modulo/slideshow/jsp/video_embed.jsp?u=30085180-af98-11e8-aecf-805df6248f79&w=700&h=394″ width=”700″ height=”394″ frameborder=”0″></iframe>

«L’Italia – aggiunge il vicepremier- deve essere la protagonista della pacificazione in Libia. Le incursioni di altri che hanno altri interessi non devono prevalere sul bene comune che è la pace» ed esprime «massimo sostegno alle autorità libiche riconosciute, il ringraziamento degli italiani alla guardia costiera libica che sta continuando a fare positivamente il suo lavoro» e conclude: «speriamo di tornarci il prima possibile. Anch’io sono disposto a correre qualche rischio e tornarci il prima possibile perché è troppo importante una Libia finalmente pacificata»

 
  

Licenza Creative Commons

 

 

Crediti :

la Stampa

Continua a leggere

Newsletter

Facebook

I più letti