Padre Reverberi, il prete accusato di crimini contro l’umanità, si nasconde in una parrocchia di Parma

DON-FRANCO-REVERBERIE’ ricercato per crimini contro l’umanità, fuggito dalla provincia di Mendoza.
Il suo nome è Franco Reverberi Boschi, un sacerdote che, durante la dittatura di Videla, ricopriva il ruolo di assistente cappellano dello Squadron VIII di San Rafael ed attualmente, secondo l’Interpol, ha trovato rifugio in una parrocchia di Parma.

Il mandato di cattura internazionale, nei confronti del prete settantacinquenne, è stato richiesto dal procuratore di San Rafael, Francisco Josè Maldonano e dal giudice federale Ariel Puigdengolas.

La richiesta di estradizione è stata inoltrata alla magistratura italiana, ostacolata a quanto  pare dalla curia del nostro Paese. Estradizione al vaglio del Tribunale di Bologna.In questo contesto, la sede dell’Assemblea permanente per i diritti dell’uomo di San Rafael, ha rivolto un mese fa un appello a papa Bergoglio, attraverso il Nunzio apostolico argentino, monsignor Emil Paul Tscherring, invitando il pontefice a “intercedere, ordinare, o istruire qualsiasi  azione che ritenga rilevante affinchè Franco Reverberi sia sottoposto a procedimento giudiziario in Argentina per accertare la sua condotta la sua criminale o confermare la presunzione di innocenza sotto il pieno godimento delle garanzie costituzionali e Stato di diritto democratico “.
Le responsabilità di padre Reverberi sono emerse duranti il primo processo per crimini di guerra celebrato a San Rafael nel 2010. Inchiodato dalla testimonianza di cinque vittime che hanno descritto nel dettaglio le torture che hanno dovuto subire nel centro clandestino di detenzione, tristemente noto come Casa Dipartimento.

Uno di loro, Roberto Flores, ha affermato che il sacerdote non ha preso parte alle violenze in prima persona, ma ha assistito alle torture inflitte ai prigionieri impassibile, con la Bibbia in mano.
Lo ha minuziosamente descritto, di carnagione olivastra, pantaloni, camicia e scarpe nere, colletto bianco e mai in abito talare.
Un altro sopravvissuto, Sergio Chaqui, ha aggiunto che mai, neppure dopo le torture, don Reverberi avrebbe portato un conforto quantomeno spirituale, mai si sarebbe trattenuto con i detenuti.

Agghiacciante la testimonianza di Mario Bracamonte “Ho visto quel prete quattro volte. Ricordo che un pomeriggio venimmo sottoposti ad un pestaggio particolarmente violento. Il pavimento del locale delle torture era rosso di sangue. Padre Reverberi ordinò che lo pulissimo con i nostri corpi, strisciando per terra, zuppi d’acque e di sangue. Era inverno, la temperatura era di 10 gradi sotto zero”.Bracamonte ricorda perfettamente che Reverberi assistette alla scena in compagnia di ufficiali e funzionari della polizia della giunta Videla e dell’esercito. Una notte, sempre Bracamonte, venne barbaramente pestato per quattro interminabili ore, torturato, la testa immersa più volte in una vasca colpa d’acqua. Sollevò il capo, vide Reverberi che lo apostrofò “Che hai da guardare? Cane!”.
Quasi tutti i poliziotti e i militari della Casa Dipartimento sono stati processati e condannati per crimini contro l’umanità. Condannati all’ergastolo per rapimento, tortura ed omicidio di massa.

La testimonianza di Angel Di Cesare, ha fatto emergere che il vescovo di Mendoza, vestito in tuta militare mimetica, più volte ha fatto visita al centro di detenzione, benedicendo le armi e gli strumenti con cui si torturavano i deportati.
Durante il primo processo, padre Reverberi fu chiamato a deporre come teste, ma nel corso delle udienze, la sua posizione risultò sempre più compromessa in quel contesto di atrocità, pertanto il procuratore Francisco Josè Maldonado che chiese l’incriminazione, richiesta che il giudice accolse.
Venne fissata un’udienza che avrebbe dovuto far sì che le porte del carcere si spalancassero per Reverberi, ma quell’udienza non si tenne mai, in quanto il cappellano riparò in Italia e fece sapere che, per motivi di salute, non avrebbe potuto fare ritorno in Argentina.
Secondo l’Interpol, il 10 maggio, 2011, tre mesi prima dell’udienza, il prete aveva lasciato il paese con il volo RA-1132 delle Aerolineas Argentinas destinazione finale di Roma internazionale, con una tappa in Spagna.

Sempre l’Interpol ha accertato che padre Reverberi starebbe esercitando le sue funzioni religiose presso la parrocchia Santi Faustino e Giovita a Sorbolo, in provincia di Parma, la città dove è nato il 24 dicembre 1937.
Il 10 agosto 2012, dopo una perizia medico-legale, per appurare lo stato di salute del sacerdote, il giudice federale argentino ha spiccato l’ordine di cattura internazionale e richiesto al nostro ministero della Giustizia e a quello degli Esteri, l’estradizione nei confronti di padre Franco Reverberi Boschi, il prete torturatore.

http://www.articolotre.com/2013/08/padre-reverberi-il-prete-accusato-di-crimini-contro-lumanita-si-nasconde-in-una-parrocchia-di-parma/200056

 

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ITALIA

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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