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Medicina

Panzironi a processo per esercizio abusivo della professione medica. Rischia fino a tre anni

Dopo numerose censure e sanzioni di Antitrust e Agcom, Adriano Panzironi rischia ora fino a 3 anni di carcere per esercizio abusivo della professione medica

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Dopo numerose censure e sanzioni di Antitrust e Agcom, Adriano Panzironi rischia ora fino a 3 anni di carcere per esercizio abusivo della professione medica. Il giornalista (attualmente sospeso dall’Ordine dei giornalisti) è l’inventore di “Life120”, un regime alimentare quasi totalmente privo di carboidrati e basato su integratori venduti dalla sua stessa società. La denuncia alla procura della Repubblica è stata fatta lo scorso anno dall’Ordine del Medici di Roma.

Secondo Antonio Magi, presidente dell’Ordine romano dei medici di Roma, non si può consigliare un regime alimentare senza avere visitato una persona, senza conoscere le eventuali patologie e le sue problematiche. Il rischio è di consigliare alimenti non compatibili con lo stato di salute. Adesso un giudice ha accolto l’esposto contro Panzironi.

Adriano Panzironi ha un’ampia visibilità su media locali e nazionali e conduce la trasmissione televisiva “Il Cerca Salute” su alcune emittenti locali, dove lascia intendere di poter vivere 120 anni e curare malattie come il diabete, l’Alzheimer e l’ipertensione seguendo i suoi consigli e utilizzando i suoi integratori.

Secondo una dichiarazione rilasciata  dal pubblico ministero Francesco Marinaro, Panzironi non è un dottore, nemmeno un dietologo, non è specializzato in scienze dell’alimentazione e pertanto i suggerimenti inerenti i suoi integratori potrebbero configurare il reato di esercizio abusivo della professione medica.





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Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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3 Commenti

3 Comments

  1. PARADOSSO ASIATICO

    6 Novembre 2019 at 13:49

    Cestinata l’accusa, infondata, di esercizio abusivo della professione di medico, mi soffermo sul “regime alimentare quasi totalmente privo di carboidrati”. Quantizzo l’avverbio con “20% di carboidrati” pronunciato da Panzironi. Questa percentuale è superiore al 10% di carboidrati delle diete chetogeniche. Questo tipo di dieta, terapeutica, unico rimedio dietetico contro l’epilessia già dagli anni ‘20, ha dimostrato efficacia nel trattamento di diverse malattie: *Epilessia, più di frequente in età infantile, refrattaria a trattamento farmacologico *Morbo di Alzheimer *Morbo di Parkinson *Sclerosi laterale amiotrofica *Obesità *Diabete tipo 2 e Sindrome Metabolica *NAFLD (epato-steatosi non alcool correlata) *Pazienti con indicazioni a rapido dimagramento per co-morbilità severe *Dolore e processi infiammatori in generale *Trauma cranico *Trattamento di alcuni tra i tumori più invasivi. (Convegno Macroregionale AME Day – Firenze 20/21 Maggio 2016) (AME: Associazione Medici Endocrinologi). Pubblicato il documento “Dieta chetogenica: come quando e perché – Cassandra Crescenti – Azienda USL Toscana Centro Firenze – S.O.C. Diabetologia e Mal.Metaboliche – U.O.S.D. Endocrinologia). La dieta chetogenica va attuata sotto stretto controllo medico. Si è restii a sperimentare allo stesso modo la Dieta Panzironi. Eppure Panzironi l’ha fatta sperimentare (in senso più lato come stile di vita), senza danni, ad alcuni volontari, per cinque mesi, sotto controllo medico. Lo stile di vita è fondamentale per ritardare il più possibile l’invecchiamento delle cellule (le più elementari forme di vita), e quindi dell’aspetto e della funzione fisica. Per ottenere ciò non dobbiamo dimenticare che il benessere della cellula dipende dal suo rendimento energetico, che sarà del 100% solo se garantiamo una giusta idratazione per l’idrolisi dell’ATP e l’adduzione di ossigeno, che non deve essere sostituito da altri gas nel torrente ematico, per la fosforilazione ossidativa dell’ADP.

  2. Marco Dimitri

    16 Novembre 2019 at 16:08

    Grazie per la precisazione su quello che, per lei, sembra quasi un regime alimentare miracoloso tanto da distruggere il cancro e concedere una vita lunga anche fino a 120 anni. Sarebbe bello ma la medicina, in questo caso in oncologia, non è noto che diete alimentari abbiano risposto al metodo scientifico. La dieta chetogenica è usata per accumulare massa muscolare, facendo forza sugli anabolizzanti che vengono somministrati agli animali. Ma, come detto, l’ultima parola spetta ai riscontri del metodo scientifico. Mi auguro comunque che la sua dieta non venga utilizzata sulle persone fragili malate di cancro.

    Marco Dimitri

  3. PARADOSSO ASIATICO

    18 Novembre 2019 at 11:12

    Gent. Marco Dimitri, non riesco proprio a riconoscermi quale destinatario della sua risposta, in quanto non ho parlato di 120 anni (personalmente spero di arrivare a 90 anni), nè ho parlato di regimi alimentari che a me possano sembrare miracolosi tanto da distruggere il cancro. Ho solo voluto impostare il mio commento sulla frase dell’articolo “regime alimentare quasi totalmente privo di carboidrati” riferito a Panzironi, quantificando il “quasi totalmente”, e facendo quindi, per prima cosa, un confronto-flash fra i valori percentuali, in termini di carboidrati, della dieta Panzironi e quelli della dieta chetogenica. A questo punto dovrei fermarmi, nel confronto predetto, perché lei sostiene che “la dieta chetogenica è usata per accumulare massa muscolare, facendo forza sugli anabolizzanti che vengono somministrati agli animali”, e quindi è usata, se ho ben recepito la sua affermazione, esclusivamente per quello scopo. Prendo atto di questa sua certezza che certamente è frutto di ricerche o di sue personali convinzioni. Io ho reperito quel documento “Dieta chetogenica: come quando e perché”, presentato ad un convegno medico, esclusivamente per dare forza alla teoria di Panzironi, e cioè ad una dieta “quasi totalmente” priva di carboidrati, essendo la dieta chetogenica, anche dieta terapeutica, secondo quel documento che così recita “L’impiego di strategie alimentari come le diete chetogeniche, che costringono le cellule a modificare la loro fonte di energia, ha dimostrato efficacia nel trattamento di diverse malattie quali:” cui segue il relativo elenco che ho riportato nel mio commento. Della dieta chetogenica in sé, non m’importa un bel niente né m’importa dell’uso che gli altri, spontaneamente, ne fanno. Prendo però atto della sua funzione espressa in quel documento redatto recentemente (2016), (ed anche, p.e. Convegno SINU (Toscana) – Dieta Mediterranea e Dieta Chetogenica – 2019, e poi c’è La Dieta Chetogenica – Manuale informativo per il medico e il personale sanitario, e tanto altro) fino a quando non ci sarà un altro studio che dice esattamente il contrario. E della cosa non mi meraviglio, trattandosi in genere di studi statistici, che per quanto estesi, non avranno mai la valenza semiprobabilistica, e cioè la ripetibiliità del 95% (consideriamo che la valenza probabilistica, e cioè 100 %, appartiene ai princìpi della natura, che descrivono eventi o fenomeni che si sono verificati sempre nello stesso verso, e che è estremamente improbabile che si verifichino spontaneamente nel verso opposto). Per quanto riguarda la dieta Panzironi o la dieta chetogenica (non ho capito a quale si riferisce) che lei, riferendosi a me, chiama “sua dieta” quasi che io l’avessi fatta mia, dico inanzitutto che sono una delle tante diete low-carb, che nel caso di Panzironi è diventata eclatante perché Panzironi l’ha enfatizzata come sfida verso una “medicina che non sarà più la stessa”. E non l’ho fatta mia, tanto è vero che mai mi sognerò di consigliare regimi alimentari, di qualsiasi corrente, o della corrente ufficiale, a nessuno, se addirittura in stato patologico, a meno che non si tratti di qualche amico in ottima salute, con la pancetta o in sovrappeso, cui consiglio di decimare il piattone di past’asciutta, cercando altresì di illustrare i processi energetici, compresa la “De Novo Lipogenesi”, spiegando quindi che i grassi si trovano in pieno coprifuoco non appena la ronda insulinica prende servizio. Quarantacinque anni fa, per dimagrire da 83 a 70 Kg, ascoltato mio zio medico con il consiglio nutrizionale “datti da fare”, eliminai dalla mia alimentazione. pasta, pane, formaggi stagionati e salumi insaccati. Panzironi all’epoca aveva 2 anni.
    In conclusione sono, in linea di massima, d’accordo con Panzironi, il quale però potrebbe aggiustare il tiro del suo 20% (atteso che le LARN indicano un range con valore minimo 45%, al confronto delle linee guida (2003) che indicano un perentorio 60%) e sui legumi, della qual’ultima cosa, all’occasione, potrò scrivere in seguito.
    Le porgo un sincero cordiale saluto.

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Medicina

Ivrea: il Tribunale ha respinto il ricorso di Chiara Tinuzzo, la mamma NoVax

Il Tribunale di Ivrea ha respinto il ricorso di Chiara Tinuzzo, la mamma delle due gemelline di 3 anni che erano state escluse dalla scuola perchè non vaccinate

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Il Tribunale di Ivrea oggi ha respinto il ricorso di Chiara Tinuzzo, la mamma delle due gemelline di 3 anni che erano state escluse dalla scuola dell’infanzia Villa Girelli in quanto non in regola con le vaccinazioni.

Il giudice Matteo Buffoni ha dato ragione alla scuola e riconosce «la piena legittimità del provvedimento con cui la cooperativa (la Alce Rosso, che gestisce Villa Girelli) ha opposto l’accesso alla struttura inanzi alla mancanza di documentazione vaccinale».

 





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Amnesia immunitaria, il danno a lungo termine del morbillo

Nei bambini non vaccinati, il virus del morbillo causa la distruzione di una grossa percentuale del loro corredo di anticorpi, lasciandoli esposti per anni alle infezioni virali e batteriche

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Il virus del morbillo produce nei soggetti infettati una sorta di amnesia immunitaria: il loro organismo “dimentica” i patogeni che ha già incontrato, e poiché non li riconosce più rimane esposto a infezioni batteriche e virali. Lo rivela uno studio su campioni di sangue di 77 bambini non vaccinati colpiti dal virus nei Paesi Bassi.

L’analisi, pubblicata su “Science” da Michael Mina e Stephen Elledge dell’Howard Hughes Medical Institute di Boston, mostra che il morbillo ha eliminato dall’organismo dei piccoli gran parte degli anticorpi, le proteine che conservano la memoria dei patogeni incontrati in passato e sono perciò fondamentali per riconoscerli quando si presentano nuovamente.

Lo studio conferma i risultati di una precedente ricerca pubblicata nel 2015 sempre dal gruppo di Mina, in cui era emerso che il morbillo era in grado di sopprimere il sistema immunitario dell’organismo infettato per due o tre anni. Ciò è coerente con un dato epidemiologico rilevato negli ultimi decenni: i soggetti vaccinati contro il morbillo mostrano, a lungo termine, un’immunità estesa anche ad altre infezioni. Il dato suggerisce un effetto ad ampio spettro sul sistema immunitario, ma l’ipotesi finora non ha trovato conferma, ed è stata molto dibattuta tra immunologi e infettivologi.

Elledge e colleghi stavano perfezionando un test denominato VirusScan, in grado di identificare, da una sola goccia di sangue, tutti gli anticorpi in circolo, rilevando così con quali virus – dall’HIV all’influenza, fino all’herpes – è entrato in contatto un soggetto.

Nel corso dell’analisi, i ricercatori hanno analizzato i campioni di sangue di bambini non vaccinati appartenenti a una comunità di protestanti ortodossi dei Paesi Bassi, colpita da un’epidemia di morbillo nel 2013. Gli autori hanno così potuto analizzare il sistema immunitario prima e dopo l’infezione.

Il test ha rilevato come previsto la presenza di anticorpi contro il morbillo. Ma gli altri anticorpi sembravano scomparsi: i bambini avevano perso tra l’11 e il 73 per cento del loro corredo immunologico, a seconda della gravità dell’infezione. Il risultato è stato confermato, con dati ancora più evidenti, da un’analoga sperimentazione sui macachi.

“Il virus è molto più dannoso di quanto pensassimo: ora sappiamo che l’infezione è un rischio a lungo termine per chi ne è colpito”, ha concluso Elledge. “Ciò mette ancora più in risalto l’importanza della vaccinazione su larga scala”.





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Il governo ha investito 60 milioni su una terapia anticancro. Ecco di cosa si tratta

Lo ha dichiarato il ministro della Salute, Roberto Speranza, illustrando davanti alle Commissioni congiunte di Senato e Camera le linee programmatiche del suo dicastero.

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Cancro

“Il governo ha deciso di investire 60 milioni di euro sulle terapie CAR-T, 10 milioni per ciascuna delle 6 officine farmaceutiche”. Lo ha dichiarato il ministro della Salute, Roberto Speranza, illustrando davanti alle Commissioni congiunte di Senato e Camera le linee programmatiche del suo dicastero. Ma di cosa si tratta?

La terapia a base di cellule CAR-T consiste nella manipolazione genetica delle cellule del sistema immunitario per renderle in grado di individuare e contrastare efficacemente le cellule tumorali. In particolare, “CAR-T cells”, sono linfociti del paziente “educati geneticamente” a cercare, riconoscere e eliminare le cellule di leucemia o linfoma, dalle quali il paziente è affetto.

La tecnica Car-T utilizza cellule ottenute dal sangue, del paziente stesso o di un donatore volontario, e modificate geneticamente in laboratorio, con le metodiche dell’ingegneria molecolare. Questa procedura, estremamente delicata, va condotta in un laboratorio adeguatamente attrezzato e dedicato. Le cellule, opportunamente modificate, possono essere re-iniettate nell’organismo malato, dove potranno svolgere l’attività terapeutica desiderata e programmata.

Questo è quello che fa “tisagenlecleucel”, la terapia cellulare di Novartis, l’unica oggi disponibile. Tisagenlecleucel è l’unico CAR-T a essere indicato in bambini e ragazzi con Leucemia Linfoblastica Acuta (LLA) a cellule B e in adulti con Linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL), che siano diventati resistenti alle altre terapie, o nei quali la malattia sia ricomparsa dopo una risposta ai trattamenti standard. Una nuova occasione per questi pazienti con forme aggressive di tumori ematologici per i quali non vi sarebbero più altre opzioni di cura.

Si tratta infatti di un “trattamento vivo”, una immunoterapia cellulare autologa, prodotta a partire dai linfociti T del paziente, riprogrammati per identificare ed eliminare le cellule esprimenti CD19, in modo altamente personalizzato. Tisagenlecleucel è infatti in grado di restituire al sistema immunitario del paziente, attraverso un processo altamente personalizzato per ogni individuo, la sua naturale capacità di riconoscere ed eliminare le cellule tumorali. Con tecniche di ingegneria genetica si inserisce un gene nei linfociti T che così esprimeranno il recettore chimerico per l’antigene (CAR -Chimeric Antigen Receptor).





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