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Papa Francesco “sogna” una Chiesa povera: e ci sono anche gli imbecilli che ci credono

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lingotti-doro-300x168Papa Bergoglio, il novello “poverello di Assisi”, ha detto di “sognare” una “Chiesa povera”: e subito una torva di imbecilli, attorniata da politici mafiosi e da mass media collusi, hanno fatto da cassa di risonanza a questa “epica” quanto bugiarda affermazione, sottolineandone la rivoluzionarietà. La realtà è però tutt’altra e, ovviamente, i nostri striscianti politici e i nostri augusti media si guardano bene dal diffonderla. La Chiesa non è soltanto la più grande holding finanziaria del Pianeta -che se ne “strafotte” altamente della “povertà” strombazzata da Bergoglio- ma, secondohttp://www.notiziario360.it/la-chiesa-cattolica-romana-possiede-la-maggior-quantita-doro-di-tutto-il-mondo/  e secondo http://www.amicib.org/la-chiesa-cattolica-romana-ha-la-riserva-di-oro-piu-grande-al-mondo/ sarebbe anche il maggiore e singolo detentore di lingotti d’oro (ingot/bullion) rispetto a qualsiasi altra organizzazione nel corso dei trascorsi 1.000 anni.

 La Chiesa Cattolica Romana controllerebbe approssimativamente 60.350 tonnellate d’oro, due volte la dimensione delle riserve ufficiali totali di oro di tutto il mondo, o approssimativamente il 30,2% di tutto l’oro mai estratto/prodotto sul Pianeta Terra. A prezzi correnti, è possibile stimare il valore di tali beni che costituiscono il più grande tesoro della storia dell’umanità in oltre 1.245 miliardi di dollari statunitensi ($).
Ai nostri giorni, la Chiesa Cattolica Romana è tornata a numeri che l’hanno condotta nuovamente ad una posizione dominante nel settore dell’oro di cui non si era testimoni dalla caduta del Sacro Romano Impero (intorno al 1100), fase in cui Essa controllava poco meno del 30% dell’oro complessivamente presente nel mondo.
Per la maggior parte dei trascorsi 1.000 anni, la Chiesa Cattolica ha assunto una posizione dominante che gli ha permesso di controllare i mercati dell’oro a livello mondiale, in relazione al fatto di aver posseduto oltre il 50% di tutto l’oro, ed in una posizione talmente dominante, a partire dal XIV secolo fino a giungere al XVII secolo, da controllare oltre il 60% di tutto l’oro mai estratto.
Tale tesoro nella sua totalità è stato suddiviso tra numerose riserve dichiarate ed altrettanto numerose riserve non dichiarate. Soltanto il 20% delle riserve d’oro totali è immagazzinato tramite ‘partiti terzi’ in riserve ufficiali, la maggiore riserva dichiarata sarebbe rappresentata dalla Federal Reserve Bank, seguita dalle riserve presenti in Italia, Svizzera, Germania e Francia. Le più importanti riserve private non dichiarate sono sconosciute, ma paiono essere collocate anche in paesi dell’Occidente e a quanto pare risulterebbero associabili alle più importanti riserve private delle più antiche banche private e società finanziarie d’Europa. Potrebbero inoltre esistere riserve private gestite direttamente dal Vaticano, seppure quest’ultima resti un’ipotesi poco probabile.
Il Vaticano si è anche permesso, in questi tempi inquieti, di guardare con una certa serenità e distacco alla crisi dei mutui e alle tempeste finanziarie che stanno scuotendo il resto del mondo: sta infatti seduto – rivela il settimanale britannico “Tablet” – su una “roccia d’oro” perché già nel 2007, e su consiglio di abili consulenti finanziari, aveva trasformato i suoi investimenti azionari in lingotti d’oro, oltre che in obbligazioni e contanti.
La rivista del Regno Unito ha fatto esaminare ad un analista economico i dati contenuti nel rapporto annuale sulla gestione delle finanze vaticane relativa allo scorso anno, preparato dalla Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede e reso pubblico già nel luglio 2008. Non si tratta di cifre nuove, ma dalla lettura degli esperti emerge ora che la Santa Sede, sapientemente consigliata, aveva fiutato in anticipo i venti avversi del mercato e convertito i propri investimenti azionari, come un novello “re Mida”, in tanto metallo prezioso. Il Tablet ironizza: “la roccia di Pietro, su cui è stata fondata la Chiesa, si è trasformata in una roccia d’oro”.
Con tutto l’oro che il Vaticano possiede potremmo azzerare il deficit pubblico e con gli avanzi si potrebbero sfamare intere nazioni bisognose. Ma questa è un’altra storia: per adesso -e per un bel po’- gli imbecilli e i disonesti seguiteranno a credere al “sogno” di Francesco Bergoglio.
Al di là della fondatezza o meno della notizia sulla consistenza effettiva dei depositi aurei della Chiesa (che peraltro risulta confermata da fonti inglesi per ciò che concerne i recenti investimenti pre-crisi), sono incontestabili due verità di fondo, e cioè che la Chiesa è stra-ricca e che non si è mai sognata -e non si sognerà mai- di spogliarsi dei beni per donarli ai poveri. La sola circostanza che seguiti a costruire inutili templi dedicati ad un UFO invisibile, anziché destinarli più utilmente a coloro che sono indigenti, è uno scandalo che dimostra che la Chiesa non ha realmente a cuore i poveri. Ritengo che solo gli allocchi possano credere al cambiamento radicale “sognato” da Francesco. Ma se questo avverrà, sarò il primo a felicitarmene.
Per cominciare, potrebbe “disfarsi soltanto dei gioielli del Tesoro di San Gennaro, che sono stati valutati più di quelli della Corona d’Inghilterra e quelli dello Zar di Russia messi assieme. Sono stati donati al santo patrono in sette secoli di storia. Nel 2010 un’equipe di gemmologi e storici dell’arte, dopo tre anni di studi e ricerche, ha decretato l’inestimabilità del Tesoro del Santo. Una collezione unica, i cui “pezzi forti”, da soli, superano di gran lunga il valore dei gioielli della Corona britannica e dello Zar di Russia, i più preziosi del mondo, messi insieme.
23 settembre 2013
Luigi Tosti

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Il CICAP sull’omeopatia al Policlinico di Bari

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Il 14 ottobre p.v. si terrà, presso il Policlinico di Bari, un convegno dal titolo “La medicina omeopatica: lo stato dell’arte”, organizzato dall’Azienda Ospedaliero-Universitaria Consorziale

Policlinico di Bari, in collaborazione con l’associazione di medici e farmacisti pugliesi OMEOMEFAR, con la sponsorizzazione di aziende del settore omeopatico e il sostegno dell’Università di Bari. L’evento è stato inserito nell’ECM (Educazione Continua in Medicina), il percorso di formazione destinato ai professionisti della Sanità, e il relativo punteggio è in via di accreditamento.

Questi gli aspetti che destano, in particolar modo, la perplessità del CICAP:

  • il fatto che enti pubblici preposti alla salvaguardia della salute collettiva si rendano promotori di una pratica – l’omeopatia – che la comunità scientifica internazionale ritiene priva di fondamento;
  • il fatto che un evento basato su una disciplina pseudoscientifica venga fatto entrare nella formazione del personale sanitario, contribuendo a diffondere pratiche contrarie alle evidenze;
  • il fatto che enti pseudoscientifici e aziende private, motivati da interessi personali ed economici, intervengano nel sistema formativo del personale sanitario, senza salvaguardare la correttezza dei contenuti;
  • il fatto che, in ultima analisi, saranno i cittadini a pagare le conseguenze della disinformazione attuata, nel momento in cui si avvarranno dei servizi offerti dalla sanità pubblica.

Il CICAP invita l’AOUC Policlinico di Bari, l’Università di Bari e l’Organismo Regionale per la Formazione in Sanità a prendere le distanze da tale iniziativa, rimuovendola dal sistema di formazione ECM, e per il futuro invita gli enti pubblici della regione Puglia a difendere la salute dei suoi cittadini promuovendo l’informazione scientifica e la medicina basata sulle prove.

Il Gruppo CICAP Puglia

 
  

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Sanzionato con una censura il docente che ha tolto il crocifisso

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Zotti dovrà continuare a insegnare sotto un simbolo che percepisce come discriminatorio e che è già tornato ad essere affisso nelle aule del liceo Carducci. «Stupisce che, ancora nel 2014, una scuola pubblica non trovi di meglio per imporre il crocifisso che ricorrere a circolari fasciste», è il commento del segretario dell’Uaar, Raffaele Carcano.

’Ufficio scolastico regionale per il Friuli Venezia Giulia ha inflitto al professore Davide Zotti, docente di filosofia al liceo Carducci di Trieste, reo di aver rimosso, il 23 ottobre scorso, il crocifisso da una delle sue classi, la sanzione della censura. Zotti, cui da subito l’Uaar ha fornito assistenza legale, aveva rimosso il crocifisso dichiarandosi offeso, in quanto gay, dalle dichiarazioni del card. Ruini, che a proposito delle unioni omosessuali ha parlato di «diritti immaginari». «Non intendo più insegnare sotto un simbolo che rappresenta un’istituzione che continua a delegittimare la mia persona e quindi il mio stesso ruolo educativo», aveva spiegato. Subito è scattato il procedimento disciplinare e il docente è stato convocato il 1° dicembre scorso presso l’Ufficio per i procedimenti disciplinari dell’Ufficio scolastico regionale per il contraddittorio a propria difesa. Che ora ha notificato a Zotti il provvedimento.

L’Ufficio gli contesta di «aver posto in essere atti in violazione ai doveri, alla responsabilità e alla correttezza, cui deve essere sempre improntata l’azione e la condotta di un docente, considerata la sua funzione educativa e formativa». In particolare per aver rilasciato, senza autorizzazione del dirigente, «dichiarazioni pubbliche agli organi d’informazione idonee a pregiudicare l’immagine dell’amministrazione e la sua neutralità istituzionale»; per aver utilizzato «materiale dell’amministrazione per finalità estranee ai doveri d’ufficio» (materiale la cui presenza, specifica l’Ufficio, è prevista da due decreti regi del 1924 e del 1928); per aver posto in essere «un’azione arbitraria idonea a offendere la sensibilità dell’utenza, o le sue convinzioni personali, politiche o religiose o, comunque, potenzialmente discriminatoria»; per aver esposto indebitamente «Scuola e Amministrazione scolastica a polemiche sulla stampa, nonché ad una valanga di commenti su Facebook, contravvenendo così al dovere del pubblico dipendente di riservatezza, lealtà e collaborazione verso l’Amministrazione di appartenenza e, comunque, compromettendone la neutralità istituzionale».

In considerazione del «curriculum del docente e del comportamento collaborativo dimostrato dallo stesso, che non ha più reiterato il gesto e si è astenuto dal rilasciare dichiarazioni agli organi di stampa», l’Ufficio per i procedimenti disciplinari ha deciso di irrogare al docente la sola sanzione della censura — che consiste in una dichiarazione di biasimo scritta e motivata, che viene inflitta per mancanze non gravi riguardanti i doveri inerenti alla funzione docente o i doveri di ufficio — anziché la sospensione temporanea dal servizio. Insomma, Zotti dovrà continuare a insegnare sotto un simbolo che percepisce come discriminatorio e che è già tornato ad essere affisso nelle aule del liceo Carducci.

«Stupisce che, ancora nel 2014, una scuola pubblica non trovi di meglio per imporre il crocifisso che ricorrere a circolari fasciste», è il commento del segretario dell’Uaar, Raffaele Carcano. «Ci viene quasi da auspicare una legge che imponga il crocifisso, per vedere come la concilierebbero con la laicità del nostro Stato».

 

Crediti :

UAAR

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Religioni in Rai: l’Agcom respinge l’esposto dell’Uaar

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“La risposta dell’Agcom ha dell’incredibile”, ha commentato il segretario dell’Uaar, Raffaele Carcano. “In pratica si erge a difesa del monopolio di fatto della Chiesa cattolica, sostenendo che non conta il tempo a disposizione nei palinsesti televisivi e che non conta neppure l’orario nel quale si va in onda, considerato che porta a mo’ di esempio dell’offerta plurale della Rai due programmi televisivi che vanno in onda a settimane alterne e all’una di notte!”. “E poi non si tratta di affrontare temi “atei” o “agnostici” ma di dare conto di un approccio differente, ateo o agnostico per esempio, a temi che la Rai tratta abitualmente e sui quali chiama a intervenire quasi esclusivamente rappresentanti della gerarchia vaticana”.

’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha respinto l’esposto che l’Uaar ha presentato nell’agosto scorso contro la Rai.Secondo l’Uaar la Rai — nei cui palinsesti la Chiesa cattolica la fa da padrone (totalizzando quasi il 100% di presenze sul totale dei soggetti confessionali) e non vi è nessuno spazio dedicato alle opinioni atee e agnostiche — viola il proprio contratto di servizio che impone di rendere disponibile a ogni cittadino “una pluralità di contenuti, di diversi formati e generi, che rispettino i principi dell’imparzialità, dell’indipendenza e del pluralismo” nonché di “avere cura di raggiungere le varie componenti della società, prestando attenzione alle differenti esigenze di tipo generazionale, culturale, religioso, di genere e delle minoranze, nell’ottica di favorire una società maggiormente inclusiva e tollerante verso le diversità”.

Nessuna violazione invece secondo l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni che il 5 dicembre scorso ha respinto l’esposto dell’Uaar. Prima di tutto, scrive l’Agcom, in tema di pluralismo sociale, a differenza di quanto avviene per la comunicazione politica disciplinata dalla legge sulla par condicio, non si rinvengono specifiche previsioni che impongono obblighi di tipo quantitativo in capo alla concessione pubblica. In secondo luogo, prosegue l’Agcom, il pluralismo “sociale” deve essere inteso principalmente come pluralismo di argomenti, di temi e di orientamenti che animano la società, temi che non sono nell’esclusiva disponibilità di alcun soggetto. “La valutazione in ordine alla completezza dell’informazione pertanto non può essere effettuata in base al tempo televisivo fruito da ciascun soggetto portatore di determinati interessi o al numero di presenze degli stessi, ma alla luce della completezza dei temi oggetto di informazione”.

Secondo l’Agcom poi, la Rai ha riservato, nella propria programmazione, una significativa attenzione alla tematica religiosa: si consideri, scrive l’Agcom, che nel palinsesto di Rai Due sono presenti due programmi dedicati a confessioni differenti da quella cattolica, Protestantesimo, curato dalla Federazione delle Chiese evangeliche in Italia, e Sorgente di vita, curato dall’Unione delle comunità ebraiche italiane. L’Agcom conclude sottolineando che i temi oggetto di doglianza da parte dell’Uaar — “le tematiche ‘atee’, ‘agnostiche’ o ‘razionaliste’” — appartengono a un ambito culturale talmente vasto da non poter essere ricondotte ad alcuno specifico soggetto: “Appaiono riassorbite nell’insieme degli argomenti non religiosi trattati dalla stessa Rai nella sua articolata programmazione”.

“La risposta dell’Agcom ha dell’incredibile”, ha commentato il segretario dell’Uaar, Raffaele Carcano. “In pratica si erge a difesa del monopolio di fatto della Chiesa cattolica, sostenendo che non conta il tempo a disposizione nei palinsesti televisivi e che non conta neppure l’orario nel quale si va in onda, considerato che porta a mo’ di esempio dell’offerta plurale della Rai due programmi televisivi che vanno in onda a settimane alterne e all’una di notte!”. “E poi non si tratta di affrontare temi “atei” o “agnostici” ma di dare conto di un approccio differente, ateo o agnostico per esempio, a temi che la Rai tratta abitualmente e sui quali chiama a intervenire quasi esclusivamente rappresentanti della gerarchia vaticana”. “Così com’è — ha concluso Carcano — la Rai non dà minimamente conto del pluralismo che anima il nostro Paese, facendo un torto a quanti non si riconoscono nella religione cattolica”.

Comunicato stampa Uaar

 

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