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#ParisAttacks | Anonymous dietro le quinte

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Storia, origini e attualità del movimento hacker che combatte banche, governi e terroristi sul web

[dropcap style=”style1″]A[/dropcap]nonymous combatte una guerra senza quartiere contro l’ #ISIS da oltre un anno, prima ancora dell’attentato alla redazione di Charlie Hebdo. In diverse operazioni contro l’ISIS, ha dato un importante contributo a denunciare simpatizzanti, affiliati, militanti e reclutatori del network del terrore autoproclamatosi Stato Islamico. È cronaca di questi giorni che #Anonymous ha sferrato un attacco alla galassia jihadista dopo i terribili attentati di #Parigi del 13 novembre in cui sono morte centinaia di persone. Grazie ad un software da loro realizzato sono stati capaci di inibire 11mila account #twitter pro-ISIS, e annunciano nuove ed eclatanti azioni. Nessuno sa con certezza chi veste i panni di Anonymous, eppure la loro origine e le prime azioni dicono molto di più di quello che si può pensare.

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MA CHI È ANONYMOUS?

Anonymous è un vasto ed eterogeneo gruppo di attivisti informatici aggregatosi inizialmente intorno al forum americano 4chan. Noti dal 2008 per gli attacchi informatici alla setta di Scientology, sono diventati famosi con l’operazione Payback e altre iniziative per rivendicare l’inutilità del copyright e le sentenze contro i downloader di materiali coperti da diritto d’autore.

Sono divenuti un soggetto riconosciuto a livello globale solo in occasione degli attacchi a Visa, Paypal, Mastercard e agli altri intermediari che avevano bloccato i conti di Wikileaks in seguito al cosiddetto Cablegate, cioè dopo la rivelazione dei cables, le comunicazioni riservate dell’apparato diplomatico statunitense. Si sono segnalati anche per attacchi alla #Cia, all’ #Fbi, a polizie e governi locali come quello ungherese, da loro considerato un governo fascista per aver limitato costituzionalmente il diritto all’informazione nel paese europeo.

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Il collettivo-non collettivo Anonymous interviene sempre quando c’è da difendere la diffusione dal basso di informazioni, o per punire coloro che la ostacolano, come nel caso di proposte di legge sul copyright che a loro dire limitano direttamente il diritto alla cultura e all’informazione. Quindi l’elemento che per lungo li ha caratterizzati è stata la battaglia contro la censura dei governi e la manipolazione religiosa. La prima aggregazione di Anonymous risale infatti al conflitto innescato contro la Chiesa di Scientology, con l’operazione Chanology.

Gli strumenti che usano sono molti e vari, dalle chat private per coordinarsi alle whiteboard come Pastebin per pubblicare comunicati, fino a blog a loro intestati gestiti anonimamente. Hanno tra i propri simboli la maschera di Guy Fawkes, il celebre rivoluzionario inglese, e un solo imperativo “non attaccare i media”.

ANONYMOUS, UNO PSEUDONIMO COLLETTIVO

Dati questi caratteri ricorrenti, il “fenomeno” Anonymous, non ha tuttavia forme definite che invece si possono cogliere solo nell’analisi dettagliata di singoli soggetti e singoli comportamenti che via via si rifanno alla sua filosofia. Anonymous è un movimento, non un’organizzazione. Non si sa chi ci sia dietro Anonymous. Singoli, gruppi organizzati, crew informatiche? Anonymous è uno pseudonimo collettivo, come lo fu Luther Blisset – l’agitatore culturale degli anni ’90 -, come lo fu il subcomandante Marcos – generale dell’esercito zapatista di liberazione nazionale (EZLN) -, e segue le stesse logiche:

Anonymous si mostra per nascondersi, si nasconde per mostrarsi. Chiunque può indossare la sua maschera e usarne il nome

Chiunque se ne può appropriare. Tranne in pochi e limitati casi svelati da Fbi e Interpol, e attualmente ancora al vaglio della magistratura, nessuno sa per certo quali soggetti e gruppi attivi sul web autonominatisi Anonymous abbiano deciso a tavolino azioni e logiche di sviluppo del movimento come accaduto nel caso degli attacchi a H. B. Gary e alla Stratfor. Le due società di consulenza strategica e di intelligence sotto contratto delle Difesa Americana, sono state più volte attaccate da Anonymous e nel caso di Stratfor, Anonymous ha reso pubbliche cinque milioni di email che hanno svelato la strategia di delegittimazione immaginata contro Julian Assange e Wikileaks.

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Verosimile è ritenere che la dinamica prevalente sia quella dell’emulazione, supportata poi dalla diffusione di competenze all’interno di comunità impermamenti basate su vincoli di reciprocità, fiducia e appartenenza. La grande forza del movimento è proprio questa: la capacità di socializzare tecniche e tattiche di guerriglia digitale con i meno versati (nell’informatica e nella comunicazione), anche se la forza e l’efficacia delle loro azioni riposa sempre su stretti legami personali precedenti o costruiti ad hoc durante le operazioni e sulla capacità di coinvolgere un pubblico più vasto e non sempre preparato a parteciparvi sia dal punto di vista politico che tecnico. E in effetti alcuni dei risultati mediaticamente più importanti sono stati ottenuti attraverso attacchi DDoS organizzati via botnet e gestiti da uno sparuto gruppo di attivisti che per questo loro ruolo hanno anche egemonizzato il fenomeno per un breve lasso di tempo.

DDOS, I CANNONI INFORMATICI DI ANONYMOUS

I DDoS, i Distributed denial of service (la negazione temporanea di un servizio #internet) – realizzati con strumenti molto semplici, e non tecnicamente sicuri, quali il LOIC (Low orbit Ion Cannon) – che intasano le connessioni dei server web fino a farli collassare, sono un’evoluzione del Netstrike, ma una volta scaricati, se non correttamente configurati e usati con precauzione possono e sono diventati un cavallo di troia per gli apparati di sorveglianza e repressione. E tuttavia la logica di Anonymous è sempre stata che una volta individuato un target, che si usino certi strumenti anziché altri, da quel momento in poi

chiunque partecipi all’azione ha la responsabilità personale di quello che fa

Nonostante i pesanti interventi della polizia verso alcuni dei partecipanti a questi attacchi, individuati più per la loro leggerezza che per le competenze degli investigatori, nessuno può sostenere con certezza di averne individuato i leader o dichiarare con sicumera di aver messo fuori gioco il collettivo/movimento. Anonymous è un meme, come le prime goliardate su 4chan. Anche se prendessero 100 sedicenti appartenenti ad Anonymous non cambierebbe niente. Quando in #Europa 100 mila persone vanno in piazza lo stesso giorno con le maschere di Guy Fawkes per protestare contro ACTA, e innalzano cartelli ad Anonymous, la repressione ha già perso.

We are Anonymous
We are a Legion
We do not forgive
We do not forget
Expect us

DAGLI ARRESTI ALLA MILLION MASK MARCH DI ANONYMOUS

E infatti nonostante alcuni elementi di spicco della sua galassia, come Sabu, siano stati costretti a collaborare con l’FBI dopo essere stati scoperti, e nonostante una serie di arresti condotti sia in #USA che in Europa, dal 2008 al 2013, Anonymous ha continuato a condurre attacchi informatici contro siti istituzionali o di grandi aziende, anche dopo la vasta eco mediatica prodotta dall’operazione di #polizia contro Lulzsec negli Usa. In Italia, dove un’operazione di polizia ha prodotto 4 arresti fra gli Anonymous, la stravagante compagine di attivisti ha “defacciato” e “dossato” numerosi siti istituzionali come quello di Equitalia, l’agenzia di riscossione crediti del ministero dell’Economia, e sono entrati furtivamente anche in quello del #Vaticano. Molte sono le azioni a loro intitolate. Una di queste, a carattere internazionale, “l’operazione Lolita” (#OpDarknet), ha avuto come target una serie di forum di dedicati alla pedopornografia nel Darkweb.

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Il 5 novembre 2010, nel giorno della ricorrenza della Congiura delle polveri, in omaggio al rivoluzionario inglese Guy Fawkes denunciato e torturato prima di riuscire nell’intento di far esplodere la Camera dei Lord con 36 barili di polvere pirica, gli Anonymous hanno convocato attraverso #Facebook la Million Mask March per protestare a livello globale contro la società della sorveglianza e delle disuguaglianze chiedendo libertà per Edward Snowden, il whistleblower del Datagate. La data non è quindi causale. L’immagine stilizzata del rivoluzionario cattolico Guy Fawkes  è diventata da tempo il volto di Anonymous. Una maschera, un simbolo di ribellione tornato alla ribalta delle cronache per il futuristico V per Vendetta, la graphic novel di Alan Moore immortalata dalla cinepresa dei fratelli Wachowsky nell’omonimo film dove V, vestendo i panni di Guy Fawkes fa tremare un regime orwelliano che controlla e indirizza in maniera autoritaria i suoi cittadini terrorizzandoli. Anche il nome dato alla manifestazione ha una forte valenza simbolica. La marcia evoca la Million Marijuana March che si svolge anche in Italia e quella organizzata nel 1995 dal controverso leader della Nation of Islam, Louis Farrakhan, per i diritti dei neri denominata Million Man March e che pure ricalcava la gande marcia del 1963 quando Martin Luther King pronunciò il suo celebre discorso alla nazione.

La marcia da allora si ripete ogni anno all’insegna di una canzone folk inglese che comincia così: “Remeber, remember, the 5th of November.

#OPKKK E #OPISIS, ANONYMOUS FINO AD OGGI

Le iniziative di Anonymous contro ogni forma di ingiustizia sono molte. Vale la pena di ricordare l’operazione contro i cappucci bianchi del Ku Klu Klan. Nell’ #OpKKK gli Anonymous hanno deciso di agire in seguito all’uccisione di un giovane afroamericano a Ferguson, in Missouri, denunciando nomi, email e account Facebook degli appartenenti al movimento dei suprematisti bianchi razzisti che in America continua a perseguitare minoranze etniche e religiose. Qualcosa simile all’#OpIsrael in cui hanno svelato i nomi degli impiegati statali filosionisti, per denunciare le terribili condizioni dei palestinesi di Gaza, fino ad arrivare alla violazione delle infrastrutture informatiche dell’ISIS.

In una serie di operazioni anti-ISIS hanno violato account Facebook e Twitter, pubblicato email di simpatizzanti e fiancheggiatori del sedicente Califfato, oscurato siti di propaganda #jihadista nell’ordine di migliaia. Un’attività condotta con strumenti diversificati, con un lavoro certosino di intelligence gathering, cioè di raccolta di informazioni da loro chiamata “doxing“, che è servita innanzitutto agli inizi del 2015 a individuare i reclutatori e gli informatici dell’ISIS per inibire alla base la loro capacità di propaganda web e che ha portato anche all’arresto di alcuni hacker jihadisti.

 

È stato proprio in questa occasione che è risultato evidente come il “movimento” fosse variegato e diffuso. Il video che annunciava l’operazione Ice-ISIS, (Congeliamo l’ISIS) era stato realizzato da un gruppo parallelo, The Red Cult che, che pur non rinunciando al proprio nome aveva adottato lo stile e l’immaginario di Anonymous, chiarendo per la prima volta l’eterogeneità dei partecipanti alle azioni intitolate ad Anonymous “Siamo ebrei e musulmani, ricchi e poveri, eterosessuali e gay, attivisti e poliziotti, ricchi e poveri.”

Lo schema degli attacchi alla galassia filo-jihadista si è in parte ripetuto con l’operazione Parigi (#OpParis), all’indomani degli attentati che il 13 novembre a Parigi hanno ucciso 130 persone. Annunciata da un video, l’operazione ha portato alla chiusura di oltre 10mila account twitter di propaganda islamista, motivo delle minacce successivamente ricevute dagli Anonymous che avevano messo in piedi l’operazione coordinata da un gruppo di italiani.

Anche qui, per quanto l’operazione principale fosse condotta dagli Anons italiani sotto il cappello di Anonymous, altri due gruppi come GhostSec e Ghost Security Group (una sorta di spin-off del primo, considerata emanazione dei servizi d’intelligence americani), hanno partecipato, con mezzi, strategie e metodi diversificati.

ANONYMOUS IN ITALIA: #FREEAKEN, #FREEOTHERWISE

In effetti gli Anons italiani hanno spesso avuto un ruolo di primo piano nelle operazioni di vigilantismo e denuncia targate Anonymous. E si sono caratterizzati per la scelta di target “politici” come il Cnaipic, l’Agenzia delle Entrate, Equitalia, i siti della Polizia di Stato e quelli dei fascisti di Forza Nuova, come pure del Ministero della Difesa e di quello della Giustizia. Anche qui il discrimine per distinguere se i protagonisti fossero dentro o fuori, emuli o fork di Anonymous non è sempre facile. Come nel caso di un gruppo che ha attaccato i server di Intesa San Paolo e Unipol banca per diffondere email e password di direttori e impiegati. Unico modo per attribuire ad #AnonymousItaly le operazioni è verificarne la legittimazione attraverso il blog ufficiale impegnato da tempo nella campagna per la liberazione di due anon italiani, Aken e Otherwise. E poi ancora le azioni contro l’EXPO2015 che hanno portato nella notte del 30 aprile 2015 alla chiusura temporanea della biglietteria virtuale dell’esposizione mondiale nonostante le smentite dei responsabili dell’evento milanese. Oppure quella del giorno precedente contro l’Agenzia del Farmaco per denunciare gli effetti devastanti degli psicofarmaci, degli ogm, dei pesticidi della Monsanto e l’inquinamento globale.

E in omaggio a una tradizione risalente agli albori della telematica sociale italiana cresciuta intorno ai Centri Sociali Occupati e Autogestiti e agli hacker meeting italiani, le azioni delle crew italiane degli hacker di Anonymous hanno avuto sempre un alto livello di politicizzazione. Con una particolarità: l’argomentazione precisa e fattuale dei motivi degli attacchi, fossero defacciamenti o DDoS, con comunicati sempre ben scritti e documentati.

 

 

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Nizza, attentato nella cattedrale di Notre-Dame: uomo con un coltello uccide 3 persone. “Una donna è stata decapitata, è terrorismo”

L’assalitore è entrato nell’edificio al grido di “Allah Akbar” e si è avventato sulle vittime. Dopo esser stato neutralizzato con alcuni colpi di arma da fuoco sparati dagli agenti intervenuti sul posto, è stato arrestato e portato in ospedale. In corso una riunione di crisi con il presidente Emmanuel Macron al ministero dell’Interno

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Ha fatto irruzione nella cattedrale di Notre-Dame, a Nizza, al grido di “Allah Akbar” e poi, armato di coltello, ha sgozzato due persone e ne ha decapitata una terza. È un “attentato terroristico” quello che si è consumato intorno alle 9 di questa mattina nella città francese, con il Paese ancora scosso dalla brutale uccisione del professore Samuel Paty in una banlieue di Parigi, per mano di un estremista di origine cecena, e per le continue minacce che arrivano dai gruppi fondamentalisti islamici ai vignettisti di Charlie Hebdo e al presidente francese, Emmanuel Macron, che si è schierato in loro difesa dopo i recenti attacchi seguiti alla nuova pubblicazione delle vignette sul Profeta Maometto. La Francia, intanto, riattiva lo stato d’emergenza attentati, secondo quanto scrive il sito internet di radio Europe 1.

Secondo quanto riferiscono fonti della polizia citate dal quotidiano francese Le Figaro, le vittime sono due donne e un uomo, quest’ultimo custode della chiesa: il corpo di una delle due è stato trovato all’interno dell’edificio, l’altro all’esterno, dove la donna sarebbe stata aggredita mentre cercava di rifugiarsi in un bar situato nelle vicinanze. Proprio quest’ultima è riuscita a mandare un ultimo messaggio alla propria famiglia tramite le persone che hanno provato a soccorrerla: “Dite ai miei figli che li amo”.

L’assalitore era armato di coltello e, dopo esser stato colpito da alcuni colpi di arma da fuoco sparati dagli agenti intervenuti sul posto, è stato arrestato e portato in ospedale. Non si esclude che possa avere dei complici, mentre non si conosce ancora il numero esatto dei feriti. Intanto l’inchiesta è stata affidata alla Procura antiterrorismo che al momento indaga per “omicidio” e “tentato omicidio”.

Il ministro dell’Interno francese, Gérard Darmanin, ha annunciato su Twitter che è in corso una riunione di crisi con il presidente Emmanuel Macron al ministero dell’Interno. “Tutto lascia pensare a un attentato terroristico in seno alla basilica di Notre-Dame”, ha detto il sindaco della città, Christian Estrosi. “Il responsabile dei fatti non ha smesso di ripetere davanti a noi ‘Allah Akhbar’, mentre veniva soccorso dai sanitari – ha aggiunto – Nizza, come la Francia, forse più di altri luoghi, paga un tributo troppo pesante essendo vittima ancora una volta dell’islamofascismo“. E per paura che possano verificarsi altri episodi simili mentre la città è in subbuglio per l’ultimo attentato, il primo cittadino ha chiesto che “tutte le chiese siano messe sotto sorveglianza o chiuse, così come tutti gli altri luoghi di culto della città. Quando è troppo è troppo, adesso è ora che la Francia metta da parte le regole di pace per annientare definitivamente l’islamofascismo sul nostro territorio”.

Il premier francese, Jean Castex, intervenuto in Parlamento, ha promesso che “la risposta” all’attacco “sarà ferma, immediata e implacabile“, preannunciando che “domani il presidente Macron ha convocato il Consiglio supremo di difesa”.

Intanto le autorità francesi hanno lanciato un forte appello ad evitare la zona dell’attacco: “Evitate il settore e seguite le indicazioni”, ha scritto il ministro dell’Interno su Twitter. Nell’area è infatti in corso un’operazione degli artificieri: “Non andate nel panico – ha esortato la polizia locale su Twitter – Le detonazioni che sentite sono quelle provocate dagli uomini della polizia nazionale, la situazione è sotto controllo“.

La Conferenza episcopale di Francia ha condannato come atto “indicibile” l’attacco e ha sottolineato che “i cristiani non devono diventare un bersaglio da abbattere”, ha detto alla France Presse padre Hugues de Woillemont, portavoce dei vescovi francesi. Le campane risuoneranno in tutte le chiese francesi alle 15 in segno di lutto.

Un minuto di silenzio è stato osservato all’Assemblea Nazionale, dove era in corso la discussione delle misure del nuovo lockdown nazionale annunciato proprio ieri sera da Macron alla luce della crescita esponenziale dei contagi di coronavirus nel Paese. L’Eliseo fa sapere che il presidente arriverà a Nizza in tarda mattinata.


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Trump ricoverato in ospedale con la febbre, cruciali i prossimi giorni. Casa Bianca: no a trasferimento dei poteri

Il presidente è all’ospedale militare Walter Reed e non passa i poteri al vice Pence. Ha ricevuto un farmaco sperimentale. Campagna elettorale nella bufera

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Ricoverato in ospedale, con febbre, tosse, congestione e affaticamento, colpito dal Covid-19. Donald Trump si trova da ieri sera al grande centro medico militare di Washington, il Walter Reed National Military Medical Center, dove la Casa Bianca ha ammesso che resterà per giorni.Il ricovero è stato definito a scopo precauzionale, per monitorare e curare il presidente con le migliori e più sofisticate tecnologie e terapie a disposizione. Trump avrà anche a disposizione speciali uffici della Casa Bianca nell’ospedale, qualora sia in grado di continuare a esercitare le sue funzioni. Trump ha twittato un video nel quale dice «credo di stare molto bene», il primo tweet dalla notte precedente quando aveva svelato la sua diagnosi. E la Casa Bianca fa sapere che le sue condizioni adesso non sono «in deterioramento». Ma i prossimi giorni, se l’esperienza medica nella lotta al virus insegna, saranno cruciali per l’evoluzione della malattia.

Incertezza elettorale senza precedenti

Il ricovero getta ulteriori ombre sulla campagna presidenziale ormai allo sprint finale dell’ultimo mese. Mai nella storia contemporanea del Paese un candidato alle presidenziali è stato ricoverato in ospedale a tempo indeterminato alla vigilia del voto. Non solo, ombre si allungano anche sulla leadership alla Casa Bianca, già considerata imprevedibile sia sul fronte domestico che internazionale con Trump in salute e saldamente nello Studio Ovale. Grande incertezza, insomma, rischia di dominare fino a quando non si saranno chiarite le condizioni di salute del presidente.

Nessun passaggio di poteri, per ora

I collaboratori di Trump hanno cercato di rassicurare affermando che non ci sarà alcun trasferimento di poteri al vice-presidente Mike Pence, risultato per ora negativo al coronavirus. «Il presidente è al comando», ha detto un portavoce. In caso di incapacità, leggi e Costituzione americane prevedono un passaggio dei poteri, volontario o meno, almeno temporaneo a Pence. Qualora anche Pence fosse fuori gioco, la linea di una successione, mai utilizzata, vede lo Speaker democratico della Camera Nancy Pelosi, il presidente repubblicano pro-tempore del Senato Chuck Grassley, il Segretario di Stato Mike Pompeo, entrambi risultati negativi al tampone sul virus. Un trasferimento temporaneo dei poteri è stato utilizzato negli ultimi 40 anni sia da Ronald Reagan che da George W. Bush, per colonoscopie.

I misteri sul contagio

La decisione stessa del ricovero immediato ha tuttavia moltiplicato preoccupazioni e tensioni per la tradizione di scarsa trasparenza dimostrata dall’amministrazione, non solo durante l’intera pandemia nel Paese ma nella gestione dell’attuale contagio e da sempre sulla salute del presidente. Il primo segno della serietà del nuovo contagio ai vertici del Paese era infatti già emerso mercoledì, quando la stretta consigliera del presidente Hope Hicks era risultata positiva dopo essersi sentita male, rimanendo coperto dal segreto. Hicks viaggia sempre gomito a gomito con Trump, era stata al dibattito presidenziale a Cleveland con il candidato democratico Joe Biden martedì e a un evento successivo in Minnesota.

Qui erano emersi i suoi sintomi ed era stata isolata in una cabina nel viaggio di ritorno a Washington sull’Air Force One. Nonostante questo e nonostante Trump fosse apparso visibilmente provato, si era ancora recato giovedì a un evento di raccolta fondi da cinque milioni di dollari in New Jersey, presso uno dei suoi resort golfistici, con un centinaio di invitati, tutti rigorosamente senza mascherine e precauzioni, compreso il presidente. Per Trump minimizzare la minaccia del virus, e della sua inadeguata gestione della crisi di sanità pubblica, è stato a lungo un cavallo di battaglia elettorale.

Un pericoloso appuntamento alla Casa Bianca

Hicks potrebbe però non essere stata all’origine del contagio, o almeno non la sola: due senatori repubblicani, Mike Lee e Thom Tillis, e il presidente dell’Università di Notre Dame sono tutti risultati positivi dopo aver partecipato a un evento affollato, almeno 150 ospiti, senza precauzioni alla Casa Bianca sabato scorso. Nell’occasione Trump aveva annunciato la nomina del giudice Amy Coney Barrett alla Corte Suprema. All’appuntamento, nel Giardino delle Rose, erano presenti anche tutti i più stretti collaboratori e membri dello staff presidenziale, tra cui l’ex consigliera di Trump, Kellyanne Conway, che venerdì sera ha twittato di essere positiva al coronavirus, così come il nuovo manager della campagna presidenziale di Trump, Bill Stepien. Un elemento che fa temere che la scoperta della diffusione del contagio sia ancora solo agli inizi, se l’evento si rivelerà esser stato un super-spreader.

Il mistero della salute di Trump

La salute del presidente è inoltre da tempo un mistero e oggetto di polemiche. Trump è considerato un paziente particolarmente a rischio, per età e condizioni fisiche. Ha 74 anni ed è considerato sovrappeso, quasi 106 chili per 1,90 di statura. Non è noto se abbia altri problemi medici, quali pressione alta o diabete, perché i suoi periodici check up medici sono sempre rimasti generici nel definirlo in buona salute. Lo scorso novembre Trump si recò a sorpresa proprio a Walter Reed senza dare spiegazioni convicenti, tra voci che avesse sofferto mini-infarti o altri malesseri tenuti nascosti.

A bordo del Marine One

Al momento la Casa Bianca difende a spada tratta la tesi della precauzione quando si tratta del ricovero. «Per eccesso di cautela, dietro raccomandazione medica, il presidente lavorerà dagli uffici presidenziali a Walter Reed per i prossimi giorni», ha comunicato ufficialmente la Casa Bianca poco prima che il Marine One, l’elicottero presidenziale, arrivasse sul South Lawn della White House verso le 6 pm ora locale. Trump si è imbarcato rapidamente, senza fare dichiarazioni e indossando una maschera, episodio raro.La raccomandazione del ricovero del presidente è stata direttamente dei medici della Casa Bianca, che hanno ritenuto di avere a disposizione know how adeguato per seguirlo, in particolare qualora le sue condizioni peggiorassero come a volte può accadere rapidamente tra a chi ha contratto il virus.

Un cocktail firmato Regeneron

Prima del ricovero gli avevano già somministrato in vena un cocktail di anticorpi della casa biotech Regeneron, ancora in fase sperimentale ma ritenuto promettente. Trump ha ricevuto anche vitamina D, un anti-acido, zinco, aspirina e melatonina. «Affaticato ma in buono spirito», ha detto il suo medico, Sean Conley, dopo aver completato la somministrazione. Il chief executive di Regeneron, Leonard Schleifer, conosce da anni Trump e la Casa Bianca lo ha contattato per avere l’autorizzazione d’emergenza a usare una dose del farmaco, poi approvata anche dalle autorità federali della Fda. Il cocktail, stando a primi, parziali studi, potrebbe abbassare i livelli del virus quando iniettato agli inizi della malattia. Mancano però prove e garanzie. Il fatto che abbia ricevuto un farmaco sperimentale ha tuttavia alimentato ulteriori sospetti tra i media americani che l’ottimismo sfoggiato dalla Casa Bianca sia prematuro.

Contagiati e non

Tra gli altri contagiati, la First Lady Melania Trump, che appare per ora in migliori condizioni, con emicrania e una tosse definita lieve. Negativi al virus al momento sono invece risultati la figlia Ivanka Trump e il genero Jared Kushner. Biden, il candidato democratico alle presidenziali, è a sua volta risultato negativo al tampone per il virus. Biden aveva incontrato Trump al primo dibattito tra i due, seppure a distanza, e resta a rischio perché il virus ha un periodo di incubazione di giorni.

La campagna elettorale continua

La campagna elettorale, davanti allo shock della malattia di Trump, è uscita scossa ma rimane in dirittura d’arrivo verso il traguardo del 3 novembre. Almeno quella democratica: Biden ieri sera in Michigan, parlando a un evento sindacale, ha inviato auguri di guarigione a Trump e invitato però tutti a prendere seriamente la minaccia del Covid-19. Il partito ha deciso di sospendere solo campagne pubblicitarie troppo negative contro Trump. Da parte sua la campagna di Trump, già indietro nei sondaggi, ha cancellato ogni appuntamento elettorale dal vivo, indicando che svolgerà piuttosto iniziative online.

Aiuti anti-Covid più vicini

In Congresso, lo Speaker della Camera Nancy Pelosi ha espresso la convinzione che davanti allo shock del contagio di Trump almeno un accordo tra democratici e repubblicani sia oggi più vicino: su un nuovo piano multimiliardario di aiuti economici contro la pandemia. Finora i democratici hanno proposto 2.200 miliardi ma i repubblicani e la Casa Bianca hanno resistito. Questa possibilità di compromesso potrebbe offrire sostegno a mercati finanziari preoccupati per la malattia del presidente.


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Donald Trump e Melania sono positivi al coronavirus

La notizia è arrivata nella notte. Il presidente Usa e la first lady hanno dovuto fare il test perché una componente dello staff era risultata positiva

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e la first lady Melania hanno annunciato in un tweet di essere positivi al nuovo coronavirus e si sono isolati, iniziando la quarantena. La situazione incerta avrà un impatto sulla campagna per le elezioni presidenziali, previste per il 3 novembre. Al momento la pandemia negli Stati Uniti, spesso sminuita da Trump, vede oltre 7 milioni di casi e 207mila decessi.

 

Il presidente e la first lady stanno entrambi bene e resteranno nella loro residenza alla Casa bianca durante la convalescenza“, ha affermato in un comunicato il loro medico Sean P. Conley. Non si è ha conoscenza del fatto che Trump e sua moglie manifestino o no dei sintomi da Covid-19.

Il presidente è stato costretto a fare un test per il coronavirus dopo che una delle componenti del suo staff più stretto, Hope Hicks, è risultata positiva. Ironicamente, in una cena politica nella serata di giovedì 1° ottobre, Trump aveva affermato che la fine della pandemia fosse vicina. Il presidente degli Stati Uniti non è stato l’unico politico di spicco ad avere notizia di positività al nuovo coronavirus. Tra questi ci sono Boris Johnson (premier del Regno Unito), Jair Bolsonaro (presidente del Brasile), e il nostro Silvio Berlusconi.


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