Contattaci

PRETI PEDOFILI

Parroco confessa abusi ai campi scout: «Ogni settimana 4 o 5 bimbi»

Preynat, l’ex parroco confessa abusi ai campi scout: «Ogni settimana 4 o 5 bimbi». Rischia fino a 10 anni

Pubblicato

il

Bernard Preynat, l’ex parroco finito alla sbarra in Francia per atti di pedofilia perpetrati su giovani scout fra i 7 e i 15 anni tra il 1971 e il 1991, ha rilasciato una agghiacciante confessione. Dinanzi ai giudici, l’ex prelato ha detto che per 20 anni «succedeva tutti i fine settimana, durante i campi (scout, ndr.), potevano essere quattro o cinque bambini in una settimana».

Nel corso del suo intervento al tribunale di Lione, Bernard Preynat ha quindi ribadito che a quei tempi non si rendeva conto della gravità di quanto stesse facendo. «Per me, all’epoca, non si trattava di aggressioni sessuali, ma di carezze, di coccole. Mi sbagliavo – ha dichiarato – Ciò che me lo ha fatto capire, sono state le accuse delle vittime».

Angelo Sodano, Papa Francesco fa uscire di scena il cardinale travolto dallo scandalo abusi

Bernard Preynat

il parroco Bernard Preynat confessa gli abusi sugli scout scout: «Ogni settimana 4 o 5 bimbi».

All’epoca – ormai oltre trent’anni fa – l’ex prelato allontanato dalla Chiesa beneficiava della totale fiducia dei genitori che gli affidavano i figli in parrocchia oppure nei campi scout in Francia o all’estero. Almeno fino al 2015, quando diversi ex scout, riuniti nell’associazione La Parole Liberéè, abbattono il muro di omertà denunciando Preynat per palpeggiamenti, baci in bocca e carezze forzate, incluso sulle parti genitali. Un caso che ha sconvolto la Francia, diventando l’emblema dello scandalo pedofilia nella Chiesa transalpina, coinvolgendo anche il cardinal Philippe Barbarin, già condannato a 10 mesi con la condizionale per omessa denuncia e ora in attesa della sentenza d’appello, il 30 gennaio.

Dopo il rinvio di ieri a causa dello sciopero degli avvocati che protestano contro la riforma delle pensioni di Emmanuel Macron, l’atteso processo a Bernard Preynat si è aperto questa mattina al tribunale di Lione. E già dal primo giorno, il settantaquattrenne privato della tonaca è comparso alla sbarra per rispondere delle decine di accuse di violenze sessuali su scout che frequentavano la parrocchia di Sainte-Foy-Les Lyon. In aula, Preynat ha riconosciuto tutto. Per 20 anni, ha ammesso nella terribile testimonianza, «succedeva tutti i fine settimana, durante i campi (scout, ndr.), potevano essere quattro o cinque bambini in una settimana».

Quasi un bambino al giorno», ha osservato la presidente dell’aula, Anne-Sophie Martinet. Nella difficile caccia alle circostanze attenuanti, l’uomo ha dichiarato più volte che a quei tempi non si rendeva conto della gravità di quanto stesse facendo. «Per me, all’epoca, non si trattava di aggressioni sessuali, ma di carezze, di coccole. Mi sbagliavo – ha dichiarato – Ciò che me lo ha fatto capire, sono state le accuse delle vittime». In un’altra dichiarazione, ha però affermato di «sapere benissimo che quei gesti erano vietati, carezze che non avrei dovuto fare. Del resto, lo facevo di nascosto». E «chiaramente provavo un piacere sessuale».

Emmanuelle Haziza, avvocato di una delle vittime, Pierre-Emmanuel Germain Thill, ha denunciato il «più grande predatore sessuale della regione. Al tempo stesso, nega il carattere sessuale di ciò che ha fatto subire ai bambini, ma ammette di aver toccato centinaia e centinaia di bambini…». Per un’altra delle vittime, Francois Devaux, questo processo è «il momento più duro che ho vissuto dall’inizio del caso». Parlando dell’«inferno» che all’epoca fece vivere ai genitori – gli unici ad aver avvertito le autorità ecclesiastiche sugli abusi subiti dal figlio – ha inoltre parlato per la prima volta di un suo «tentativo di suicidio». «Prima, credo, ero un bambino luminoso. Dopo, ho vissuto una vita oscura», ha puntualizzato. Preynat rischia fino a 10 anni di carcere.



Licenza Creative Commons




Crediti :

il Messaggero

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

Continua a leggere
Clicca per commentare

Leave a Reply

Per commentare puoi anche connetterti tramite:



Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

PRETI PEDOFILI

Parroco condannato a cinque anni per atti di pedofilia. Vittime ragazzini dai 7 ai 15 anni

Il legale di Bernard Preynat ha giudicato la pena «smisurata» Le vittime avevano un’età compresa tra i 7 e i 15 anni

Pubblicato

il

Bernard Preynat

Lione – Padre Bernard Preynat, ex parroco finito a processo a Lione con l’accusa di pedofilia, è stato condannato.

Il giudice ha stabilito che l’ex prelato di 75 anni dovrà scontare cinque anni di carcere senza la possibilità di chiedere la libertà condizionale. La sentenza è più mite rispetto alla richiesta della pubblica accusa, che chiedeva che Preynat fosse condannato a otto anni senza condizionale.

Il legale del 75enne ha contestato la sentenza, definendo la pena «smisurata». L’atto finale del processo si è tenuto a porte chiuse: pubblico e media non hanno potuto accedere al tribunale sulla base delle prescrizioni di sicurezza per contrastare il diffondersi del coronavirus.

Preynat, ex parroco di Sainte-Foy-les-Lions, è stato giudicato responsabile di atti di pedofilia ai danni di giovani scout. Gli abusi sono stati commessi in un periodo di tempo che va dal 1971 al 1991. Le vittime avevano un’età compresa tra i 7 e i 15 anni.



Licenza Creative Commons




Crediti :

tio.ch

Continua a leggere

PRETI PEDOFILI

Pedofilia, le vittime argentine dell’Istituto Provolo: se Vaticano sapeva ora ci dia le prove

Le vittime erano bambine bambini sordi, le violenze avvenivano soprattutto di sabato, quando c’erano meno testimoni, oppure di notte, quando i ragazzi toglievano l’apparecchio acustico e non potevo sentire le grida degli altri.

Pubblicato

il

Immagine al solo scopo di corredo articolo

Autori di abusi e torture alcuni sacerdoti e suore che prendevano di mira i soggetti più vulnerabili in assoluto: i bambini orfani o i cui genitori vivevano molto lontano. Agli studenti non era permesso imparare la lingua dei segni (era il cosiddetto metodo oralista inventato dal fondatore, Antonio Provolo) impedendo loro di fatto anche di denunciare. La vicenda inizia nella sede centrale dell’Istituto Provolo, a Verona: dopo le prime accuse di molestie don Nicola Corradi viene trasferito in Argentina dove continua il ciclo di violenze a Mendoza e a La Plata finchè gli ex alunni iniziano a denunciare e nel 2019 il sacerdote viene condannato a 42 anni di carcere, il suo vice a 45 – le condanne più pesanti mai inflitte per questi crimini. Ora le vittime chiedono al Vaticano di fornire loro tutti i documenti sull’Istituto, in modo da continuare le indagini e assicurare alla giustizia tutti i colpevoli. Nel focus l’intervista di Veronica Fernandes alle vittime, il servizio di Vania De Luca sul percorso di iniziato da Papa Francesco con il Summit contro la Pedofilia e un’analisi della vicenda di Emiliano Guanella, che ha seguito il caso in Argentina.

IL CASO ISTITUTO PROVOLO


Licenza Creative Commons




Crediti :

Rai News 24

Continua a leggere

PRETI PEDOFILI

“La pedofilia non uccide nessuno, l’aborto sì”.

Il prete cattolico di Rhode Island nella sua chiesa ha vietato la comunione ai legislatori statali che hanno sostenuto la legge sul diritto all’aborto

Pubblicato

il

Il prete cattolico di Rhode Island nella sua chiesa ha vietato la comunione ai legislatori statali che hanno sostenuto la legge sul diritto all’aborto

“La pedofilia non uccide nessuno, l’aborto sì”. È polemica negli Stati Uniti per le dichiarazioni pronunciate in diretta tv dal reverendo Richard Bucci. Il prete cattolico di Rhode Island nella sua chiesa ha vietato la comunione ai legislatori statali che hanno sostenuto la legge sul diritto all’aborto e in un’intervista rilasciata all’affiliata della NBC, la WJAR, ha commentato il fatto.

Per il reverendo della ‘Sacred Heart Church’ di West Warwick  l’aborto è un “massacro di bambini innocenti”: “Non c’è paragone tra pedofilia e aborto. La pedofilia non uccide nessuno, l’aborto lo fa”. Bucci ha quindi rimarcato come che il numero dei bambini abusati sia inferiore a quello degli aborti, per poi aggiungere “che non significa che l’abuso non sia una cosa orribile”.

Prima della dichiarazione shock, il prete era già finito al centro delle polemiche. Con una lettera aveva reso noti i nomi dei 44 deputati e senatori del Rhode Island che l’anno scorso avevano votato a favore del Reproductive Privacy Act, legge che prevede una serie di libertà e diritti alle donne che decidono di abortire.

In tanti hanno contesta le sue parole. Tra le prime, anche Carol Hagan McEntee, deputata statale del partito democratico, nella lista dei 44: “Quando dice che la pedofilia non uccide, chiaramente non sa cosa dice. Avrebbe dovuto ascoltare testimonianze e saprebbe che ci sono molte vittime che non sono più tra noi. Voci ferite a cui hanno rubato l’infanzia. Hanno praticamente distrutto le loro vite. E quelli che ancora possiamo ascoltare sono tra i fortunati perché sono ancora vivi. Non sono morti per overdose o suicidio. Ce ne sono molti altri che non sono mai riusciti a farsi avanti”.

 

 



Licenza Creative Commons




Continua a leggere

Chi Siamo

Vuoi ricevere le notizie?

Database Preti Pedofili

Dicono di noi

I Casi più noti

Cerca Prete Pedofilo

Archivio

LunMarMerGioVenSabDom
 1
2345678
9101112131415
16171819202122
23242526272829
3031 

 

 

 

 

 

I più letti