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Pedofilia, il Vaticano sanziona don Carlo Chiarenza

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2013122058Monsignor Carlo Chiarenza, ex rettore della Basilica San Sebastiano di Acireale, allontanato dopo le inchieste del mensile “S” e le denunce della Caramella Buona, è stato “ritenuto responsabile degli abusi denunciati da Teodoro Pulvirenti”. Il Vescovo Raspanti comunica le sanzioni con una lettera ai fedeli. La replica di don Chiarenza.

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ACIREALE – Adesso è ufficiale, il Vaticano ha condannato in primo grado don Carlo Chiarenza, potente monsignore che reggeva la Basilica San Sebastiano con l’accusa di essere “responsabile degli abusi denunciati”.

Per comunicarlo ai fedeli, il Vescovo di Acireale Antonino Raspanti, ha scelto di scrivere una lettera. Raspanti, noto per aver proposto di negare le esequie ai condannati per mafia, subito dopo la pubblicazione delle inchieste del mensile “S”, che ripercorrevano le denunce dell’associazione Caramella Buona, aveva disposto l’allontanamento di Chiarenza da Acireale.

LA LETTERA. “La nostra Chiesa diocesana -scrive Antonino Raspanti- nel rispetto delle persone e con la volontà di far luce sugli abusi denunciati lo scorso anno dal dott. Teodoro Pulvirenti nei confronti di don Carlo Chiarenza, ha iniziato l’iter giudiziario previsto dall’ordinamento canonico”.

“Secondo le norme vigenti -prosegue il Vescovo di Acireale- l’iter è proseguito a un livello superiore, guidato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, pervenendo a un primo grado di giudizio. In questo grado, non definitivo, il sacerdote è stato ritenuto responsabile degli abusi denunciati”.

Ecco le sanzioni a carico di don Carlo Chiarenza: “Dovrà sottoporsi ad alcune restrizioni, in osservanza delle quali dovrà dimorare per alcuni anni fuori dalla Diocesi non assumendo incarichi ecclesiali e non svolgendo il ministero in pubblico”. L’ex rettore della Basilica di San Sebastiano può fare ricorso entro sessanta giorni.

IL PERSONAGGIO. Padre spirituale dell’ex presidente della Regione Rino Nicolosi, don Carlo Chiarenza è stato da sempre venerato e rispettato ad Acireale. Dopo un lungo periodo alla guida della parrocchia S.Paolo, è stato scelto per guidare la Basilica di San Sebastiano, cuore pulsante del Clero acese. In ottimi rapporti con il Cardinale Paolo Romeo, Chiarenza ha ammesso -mentre veniva registrato di nascosto da Teodoro Pulvirenti- di aver compiuto abusi sessuali.

LE INCHIESTE DI “S”. Andrea Cottone ha raccolto le denunce dell’associazione contro la pedofilia Caramella Buona, ma anche il racconto di Teodoro Pulvirenti, scienziato acese che ha denunciato di aver subito abusi sessuali da Don Carlo Chiarenza. Teodoro, per dodici anni, ha dovuto affrontare la psicoterapia. Anni e anni di colloqui su un lettino per lavarsi di dosso l’orrore. All’improvviso ha trovato il coraggio di guardare negli occhi il proprio carnefice, ha incontrato Don Carlo Chiarenza e ha registrato la conversazione pubblicata poi dal mensile “S”. 

L’INCHIESTA DELLA PROCURA. Dopo la pubblicazione dell’inchiesta sul mensile “S”, la Procura di Catania guidata da Giovanni Salvi ha aperto un fascicolo. Le indagini sono state affidate al pool di investigatori della Polizia Postale di Marcello La Bella, coordinati dal pm Marisa Scavo. La Postale ha acquisito numerose testimonianze e le indagini proseguono coperte dal massimo riserbo. La difesa del monsignore accusato di pedofilia da numerosi testimoni, è rappresentata dall’avvocato Antonio Fiumefreddo, che dopo le denunce pubbliche di Teodoro ha convocato una conferenza stampa.

“La registrazione effettuata da Teodoro Pulvirenti –ha detto il sacerdote con una nota – è stata diffusa dal predetto in modo incompleto e secondo modalità che si sono così da prestate al fraintendimento e alla strumentalizzazione. In realtà il colloquio è avvenuto in un clima di sincera accoglienza umana e cristiana verso una persona, come tra persone che non si vedevano da molti anni”.

Sull’incontro, don Chiarenza aggiungeva: “Abbiamo parlato di tante cose spaziando sui più vari argomenti, e ci siamo congedati con la solita cordialità scambiandoci un bacio di saluto, cosicché mai avrei potuto immaginare di potere ricevere un’accusa così funesta”.

IL RACCONTO DI TEODORO Dopo la pubblicazione dell’inchiesta giornalistica, l’associazione Caramella Buona ha organizzato una conferenza stampa a Roma, per denunciare pubblicamente gli abusi di Don Carlo Chiarenza. Sul tavolo dei relatori c’erano il presidente dell’associazione Roberto Mirabile, Claudio Reale, coordinatore del mensile “S” e Teodoro Pulvirenti. Lo scienziato acese ha ripercorso, davanti alle telecamere, ogni momento degli abusi subiti da don Carlo Chiarenza. La registrazione della confessione del monsignore è stata distribuita ai giornalisti che rappresentavano, in quell’occasione, numerose testate nazionali. “Noi non siamo i colpevoli, siamo le vittime e non dobbiamo avere paura. Non c’è nulla da temere, non c’è niente di cui vergognarsi. Per questo lancio un appello a venir fuori perché ci sono tante altre vittime. Rivolgetevi alla Caramella buona, agli investigatori, agli inquirenti”.  “Sono venuti fuori i miei pensieri e la mia sofferenza -aggiungeva Teodoro Pulvirenti- è come se il mio dolore fosse sceso in piazza. Adesso la verità è fuori e forse ci sarà giustizia. Una gioia che non si può spiegare a parole”.

IL COMMENTO DI MIRABILE. Il presidente della Caramella Buona è contento: “Finalmente -spiega a LivesiciliaCatania- dopo anni, verità e giustizia hanno regnato, rendiamo atto al Vaticano e a Monsignor Raspanti di aver lavorato bene e fatto il loro dovere, dantronde, con tutto il materiale che La Caramella Buona ha fornito loro, non potevano esserci dubbi”.

LA REPLICA DI DON CARLO CHIARENZA. Attraverso il suo legale, l’avvocato Antonio Fiumefreddo, arriva la replica di don Chiarenza: “Ci permettiamo di chiedere rispetto per la delicatezza della questione trattata e soprattutto chiediamo di avere la pazienza di attendere le conclusioni dell’Autorità giudiziaria. La Magistratura, infatti, per i mezzi di cui dispone e per gli elementi di maggior compiutezza raccolti, dirà con gli atti cosa è realmente accaduto e non abbiamo dubbi che solo allora la innocenza di Don Chiarenza risulterà acclarata con la restituzione dell’onore a lui e a quanti attraverso il suo sacerdozio si sono avvicinati alla Chiesa”.

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http://catania.livesicilia.it/2013/08/08/pedofilia-il-vaticano-sanziona-don-carlo-chiarenza-responsabile-di-abusi-si-allontani-dalla-diocesi_254281/

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Emanuela Orlandi, le tombe sono vuote. Incredibile

La famiglia: «Niente ossa o sepolture, incredibile»

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Il mistero di Emanuela Orlandi si arricchisce di un nuovo colpo di scena. «Non ci sono sepolture e non ci sono ossa: le due tombe sono completamente vuote, è incredibile». Lo ha detto l’avvocato Laura Sgrò, legale della famiglia Orlandi, al termine delle operazioni di apertura delle due tombe nel cimitero Teutonico. «Le operazioni si sono concluse: una tomba è in fase di chiusura per l’altra è stato disposto l’ordine che resti aperta ancora per qualche ora. L’unica certezza – sottolinea Sgrò lasciando la città del Vaticano con Pietro Orlando – è che non ci sia nessun cadavere sepolto in nessuna delle due tombe. Siamo tutti quanti siamo rimasti tutti meravigliati di questa cosa».

Le operazioni al Campo Santo Teutonico si sono concluse alle 11.15.  «Le ricerche hanno dato esito negativo: non è stato trovato alcun reperto umano né urne funerarie», conferma il direttore della sala stampa vaticana Alessandro Gisotti. Il direttore aveva precisato che «non sarebbe stato possibile prevedere i tempi di durata per concludere tali operazioni, che vedono impiegate una quindicina di persone». Lo stesso Gisotti ha ricordato che l’apertura avveniva per evitare fraintendimenti. «L’accurata ispezione sulla tomba della Principessa Sophie von Hohenlohe ha riportato alla luce – riferisce Gisotti – un ampio vano sotterraneo di circa 4 metri per 3,70, completamente vuoto. Successivamente si sono svolte le operazioni di apertura della seconda tomba-sarcofago, quella della Principessa Carlotta Federica di Mecklemburgo. Al suo interno non sono stati rinvenuti resti umani. I familiari delle due Principesse sono stati informati dell’esito delle ricerche».

Agli accertamenti hanno collaborato il personale della Fabbrica di San Pietro, il professor Giovanni Arcudi, coadiuvato dal suo staff, alla presenza di un perito di fiducia nominato dal legale della famiglia di Emanuela Orlandi. Erano presenti l’avvocato della famiglia Orlandi, Laura Sgrò, e il fratello di Emanuela, Pietro Orlandi. Hanno seguito tutte le fasi dell’operazione il Promotore di Giustizia del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano, Gian Piero Milano, e il suo Aggiunto Alessandro Diddi, insieme il Comandante del Corpo della Gendarmeria Vaticana, Domenico Giani. «Per un ulteriore approfondimento, sono in corso verifiche documentali riguardanti gli interventi strutturali avvenuti nell’area del Campo Santo Teutonico, in una prima fase alla fine dell’Ottocento, e in una seconda più recente fase tra gli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso», riferisce ancora il portavoce vaticano.

L’operazione è stata disposta dall’ufficio del Promotore di Giustizia del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano. A chiedere questa verifica era stata con un’istanza la famiglia di Emanuela Orlandi, scomparsa 36 anni fa, dopo l’arrivo di una lettera anonima con l’indicazione della tomba dell’Angelo presente nel piccolo cimitero dello Stato Vaticano, «cercate dove indica l’angelo», era riportato nel messaggio.

IL CASO ORLANDI

IL CASO EMANUELA ORLANDI




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il Messaggero

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Pedofilia, Padre Bernard Prenyat condannato per abusi su minori

ribunale Ecclesiastico di Lione condanna alla massima pena Padre Bernard Preynat: dimesso da stato clericale dopo gli abusi di pedofilia “contro grande numero di vittime”

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Arcivescovo di Lione Barbarin a processo (LaPresse, 2019)

Il Tribunale Ecclesiastico di Lione ha emesso la condanna per pedofilia con massimo della pena possibile nei confronti di Padre Bernard Prenyat, il sacerdote che avrebbe abusato di un gruppo scout negli anni tra il 1986 e il 1996: ebbene secondo le regole del Diritto Canonico, il prete è stato dimesso dallo stato clericale e di fatto da oggi non può più considerarsi membro del clero cattolico. «Alla luce dei fatti, della loro persistenza e del grande numero di vittime è stato dimesso dallo stato clericale» si legge nel comunicato diffuso dalla Conferenza Episcopale francese in merito al processo penale contro Padre Preynat.

«In seguito alla revoca della prescrizione da parte della Congregazione per la dottrina della fede e all’apertura del processo giudiziario il 6 agosto 2018, il Tribunale ecclesiastico incaricato del caso di padre Bernard Preynat si è riunito oggi per rendere pubblico il suo verdetto. Padre Bernard Preynat è stato condannato per aver commesso reati sessuali contro minori di età inferiore ai 16 anni», spiega la durissima sentenza francese che chiude quantomeno un capitolo della difficile e complessa vicenda legata anche all’Arcivescovo di Lione, il Card. Philippe Barbarin che di recente ha rassegnato le dimissioni a Papa Francesco a seguito della condanna (in data 7 marzo) proprio per la presunta “copertura” di Padre Preynat. «Alla luce dei fatti e della loro persistenza, il gran numero di vittime, il fatto che padre Bernard Preynat abbia abusato dell’autorità conferitagli dalla sua posizione nel gruppo di scout che lui stesso aveva fondato e che dirigeva dalla sua creazione, assumendone la duplice responsabilità di capo e cappellano, la Corte ha deciso di applicare la pena massima prevista dalla legge della Chiesa in tal caso, cioè la dimissione dello stato clericale. Padre Bernard Preynat può, se lo desidera, fare appello al Tribunale della Congregazione per la dottrina della fede entro un mese dalla notifica della sentenza. Dopo questo tempo, la pena diventerà esecutiva», spiega la sentenza del Tribunale Ecclesiastico di Lione.

“SPRETATO” IL SACERDOTE CHE MISE NEI GUAI L’ARCIVESCOVO DI LIONE

Da ultimo, la Corte considera la colpevolezza di Padre Bernard Preynat ora del tutto pienamente, con il Tribunale che d’ora in poi può dedicarsi «allo studio di ciascuna delle richieste di risarcimento finanziario delle vittime». Negli anni ’70 e ’80, il sacerdote francese era stato responsabile di un gruppo di scout a Sainte-Foy-lès-Lyon, all’epoca non collegato ai grandi movimento di scoutismo, e quindi non era oggetto di ispezioni.

Furono poi decisive le denunce fatte dall’associazione “La Parole Libérée” diversi decenni dopo a rivelare l’entità gravissima degli abusi di pedofilia compiuti in quegli anni: la revoca della prescrizione da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede, effettuata su richiesta del cardinale Barbarin, «aveva permesso l’apertura di un procedimento giudiziario il 6 agosto 2018, al fine di integrare nel processo le richieste di risarcimento delle parti», riporta Vatican News. Proprio il Cardinale di Lione è stato accusato e condannato in primo grado a 6 mesi di carcere (con sospensione della pena) per la presunta “copertura” delle ignominie fatte da Preynat, con notevoli dubbi però in merito alla vicenda: Papa Francesco ha rifiutato e non accettato le dimissioni di Barbarin, che ha comunque deciso di ritirarsi prima del processo d’appello del prossimo novembre, perché lo ritiene innocente come del resto si è sempre professato il Cardinale.

L’Arcivescovo non è stato condannato per aver “direttamente” coperto gli abusi sessuali di Preynat ma perché avrebbe omesso di denunciarlo dopo aver scoperto quel passato, assegnandoli invece incarichi pastorali fino al 2015: al processo l’arcivescovo si è sempre difeso evidenziando il contesto e le ragioni che lo avevano spinto, come guida della Chiesa a Lione, «a non rinnegare bruscamente la linea di condotta dei suoi predecessori, a cominciare dal cardinale Albert Decourtray, in carica a Lione fino alla morte giunta nel 1994» come riportava l’Avvenire diversi mesi fa. La procura lo ha condannato lo stesso, non ritenendo valide quello scambio di lettere nel 2015 tra l’Arcivescovo e il Vaticano dove veniva consigliato il licenziamento del prete Preynat «evitando lo scandalo pubblico», seguito alla perfezione dal cardinale Barbarin.





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PRETI PEDOFILI

Il Vaticano ribadisce l’inviolabilità delle confessioni anche nei casi di pedofilia

E raccomanda di non cadere mai nello scandalismo. In sostanza, tacere sugli abusi sessuali ai danni dei minori

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Non si può violare il segreto confessionale, per nessun motivo. “Ogni azione politica o iniziativa legislativa tesa a ‘forzare’ l’inviolabilità del sigillo sacramentale costituirebbe un’inaccettabile offesa verso la libertas Ecclesiae, che non riceve la propria legittimazione dai singoli Stati, ma da Dio; costituirebbe altresì una violazione della libertà religiosa, giuridicamente fondante ogni altra libertà, compresa la libertà di coscienza dei singoli cittadini, sia penitenti sia confessori”. E’ quanto scrive la Penitenzieria apostolica ribadendo l’importanza del foro interno e l’inviolabilità del sigillo sacramentale. In realtà il confessore però può obbligare il penitente ad autodenunciarsi alla magistratura civile, pena la non assoluzione del peccato.

La nota della Penitenzieria – approvata dal Papa – arriva dopo che in Cile è stato approvato un disegno di legge che vuole imporre a tutte le autorità ecclesiastiche di denunciare alla giustizia civile qualsiasi atto illecito contro minori o adulti vulnerabili.
Il testo obbliga i sacerdoti a denunciare anche i casi di cui sono venuti a conoscenza in confessione, violando cosi’ il sigillo sacramentale. La proposta è stata presentata sull’onda dello scandalo degli abusi sessuali che ha travolto la Chiesa cilena in questi anni. E non sarebbe l’unico Paese: la Royal Commission australiana, dopo aver indagato su diversi abusi sessuali compiuti su minori, ha emanato delle raccomandazioni tra le quali c’è quella che impone ai presbiteri di riferire all’autorità giudiziaria ogni caso di violenza conosciuto nell’ambito del sacramento della penitenza.

Il documento diffuso oggi critica inoltre la morbosità scandalistica dalla quale “non è immune la stessa compagine ecclesiale” denunciando come si sia diffusa “una certa ‘bramosia’ di informazioni, quasi prescindendo dalla loro reale attendibilità e opportunità, al punto che il mondo della comunicazione sembra volersi ‘sostituire’ alla realtà sia condizionandone la percezione sia manipolandone la comprensione. Da questa tendenza che può assumere i tratti inquietanti della morbosità, non è immune purtroppo la stessa compagine ecclesiale, che vive nel mondo, e talvolta ne assume i criteri”. Anche “tra i credenti – rileva il documento avallato dal Papa – di frequente energie preziose sono impiegate nella ricerca di ‘notizie’ o di veri e propri ‘scandali’ adatti alla sensibilità di certa opinione pubblica, con finalità e obiettivi che non appartengono certamente alla natura teandrica della Chiesa. Tutto ciò a grave detrimento dell’annuncio del Vangelo a ogni creatura e delle esigenze della missione. Bisogna umilmente riconoscere che talvolta nemmeno le fila del clero, fino alle più alte gerarchie, sono esenti da questa tendenza”.





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Crediti :

Faro di Roma

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