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PRETI PEDOFILI

Pedofilia, le vittime argentine dell’Istituto Provolo: se Vaticano sapeva ora ci dia le prove

Le vittime erano bambine bambini sordi, le violenze avvenivano soprattutto di sabato, quando c’erano meno testimoni, oppure di notte, quando i ragazzi toglievano l’apparecchio acustico e non potevo sentire le grida degli altri.

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Autori di abusi e torture alcuni sacerdoti e suore che prendevano di mira i soggetti più vulnerabili in assoluto: i bambini orfani o i cui genitori vivevano molto lontano. Agli studenti non era permesso imparare la lingua dei segni (era il cosiddetto metodo oralista inventato dal fondatore, Antonio Provolo) impedendo loro di fatto anche di denunciare. La vicenda inizia nella sede centrale dell’Istituto Provolo, a Verona: dopo le prime accuse di molestie don Nicola Corradi viene trasferito in Argentina dove continua il ciclo di violenze a Mendoza e a La Plata finchè gli ex alunni iniziano a denunciare e nel 2019 il sacerdote viene condannato a 42 anni di carcere, il suo vice a 45 – le condanne più pesanti mai inflitte per questi crimini. Ora le vittime chiedono al Vaticano di fornire loro tutti i documenti sull’Istituto, in modo da continuare le indagini e assicurare alla giustizia tutti i colpevoli. Nel focus l’intervista di Veronica Fernandes alle vittime, il servizio di Vania De Luca sul percorso di iniziato da Papa Francesco con il Summit contro la Pedofilia e un’analisi della vicenda di Emiliano Guanella, che ha seguito il caso in Argentina.

IL CASO ISTITUTO PROVOLO


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Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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PRETI PEDOFILI

Nuovi guai per ill cardinale Pell affondano nel suo passato di pedofilo seriale

I nuovi guai del cardinale Pell affondano nel suo passato di coinquilino distratto del pedofilo seriale Ridsale

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Il cardinale George Pell è di nuovo nei guai perché amico del prete pedofilo di Ballarat, Gerald Ridsale, un pedofilo seriale con il quale divideva l’appartamento. E che inizialmente aveva difeso al punto di accompagnarlo in tribunale nei primi prucessi da lui subiti. Un’amicizia che superava evidentemente qualunque buon senso e attenzione alle possibili vuttime. Dunque ingiustificabile per un prete, anche se con incarichi amministrativi e non pastorali, come era all’epoca Pell.

Interrogato in merito, l’ ex ministro delle Finanze di Papa Francesco, secondo quanto riporta il Fatto Quotidiano, ha dichiarato che “si trattava di una storia triste e non molto interessante” per lui. “Non avevo motivo di interessarmi ai mali perpetrati da Ridsale”, ha spiegato.

Una “indifferenza” che rasenta il patologico, contro cui all’epoca si era scagliato anche il giornalista Andrew Bolt che qualche giorno fa ha intervistato il porporato per Sky Australia. “Come reagiresti se la polizia vittoriana continuasse a pescare a strascico altre vittime, se continuasse a pescarle per tentare di perseguirti?”, gli ha chiesto.

La riposta di Pell è stata disarmante: “Be’, non sarei del tutto sorpreso. Ma chi lo sa. Sono affari loro”.
In merito è intervenuta anche la sua portavoce, Katrina Lee, citata dall’ Herald Sun che per primo ha dato la notizia della nuova inchiesta a carico del prelato: “Qualsiasi cosa faccia la polizia, dovrebbe esserci un giusto processo attraverso i canali appropriati”, ha fatto sapere Lee.

A quanto risulta, Pell starebbe ora subendo minacce e questo può spiegarsi con la sua personale azione per difendere le proprietà della chiesa australiana dalle azioni civili che hanno fatto seguito alle condanne penali di numerosi sacerdoti, il più noto dei quali è l’antico coinquilino del cardinale Ridsale.

Per questo – come l’arcidiocesi di Sydney ha confermato – il cardinale Pell è stato messo sotto protezione dalla squadra antiterrorismo della polizia nel seminario di Good Shepherd, a Homebush.

IL CASO GEORGE PELL


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PRETI PEDOFILI

Politicamente scorretto, umanamente indignitoso

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L’annullamento – sulla base del ragionevole dubbio – della condanna al cardinale Pell, un’occasione ad ok che l’unico politicante di una monarchia assoluta ha colto al volo e strumentalizzato, indignando nessun cattolico, ma chi da tempo , pur restando credente, da certa chiesa si è dignitosamente dissociato.

Ma parlando di chi dignità non ne ha, di conseguenza neppure vergogna, come si dice, la gallina che canta ha fatto l’uovo, e qui troviamo in prima posizione papa Francesco che prende la palla al balzo e nomina “martiri pasquali” il cardinale Pell e don Gino Temporin, entrambi prima condannati e poi assolti.

Come se non bastasse, raschia definitivamente il fondo della tazza nella messa del giovedì santo, martirizzando questa volta quei sacerdoti, che a suo dire si vergognerebbero ad andare per le strade, perché additati come possibili pedofili e dichiara «Penso a quei sacerdoti calunniati, tante volte non possono andare per strada perché dicono delle cose brutte, in riferimento al dramma che abbiamo vissuto e la scoperta di sacerdoti che hanno fatto cose brutte. Alcuni dicevano che non potevano uscire di casa con il clergymen perché venivano insultati».

Certo tutto stride fastidiosamente quanto il gesso sulla lavagna pensando che nel concreto, al di là di tutto, non si è mai visto un solo sacerdote, prendere concretamente posizione in materia e scendere al fianco delle vittime per chiedere non solo giustizia, ma pulizia in quella chiesa di cui sono ministri.

Nemmeno da parte di Bergoglio si sono visti passi concreti, tranne centinaia di proclami disattesi, che in assenza di un contraddittorio della stampa, genuflessa a questo papato, hanno illuso chi non è vittima di questi fatti, che qualcosa si stesse facendo.

Di fatto, le vittime di tutto il mondo si lamentano indignate più di prima, si lamentano perché vedono quei pochi preti condannati in via definitiva dalla giustizia, assolti dalla chiesa e prontamente reintegrati, spesso nelle stesse comunità dove hanno commesso crimini e ancora vivono le vittime, vittime alle quali la chiesa non è ancora riuscita a dare un risarcimento umano, vittime che lamentano l’ipocrisia della falsa carità cristiana, bella nelle parole, ma totalmente assente nei fatti.

Forse è questa la vergogna legittima che provano quei preti che Bergoglio spaccia per martiri, ne hanno tutti i motivi, una vergogna dovuta solo al fallimento umano e cristiano della chiesa e dei suoi ultimi pontefici.

Francesco Zanardi



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PRETI PEDOFILI

Colombia, l’Arcidiocesi sospende 15 sacerdoti: sono indagati per pedofilia

Grande emozione ha suscitato nella comunità dei credenti in Colombia la decisione dell’Arcidiocesi di Villavicencio di sospendere 15 sacerdoti sotto inchiesta per presunti abusi sessuali. La notizia è stata confermata dalla stessa chiesa locale in un comunicato nel quale ha rivelato di aver ricevuto il 14 febbraio una denuncia di una persona per “fatti contro la morale sessuale da parte di alcuni sacerdoti”. A seguito di ciò, la Commissione arcidiocesana di protezione dei minori ha informato della vicenda la Procura.

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Radio Caracol di Bogotà: se ne potrebbero aggiungere anche altri quattro, di cui uno italiano
Sono stati sospesi ben 15 sacerdoti, finiti sotto inchiesta per presunti abusi sessuali, dall’Arcidiocesi di Villavicencio, in Colombia. La notizia è stata accolta con grande emozione dalle comunità cristiane. In un comunicato, la chiesa locale ha rivelato che lo scorso 14 febbraio una persona ha denunciato “fatti contro la morale sessuale da parte di alcuni sacerdoti”. Nella nota, l’Arcidiocesi ha manifestato “profondo dolore per questa situazione”, assicurando che “le vittime e le loro famiglie verranno per noi prima di tutto”, nell’impegno di sradicare “il terribile male degli abusi dentro e fuori della nostra istituzione”.

Dopo la denuncia, la Commissione arcidiocesana di protezione dei minori ha informato della vicenda la procura, offrendo la disponibilità a “collaborare con le indagini che dovessero svolgersi su questo caso”. Allo stesso tempo, la chiesa ha aperto un’inchiesta preliminare per permettere l’avvio del “processo canonico penale” previsto per questi casi, rispettando i diritti degli imputati.
In conclusione, secondo quanto riportato da Radio Caracol di Bogotà, oltre ai 15 sacerdoti, sarebbero finiti sotto indagine anche altri 4, due dei quali si trovano in dipartimenti colombiani (Meta e Guaviare) e altri due in Italia e Stati Uniti.

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