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Pedofilia nella Chiesa: le vittime denunciano le contraddizioni del Papa

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Le vittime dei preti pedofili dell’Istituto per sordomuti Provolo di Verona, insieme ad altre vittime italiane denunciano in un video di sei minuti le contraddizioni di papa Francesco che tanto dice ma poco o nulla fa in concreto contro l’orrore degli abusi su persone inermi nel clero italiano. Un drammatico atto di accusa che si aggiunge a quello formulato nel 2014 dalle Nazioni Unite verso la Santa Sede rea di aver violato per quasi 20 anni la Convenzione Onu per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, con evidenti responsabilità degli ultimi tre pontefici: Francesco I, Benedetto XVI e Giovanni Paolo II.

«Papa Francesco, siamo qui, ancora una volta. Ora basta!» avvertono le vittime esprimendo tutto il loro sdegno nel vedere gli stessi sacerdoti che in passato abusarono di loro, violentare ancora oggi dopo essere stati trasferiti in Argentina.

Un j’accuse che parte dal cuore di donne e di uomini oggi adulti e mortificati nel vedere che dopo 15 anni dalle loro prime denunce alla Curia e alla magistratura nulla è cambiato. Malgrado il loro coraggio e le loro battaglie nessuno ha preso provvedimenti se non quelli di allontanare da Verona i casi più problematici. Esattamente come durante tutto l’arco del secondo Novecento la giostra della pedofilia clericale gira ancora. E forse in Italia più di prima come ampiamente documentato con testimonianze e carte originali sul sito dell’associazione Rete L’Abuso che ha prodotto il video con la collaborazione dell’associazione Sordi Provolo onlus, e nei due libri-inchiesta pubblicati tra il 2010 e il 2014 sulla pedofilia clericale dal giornalista Federico Tulli per L’Asino d’oro edizioni. La vicenda più recente riguarda don Nicola Corradi, allontanato in tutta fretta anni fa dopo le molteplici denunce degli ex allievi dell’Istituto Provolo di Verona, nascosto nell’omonimo istituto per bambini sordi Inchiesta per pedofilia a Lujan de Cuyo in Argentina e riapparso da alcune settimane in carcere a Corradilla con l’accusa di aver abusato numerosi minori a lui affidati.

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Questo è solo l’ultimo caso ma davvero tanti sono i preti cattolici che malgrado le denunce o condanne continuano come nulla fosse a esercitare il ministero sacerdotale.

Don Giampiero Bracchi che aveva già patteggiato una condanna a 2 anni nel 2008 e che nel 2014 patteggia una seconda volta. Don Tiziano Miani arrestato nel 2003 e fatto fuggire negli Stati Uniti dove nel 2010 sarà nuovamente accusato e processato. Don Pascal Manca, già denunciato nel 2012, trasferito in un’altra parrocchia e arrestato nel maggio del 2015. Don Calcedonio Di Maggio, condannato ben 3 volte e mai spretato… una lista ancora lunga, inquietante, decine di sacerdoti solo in Italia. Non è un caso, se come denunciano i sordi del Provolo nel video, la Conferenza episcopale italiana nelle sue linee guida anti pedofilia non ha inserito l’obbligo di denunciare i pedofili alla magistratura. Basti dire che in 15 anni su oltre 150 sacerdoti inquisiti nemmeno uno è stato segnalato dai suoi superiori. Come una pessima domestica la Chiesa italiana continua a spazzare la polvere sotto il tappeto, insabbiando casi, evitando di collaborare con le autorità. Perché – chiedono le vittime – papa Francesco non obbliga i vescovi italiani a denunciare?

Dietro questa prassi consolidata e sistematica, afferma Tulli, c’è un pensiero perverso che nessun altro giornalista ha mai denunciato e fatto emergere. Un pensiero secondo il quale il bambino prepubere avrebbe la sessualità e la pedofilia sarebbe un “vizio”, un atto di “lussuria”, un “peccato” cioè un delitto contro la morale o “un’offesa alla castità” come dice il Catechismo e come tante volte abbiamo letto sui giornali, sui libri o nei decreti di Benedetto XVI e Francesco I.

Rimane immutata la convinzione che il più violento dei crimini nei confronti di una persona inerme è un’offesa alla religione e non un crudele delitto psico-fisico che lascia per tutta la vita ferite indelebili. E come tale, cioè un delitto contro la morale, viene trattato. Sulla pelle delle vittime, le stesse che anche la Chiesa di papa Francesco dice di voler difendere.





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Globalist

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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1 Commento

1 Commento

  1. Pasqualino Migliaccio

    3 Febbraio 2017 at 08:23

    sporchi mnpreti la loro carità ha sempre nascosto il delitto

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PRETI PEDOFILI

Prete pedofilo violenta bimbo di 8 anni: salvato dalla prescrizione

I fatti risalgono al 2005 e le motivazioni delle accuse sono state depositate nel 2019. La prescrizione ha salvato il parroco di Ceprano.

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Il parroco di Ceprano, vicino a Roma, Gianni Bekiaris, è stato accusato di violenza sessuale ai danni di un bambino di 8 anni. Il piccolo frequentava la parrocchia e dopo le violenze avrebbe riportato gravi problemi psichici e traumi mai superati. I fatti risalgono al 2005, ma le indagini e le motivazioni della sentenza sono state depositate negli ultimi giorni. Da quanto si apprende, il prete pedofilo è risultato colpevole, ma grazie alla prescrizione è riuscito a salvarsi. Il Tribunale, infatti, lo ha prosciolto dal processo.

Prete pedofilo, la prescrizione

Un fatto che fa indignare quello registrato a Roma. Il parroco di Ceprano, Gianni Bekiaris, è stato prosciolto dalle accuse di abuso sessuale ai danni di un bimbo di 8 anni. Le violenze sarebbero avvenute dagli 8 ai 18 anni del ragazzo e gli avrebbero causato danni psicologici irreversibili. Il Tribunale, infatti, lo ha ritenuto colpevole, ma a salvare il prete pedofilo è stata la prescrizione. I fatti risalgono al 2005: il parroco avrebbe abusato dal bambino che si recava presso la parrocchia.

Da quell’anno hanno iniziato a restringersi i tempi. Infatti, se il processo fosse terminato nel 2007, il parroco sarebbe stato condannato. Purtroppo, però, nel 2019 i capi di accusa sono scomparsi. Nel corso del processo, la difesa del prete è stata vaga, mentre le violenze e i danni psicologici sono stati comprovati. Il parroco, però, non sconterà nemmeno un giorno in carcere.

Il ragazzo violentato

Il bimbo di 8 anni che era stato violentato dal parroco oggi ha ben 32 anni. Raccogliendo un po’ di coraggio era riuscito a raccontare le violenze a un consultorio di Veroli. Una volta appreso il racconto del giovane, gli operatori hanno esposto denuncia verso Gianni Bekiaris. Il primo abuso, inoltre, era avvenuto in una stanza d’albergo: la scusa scelta dal parroco era una gita scolastica.





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PRETI PEDOFILI

Pedofilia, confermata in appello la condanna al cardinale George Pell per abusi su minori

La Corte di Appello di Victoria ha confermato oggi la sentenza contro l’ex tesoriere del Vaticano respingendo il ricorso in appello presentato dai legali del cardinale George Pell. Per la legge è colpevole di aver molestato due coristi di 13 anni nella cattedrale di San Patrizio quando era arcivescovo di Melbourne

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Il Cardinale George Pell continuerà a scontare tra le mura di un carcere la pena a sei anni di reclusione per pedofilia e abusi sessuali su minori a cui è stato condannato in primo grado dal tribunale di Victoria, in Australia. Un tribunale australiano infatti ha confermato oggi la sentenza di condanna unanime emessa da una giuria nel dicembre scorso respingendo il ricorso in appello presentato dia legali dell’ex tesoriere del Vaticano. Dopo aver assistito alla sentenza, l’ex Capo della Segreteria per l’Economia della Santa Sede è stato ricondotto nella sua cella  come disposto dal giudice Anne Ferguson. Il ricorso del cardinale Pell davanti alla Corte d’appello dello stato di Victoria si basava sul fatto che la sentenza di colpevolezza era arrivata sulla base della testimonianza a porte chiuse di una sola delle due vittime, l’unico sopravvissuto, senza valutare altre prove.

La tesi degli avvocati del cardinale però è stata respinta dalla Corte di Appello a maggioranza, due contro uno, e Pell è stato riaccompagnato in carcere. Nel penitenziario l’alto prelato dovrà trascorrere almeno tre anni e 8 mesi prima di poter chiedere un’eventuale libertà condizionale. Per lui però c’è un’ultima possibilità: quella del ricorso all’Alta Corte australiana, il massimo organo giudiziario del suo Paese. Gli avvocati, non nascondendo la loro delusione per la sentenza di appello, infatti hanno già annunciato di  voler presentare la nuova richiesta di revisione del processo. “Il cardinale è ovviamente molto deluso per la decisione e continua a dichiararsi innocente” hanno fatto sapere in una nota ricordando che ringrazia sempre “i suoi numerosi sostenitori”.

I fatti contestati a Pell risalgono al periodo tra il 1996 e il 1997 quando era arcivescovo di Melbourne. Per la legge è colpevole di aver molestato due coristi di 13 anni nella cattedrale di San Patrizio. Per giudici “Gli atti erano sessualmente evidenti, entrambe le vittime erano visibilmente e udibilmente angosciati durate le molestie” e gli abusi hanno avuto “un impatto significativo e di lunga durata” sulle vittime.

Vaticano: “Rispettiamo la sentenza”
La Santa Sede, ribadendo il proprio “rispetto per le autorità giudiziarie australiane”,”prende atto della decisione di respingere l’appello del Cardinale George Pell” ricoordando però che “il Cardinale ha sempre ribadito la sua innocenza e che è suo diritto ricorrere all’Alta Corte”. A riportarlo è il portavoce del Vaticano Matteo Bruni, ricordando “la vicinanza alle vittime di abusi sessuali”. A Pell, che è il più alto prelato della Chiesa cattolica mai condannato per abusi sessuali su minori, il Vaticano aveva già proibito “l’esercizio pubblico del ministero” e “il contatto in qualsiasi modo e forma con minorenni” dopo a condanna in primo grado. Dopo la condanna in secondo grado, il cardinale sarà privato anche del titolo onorifico dell’Ordine dell’Australia, uno dei più importanti dle Paese , lo ha reso noto il primo ministro australiano Scott Morrison.

IL CASO GEORGE PELL




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Pedofilia, a processo il prete veronese Nicola Corradi

In sedie a rotelle, a 83 anni, Nicola Corradi si è presentato alla prima udienza, nella città argentina di Mendoza, del processo a porte chiuse che lo vede imputato per presunti abusi sessuali su numerosi bambini con difficoltà uditive dell’Istituto Provolo. Gli episodi sarebbero avvenuti dal 2004 al 2016 ma don Corradi si è sempre dichiarato non colpevole. Il processo andrà avanti per un mese.

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Oltre al sacerdote veronese, sono imputati per gli stessi reati anche un religioso di 59 anni (Horacio Corbacho) e un giardiniere di 57 anni (Armando Gómez). Le accuse sono state lette e hanno contorni pesantissimi: 28 casi di presunti abusi su giovani sordomuti, costretti – come si legge in un capo d’imputazione – a guardare filmati pornografici o compiere atti sessuali tra di loro.

Corradi si è sempre dichiarato estraneo ai fatti, mentre gli altri due accusati non hanno presentato ricorso. Tutti e tre, durante il processo di ieri, si sono rifiutati di rispondere alle domande.

La manifestazione fuori dal tribunale a Mendoza


Un altro sacerdote veronese, Don Eliseo Pirmati, raggiunto a fine aprile da un ordine di carcerazione internazionale con l’accusa di pedofilia nei confronti di alcuni bambini sordi della succursale argentina dell’Istituto Provolo, risiede ancora a Verona, almeno così pare dall’ultimo avvistamento nel giugno scorso. 

Per i reati, aggravati dal fatto di rivestire un ruolo preposto alla protezione dei bambini, gli imputati rischiano 20 anni e, in alcuni casi, fino a 50 anni di carcere. Al momento Corbacho e Gómez sono già detenuti in forma preventiva mentre il veronese Corradi, vista l’età e lo stato di salute, è ai domiciliari. 





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