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PRETI PEDOFILI

Pedofilia: una lettera mette nei guai il Papa

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Città del Vaticano – Quando si dice che il diavolo fa le pentole ma non i coperchi. Spunta ora una lettera che di fatto smentisce Papa Francesco sul caso della #pedofilia cilena e sulle coperture dei vescovi. La lettera in questione, anticipata dalla Ap,  fu messa nelle mani del cardinale Sean O’Malley, presidente della Commissione per la Tutela dei Minori, e da questi consegnata al Papa. Porta la firma di una delle vittime e spiegava al Papa, fatti alla mano, che il vescovo Barros era un insabbiatore, un ‘encubridor’, di fatto un complice di padre Karadima (un prete pedofilo) e che per questo doveva essere dimesso.

Fino alla scorsa settimana Papa Bergoglio ha continuato a difendere Barros, dicendo che occorrevano delle prove, senza però fare mai menzione alla lettera che gli era stata consegnata da O’Malley. Solo la scorsa settimana Francesco ha fatto retromarcia annunciando di volere andare in fondo con le indagini e mandando in Cile un suo emissario credibile per raccogliere prove contro Barros.

La notizia della lettera apre nuovi interrogativi sulla gestione degli abusi e su come il vaticano tende ad affrontare la questione dei vescovi insabbiatori. «Il cardinale O’Malley ci disse che aveva consegnato la lettera al Papa. Ecco perché ero tanto sconvolta quando ho visto che il Papa diceva con insistenza che non aveva prove contro Barros» ha commentato Marie Collins, ex membro della Commissione pontificia per la Tutela dei Minori, dimessasi l’anno scorso dall’incarico per protesta proprio per denunciare le frizioni esistenti all’interno della curia. «Santo Padre, le scrivo perchè sono stanco di lottare, di piangere e di soffrire».

La lettera scritta da Juan Cruz è in spagnolo. «La nostra storia è ben conosciuta e non c’è bisogno di ripeterla, anche se vorrei dirle delk’orrore che abbiamo vissuto. Un orrore che mi ha ucciso dentro». La vittima poi esponeva sommariamente i fatti, le famose ‘evidenze’ che il Papa chiedeva alle vittime per essere credute, in questo caso il fatto che il vescovo Barros fosse presente nella stessa stanza mentre era in corso un abuso.

E dire che Papa Francesco nel 2015 aveva stabilito il reato canonico di ‘abuso d’ufficio episcopale’ per i pastori che non davano seguito ai casi di denuncia di violenze sui minori, prevedendo l’istituzione di una apposita sezione giudiziaria per i vescovi in seno alla Congregazione per la Dottrina della fede che però non ha mai preso il volo. Ad un tratto, l’orientamento operativo è stato come depotenziato.

Per questo motivo, poco dopo, si sono dimessi dalla Commissione per la Tutela dei Minori due membri (due ex vittime) per denunciare il muro di gomma curiale. E dire che la decisione del #Papa era stata persino ratificata dal Consiglio dei nove cardinali, il cosiddetto C9. La decisione del tribunale dei vescovi era stato salutata dall’allora portavoce vaticano, padre Lombardi, con toni enfatici, sostenendo che era coerente con la linea della accountability’, della assunzione di responsabilità, dei vescovi.

Il Papa aveva anche previsto  «un periodo di cinque anni in vista di ulteriori sviluppi delle presenti proposte e per il completamento di una valutazione formale della loro efficacia». Da allora la faccenda è caduta nel dimenticatoio. Salvo di essere ripescata davanti al caso Barros e alla questione, stavolta tutta italiana, del prete abusatore di Ponticelli, a Napoli. Anche in questo caso la Congregazione della Dottrina della Fede ha provveduto ad archiviare un caso emblematico in base alla documentazione ricevuta dalla curia di Napoli. Peccato che successivamente alla archiviazione vaticana sia spuntata una seconda vittima, un altro ex ragazzino finito nelle fauci dello stesso prete di Ponticelli, gettando una luce inquietante sui sistemi previsti per punire i preti pedofili.

 

 
  

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Crediti :

il Gazzettino

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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laidume della terra

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NON CAPISCO LA RETICENZA DEL VATICANO . COSI OSTILE AI PRETI GAY !

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IL PRETE PEDOFILO è UN CRIMINALE , IL PRETE GAY NON OSSERVA LA CASTITA’ 🙁

Giuseppe Maccaferri
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Giuseppe Maccaferri

A giornalate in faccia come in Cile

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Papa Francesco è solo una maschera che può fare presa dove manca la cultura. La Chiesa ha tentato di giocare nuovamente la carta del “papa buono”. Peccato che il capo di una simile setta non può che essere un pessimo elemento

PRETI PEDOFILI

I giudici potranno violare il segreto confessionale/ La Chiesa australiana si oppone alla legge

Le autorità governative australiane, dopo lo scandalo pedofilia che ha colpito il paese, si stanno scagliando contro la libertà religiosa della Chiesa cattolica

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L’enorme scandalo della #pedofilia che ha colpito l’Australia fino ai suoi vertici, ha portato conseguenze che ovviamente vanno a colpire la #Chiesa nella sua totalità, non solo nel caso in particolare. E’ stata infatti approvata una legge che obbligherebbe i sacerdoti, su richiesta dell’autorità giudiziaria, a rivelare il contenuto delle confessioni. E’ un argomento controverso da tempo, nella stessa Chiesa: se da un lato infatti si potrebbe in questo modo rintracciare i pedofili dall’altro si viola uno dei principi cardine della libertà religiosa, in questo caso l’assoluto segreto del confessionale. In questo senso l’autorità cattolica australiana ha preso pubblicamente le parti della protesta dei preti: il presidente della conferenza episcopale australiana monsignor Mark Coleridge ha descritto la nuova legge, che diventerà attiva a partire dal marzo del prossimo anno comunque solo nello stato di Canberra, la capitale, ma che potrà essere estesa anche agli altri stati, come “un tentativo malamente pensato di penalizzare la Chiesa cattolica senza aver pensato in modo appropriato a cosa significhi veramente questa legge”. Una volta che sarà applicata i sacerdoti dello stato di Canberra se si rifiuteranno di rivelare cosa è stato detto loro nella confessione, saranno penalmente perseguibili in base alle nuove leggi sulla protezione dei minori approvate lo scorso 7 giugno.

LA CONFESSIONE E’ UN DIALOGO CON DIO

Il concetto base, ha detto l’arcivescovo della capitale australiana che viene violato, è che durante la confessione il penitente non sta parlando semplicemente con un altro uomo, ma direttamente con Dio. In sostanza, ha detto ancora, se non si conosce il reale significato religioso della confessione, non ci si può attribuire il potere di intervenire su di essa: “Il governo minaccia la libertà religiosa nominandosi un esperto di pratiche religiose e tentando di cambiare il sacramento della confessione senza apportare miglioramenti alla sicurezza dei bambini” ha spiegato. C’è anche un motivo pratico e non solo religioso, spiega l’alto prelato, che dimostra come questa legge sia una sorta di autogol: “Cosa dirà mai un pedofilo in confessione se sa che il sacerdote lo racconterà alla polizia?”. Ovviamente nulla. Il livello di abuso da parte delle autorità civili, e di ignoranza, è tale che molti politici hanno chiesto che sia abolito il celibato sacerdotale, considerato una delle cause scatenanti la pedofilia. Non solo: si rischia anche che i minorenni non potranno mai più frequentare le istituzioni religiose. Ecco un estratto da una indagine governativa: “Esiste un rischio elevato di abusi sessuali sui minori dato dall’accesso privilegiato che i membri del clero hanno con i minori in determinati tipi di istituzioni cattoliche quali chiese, parrocchie e istituti di residenza”.

 
  

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PRETI PEDOFILI

Pedofilia in Cile, la polizia perquisisce gli uffici delle diocesi

La Polizia cilena ha perquisito a sorpresa gli uffici di alcune diocesi del Paese. Obiettivo delle indagini è raccogliere elementi utili a definire le responsabilità del clero riguardo allo “scandalo-pedofilia”

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Il Procuratore Emiliano Arias ha, infatti, ordinato alla Polizia di perquisire gli uffici delle diocesi di Santiago e Rancagua. Egli ha dichiarato che le Forze dell’ordine hanno recuperato materiale estremamente utile a chiarire le responsabilità del clero riguardo a una scia di abusi lunga 18 anni. Il Procuratore ha precisato che le indagini in corso non sono dirette a infangare la Chiesa, ma a dimostrare la fondatezza delle accuse di #pedofilia rivolte da centinaia di presunte vittime a parroci e vescovi.

Nonostante non si aspettassero il blitz della Polizia, i vertici delle due diocesi hanno offerto agli inquirenti una piena collaborazione. In particolare, l’arcivescovo della capitale, Ricardo Ezzati, ha affermato di avere fornito alle Forze dell’ordine tutti i documenti di cui avevano bisogno e ha assicurato di avere piena fiducia nell’operato della Procura. Il blitz ha avuto luogo negli stessi giorni in cui sono giunti a Santiago i religiosi incaricati da Papa Francesco di indagare, per conto della Santa Sede, sul coinvolgimento della Chiesa cilena nello scandalo in questione. Charles Scicluna, arcivescovo metropolita di Malta, e Jordi Bertomeu, sacerdote catalano membro della Congregazione per la Dottrina della Fede, sono al loro secondo viaggio nel Paese sudamericano. Essi hanno vagliato numerose testimonianze delle vittime di abusi e hanno già stilato un dossier sulle mancanze dei vertici ecclesiastici locali nel perseguire i sacerdoti pedofili. Il documento in questione rimprovera al clero cileno di avere dato scarsa importanza alle reiterate segnalazioni presentate dalle vittime e di avere addirittura distrutto le prove a carico degli autori di molestie. Questi ultimi sarebbero stati protetti per quasi venti anni dalle massime istituzioni religiose nazionali. Secondo Scicluna e Bertomeu, tra le autorità maggiormente coinvolte nello scandalo vi sarebbe Juan Barros, ex-vescovo di Osorno. Proprio tale ricostruzione avrebbe indotto Barros a rinunciare, l’11 giugno di quest’anno, alla guida della sua diocesi. Egli avrebbe coperto i reati sessuali commessi, tra gli anni Ottanta e gli anni Novanta, dal sacerdote Fernando Karadima.

Inizialmente, Papa Francesco aveva definito “calunnie” le accuse contro Barros. Il Pontefice si sarebbe in seguito scusato con le vittime di pedofilia per avere negato le responsabilità del prelato e per non avere indagato a fondo sulle colpe delle Chiesa cilena.

 
  

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il Giornale

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PRETI PEDOFILI

Pedofilia, a processo monsignor Carlo Alberto Capella

Monsignor Carlo Alberto Capella è accusato di detenzione e scambio di materiale pedopornografico

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L’ex funzionario della nunziatura di Washington, mons. Carlo Alberto Capella, è stato rinviato a giudizio dal tribunale dello Stato Vaticano, per detenzione e scambio di ingente quantità di materiale pedopornografico. Il processo, dal 22 giugno, avviene sotto la giurisdizione vaticana poiché i reati contestati sono stati commessi da un pubblico ufficiale, anche se all’estero. Mons. Capella, agli arresti in Vaticano, era destinatario di un mandato di arresto anche delle autorità canadesi.

 

IL CASO MONS. CARLO ALBERTO CAPELLA

 

 
  

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