Contattaci

Comunicati Altre Realtà

Perché mostrare i video omofobi russi è un errore

Pubblicato

il

sosAdolescenti insultati,umiliati, picchiati, torturati. Uomini rincorsi per la strada, minacciati di morte, denudati, costretti a utilizzare sex toys. Figli in mutande costretti a descrivere i dettagli delle proprie preferenze sessuali davanti ai genitori, signori costretti a confessare la propria omosessualità al telefono ai datori di lavoro. Tutte queste violenze, fisiche e psicologiche, sono state perpetrate da alcuni gruppi di estrema destra in Russia  armati di cattiveria, di bastoni, persino di un’accetta. E di una videocamera. I video sono stati postati nelle scorse settimane su un social network russo e su un sito neo-nazista e poi sono stati ripresi, ora per fare propaganda ora per fare denuncia, dai media di tutto il mondo senza censure. E mentre la notizia (probabilmente falsa) della morte di un ragazzo per le torture dei neonazisti faceva il giro del mondo, i suicidi di alcuni giovani schiacciati dalla vergogna è rimasto nel silenzio.
Un mese fa, spinto anche dall’allarme di alcuni attivisti russi, Il grande colibrì ha lanciato unappello affinché le notizie circolassero senza mostrare il volto delle vittime, per evitare loro nuove forme di pressione psicologica (www.ilgrandecolibri.com). Alcuni media hanno reso irriconoscibili i ragazzi, altri hanno opposto uno sdegnoso rifiuto ad una richiesta giudicata come “moralistica“. Per capire come comportarsi in futuro di fronte a casi simili, ci sembra opportuno analizzare la questione anche da un punto di vista scientifico. Per questo abbiamo chiesto il parere dello psicologo e psicoterapeuta sistemico-relazionale Federico Ferrari, tra i più promettenti studiosi italiani di identità sessuale. E’ autore, tra gli altri libri, di “Curare i gay?”, scritto con Paolo Rigliano e Jimmy Ciliberto (www.ilgrandecolibri.com).

Quale può essere l’effetto di queste violenze sulla psiche di un ragazzino? In particolare, quale effetto può produrre il fatto di sapere che quelle violenze sono filmate?

Chiaramente si tratta di gesti volti a provocare nei ragazzi, tramite l’umiliazione, un profondo senso di vergogna e di indegnità, che non solo sono emozioni di per sé traumatiche, ma anche in grado di rendere particolarmente difficile la richiesta di aiuto, dal momento che il contatto con l’altro viene vissuto a quel punto come reiterazione dell’umiliazione: più persone sanno maggiore è la vergogna. Questo porta a chiudere la sofferenza dentro la solitudine e l’isolamento, che sono fattori a loro volta in grado di amplificarla in un circolo vizioso che aumenta il potere traumatico della violenza in modo esponenziale.

Come può essere superato un trauma di questo tipo?

La possibilità di affrontare e superare questi traumi dipende molto dalle relazioni interne allafamiglia, e dall’atteggiamento verso l’omosessualità dei familiari: se il loro affetto si mostra incondizionato, in grado di non essere messo in discussione dalla “vergogna” che il ragazzo può portare alla famiglia, allora questi potrebbe trovare la forza di chiedere e ottenere sostegno. Tuttavia, in un contesto omofobo come la Russia di oggi, è probabile che le reazioni di disprezzoverso l’omosessualità e di vergogna della famiglia per quanto successo al figlio abbiano invece un potere di amplificazione ulteriore del danno emotivo e psicologico.

Alcuni omosessuali torturati stanno cercando di trasferirsi nei villaggi più sperduti della Russia, ossessionati dall’idea di fuggire in un posto dove Internet non sia utilizzato. Sembra quasi che la diffusione internazionale dei video porti a percepire un’assenza di un rifugio possibile, di una possibile via di fuga… Come valuta questa reazione?

Mi sembra il segno che l’obiettivo dei carnefici è stato raggiunto. Il problema a quel punto non è più per questi ragazzi quante persone effettivamente hanno assistito alla loro de-umanizzazione, ma la speranza di poter trovare in qualche luogo persone dal cui sguardo sentirsi al sicuro, di fronte alle quali potersi ancora giocare su un aspetto differente.

Il problema peggiore di questi video è infatti che la persona che ne è vittima diventa all’improvviso solo ciò che il video racconta, all’improvviso non ha più spazio per giocarsi nelle relazioni per altri aspetti di sé e della propria storia se non quei dieci minuti che gli hanno distrutto la vita. Questa è la sensazione delle vittime di umiliazione. Quei dieci minuti portano via dalle relazioni che ne sono testimoni tutto il resto della loro vita passata o futura. L’unica speranza per ricostruirsi appare dunque quella di trovare qualcuno che non sappia e non possa sapere nulla di quella situazione.

Però queste immagini fanno il giro dei social network di tutto il mondo…

Far vedere questi video di gay che subiscono violenze è oltre che un gravissimo errore – da tutti i punti di vista delle vittime, nessuno escluso – un atto abietto e colpevole, contro la volontà di una vittima che non può esprimerla né difendersi.

Alla richiesta di rendere irriconoscibili le vittime, alcuni media hanno risposto con uno sdegnato rifiuto. Alcuni giornalisti, addirittura, hanno sostenuto che ai ragazzini umiliati in video “non gliene importerebbe nulla se anche tutti i 60 milioni di italiani avessero voglia di guardarsi quei video”…

Da un lato mi sembra impossibile poter affermare a quale punto il danno subito da questi ragazzi diviene talmente insuperabile che aggiungere nuovi spettatori all’umiliazione smetterebbe di fare per loro una reale differenza… Chi può dirlo? Nessuno può arrogarsi nessun diritto di disporre dell’altrui vita. Non capire questo – o sorvolare su questo – mi sembra una barbarie. Credo però che sul piano etico e deontologico per noi non possa smettere di fare una differenza lo scegliere di rendersi di fatto partecipi della violenza o invece provare ad arginarla. Questo è del tutto indipendente dal fatto che la nostra scelta abbia o meno un impatto reale (che nessuno può calcolare) sulla vita di questi ragazzi già devastata dalla violenza. Si tratta di un problema deontologico.

Alcuni giornalisti giustificano la diffusione di video non censurati, in cui i ragazzini sono completamente riconoscibili, in nome di un diritto di cronaca che punti a colpire lo stomaco degli spettatori, in barba alla dignità delle persone (“Le persone devono chiudere il video con l’amaro in bocca e il vuoto nelle budella”). Cosa ne pensa di questa argomentazione?

Immagino che la logica alla base di queste affermazioni sia quella di massimizzare la colpa dei torturatori rendendo la sofferenza di questi ragazzi condivisa ed emotivamente amplificata dallo sguardo (anche simpatetico) degli spettatori agghiacciati, così che ne nasca un’indignazione collettiva in grado di portare ad azioni di sanzione efficaci verso i carnefici.

Crede che davvero un’informazione tesa più a traumatizzare il pubblico che a farlo riflettere sia più efficace?

Chiaramente si può benissimo ottenere una indignazione collettiva con un buon giornalismo in grado di raccontare i fatti, senza bisogno di esporre le vittime ad ulteriore possibile danno. Questo naturalmente qualora si disponga delle qualità del buon giornalista e della capacità di raccontare la verità senza perderne la dimensione emotiva. Bisogna dire e dare verità, sapendola dire e dare: dalla parte di quelle vittime e di tutte le vittime. Questo punto di vista fonda l’etica dell’informazione e la crescita reale dell’opinione pubblica valida e ben fondata.

Michele e Pier
con la collaborazione di Paolo Rigliano

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

Continua a leggere
Clicca per commentare

Lascia una recensione

Per commentare puoi anche connetterti tramite:




avatar
  Iscriviti  
Notificami

Comunicati Altre Realtà

Il CICAP sull’omeopatia al Policlinico di Bari

Pubblicato

il

Il 14 ottobre p.v. si terrà, presso il Policlinico di Bari, un convegno dal titolo “La medicina omeopatica: lo stato dell’arte”, organizzato dall’Azienda Ospedaliero-Universitaria Consorziale

Policlinico di Bari, in collaborazione con l’associazione di medici e farmacisti pugliesi OMEOMEFAR, con la sponsorizzazione di aziende del settore omeopatico e il sostegno dell’Università di Bari. L’evento è stato inserito nell’ECM (Educazione Continua in Medicina), il percorso di formazione destinato ai professionisti della Sanità, e il relativo punteggio è in via di accreditamento.

Questi gli aspetti che destano, in particolar modo, la perplessità del CICAP:

  • il fatto che enti pubblici preposti alla salvaguardia della salute collettiva si rendano promotori di una pratica – l’omeopatia – che la comunità scientifica internazionale ritiene priva di fondamento;
  • il fatto che un evento basato su una disciplina pseudoscientifica venga fatto entrare nella formazione del personale sanitario, contribuendo a diffondere pratiche contrarie alle evidenze;
  • il fatto che enti pseudoscientifici e aziende private, motivati da interessi personali ed economici, intervengano nel sistema formativo del personale sanitario, senza salvaguardare la correttezza dei contenuti;
  • il fatto che, in ultima analisi, saranno i cittadini a pagare le conseguenze della disinformazione attuata, nel momento in cui si avvarranno dei servizi offerti dalla sanità pubblica.

Il CICAP invita l’AOUC Policlinico di Bari, l’Università di Bari e l’Organismo Regionale per la Formazione in Sanità a prendere le distanze da tale iniziativa, rimuovendola dal sistema di formazione ECM, e per il futuro invita gli enti pubblici della regione Puglia a difendere la salute dei suoi cittadini promuovendo l’informazione scientifica e la medicina basata sulle prove.

Il Gruppo CICAP Puglia

 
  

Licenza Creative Commons

Help Chat 
Continua a leggere

Comunicati Altre Realtà

Sanzionato con una censura il docente che ha tolto il crocifisso

Pubblicato

il

Zotti dovrà continuare a insegnare sotto un simbolo che percepisce come discriminatorio e che è già tornato ad essere affisso nelle aule del liceo Carducci. «Stupisce che, ancora nel 2014, una scuola pubblica non trovi di meglio per imporre il crocifisso che ricorrere a circolari fasciste», è il commento del segretario dell’Uaar, Raffaele Carcano.

’Ufficio scolastico regionale per il Friuli Venezia Giulia ha inflitto al professore Davide Zotti, docente di filosofia al liceo Carducci di Trieste, reo di aver rimosso, il 23 ottobre scorso, il crocifisso da una delle sue classi, la sanzione della censura. Zotti, cui da subito l’Uaar ha fornito assistenza legale, aveva rimosso il crocifisso dichiarandosi offeso, in quanto gay, dalle dichiarazioni del card. Ruini, che a proposito delle unioni omosessuali ha parlato di «diritti immaginari». «Non intendo più insegnare sotto un simbolo che rappresenta un’istituzione che continua a delegittimare la mia persona e quindi il mio stesso ruolo educativo», aveva spiegato. Subito è scattato il procedimento disciplinare e il docente è stato convocato il 1° dicembre scorso presso l’Ufficio per i procedimenti disciplinari dell’Ufficio scolastico regionale per il contraddittorio a propria difesa. Che ora ha notificato a Zotti il provvedimento.

L’Ufficio gli contesta di «aver posto in essere atti in violazione ai doveri, alla responsabilità e alla correttezza, cui deve essere sempre improntata l’azione e la condotta di un docente, considerata la sua funzione educativa e formativa». In particolare per aver rilasciato, senza autorizzazione del dirigente, «dichiarazioni pubbliche agli organi d’informazione idonee a pregiudicare l’immagine dell’amministrazione e la sua neutralità istituzionale»; per aver utilizzato «materiale dell’amministrazione per finalità estranee ai doveri d’ufficio» (materiale la cui presenza, specifica l’Ufficio, è prevista da due decreti regi del 1924 e del 1928); per aver posto in essere «un’azione arbitraria idonea a offendere la sensibilità dell’utenza, o le sue convinzioni personali, politiche o religiose o, comunque, potenzialmente discriminatoria»; per aver esposto indebitamente «Scuola e Amministrazione scolastica a polemiche sulla stampa, nonché ad una valanga di commenti su Facebook, contravvenendo così al dovere del pubblico dipendente di riservatezza, lealtà e collaborazione verso l’Amministrazione di appartenenza e, comunque, compromettendone la neutralità istituzionale».

In considerazione del «curriculum del docente e del comportamento collaborativo dimostrato dallo stesso, che non ha più reiterato il gesto e si è astenuto dal rilasciare dichiarazioni agli organi di stampa», l’Ufficio per i procedimenti disciplinari ha deciso di irrogare al docente la sola sanzione della censura — che consiste in una dichiarazione di biasimo scritta e motivata, che viene inflitta per mancanze non gravi riguardanti i doveri inerenti alla funzione docente o i doveri di ufficio — anziché la sospensione temporanea dal servizio. Insomma, Zotti dovrà continuare a insegnare sotto un simbolo che percepisce come discriminatorio e che è già tornato ad essere affisso nelle aule del liceo Carducci.

«Stupisce che, ancora nel 2014, una scuola pubblica non trovi di meglio per imporre il crocifisso che ricorrere a circolari fasciste», è il commento del segretario dell’Uaar, Raffaele Carcano. «Ci viene quasi da auspicare una legge che imponga il crocifisso, per vedere come la concilierebbero con la laicità del nostro Stato».

 

Crediti :

UAAR

Continua a leggere

Comunicati Altre Realtà

Religioni in Rai: l’Agcom respinge l’esposto dell’Uaar

Pubblicato

il

“La risposta dell’Agcom ha dell’incredibile”, ha commentato il segretario dell’Uaar, Raffaele Carcano. “In pratica si erge a difesa del monopolio di fatto della Chiesa cattolica, sostenendo che non conta il tempo a disposizione nei palinsesti televisivi e che non conta neppure l’orario nel quale si va in onda, considerato che porta a mo’ di esempio dell’offerta plurale della Rai due programmi televisivi che vanno in onda a settimane alterne e all’una di notte!”. “E poi non si tratta di affrontare temi “atei” o “agnostici” ma di dare conto di un approccio differente, ateo o agnostico per esempio, a temi che la Rai tratta abitualmente e sui quali chiama a intervenire quasi esclusivamente rappresentanti della gerarchia vaticana”.

’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha respinto l’esposto che l’Uaar ha presentato nell’agosto scorso contro la Rai.Secondo l’Uaar la Rai — nei cui palinsesti la Chiesa cattolica la fa da padrone (totalizzando quasi il 100% di presenze sul totale dei soggetti confessionali) e non vi è nessuno spazio dedicato alle opinioni atee e agnostiche — viola il proprio contratto di servizio che impone di rendere disponibile a ogni cittadino “una pluralità di contenuti, di diversi formati e generi, che rispettino i principi dell’imparzialità, dell’indipendenza e del pluralismo” nonché di “avere cura di raggiungere le varie componenti della società, prestando attenzione alle differenti esigenze di tipo generazionale, culturale, religioso, di genere e delle minoranze, nell’ottica di favorire una società maggiormente inclusiva e tollerante verso le diversità”.

Nessuna violazione invece secondo l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni che il 5 dicembre scorso ha respinto l’esposto dell’Uaar. Prima di tutto, scrive l’Agcom, in tema di pluralismo sociale, a differenza di quanto avviene per la comunicazione politica disciplinata dalla legge sulla par condicio, non si rinvengono specifiche previsioni che impongono obblighi di tipo quantitativo in capo alla concessione pubblica. In secondo luogo, prosegue l’Agcom, il pluralismo “sociale” deve essere inteso principalmente come pluralismo di argomenti, di temi e di orientamenti che animano la società, temi che non sono nell’esclusiva disponibilità di alcun soggetto. “La valutazione in ordine alla completezza dell’informazione pertanto non può essere effettuata in base al tempo televisivo fruito da ciascun soggetto portatore di determinati interessi o al numero di presenze degli stessi, ma alla luce della completezza dei temi oggetto di informazione”.

Secondo l’Agcom poi, la Rai ha riservato, nella propria programmazione, una significativa attenzione alla tematica religiosa: si consideri, scrive l’Agcom, che nel palinsesto di Rai Due sono presenti due programmi dedicati a confessioni differenti da quella cattolica, Protestantesimo, curato dalla Federazione delle Chiese evangeliche in Italia, e Sorgente di vita, curato dall’Unione delle comunità ebraiche italiane. L’Agcom conclude sottolineando che i temi oggetto di doglianza da parte dell’Uaar — “le tematiche ‘atee’, ‘agnostiche’ o ‘razionaliste’” — appartengono a un ambito culturale talmente vasto da non poter essere ricondotte ad alcuno specifico soggetto: “Appaiono riassorbite nell’insieme degli argomenti non religiosi trattati dalla stessa Rai nella sua articolata programmazione”.

“La risposta dell’Agcom ha dell’incredibile”, ha commentato il segretario dell’Uaar, Raffaele Carcano. “In pratica si erge a difesa del monopolio di fatto della Chiesa cattolica, sostenendo che non conta il tempo a disposizione nei palinsesti televisivi e che non conta neppure l’orario nel quale si va in onda, considerato che porta a mo’ di esempio dell’offerta plurale della Rai due programmi televisivi che vanno in onda a settimane alterne e all’una di notte!”. “E poi non si tratta di affrontare temi “atei” o “agnostici” ma di dare conto di un approccio differente, ateo o agnostico per esempio, a temi che la Rai tratta abitualmente e sui quali chiama a intervenire quasi esclusivamente rappresentanti della gerarchia vaticana”. “Così com’è — ha concluso Carcano — la Rai non dà minimamente conto del pluralismo che anima il nostro Paese, facendo un torto a quanti non si riconoscono nella religione cattolica”.

Comunicato stampa Uaar

 

Continua a leggere

Newsletter

Commenti più votati

  • 9 February 2018 by Giovanni Darko

  • 1 March 2018 by Graziella Di Gasparro

2

Tesla nello Spazio, smontiamo le obiezioni dei terrapiattisti

c’è bisogno di dare retta ai dementibiblici?
  • 20 February 2018 by

2

Tesla nello Spazio, smontiamo le obiezioni dei terrapiattisti

Sul serio c’è gente che pensa che la terra sia ...
  • 17 February 2018 by Simona Masini

2

I nanorobot sono in grado di distruggere ogni tipo di tumore

Trovi qualcosa qua : https://www.bambinidisatana.com/arrivo-la-pillola-inverte-linvecchiamento/
  • 14 February 2018 by Bambini di Satana

I più letti

Loading...