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PRETI PEDOFILI

In Perù la Chiesa è travolta dallo scandalo “pedofilia” ma Bergoglio fa finta di niente

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Gli aveva detto di spogliarsi e poi ha afferrato la videocamera. Non era la prima richiesta inusuale di Luis Fernando Figari, il leader e fondatore della maggiore associazione cattolica peruviana. Figari aveva chiesto ad Oscar Osterling e altri due ragazzini di seguirlo nella sua stanza perché era “la guida spirituale”. Accadeva due decadi fa. «Se lui ti chiedeva di fare qualcosa, lo facevi e basta», dice oggi Osterling, che non è più un bambino, ma ha 44 anni. «Oggi, 20 anni dopo, capisco che a molti è stato chiesto di spogliarsi», dice Oscar.

Di questa storia ne hanno parlato diffusamente i giornali internazionali, com il Guardian o il New York Times.

Insieme ai manifesti con il suo volto e la scritta “unidos por la esperanza”, uniti per la speranza, su tutti i muri, incollati per onorare la sua visita, il pontefice trova questo tipo di storie, ma il papa non le ascolterà. Il papa ha chiesto perdono per gli abusi e quello che i peruviani si chiedono, mentre visita il loro Paese, è perché, – se vuole essere davvero severo contro questi crimini – , poi “protegge” un colpevole, uno che li ha commessi? (nb. Quando un papa chiede ‘perdono’ corrisponde a una assoluzione della Chiesa dai “peccati” commessi dai suoi sacerdoti. Sta parlando come capo della Chiesa non come capo di Stato. La richiesta di perdono è rivolta a Dio, di cui il papa è portavoce: l’abuso è un peccato, un’offesa a Dio, un delitto contro la morale non un crimine contro bambini inermi. Se fosse una assunzione di responsabilità – da capo di Stato – diverrebbe invece un atto ‘politico’ che come naturale conseguenza comporterebbe l’impegno di risarcire materialmente le vittime e di (far) arrestare i colpevoli, ndr)

Il colpevole è Figari, che ha abusato psicologicamente e fisicamente di decine e decine di ragazzini peruviani. Quando nel 2010 hanno cominciato ad investigare sui suoi crimini, è stato mandato a Roma. I giudici peruviani che si occupano del caso vorrebbero che fosse estradato, Figari rinnega le accuse, il Vaticano non ha commentato all’inizio la richiesta d’arresto, gli ha detto di non tornare in Perù e di pagare i conti e le spese della sua organizzazione, tutta costituita da uomini: la Sodalitium christianae citae. Un sodalizio, appunto.

Greg Burke, portavoce Vaticano, ha detto: «La direttiva di non ritorno in Perù è stata data per bloccare i contatti tra Figari e Sodalitium, il Vaticano non si opporrà agli sforzi peruviani per arrestare Figari». Ora l’organizzazione, per volere del papa stesso, è sotto sorveglianza del Vaticano, ma nessun accenno è stato fatto nei riguardi delle vittime. «Questa decisione non tiene certo conto di noi, le vittime» ha detto uno dei #bambini di allora, oggi adulto, che ha preferito rimanere anonimo e che è stato violentato quando aveva solo 15 anni. È dal 1975 che Figari agiva senza che nessuno lo fermasse o lo denunciasse: oggi l’hanno fatto in 19, che allora erano minori, e altri 17, che erano già adulti. Nelle loro denunce si legge che «Figari diceva alle vittime che gli atti indecenti erano parte del suo potere mistico, esercizi di yoga, tecniche per generare energia».

È proprio così «che opera la Chiesa, li riporta a “casa” e non ci sono conseguenze» dice Peter Sauders, una vittima degli abusi, che si è dimessa dalla commissione della Santa sede per la tutela dei minori. Oggi i giudici peruviani hanno capito che Figari gestiva «un’organizzazione criminale che predava giovani uomini». Figari, che ha ormai 70 anni, non commenta per ordine del Vaticano. Il suo avvocato Armando Lengua Balbi ha dichiarato però che se tornerà in Perù «le persone lo linceranno».

Figari ha fondato Sodalitium negli anni 70: un’organizzazione conservatrice che funzionava per l’obbedienza incondizionata richiesta, disciplina, la promessa di una vita basata sul “si” a prescindere. Uno dei suoi slogan era “uno spirito indipendente vuol dire la morte della nostra comunità” e costringeva i ragazzi a cantare il saluto al sole, l’inno della falange spagnola fascista. Era vietato uscire senza permesso, ricordano le vittime, era “come un monastero”. Figari è rimasto fino al 2010 a capo dell’organizzazione, perché solo oggi i ragazzi, dal 1978, – quando le prime vittime hanno cominciato a denunciare -, sono stati creduti.

Figari in Perù ha fatto quello che ha fatto Fernando Karadima in Cile, altro Paese visitato dal papa, dove è stato accolto dalle urla di protesta. Sui cartelloni stretti dai pugni delle donne fuori dalla chiesa di Osorno c’era scritto “renuncia”, perché vogliono le dimissioni dell’arcivescovo Juan Barros. Nominato da Bergoglio, Barros – che nel 2006 officiò i funerali di Pinochet – è un ex seminarista di padre Karadima, e ha lavorato al suo fianco per oltre 25 anni. Secondo numerose vittime fa parte della schiera di vescovi che hanno nascosto i preti pedofili e che invece di essere denunciati sono stati promossi e hanno ricevuto incarichi prestigiosi, che gli hanno assicurato ancora maggiore potere.

Fernando Karadima in Cile, come Figari in Perù, ha stuprato decine di bambini, seminaristi che studiavano proprio insieme a Barros. L’ultima volta che un papa è stato in Cile è stato nel 1987, 31 anni fa. Oggi, 2018, le vittime degli abusi di Cile e Perù chiedono che li si ascolti durante la visita in Sud America e hanno tentato di ottenere un incontro. Ancora una volta dalla Chiesa il silenzio è stata l’unica risposta.

 
  

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Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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  1. Sara Alesi

    20 gennaio 2018 at 17:43

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PRETI PEDOFILI

Pedofilia, condannato don Mauro Galli

A processo con l’accusa di aver abusato sessualmente di un ragazzino di 15 anni nel 2011, l’ex parroco di Rozzano, don Galli, aveva versato 100mila euro alla famiglia, che non si è costituita parte civile.

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L’arcidiocesi: “Vicini alla vittima” È di 6 anni e 4 mesi la condanna inflitta da parte del Tribunale di Milano nei confronti di don Mauro Galli, l’ex parroco di Rozzano accusato di tentata violenza sessuale su un ragazzo che, all’epoca, aveva 15 anni. Fuori dal processo, l’ex parroco aveva versato 100 mila euro di risarcimento ai familiari del ragazzo, che non si sono costituiti parte civile. “Le sofferenze del ragazzo e dei suoi familiari – ha sottolineato prima della sentenza il pm – non possono essere ripagate da un pagamento in denaro, al di là dell’importo”.

Anzi, secondo il pm, vi è “una discrasia evidente nella difesa dell’imputato data dall’avere risarcito un danno che si ritiene di non avere cagionato”. Nel processo è stato acquisito anche il verbale di informazioni testimoniali rese, nell’ottobre 2014, dall’attuale arcivescovo di Milano, Mario Delpini, il quale ha spiegato che, dopo avere appreso da un altro sacerdote che il ragazzo “aveva segnalato abusi sessuali compiuti da Don Mauro”, decise di trasferirlo “ad altro incarico, disponendo il suo trasferimento nella parrocchia di Legnano”. Il caso Il caso risale al 2011, quando nella notte tra il 19 e il 20 dicembre, il sacerdote avrebbe abusato nella propria abitazione del giovane che aveva trascorso lì la notte in vista delle attività di preghiera previste per il giorno successivo.

Secondo il racconto della vittima, riferito nel corso delle udienze da uno psichiatra che lo ebbe in cura, don Galli aveva iniziato a toccare il ragazzo mentre si trovavano nello stesso letto. L’ex parroco ha sempre rigettato l’accusa affermando di non aver mai “abbracciato” o “toccato” il giovane, ammettendo comunque di aver dormito con lui in un letto matrimoniale (nonostante vi fossero altri letti a disposizione). Le dichiarazioni della madre del ragazzo dopo la sentenza e le reazioni del giovane Il giovane, ora 22enne, dopo la sentenza è scoppiato a piangere. “È stato un percorso doloroso e un dramma infinito, ma che oggi sia stata riconosciuta la credibilità di mio figlio è stata la cosa più grande – ha asserito la madre, aggiungendo che codesta vicenda è stata – un percorso doloroso da tanti punti di vista, prima di tutto familiare, anche perché la difesa ha provato a minare la credibilità di mio figlio”. Nello specifico, il ragazzo pare che abbia avuto “conseguenze drammatiche” tanto da tentare per quattro volte il suicidio.

L’arcidiocesi L’Arcidiocesi di Milano “prende atto della conclusione del procedimento giudiziario di primo grado a carico di don Mauro Galli”. Così si legge nella nota firmata da don Walter Magni, responsabile dell’Ufficio Comunicazione e portavoce dell’arcivescovo Delpini. “Esprimiamo vicinanza al ragazzo coinvolto, alla sua famiglia e a tutti coloro che hanno ingiustamente sofferto. Mentre la giustizia penale fa il suo corso – conclude la nota – l’Arcidiocesi resta in attesa dell’esito del processo canonico a carico di don Mauro Galli, affidato alla responsabilità del Tribunale Ecclesiastico

 

IL CASO DON MAURO GALLI

 

 

 
  

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PRETI PEDOFILI

Pedofilia, arrestato allenatore centro sportivo parrocchiale

Carabinieri eseguono provvedimento dopo conferma appello

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E’ stato portato in carcere un ex animatore di un centro estivo parrocchiale, di 36 anni, di Lanzo Intelvi, in provincia di Como, condannato anche in secondo grado a tre anni e sei mesi di reclusione per violenza sessuale aggravata nei confronti di un minore, all’epoca dei fatti tredicenne. Il provvedimento è stato eseguito dai carabinieri.
Gli episodi contestati risalgono al 2014. Fu la madre del ragazzino a denunciare ai militari che era vittima di molestie a sfondo sessuale. I carabinieri, nel corso di perquisizioni avevano poi trovato all’indagato supporti informatici con materiale pedopornografico. Condannato in primo grado a Como a tre anni e sei mesi, l’ex animatore si è visto confermare la condanna in appello, per cui è scattato il provvedimento di esecuzione della pena.

 
  

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PRETI PEDOFILI

Pennsylvania, inferno dei bimbi: migliaia di abusi insabbiati dalla Chiesa

Un rapporto di 1.400 pagine pubblicato dopo due anni di indagine. Coinvolti 300 preti e abusati migliaia di bambini e bambine nello Stato della Pennsylvania

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Migliaia di bimbi abusati, molestati e violentati da preti pedofili. È questo il risultato di un rapporto pubblicato dalla procura della Pennsylvania, negli Stati Uniti, dopo due anni di indagine condotta da un gran giurì.

Solo per fare un esempio di questo orrore. Una volta un prete di una delle diocesi coinvolte ha fatto visita a un bambina in ospedale dopo che questa si era operata alle tonsille. E cos’ha fatto? L’ha stuprata. O ancora. Un prete ha preso una cinghia di cuoio e ha iniziato a frustare la sua preda. Un altro esempio? Un prete ha messo incinta una ragazzina e poi ha organizzato il suo aborto clandestino.

“Crediamo che il numero reale di bambini, su cui le informazioni sono andate perdute, o che hanno avuto troppa paura di fare un passo avanti, sia in realtà di migliaia”, dice il rapporto di 1.400 pagine.

Le violenze hanno avuto luogo nel corso di 70 anni e sono state puntualmente coperte dai vertici delle diocesi coinvolte (che sono tutte quelle dello Stato americano, tranne due). In totale, i preti pedofili sarebbero ben 300.

Gli abusi vanno dalle molestie agli stupri. “La maggior parte delle vittime erano ragazzi, ma c’erano anche ragazze. Alcuni erano teenagers, altri erano nell’età prepuberale”, spiegano alcuni membri dell’Fbi che hanno contribuito alle indagini.

Il manuale per nascondere la verità

Evitare lo scandalo. Usare eufemismi. Fare domande inadeguate. Nascondere tutte le denunce in un archivio segreto. E soprattutto, non dire nulla alla polizia. Sono queste alcune delle tattiche usate per 70 anni dai leader della Chiesa cattolica in Pennsylvania per nascondere gli abusi dei sacerdoti.

Il rapporto evidenzia come ogni diocesi dello Stato americano seguisse accuratamente il metodo per insabbiare tutto. Un vero e proprio manuale, quindi, per nascondere la verità.
“Mentre ogni distretto ecclesiastico aveva le sue idiosincrasie, il modello era praticamente lo stesso”, si legge nel rapporto ripugnante.

 
  

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