Contattaci

Ricerca

Pianeta 9 oltre Plutone?

Pubblicato

il

Una coppia di astronomi ha trovato indizi convincenti della presenza di un pianeta finora mai rilevato che potrebbe trovarsi nella zona della fascia di Kuiper, oltre l’orbita di Plutone. Si tratterebbe di una “super-Terra, chiamata per ora Pianeta 9 ( Planet Nine ), circa dieci volte più massiccia della Terra. Per un’eventuale conferma però saranno necessari altri studi e osservazioni

coperto il Pianeta 9 ? Oggi un titolo come “Scoperto un nuovo pianeta” è eccitante quanto “Cane morde uomo”, vale a dire non molto. Grazie soprattutto alla missione spaziale #Kepler, negli ultimi due decenni gli astronomi hanno identificato circa 2000 nuovi mondi, in orbita attorno a stelle che si trovano a decine o addirittura a centinaia di anni luce dalla #Terra. Considerati tutti insieme, questi pianeti sono importanti dal punto di vista scientifico, ma sono ormai così tanti che aggiungerne uno alla lista non sembra una grande impresa. Eppure l’annuncio di un nuovo pianeta da parte dal California Institute of Technology sembra molto diverso, perché il mondo che descrive non ruota attorno a una stella lontana. Il Pianeta 9 farebbe parte del nostro sistema solare, un posto che potreste pensare sia stato esplorato molto bene.

Pianeta 9

Illustrazione di Planet Nine (Cortesia Caltech/R. Hurt/IPAC)

Evidentemente non è così: in un’analisi accettata per la pubblicazione su “Astronomical Journal“, Konstantin Batygin e Mike Brown, planetologi del California Institute of Technology, presentano quella che affermano essere una forte prova circostanziale di un grande pianeta sconosciuto, il Pianeta 9 , forse dieci volte più massiccio della Terra, in orbita nell’oscura periferia del sistema solare oltre #Plutone. Gli scienziati hanno dedotto la sua presenza da anomalie nelle orbite di una manciata di corpi più piccoli che possono vedere. “Non ero così entusiasta da un po’ di tempo”, spiega Greg Laughlin, esperto di formazione e dinamica dei pianeti dell’Università della California a Santa Cruz, che non è coinvolto nella ricerca.

L’oggetto, che i ricercatori hanno chiamato provvisoriamente “Planet Nine” ( Pianeta 9 ), si avvicina a non più di 30,5 miliardi di chilometri dal #Sole, cioè cinque volte la distanza media di Plutone. Nonostante le sue enormi dimensioni, il suo effetto è così debole che non sorprende il fatto che nessuno l’avesse ancora notato.

Se esiste, certo. “Purtroppo, non disponiamo ancora di un vero e proprio rilevamento”. Ma la prova è così stringente che altri esperti stanno prendendo l’annuncio molto sul serio. “Penso che sia piuttosto convincente”, spiega Chad Trujillo del Gemini Observatory, alle isole Hawaii. Anche David Nesvorny, un teorico che studia il sistema solare al Southwest Research Institute (SwRI) a Boulder, è rimasto colpito. “Questi ragazzi sono davvero bravi”, ha commentato. “Hanno fatto davvero un buon lavoro”.

Strane orbite

Batygin e Brown non sono i primi a sostenere l’esistenza di un nuovo pianeta nel sistema solare. Nel 2014 Trujillo e Scott Sheppard, della Carnegie Institution for Science, hanno sostenuto su “Nature” che la loro scoperta di un oggetto molto più piccolo, chiamato 2012 VP113, insieme con l’esistenza di una manciata di corpi precedentemente identificati nel sistema solare esterno, suggeriva che potrebbe esserci un oggetto di dimensioni planetarie lì fuori. La prova è nascosta nelle orbite di questi oggetti, in particolare in un oscuro parametro chiamato “argomento del perielio”. Gli oggetti identificati da Trujillo e Pastore avevano tutti argomenti del perielio stranamente simili, il che potrebbe significare che fossero influenzati dalla gravità di un pianeta invisibile. “Avevamo notato qualcosa di curioso: qualcuno doveva andare a fondo della questione”, spiega Trujillo.

Diversi gruppi l’hanno fatto, trovandosi d’accordo sul fatto che l’idea di un pianeta nascosto è plausibile, ma ancora abbastanza speculativa. La nuova analisi tuttavia rafforza notevolmente le ipotesi. La somiglianza degli argomenti del perielio si è rivelata “solo la punta dell’iceberg”, secondo Batygin.

114113838-87c83711-03af-4a07-a289-dd232f323852

La gravità dell’ipotetico Planet Nine potrebbe spiegare le orbite peculiari di due differenti insiemi di oggetti che si trovano oltre Plutone (diagramma creato utilizzando il WorldWide Telescope. Cortesia: Caltech/R. Hurt/IPAC)

La prima cosa che Batygin ha fatto insieme a Brown è stata analizzare i dati Trujillo e Sheppard con occhi del tutto nuovi. “Quello che abbiamo notato – afferma Batygin – è stato che gli assi maggiori delle orbite di questi oggetti rientrano nello stesso quadrante del cielo.” In altre parole, puntano nella stessa direzione. Questo risultato non è scontato: due corpi possono avere argomenti di perielio simili anche se le loro orbite non sono fisicamente simili in altro modo. Ma quando Brown e Batygin hanno tracciato le orbite di questi oggetti del sistema solare esterno, hanno notato che le forme delle loro orbite molto ellittiche erano fortemente allineate. “Si potrebbe pensare: ‘Ma come si fa a non accorgersi di una cosa del genere’?”, dice Brown. “Eravamo così immersi nell’analisi dei dati che non abbiamo mai fatto un passo indietro per guardare il sistema dall’esterno. Non riuscivo a credere di non averlo mai notato prima: è una cosa ridicola”.

La direzionalità delle orbite era un indizio ancora più forte che qualcosa stava fisicamente influenzando questi oggetti distanti. “In un primo momento ci siamo detti: ‘Non può esserci un pianeta laggiù, è folle'”, spiega Brown. Così ha esaminato con il collega l’alternativa più probabile, e cioè che la fascia di Kuiper di oggetti ghiacciati oltre Plutone si fosse aggregata in modo naturale, proprio come le galassie si sono formate per effetto delle forze gravitazionali dalla nube cosmica di gas emersa dal big bang.

In questo scenario, come hanno capito presto gli autori, il problema era che la fascia di Kuiper non aveva sufficiente massa per far accadere questo. Quando gli scienziati hanno avuto la folle idea della presenza di un pianeta, tuttavia, le loro simulazioni hanno prodotto proprio il giusto tipo di orbite allineate. E hanno rivelato anche altro: la gravità di un pianeta gigante dovrebbe portare a un insieme indipendente di oggetti le cui orbite non sono allineate tra loro, ma sono fortemente inclinate rispetto alle orbite dei pianeti, fino a 90 gradi rispetto al piano del sistema solare, o anche di più. “Sembrava enigmatico”, dice Batygin. “Ma poi Mike disse: ‘Mi sembra di aver visto qualcosa del genere nei dati’”. Quasi a colpo sicuro, i ricercatori hanno individuato una mezza dozzina circa di questi oggetti, e nessuno aveva una buona spiegazione per la loro presenza lì. La simulazione di Batygin e Brown ne stava fornendo una. “Il fatto che ora si sta mettendo ordine a due nuove linee indipendenti di prove per un ipotetico pianeta 9 – sottolinea Laughlin – rende la loro ipotesi ancora più credibile”.

Pianeta 9 una super-Terra

Il pianeta che meglio si adatta ai dati sarebbe circa dieci volte più massiccio della Terra, e andrebbe catalogato nella categoria delle “super-Terre”, che include molti pianeti intorno ad altre stelle, ma nessuno, finora, nel sistema solare. Sarebbe però più piccolo di #Nettuno, il quarto in ordine di grandezza tra i pianeti che orbitano attorno al Sole, che è di circa 17 masse terrestri. La sua orbita più probabile è fortemente allungata, e lo porta a 35 miliardi di chilometri dal Sole nel punto di massimo avvicinamento (“che è dove fa tutto il danno,” sottolinea Brown) e da tre a sei volte più lontano nel punto più distante.

Anche a quella distanza enorme, il Pianeta 9 potrebbe essere individuato, in linea di principio, con i telescopi esistenti, e più facilmente con il giapponese Subaru Telescope, alle Hawaii, che non solo ha un enorme specchio per catturare luce debole, ma anche un ampio campo visivo che permetterebbe ricercatori di effettuare in modo efficiente la scansione di grandi porzioni di cielo. “Purtroppo, non siamo proprietari del Subaru: per questo è improbabile che saremo noi a trovarlo. Quindi stiamo dicendo a tutti dove cercare”, dice Brown,

Fino a quando non lo osserveranno, gli astronomi non potranno affermare in modo definitivo che il Pianeta 9 esiste realmente. “Tendo a essere molto sospettoso sugli annunci della presenza di un pianeta in più nel sistema solare”, afferma Hal Levison, ricercatore dello SwRI. “Ho visto molti di questi annunci nella mia carriera, ed erano tutti sbagliati”. L’allineamento orbitale è autentico, riconosce Levison. “Qualcosa lo sta determinando: ma sono necessari ulteriori studi per capire di che cosa si tratta”.

Nel complesso, tuttavia, gli scienziati planetari sono entusiasti dalla prospettiva di poter essere alle soglie di una grande scoperta. “Durante la mia gioventù, si pensava che i grandi pianeti fossero stati trovati tutti”, spiega Sheppard. “Sarebbe molto emozionante e sorprendente sapere che stavamo sbagliando”.

Secondo Laughlin, lo stato d’animo della comunità astronomica potrebbe essere descritto perfettamente dal discorso che l’astronomo britannico John Herschel tenne alla British Association for the Advancement of Science il 10 settembre 1846. Alcune irregolarità rilevate nell’orbita di Urano suggerivano che fossero determinate dall gravità di un pianeta sconosciuto e massiccio. Facendo riferimento all’oggetto misterioso, Herschel disse:

“Lo vediamo come Colombo vide l’America dalle coste della Spagna. I suoi movimenti sono stati evidenziati dalla nostra analisi con una certezza di poco inferiore alla dimostrazione visiva”. Solo due settimane più tardi fu scoperto Nettuno, proprio dove i calcoli dei teorici prevedevano che sarebbe dovuto essere.

(La versione originale di questo articolo è apparsa su www.scientificamerican.com il 20 gennaio. Riproduzione autorizzata, tutti i diritti riservati)

 

 

Crediti e Fonti :

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

Clicca per commentare

Leave a Reply



Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ricerca

WATCH NOW: SpaceX to Launch Starlink Falcon

SpaceX Falcon 9 rocket will launch Starlink 7 communication satellites Low-Earth Orbit 550 km. It will lift off from Space Launch Complex 40 (SLC-40) at Cape Canaveral AFS, Florida. Launch window begins at 09:25pm EST (1:25am UTC) ▰ Livestream Chat: https://discord.gg/jkbWhGK (Discord invite link) Starlink 7 mission

Pubblicato

il

1,463 watching now

WATCH NOW: SpaceX to Launch Starlink Falcon

Started streaming 8 hours ago

3.71M subscribers

SUBSCRIBE
SpaceX Falcon 9 rocket will launch Starlink 7 communication satellites Low-Earth Orbit 550 km. It will lift off from Space Launch Complex 40 (SLC-40) at Cape Canaveral AFS, Florida. Launch window begins at 09:25pm EST (1:25am UTC) ▰ Livestream Chat: https://discord.gg/jkbWhGK (Discord invite link) Starlink 7 mission will be SpaceX’s 9th mission this year and the 86th flight of a Falcon 9 rocket. It’ll deliver more than 41,000 pounds (18,500 kg) of cargo consisting of 60 starlink v1.0 communication satellites. The booster supporting this mission is B1049. Courtesy of SpaceX https://www.spacex.com/ www.spaceofficial.com SPACE (Official) Network We love ❤ Space Do you?

SHOW LESS



Licenza Creative Commons




Continua a leggere

Ricerca

Come condividere il proprio computer per la ricerca contro il coronavirus

Il progetto di Ibm: raccogliere la potenza computazionale dei dispositivi nel mondo e concentrarla in un supercomputer virtuale per processare moli e moli di dati sanitari

Pubblicato

il

Ibm chiede l’aiuto di chiunque possieda un computer connesso a internet per partecipare al progetto OpenPandemics – Covid-19. Ogni utente avrà la possibilità di mettere a disposizione la potenza di calcolo della propria macchina per aiutare la ricerca di una cura al coronavirus.

Esattamente come avviene in Dragonball quando Goku chiede alle persone della terra di alzare le mani per donargli l’energia necessaria a sconfiggere MajinBu, Ibm, con il suo progetto OpenPandemics – Covid-19, chiede di mettere a disposizione la potenza computazionale dei loro personal computer. Più computer partecipano al progetto più aumenta la capacità di calcolo del supercomputer virtuale di Ibm.

World Community Grid come Goku, sfrutterà la potenza di calcolo dei computer degli utenti nel mondo per aiutare gli scienziati a sconfiggere il coronavirus


Il gigante dell’elettronica intende sfruttare la potenza di calcolo inutilizzata dai computer degli utenti, che decideranno di partecipare, per alimentare la sua World Community Grid. Grazie a questo supercomputer virtuale, gli scienziati che stanno cercando una cura per il virus, potranno elaborare l’immensa mole di dati raccolti in questi mesi d’emergenza.

La potenza di calcolo condivisa permetterà quindi alla World Community Grid di effettuare i milioni di calcoli al secondo necessari per le simulazioni dei composti bio-chimici necessari per debellare il virus.

Attualmente più di 770mila persone e 450 organizzazioni hanno già contribuito ad alimentare la World Community Grid fornendo quasi due milioni di anni di potenza di calcolo a sostegno di 30 progetti di ricerca, tra cui studi su cancro, Ebola, Zika, malaria e Aids.

Il progetto è stato ideato dall’istituto di ricerca Scripps Research e a dirigerne lo sviluppo c’è il ricercatore italiano Stefano Forli, assistente del dipartimento di Biologia integrativa strutturale e computazionale di Scripps Research.

Sfruttare la potenza di elaborazione inutilizzata su migliaia di dispositivi ci fornisce un’incredibile potenza di calcolo utile a selezionare virtualmente milioni di composti chimici”, spiega Forli in una nota: “Il nostro sforzo congiunto con i volontari di tutto il mondo promette di accelerare la nostra ricerca di nuovi, potenziali farmaci candidati ad affrontare le minacce biologiche emergenti presenti e future, sia che si tratti di Covid-19 o di un agente patogeno completamente diverso”.

Per mettere a disposizione la potenza di calcolo inutilizzata del proprio computer è sufficiente iscriversi al progetto e scaricarne l’applicazione. World Community Grid di Ibm opererà in background senza rallentare i sistemi degli utenti e garantendo la massima sicurezza della privacy proteggendone le informazioni personali.

 

Crediti e Fonti :
Continua a leggere

Ricerca

Aggirare le difese del cervello per curare i tumori

In topi di laboratorio è possibile trattare efficacemente un tumore cerebrale grave come il glioblastoma con l’immunoterapia, stimolando il drenaggio dei vasi linfatici del cervello e lasciando inalterata la barriera ematoencefalica

Pubblicato

il

Microfotografia di linfocita T (in rosa) all'attacco di una cellula tumorale (© Science Photo Library / AGF)

L’immunoterapia, una strategia terapeutica basata su farmaci in grado di stimolare il sistema immunitario ad attaccare i tumori, ha dimostrato enormi potenzialità negli ultimi anni, aumentando la sopravvivenza dei malati con diverse forme di neoplasie. Ma nel caso del glioblastoma, un tumore cerebrale mortale per il quale esistono pochi trattamenti efficaci, l’immunoterapia non ha avuto successo. Questo perché il cervello è protetto dalla barriera ematoencefalica, che impedisce l’accesso nel cervello agli agenti patogeni, interferendo però con le normali funzioni del sistema immunitario.

In uno studio su topi, ora pubblicato sulla rivista “Nature”, Akiko Iwasaki e colleghi della Yale University hanno trovato un nuovo modo di aggirare la barriera emato-encefalica, sfruttando l’estesa rete di vasi linfatici meningei che rivestono l’interno del cranio e hanno la funzione di raccogliere i rifiuti cellulari e di smaltirli attraverso il sistema linfatico del corpo.

Questi vasi si formano poco dopo la nascita, stimolati in parte dal gene che codifica per il fattore di crescita endoteliale vascolare C (VEGF-C). L’idea di Iwasaki e colleghi era verificare se si potesse sfruttare VEGF-C per aumentare il drenaggio linfatico e stimolare così la risposta immunitaria, valutando poi l’efficacia di questo intervento sui tumori cerebrali.

A questo scopo, i ricercatori hanno iniettato VEGF-C nel liquido cerebrospinale di topi di laboratorio affetti da glioblastoma e hanno osservato un aumento del livello di risposta dei linfociti T, un gruppo di cellule fondamentali del sistema immunitario, nei confronti delle cellule tumorali.
Il problema è però che alcuni tumori eludono l’attacco delle cellule tumorali stimolando i checkpoint immunitari, specifiche molecole che regolano il sistema immunitario, impedendo che esso attacchi le cellule dello stesso organismo. Una strategia dell’immunoterapia consiste quindi nel somministrare molecole denominate inibitori dei checkpoint immunitari, rendendo vana la strategia di difesa del tumore.

Iwasaki e colleghi hanno perciò provato a combinare la somministrazione di VEGF-C con inibitori del checkpoint comunemente usati in immunoterapia, aumentando in modo significativo la sopravvivenza dei topi. Ciò significa che l’introduzione del VEGF-C, in combinazione con i farmaci immunoterapici per il cancro, è una strategia efficace per colpire i tumori cerebrali.

“Questi risultati sono di grande interesse”, ha concluso Iwasaki. “Vorremmo portare questo trattamento ai pazienti con glioblastoma, che hanno una prognosi ancora molto scarsa con le attuali terapie di chirurgia e chemioterapia.”



Licenza Creative Commons




Crediti e Fonti :
Continua a leggere

Chi Siamo

Vuoi ricevere le notizie?

Dicono di noi

DAL MONDO DELLA RICERCA

  • Le Scienze
  • Nature (EN)
  • Immunologia

Comunicato stampa - Una pellicola sottilissima e biodegradabile in grado di rivestire volumi di acqu

Comunicato stampa - Un nuovo strumento bioinformatico individua rapidamente le alterazioni del genom

Comunicato stampa - Individuate le relazioni causa-effetto che hanno determinato lo sciame simico du

Nature, Published online: 15 July 2020; doi:10.1038/d41586-020-02057-2Biennials, regional hubs and v

Nature, Published online: 15 July 2020; doi:10.1038/s41586-020-2550-zSARS-CoV-2-specific T cell immu

Nature, Published online: 15 July 2020; doi:10.1038/s41586-020-2479-2Enhanced covalency is achieved

Comunicato stampa - Lo rivela uno studio condotto dal Cnr-Ibcn in collaborazione con il laboratorio

Una molecola che si trova nei vasi sanguigni e interagisce con il sistema immunitario contribuisce a

Comunicato stampa - Uno studio internazionale pubblicato su The Lancet mette in discussione la sicur

NASA TV

SPACE X

Archivio

LunMarMerGioVenSabDom
 12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
2728293031 

I più letti