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PRETI PEDOFILI

Prete pedofilo e vescovo Delpini. Quel processo segreto in Curia

I vertici ecclesiastici erano al corrente delle accuse rivolte al sacerdote, ma l’allora vicario episcopale si limitò a spostarlo. La Curia milanese era così al corrente dell’episodio di pedofilia che in una parrocchia di Rozzano aveva avuto per protagonista un giovane prete, che avviò una istruttoria interna, una indagine segreta di cui solo ora si viene a conoscenza.

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L' arcivescovo di Milano, Mario Delpini

Che fine abbia fatto l’indagine non si sa. Ma è documentato che il #prete sotto accusa venne lasciato ancora a lungo a contatto con i #ragazzini , e che i vertici della Curia si guardarono bene dal denunciare l’accaduto.

Il giovane prete, arrivato a Rozzano nel 2011 fresco di voti, si chiama Mauro Galli, e nel processo in corso a suo carico è emerso già con chiarezza il ruolo svolto dall’attuale arcivescovo Mario Delpini, allora vicario episcopale: che, informato dell’accaduto (don Mauro Galli che invita un quindicenne a dormire a casa sua; lo porta nel suo letto e allunga le mani) si limita a spostarlo di parrocchia, e quando scopre che una indagine è in corso si premura di avvisare il prete e di trovargli un avvocato.

In aula, arriva uno degli psichiatri che nel corso degli anni hanno seguito A., il ragazzo abusato: un giovane problematico, oscillante tra narcisismo e insicurezza. Il medico si chiama Angelo Bertani, e la sua è una testimonianza importante per più di un motivo. Il primo è che fa piazza pulita delle chiacchiere che affollano gli atti del processo, e che sembrano appassionare assai i giudici, secondo cui A. era «posseduto dal demonio»: tutte balle, le crisi in cui il ragazzo si dibatteva e parlava in lingue sconosciute erano messe in scena, simulazioni, e a confidarlo allo psichiatra fu il ragazzo stesso. Il secondo è che fornisce la versione più cruda dei contatti tra A. e don Mauro Galli, nella notte passata nel letto matrimoniale: «Il prete ha iniziato a toccarlo e lui è rimasto immobile come se stesse dormendo. Il prete ha continuato a toccarlo, mi sembra anche sui genitali poi ha cercato di penetrarlo e lui si è irrigidito per impedirlo».

Ma la testimonianza del dottor Bertani è importante, anche perché rivela l’esistenza dell’indagine interna della Curia: «Sono stato sentito da un tribunale ecclesiastico. Erano in tre o quattro, mi hanno sentito in centro, a Milano, ma mi hanno stressato così tanto che non mi ricordo neanche dove fossimo». Possibile? E perché, dopo essere rimasta ferma per anni, la giustizia vaticana decise di muoversi? Come faceva la Curia a sapere che la vittima era stata in cura da Bertani, e cosa voleva sapere?

Gli interrogativi sono tanti. Di certo c’è che vennero convocati anche i genitori del ragazzo, e loro si ricordano bene dove avvenne l’interrogatorio: in piazza Fontana, all’Arcivescovado. E che i risultati dell’indagine ecclesiastica non furono trasmessi alla magistratura italiana. «In tanti anni, non mi è arrivata mai una denuncia dall’interno della Chiesa», aveva detto anni fa in una intervista il pm Piero Forno, e per questo finì sotto inchiesta. Ma anche in questo caso il sistema è quello. Si sa solo che gli atti dalla Curia milanese passarono a Roma, in Vaticano: a rivelarlo in una lettera alla famiglia di A. è il cardinale Angelo Scola, che critica pesantemente la gestione del caso di don Mauro da parte del suo vice Mario Delpini, parlando di scelte «maldestre» e «improvvide».

La Curia sapeva, e non denunciò. La famiglia, cattolicissima e quasi succube, non denunciò, nè lo fecero i servizi sociali. Ci vollero i #carabinieri , che arrivati a casa di A. dopo un tentato suicidio ne raccolsero il racconto, perché il muro di silenzio si rompesse.





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Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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1 Commento

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  1. Sara Spartana Menegot

    7 Aprile 2018 at 17:26

    L avranno condannato a 100 avemmarie.

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PRETI PEDOFILI

Pedofilia, il cardinale Barbarin: “Ho fatto come mi ha detto Roma”

avrebbe coperto decine di abusi sessuali ai danni di boyscout minorenni

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Questo processo è importante, speriamo che sia utile anche per altri casi, e che la gente cambi percezione del problema della pedofilia, dentro e fuori dalla chiesa

PIERRE-EMMANUEL GERMAIN-THILL vittima di pedofilia

VALERIE GAURIAT, corrispondente di EURONEWS:“La sala alle mie spalle è colma. Il cardinale Barbarin è una delle figure principali della Chiesa cattolica francese ed è stato, tra l’altro citato come uno dei possibili candidati al soglio papale. Per le presunte vittime, più che un processo ai singoli è un processo all’intero sistema. Quello della Chiesa cattolica e della sua tradizione di omertà”.

Il processo al cardinale di Lione durerà fino mercoledi. Euronews ha chiesto un’opinione a una delle vittime, PIERRE-EMMANUEL GERMAIN-THILL“Il processo è un modo per far rispondere di fronte alla giustizia le persone incriminate per fatti come questi. E’ molto importante e speriamo che sia utile anche per altri casi, e che la gente cambi percezione del problema della pedofilia, dentro e fuori dalla chiesa”.

Il vescovo è stato chiamato a comparire in un giudizio diretto per volere di dieci delle vittime che non si sono arrese di fronte all’archiviazione del caso da parte della procura che nel 2016 ha giudicato prescritto il reato di mancata denuncia.

Nel febbraio del 2016 il cardinale Barbarin aveva fatto pubblicamente mea culpachiedendo perdono per non aver preso l’iniziativa di indagini approfondite e per non aver sanzionato il sacerdote immediatamente dopo aver ricevuto la prima testimonianza di abusi, atti che lui stesso definisce indegni del ministero ecclesiale.

“Mi sono fidato delle sue parole”
Si dichiara innocente il cardinale Barbarin. Ma i dettagli che sono venuti fuori dalla prima giornata sono inquientati. Il cardinale ha saputo delle molestie degli anni 80-90 nel 2010 e a quel punto ha incontrato il prete e si è fidato della sua parola che non c’era stato un seguito. Nel 2014 poi ha inoltrato al Vaticano la testimonianza di una vittima e di fronte alla richiesta di rimozione ha esitato per qualche mese “per non creare uno scandalo, come mi aveva chiesto Roma”, dice Barbarin

“La questione è questa: il cardinale Barbarin ne sapeva abbastanza per poterlo andare a denunciare in procura – dice il suo avvocato – Ne sapeva abbastanza da poter chiamare il suo autista e farsi portare al palazzo di giustizia, questa è la domanda, non ce ne sono altre”.

“Finora il dibattito è rimasto sul piano morale – dice François Devaux il confondatore dell’associazione delle vittime La Parole libérée – Finora era rimasto tutto sul piano dei media, dell’opinione pubblica. Ora ci rivolgiamo alla giustizia e vediamo se morale e giustizia stanno dalla stessa parte. Vediamo la giustizia da che parte sta”

Quest’anno si apre anche il processo a Bernard Preynat, il prete che il cardinale avrebbe coperto.

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PRETI PEDOFILI

“Il Vaticano ha coperto per 63 anni gli abusi di Marcial Maciel”

La denuncia arriva dal cardinale João Braz de Aviz, responsabile della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata. In Vaticano prevedono che verranno alla luce nuovi casi di abusi nel 2019

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Dal 1943 il Vaticano disponeva di documenti a sostegno delle accuse di pe dofilia contro il fondatore dei Legionari di Cristo, padre Marcial Maciel, ma decise di nasconderliLo ha ammesso il settantunenne cardinale brasiliano João Braz de Aviz, prefetto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e adesso la notizia sta facendo, con un certo ritardo, il giro del web. Nella sua denuncia il cardinale ha dichiarato che “chiunque lo abbia nascosto in Vaticano era una mafia, non la Chiesa”. Secondo Braz de Aviz le accuse legate agli abusi su minori “aumenteranno perché siamo solo all’inizio. Abbiamo passato 70 anni a nasconderle, e questo è stato un tremendo errore”.

Marcial Maciel, amico intimo di diversi Papi, è morto dieci anni fa. Fu indagato solo tredici anni dopo le prime notizie, tra il 1956 e il 1959, per sospetto pedofilia. Tuttavia, i risultati di queste indagini non ebbero immediatamente delle conseguenze.

Solo nel 2006, quando Papa Benedetto XVI gli impose di ritirarsi in Messico per dedicarsi alla “penitenza e preghiera”, l’influenza di Maciel iniziò a indebolirsi. Morì due anni dopo a Napoli senza mai chiedere perdono per i crimini commessi, mentre una commissione d’inchiesta del Vaticano aveva già inequivocabilmente rivelato le sue attività criminali e una vita dissoluta. Le innumerevoli vittime di Maciel finirono poi per denunciarlo e chiedere dei risarcimenti, e venne fuori anche la notizia che il cardinale ebbe figli con alcune donne.

Marcial Maciel Degollado è stato riconosciuto ufficialmente dal Vaticano come l’autore di una serie di atti di pedofilia compiuti ai danni di alcuni seminaristi dei Legionari di Cristo, il movimento che aveva fondato in Messico nel 1941. La diffusione pubblica degli scandali di pedofilia aveva fatto emergere chiaramente la politica di “tolleranza zero” verso gli abusi sui minori inaugurata dal papa emerito Benedetto XVI, che continua ancora oggi sotto il pontificato di papa Francesco.

La damnatio memoriae di Marcial Maciel ha permesso alla Congregazione dei Legionari di Cristo, che si è dissociata pubblicamente dal suo fondatore, una crescita nelle vocazioni e delle attività spirituali, dopo una piccola crisi registrata nei mesi successivi allo scandalo. Oltre alla proscrizione del fondatore, i legionari hanno smesso di celebrare i vari effemeridi di Maciel, hanno smesso di chiamarlo “nostro padre” e ignorano il suo nome in pubblico. Inoltre hanno eliminato dai loro centri tutte le fotografie che lo raffigurano e non vengono più diffusi i suoi libri.

Attualmente i Legionari di Cristo annoverano 961 sacerdoti e 617 seminaristi in tutto il mondo, suddivisi in 9 territori (province) presenti in 21 paesi del mondo. Condividono la stessa spiritualità e lo stesso carisma con i membri del Movimento Apostolico Regnum Christi, anch’esso fondato da Marcial Maciel nel 1959. Il Regnum Christi conta oltre 47 mila membri ed è presente in 34 Paesi.





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Pedofilia, accusa all’ex cardinale McCarrick: sesso in confessionale

James Grein lo ha dichiarato al vicario giudiziale dell’arcidiocesi di New York, incaricato dalla Santa Sede di raccogliere la sua testimonianza per l’inchiesta istruita dal Vaticano

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James Grein, un uomo della Virginia che sostiene di essere stato abusato da bambino dall’ex cardinale McCarrick, accusa l’alto prelato di averlo molestato anche in confessionale. Lo ha dichiarato alle autorità vaticane. Spiega il suo avvocato, Patrick Noaker: Grein ha deposto giovedì scorso per circa un’ora davanti al vicario giudiziale dell’arcidiocesi di New York, incaricato dalla Santa Sede – tramite la Congregazione per la Dottrina della Fede – di raccogliere la sua testimonianza per l’inchiesta canonica istruita dal Vaticano. Grein afferma di essere stato abusato dall’ex arcivescovo di Washington da quando negli anni Settanta era un bimbo di 11 anni. E le accuse sulle ripetute molestie durante il sacramento, una gravissima offesa per il Diritto canonico, si sono aggiunte all’originale denuncia di abusi su minore emersa la scorsa estate.

L’ex cardinale Theodore McCarrick

Le assoluzioni in camera

Theodore E. McCarrick, all’epoca un prete dell’arcidiocesi di New York, era vicino alla famiglia di Grein. Aveva battezzato James e, prima di celebrare messa in casa degli amici, portava il bimbo in camera per ascoltarne la confessione. «Allungare le mani era diventato parte del rituale. Accadeva quasi tutte le volte», afferma Noaker, precisando che l’assoluzione consisteva nel molestare James. L’avvocato aggiunge che il collegamento dell’abuso con un sacramento come la confessione continua a tormentare il suo cliente ancora oggi.

Il caso McCarrick, ex arcivescovo di Newark e poi di Washington, è esploso in giugno quando un’indagine interna della Chiesa aveva definito credibili le accuse di aver molestato un ex chierichetto negli anni Settanta. A dispetto delle smentite dell’alto prelato, lo scandalo aveva creato una nuova crisi per la Chiesa americana e le stesse gerarchie vaticane dal momento che non era apparentemente un segreto che «Zio Ted», come si faceva chiamare, facesse sesso con seminaristi adulti.

Così dopo la pubblicazione delle accuse riguardanti la condotta di McCarrick, papa Francesco il 28 luglio scorso gli ha tolto la berretta cardinalizia e ha «disposto la sua sospensione dall’esercizio di qualsiasi ministero pubblico, insieme all’obbligo di rimanere in una casa» per «una vita di preghiera e di penitenza» in attesa dell’esito del processo canonico.





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