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PRETI PEDOFILI

Prete pedofilo violenta bimbo di 8 anni: salvato dalla prescrizione

I fatti risalgono al 2005 e le motivazioni delle accuse sono state depositate nel 2019. La prescrizione ha salvato il parroco di Ceprano.

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Il parroco di Ceprano, vicino a Roma, Gianni Bekiaris, è stato accusato di violenza sessuale ai danni di un bambino di 8 anni. Il piccolo frequentava la parrocchia e dopo le violenze avrebbe riportato gravi problemi psichici e traumi mai superati. I fatti risalgono al 2005, ma le indagini e le motivazioni della sentenza sono state depositate negli ultimi giorni. Da quanto si apprende, il prete pedofilo è risultato colpevole, ma grazie alla prescrizione è riuscito a salvarsi. Il Tribunale, infatti, lo ha prosciolto dal processo.

Prete pedofilo, la prescrizione

Un fatto che fa indignare quello registrato a Roma. Il parroco di Ceprano, Gianni Bekiaris, è stato prosciolto dalle accuse di abuso sessuale ai danni di un bimbo di 8 anni. Le violenze sarebbero avvenute dagli 8 ai 18 anni del ragazzo e gli avrebbero causato danni psicologici irreversibili. Il Tribunale, infatti, lo ha ritenuto colpevole, ma a salvare il prete pedofilo è stata la prescrizione. I fatti risalgono al 2005: il parroco avrebbe abusato dal bambino che si recava presso la parrocchia.

Da quell’anno hanno iniziato a restringersi i tempi. Infatti, se il processo fosse terminato nel 2007, il parroco sarebbe stato condannato. Purtroppo, però, nel 2019 i capi di accusa sono scomparsi. Nel corso del processo, la difesa del prete è stata vaga, mentre le violenze e i danni psicologici sono stati comprovati. Il parroco, però, non sconterà nemmeno un giorno in carcere.

Il ragazzo violentato

Il bimbo di 8 anni che era stato violentato dal parroco oggi ha ben 32 anni. Raccogliendo un po’ di coraggio era riuscito a raccontare le violenze a un consultorio di Veroli. Una volta appreso il racconto del giovane, gli operatori hanno esposto denuncia verso Gianni Bekiaris. Il primo abuso, inoltre, era avvenuto in una stanza d’albergo: la scusa scelta dal parroco era una gita scolastica.





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Crediti :

notizie.it

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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PRETI PEDOFILI

Soffocato con un crocifisso: così è morto un ex parroco pedofilo

L’ex parroco era ora un abate e nessuno aveva diffuso la notizia delle due denunce per pedofilia: il giovane killer potrebbe essere una sua vittima

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Immagine a scopo di corredo articolo

PARIGI – L’ex parroco di Froissy, in Picardia, nord della Francia, è stato ucciso lunedì notte. È stato soffocato con un crocifisso in gola da un 19enne che si è introdotto nella sua abitazione. Alexandre è tuttora ricoverato in ospedale, in un grave stato confusionale. Il sacerdote, Roger Matassoli, da 40 anni celebrava messa nel paese prima di essere sospeso a causa di molestie e abusi sessuali su chierichetti.

La comunità cattolica di Froissy è sotto shock, conosce il parroco da anni, da quando era viceparroco nel 1967 fino a quando, nel 1988, aveva assunto la responsabilità della parrocchia dell’Assomption de Notre-Dame. Infine nel 2009, il parroco era stato sospeso per i gravissimi fatti di cui si era reso colpevole

Matassoli era stato sospeso con divieto di celebrare liturgie, anche privatamente. “Nel 2009 – si legge in un comunicato diffuso ieri sera dal vescovo della diocesi dell’Oise, Jacques Benoit-Gonnin – avendo incontrato una vittima, ho preso nei confronti di padre Matassoli misure per allontanarlo dall’esercizio pubblico del ministero. Dopo la presentazione di una denuncia, abbiamo avviato una procedura canonica che ha permesso di ascoltare la testimonianza delle vittime. A Matassoli è stato quindi vietato l’esercizio di qualsiasi ministero, anche privatamente”.

In procura risultano due denunce del 2018 per violenze sessuali commesse su chierichetti fra i 10 e i 14 anni in parrocchia. Fatti che, per la giustizia, sono risultati prescritti, perché commessi nel 1962, e fra il 1976 e il 1980. Il vescovo ha chiesto “perdono” alle vittime, anche durante un incontro personale con una di loro.

Il quotidiano Le Parisien ha incontrato una delle vittime del sacerdote che, rispondendo a un’intervista, rivela che il parroco, nel 2015, gli chiese “umilmente perdono” parlandogli dei “torti” che aveva commesso nei suoi confronti.

Il giovane accusato della sua morte ora è in ospedale in stato di “semidelirio e senza possibilità di esprimersi” ha detto il procuratore Florent Boura, non ha “mai detto di essere stato personalmente vittima” di molestie o violenze. Matassoli però era “una persona vicina alla sua famiglia”. In queste ore vengono interrogati familiari e amici di Alexandre, che non sta bene da qualche settimana, secondo i familiari, una quindicina di giorni di fa aveva anche aggredito il padre.





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Crediti :

la Repubblica

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PRETI PEDOFILI

Inseguito e picchiato prete accusato di pedofilia

Autore dell’aggressione un parente della bambina vittima di abusi

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Trentola Ducenta. Nei giorni scorsi , Don Michele Mottola, il parroco accusato di pedofilia, sarebbe stato inseguito, speronato e picchiato sull’Asse Mediano da un parente stretto della bambina di 11 anni di cui il sacerdote avrebbe sessualmente abusato.

Questi i fatti:

L’uomo avrebbe costretto Don Michele Mottola a scendere dalla macchina e poi lo avrebbe aggredito colpendolo con schiaffi e pugni.

In soccorso del prete sono intervenuti due motociclisti che transitavano sull’asse mediano, i quali per evitare il peggio si sono adoperati per calmare la furia del familiare della bambina,

Dopo aver ricevuto le cure mediche del caso, Don Michele Mottola si sarebbe recato al locale Comando dei Carabinieri per sporgere denuncia contro l’aggressore e consentire la sua individuazione.

In ogni caso, l’attenzione intorno al parroco di Trentola Ducenta, trasferito nell’Agro Aversano da Qualiano lo scorso maggio, resta altissima.

Per il momento, nei confronti del sacerdote, a partire da oggi , e’ scattata la misura di custodia cautelare dell ‘arresto. L’uomo e’ stato tradotto nel carcere di Secondigliano dove lunedi’ 11 novembre sara’ interrogato dal Pubblico Ministero. A difendere Don Michele Mottola l’Avv. Antimo D’Alterio.

Determinanti, ai fini dell’arresto, sarebbero stati sia le registrazioni degli incontri a sfondo sessuale tra il prete e la bambina, realizzati da quest’ultima, sia l’incidente probatorio che ha messo l’uno di fronte l’altra i due nel corso del quale la piccola ha confermato gli abusi subiti mentre il parroco avrebbe respinto tutte le accuse.

Don Michele Mottola e le molestie a una 12enne (che lo registra): «Ti voglio bene, mi dai un bacio»

Ragazzina di 12 anni smaschera il parroco. È accusato di abusi sessuali. La Curia: con gli audio delle molestie i genitori si erano rivolti al vescovo che lo aveva rimosso

È stato arrestato ieri mattina l’ex parroco di Trentola Ducenta (un centro della provincia di Caserta) Michele Mottola, accusato di molestie e abusi sessuali nei confronti di una dodicenne che frequentava la sua parrocchia. È stata proprio la bambina a fornire agli inquirenti le prove delle avances ricevute dal sacerdote, registrando ripetutamente i colloqui che avvenivano prevalentemente in canonica, e fornendo poi i file audio agli uomini del commissariato di polizia di Aversa che hanno condotto le indagini coordinate dalla Procura di Napoli Nord.

Il don già sospeso

Il sacerdote — 59 anni, originario della provincia di Napoli — era stato sospeso alcuni mesi fa dal vescovo di Aversa, monsignor Angelo Spinillo, immediatamente dopo che erano emerse le accuse rivolte nei suoi confronti dalla bambina. La diocesi ha anche collaborato con i magistrati, ma la vera protagonista, oltre che ovviamente vittima, di questa vicenda è lei. Una bambina che avrebbe cominciato a subire attenzioni morbose dall’ex parroco quando aveva poco più di dieci anni e che non sarebbe riuscita subito a confidarsi con la mamma e il papà, né con altri adulti. Del resto quel prete era per lei una figura familiare. Conosceva bene i suoi genitori, anch’essi abituali frequentatori della parrocchia di San Giorgio Martire a Trentola, che spesso lo invitavano anche a pranzo o a cena, e lui accettava volentieri, e non era raro che si presentasse con un regalo per la bambina. Decisamente in quella famiglia godeva della fiducia di tutti, come si fidava di don Mottola l’intera comunità del piccolo centro casertano, ed è vero che molti in paese hanno faticato a lungo prima di credere che la bambina non stesse raccontando bugie.

Il coraggio della dodicenne

Forse è stato anche per questo motivo che lei, dimostrando maturità, coraggio e spirito di iniziativa, si è organizzata per raccogliere le prove che quel prete così affettuoso nei suoi confronti non era spinto da amore cristiano ma da ben altro. E dalle registrazioni finite nell’ordinanza di custodia cautelare con la quale il gip ha disposto l’arresto dell’ex parroco, è chiaro che la bambina ha vissuto momenti terribili. Nei file si sente la sua voce che urla a don Michele di lasciarla stare («Non mi devi più toccare») ma si sente benissimo anche la voce dell’uomo e si colgono le sue insistenze. Mascherate da rassicurazioni e premure: «È solo un gioco, non facciamo niente di male», le dice per convincerla a non ribellarsi. E poi: «Lo sai che ti voglio bene. Lo vuoi un bacino?». «Io ti terrei dalla mattina alla sera qui, se tua mamma fosse più consenziente», insiste lui in un’ulteriore registrazione. Ma ce ne sono anche altre in cui prevale la voce della bambina. Come quella in cui la si sente impaurita ripetere due volte «Basta». Un urlo inquietante, come è inquietante ascoltare don Mottola quando, rivolto alla bambina, dice: «Prendi questa per asciugarti».

Le registrazioni

Con quel materiale raccolto all’insaputa del sacerdote, e accompagnati anche da altri parrocchiani, i genitori della dodicenne si sono presentati dal vescovo. Che non ha fatto nulla per tentare che le cose venissero messe a tacere. Anzi, è intervenuto rimuovendo il parroco e si è dato da fare affinché venisse avviato a suo carico il processo canonico (attualmente ancora in corso). Di pari passo procedeva il lavoro investigativo del dirigente del commissariato di Aversa Vincenzo Gallozzi e dei suoi poliziotti, in strettissimo contatto con il procuratore di Napoli Nord Francesco Greco e alcuni sostituti. Una indagine delicatissima dove non è mancato anche un confronto (ovviamente protetto) tra accusatrice e accusato. Don Mottola si è difeso sostenendo che la bambina farneticasse. Però non è stato creduto.





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PRETI PEDOFILI

sesso con minori. Prete pedofilo confessa e si pente: “Ho fatto molto male”

È stato condannato in appello a 12 anni di carcere Pio Guidolin, sacerdote di Catania accusato di violenza sessuale ai danni di alcuni adolescenti che gravitavano intorno alla sua parrocchia. Prima della sentenza, ha presentato una confessione scritta di sua mano: “Ho fatto molto male oltre che a questi ragazzi anche a tutte le persone che credevano in me e di ciò sono profondamente amareggiato e pentito”.

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Don Pio Guidolin

Pio Guidolin, sacerdote di Catania in carcere da 23 mesi con l’accusa di pedofilia, è stato condannato in appello a 12 anni di carcere, nonostante abbia presentato una lettera in cui, oltre a confessare di aver abusato di minorenni, si è pentito di quanto fatto chiedendo scusa alle sue vittime. La sentenza è arrivata dopo che il prelato ha presentato la missiva, scritta di sua mano, alla Corte d’appello della città siciliana. Il Pg Maria Aschettino aveva chiesto 10 anni. “Ho molto riflettuto – si legge nel testo presentato in aula – e questa riflessione credo abbia fatto di me un altro uomo”. Poi arriva l’ammissione di colpa: “Mai e poi mai succederanno nella mia vita futura fatti analoghi. Ho fatto molto male oltre che a questi ragazzi anche a tutte le persone che credevano in me e di ciò sono profondamente amareggiato e pentito”. Poi si è rivolto ai giudici: “Chiedo che anche abbiate considerazione del mio stato d’animo di oggi che mi vede un uomo profondamente cambiato. Spero che questo non vi sembri un ripiego per ottenere benefici ma che sappiate leggere il mio profondo cambiamento leggendo il mio cuore”. Richiesta che non è stata assecondata.

Eppure, all’indomani del suo arresto, verificatosi il primo dicembre 2017, Padre Pio Guidolin aveva negato tutte le violenze che l’accusa gli contestava nei confronti di giovani fedeli, soprattutto adolescenti, che gravitavano intorno alla sua parrocchia del Villaggio di Sant’Agata, approfittando della loro fragilità. Per quei fatti  il sacerdote pedofilo era già stato condannato in primo grado a 14 anni di carcere. Poi ieri la lettera di pentimento è stata presentata ai giudici d’appello che in serata hanno emesso la sentenza di secondo grado: 12 anni di carcere e dunque riduzione di due anni della pena inflitta in primo grado. Oltre a ciò, l’ex prete dovrà risarcire le parti civili alcuni giovanissimi fedeli parrocchiani costretti a subire abusi sessuali, tacciati dal sacerdote per atti spirituali con tanto di olio santo e preghiere ad alta voce.

 

IL CASO:

 

 





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