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PRETI PEDOFILI

Provolo: il papa sbaglia congregazione e commissaria il nulla ?

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Di pochi giorni fa la notizia che papa Francesco ha commissariato, per mano della Congregazione Vaticana per gli Istituti di Vita Consacrata, tutte le sedi del don Provolo nominando come Commissario Apostolico della congregazione Alberto Bochatey, il quale garantisce che la Chiesa sarà «implacabile» e che «Qui nessuno potrà scappare» …

Al di la del fatto che il don Provolo non è una congregazione religiosa e non è stato per nulla commissariato, si deve prendere atto che il Vaticano, dopo dieci anni di denunce inascoltate da parte degli ex allievi di Verona, dopo un’indagine interna, dopo una commissione di inchiesta, si confermava che gli abusi c’erano stati e anche questa volta interviene solo dopo l’azione della magistratura, alla vigilia del processo e quando oramai la situazione è disastrosa e ci sono delle altre vittime. Ammettere oggi che «da parte dei superiori non c’è stata conduzione adeguata» è francamente inaccettabile.

Ma che cosa è successo in concreto ? Chi o cosa è stato commissariato?

È necessario fare un rapidissimo viaggio nel passato per poter capire: La scuola Don Provolo  per l’educazione dei sordomuti venne fondata nell’ottobre del 1830 e fu una tra le prime in Italia. Il 3 settembre del 1839 don Provolo volle costituire anche una comunità di sacerdoti che si dedicassero in particolare all’istruzione dei sordi,  la Congregazione della “Compagnia di Maria per l’educazione dei sordomuti”.

Due anni più tardi, nel 1841, come auspicava anche l’allora Vescovo di Verona Mons. Aurelio Mutti, don Provolo diede vita anche alla congregazione femminile, le “Suore della Compagnia di Maria per l’educazione delle sordomute” di cui diventerà la direttrice una delle sue più strette collaboratrici, Fortunata Gresner. Verso la metà del ‘900 le due congregazioni della Compagnia di Maria chiesero e ottennero il riconoscimento giuridico con gli effetti civili dello Stato.

provoloLa prima fu quella maschile (quella attualmente commissariata dal Vaticano) che ottenne dall’allora Presidente provvisorio della Repubblica Italiana Enrico De Nicola, con D.P.R. n.925 del 22.07.1947, il riconoscimento giuridico. La sede della Casa Generalizia veniva indicata in Stradone Antonio Provolo n.20 a Verona, la congregazione veniva denominata “Compagnia di Maria per l’educazione dei sordomuti” e sarà quella che gestirà la scuola maschile, l’Istituto Antonio Provolo.

provoloOtto anni dopo anche quella femminile chiederà e otterrà il riconoscimento giuridico con D.P.R. n.149 del 22.01.1955 e, pur ereditando quelli che sono i principi e valori del fondatore don Provolo, avrà un decreto a se e la sede sempre in Stradone Provolo ma non allo stesso numero dell’istituto maschile, poco più in la, dopo la chiesa al numero 43 e sarà denominata “Suore della Compagnia di Maria per l’istruzione delle sordomute”.

Quindi scopriamo ci sono due congregazioni di Diritto Pontificio con nomi simili ed entrambe ispirate agli stessi valori, quelli di don Antonio Provolo, quella maschile (attualmente commissariata) alla quale appartengono Corradi e Corbacho e che si chiama “Compagnia di Maria per l’istruzione dei sordomuti” e quella delle “Suore della Compagnia di Maria per l’istruzione delle sordomute” che tutti, compresi noi della Rete L’ABUSO e anche i colleghi dell’Associazione Sordi Provolo Onlus di Verona, pensavamo gestisse solo l’altro istituto, il Fortunata Gresner di Verona.

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Ed è qui il colpo di scena, perchè le “Suore della Compagnia di Maria per l’istruzione delle sordomute”, che gestiscono l’Istituto Fortunata Gresner di Verona, già nel 2012, quando un loro ex allievo, Giuseppe Consiglio, denunciò anche all’autorità giudiziaria di essere stato molestato sessualmente da G.M., un prete dell’Istituto adiacente (tutt’ora nell’istituto), il Provolo, negarono qualsiasi contatto con quei sacerdoti. Situazione che ribadirono ancora pochi mesi fa nell’intervista di Sacha Biazzo per Fanpage.

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A questo punto siamo costretti a farci qualche domanda perchè dai documenti in nostro possesso, siamo certi che nel 2003 almeno l’istituto argentino di La Plata  era gestito dalla Compagnia di Maria ed era diretto da don Giovanni Granuzzo, oggi rientrato a Verona e non dalla Suore della Compagnia di Maria. Lo dice l’INFORMATIVA DEL REGISTRO DEGLI ISTITUTI DI VITA CONSACRATA (vedi documento tradotto a lato). Quando è avvenuto il cambio della guardia ? E se c’è stato, perché è avvenuto così di nascosto?

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Sia a noi che ai colleghi di Verona la cosa sembra davvero troppo grossa, incredibile perchè, se quanto abbiamo scoperto fosse vero, sarebbe come dire che di fatto papa Francesco ha commissariato il NULLA in quanto la sede veronese del Provolo è praticamente inattiva da anni, il distaccamento di Chievo è in stato di abbandono tranne qualche area che però è gestita da cooperative e non più dai preti della “Compagnia di Maria per l’educazione dei sordomuti”.

provoloAndiamo quindi a cercare conferme alla nostra incredulità e troviamo addirittura un comunicato stampa dell’attuale Superiora generale del Gresner di Verona, Madre Elisa Duarte Cabrera, nel quale lei stessa conferma che sono proprio le “Suore della Compagnia di Maria per l’educazione delle sordomute” a gestire gli istituti esteri. In quello stesso comunicato però si dissocia – stranamente –  solo dall’istituto di Mendoza. Lì per lì la dichiarazione della superiora ci suona un po’ strana perché l’istituto mendocino dipende da quello platense, e se quello platense è delle Suore della Compagnia di Maria, suona strano che quello mendocino non sia gestito da loro.

Excusatio non petita, accusatio manifesta. “Scusa non richiesta, accusa manifesta”

Leggendo meglio quello che scrive la suora notiamo altre stranezze, per esempio il fatto che quel comunicato sia stato scritto dalle suore del Gresner per prendere le distanze dall’arresto della suora Kosaka Kumico. Ma che motivo aveva la superiora del Gresner per prendere le distanze da una situazione accaduta oltreoceano, dove nessuno metteva in mezzo le suore veronesi ? Perché si sono sentite tirate in causa ? Soprattutto se poi, come dichiara la superiora, con Mendoza loro non centrano. (leggi articolo a lato al quale le suore hanno risposto)  (leggi il comunicato della superiora integrale firmato)

provoloAndiamo allora a cercare nelle dichiarazioni della diocesi di Mendoza e troviamo quella del portavoce Marcelo de Benedictis che nel novembre scorso, pochi giorni dopo l’arresto dei sacerdoti Corradi e Corbacho, sottolineava che “In Argentina l’Istituto Provolo ha sede centrale ne La Plata e dipende dalla Suore della Compagnia di Maria, un ordine religioso per sordi. “Appena abbiamo saputo della denuncia abbiamo comunicato con la casa centrale in Verona per essere messi al corrente di ciò che stava succedendo. Se avessimo avuto qualche indizio, avremmo fatto noi la denuncia”… (leggi articolo originale del Clarin a lato, di cui abbiamo riportato il testo tradotto)

Giusto per scrupolo, grazie a Google Steet View andiamo a vedere le riprese dei vari Istituti Antonio Provolo nel mondo che vi proponiamo qui sotto e che, tra tutti quelli dove è stato possibile vedere tramite il servizio di Google, in alcuni emergerebbe persino nelle insegne che gli Istituti Antonio Provolo non sono più gestiti dai preti ma dalle “Suore della Compagnia di Maria per l’educazione delle sordomute”.

Quindi, che cosa è successo e cosa potrebbe ancora succedere ? Quali sono i possibili scenari futuri ?

Ci sono due aspetti della stessa vicenda: il primo di carattere religioso e relativo alla sola “Compagnia di Maria per l’istruzione dei sordomuti”, il secondo invece economico perchè se la congregazione venisse soppressa, che fine farebbero i beni materiali ?

Per il momento, anche se praticamente inattiva, la “Compagnia di Maria per l’istruzione dei sordomuti” è di fatto commissariata. Il Commissario Apostolico raccoglierà quanto richiesto dalla Santa Sede e lo consegnerà a Roma. Viene da sè che non necessariamente lascerà una copia dove il materiale verrà raccolto: la Santa sede potrebbe anche decidere di sottoporre tutto al Segreto Pontificio.

 

 

Per quanto riguarda la congregazione, dopo il commissariamento la stessa potrebbe essere soppressa, i preti incardinati passati ad altre congregazioni e la “Compagnia di Maria per l’istruzione dei sordomuti” cesserebbe di esistere.

Sarebbe certo una bella beffa soprattutto per le vittime perchè in questo caso i beni materiali, a meno che non siano già stati trasferiti ad un altro ente religioso, potrebbero ritornare al Vaticano o magari potrebbero essere donati ad un’altra congregazione religiosa, anche alle Suore della Compagnia di Maria, perché no? Di fatto hanno assorbito la missione dei sacerdoti e, dal momento che la stanno portando avanti e usano le loro strutture, perché non donargliele?

Per le vittime la cosa sarebbe di certo tragica perché, ad esempio, gli edifici che ospitano le scuole nei vari paesi, è verosimile pensare che siano di proprietà della “Compagnia di Maria per l’istruzione dei sordomuti”, con casa madre a Verona.

Bene: nessuno di questi immobili al momento risulta pignorato, solo Mendoza che è solo sequestrato dall’Autorità Giudiziaria. Se per esempio la “Compagnia di Maria per l’istruzione dei sordomuti” decidesse – in vista di una ipotetica soppressione della congregazione dopo il commissariamento – di donarli ad un’altra congregazione, sarebbe possibile farlo. Ed essendo la congregazione donante residente, e come abbiamo visto dalla Gazzetta Ufficiale giuridicamente registrata in Italia, basterebbe che l’Istituto Provolo in Stradone Provolo 20, facesse donazione con un atto notarile. La stessa cosa accadrebbe anche se questi beni andassero al Vaticano.

Certo che, dopo una eventuale condanna dei preti e nell’ipotesi di una richiesta di risarcimento civile, per le vittime potrebbe rimanere davvero poco da prendere. Di certo gli imputati andrebbero in carcere, questo sembra inevitabile, ma se i beni oggi passassero a altri, oggi che non sono pignorati, diverrebbero intoccabili in futuro.

Come per le vittime veronesi, anche quelle argentine oltre al danno la beffa.

Faremo altre ricerche. Forse continua …

 

Di Francesco Zanardi
Presidente della Rete L’ABUSO

 



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PRETI PEDOFILI

Davanti ai giudici della Corte d’Appello il prete pedofilo di Calenzano

In primo grado l’ex sacerdote Paolo Glaentzer era stato condannato a 4 anni e quattro mesi di reclusione dopo essere stato sorpreso in atteggiamenti intimi con una bambina di 10 anni

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Si celebra oggi, 23 giugno, a Firenze il processo di appello contro l’ex sacerdote Paolo Glaentzer, condannato a 4 anni e quattro mesi di reclusione dal tribunale di Prato il 5 marzo 2019 per violenza sessuale su una bambina di 10 anni. La sentenza è prevista in serata.
A seguito della condanna di primo grado padre Glaentzer è stato dimesso dallo stato clericale da Papa Francesco.
Glaentzer fu arrestato in flagranza, e poi posto agli arresti domiciliari, dopo essere stato trovato in atteggiamenti intimi con la bambina all’interno della sua auto dalle parti di Calenzano. A sorprenderlo furono alcuni vicini della piccola, che l’uomo avrebbe dovuto riaccompagnare a casa. A fare ricorso in appello contro la condanna la difesa dell’ex sacerdote.
Il gup di Prato, al termine di un processo in rito abbreviato, lo condannò anche a un risarcimento di 50mila euro verso la giovane vittima, rappresentata da un tutore legale, mentre niente era stato previsto per i genitori della piccola, i cui legali, avvocati Fabio Generini e Francesco Stefani, hanno proposto appello per chiedere il riconoscimento del danno anche nei loro confronti. 



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Spaccio di cocaina e materiale pedopornografico: Don Bastoni ci ricasca

Il religioso è finito al centro di un’indagine condotta dai carabinieri e coordinata dalla Procura ascolana che ha iscritto il sessantenne sul registro degli indagati. Il sacerdote è accusato di detenzione e piccole cessioni di cocaina e dalla Procura di Ancona per detenzione e scambio di materiale pedopornografico scaricati da siti internet.

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padre Alberto Bastoni

Una nuova indagine travolge il vice parroco della cattedrale padre Alberto Bastoni e scuote la diocesi di Ascoli. È stata la stessa diocesi a dare la notizia, ieri, dell’esistenza di una indagine a carico di padre Bastoni e del suo conseguente immediato allontanamento dalla città delle cento torri.

Il religioso è finito al centro di un’indagine condotta dai carabinieri e coordinata dalla Procura ascolana che ha iscritto il sessantenne sul registro degli indagati. Il sacerdote è accusato di detenzione e piccole cessioni di cocaina e dalla Procura di Ancona per detenzione e scambio di materiale pedopornografico scaricati da siti internet.

I militari quindi, hanno effettuato una perquisizione nella sua abitazione ad Ascoli rinvenendo materiale comprovante un’attività di acquisto di stupefacenti che poi il prelato avrebbe ceduto ad altre persone. Anche i suoi computer sono stati passati al setaccio e i carabinieri hanno scovato del materiale pedopornografico scaricato.

Il sacerdote però è recidivo. Già otto anni fa, all’inizio del 2012, all’epoca parroco del santuario di Collevalenza in provincia di Perugia, fu trovato in possesso di alcune dosi di cocaina. Ora, a distanza di poco più di otto anni, padre Alberto torna a rivivere l’incubo di una indagine nei suoi confronti, che ha colto di sorpresa tutta la curia e si è abbattuta come un fulmine a ciel sereno su tutto l’ambiente ecclesiastico cittadino.

“Apparentemente – si legge nella nota diffusa dalla diocesi – sembrava che tutto procedesse nel migliore dei modi senonché, forse anche in conseguenza del lockdown, è caduto in una depressione maggiore unipolare che gli ha provocato un grave squilibrio mentale, umano e umorale che si è manifestato in comportamenti che hanno attirato una indagine da parte delle autorità competenti». Una situazione che ha indotto il vescovo di Ascoli a prendere immediatamente dei seri provvedimenti.

“Il vescovo diocesano appena si è reso conto dello stato di salute e del totale cambiamento di personalità e avendo avuto notizia da lui stesso di un’indagine a suo carico – si legge nel comunicato – gli ha chiesto immediatamente di lasciare la Diocesi, riaffidandolo al Superiore generale della sua Congregazione religiosa per le cure necessarie”. Padre Alberto Bastoni dunque, ha dovuto lasciare Ascoli per far ritorno da Superiore Generale in Umbria.



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Nuovi guai per ill cardinale Pell affondano nel suo passato di pedofilo seriale

I nuovi guai del cardinale Pell affondano nel suo passato di coinquilino distratto del pedofilo seriale Ridsale

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Immagine al solo scopo di corredo articolo

Il cardinale George Pell è di nuovo nei guai perché amico del prete pedofilo di Ballarat, Gerald Ridsale, un pedofilo seriale con il quale divideva l’appartamento. E che inizialmente aveva difeso al punto di accompagnarlo in tribunale nei primi prucessi da lui subiti. Un’amicizia che superava evidentemente qualunque buon senso e attenzione alle possibili vuttime. Dunque ingiustificabile per un prete, anche se con incarichi amministrativi e non pastorali, come era all’epoca Pell.

Interrogato in merito, l’ ex ministro delle Finanze di Papa Francesco, secondo quanto riporta il Fatto Quotidiano, ha dichiarato che “si trattava di una storia triste e non molto interessante” per lui. “Non avevo motivo di interessarmi ai mali perpetrati da Ridsale”, ha spiegato.

Una “indifferenza” che rasenta il patologico, contro cui all’epoca si era scagliato anche il giornalista Andrew Bolt che qualche giorno fa ha intervistato il porporato per Sky Australia. “Come reagiresti se la polizia vittoriana continuasse a pescare a strascico altre vittime, se continuasse a pescarle per tentare di perseguirti?”, gli ha chiesto.

La riposta di Pell è stata disarmante: “Be’, non sarei del tutto sorpreso. Ma chi lo sa. Sono affari loro”.
In merito è intervenuta anche la sua portavoce, Katrina Lee, citata dall’ Herald Sun che per primo ha dato la notizia della nuova inchiesta a carico del prelato: “Qualsiasi cosa faccia la polizia, dovrebbe esserci un giusto processo attraverso i canali appropriati”, ha fatto sapere Lee.

A quanto risulta, Pell starebbe ora subendo minacce e questo può spiegarsi con la sua personale azione per difendere le proprietà della chiesa australiana dalle azioni civili che hanno fatto seguito alle condanne penali di numerosi sacerdoti, il più noto dei quali è l’antico coinquilino del cardinale Ridsale.

Per questo – come l’arcidiocesi di Sydney ha confermato – il cardinale Pell è stato messo sotto protezione dalla squadra antiterrorismo della polizia nel seminario di Good Shepherd, a Homebush.

IL CASO GEORGE PELL


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