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PRETI PEDOFILI

Randazzo, parla il giovane molestato dal prete condannato per pedofilia

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Randazzo-400x215Parla il giovane che ha denunciato per molestie sessuali il prete di Randazzo, don Vincenzo Calà condannato a 4 anni in abbreviato.

Come inizia questa storia?

“Circa dieci anni fa mi sono trovato a dormire a casa con padre Enzo e ad un certo punto durante la notte mi sono accorto che avevo qualcosa troppo vicina alla faccia, apro gli occhi e me lo trovo a due dita di distanza. Lui mi guarda in faccia, mi fa una linguaccia e se ne va. Mi ha baciato, ma se ne è uscito in questo modo. Sul momento non ho detto niente perché non potevo essere sicuro. Il problema è che è capitato altre volte che ho dormito a casa sua e durante la notte mi sono trovato con le sue mani addosso. Una notte ho deciso di stare fermo, mentre lui entrava e usciva dalla stanza, fin quando lui non si è avvicinato e mi ha messo le mani addosso e a quel punto io ho reagito. Lui ha negato tutto. Questi fatti si sono ripetuti altre volte: l’ultima durante un viaggio in Terra Santa in cui dividevno la stessa stanza per suo volere, l’ultima notte ad un certo punto mi sono trovato con il lenzuolo piegato all’altezza delle ginocchia, mi sono svegliato e mi sono accorto che è scappato di corsa in bagno, dopo mezz’ora è rientrato e mi ha messo una mano dentro gli slip. Da quel momento non ho più condiviso la stanza con lui”.

Perché tu dormivi con padre Enzo?

“Lui era un carissimo amico di famiglia, con me aveva un rapporto particolare , aveva una sorta di dipendenza da me, tanto che quando organizzavo una gita, una scampagnata e non lo invitavo, lui si faceva trovato con le braccia pestate a sangue con il collo graffiato e poi andava a riferire che tutti questi atti autolesionisti li compieva perché io lo rifiutavo. A parte questa dipendenza era un carissimo amico di famiglia, quindi i miei si fidavano a lasciarmi andare a dormire da lui”.

Quando ha trovato il coraggio di parlare?

“Dopo questo fatto avvenuto in Terra Santa. Ma c’è da dire che quando ho trovato il coraggio di parlare, subito non sono stato creduto. In primis i miei genitori che inizialmente hanno avuto qualche difficoltà a credermi”.

Inizialmente non sei stato creduto neppur dai tuoi genitori?

“Mia madre ha avuto qualche difficoltà sul momento a credermi. Sono dovuti passare diversi mesi prima che prendesse posizione a mio favore”.

La tua famiglia si è rivolta al vescovo di Acireale per segnalare un fatto grave che vedeva coinvolto un sacerdote della diocesi acese: quale è stata la risposta?

“La mia famiglia prima mi spingeva a perdonare. Poi abbiamo chiesto aiuto al vescovo Pio Vigo la persona che forse aveva l’autorevolezza per affrontare un problema che vedeva coinvolta la chiesa. E invece mi ha semplicemente risposto, ridendo: ‘forse si è innamorato di te…’ e questa risposta non era quella che ci aspettavamo”.

Tutta Randazzo si è schierata al fianco del sacerdote condannato per pedofilia, in questo paese forse non c’è più spazio per te Tu hai denunciato, lo rifaresti?

“Lo rifarei. Mi aspettavo la reazione da parte del paese, accade questo quando si accusa un sacerdote che per la comunità è uno che non può commettere questi reati. Io abito lì anche se a Randazzo ci torno sempre meno ogni paio di mesi”.

Che rapporto hai con il paese?

“Sono cresciuto a Randazzo fino ai 18 anni, certo la mentalità del mio paese mi è stata sempre stretta, non ho un buon rapporto con coloro che hanno tanti preconcetti come questo che ho vissuto: un uomo sia esso un sacerdote se commette un atto deplorevole va denunciato”.

E con la tua famiglia?

“Molto buono. Ci sono state delle difficoltà nel momento che ho deciso di parlare, ci sono state delle difficoltà a credermi, ma superato quel momento il rapporto con la mia famiglia è stato ottimo”.

Come hai convinto i tuoi familiari della colpevolezza di padre Enzo visto che non ci sono prove schiaccianti?

“Mio padre mi ha creduto subito perché qualche sentore lo aveva avuto, i miei fratelli idem, mio fratello per di più stava sempre con me e vedeva questi comportamenti ambigui. Mia madre ha avuto qualche difficoltà per il semplice fatto che era moto legata a lui, lo vedeva quasi come un figlio e poi si è ricreduta”.

Perché hai voluto denunciarlo?

“Perché questi fatti che mi sono capitati terminassero e volevo anche che nessun altro dei ragazzini della chiesa dovesse subire quello che io ho subito. Ma ho anche deciso di denunciarlo perché non c’erano solo le molestie, c’era anche una serie di violenze psicologiche, pressioni su di me sulla mia famiglia che sono stati pesanti e che non devono avvenire più”.

Come andrà a finire questa storia?

“Mi auguro che venga confermata la condanna. Dagli atti pare debba andare in questo senso”.

 

Fonte

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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PRETI PEDOFILI

Don Zanotti finisce nei guai: “Subivo abusi e mi costringeva a prendere il Viagra”

Il frate “Premio per la Pace” accusato di violenza sessuale. Avrebbe costretto alcuni immigrati minorenni che vivevano nella sua comunità ad avere rapporti sessuali con lui

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Costretto a diventare l’amante di un frate cappuccino che lo minacciava e picchiava. È questo quanto accaduto a un immigrato che viveva da quattro anni nella comunità “Oasi 7”, un centro di accoglienza per profughi e minori in difficoltà di Bergamo fondata proprio da padre Antonio Zanotti, ora accusato di violenza sessuale.

Il ragazzo racconta di aver vissuto “un’esperienza terribile per cui ho anche tentato di togliermi la vita” – riporta il Corriere – e non è l’unico: altri due stranieri, infatti, hanno già depositato la loro testimonianza e parleranno presto con i pm e le autorità ecclesiastiche.

Il ragazzo, nella denuncia, racconta di essere arrivato all’Oasi 7 nel 2014. Inizialmente si sentii accolto dal frate, ma poi, dopo circa tre mesi, quest’ultimo iniziò ad approcciarlo sessualmente: prima con abbracci e poi invitandolo a bere nella sua stanza. “Nonostante non fosse mio desiderio avere rapporti sessuali con il frate, non riuscivo a oppormi. Padre Zanotti cominciò a farmi dei regali costosi, qualunque cosa chiedessi me la acquistava. Se accondiscendevo alle sue richieste, mi faceva trovare dei soldi“, racconta il minorenne. E dopo le violenze sessuali sono cominciate le minacce:”Mi minacciava che senza di lui e la sua bontà avrei passato la mia vita in mezzo alla strada insieme ai disperati”.

Nella denuncia depositata emergono poi alcuni dettagli sulle avances del frate. “Mi costrinse a prendere del Viagra. Mi diceva sempre: “Ci vogliono i soldi, caro mio, io ne ho tanti e tu non hai niente”. Il degrado umano nel quale mi aveva gettato padre Zanotti fu tale che nel marzo del 2018 fui costretto, per non impazzire, ad andare a lavorare fuori dalla struttura. Due mesi fa, a causa degli ultimi gravi abusi subiti, sempre nelle stesse modalità delle minacce miste a lusinghe e ricatti, trovai la forza di andarmene definitivamente, preferendo vivere per strada piuttosto che vivere l’annullamento della mia persona. A seguito di ciò sono stato aggredito, picchiato e minacciato. Mi trovavo nella stazione di Bergamo quando due albanesi che conoscevo, perché residenti nella comunità di padre Zanotti, mi hanno circondato e riempito di pugni e schiaffi, lasciandomi a terra sanguinante, non prima di avermi detto: ‘Non tornare più là dentro e vedi di stare molto lontano da qui’. Adesso vivo in un luogo protetto, ma ho paura che possa accadermi qualcosa di brutto”. C’è poi anche del materiale, tra cui alcuni filmini e foto hard, che è già stato depositato in Vaticano e alla Procura di Roma e sarà presto esaminato.

Don Zanotti, tra l’altro, nel 2007 ha ricevuto il “Premio per la Pace” dalla Regione Lombardia. Nel 2012, poi, si è cominciato a parlare del suo “miracolo”: “Qui c’erano solo cascine abbandonate – raccontò il frate al Giornale – e io avevo tante anime da raccogliere: prostitute, drogati e malati psichici a cui le famiglie non erano in grado di badare, ragazzi alla deriva. Hanno costruito quasi tutto loro e io, ad essere sincero, non avevo neppure i permessi… Sono andato avanti lo stesso e alla fine i Comuni mi hanno aiutato”. A quanto pare, però, dietro alla sua solidarietà c’era dell’altro.

 
  

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Crediti :

il Giornale

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PRETI PEDOFILI

L’Australia obbliga i preti a denunciare casi di pedofilia: insorgono i vescovi

Vescovi cattolici contro l’obbligo di denunciare i casi di pedofilia

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L’Australia obbliga per legge i preti a denunciare casi di pedofilia e abusi su minori: insorgono i vescovi della Chiesa Cattolica che parlano di minaccia alla libertà religiosa. Dopo i numerosi casi di abusi e molestie sessuali da parte di preti e vescovi pedofili nei confronti di bambini, l’assemblea legislativa di Canberra ha approvato una norma che vincola i preti a denunciare eventuali molestatori sessuali che abbiano ammesso le loro colpe durante la confessione.

Christopher Prowse

Christopher Prowse

L’arcivescovo di Canberra e Goulburn, Christopher Prowse, ha attaccato duramente i parlamentari australiano parlando di legge che minaccia la libertà religiosa, ricordando che per la Chiesa Cattolica la confessione è un sacramento e che per i sacerdoti che violano il segreto confessionale è prevista la scomunica “latae sententiae”, revocabile solo da un intervento del Papa.

«I sacerdoti sono legati dalla sacra promessa di non violare il segreto della confessione – ha scritto l’arcivescovo in un editoriale su Canberra Times – Senza questa promessa chi verrebbe a svelare i suoi peccati in confessionale? Il Governo minaccia la libertà religiosa cercando di cambiare il sacramento della confessione, senza con questo raggiungere alcun miglioramento per la sicurezza dei bambini. Obbligare i sacerdoti a violare il segreto non impedirà gli abusi e non aiuterà gli sforzi messi in atto dalla Chiesa per proteggere i bambini nelle istituzioni cattoliche».

Monsignor Prowse ha affermato di essere il primo a sostenere questa iniziativa, mentre, “violare la libertà religiosa non aumenterà la sicurezza de bambini”. Anche per questo ha richiamato i sacerdoti della capitale, come altri prelati prima di lui, a non obbedire alla legge. Una decisione shock che sta indignando l’opinione pubblica mondiale.

 
  

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Crediti :

Igossip

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PRETI PEDOFILI

Cile, arrestato un prete pedofilo. Perquisita la Curia

Violenze sessuali su diversi ragazzini

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Un sacerdote cileno, Oscar Muñoz Toledo, è stato arrestato con l’accusa di aver abusato di alcuni minori, al termine di una indagine che ha coinvolto alti prelati cattolici cileni che si sospetta abbiamo coperto i fatti per decenni. Il procuratore che ne ha ordinato l’arresto indaga anche su altri 14 preti già sospesi dal servizio nella diocesi di Rancagua,nel sud del Cile,tutti accusati di far parte di una rete di pedofili. Il sacerdote è accusato di molestie e violenza sessuale su almeno sette minorenni.

Un magistrato e un team della polizia investigativa hanno svolto una perquisizione in Cile nelle sedi curiali dei vescovi di Temuco e Villarrica, nella regione della Araucanía. Il procedimento, riporta l’emittente, è partito dalle denunce di abusi sessuali contro cinque persone. E poiché alla richiesta del magistrato di consegnare la documentazione i vescovi in carica si sono rifiutati avanzando ragioni di carattere legale derivanti dal diritto ecclesiastico, è stato firmato ed eseguito l’ordine di perquisizione. Nell’ufficio del vicario generale della diocesi di San José di Temuco sono stati sequestrati un computer e numerosi documenti miranti a verificare denunce presentate dal 2000 fino ai nostri giorni, ed in cui potrebbero essere implicati sacerdoti o altre autorità ecclesiastiche.  Il procuratore regionale di Rancagua ha disposto l’arresto del sacerdote Oscar Muñoz Toledo che all’inizio dell’anno si era autodenunciato per avere ripetutamente abusato di minorenni.

 
  

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Crediti :

Rai News 24, ANSA

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