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Rischio sismico, ecco quali sono le province con gli edifici più vecchi

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Da Reggio Calabria a Vibo Valentia, sono diverse le aree a elevato rischio sismico con molte case costruite ormai anche un secolo fa

L’Italia in buona parte a elevato rischio sismico, ma a meno di voler traslocare l’intero paese un po’ più in là questo è un dato di fatto della natura su cui c’è ben poco da fare. Quando però si parla di terremoti anche la mano dell’essere umano conta, perché da noi dipende – in positivo o in negativo – la qualità degli edifici in cui viviamo.

Qui l’età delle strutture diventa un fattore importante, perché in generale gli edifici recenti sono sottoposti a leggi antisismiche dai criteri più stringenti, e che dovrebbero consentirgli di sopravvivere meglio a un terremoto. Uno dei modi per capire qual è la situazione, allora, è guardare proprio a quando sono stati tirate su case e palazzi.

Tornando indietro con gli anni, troviamo che gli edifici italiani appartengono soprattutto a due gruppi. Il primo comprende quelli molto vecchi, costruiti prima del 1919 in particolare lungo l’appennino centrale, in ToscanaLiguria, parte del Piemonte e in provincia di Trento. La seconda grande ondata di costruzioni arriva a partire dagli anni ‘60, e coinvolge con qualche piccola eccezione un po’ tutta l’Italia, per poi scemare negli anni ‘80 con solo qualche strascico al sud.

Dal 1990 in avanti è stata costruita soltanto una piccola parte degli edifici, e per quanto i dati si fermino al 2011 sembra improbabile che da allora ci sia stato chissà quale movimento: anzi dal 2008 al 2015 l’edilizia ha perso circa mezzo milione di occupati, fra i settori più colpiti dalla crisi.

Troviamo diverse aree in cui un’ampia parte degli edifici è stati costruita prima degli anni ‘70, e in particolare nel periodo precedente alla legge del 1974 che istituisce criteri antisismici più severi. Le norme più recenti risalgono invece al 2008-2009, emanate in seguito al terremoto del Molisedel 2002 in cui morirono 27 bambini e una maestra.

 

Provincia per provincia, quella in cui risulta maggiore la fetta di edifici costruiti prima del 1970 è Genova, seguita da Trieste, Biella e Vercelli. Più giovani, nell’altro verso, gli immobili a Olbia-Tempio nonché – pur se in misura minore – a Treviso e Lodi, dove invece ne troviamo una parte niente male costruita dopo il 2000.

 

 

Un conto però è se tanti edifici vecchi sono stati costruiti in una zona tutto sommato poco sismica, un altro invece se li troviamo in aree dove è molto più probabile che ci sarà un forte terremoto. Andando a spulciare la classificazione sismica resa disponibile dalla Protezione Civile, troviamo per esempio che certo la provincia di Genova ha gli edifici più vecchi, ma nessuno dei suoi comuni risulta in un’area al massimo livello di pericolo sismico – quella che nei documenti tecnici viene definita “zona 1”.

Al contrario sia la provincia di Reggio Calabria che quella di Vibo Valentia, sempre in Calabria, ospitano soltanto comuni in cui possono verificarsi terremoti molto forti. Anche se lì la fetta di edifici vecchissimi è minore, resta comunque ancora superiore al 50% del totale.

Anche in altre parti del centro-sud troviamo aree più a rischio come le province di Benevento, Catanzaro, Cosenza, Potenza, L’Aquila e Isernia. Rispetto a quelle già citate si tratta di zone dove la percentuale di comuni a rischio estremo è minore, ma lo stesso va dal 40 al 60% del totale, mentre gli edifici costruiti prima del 1970 in un caso arrivano al 66%: con tutti i potenziali effetti in caso di un sisma di una certa entità.

 

 

Mettendo insieme l’età degli edifici con le aree a maggior rischio di terremoti possiamo farci un’idea di massima, ma quanto a sicurezza sismica di elementi in ballo ce ne sono tanti altri. I palazzi più vecchi sono stati costruiti in un’era precedente, quando le leggi antisismiche erano meno severe e insieme la nostra conoscenza di cosa tiene su – o fa cadere – un edificio minore di oggi.

Questi dati però non ci dicono se e quante di quelle strutture sono poi state ammodernate o messe in sicurezza in un periodo successivo, che pure conta parecchio e però non è un campo in cui è facile trovare dati ampi e dettagliati.

Data l’età media avanzata del nostro patrimonio immobiliare, soprattutto in alcune aree, di certo intervenire dove sarebbe necessario non sarebbe una spesa da poco. D’altra parte questo alla natura non interessa molto, quando la scossa arriva: e anche restando cinici è tutto da capire se alla fine sia più economico intervenire poi invece che prima, con le macerie ormai già per strada.

 

 



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Wired

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Coronavirus: in Lombardia 364 nuovi casi e 68 morti nelle ultime 24 ore

oronavirus: in Lombardia 364 nuovi casi e 68 morti nelle ultime 24 ore
„Tristemente raggiunta la cifra monstre degli oltre 15mila decessi, la metà dei morti italiani: in Lombardia 364 nuovi casi nelle ultime 24 ore, 70 a Brescia con tre decessi“

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L’altalena dei numeri non permette ancora di tirare il fiato: in Lombardia aumentano sia i nuovi casi di positività al Covid-19 che la loro percentuale sul totale dei tamponi effettuati (circa 150 in più rispetto a domenica, ma forse ancora pochi). Nel Bresciano sono ancora 70 i nuovi casi di Coronavirus, quasi 30 in più rispetto a due giorni fa: ma sono solo tre i decessi, uno nella Bassa Bresciana (a Visano, che piange la quarta croce) e due in Valle Camonica.

Gli ultimi aggiornamenti in Lombardia

Sono 364 in più i nuovi casi di Coronavirus in Lombardia nelle ultime 24 ore: il 4,84% del totale dei tamponi processati (ovvero 7.508: domenica erano 7.369, sabato 11.478) e il 48,92% di tutti i nuovi casi italiani, che sono 744 per un totale di 219.814 dall’inizio dell’epidemia (di questi 81.871 in Lombardia, il 37.24%). Aumentano (di poco) anche i decessi lombardi, che sono 68 tra domenica e lunedì: il 37,99% di tutti i nuovi decessi italiani, più 179 nelle ultime 24 ore, che portano il totale a 30.739, di cui il 48,97% in Lombardia, dove è stata superata quota 15mila (sono 15.054).

Dopo l’inattesa risalita dei ricoverati in terapia intensiva, i dati ricominciano a calare: sono 37 in meno le persone che attualmente si trovano in ospedale, totale 5.738 di cui 5.397 (il 94,05%) in buone condizioni e 341 in terapia intensiva, poco più di un terzo di tutti i ricoverati in terapia intensiva d’Italia (che sono 999, per la prima volta sotto i mille dopo due mesi).

I dati per provincia: a Mantova zero casi

I dati per provincia confermano aumenti ancora significativi a Milano (più 114 nelle ultime 24 ore, totale 21.490 di cui 9.071 in città), a Brescia (più 70, totale 13.620) e a Bergamo (più 50, totale 11.791). Sono 24 i nuovi casi a Pavia, totale 4.801, e 19 i nuovi casi a Monza e Brianza, totale 5.074: si avvicina alla soglia dello zero la provincia di Cremona, solo 2 nuovi casi nelle ultime 24 ore e 8 negli ultimi due giorni, totale 6.250 mentre sono davvero zero i nuovi casi a Mantova (uno negli ultimi due giorni), totale 3.251.

Coronavirus: in Lombardia 364 nuovi casi e 68 morti nelle ultime 24 ore
„E intanto che si avvicina la “data X” del 18 maggio, alcuni numeri sul tema delle riaperture differenziate: degli 82.488 pazienti attualmente positivi in tutta Italia, quasi il 70% (totale 56.249) è concentrato nelle quattro regioni più produttive del Nord. Sono 30.411 in Lombardia, il 36,86% del totale, poi 13.338 in Piemonte, 7.040 in Emilia Romagna, 5.460 in Veneto.



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Brescia Today

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Papa Francesco, scivolone durante la telefonata al ragazzo autistico: «Ci rivedremo all’inferno

Scivolone del Papa al telefono con un ragazzo sofferente di autismo «Allora ci rivedremo all’inferno» dice il pontefice

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Città del Vaticano – «Allora ci rivedremo all’inferno». Dice proprio così Papa Francesco a un ragazzo affetto da una patologia riconducibile all’autismo e alla sua mamma, durante una telefonata ad una famiglia di Caravaggio. Il Papa ha telefonato loro dopo avere ricevuto una toccante lettera in cui gli spiegavano le difficoltà vissute per colpa del Coronavirus. La mamma del giovane, al termine della telefonata, ha ringraziato tanto il pontefice per avere regalato loro quei momenti di gioia e commozione e gli promette che pregherà sicuramente per lui ma che non ne ha di certo bisogno perchè è già un santo.

E’ a questo punto che Papa Francesco, forse messo a disagio dal complimento sulla sua santità, si è lasciato andare ad una battuta che ha spiazzato i presenti: «allora ci rivedremo all’inferno» tanto che la signora, sgranando gli occhi, gli ha ripetuto che loro sicuramente andranno tutti all’inferno ma di sicuro lui no.

Il video è stato ripreso con il telefonino da uno dei familiari ed è stato poi pubblicato dalla Provincia di Cremona. Nel frattempo il video ha preso subito a girare rimbalzando su vari siti cattolici, tra cui Korazim, sollevando perplessità per quella battuta non proprio felice.



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il Messaggero

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Truffa sulle mascherine, arrestato Antonello Ieffi: aveva preso dallo Stato 15 milioni per il coronavirus

Appalto da 15 milioni di euro per la fornitura di 24 milioni di mascherine: in venti giorni la Procura di Roma ha sventato la truffa. L’intervento della Guardia di Finanza

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SApprofittare dell’emergenza coronavirus per truffare lo Stato e aggiudicarsi un appalto da oltre 15 milioni di euro per la fornitura di 24 milioni di mascherine è costato il carcere al disinvolto imprenditore Antonello Ieffi, 42 anni, arrestato giovedì mattina dagli investigatori del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Roma. L’indagine svolta in tempi celerissimi dalla Procura della capitale ha smascherato, in venti giorni, l’operazione messa in piedi per aggirare le norme e partecipare alla gara attraverso una ditta-schermo del tutto incapace di assicurarsi la merce e consegnarla agli ospedali nei tempi richiesto. Senza nemmeno i soldi per pagarla. Di qui le accuse di turbativa d’asta e inadempimento di contratto pubblico per l’indagato che, una volta perso l’appalto dopo la denunciato di Consip, si stava organizzando con un’altra società-fantasma per aggiudicarsi un’altra gara pubblica: oltre 64 milioni per altro materiale sanitario.

Gioco d’azzardo sulla salute pubblica

A fronte di una pandemia che ha già provocato quasi 140.000 infezioni e oltre 17.000 morti, lo Stato è dovuto ricorrere a procedure speciali per le forniture mediche, giocando soprattutto su due fattori per decidere a chi affidare gli appalti in fretta e garantendo i servizi: il tempo e la capacità di consegna. «Due tavoli – accusa il giudice dell’indagine preliminare Valerio Savio nell’ordine di arresto – sui quali l’indagato appare aver giocato d’azzardo… Una puntata d’azzardo giocata sulla salute pubblica e su quella individuale di chi attendeva, e attende, le mascherine». Il 12 marzo scorso la società Biocrea (di cui Ieffi era titolare fino al 19 febbraio, quando ha ceduto le quote alla quarantenne Stefania Verduci, indagata per gli stessi reati, attraverso una vendita che l’accusa ritiene fittizia) ha vinto la gara per la fornitura di oltre 24 milioni di mascherine, per l’importo complessivo di 15 milioni e 800.000 euro, avanzando l’offerta più vantaggiosa. Con l’obbligo di fornire i primi 3 milioni di esemplari entro 3 giorni dall’ordine, e cioè il 16 marzo.

Il carico fantasma

Impegno gravoso per una ditta che come ragione sociale dichiarava «coltivazione di fondi, allevamento di animali» e altre attività agricole. E quando il 16 marzo sono arrivate le prime sollecitazioni di Consip, Ieffi ha cominciato ad accampare scuse. Comunicando la pianificazione di un volo, della Asiana cargo, pronto a partire dall’aeroporto cinese di Guangzhou Baiyun con destinazione Malpensa. Contemporaneamente Iezzi ha scritto al ministro degli Esteri Lugi Di Maio, chiedendo «un aiuto per la soluzione di una non meglio precisata problematica legata all’importazione delle mascherine». I successivi accertamenti di Consip hanno verificato che la società venditrice era una ditta indiata, raggiunta con l’intermediazione di due società (una con sede legale in Qatar) di cui era socio lo stesso Iezzi. Che quando ha dovuto giustificare il ritardo nella consegna del materiale, ha spiegato di non poter pagare i fornitori «per motivi di forza maggiore»: le autorità del Qatar gli avevano bloccato i conti correnti. A quel punto è stato disposta una verifica attraverso l’Agenzia delle Dogane da cui è emerso che all’aeroporto di Guangzhou Baiyun non c’era traccia delle mascherine promesse.

Azione spregiudicata e temeraria

Il 20 marzo Consip ha revocato l’appalto e sporto denuncia alla Procura di Roma, e l’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Paolo Ielo ha scoperto molti altri retroscena della «azione spregiudicata e temeraria» tentata da Ieffi. Il quale aveva omesso di dichiarare che la Biocrea aveva alle spalle delle violazioni tributarie per oltre 150.000 che, se emerse, avrebbero escluso la ditta dalla gara. E la cessione fittizia delle quote alla «complice» Stefania Verucci serviva a nascondere l’esistenza di indagini a suo carico (per truffa e turbativa d’asta) che avrebbero costituito un ulteriore ostacolo. Un «silenzio menzognero» divenuto «mezzo fraudolento per ottenere l’aggiudicazione della fornitura», ora trasformato da pm e gip nell’accusa di turbativa d’asta. Inoltre, due soci di Ieffi in una delle società di intermediazione risultano convolti in procedimenti per spaccio di stupefacenti e riciclaggio aggravato dal favoreggiamento alla mafia.

«Speriamo che ci riammettono alla gara»

Come avesse intenzione di procedere lo «spregiudicato» imprenditore è difficile dire; di sicuro, dopo l’esclusione dall’appalto per le mascherine, ha provato a partecipare con la società Dental Express H24 a una seconda gara per l’approvvigionamento di guanti sterili, occhiali e tute di protezione e camici, dal valore di oltre 64 milioni di euro. E quando è stato escluso, perché la donna che risultava amministratore unico dell’azienda era stata condannata per occultamento e distruzione di documenti contabili, ha provato a retrodatare a febbraio l’esclusione della signora, in modo da fare ricorso e tornare in corsa. Le intercettazioni svolte dagli investigatori della Finanza hanno confermato il progetto di Ieffi che con l’interlocutore proferiva queste frasi: «Siamo stati messi primi anche nei camici che era il lotto più grosso… da 67 milioni… Io importo da anni il fotovoltaico dalla Cina… quando c’è stata l’emergenza ho chiamato le ditte già… so’ numeri esageratamente grandi quindi… io ho detto, perché non ci proviamo?… Possiamo entrare in tutto quello che non è mascherine… Io ho trovato queste altre fabbriche, sempre lì in Cina, colleghe della mia, che fanno guanti… ci sto trattando ma è un lavorone… ho fatto a mia volta una gara al ribasso… Ho preso i prezzi nostri offerti, li ho abbassati del trenta per cento… Le quantità, un po’ maggiorate, per il prezzo ribassato viene trentuno milioni cinque e ottantacinque… e noi abbiamo, in teoria, aggiudicato cinquanta milioni… Speriamo che ci riammettono alla gara… durerà poco ma durerà… per il momento».

La scelta del carcere

Ancora una volta, accusa, il giudice, l’indagato «ha partecipato alla gara per forniture urgenti per la pubblica amministrazione non solo non avendo ancora la disponibilità delle merci da consegnare, ma anche in questo caso senza avere ancora in mano impegni contrattuali idonei a garantirla nei tempi ristretti richiesti». Provando a «essere riammesso falsificando carte», e ancora una volta attraverso una società risultata una «scatola vuota», senza alcuna capacità di procurarsi in tempi rapidi i materiali né le strutture per procedere ai pagamenti necessari. Di qui la decisione di mandare Ieffi in carcere come chiesto dalla Procura, nonostante la tendenza a ridurre gli arresti in cella proprio in virtù dell’emergenza coronavirus. Ma il rischio di reiterazione del reato mostrato dalle intercettazioni svolte appena una settimana fa, il 2 aprile, era considerato troppo alto per la concessione degli arresti domiciliari. Come quello di inquinamento delle prove.



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il Corriere

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