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Rivoluzione spaziale: il primo volo con equipaggio di SpaceX

Il 27 maggio due astronauti raggiungeranno la Iss grazie a un’azienda privata: è una nuova era dell’esplorazione

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Robert Behnken (a sinistra) e Doug Hurley nel simulatore della Crew Dragon (foto: SpaceX/Nasa)

Da mercoledì 27 maggio 2020 l’esplorazione spaziale non sarà più la stessa. Quando in Italia saranno le 22:33, una navicella Crew Dragon, progettata e realizzata da SpaceX, si staccherà dalla rampa 39A del Kennedy Space Center per portare gli americani Robert Behnken e Doug Hurley sulla Stazione spaziale internazionale. Per la prima volta due astronauti raggiungeranno lo spazio grazie a un’azienda privata. Se tutto dovesse andare come previsto (qui è possibile seguire la diretta), poi chiunque, agenzia o società straniere, potrebbe sfruttare il taxi cosmico della compagnia di Elon Musk dopo aver pagato il trasporto.

Il razzo Falcon 9, che porterà la Dragon in orbita, è già sulla rampa di Cape Canaveral da qualche giorno. Lì, da dove nel luglio del 1969 l’uomo partì per la Luna, verso le 19:30 di mercoledì arriverà una Tesla Model X bianca, con a bordo Behnken e Hurley, pronti a salire la torre di lancio, completamente riadattata, per sistemarsi dentro la capsula e dare inizio alla missione Demo 2. Si tratterà di una spedizione test e sarà solo il primo dei sei passaggi verso la Iss per cui la Nasa ha già pagato a Musk un biglietto da 2,7 miliardi di dollari (usati anche per la realizzazione della navetta).

La Crew Dragon raggiungerà la Iss 19 ore dopo il lancio (foto: SpaceX/Nasa)


Fra touch screen avveniristici e con addosso tute spaziali che sembrano uscite da Tron, Hurley e Behnken diventeranno i primi americani dal 2011 a staccarsi dal suolo statunitense per uscire dall’atmosfera. I primi, dalla chiusura del programma Space Shuttle, a farlo seduti dentro un veicolo costruito negli Stati Uniti da un’azienda statunitense.

Che la Nasa tenga molto a sottolineare il primato e la collaborazione con SpaceX – si è anche coniato lo slogan “American astronauts […] on an American rocket from American soil” – conferma quanto suggerito dai dettagli, a partire dalla ben pubblicizzata passerella in Tesla – altra azienda di Musk – fino all’innovazione di mezzi, strutture ed equipaggiamenti: in piena sintonia con quanto voluto dall’ente spaziale americano, il modo di esplorare e soprattutto approcciare lo spazio si è evoluto. Oggi l’affare è diventato, stricto sensu, privato. Si tratta di una rivoluzione morbida, per ora più di pensiero che di tecnologie. Ma non per questo meno radicale.

Il lancio…

In quarantena dal 13 maggio, ma con misure di isolamento aggiuntive a causa dell’emergenza sanitaria, Behnken (due spedizioni Shuttle e sei attività extraveicolari all’attivo) e Hurley (test pilot della Marina che ha volato sull’ultima missione Shuttle, la Sts-135) indosseranno le tute spaziali quattro ore prima della partenza. Una volta assicurati gli astronauti alla capsula, circa un’ora e 50 prima del lift-off, a 35 minuti dal lancio inizierà il rifornimento del Falcon 9.

La Crew Dragon e il Falcon 9 all’Horizontal Integration Facility (Hif) del Kennedy Space Center (foto: SpaceX)


I suoi nove motori Merlin si accenderanno a tre secondi dallo zero e garantiranno una spinta continua per i primi 11 minuti di volo, quindi la Dragon sarà immessa nell’orbita di inseguimento verso la Iss.

A quel punto, mentre SpaceX testerà ancora una volta la capacità del primo stadio del Falcon di tornare in maniera autonoma sulla piattaforma galleggiante Of Course I Still Love You, 510 chilometri al largo di Cape Canaveral, per Behnken e Hurley inizierà un viaggio verso la stazione orbitante di 19 ore. Sono 13 più di quante ne impieghi la Soyuz per compiere lo stesso percorso, ma consentiranno di provare i sistemi del nuovo veicolo. A 150 metri dalla Iss, gli astronauti passeranno al controllo manuale, per fingere un’avaria alla guida automatica della Dragon e testarne i comandi (di cui SpaceX ha addirittura diffuso un simulatore). Per attraccare, quando ormai sarà il 28 maggio fra le 17 e le 18 italiane, si tornerà invece al controllo computerizzato.

Solo nelle settimane successive, Behnken e Hurley conosceranno la durata della loro permanenza in orbita (dai 30 ai 119 giorni), determinata da alcune risposte ai test di volo e dallo stato di avanzamento della Dragon successiva, che nella missione “Crew-1” porterà sulla Iss quattro persone (su una capienza massima di sette).

… e il dopo

Sempre non ci siano intoppi (se no tutto sarà rinviato al 30 maggio), il lancio della “Demo-2” inaugurerà un’era in cui non solo gli equilibri geopolitici saranno sempre più legati alle attività spaziali, ma in cui l’economia del Pianeta dipenderà da strategie commerciali messe in atto oltre l’atmosfera da enti pubblici insieme con società private, anche se non soprattutto medio piccole (si pensi anche al programma Boost! lanciato lo scorso aprile dall’Esa per stimolare la concorrenza europea).

Il test di SpaceX modellerà il futuro partendo dall’orbita bassa, lì dove il servizio di trasporto verso la Iss entrerà a regime da fine anno (per precauzione la Nasa ha comunque già comprato un passaggio extra sulla Soyuz, spendendo 90 milioni di dollari). Poi il processo di commercializzazione dello spazio si estenderà alla Luna, come già dimostrato dalle commesse per la realizzazione del lander nel programma Artemis, e quindi chissà. In fondo, le innovazioni di Musk sono pensate per raggiungere Marte, non per limitarsi a un servizio taxi fino a 400 chilometri dalla Terra. Ed è proprio per costruire (e rendere più economico) il futuro che la Nasa ha lanciato nel 2010 il Commercial Crew Program, di cui la missione “Demo-2” è solo una delle prime tappe.

È un processo globale, stimolato anche dalle potenze spaziali emergenti che con Cina e India in testa stanno trasformando lo spazio nell’ultima frontiera del business. Non è un caso che da giugno dell’anno scorso la Nasa abbia aperto la Iss allo sfruttamento privato e che, dal 2024, è previsto che la stazione, da 20 anni simbolo della collaborazione internazionale, venga estesa con un segmento commerciale realizzato dalla Axiom. Così come non è un caso che qualche settimana fa Donald Trump – in perfetta coerenza con la strategia inaugurata dall’amministrazione Obama – abbia emesso un executive order per verificare il supporto internazionale nello sfruttamento commerciale delle risorse extra atmosferiche e incoraggiare la collaborazione privata. A ben vedere, anche che Jim Bridenstine, il numero uno della Nasa, abbia confermato le voci di un progetto cinematografico che potrebbe portare sulla Iss addirittura Tom Cruise fa parte del nuovo approccio economico allo spazio.

Conviene memorizzare data e orario: il futuro in cui i turisti gironzoleranno attorno alla Terra, mentre navi cargo faranno avanti e indietro dalla Luna, potrebbe iniziare mercoledì, alle 22:33



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Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Perché questo è il momento di andare su Marte

Una rassegna delle prossime avventure dirette verso il Pianeta rosso, in un video di Nature

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Saranno tre nei prossimi mesi le missioni dirette su Marte. Vedranno coinvolte Stati UnitiCina ed Emirati Arabi, saranno tutte caratterizzate dalla presenza di robot e mosse dalla curiosità di saperne di più sulla potenziale abitabilità pianeta rosso.

Gli Usa stanno per lanciare il loro quinto rover sviluppato ad hoc per Marte, Perseverance, che andrà a caccia di tracce di vita presente o remota tra le polveri e le rocce del pianeta. Gli scienziati cinesi sono invece alla loro prima volta con un rover marziano, mossi forse dal successo della loro ultima missione diretta sulla Luna. Gli Emirati Arabi, dal canto loro, si stanno preparando a sguinzagliare attorno a Marte un orbiter per investigarne l’atmosfera.

In questo video, diffuso da Nature, ecco le tre missioni in rassegna, e perché tutto questo sta succedendo proprio adesso.



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Fisica

Una corsa allo spazio per superare i conflitti mediorientali

Il prossimo 14 luglio, gli Emirati Arabi Uniti si preparano a lanciare la missione al-Amal per l’osservazione di Marte: è una testimonianza significativa delle aspirazioni scientifiche ed economiche del paese e della possibilità di uno sviluppo di tutta l’area mediorientale svincolato dal petrolio e dalle armi

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La sonda al-Amal (© Government of Dubai Media Office)

Tra i molti sviluppi inaspettati del 2020, potrebbe essere rassicurante notare che il nostro universo talvolta funziona con un certo grado di prevedibilità. Molti eventi astronomici possono essere previsti con certezza matematica. All’incirca ogni due anni, la Terra e Marte, percorrendo le rispettive orbite intorno al Sole, raggiungono la distanza minima tra loro. Questa vicinanza orbitale offre una finestra per l’invio di veicoli spaziali sul nostro vicino.

Quest’estate ci offre una di queste opportunità per l’esplorazione marziana: per il 2020 sono in programma quattro missioni sul Pianeta Rosso. Rosalind Franklin, una missione congiunta europea e russa basata su rover, è stata rinviata al 2022 a causa delle interruzioni per la pandemia di COVID-19. La missione al-Amal (speranza, in italiano) degli Emirati Arabi Uniti è prevista per il 14 luglio 2020. È la prima impresa di questo genere in Medio Oriente e promuove le ambizioni di Emirati.

Il nome della sonda degli Emirati riflette le grandi aspirazioni scientifiche ed economiche del paese come potenza spaziale emergente. L’orbiter senza equipaggio osserverà l’atmosfera marziana, compresi eventi atmosferici come le tempeste di polvere, che caratterizzano in modo rilevante il clima dell’Arabia. Più in generale, la missione marziana degli Emirati mira a far progredire le capacità tecnologiche del Paese e a spingere i giovani degli Emirati a intraprendere carriere scientifiche e ingegneristiche.

In questo senso, l’impresa fa anche parte di una strategia a lungo termine perseguita dalle nazioni del Golfo per svincolarsi dal petrolio e dal gas e costruire un’economia basata sulla conoscenza.

Tali ambizioni tecnologiche sono inseparabili da quelle politiche. La spinta a creare un’economia della conoscenza non consiste solo nel diversificare le fonti di reddito dello stato. Ampliando le opportunità di occupazione, gli Emirati Arabi Uniti sperano di creare posti di lavoro per i giovani, le cui frustrazioni potrebbero altrimenti causare instabilità. Inoltre, i grandi progetti scientifici sono una dimostrazione simbolica di leadership e di soft power. Un paese capace di progetti spaziali complessi è un paese proiettato al futuro.
La sonda dovrebbe raggiungere Marte nel 2021. Questo coinciderà con il cinquantesimo anniversario della formazione degli Emirati Arabi Uniti.

Se la missione marziana al-Amal riguarda tanto il potere quanto la scienza, potrebbe esacerbare le rivalità esistenti in Medio Oriente? Una corsa allo spazio potrebbe portare le corse agli armamenti regionali a un nuovo livello? I canali satellitari come Al Jazeera del Qatar sono già stati coinvolti in aspre dispute e i lanciatori iraniani hanno sollevato preoccupazioni sul potenziale militare del paese. Altri veicoli spaziali, come razzi, missili e droni, potrebbero alimentare una miscela esplosiva?

La sonda degli Emirati non trasporta armi. Tuttavia, non è troppo eccessivo chiedersi se i paesi del Medio Oriente potrebbero seguire gli Stati Uniti nell’aggiungere forze spaziali alle loro agenzie governative. I sistemi dual use, come i razzi della corsa allo spazio della Guerra Fredda tra Stati Uniti e Unione Sovietica, possono servire a scopi sia pacifici sia bellici. Ugualmente, i satelliti per l’osservazione della Terra possono essere usati sia per il monitoraggio ambientale sia per lo spionaggio.

I conflitti futuri non farebbero che riprodurre le dinamiche già esistenti in Medio Oriente. Tuttavia, si spera che la missione marziana degli Emirati Arabi Uniti si discosti da questo cammino e contribuisca alla pace. Proprio come la maggior parte dei grandi progetti scientifici, essa dipende dallo scambio e dalla collaborazione internazionale.

Le istituzioni americane, come l’Università del Colorado a Boulder, sono state partner essenziali del Centro spaziale Mohammed Bin Rashid di Dubai nella costruzione della sonda. La Mitsubishi Heavy Industries si occuperà del lancio da un sito in Giappone. Non è molto diverso da quanto fatto dagli Stati Uniti, che si sono affidati ai razzi russi per il volo spaziale umano tra la fine del programma Space Shuttle nel 2011 e il volo SpaceX Demo-2 verso la Stazione Spaziale Internazionale di quest’anno. La cooperazione scientifica potrebbe non risolvere i conflitti, ma come minimo l’interdipendenza tecnologica potrebbe evitare che diventino troppo distruttivi.

I governi del Medio Oriente dovrebbero estendere ai loro vicini le collaborazioni esistenti in campo spaziale con paesi lontani dell’Asia o del Nord America. La regione ha molte altre risorse oltre al petrolio e al denaro. Nonostante le sanzioni, l’Iran ha accumulato un’esperienza impressionante in materia di veicoli di lancio. Il Qatar sa come gestire canali satellitari di grande successo. Israele ha alcune delle principali università e società tecnologiche del Medio Oriente. Anche lo Yemen, per quanto devastato dalla guerra, potrebbe contribuire con le sue montagne, fornendo siti di osservazione. Tutti i Paesi hanno popolazioni ricche di molto fantasiose e creative che vorrebbero trascendere i conflitti sul territorio o sulla religione. Una visione della Terra dallo spazio fa scomparire all’istante i confini nazionali e le mappe delle opposte fazioni.

Lo scambio, la cooperazione e la comprensione reciproca in campo spaziale non devono necessariamente partire da zero. Esistono già diversi forum che dovrebbero essere ulteriormente valorizzati. Da molti decenni l’Unione Astronomica Internazionale e la Federazione Astronautica Internazionale organizzano incontri. A livello regionale, l’Unione Araba per l’astronomia e le scienze spaziali e la Società Astronomica Araba fanno lo stesso. L’ingegnere iraniano-americano e astronauta Anousheh Ansari, simbolo vivente del superamento delle divisioni, ha sostenuto organizzazioni come Astronomi senza frontiere. Dovremmo seguire il suo esempio.

L’autore
Jörg Matthias Determann è professore associato di storia alla Virginia Commonwealth University, in Qatar. È anche redattore associato della Review of Middle East Studies. I suoi interessi si concentrano sulla storia della scienza e delle ricerche e sulla storia del mondo musulmano. Ha pubblicato tre libri: Historiography in Saudi Arabia: Globalization and the State in the Middle EastResearching Biology and Evolution in the Gulf States: Networks of Science in the Middle East, e Space Science and the Arab World: Astronauts, Observatories and Nationalism in the Middle East. Attualmente sta completando un quarto libro dal titolo Islam, Science Fiction and Extraterrestrial Life: The Culture of Astrobiology in the Muslim World. È possibile seguirlo su Twitter @JMDetermann.

(L’originale di questo articolo è stato pubblicato su “Nature Middle East” il 30 giugno 2020.)



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TikTok non piace ad Anonymous: «disinstallatela, è uno Spyware del Governo cinese»

Anonymous dichiara guerra a TikTok, riservandole alcune accuse estremamente gravi. Secondo il collettivo di hacker l’app sarebbe addirittura equiparabile ad uno Spyware “a servizio della Cina”.

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Quando si tratta di Anonymous è in realtà difficile parlare di un’organizzazione stabile e definita. Il fatto che sui social esistano più account, a rappresentanza di team di hacker diversi, che utilizzano questo nome non aiuta.

In questo caso le accuse contro TikTok, scrive Forbes, arrivano da uno degli account con il seguito più grande e che in passato aveva rivendicato più di qualche operazione di rilievo.

 

Cancellate TikTok immediatamente; se conoscete qualcuno che usa l’app spiegategli che è essenzialmente un malware gestito dal Governo cinese nell’ambito di una campagna di spionaggio di massa.

si legge in un tweet di YourAnonCentral.

Le gravi accuse del collettivo poggiano su un thread di Reddit diventato estremamente virale e dibattuto in questi giorni. Nel post sul forum un ingegnere sostiene di aver scoperto, grazie al reverse engineering, che TikTok violerebbero la privacy e la sicurezza degli utenti dell’app in modo sistematico.

Peraltro, scrive sempre Forbes, sembra che l’interesse di Anonymous nei confronti dell’app cinese nasca dopo che su questa erano apparsi diversi account di persone che si spacciavano per hacker del collettivo.

Anonymous non usa TikTok, è un’app creata come spyware dal Governo cinese.

si legge in un altro tweet del 6 giugno di YourAnonCentral.

Secondo il thread emerso su Reddit, TikTok otterebbe sistematicamente accesso ad un’ampia e rilevante quantità di informazioni, tra cui:

  • informazioni complete sull’hardware in uso: tipo di CPU, dimensioni schermo, dimensioni storage, dpi e numeri di serie di un gran numero di componenti. Informazioni che in gergo vengono chiamati “finger print” e sono utili per tracciare una persona online anche quando usa strumenti per mascherare il suo traffico.
  • Le altre app installate dall’utente, a quanto pare incluse quelle disinstallate nel tempo
  • IP, IP locale, Mac Address del dispositivo e del router, nome e modello del router.
  • Identifica se lo smartphone è stato sottoposto a rooting/jailbreak
  •   alcune “varianti dell’app” (sic) accederebbero ogni 30 secondi alla posizione GPS
  • l’ingegnere menziona anche l’installazione di proxy server sullo smartphone dell’utente ai fini del “transcoding dei media”

È bene capire che le accuse contenute nel thread di Reddit non sono verificate. L’azienda non ha rilasciato nessun commento a riguardo.

L’autore del post sostiene che scandagliare il codice di TikTok per capirne esattamente il funzionamento e i comportamenti sia tutto fuorché semplice, e che l’app prenderebbe delle misure piuttosto astute per occultare il suo comportamento quando rileva un tentativo di reverse engineering.

Tutti contro TikTok: 



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