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PRETI PEDOFILI

Roma, Don Giuseppe Pernigotti accusato di pedofilia

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“Avevo 7 anni, mi ha tirato per le orecchie, portato in bagno, tolto pantaloni e violentato per tre volte”. A parlare è uno degli ospiti dell’istituto Provolo di Verona dove fino agli anni ’80 alcuni preti avrebbero abusato degli ospiti, tutti bambini sordomuti. Tra gli accusati anche don Giuseppe Pernigotti, ora parroco al Parco falisco di Fabrica di Roma. Alcuni fedeli della parrocchia dei santissimi Gratiliano e Felicissima, scoperte le accuse, preoccupati hanno contattato la diocesi di Civita Castellana. Ma il vescovo Romano Rossi rassicura: “E’ una persona libera e pulita. Il popolo è tutto con lui”.

Sono 67 le vittime di abusi sessuali al Provolo che ora chiedono i danni al Vaticano dopo che ormai il reato è andato in prescrizione. A riaccendere i riflettori sul caso sono state la scorsa settimana le telecamere di Piazza Pulita, il programma de La7 condotto da Corrado Formigli. Alcuni dei prelati accusati ormai sono morti, altri sono stati allontanati da Verona. Come don Giuseppe Pernigotti che da una ventina di anni risiede nella curia civitonica in piazza Matteotti e dice messa nel centro residenziale di Fabrica. Avvicinato dal giornalista de La 7, si è detto estraneo ai fatti.

Tra gli altri accusati, don Nicola Corradi, allontanato in tutta fretta anni fa dopo le molteplici denunce degli ex allievi del Provolo di Verona e nascosto nell’omonimo istituto per bambini sordi a Lujan de Cuyo in Argentina. Proprio Corradi è finito in un’altra inchiesta in sud America e da alcune settimane è in carcere a Corradilla, con l’accusa di aver abusato di numerosi minori a lui affidati. In Italia il reato è ormai prescritto ma le vittime un anno fa hanno chiesto a papa Francesco l’istituzione di una commissione indipendente e l’apertura degli archivi della Cei e della Congregazione della fede. Non hanno ancora ricevuto risposta.

Il vescovo di Civita Castellana ha raccolto le preoccupazioni dei fedeli e condotto degli approfondimenti. E ora assicura che don Giuseppe  Pernigotti è del tutto estraneo agli abusi che gli vengono addebitati. “La Diocesi ha condotto un’indagine accurata da cui è emersa la totale infondatezza delle accuse. Abbiamo anche capito – continua monsignor Rossi – da dove provengono e chi tira le fila di queste imputazioni. Sarà compito della magistratura capire il perché”. Rassicurazioni che hanno placato anche gli animi dei fedeli: “Per noi è un parroco come gli altri”, confermano infatti alcune mamme che frequentano la sua chiesa.

 
  

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il Messaggero

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Lecce: accuse di pedofilia su bimbo di 9 anni, denunciato un sacerdote

È stata depositata nei giorni scorsi una querela per presunti abusi sessuali ai danni di un ragazzino che all’epoca dei fatti aveva nove anni

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Destinatario della querela un sacerdote della diocesi di Lecce, don Carmelo Rampino, che secondo il racconto della presunta vittima, approfittando della fragilità del ragazzino che a seguito del divorzio della madre aveva lasciato il papà per tornare con lei a vivere nel leccese, avrebbe da prima sostituito la figura paterna, ammiccandosi la madre, aiutandolo negli studi e assecondando quello che era all’epoca un suo grande desiderio, diventare un sacerdote.

Stando al racconto di Paolo (nome di fantasia) gli abusi si sarebbero protratti fino ai sedici anni quando il ragazzo decide di fuggire all’estero e provare a rifarsi una propria vita. Si sposa, ha dei figli, sembra essersi lasciato tutto alle spalle ma invece, nel 2016, proprio il giorno del suo anniversario di matrimonio scatta qualcosa e il passato riemerge in modo devastante costringendo Paolo ad un ricovero, a seguito del quale anche la moglie viene a conoscenza del triste passato del marito.

Nei giorni scorsi, oltre alla formale querela formulata dalla Rete L’ABUSO e depositata attraverso i canali diplomatici in quanto Paolo attualmente residente all’estero, sono state inviate anche rispettive messe in mora, la prima nei confronti del sacerdote Rampino Carmelo, la seconda nei confronti della diocesi di Lecce, responsabile civile.

L’Ufficio di Presidenza

 

 
  

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PRETI PEDOFILI

Pedofilia, silenzio su Don Mura. La Curia: “Scomparso? Non disponiamo noi dove sia”

Don Silverio Mura, ex parroco del quartiere napoletano Ponticelli è stato trasferito a Montù Beccaria, in provincia di Pavia, dove era con un falso nome da due anni, ed era persino a contatto con i bambini facendo loro il catechismo. Dopo lo scandalo il religioso è sparito. E al momento nessuno sa dove sia.

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Diego Esposito (nome di fantasia che ha scelto) lotta da otto anni per ottenere la verità e la giustizia su un gravissimo reato che ha trovato il coraggio di denunciare solo dopo molti anni: pedofilia da parte di don Silverio Mura, ex parroco di Ponticelli, che era il suo insegnante di religione. Otto anni fa, insieme a Rete L’abuso, denunciò di essere stato ripetutamente violentato quando aveva solo 13 anni e per molto tempo. I reati sono prescritti dal punto di vista penale, vi è un procedimento civile in corso e già un’indagine interna è stata chiusa senza nulla di fatto.  L’indagine solo recentemente è stata riaperta per volontà di Santa Sede. In più, Don Mura è stato trasferito nel comune lombardo di Montù Beccaria (Pavia), dove era con un falso nome da due anni, ed era persino a contatto con i bambini facendo loro il catechismo. Dopo lo scandalo, documentato da Fanpage.it, il religioso è sparito. Non si sa dove sia.

Diego ha ottenuto, dopo molto tempo, un incontro con la Curia e con il cardinale, l’arcivescovo Crescenzio Sepe. La Curia da un lato ha mostrato una certa disponibilità a fare finalmente luce sul caso, dall’altro nega ogni responsabilità sulle indagini precedenti e su don Silverio Mura ha dato una risposta sibillina: “E’ andato via? Non disponiamo noi dove sia“, ha detto a Diego il cancelliere, padre Luigi Ortaglio, lasciando intendere che le autorità vaticane se ne stiano occupando più direttamente.  E, di fronte alle insistenze su dove in effetti sia e se sappiano dove sia andato, non c’è stata risposta. Il caso di Diego è stato già chiuso senza esito una volta. Padre Ortaglio, vicario giudiziale aggiunto del tribunale ecclesiastico, gli ha detto: “Sono entrato nel caso nel 2014, ma su don Mura non ci sono mai state calunnie o chiacchiere, c’è stata una levata di scudi a favore di don Silverio“.

Don Silverio Mura

Don Silverio Mura

L’indagine non ha portato a nulla nonostante, però, in un video registrato da Diego, faccia a faccia con quello che ha denunciato come il suo aguzzino, il religioso non nega di aver abusato di lui quando era solo un bambino, anzi gli chiede cosa voglia e gli consiglia di recitare l’Ave Maria. Negli anni, altre vittime hanno denunciato all’opinione pubblica e testimoniano in un procedimento civile aperto contro don Mura per pedofilia e don Ortaglio per presunto insabbiamento dell’indagine ecclesiastica, ma non alla Curia di Napoli, proprio per le vicende alterne vissute da Diego Esposito dopo la sua denuncia, compresa la divulgazione da parte della Curia del suo nome e cognome vero e la perdita del lavoro. C’è stata anche una perizia psichiatrica su Diego, che ora emerge essere stata richiesta dal Vaticano, che si è svolta in maniera strana, con il medico che chiedeva spesso a Diego “come mai avesse accettato un invito a casa da parte del religioso“, a soli 13 anni. Inoltre, sempre Diego aveva offerto all’indagine previa della Diocesi di Napoli un dettaglio intimo relativo all’organo sessuale del prelato in questione, che – presumibilmente – solo chi può aver avuto un contatto sessuale con lui può conoscere. Gli è stato risposto, però, che quel dettaglio imbarazzante relativo al suo organo sessuale “potrebbe essere emerso anche in una confidenza fatta da Don Mura a degli amici della parrocchia“.

La nuova indagine – Recentemente, l’indagine è stata riaperta su impulso della Santa Sede. Adesso, però, alla Curia non basta la testimonianza di Diego e, di fronte alle nuove vittime intervistate anche dalla stampa, chiede che vadano a denunciare all’autorità ecclesiastica. L’avvocato Carlo Grezio, che assiste Diego e anche le nuove vittime, risponde però: “La Curia sa di chi si tratta perché sono testimoni nel processo civile, hanno paura di rivolgersi all’istituzione ecclesiastica visto quello che è accaduto con il caso di Diego“.

IL CASO DON SILVERIO MURA

 

 
  

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Fanpage

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Pedofilia, il cardinale Pell rinviato a giudizio per abusi

Lo ha deciso il tribunale di Melbourne dopo decine di testimonianze. Sarà processato con l’accusa di aver abusato sessualmente di diverse vittime alcuni anni fa. Il porporato australiano si è dichiarato “non colpevole”

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Il cardinale George Pell sarà processato in Australia per abusi sessuali. Lo ha deciso il tribunale di Melbourne. Il porporato australiano, a 76 anni il più anziano funzionario Vaticano coinvolto nello scandalo pedofilia, sarà processato con l’accusa di aver abusato sessualmente di diverse vittime alcuni anni fa. Il magistrato Belinda Wallington ha respinto alcune delle accuse che erano state ascoltate durante l’udienza preliminare di quattro settimane fa a Melbourne, ma ha deciso che ci sono comunque elementi sufficientemente forti da giustificare un processo davanti a una giuria. Quando ha chiesto a Pell come si dichiarasse, il cardinale si è alzato e ha detto con voce ferma: “Non colpevole”. Dopo il verdetto, il cardinale ha lasciato il tribunale tra le urla di alcuni manifestanti. Il Papa aveva accettato la sua richiesta di congedo per potersi difendere.

Le accuse

Pell è accusato di abusi sessuali ai danni di minori avvenuti tra la fine degli anni Settanta e Ottanta a Ballarat, suo paese di nascita nello Stato australiano del Victoria, e tra la fine degli anni Novanta e gli inizi del 2000 nella diocesi di Melbourne, dove era arcivescovo. I dettagli delle diverse accuse non sono noti ma oltre a quelle che lo vedono direttamente coinvolto vi sarebbero episodi di copertura di altri sacerdoti pedofili e perfino uno stupro. Sarà processato per alcuni casi di abuso ma la maggior parte delle accuse, soprattutto quelle più gravi, è stata respinta. Le indagini che lo hanno portato alla sbarra sono iniziate nel 2012, dopo 10 anni di pressione da parte delle presunte vittime.

IL CASO GEORGE PELL
 
  

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Crediti :

Sky Tg 24

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