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Roma furia hooligans, tutti gli errori commessi

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Un lungo elenco di interrogativi sulle lacune che riguardano la macchina della sicurezza e della prevenzione: ecco che cosa non ha funzionato a Roma

’è sicuramente l’evidente responsabilità degli ultrà del Feyenoord che hanno brutalmente devastato piazza di Spagna (trasformandola in una discarica e in una latrina pubblica) e danneggiato gravemente la fontana della Barcaccia – gioiello del Bernini, restaurata da appena 5 mesi per un costo di 200 mila euro grazie a una donazione di Bulgari – oltre a numerose vetrine di negozi, 15 navette Atac per lo stadio, auto e scooter. Ma c’è anche un lungo elenco di interrogativi sulle lacune che riguardano la macchina della sicurezza e della prevenzione. Al di là di una potenziale scarica-barile tra sindaco, Viminale e club del Feyenoord, vediamo che cosa non ha funzionato.

L’ordinanza del divieto di alcolici

Il prefetto Giuseppe Pecoraro ha diramato l’ordinanza solo mercoledì sera, dopo aver ricevuto una nota dal questore, quando già gli olandesi erano a Roma (e infatti dato vita a una guerriglia urbana a Campo dei Fiori che ha portato all’arresto di 28 ultrà). Perché prefettura e questura hanno deciso così tardi? Il divieto tra l’altro riguardava solo i bar, non i negozi di alimentari né tanto meno gli ambulanti abusivi. Dopo lo scempio di mercoledì sera il sindaco Ignazio Marino non poteva avviare controlli dei vigili contro venditori abusivi?

Il controllo dei social media

Un disastro annunciato. Già in un tweet della mattina gli hooligans si davano appuntamento per il pomeriggio nel centro storico, in piazza di Spagna, invece che al punto di raduno per raggiungere lo stadio. Nessuno controlla i social media?

La protezione alla Barcaccia

Dopo i disordini a Campo di fiori non si poteva proteggere la fontana della Barcaccia con delle transenne? Il sindaco non poteva ordinare una simile operazione cautelativa? Ma non dimentichiamo che Roma è un museo a cielo aperto e che quindi è difficile immaginare di poter «impacchettare» i monumenti.

Marino accusa il Viminale

Il sindaco non ha esitato da subito a criticare prefettura, questura, Viminale per quanto accaduto. «Gli ordini ai poliziotti sono partiti male. Qualcosa non ha funzionato. E il numero delle forze dell’ordine non è sufficiente». Stamani il sindaco incontrerà il ministro dell’Interno Angelino Alfano (grillini e Lega chiedono le dimissioni di quest’ultimo).

Scambio informazioni tra polizia italiana e olandese

È evidente che qualcosa non ha funzionato neppure nella comunicazione tra la nostra polizia s quella olandese. Da Rotterdam era arrivata la notizia di un centinaio di ultrà, mentre ce n’erano oltre 500. Che erano senza biglietto e che sarebbero arrivati dal Belgio per aggirare i controlli. E chissà se al cortocircuito delle informazioni non abbia contribuito la leggerezza da parte del club olandese. Di sicuro la reazione agli scontri è stata caratterizzata dall’indifferenza. Sia il sito ufficiale del Feyenood, sia quelli dei giornali olandesi, non stigmatizzano la devastazione in piazza di Spagna.

Imbarazzo dell’ambasciata olandese, ma non pagherà i danni

Dall’ambasciata olandese sono arrivate le scuse al sindaco Marino che ha detto chiaro e tondo che «chi rompe deve pagare», ma non sembrano essere disposti a pagare: «Ho parlato con l’ambasciatore olandese, gli ho chiesto “intendete intervenire con il pagamento dei danni?”. Lui ha risposto che non ritiene che il Governo olandese possa pagare il nuovo restauro della Barcaccia». Lo ha detto il sindaco di Roma Ignazio Marino a margine di una conferenza in Campidoglio.

 

Crediti :

la Stampa

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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ITALIA

Nuova autocertificazione 26 marzo, scaricala da qui

Le nuove misure restrittive varate con il decreto del 22 marzo del presidente del Consiglio Giuseppe Conte hanno imposto un aggiornamento dell’autodichiarazione da mostrare quando si esce di casa. È entrato in vigore infatti il nuovo modulo e siamo alla terza versione dall’inizio dell’emergenza da coronavirus.

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Rispetto alla versione precedente ci sono delle aggiunte ulteriori: il cittadino, oltre a dichiarare di non essere sottoposto alla misura della quarantena e di non essere risultato positivo al Covid-19, deve indicare l’indirizzo da cui è iniziato lo spostamento e il luogo di destinazione e specificare residenza e domicilio. Nel modulo scompare la voce spostamento consentito per “rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza”: i trasferimenti in un comune diverso sono consentiti solo per “assoluta urgenza”. Il Dpcm del 22 marzo vieta infatti gli spostamenti da un comune all’altro abolendo la possibilità, contenuta appunto nel decreto precedente, del rientro nel luogo di domicilio, abitazione o residenza.

Rispetto al modello di autocertificazione precedente (la cui ultima modifica risale al 17 marzo) restano inalterati i motivi che consentono lo spostamento all’interno dello stesso comune: le “comprovate esigenze lavorative”, i “motivi di salute” e la “situazione di necessità”. Il cittadino deve inoltre dichiarare, come nella versione precedente, di essere a conoscenza delle nuove misure per contrastare il contagio, delle sanzioni previste in caso di inottemperanza delle disposizioni e di non essere sottoposto alla misura della quarantena e di non essere risultato positivo al Covid-19. Ad esempio, rientra negli spostamenti per comprovate esigenze lavorative, il tragitto (anche pendolare) effettuato dal lavoratore dal proprio luogo di residenza, dimora e abitazione al luogo di lavoro. Rientrano nelle esigenze di assoluta urgenza, anche i casi in cui l’interessato si rechi nelle grandi infrastrutture del sistema dei trasporti (aeroporti, porti e stazione ferroviari) per trasferire propri congiunti alla propria abitazione.

Dove trovare il nuovo modulo

 

cliccando l’icona qua di seguito:

 

 

Il nuovo decreto introduce ulteriori misure di contenimento dell’epidemia che interessano anche le attività produttive e commerciali. In particolare, viene fatta distinzione tra attività sospese, attività che proseguono, e attività che per proseguire necessitano di effettuare una comunicazione o presentare una istanza di autorizzazione al Prefetto territorialmente competente in base a dove si trova la stessa attività. Per semplificare e velocizzare la corrispondenza tra imprese e Prefettura, sono stati messi a disposizione dei modelli che contengono le informazioni essenziali di cui necessita la Prefettura per la verifica delle comunicazioni e per l’istruttoria delle istanze di autorizzazione, a seconda del tipo di attività che si intende proseguire. I modelli, che devono essere compilati dal legale rappresentante dell’azienda, dovranno essere spediti esclusivamente via pec all’indirizzo protocollo.prefud@pec.interno.it con un oggetto differente a seconda si tratti di comunicazioni o richieste di autorizzazioni.



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Nuova autocertificazione Covid – 19: il modulo e tutto quello che serve sapere

Il Ministero dell’Interno ha pubblicato un nuovo modello di autocertificazione per chi deve uscire da casa. E impone il divieto assoluto di mobilità per chi è in quarantena o positivo al Covid – 19

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24 marzo 2020. Il nuovo modello di autocertificazione compilabile digitalmente è disponibile. Il documento serve per segnalare le motivazioni dei propri spostamenti, che possono essere lavorative o dovute ad urgenze e necessità di diverso tipo.

Dove trovare il nuovo modulo

 

cliccando l’icona  qua di seguito:

 

Crediti :

Io Donna

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Bergamo, non c’è più posto: 70 mezzi militari portano le salme fuori dalla regione

BERGAMO – Un’immagine da teatro di guerra: nel centro di Bergamo. Una lunga colonna di mezzi militari ferma in via Borgo Palazzo – a poche centinaia di metri dal cimitero. Sono i furgoni dell’esercito impiegati per trasportare le bare dal camposanto bergamasco verso i forni crematori di altre Regioni.

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BERGAMO – Un’immagine da teatro di guerra: nel centro di Bergamo. Una lunga colonna di mezzi militari ferma in via Borgo Palazzo – a poche centinaia di metri dal cimitero. Sono i furgoni dell’esercito impiegati per trasportare le bare dal camposanto bergamasco verso i forni crematori di altre Regioni.
Il motivo, come è ormai noto, è che la camera mortuaria a Bergamo non è più in grado, da giorni, di accogliere i feretri delle vittime del coronavirus. E lo stesso discorso vale per il forno crematorio (ce n’è uno solo in città, è attivo 24 ore su 24). Da quando il Covid-19 ha iniziato a falcidiare la Wuhan italiana – Bergamo resta finora la provincia più colpita nel Paese – i servizi cimiteriali e le agenzie funebri sono andati in tilt.

Per sgravare la camera mortuaria del cimitero – senza più spazio disponibile – era stato necessario nei giorni scorsi mettere in fila le bare dei defunti nella chiesa di Ognissanti, all’interno del cimitero. Da ieri, la soluzione individuata per far fronte all’emergenza è l’impiego dei mezzi dell’esercito. Le vittime del coronavirus vengono trasportate in altre regioni: a partire dall’Emilia Romagna. I primi invii delle bare sono stati a Modena.



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Crediti :

Repubblica

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