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Medicina

Salvini: ‘Inutili 10 vaccini obbligatori’. Burioni: ‘Dica fatti, non bugie’

“Al ministro Grillo ho iniziato a parlare di questi temi” . Intanto i casi di morbillo in Europa ed in Italia sono aumentati provocando già 25 morti nel 2018

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FIRENZE – Sulla questione dei vaccini “garantisco l’impegno preso in campagna elettorale nel permettere che tutti i bimbi entrino in classe, vadano a scuola“, perché “la priorità è che i bimbi non vengano espulsi dalle classi anche se non vaccinati“. Lo ha affermato Matteo Salvini, ministro dell’Interno, intervenendo telefonicamente a RadioStudio54.  A proposito di una eventuale rimozione degli obblighi vaccinali, Salvini ha puntualizzato che al governo “siamo in due, c’è un’alleanza Lega-M5s, bisogna ragionare anche con gli alleati, al ministro Grillo ho iniziato a parlare di questi temi”, e dunque “continueremo, perché ritengo che 10 vaccini obbligatori siano inutili e in parecchi casi pericolosi se non dannosi”, ha concluso il ministro, inviando un ringraziamento “per il loro coraggio” ai ricercatori Antonietta Gatti e Stefano Montanari.

Durissima la replica dell’immunolgo Roberto Burioni: “No, Ministro Salvini – scrive il prfessore sulla sua pagina Facebook – dieci vaccini non sono inutili e tantomeno dannosi. Sono gli stessi vaccini che vengono usati con identici tempi e identici modi in tutto il mondo. Sono i dieci vaccini che hanno salvato e salvano, in tutta sicurezza, milioni di vite“.

Ministro Salvini – prosegue Burioni – lei ha detto una cosa non rispondente al vero, perché quelli che riporto io sono fatti, suffragati da dati scientifici solidissimi. Quella che ha detto è una bugia, una bugia pericolosissima. E che a dirla – conlucde il medico – sia chi ha la responsabilità della sicurezza del mio paese è una cosa che mi preoccupa molto“.

ANSA

Morbillo, casi in aumento in Europa e Italia: già 25 morti nel 2018

Il Centro europeo per il controllo delle malattie invita i cittadini alla doppia vaccinazione prima delle vacanze estive, ma solo 5 Paesi rispondono ai criteri. Il nostro è tra quelli con più malati e vittime

Non si potrà parlare di epidemia, ma il problema è serio: i morti per morbillo in Europa continuano ad aumentare, con epidemie in diversi Paesi tra cui l’Italia. Lo segnala il Centro europeo per il controllo delle malattie (Ecdc), che invita a vaccinarsi prima dell’inizio delle vacanze.

Appello alle vaccinazioni

“Ci sono focolai di morbillo in diversi Stati europei”, afferma la direttrice dell’Ecdc, Andrea Ammon. “Ciò rende più importante che mai che le persone siano vaccinate con le due dosi previste prima dell’inizio delle vacanze”.

I Paesi più colpiti

A preoccupare sono soprattutto le situazioni di quattro Paesi: Romania, Francia, Grecia e Italia. Sono gli Stati dove si è registrato il più alto numero di casi di morbillo dall’inizio dell’anno, stando al report più recente dell’Ecdc, aggiornato all’8 giugno. Il record spetta alla Romania con 3.284 casi. Al secondo posto la Francia con 2.306 casi. Sul gradino più basso del poco invidiabile podio compare la Grecia con 2.097 malati. L’Italia viene subito dopo, al quarto posto, con 1.258 persone ad aver contratto il morbillo dall’inizio del 2018. Allarmanti le cifre anche di Inghilterra e Galles, dove i casi confermati sono 1.346. Anche i dati del 2017 erano stati poco confortanti per l’Italia, con sette morti e oltre cinquemila casi registrati. Sono in aumento anche le vittime. Complessivamente sono 25 le persone morte a causa del morbillo nei primi mesi dell’anno. Tra queste anche il bambino di dieci mesi morto a Catania lo scorso aprile.

Solo 5 Stati in regola con i vaccini

Per eliminare il morbillo e proteggere le fasce più vulnerabili della popolazione da complicazioni e morti, spiega l’Ecdc, il 95% della popolazione dovrebbe essere vaccinato con due dosi, ma solo cinque Paesi europei hanno raggiunto quest’obiettivo, come dimostrato dalla più recente ricerca in merito redatta dall’Organizzazione mondiale della sanità: si tratta di Croazia, Portogallo, Slovacchia, Svezia e Ungheria.

 

 
  

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Sky Tg 24

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1 Commento

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  1. Anonimo

    22 giugno 2018 at 19:44

    Ma sto idiota sparla di robe che non gli competono, Adesso é pure ministro della sanità?

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Medicina

Primo impianto di staminali riprogrammate in un malato di Parkinson

Un paziente giapponese di 50 anni ammalato di Parkinson è il primo essere umano a ricevere staminali riprogrammate per diventare precursori dei neuroni che producono dopamina e la cui carenza è all’origine di vari sintomi della malattia

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Un paziente giapponese di 50 anni ammalato di Parkinson è il primo essere umano a ricevere staminali riprogrammate per diventare precursori dei neuroni che producono dopamina e la cui carenza è all’origine di vari sintomi della malattia. Se il decorso sarà positivo la terapia sarà testata su altri sei pazienti e forse diventare ampiamente disponibile entro cinque anni.

Neurochirurghi giapponesi hanno impiantato per la prima volta cellule staminali “riprogrammate” nel cervello di un paziente con malattia di Parkinson.

Questa patologia è solo la seconda per la quale è stata sperimentata una terapia utilizzando cellule staminali pluripotenti indotte (iPS), che vengono sviluppate riprogrammando le cellule dei tessuti corporei come la pelle in modo che ritornino a uno stato simile a quello embrionale, da cui possono trasformarsi in altri tipi di cellule.

Gli scienziati dell’Università di Kyoto usano la tecnica per trasformare le cellule iPS in precursori dei neuroni che producono il neurotrasmettitore dopamina. Una carenza di neuroni che producono dopamina nelle persone con malattia di Parkinson può portare a tremori e difficoltà a camminare.

In ottobre, il neurochirurgo Takayuki Kikuchi dell’Ospedale universitario di Kyoto ha impiantato 2,4 milioni di cellule precursori della dopamina nel cervello di un paziente di 50 anni. Nella procedura, durata di tre ore, il team di Kikuchi ha depositato le cellule in 12 siti, noti per essere centri di attività della dopamina. Le cellule precursori della dopamina hanno dimostrato di migliorare i sintomi del morbo di Parkinson nelle scimmie.

L’esperto di cellule staminali Jun Takahashi e colleghi dell’Università di Kyoto hanno ricavato le cellule precursori della dopamina da una scorta di cellule IPS conservate all’università, sviluppate riprogrammando cellule della pelle prelevate da un donatore anonimo.

“Il paziente sta bene e non ci sono state reazioni avverse importanti finora”, dice Takahashi. Il gruppo lo terrà in osservazione per sei mesi e, in assenza di complicazioni, impianterà altre 2,4 milioni di cellule precursori della dopamina nel suo cervello. Il gruppo prevede di trattare altri sei pazienti con

malattia di Parkinson per verifica la sicurezza e l’efficacia della tecnica entro la fine del 2020.

Takahashi afferma che se il processo andrà bene, potrebbero avere prove sufficienti per il trattamento da somministrare ai pazienti già nel 2023, in base al sistema giapponese di approvazione accelerata per i trattamenti di medicina rigenerativa. “Ovviamente, questo dipende da quanto saranno buoni i risultati”, dice.

Nel 2014, l’oftalmologa Masayo Takahashi, moglie di Takahashi, ha prodotto cellule retiniche da cellule iPS utilizzate per il trattamento delle affezioni oculari.

(L’originale di questo articolo è stato pubblicato su “Nature” il 14 novembre 2018

 
  

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le Scienze

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Medicina

Otto casi di morbillo: l’infezione partita dalla figlia di un no-vax

Il focolaio sarebbe scoppiato anche per la tardiva applicazione dei protocolli previsti dalla legge. Parla la professoressa Chironna

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Otto casi di morbillo, di cui cinque già accertati dalle analisi del laboratorio di Epidemiologia molecolare del Policlinico di Bari, e almeno un nono caso sospetto. È il contagio a catena di morbillo registrato a Bari nelle ultime ore, innescato – secondo i primi accertamenti – da una bambina di 10 anni figlia di una coppia “no vax”, ricoverata nel reparto di Malattie infettive dell’ospedale pediatrico Giovanni XXIII del capoluogo pugliese. Da qui il virus avrebbe contagiato la sorellina minore e un bimbo di appena 11 mesi ricoverato per un’otite nello stesso ospedale. Troppo piccolo per essere vaccinato, come il fratellino, che invece era stato regolarmente sottoposto a vaccino dai genitori.

«Il protocollo prevede che il vaccino venga somministrato a partire dai 13 mesi», spiega a Repubblica Maria Chironna, direttrice del laboratorio di Epidemiologia dell’università e centro di riferimento regionale in materia. La catena del contagio avrebbe colpito anche tre adulti – ha anticipato La Gazzetta del Mezzogiorno – per due dei quali c’è il responso delle analisi: è morbillo. Anche in questi casi, la pista seguita dai medici porterebbe all’ospedale pediatrico barese. Una è una donna che era stata in quelle corsie, l’altro un addetto alla sorveglianza del reparto. E, secondo gli addetti ai lavori, la donna sarebbe stata tenuta in osservazione per 12 ore nella sala rossa del Pronto soccorso del Policlinico per una sospetta epatite. «Che però rientra fra le complicazioni possibili del virus», aggiunge Chironna. Un’altra donna, invece, sarebbe arrivata con le avvisaglie del morbillo. È la madre di due gemelline che aveva accompagnato una di loro al Giovanni XXIII per altre ragioni.

«Pare che il nesso, che in termini tecnici chiamiamo linkage, sia la frequentazione del reparto di Malattie infettive dell’ospedale pediatrico, dove è stato isolato il caso indice, quello da cui sarebbe partita la catena», annota Chironna, che è anche professoressa associata di Igiene all’ateneo barese.  Al momento si tratta solo di un’ipotesi: saranno le indagini molecolari a fare chiarezza. «Andremo a sequenziare i ceppi virali per stabilire se sono identici fra loro. Solo se questo sarà dimostrato, se quindi il genoma del virus è lo stesso, potremo dire che la fonte di contagio è quella bambina di 10 anni ricoverata al Giovanni XXIII».

Se per questo occorrerà attendere il verdetto del laboratorio, sul fronte della prevenzione, invece, è evidente che qualcosa non abbia funzionato a dovere, secondo la docente. Per almeno due ragioni. «O non c’è stato l’isolamento della bambina che rappresenta il caso indice, oppure è stato poco efficace e le maglie si sono allargate». I protocolli, ricorda la stessa Chironna, prevedono l’isolamento e che anche il solo sospetto di morbillo debba essere segnalato al Dipartimento di prevenzione della Asl. «Perché il morbillo – rimarca la professoressa – è una delle malattie più contagiose che conosciamo».

 
  

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la Repubblica

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Medicina

Vaccini in gravidanza, ecco perché sono importanti per madri e figli

A Verona un convegno sulla loro importanza per prevenire da gravi patologie infettive in ogni fase della vita.

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Nel pomeriggio di oggi, 9 novembre, presso la sala convegni della Banca Popolare di Verona, in occasione della giornata di formazione “Lo dici tu alla mamma? Update sulle vaccinazioni in gravidanza”, iniziativa patrocinata dall’Ulss 9 Scaligera, si è discusso di uno strumento di prevenzione per la salute della mamma e il bambino in genere trascurato: le vaccinazioni in gravidanza.

Importanza delle vaccinazioni come strumento di prevenzione

Il ministero della salute sottolinea l’importanza della vaccinazioni come strumento di prevenzione da gravi patologie infettive in ogni fase della vita. In particolare, con la circolare del 7 agosto 2018, si ribadisce l’importanza per la promozione della salute femminile in età fertile, in previsione e durante la gravidanza, con l’obiettivo di proteggere la donna e il nascituro da alcune malattie attraverso specifici vaccini.

Raccomandazioni del Piano Nazionale Vaccini

Nel corso dell’incontro sono state illustrate le raccomandazioni del Piano Nazionale Vaccini inerenti le vaccinazioni in gravidanza. Una dose di richiamo contro difterite – tetano – pertosse (dTpa) è raccomandata durante il terzo trimestre di gravidanza, preferibilmente alla 28esima settimana di gestazione, al fine di consentire alla gestante la produzione di anticorpi sufficienti e il conseguente passaggio transplacentare in grado di proteggere il neonato dalla pertosse nei primi mesi di vita. Tale vaccinazione è raccomandata a ogni gravidanza, in considerazione del fatto che gli anticorpi anti-pertosse si riducono progressivamente con il passare del tempo. Il vaccino dPta si è dimostrato sicuro sia per la donna che per il feto.

Leggi anche:  Presentato il nuovo sito ufficiale dell’Ulss 9 scaligera

La vaccinazione anti-influenzale

La vaccinazione anti-influenzale è invece raccomandata e offerta gratuitamente alle donne che, all’inizio della stagione epidemica, si trovano al secondo/terzo trimestre di gravidanza. Infatti l’influenza stagionale aumenta il rischio di ospedalizzazione materna, prematurità, parto cesareo, distress fetale, basso peso alla nascita, interruzione di gravidanza e il rischio di malattia severa e complicanze ai neonati al di sotto dei sei mesi di vita, per i quali non esiste ancora un vaccino. La vaccinazione in gravidanza ha un effetto protettivo sui neonati attraverso il passaggio transplacentare di anticorpi protettivi dalla mamma.

I commenti

Da parte del direttore Signorelli è stato sottolineato che: “È importante essere sempre molto attivi come operatori sanitari, essere a conoscenza delle tante bufale che girano sul web per poter dare risposte concrete ai pazienti”. Maggiolo ha dichiarato: “La giornata prende spunto da un pediatra che ha visto morire di pertosse un suo piccolo paziente che non era stato vaccinato. Bisogna capire che la gravidanza non è una malattia. La donna può essere vaccinata , anzi è necessario per salvaguardare la sua salute e quella del nascituro. È importante che i medici parlino con le pazienti , che diano maggiori informazioni”

 
  

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