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Medicina

SARS-CoV-2 sta mutando

Preoccupazioni per lo sviluppo del vaccino?

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Una nuova ricerca mostra che il nuovo SARS-CoV-2 sta subendo mutazioni che potrebbero complicare il difficile sviluppo di un vaccino. Ci sono alcuni candidati al vaccino in procinto di prevenire COVID-19. Con un potenziale di mutazione del virus, i vaccini attualmente in fase di sviluppo potrebbero non funzionare contro i ceppi mutati emergenti che preoccupano i ricercatori di Taiwan e Australia.

Lo studio, “Analysis of the mutation dynamics of SARS-CoV-2 reveals the spread history and emergence of 2 RBD mutant with lower ACE2 binding affinity”, non è stato ancora sottoposto a revisione paritaria; tuttavia, i risultati sembrano promettenti.

La ricerca è stata pubblicata sul sito web di prestampa bioRxiv.

Ufficialmente oltre 2,4 milioni di persone in tutto il mondo sono state infettate dal nuovo coronavirus SARS-CoV-2 che causa la malattia COVID-19. Questa malattia appena classificata ha ucciso decine di migliaia di persone provenienti da diversi paesi. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha affermato che lo sviluppo del vaccino potrebbe essere l’unico modo per tenere sotto controllo questa pandemia.

In questa ricerca, gli scienziati hanno isolato campioni di virus dall’India e hanno dimostrato che questo nuovo virus era mutato e che le sue proteine spike erano diverse dai campioni originali.

Il team ha scritto che è “fondamentale notare i cambiamenti mutazionali nel virus SARS-CoV-2 al fine di sviluppare strategie efficaci per controllarlo”.

Bassi tassi di mutazione

Per questo studio, il team ha esaminato 106 sequenze di genoma SARS-CoV-2 e 39 sequenze di genoma SARS. I loro dati rivelano che questo nuovo virus ha un tasso di mutazione molto più basso rispetto al virus SARS originale. “L’osservazione di questo studio ha sollevato l’allarme che la mutazione SARS-CoV-2 con il profilo epitopo vario [qualcosa a cui un anticorpo si attacca] potrebbe sorgere in qualsiasi momento”, hanno scritto i ricercatori. “Questo significa che l’attuale sviluppo del vaccino contro la SARS-CoV-2 è ad alto rischio di diventare inutile”.

Il team ha utilizzato “Analisi della filogenesi della minima evoluzione” e ha indagato sulle origini del coronavirus e sulla sua possibile diffusione. i ricercatori hanno notato che ci sono diverse espressioni filogenetiche della proteina spike. In particolare, questa proteina spike sulla superficie del virus è la parte vitale che funge da ganci e si attacca alle cellule umane ospiti. I ricercatori hanno notato che questo genoma della proteina spike è rimasto per lo più invariato durante l’avvento del virus e il suo decorso.

Immagine: Virus SARS-CoV-2 che si lega ai recettori ACE2 su una cellula umana, lo stadio iniziale dell’infezione da COVID-19, illustrazione 3D: Kateryna Kon / Shutterstock.


Campione di virus indiano diverso

Il team ha esaminato la mutazione di SARS-CoV-2 in campioni recuperati dall’India. I ricercatori hanno trovato una mutazione che ha portato a una più debole “capacità di legame del recettore” del virus. Questo campione è stato raccolto dall’India il 27 gennaio 2020. Il campione proveniva dallo stato del Kerala ed è stato analizzato solo nel marzo 2020. È stato prelevato da uno studente di medicina tornato dalla Cina di Wuhan, dove la malattia era inizialmente iniziata. I ricercatori affermano che la composizione genetica di questo virus, tuttavia, è diversa dai campioni originali trovati a Wuhan.

Il team ha scritto: “Questo rappresenta il primo rapporto di un significativo mutante SARS-CoV-2 e genera l’allarme che lo sviluppo di vaccini in corso potrebbe diventare inutile nella futura epidemia se fossero identificate più mutazioni”.

i ricercatori hanno notato che con questa mutazione, il ceppo indiano ha avuto la rimozione di un legame idrogeno dalla proteina spike. Ciò ha reso il virus meno aderente ai recettori ACE2 sulle cellule ospiti del corpo. In particolare, il virus si lega ai recettori ACE2 sulle cellule ospiti che possono permettergli di entrare nelle cellule polmonari e in altre cellule.

Implicazioni

Questo studio mostra che, a differenza della SARS nel 2002 e nel 2003, il nuovo SARS CoV-2 ha un tasso molto più basso di mutazione e diversità genetica. Questo studio rivela che il gene che codifica per la proteina spike sul SARS-CoV-2 è uno dei geni più “conservati” di codifica delle proteine. Ciò significa che le proteine ​​spike non cambiano molto anche dopo le mutazioni. Questa potrebbe essere “una buona indicazione per lo sviluppo di farmaci antivirali e vaccini in corso”.

I ricercatori hanno anche confermato i cambiamenti nella disposizione delle proteine ​​spike di SARS CoV-2 e hanno affermato che questo riarrangiamento avrebbe dovuto essere osservato tra SARS-CoV-2 umano e ceppo di pipistrello di SARS CoV-2 prima che il virus fosse trasmesso dai pipistrelli a gli esseri umani.

Il team di ricercatori ha concluso: “Abbiamo fornito le prime prove che SARS-COV-2 mutato con ridotta affinità di legame con il recettore ACE2 umano è emerso in India sulla base di un campione raccolto il 27 gennaio 2020”.

Al momento, ci sono 70 candidati vaccini che si trovano in diverse fasi di sperimentazione. Si prevede che uno dei principali vaccini sarà disponibile per uso umano entro la metà del prossimo anno. Nel frattempo, se il virus subisce mutazioni più gravi, ciò potrebbe significare che tutti gli sforzi dello sviluppo del vaccino potrebbero essere deragliati e che i ricercatori potrebbero dover ricominciare a lavorare.



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Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Medicina

Covid-19 sta tornando in Europa, Sileri: “Pronti a chiudere le frontiere e nuovi controlli”

Il vice-ministro alla Salute: “Se continuiamo a monitorare e a contenere i focolai, seguendo le indicazioni sull’uso della mascherina, possiamo ridurre la ripresa dei contagi. Ma…”

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Pierpaolo Sileri

Troppi si erano rilassati e tanti hanno fatto finta di non vedere che nel resto del mondo la pandemia continuava a mietere vittime. Così nel nome del business c’è stata una corsa ad abbattere tutte le norme e un’ondata negazionista. Ma è bene mettere un freno prima che sia troppo tardi.

“Se continuiamo a monitorare e a contenere i focolai, seguendo le indicazioni sull’uso della mascherina, possiamo ridurre la ripresa dei contagi. Sarà importante osservare quanto accadrà nelle prossime settimane del Nord Europa, dove le temperature caleranno prima che da noi e il virus potrebbe generare maggiori contagi”.

A sottolinearlo è Pierpaolo Sileri, vice-ministro alla Salute, che alla ‘Stampa’ dice: “Una seconda ondata nei termini di marzo la vedo improbabile. Allora non eravamo preparati. Oggi usiamo le mascherine, i medici gestiscono la malattia meglio, i posti in terapia intensiva sono raddoppiati”. Ma la ripresa dei contagi in Europa può portare a nuove restrizioni alle frontiere? “Qualora servisse sì. Per questo in più di un’occasione ho parlato di una strategia comunitaria, europea: per adottare misure più lungimiranti, come l’uso del tampone ripetuto a distanza di pochi giorni dall’arrivo dai paesi sotto osservazione per numero di contagi, come dalle aree extra Schengen. La sfida ora è controllare tutti coloro che vengono dall’estero”.

L’app Immuni l’hanno scaricata in pochi. E ancora uno strumento su cui puntate? “Certo che lo è, Immuni è arrivata in un momento in cui l’epidemia, almeno in Italia, si stava riducendo, anche se siamo stati i primi, in Europa, a fornire una applicazione di tracciamento del contagio. C’è stato un rilassamento che ha indotto a non scaricare l’app, ma adesso il download si rivela fondamentale e soprattutto peri più giovani, a cui voglio rivolgermi: siate intelligenti come avete già dimostrato di essere durante il lockdown, scaricate Immuni perché potrete contribuire ad un migliore tracciamento sanitario, a vostro beneficio vostro, di amici e famiglie”.

Nonostante la ribellione di Salvini verrà prorogato l’obbligo di mascherina? “La mascherina, dove non è possibile mantenere il distanziamento e sicuramente al chiuso nei locali pubblici, sarà ancora con noi: protegge noi e gli altri. Serve dare il buon esempio, non invogliare ad una deroga”.



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Medicina

Ma quindi i bambini possono trasmettere il nuovo coronavirus?

Che ruolo hanno i più piccoli nella diffusione del nuovo coronavirus? Per ora una risposta non c’è, ma una nuova ricerca dimostra che possono presentare nel naso e nella gola livelli di rna virale da 10 a 100 volte superiori rispetto agli adulti

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(foto: Nicolò Campo/LightRocket via Getty Images)

È stata una delle domande più importanti fin dall’inizio della pandemia. E per cui ancora oggi non abbiamo una spiegazione definitiva. Qual è la relazione tra i bambini e il coronavirus e che ruolo svolgono nella sua trasmissione? Finora, infatti, sappiamo che i più piccoli presentano spesso sintomi più lievi da Covid-19 e che, quindi, vengono in qualche modo risparmiati dal virus. Ma oggi a tornare sull’argomento è un nuovo studio pubblicato sulle pagine di Jama Pediatrics, che ha evidenziato come i bambini al di sotto dei cinque anni possano ospitare nel naso e nella gola livelli di rna virale uguali e persino superiori agli adulti. Un dato, quindi, che indica per ora solo la possibilità che i più piccoli possano trasmettere il virus, ma che dovrebbe comunque far riflettere sulla tanto discussa riapertura delle scuole“Abbiamo scoperto che i bambini sotto i cinque anni con Covid-19 hanno una carica virale maggiore rispetto ai bambini più grandi e agli adulti, e ciò potrebbe suggerire una maggiore trasmissione”, ha spiegato l’autrice della ricerca Taylor Heald-Sargent, infettivologa del Ann and Robert H. Lurie Children’s Hospital di Chicago. “Questi nuovi dati hanno importanti implicazioni per la salute pubblica, in particolare durante il dibattito sulla sicurezza della riapertura delle scuole e degli asili”.

Per capirlo, i ricercatori hanno analizzato campioni raccolti dai tamponi rinofaringeri tra il 23 marzo e il 27 aprile scorso in diverse aree di Chicago. I test provenivano da 145 persone positive al nuovo coronavirus, tra cui 46 bambini di età inferiore ai 5 anni, 51 bambini dai 5 ai 17 anni e 48 adulti dai 18 ai 65 anni. Il team ha incluso nello studio solamente i bambini e gli adulti che presentavano sintomi da lievi a moderati dell’infezione entro la prima settimana dall’esordio dei sintomi (sono stati esclusi, quindi, gli asintomatici e i pazienti che avevano sintomi da più di una settimana prima del tampone). Dai risultati, i ricercatori hanno osservato che i bambini più piccoli, quelli di età inferiore ai 5 anni, presentavano livelli di rna virale simili e persino superiori (da 10 a 100 volte) rispetto agli adulti. “Il nostro studio non è stato progettato per dimostrare che i bambini più piccoli diffondono la Covid-19 tanto quanto gli adulti, ma è una possibilità”, spiega Heald-Sargent. “Dobbiamo tenerne conto nelle strategie per ridurre la trasmissione, mentre continuiamo a conoscere meglio questo virus”.

Sebbene il nuovo studio abbia alcune limitazioni, come l’aver coinvolto un piccolo campione di partecipanti e aver analizzato solo la presenza del’rna virale (e non il virus infettivo), gli esperti sottolineano che ci sono prove sempre più evidenti del fatto che i bambini piccoli possono trasportare quantità significative del nuovo coronavirus“Ho sentito molte persone dire che i bambini non si infettano. E questo ultimo studio dimostra chiaramente che non è vero”, ha commentato al New York Times Stacey Schultz-Cherry, virologa del St. Jude Children’s Research Hospital. “Penso che questo sia un primo passo importante, davvero importante, per comprendere il ruolo che i bambini svolgono nella trasmissione”.

Informazioni, quindi, preziose soprattutto per la tanto discussa riapertura delle scuole“Ora che siamo alla fine di luglio e pensiamo di riaprire le scuole a breve, questi risultati devono davvero essere presi in considerazione”, aggiunge Jason Kindrachuk, virologo dell’Università di Manitoba. “Sospetto che probabilmente queste evidenze si tradurranno nel fatto che c’è anche il virus, ma non possiamo dirlo senza vedere i dati”, commenta Juliet Morrison, virologa all’Università della California, a Riverside.“Riapriremo asili nido e scuole elementari”. Ma se questi risultati dovessero essere confermati, “allora sì, sarei preoccupata”.



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Medicina

Due vaccini contro il coronavirus arrivano all’ultima fase di sperimentazione

La fase 3 del trial clinico del vaccino a mRna è partita e coinvolgerà 30mila persone negli Stati Uniti con l’obiettivo di verificarne l’efficacia

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I vaccini a mrna contro il nuovo coronavirus volano verso l’ultima fase della sperimentazione sull’essere umano. Sia la biotech statunitense Moderna Inc sia Pfizer/BioNTech hanno annunciato la partenza della fase 3 della sperimentazione clinica dei propri candidati basati sulla tecnologia a rna messaggero, rispettivamente il mrna-1273 (sviluppato in collaborazione con l’Istituto nazionale di allergie e malattie infettive (Niaid) del National Institutes of Health) e il Bnt162b2 . L’obiettivo primario per entrambi gli studi sarà valutare l’efficacia dei dispositivi contro Sars-Cov-2.

Il vaccino mrna-1273 di Moderna

La fase 3 dello studio clinico del candidato vaccino mrna-1273, ribattezzata Cove (Coronavirus Efficacy) ha preso il via il 27 luglio con la somministrazione di una dose da 100 microgrammi nei nuovi volontari. Si tratta, precisa l’azienda in una nota, di uno studio randomizzato controllato, che significa che i 30mila partecipanti previsti verranno assegnati in modo casuale a due gruppi: un gruppo riceverà effettivamente il nuovo vaccino sperimentale, l’altro una dose equivalente di soluzione salina (placebo). Sarà svolto in doppio cieco, ossia né i volontari né i ricercatori che monitoreranno i dati sapranno a priori chi davvero è stato vaccinato contro Sars-Cov-2.

I volontari sono stati selezionati in decine di centri di riferimento negli Usa per rispecchiare la popolazione adulta (dai 18 anni in su), con particolare attenzione alle categorie più a rischio di contrarre il nuovo coronavirus e quindi di ammalarsi di Covid-19.

L’obiettivo del trial Cove è di valutare l’efficacia del candidato vaccino a mrna: nell’arco di 2 anni un comitato esterno e indipendente di ricercatori del Niaid monitorerà i volontari annotando le infezioni contratte per capire se mrna-1273 è in grado in primo luogo di prevenire la malattia sintomatica. In alternativa, gli esperti dovranno capire se il dispositivo ha la capacità di prevenire l’infezione da Sars-Cov-2 oppure di evitare le forme gravi di Covid-19 (quelle che necessitano del ricovero). Un’altra domanda a cui dovranno trovare una risposta è se sia sufficiente una sola somministrazione di vaccino per ottenere protezione o se ne occorrano altre successive. E infine c’è da capire per quanto tempo durerà un’eventuale immunità.

La sperimentazione di Moderna rientra nel programma Warp Speed dell’amministrazione Trump e l’azienda ha da poco ricevuto 472 milioni di dollari dal governo per implementare lo sviluppo del suo vaccino. Se tutto andrà bene, mrna-1273 sarà il primo vaccino a mrna approvato dalla Fda e Moderna, grazie a accordi commerciali con diversi partner, prevede di riuscire a erogare da 500 milioni a 1 miliardo di dosi all’anno a partire dal 2021.

Il vaccino Bnt162b2 di Pfizer

Quasi in contemporanea anche Pfizer e la partner BioNTech hanno annunciato l’inizio del trial clinico di fase 2/3 del candidato vaccino a mrna chiamato Bnt162b2, a base di un mrna per una glicoproteina di Sars-Cov-2 ottimizzato per suscitare una potente risposta immunitaria. Le aziende ne stanno sperimentando altre 3 varianti ma Bnt162b2 ha dato i migliori risultati per il momento.

Lo studio è di tipo randomizzato controllato in doppio cieco e prevede la partecipazione di 30mila volontari tra i 18 e gli 85 anni presso 12o centri di riferimento internazionali (esclusa la Cina). I volontari che verranno effettivamente vaccinati (metà di loro invece costituirà il gruppo di controllo con placebo) riceveranno due dosi da 30 microgrammi di Bnt162b2.

Obiettivo è appurare l’efficacia del candidato vaccino: i ricercatori dovranno capire se previene Covid-19 in persone che non hanno mai contratto Sars-Cov-2 e poi se previene la malattia indipendentemente da precedenti infezioni. In secondo luogo valuteranno se il candidato vaccino previene le forme gravi di Covid-19 oppure se impedisca l’instaurarsi dell’infezione.

Le aziende sono fiduciose del successo della sperimentazione e stanno preparando la documentazione da sottomettere alla Fda per richiedere l’approvazione già il prossimo ottobre per poter distribuire 100 milioni di dosi entro la fine del 2020 e 1,3 miliardi entro il 2021.

 



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