“Satana siamo noi” Intervista a Marco Dimitri

Negli anni Novanta balza agli onori della cronaca per un processo che gli costerà 400 giorni di carcere, prima di essere prosciolto da tutte le accuse perché “il fatto non sussiste”. La chiamano detenzione cautelativa: per lui ha significato oltre un anno dietro alle sbarre, un anno durante il quale ha sempre rigettato con forza tutte le accuse, proclamandosi innocente. Assolto dal Tribunale nel 1997 “perché i fatti non erano mai accaduti”, innocente lo era davvero. Colpevole invece, oggi come ieri, di avere idee scomode e di non farne mistero.

È Marco Dimitri, fondatore dei Bambini di Satana, il “Satanista più famoso d’Europa”, come lo ha definito la BBC.

Ma cosa significa essere satanisti?
Il Diavolo è un invenzione – ci ha detto Dimitri – ma Satana è una cosa diversa, è l’uomo Dio di se stesso, un uomo forte del proprio sapere per opporsi all’oscurantismo e alla negazione della libertà. Non sono le orge di sangue e il malocchio gli strumenti di questi satanisti, ma la cultura e la conoscenza. Quindi Satana siamo noi? Sono tutti gli uomini che non fermano la loro sete di conoscenza a tutto ciò che viene loro prescritto, ma si alzano e controbattono?

Ne abbiamo parlato con Marco Dimitri, bolognese di nascita, satanista per vocazione.

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Marco Dimitri a 12 anni appassionato di skateboard e di UFO era nella “Fratellanza Cosmica”

D: Chi è il Diavolo?

R: Nella memoria comune è uno spirito in antitesi a Dio, in realtà è uno strumento di controllo sociale privo di radici storiche. Serve a chi trae profitto da questo controllo. La parola “Diavolo” deriva dal greco “Dia bolos”, che significa “tagliare la corda”. Un termine che si rifà inevitabilmente a forme religiose o dettate dalla superstizione. Molto diverso è il valore del “Satana”, che è l’uomo in contrapposizione all’oscurantismo mediante gli strumenti artistico-scientifici. Il termine “satana” nell’etimologia deriva dall’ebraico, e significa “avversario”, “contraddittore”. Questa avversità assume appunto la forma dalle virtù scientifiche. Ad esempio, possiamo notare che nei 72 demoni di Re Salomone, ognuno di essi – guarda caso – è padrone di una virtù scientifica, matematica, logistica. Questo è ciò che avevano intuito gli ebrei, cioè che la scienza avrebbe divinizzato l’uomo, l’avrebbe emancipato, gli avrebbe strappato Dio.
Satana è quindi l’uomo eretto nel sapere.

D: Chi sono i Bambini di Satana?

R: Siamo un’associazione culturale di matrice pagana. Il nostro compito è quello di trasmettere l’ideale satanista in quanto ideale nobile e libertino, una presa di coscienza per distruggere le basi su cui si reggono il pietismo e la mancanza di valori estetico-culturali.

D: Da ragazzo frequentavi la Fratellanza Cosmica, poi hai deciso di abbandonare questo percorso per fondare i Bambini di Satana. Dagli UFO a Satana, quindi? Che cosa ti ha portato a questo passaggio?

R: Avevo 12 anni e andavo matto per gli ufo. Crescendo l’esigenza era quella di trovare un valore concreto che fosse davvero un valore contro ciò che ritenevo squallido e lagnoso, oltre che osceno e moralista.

D: Che tipo di ritualità svolgono i Bambini di Satana? Non c’è la venerazione di alcun dio, dico bene?

R: Non c’è un dio del bene e nemmeno un dio del male. L’uomo è il vero Satana o meglio l’uomo forte della conoscenza. I rituali servono a richiamare a livello cosciente l’energia primordiale, perché questa è il motore che conduce al riconoscimento di ciò che è utile. La base dell’arte, della ricerca scientifica, del sentimento, del romanticismo, è la base su cui si regge l’istinto primordiale, ed è quello che tentiamo di muovere per acquisire benefici.

D: Parliamo della nota vicenda giudiziaria che ha interessato i Bambini di Satana negli anni Novanta del secolo scorso: che cosa è accaduto realmente?

R: È accaduto che qualcuno nelle alte sfere della Curia si è mosso per ottenere la mia testa. Davo fastidio e non potendo esserci un contrasto culturale è entrato in gioco il meccanismo inquisitorio. Tanta paura e tante balle, basate sul pregiudizio e sulla sottocultura. In scena sono scesi i soliti noti, professorini dell’azione cattolica come Michele del Re – già autore di costosi libri forcaioli sui fantomatici crimini delle sette – Giuseppe Ferrari, presidente del GRIS (Gruppo Italiano Ricerca Sette), oltre ad altra gente che parlava malissimo di me senza avermi mai incontrato. L’incapacità di raggiungere l’obiettivo dimostra anche il livello culturale di queste persone, che non ritengo estranee a certe odierne patologie come l’ansia e la depressione.

D: Tu sei stato prosciolto da tutte le accuse, ma hai comunque trascorso 400 giorni in carcere. Da innocente. Poi sei stato risarcito. Quanto valgono 400 giorni di un uomo innocente?

R: L’unica cosa che posso dire è che – oltre ad avere una dimostrazione di quanto la giustizia sia degna di questo nome – ho avuto una prova in più che la battaglia che conduco è nobile, perché il nemico è squallido. Uso il termine “squallido” perché lo ritengo appropriato a chi manipola per mandare i propri avversari in galera, anche se sono innocenti. Anche il periodo dell’inchiesta non fu casuale: guarda caso, proprio in quel periodo c’erano i processi alla banda della Uno Bianca. Un satanista sul giornale serviva ad ammorbidire i crimini di una banda di poliziotti assassini.

D: Anche la PM Musti ha ricevuto un risarcimento, additando come diffamatorio il libro “Lasciate che i bambini”, dedicato al caso Dimitri. Che cosa ne pensi? Era davvero ingiurioso quel libro, o vi si raccontava semplicemente la verità? Può mai essere giudicata offensiva, la verità?

R: Si raccontava la verità: c’era scritto che la Musti era malata di luci della ribalta. Fate un po’ voi… Tutti i giorni appariva sul giornale con accuse irripetibili, teneva me ed altri ragazzi in carcere senza prove. Direi che l’autore è stato anche troppo onesto.

D: È in progetto un film che prende spunto dalla tua vicenda, ma il regista Paolo Angelini ci ha detto che ci sono difficoltà a reperire i fondi. Secondo te, come mai non si trovano gli investitori? Pensi che verrà mai realizzato il film?

R: Mi piacerebbe che il film rispecchiasse la realtà dei fatti, anche perché è davvero fiabesca. Il regista vuole solo utilizzare uno spunto, e forse è per questo che non trova ausili. Io e Antonella Beccaria ad esempio, non abbiamo avuto difficoltà a pubblicare libri come “Dietro lo Specchio Nero” e “Bambini di Satana”.

D: Che ruolo ha avuto il pregiudizio nella tua vita e in particolare nelle vicende di cui stiamo parlando?

R: A Bologna ha fatto un po’ presa sulle persone anziane, mentre sui cittadini in generale ha avuto un effetto molto ridotto data l’amenità delle accuse. Molti in città mi conoscono e sanno come sono fatto.

D: Come si fa a diventare un “Bambino di Satana”? Quali sono i diritti e i doveri dei membri della tua associazione?

R: Si entra a fare parte dell’associazione tramite una domanda scritta, come in tutte le associazioni. Non vi sono obblighi, anche se cerchiamo soci che diano una mano a diffondere i nostri ideali con gli strumenti mediatici.

D: Chi sono i Bambini di Satana oggi, nel terzo millennio?

R: Un gruppo che vuole fronteggiare l’oscurantismo con la cultura. Magari siamo degli illusi, ma è sempre meglio che genufletterci.

 

La Suburbana

 

 

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Interviste Italiane

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma
Un Commento
  • Andrea Pasciuta
    2 maggio 2016 at 04:46
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    Bella intervista! 🙂

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