Satanismo Razionalista e pensiero magico

In un famoso racconto di Edgar Allan Poe, “La lettera rubata”, cui rimando, si fa riferimento ad una importante e compromettente missiva che, nell’intento di essere ben nascosta, viene posta praticamente sotto gli occhi di chi la vuole cercare.

orrei inoltrarmi nel cuore di questo articolo, di non certo facile approccio, proprio con la metafora di questo breve racconto: come mantenere un importante segreto? Semplice, mettendolo all’ovvia conoscenza di tutti. Come celare i suoi essenziali contenuti? Semplice, nascondendoli nella foga di un’ accurata e strenua ricerca.
Non credo sia azzardato trattare un argomento chiamato magia proprio come l’enigmatica lettera di Edgar Allan Poe. La magia, a pensarci bene, è da sempre sotto ai nostri occhi, chi la conosce e ne ha dimestichezza non fa altro che sviare i nostri sforzi verso una ricerca snervante che va a finire ad un palmo dal nostro naso, in una labirintica chiusura del cerchio che i più sagaci liquidano in un paio di mosse intuitive.

Ma attenzione, questi sagaci che scorgono la lettera senza affannarsi troppo nella sua ricerca sono giunti soltanto ad un primo livello di conoscenza: essi non sono in grado di decifrarne il suo contenuto, possono, al massimo, averne una vaga idea. I sagaci hanno solo compreso un machiavellico meccanismo per cui il segreto va custodito nell’ovvio, nel cesto delle cianfrusaglie, nella paccottiglia del quotidiano; essi sono a buon punto ma ancora ben lontani dalla verità.
Alla fine del racconto di Poe, infatti, noi non sapremo nulla degli scandali paventati nella missiva, ci rimarrà uno strano senso di inappagamento.
Questo articolo sarà qualcosa di simile alla “Lettera rubata”, esso non rivelerà nulla di più di ciò che sta proprio davanti al nostro sguardo (ma che spesso non si riesce a vedere) e non svelerà scottanti contenuti.

Quindi, se alla sola evocazione della parola magia vi aspettate un formulario per parlare coi defunti o una fattura per far ritornare il\la partner che vi ha lasciato, potete saltare direttamente la trattazione ed affidarvi alle numerose offerte che si prospettano in giro, dal web al giornale del parrucchiere, a vari costi e mai sicuri benefici.
Detto questo, come si evince dal titolo, la discussione è recintata nell’ambito del Satanismo Razionalista ed è quindi ad autori quali Anton Szandor LaVey e Peter H.Gilmore che farò riferimento.
Non è difficile scorgere una certa somiglianza di struttura tra La Bibbia Satanica del 1969 e le Scritture Sataniche del 2007: entrambi i saggi infatti sono quasi spaccati in due, come fossero attraversati da due anime. Dopo i principi, le discussioni, le tematiche sociali e concettuali del Satanismo, l’ultima parte dei testi è riservata agli aspetti magico-cerimoniali e alla descrizione di vari rituali.

Questo dulcis in fundo potrebbe rivelarsi qualcosa di ben più che una semplice scelta strutturale del testo, come esporrò nella conclusione di questo articolo. Ma non anticipo.
Anzitutto, cercherò, in modo sintetico e personale, di spiegare in cosa consistono magia e ritualistica nel Satanismo Razionalista, perlomeno da quel che se ne può dedurre dai testi ufficiali.
I concetti che ricorrono frequentemente sono “psicodramma”, “catarsi”, “esorcizzazione”, “immaginazione”, “potenziamento di sé”. Insomma, la trasformazione della realtà esterna ad opera del magus o della maga passa necessariamente attraverso una mutazione interiore. Azzardando un accostamento che va preso con le giuste cautele, si può notare che non siamo qui molto lontani dalla tradizione alchemica, nel suo versante più esoterico e simbolico: il passaggio dal piombo all’oro è anzitutto la metafora del raggiungimento di uno stato metafisico di conoscenza.
La trasmutazione è un fatto interiore e i suoi effetti possono ricadere nel reale cambiando lo stato delle cose; l’atto magico è principalmente una concentrazione energetica volta al sé, alla comprensione di ogni oscuro angolo della propria psiche e all’attuazione di un desiderato cambiamento. Di sicuro, l’accendere una candela o recitare alcune formule sono atti che non hanno nessun impatto sullo stato delle cose in modo diretto; possono tuttalpiù funzionare da “catalizzatori per le azioni”; ed è proprio con queste parole che Anton Szandor LaVey definisce i riti nel suo “The Satanic Rituals”.

Sempre citando questo testo, possiamo notare che la Messa Nera è definita “uno psicodramma nel senso più vero” il cui scopo è quello di “ridurre o negare lo stigma acquisito attraverso l’indottrinamento passato”. Dunque, al di là delle morbose chiacchiere riversate su questa pratica, essa rappresenterebbe, in fondo, una sorta di esorcismo interiore, una liberazione dai pesanti e umilianti condizionamenti della morale catto-cristiana.
Altro esempio: il rito di derivazione tedesca “Das Tierdrama” che rappresenta “l’ammissione della propria eredità di quadrupede” e il cui scopo è quello di “regredire spontaneamente ad un livello animale, assumendo attributi animali di onestà, purezza e un’aumentata percezione sensoriale”. Anche qui, lo psicodramma ci mette in contatto con la nostra natura istintuale permettendoci di riesumare aspetti della nostra essenza umana che tendiamo a soggiogare.
Questi esempi sono paradigmatici e possono fornirci la strada per comprendere la natura profonda della magia satanica razionalista.
Gli effetti a cascata sul reale che questi rituali possono scatenare sono molteplici: si potrebbe immaginare una persona che, liberata dagli orpelli dogmatici di una religione monoteista, si tuffi nella conoscenza scientifica e trovi una cura al cancro; oppure altri che, liberando la propria sessualità animale repressa, guariscano da malattie psicosomatiche o di stampo nevrotico. Non siamo qui nel campo dei miracoli ma di circostanze perfettamente spiegabili.
La magia del Satanismo Razionalista è un’apertura del possibile, un’elevazione del sé, un’autocelebrazione delle proprie potenzialità.
Non avrai una macchina nuova tracciando un cerchio nel pavimento ed evocando spiriti, la potrai avere se evochi in te stesso una forte motivazione e una determinazione atta a raggiungere l’obiettivo (ad esempio quella di lavorare per guadagnare).

A scanso di equivoci, è opportuno distinguere tra i termini magia e pensiero magico, sintetizzando in modo brutale poiché una dissertazione specifica di queste tematiche mi porterebbe ben lontano dagli spazi di questa trattazione. In pochissime parole, il termine “magia” deriva dal greco magheia (scienza, saggezza) e spazia dal corpus operativo in senso stretto alla storia di queste pratiche; il pensiero magico invece riguarda tutti quei processi cognitivi che esulano dal pensiero logico stabilendo connessioni altre tra causa ed effetto e tra eventi spazio-temporali.
I due concetti si compenetrano vicendevolmente, quel che li accomuna è il fatto che entrambi, molto spesso, si riferiscano a qualcosa di primitivo, infantile, arcaico. Non è raro che, in psicologia e antropologia, questi termini abbiano un’accezione negativa, ma in questa sede verranno trattati in modo neutro.
Il fatto che il pensiero magico sia legato alla primitività (Lévy-Bruhl) e all’infanzia (Piaget) non deve trarre in inganno: il pensiero magico è presente in ognuno di noi come una sorta di stratificazione, un basamento roccioso sopra il quale si sono formati altri strati di materiale che svettano, che chiamiamo pensiero logico-scientifico o pensiero adulto.
Con una metafora: il pensiero magico è l’Atlante che sorregge il nostro accesso all’intelletto, per questo motivo è semplicistico sbarazzarsene come qualcosa di ormai superato. Primitivo, arcaico e infantile non coincidono necessariamente col passato.
Gli studi recenti della psicologia e dell’antropologia, infatti, tendono sempre meno a distinguere nettamente tra pensiero logico e pensiero magico, privilegiando perlopiù un approccio olistico all’insieme dei processi cognitivi.

Tanto più che il dato storico va oltre le riduttive tesi evoluzioniste: dalle statistiche emerge che nella storia dell’Occidente, l’epoca della magia non è né il Medio Evo né il Rinascimento, dove pure tali interessi esistevano, ma è il XX secolo, nel quale si assiste ad una straordinaria rinascita dell’occultismo e dell’esoterismo. Il fenomeno è sorprendente se si considera il fatto che l’interesse per l’occulto perdura nel nostro secolo nonostante l’avanzato progresso tecnologico.
Il Satanismo Razionalista, nella sua ricerca di completezza umana, nel suo continuo affannarsi in una conciliazione degli opposti, difficoltosa e proficua, non può certo accantonare il problema: gettare il bambino con l’acqua sporca non è nel nostro stile.

Tutto ciò che esula dalla razionalità comunemente intesa è da noi rigettato: superstizione, credenze insulse, illusioni a buon mercato; ma l’irrazionale in sé, nelle sue manifestazioni umane, antropologiche, psicologiche ed artistiche è parte fondante della nostra filosofia cultuale. Se così non fosse, non potremmo definirci satanisti.
Il pensiero magico, così come l’atavico senso del sacro, non sono estirpabili dalla natura umana, possiamo accantonarli ma ciò non significa che essi smettano di esistere. Una loro razionalizzazione può essere utile per tenerne conto nel giusto modo, per inserirli nel tempo e nel pensiero avanzato della civiltà occidentale, con la loro dignità, espungendo da essi il senso del ridicolo di cui soffrono a causa della volgarità e della creduloneria della maggioranza.

L’approccio del Satanismo Razionalista va in questa direzione e pare spingersi sempre oltre in questo processo di razionalizzazione.
I segnali di questo corso si possono facilmente rinvenire, ad esempio, nelle affermazioni di Gilmore riguardo i rituali del Satanismo: essi non sono obbligatori e non hanno nulla di dogmatico, molti satanisti non sentono il bisogno di attuarli o li attuano intimamente con la creazione artistica e intellettuale.
Sulla scia delle frontiere aperte anche dalla Chaos Magic, il rituale va sempre più personalizzandosi, assumendo progressivamente ampi spazi di libertà dal già scritto e dal dogma. Nell’ambito della letteratura ritualistica esistente, scrive il Magus Gilmore: “You may even have multiple versions to be used for differing ritual intent. The choice is yours”.
La personalizzazione dei rituali, nel Satanismo Razionalista contemporaneo, allarga le maglie della loro operatività: essi si mantengono in equilibrio in una zona limbica tra stringente razionalismo e ancestrale irrazionalismo, il cambiamento del paradigma li rende adattabili al tempo e dunque ne perpetua l’efficacia.

Forse solo questa non facile posizione liminare può tentare di compiere l’agognata sintesi tra pensiero logico e pensiero magico; sappiamo che la scelta esclusiva dell’uno porta ad una perdita di contatto con la nostra archetipica essenza umana, mentre abbracciando senza riserve l’altro si rischia di scivolare nel baratro della volgare ignoranza.
E’ certo che questo tentativo di quadratura del cerchio ha affascinato nei secoli poeti, intellettuali, scienziati, artisti, politici.
In un testo illuminante di cui caldeggio la lettura, “La Magia e il Potere. L’esoterismo nella politica occidentale”di Giorgio Galli, troviamo tracce del pensiero magico in personaggi che hanno fondato il pensiero razionale, in scienziati e statisti di notevole levatura intellettuale e proverbiale spregiudicatezza: dal Richelieu a Thomas Hobbes, da Max Weber a Napoleone, da Newton a Cartesio, da Carl Marx a Mussolini.

E se poco ci sorprende scoprire movimenti magici dietro la rivoluzione francese, il bolscevismo russo, il nazismo di Hitler, i regimi totalitari di Ceausescu e Péron, rimaniamo leggermente scossi dalle scivolate magiche di un Romano Prodi, di un Ronald Reagan, di un Winston Churchill o di un Clinton.
Le riposte a tali evidenti attriti tra razionalità e forme di pensiero magico possono essere trovate su due piani interconnessi. Quello storico, a detta del Galli, che vedrebbe una sopravvivenza occulta di tutto un pensiero esoterico che va dal ’400 al ’600, da Marsilio Ficino ad Agrippa di Nettesheim, spazzato via dall’Illuminismo e messo in pericolo dal catto-cristianesimo, che sarebbe dovuto entrare, per forza di cose, in clandestinità. E quello antropologico, ovvero, lo zoccolo duro della parte più arcaica della stratificazione cognitiva umana che riemerge anche (e forse soprattutto) negli intelletti più fini.

Se il pensiero magico sopravvive in ambiti quali la politica e la scienza, come non trovarlo nella più spirituale di tutte le arti, la musica? Riporto un passo di Jules Combarieu in “La Musica e la Magia” che sintetizza anch’esso una tesi affascinante:
“Il canto impiegato nelle religioni antiche e moderne è una sopravvivenza di magia; deriva da quest’idea primitiva che vi sono degli Spiriti benigni e degli Spiriti maligni, e che si può essere graditi agli uni e ridurre all’impotenza gli altri, con l’aiuto del canto e delle offerte. Il canto magico è un ordine; il canto religioso una preghiera: ecco tutta la differenza. Ogni musica religiosa, qualunque essa sia, si ricollega a questo principio. Un’invocazione assira a Marduk, un inno orfico a Zeus, un salmo, un offertorio: un introito della messa cantata, un cantico sacro di Gabrieli o di Palestrina, una messa di Bach o di Beethoven, infine le nostre sinfonie profane, termine ultimo dell’evoluzione, derivano dallo stesso fatto: l’incantesimo primitivo”.
Ora, trarre delle conclusioni da questo discorso, per una satanista razionalista come me, non è affatto semplice. Ma il Satanismo Razionalista, come ho sempre detto, è un percorso difficile. Coloro che lo hanno codificato si sono trovati essi stessi in un un groviglio di rovi.

Come ho accennato all’inizio di questa trattazione, i testi di LaVey e Gilmore sembrano essere spaccati due: il pensiero logico e il pensiero magico. È una mia tesi personale e molto azzardata, ma credo che anche l’analisi della struttura dei testi possa rivelare in qualche modo il messaggio che un autore vuole veicolare.
Il Satanismo Razionalista è una filosofia cruda e realista dove non c’è spazio per il buonismo edulcolorato delle masse rimbecillite, il mondo è visto nella sua essenza spoglia di vittime e carnefici e il satanista razionalista ne è consapevole, al di là del ruolo che assume, che decide o è spinto ad assumere. Nelle maglie della lotta per la sopravvivenza, nei concetti di lex talionis e di stratificazione sociale, e nella continua affermazione di sé, oltre i dettami del conformismo, ci si può imbattere in un realismo aspro, freddo, deterministico, privo di illusioni, che pochi riescono ad accettare.
Al di là dei ragazzini che si vestono di nero e che ascoltano metal di scarso livello o delle adolescenti frustrate che si spacciano streghe da quattro soldi; il Satanismo Razionalista genuino, se visto nella sua profondità, è un pugno allo stomaco, lo ammetto senza riserve. Il contraltare magico, immaginativo, psicodrammatico, è necessario; il doversi auto-potenziare per avere la forza di poter cambiare uno status quo di inimmaginabile durezza, è necessario; il decomprimersi negli sforzi intellettuali della conoscenza e dello studio, è necessario.

L’apparente dualità dei testi principali di LaVey e Gilmore esprime questi bisogni, che sono i bisogni dell’uomo nella sua completezza: l’uomo razionale e cinico che non dimentica di essere stato mago, e che sogna di esserlo ancora. Come promesso all’inizio di questo articolo, il contenuto della “Lettera rubata” non è stato rivelato, ho fatto solo un giro all’esterno della sfera: “il magico con entrambi i piedi al suolo” è qui, “Non cercare altrove!”, così recita la Bibbia Satanica.

Testi citati:

La lettera rubata (The Purloined Letter), Edgar Allan Poe, 1845
The Satanic Bible, Anton Szandor LaVey, 1969
The Satanic Scriptures, Peter H. Gilmore, 2007
La Magia e il Potere. L’esoterismo nella politica occidentale, Giorgio Galli, 2004
La Musica e la Magia, Jules Combarieu, 1982.

Immagine: Emblema XIV, Atalanta Fugiens, Micheal Maier, 1617

 

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Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma
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