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Savona – I gironi infernali perpetuati dai preti e protetti dalla Chiesa (e non solo) – Prima parte

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giallo-sulla-morte-di-don-rebagliati-savona-g-L-nLLqcEA Savona tutto doveva restare nel più assoluto silenzio. Nell’assoluta impunità. Per la Diocesi gli abusi sessuali sui minori dovevano restare impuniti. Chi finiva vittima di quel girone infernale doveva subire in silenzio. Qualcuno però, alla fine, ha avuto il coraggio di denunciare. Di incoraggiare le altre vittime a denunciare. E questo non è stato tollerato dalla Diocesi che, con i suoi Vescovi, sapeva di don Nello Giraudo (come di altri) e lo (li) proteggeva e protegge.

Francesco Zanardi ha denunciato. Ha convinto a denunciare chi era stato, come lui, vittima. Ha convinto a parlare di quei fatti, di quelle vergogne, chi nella Diocesi sapeva. Francesco Zanardi, così come don Carlo Rebagliati (l’ex economo che raccontò tutto, e non solo sui prelati pedofili, anche alla Procura della Repubblica) entrarono così in un altro girone infernale.

Ora qui, in questa prima parte, pubblichiamo ciò che non è mai stato pubblicato. La storia, con gli Atti, delle inchieste a carico di don Nello GIRAUDO e monsignor LANFRANCONI e, con questi, le omissioni della DIOCESI savonese e di quanti altri sapevano ed hanno omesso di impedire che Nello GIRAUDO frequentasse minori, tra campi scout e parrocchie…

E’ una storia che ha origine nei campi Scout “Savona 10”, dove il prelato Nello GIRAUDO poneva le sue attenzioni e pratiche sui ragazzini. Era il campo scout dove tra i “responsabili” vi erano il fratello di GIRAUDO, Livio, ed uno dei due “capi-gruppo” era Isabella SORGINI, divenuta poi moglie di Livio GIRAUDO e cognata di don Nello GIRAUDO. Livio GIRAUDO poi alla guida dell’ATA, la municipalizzata del Comune di Savona e Isabella SORGINI attuale Assessore ai Servizi Sociali del Comune di Savona. Due nomi indicati dallo stesso GIRAUDO nelle pagine della sua difesa.

Una storia che poteva essere stroncata sul nascere se chi aveva responsabilità, dagli Scout alla Diocesi, avessero presentato denuncia contro Nello GIRAUDO. Una storia che – come hanno raccontato le Iene – è stata invece coperta da una cappa di omertà meschina. Al diffondersi delle “voci” (e delle prime denunce!) sugli abusi compiuti dal GIRAUDO, la Diocesi applicava la più perversa pratica che la rendeva complice: tacere nel più assoluto stile omertoso, spostando di sede e funzione il GIRAUDO nella zona del savonese, permettendogli di continuare nella sua vergognosa pratica sui minori.

nelloIl fascicolo su Nello GIRAUDO viene aperto dalla Procura di Savona nel 2009. Dalle testimonianze raccolte, così come dalle denunce ed esposti presentati, il quadro sui suoi comportamenti diventano evidenti quanto inconfutabili. Evidenti come il fatto che la Diocesi sapeva tutto, così come – dalle stesse memorie difensive di GIRAUDO, prodotte dal noto avvocatoMarco RUSSO, esponente del PD – il fatto che una delle vittime certamente“era affidato “per ragioni di cura, educativa, vigilanza e custodia” a Stefano CORSINOVI e Daniela CARINI, nonché a Isabella SORGINI e Sandro FOLCO”.

Questa storia racconta che Nello GIRAUDO andava ai campi Scout del “Savona 10” sia responsabilità della propria funzione “pastorale”, sia occasionalmente e senza alcuna specifica “missione”. Come detto la Diocesi savonese (così come il Vaticano) sapeva tutto, tanto che, in un carteggio tra il Vaticano ed il Vescovo di Savona-Noli, Vittorio LUPI, tra il 29 marzo 2010 ed il 16 aprile 2010, si legge “mi riferisco al caso del Rev. Nello GIRAUDO, del Clero della Sua Diocesi, che fu denunciato nel 1980 per abuso di minori e che nel 2002 manifestava al Vicariato Generale la propria tendenza pedofila”.

Dagli Atti interni della Diocesi savonese si apprende che nonostante si sapesse delle pratiche sessuali del GIRAUDO Nello, gli si permetteva di avere continui rapporti con minori e che la principale preoccupazione del Clero fosse che nulla trapelasse sui giornali. Si legge chiaramente, per le stesse affermazioni del Vescovo LUPI, che sul “banco degli imputati” per la Diocesi, non vi era il “povero” Nello GIRAUDO, bensì Francesco Zanardi che denunciava tali fatti e li rendeva noti attraverso gli organi di informazione.

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Dante Lanfranconi

La Diocesi ha una responsabilità oggettiva negli atti perpetuati da Nello GIRAUDO. E’ chiaramente indicata anche dal GIP di Savona in merito all’ex Vescovo Mons. LANFRANCONI.
Si legge nell’Ordinanza del GIP di Savona: “alla luce di tutti gli elementi sopra elencati non vi è dubbio che LANFRANCONI fosse a conoscenza delle gravi condotte addebitate al GIRAUDO e, nonostante spettasse a lui, quale ordinario della Diocesi alla quale detto sacerdote apparteneva, tutelare la comunità dei fedeli (ed in special modo i minori) che venivano a contatto con Don Nello si guardò bene dall’assumere qualsivoglia iniziativa volta ad evitare che questi continuasse nelle sue esecrabili condotte, addirittura consentendogli di gestire una comunità per minori con difficoltà familiari (e, per ciò stesso, particolarmente fragili e privi di protezione)”. Ed ancora: “insomma, nonostante l’indagato (LANFRANCONI, ndr) avesse il potere ed il dovere di scongiurare la perpetrazione da parte del GIRAUDO di gravi condotte delittuose (quali quelle compiutamente descritte dalle sue vittime ZANARDI Francesco, (…omissis…) o, comunque, di limitarle, nulla fece in tal senso, non agendo neppure al fine di fare giustizia all’interno della societas perfecta costituita dalla chiesa (cfr. le dichiarazioni ex art. 362 CPP rese da Don REBAGLIATI) e rendendosi in tal modo corresponsabile di tali condotte”.

Il successore del LANFRANCONI alla guida della Diocesi di Savona-Noli, Mons. Domenico “armeria” CALCAGNO, era ben conscio della questione GIRAUDO. Né scrisse a RATZINGER quando questi era Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Era nel settembre 2003. Scrive non per annunciare una denuncia all’Autorità Giudiziaria ma per chiedere consiglio. Consigli che non arriveranno, nemmeno quando RATZINGER (già informato) divenne Papa.

Sono passati 33 anni da quando GIRAUDO venne denunciato la prima volta, appena ordinato sacerdote e nominato vice-parroco a Valleggia. 33 anni passati da quanto (lo si legge nelle stesse carte della Diocesi) “si è verificato il primo, serio inconveniente (incoveniente, sic! ndr): insegnante di religione nelle statali è stato accusato da una mamma di atteggiamenti morbosi nei riguardi del suo bambino (tenuto sulle ginocchia e palpato in modo difficilmente precisabile)”.

In Diocesi (e poi in Vaticano) sanno ma tacciono. Lo sanno per certo i Vescovi con i quali GIRAUDO si è confessato. Scrive il GIP del Tribunale di Savona: “la circostanza (riferita dal medesimo GIRAUDO) che egli avesse confidato “soltanto in confessionale” i suoi problemi ai Vescovi che si erano succeduti alla guida della Diocesi (e quindi al LANFRANCONI), avrebbe impedito a quest’ultimo di denunciare il sacerdote alle autorità competenti, non non di assumere i provvedimenti opportuni atti a scongiurare il compimento da parte dello stesso di atti di pedofilia”.

La stessa Comunità per Minori che era stata attivata dallo stesso GIRAUDO nell’ambito della propria attività pastorale, è sta chiusa solo a dopo che non venivano più mandati minori a tale comunità.

In una nota interna della Diocesi savonese si legge che la Comunità veniva vista dal Vescovo CALCAGNO come un pericolo per don GIRAUDO e non invece, come dovrebbe essere, per i minori affidati ad una Comunità gestita da un pedofilo. Testualmente: “Mons. CALCAGNO, giunto a Savona nel marzo 2002, già in angustie perché intuisce il pericolo a cui don Nello (GIRAUDO, ndr) si espone (anche perché continua a gestire la comunità senza un preciso programma educativo), riceve confidenze allarmate di un assistente sociale che gli comunica che vari Comuni hanno deciso di non affidare altri ragazzi alla Comunità”.

Incalza il GIP di Savona: “triste è osservare come, a fronte della preoccupazione per la “fragilità” e la “solitudine” del GIRAUDO e il sollievo per il fatto che “nulla è trapelato sui giornali”, nessuna espressione di rammarico risulta dai documenti agli atti a favore degli innocenti fanciulli affidati alle cure del sacerdote e rimasti vittime delle sue “attenzioni”.”

GIRAUDO ha evitato il processo patteggiando un anno di reclusione,ma resta aperta la domanda del perché, oltre alla Diocesi, nessuno dei responsabili Scout del gruppo SAVONA 10 (tra cui il fratello di don GIRAUDO, Livio e la SORGINI) abbiano impedito che Nello GIRAUDO – noto già dal 1980 per la predilezione a rapporti sessuali con i minori !!! – frequentasse i campi scout (sia in veste formale, sia in quella informale).

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mons. Lupi

Resta anche un’altra amarezza, che affronteremo nella seconda puntata, per il fatto che per la Diocesi (e amici fedeli) la “peste” da annientare non erano i pedofili che indossano l’abito talare, ma coloro che aveva avuto la “colpa” di denunciare all’Autorità Giudiziaria il GIRAUDO ed i suoi protettori.

Monsignor LUPI, attuale Vescovo di Savona, aveva annunciato lo scorso anno che la Chiesa vuole Giustizia, ma l’unica cosa certa è stata la “vendetta” contro chi ha osato rompere l’omertà… ed allora di tutto questo occorre che la comunità venga a conoscenza.

PER APPROFONDIRE

 

 Casa della Legalità

 

 

 

 

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Lo squallido video di Bonafede su Battisti: piovono commenti negativi sul web

Le due forze politiche della maggioranza nelle persone di Salvini e Bonafede hanno fatto a gara nel mettersi in mostra in queste ore, nonostante non sia loro il merito della cattura di Battisti.

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Bonafede con la divisa della polizia penitenziaria

Prima di tutto dobbiamo dire che quella che stiamo trattando è una vicenda triste perché si tratta di terrorismo, di un’epoca buia della storia del nostro Paese e non così lontana e del lutto che per tutta la vita hanno dovuto portare con sè i parenti delle vittime.
E nonostante tutto questo le due forze politiche della maggioranza nelle persone di Salvini e Bonafede hanno fatto a gara in queste ore nel mettersi in mostra nonostante non sia loro il merito della cattura di Cesare Battisti. Hanno mostrato la preda come si mostrava l’uomo a nel patibolo nel medioevo. E non paghi di tutto questo si sono pure messi a fare video squallidi e ridicoli con musichette imbarazzanti. Lo spessore etico di questi individui è pari a zero.

 





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Ancona, concerto di Sfera Ebbasta: scoppia il panico in discoteca. Morti 5 minorenni e la mamma di uno di loro. Oltre cento feriti

Il panico scatenato dalla diffusione di una sostanza urticante. A quel punto le persone si sono dirette verso l’uscita di sicurezza: al loro esterno sono crollati due parapetti di ferro e a quel punto la massa ha travolto le vittime cadute a terra. Si fa strada l’ipotesi del sovraffollamento del locale. Le vittime, tre ragazze e due ragazzi, avevano tra i 14 e i 16 anni. Morta anche la mamma di una di loro

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Schiacciati dalla calca all’esterno della discoteca poco prima del concerto di Sfera Ebbasta. Perché i due parapetti in ferro sul ponticello oltre l’uscita di sicurezza, arrugginiti, non hanno retto e sono crollati. E a quel punto alcuni giovani sono caduti e sono stati travolti da decine di altre persone. Sono morti così cinque minorenni, tre ragazze e due ragazzi di età compresa fra i 14 e i 16 anni, e la mamma di uno di loro di 39 anni nella notte tra venerdì e sabato nella discoteca Lanterna azzurra di Corinaldo, in località Madonna del Piano. Locale che ora è sotto sequestro. Oltre cento le persone ferite. A fare scattare il panico che ha provocato la tragedia è stata probabilmente la diffusione di qualche sostanza urticante, come ammoniaca o spray al peperoncino. Dai primi accertamenti è emerso che le uscite di sicurezza del locale si sono regolarmente aperte.

A confermare la dinamica è stato il questore di Ancona Oreste Capocasa: “Dopo l’uso di spray urticante – ha detto – i giovani si sono precipitati verso le uscite di sicurezza e subito dopo averne varcata una, sulla destra, i due parapetti in ferro non hanno retto perché erano arrugginiti. C’è stata una caduta di alcuni giovani e gli altri sono finiti sopra”. Ai microfoni di Rainnews24 il questore ha parlato anche dell’ipotesi di una vendita di un numero maggiore di biglietti rispetto alla capienza del locale. “Stiamo facendo accertamenti, abbiamo sequestrate le matrici, faremo accertamenti con la massima attenzione”. E ha aggiunto: “Vedere sei lenzuola che coprono giovani vite e vedere la scena straziante dei genitori al riconoscimento mi ha rotto il cuore”.

 

I feriti – Oltre cento le persone ferite, tutte portate nella notte in ospedale ad AnconaSenigallia e Jesi. Sette di loro sono ricoverate in rianimazione e almeno altre cinque sono in condizioni gravi. Vittime e feriti hanno riportato lesioni e traumi da schiacciamento.  “Abbiamo attivato subito il Piano di emergenza e l’Unità di crisi, intervenuta per tutta la notte. Alle ore 7 erano pervenuti 7 codici rossi, due ragazze e 5 ragazzi tra i 14 e i 20 anni per trauma cranico o toracico tutti ricoverati in rianimazione. Una ragazza in codice giallo ancora in valutazione clinica. Tre ragazze e un ragazzo tra i 14 e 23 anni sono in codice verde con traumi degli arti di cui uno poco dopo dimesso. I 7 in codice rosso sono da considerarsi in pericolo di vita ma in condizioni stabili”, hanno detto i medici dell’ospedale di Ancona sulla discoteca.

 

Verifiche sulla capienza della discoteca – Il locale era affollatissimo e per il concerto del trapper – il primo artista italiano ad essere entrato nella top 100 di iTunes – erano arrivati studenti da cinque scuole. Nonostante tutti gli accertamenti siano in corso per chiarire la dinamica dell’incidente, pare che il locale fosse sovraffollato oltre i limiti consentiti. Secondo quanto riferito dai testimoni ai Vigili del fuoco, c’erano un migliaio di persone. “Temo che all’interno non ci fossero gli 871 previsti per legge”, ha detto il ministro dell’Interno Matteo Salvini a SkyTg24, spiegando che la capienza stabilita per la discoteca era inferiore alle 900 persone. “Stiamo verificando con i vigili del fuoco la capienza della discoteca e se le dotazioni erano adeguate per poter ospitare questo tipo di manifestazioni”, ha detto il comandante provinciale dei carabinieri di Ancona Cristian Carrozza, ricostruendo la dinamica dell’incidente: “Tra le varie ipotesi di causa scatenante – dice – c’è anche quella dello spray urticante, stiamo facendo i rilievi. I ragazzi sono fuggiti in un’unica direzione verso la porta posteriore di sicurezza della discoteca; c’erano scale e ringhierealte un metro e mezzo che hanno ceduto sotto il peso dei ragazzi”.

 

 

“Sono vicino alle mamme, ai papà, ai familiari di quei ragazzi, fra i 14 e i 15 anni, oltre alla madre che aveva accompagnato la figliola al concerto. Ci sono indagini in corso. Ci sono alcune ipotesi. Mi sembra di potere smentire l’ipotesi che la porta della uscita di sicurezza fosse chiusa. Hanno probabilmente ceduto due parapetti, per la forza d’urto della calca dei ragazzi che uscivano – ha detto Salvini -. Nell’area c’era una sostanza che infastidiva, si parla di puzza di ammoniaca e si parla di spray urticante. È molto probabilmente vero che all’interno del locale c’era più gente, molta più gente del permesso. E su questo sono in corso dei riscontri”. Gli investigatori, ha aggiunto, “saranno più precisi nelle prossime ore. Dalle prime analisi temo ci possa essere stato un mix di cattiveria, stupidità, avidità: non si può morire in questa maniera a 14 anni, per andare a divertirsi”. E sulla tragedia interviene anche il premier Giuseppe Conte: “Ora è il momento dei soccorsi e del cordoglio – ha scritto – , ma è chiaro che sono numerose le domande in ordine alla responsabilità di questa tragedia, al rispetto delle norme di sicurezza, che dovranno trovare una risposta chiara, celere e univoca. Lo pretendiamo”
Di Maio pubblica i nomi delle vittime – “Asia Nasoni, 14 anni, di Senigallia; Daniele Pongetti, 16 anni, di Senigallia; Benedetta Vitali , 15 anni, di Fano; Mattia Orlandi, 15 anni, di Frontone; Emma Fabini, 14 anni, di Senigallia; e mamma Eleonora Girolimini, 39 anni, di Senigallia. Sono le giovani vittime della tragedia di questa notte. È assurdo morire così”. Scrive tutti i nomi delle vittime in un post il vicepremier Luigi Di Maio che su Facebook prosegue: “Come governo – sottolinea il vicepremier – faremo massima chiarezza sulla dinamica della vicenda (se sono state rispettate tutte le norme di sicurezza) e individueremo i responsabili. Un abbraccio e un pensiero alle famiglie delle vittime e a tutti i feriti“. In mattinata, fa sapere il prefetto di Ancona Antonio D’Acunto, è prevista una riunione con le forze di polizia. Intanto la discoteca è stata posta sotto sequestro e sei addetti alla sicurezza sono stati portati nella caserma dei carabinieri per raccogliere le loro testimonianze.

“Al momento non ci sono indagati” – Lo ha detto il questore di Ancona Oreste Capocasa arrivato all’obitorio degli Ospedali Riuniti di Ancona dove sono stati portati i corpi delle vittime. “Si stanno ancora sentendo le persone…”, ha spiegato. “I ragazzi che erano dentro la discoteca – ha riferito – sono molto provati e riuscire a capire bene cosa sia successo in questi momenti non è così semplice”.  Il rispetto delle norme sulla sicurezza nella discoteca, ha riferito ancora Capocasa, è “in fase d’accertamento da parte dei vigili del fuoco, dei carabinieri e della polizia“.
Intanto il locale è sotto sequestro nell’ambito dell’inchiesta condotta dal pm Paolo Gubinelli. “È una tragedia immane, ho visto scene strazianti, ho il cuore spezzato” ha detto ancora il questore. Gli investigatori “stanno sentendo e persone che erano presenti nel locale”, ha ripetuto: di certo “dopo l’uso di spray al peperoncino, i giovani si sono precipitati verso le uscite di sicurezza e subito dopo averne varcata una, sulla destra, i due parapetti in ferro non hanno retto perché erano arrugginiti. C’è stata una caduta di alcuni giovani e gli altri sono finiti sopra“.

“Abbiamo visto corpi stesi a terra” – “Era mia figlia, aveva solo 14 anni, vi rendete conto…”. Riesce a stento a tenersi in piedi, scrive l’Ansa, e urla in lacrime davanti all’obitorio degli Ospedali Riuniti di Ancona la madre di una delle vittime. Alla donna, sorretta da una parente, i sanitari presenti mettono una pesante coperta sulle spalle per coprirsi. Molti congiunti delle giovani vittime, arrivati all’obitorio, parlano in lacrime al telefono, altri siedono fuori della struttura impietriti dal dolore in una situazione quasi irreale. I genitori delle vittime sono assistiti all’ospedale Torrette dagli psicologi del Sep, servizio emergenza psicologica della Croce rossa. Alcuni di loro attendevano i figli fuori dalla discoteca, attrezzati anche con coperte in auto per riportarli a casa alla fine del concerto. Per loro sono stati attivati servizi di assistenza psicologica. “Abbiamo visto dei corpi stesi per terra –  ha detto una donna arrivata all’ospedale di Torrette di Ancona per assistere la figlia di 14 anni rimasta ferita durante la calca – coperti da teli bianchi e un uomo che si aggirava, come un sonnambulo… Continuava a ripetere “mia figlia è morta…”. “Non si può morire così a quindici anni, un pensiero e una preghiera per i sei morti di stanotte nelle Marche – ha detto Salvini – e una speranza per i tredici feriti gravi ancora ricoverati. E un impegno: trovare i responsabili di queste sei vite spezzate, chi per cattiveria, stupidità o avidità ha trasformato una serata di festa in una tragedia. Oggi alle 11 in Piazza del Popolo un minuto di silenzio per ricordare questi ragazzi”. Intanto il presidente della regione Marche Luca Ceriscioli e il presidente dell’assemblea legislativa regionale Antonio Mastrovincenzo hanno deciso di annullare la manifestazione della Giornata delle Marche, “un momento di festa che si sarebbe dovuto tenere domani, perché domani sarà giornata di lutto per tutta la regione”. Proclamato lutto cittadino a Corinaldo e a Senigallia.





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Schiaffi e pugni agli anziani in casa di riposo, quattro arresti a Rimini

I carabinieri documentano oltre 100 episodi di vessazioni su cinque pazienti

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RIMINI Schiaffi e pugni per costringerli ad alzarsi dal letto di prima mattina, minacce ed insulti e altri maltrattamenti nei confronti di cinque donne ultraottantenni ospiti di una casa di cura per anziani situata nel cuore di Rimini. Nella mattinata di oggi i Carabinieri della Compagnia locale, coadiuvati dai militari delle Stazioni dipendenti e dal personale del Nucleo Antisofisticazione e Sanità di Bologna hanno dato esecuzione a cinque misure cautelari di cui quatto arresti domiciliari e un divieto di avvicinamento, a carico dei soggetti ritenuti responsabili dei maltrattamenti. Si tratta di R.B. settantottenne originario di Chieti, ospite della struttura e ritenuto il suo responsabile, Q.S.J.L. 38enne peruviana, R.M.C. cinquantunenne riminese, K.M., cinquantunenne di origine georgiana. A divieto di avvicinamento alla struttura e ai suoi ospiti è stata invece sottoposta B.C., una trentaquattrenne di origini rumene con precedenti di polizia.

 

 

Le donne sottoposte a provvedimento cautelare lavoravano come operatrici sanitarie all’interno della casa di cura “Villa Franca”, situata a pochi passi dal Palacongressi del capoluogo romagnolo. Si tratta di una struttura privata gestita da una cooperativa locale.





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il Corriere

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