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Savona – I gironi infernali perpetuati dai preti e protetti dalla Chiesa (e non solo) – Prima parte

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giallo-sulla-morte-di-don-rebagliati-savona-g-L-nLLqcEA Savona tutto doveva restare nel più assoluto silenzio. Nell’assoluta impunità. Per la Diocesi gli abusi sessuali sui minori dovevano restare impuniti. Chi finiva vittima di quel girone infernale doveva subire in silenzio. Qualcuno però, alla fine, ha avuto il coraggio di denunciare. Di incoraggiare le altre vittime a denunciare. E questo non è stato tollerato dalla Diocesi che, con i suoi Vescovi, sapeva di don Nello Giraudo (come di altri) e lo (li) proteggeva e protegge.

Francesco Zanardi ha denunciato. Ha convinto a denunciare chi era stato, come lui, vittima. Ha convinto a parlare di quei fatti, di quelle vergogne, chi nella Diocesi sapeva. Francesco Zanardi, così come don Carlo Rebagliati (l’ex economo che raccontò tutto, e non solo sui prelati pedofili, anche alla Procura della Repubblica) entrarono così in un altro girone infernale.

Ora qui, in questa prima parte, pubblichiamo ciò che non è mai stato pubblicato. La storia, con gli Atti, delle inchieste a carico di don Nello GIRAUDO e monsignor LANFRANCONI e, con questi, le omissioni della DIOCESI savonese e di quanti altri sapevano ed hanno omesso di impedire che Nello GIRAUDO frequentasse minori, tra campi scout e parrocchie…

E’ una storia che ha origine nei campi Scout “Savona 10”, dove il prelato Nello GIRAUDO poneva le sue attenzioni e pratiche sui ragazzini. Era il campo scout dove tra i “responsabili” vi erano il fratello di GIRAUDO, Livio, ed uno dei due “capi-gruppo” era Isabella SORGINI, divenuta poi moglie di Livio GIRAUDO e cognata di don Nello GIRAUDO. Livio GIRAUDO poi alla guida dell’ATA, la municipalizzata del Comune di Savona e Isabella SORGINI attuale Assessore ai Servizi Sociali del Comune di Savona. Due nomi indicati dallo stesso GIRAUDO nelle pagine della sua difesa.

Una storia che poteva essere stroncata sul nascere se chi aveva responsabilità, dagli Scout alla Diocesi, avessero presentato denuncia contro Nello GIRAUDO. Una storia che – come hanno raccontato le Iene – è stata invece coperta da una cappa di omertà meschina. Al diffondersi delle “voci” (e delle prime denunce!) sugli abusi compiuti dal GIRAUDO, la Diocesi applicava la più perversa pratica che la rendeva complice: tacere nel più assoluto stile omertoso, spostando di sede e funzione il GIRAUDO nella zona del savonese, permettendogli di continuare nella sua vergognosa pratica sui minori.

nelloIl fascicolo su Nello GIRAUDO viene aperto dalla Procura di Savona nel 2009. Dalle testimonianze raccolte, così come dalle denunce ed esposti presentati, il quadro sui suoi comportamenti diventano evidenti quanto inconfutabili. Evidenti come il fatto che la Diocesi sapeva tutto, così come – dalle stesse memorie difensive di GIRAUDO, prodotte dal noto avvocatoMarco RUSSO, esponente del PD – il fatto che una delle vittime certamente“era affidato “per ragioni di cura, educativa, vigilanza e custodia” a Stefano CORSINOVI e Daniela CARINI, nonché a Isabella SORGINI e Sandro FOLCO”.

Questa storia racconta che Nello GIRAUDO andava ai campi Scout del “Savona 10” sia responsabilità della propria funzione “pastorale”, sia occasionalmente e senza alcuna specifica “missione”. Come detto la Diocesi savonese (così come il Vaticano) sapeva tutto, tanto che, in un carteggio tra il Vaticano ed il Vescovo di Savona-Noli, Vittorio LUPI, tra il 29 marzo 2010 ed il 16 aprile 2010, si legge “mi riferisco al caso del Rev. Nello GIRAUDO, del Clero della Sua Diocesi, che fu denunciato nel 1980 per abuso di minori e che nel 2002 manifestava al Vicariato Generale la propria tendenza pedofila”.

Dagli Atti interni della Diocesi savonese si apprende che nonostante si sapesse delle pratiche sessuali del GIRAUDO Nello, gli si permetteva di avere continui rapporti con minori e che la principale preoccupazione del Clero fosse che nulla trapelasse sui giornali. Si legge chiaramente, per le stesse affermazioni del Vescovo LUPI, che sul “banco degli imputati” per la Diocesi, non vi era il “povero” Nello GIRAUDO, bensì Francesco Zanardi che denunciava tali fatti e li rendeva noti attraverso gli organi di informazione.

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Dante Lanfranconi

La Diocesi ha una responsabilità oggettiva negli atti perpetuati da Nello GIRAUDO. E’ chiaramente indicata anche dal GIP di Savona in merito all’ex Vescovo Mons. LANFRANCONI.
Si legge nell’Ordinanza del GIP di Savona: “alla luce di tutti gli elementi sopra elencati non vi è dubbio che LANFRANCONI fosse a conoscenza delle gravi condotte addebitate al GIRAUDO e, nonostante spettasse a lui, quale ordinario della Diocesi alla quale detto sacerdote apparteneva, tutelare la comunità dei fedeli (ed in special modo i minori) che venivano a contatto con Don Nello si guardò bene dall’assumere qualsivoglia iniziativa volta ad evitare che questi continuasse nelle sue esecrabili condotte, addirittura consentendogli di gestire una comunità per minori con difficoltà familiari (e, per ciò stesso, particolarmente fragili e privi di protezione)”. Ed ancora: “insomma, nonostante l’indagato (LANFRANCONI, ndr) avesse il potere ed il dovere di scongiurare la perpetrazione da parte del GIRAUDO di gravi condotte delittuose (quali quelle compiutamente descritte dalle sue vittime ZANARDI Francesco, (…omissis…) o, comunque, di limitarle, nulla fece in tal senso, non agendo neppure al fine di fare giustizia all’interno della societas perfecta costituita dalla chiesa (cfr. le dichiarazioni ex art. 362 CPP rese da Don REBAGLIATI) e rendendosi in tal modo corresponsabile di tali condotte”.

Il successore del LANFRANCONI alla guida della Diocesi di Savona-Noli, Mons. Domenico “armeria” CALCAGNO, era ben conscio della questione GIRAUDO. Né scrisse a RATZINGER quando questi era Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Era nel settembre 2003. Scrive non per annunciare una denuncia all’Autorità Giudiziaria ma per chiedere consiglio. Consigli che non arriveranno, nemmeno quando RATZINGER (già informato) divenne Papa.

Sono passati 33 anni da quando GIRAUDO venne denunciato la prima volta, appena ordinato sacerdote e nominato vice-parroco a Valleggia. 33 anni passati da quanto (lo si legge nelle stesse carte della Diocesi) “si è verificato il primo, serio inconveniente (incoveniente, sic! ndr): insegnante di religione nelle statali è stato accusato da una mamma di atteggiamenti morbosi nei riguardi del suo bambino (tenuto sulle ginocchia e palpato in modo difficilmente precisabile)”.

In Diocesi (e poi in Vaticano) sanno ma tacciono. Lo sanno per certo i Vescovi con i quali GIRAUDO si è confessato. Scrive il GIP del Tribunale di Savona: “la circostanza (riferita dal medesimo GIRAUDO) che egli avesse confidato “soltanto in confessionale” i suoi problemi ai Vescovi che si erano succeduti alla guida della Diocesi (e quindi al LANFRANCONI), avrebbe impedito a quest’ultimo di denunciare il sacerdote alle autorità competenti, non non di assumere i provvedimenti opportuni atti a scongiurare il compimento da parte dello stesso di atti di pedofilia”.

La stessa Comunità per Minori che era stata attivata dallo stesso GIRAUDO nell’ambito della propria attività pastorale, è sta chiusa solo a dopo che non venivano più mandati minori a tale comunità.

In una nota interna della Diocesi savonese si legge che la Comunità veniva vista dal Vescovo CALCAGNO come un pericolo per don GIRAUDO e non invece, come dovrebbe essere, per i minori affidati ad una Comunità gestita da un pedofilo. Testualmente: “Mons. CALCAGNO, giunto a Savona nel marzo 2002, già in angustie perché intuisce il pericolo a cui don Nello (GIRAUDO, ndr) si espone (anche perché continua a gestire la comunità senza un preciso programma educativo), riceve confidenze allarmate di un assistente sociale che gli comunica che vari Comuni hanno deciso di non affidare altri ragazzi alla Comunità”.

Incalza il GIP di Savona: “triste è osservare come, a fronte della preoccupazione per la “fragilità” e la “solitudine” del GIRAUDO e il sollievo per il fatto che “nulla è trapelato sui giornali”, nessuna espressione di rammarico risulta dai documenti agli atti a favore degli innocenti fanciulli affidati alle cure del sacerdote e rimasti vittime delle sue “attenzioni”.”

GIRAUDO ha evitato il processo patteggiando un anno di reclusione,ma resta aperta la domanda del perché, oltre alla Diocesi, nessuno dei responsabili Scout del gruppo SAVONA 10 (tra cui il fratello di don GIRAUDO, Livio e la SORGINI) abbiano impedito che Nello GIRAUDO – noto già dal 1980 per la predilezione a rapporti sessuali con i minori !!! – frequentasse i campi scout (sia in veste formale, sia in quella informale).

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mons. Lupi

Resta anche un’altra amarezza, che affronteremo nella seconda puntata, per il fatto che per la Diocesi (e amici fedeli) la “peste” da annientare non erano i pedofili che indossano l’abito talare, ma coloro che aveva avuto la “colpa” di denunciare all’Autorità Giudiziaria il GIRAUDO ed i suoi protettori.

Monsignor LUPI, attuale Vescovo di Savona, aveva annunciato lo scorso anno che la Chiesa vuole Giustizia, ma l’unica cosa certa è stata la “vendetta” contro chi ha osato rompere l’omertà… ed allora di tutto questo occorre che la comunità venga a conoscenza.

PER APPROFONDIRE

 

 Casa della Legalità

 

 

 

 

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Crolla il ponte Morandi a Genova, auto cadute nel vuoto, persone sotto le macerie. Toninelli: “Tragedia immane”

Dalle prime informazioni si parla di cedimento strutturale del ponte di ferro e acciaio. Vigili del fuoco sul posto. Alcune auto sono cadute mentre i piloni di ferro venivano giù.

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Un pezzo del viadotto Polcevera, noto come ponte Morandi, sulla A10 è crollato. Al momento non si hanno ulteriori informazioni. Sul posto vigili del fuoco.

ponte Morandi

Secondo le prime informazioni dei vigili del fuoco si sarebbe verificato un cedimento strutturale di una delle colonne del ponte all’altezza di via Fillak, nella zona di Sampierdarena, crollato per una lunghezza di 200 metri. I vigili del fuoco stanno lavorando per estrarre “diverse persone” da sotto le macerie.

Dalle prime immagini arrivate sui social network alcune auto sono cadute al momento in cui la struttura ha ceduto. Sul posto già diverse ambulanze e auto delle forze dell’ordine. A Genova sta piovendo a dirotto da questa mattina, un nubifragio che in alcuni momenti ha tolto completamente la visuale a chi guidava. Naturalmente nessuna notizia o ipotesi sulle ragioni che potrebbero aver causato il cedimento.

 

Il ministro Toninelli: “Tragedia immane”

“Si profila un’immane tragedia”. È quanto afferma il ministro per le Infrastruttre e Trasporti, Danilo Toninelli. “Sto seguendo con la massima apprensione ciò – riferisce il ministro in un tweet – che è accaduto a Genova e che si profila come immane tragedia. Siamo in stretto contatto con Autostrade e stiamo andando sul luogo con il viceministro, Edoardo Rixi. La mia totale vicinanza in queste ore alla città”.

“Ho visto la gente corrermi incontro, scalza e terrorizzata “. Cosi’ Alberto Lercari, autista Atp, presente al momento del crollo sul ponte Morandi, ceduto per 200 metri poco dopo le 11. Lercari proveniva da Arenzano verso Genova ovest, contattato da Agi: “Uscito dalla galleria ho visto rallentamenti e sentito un boato. La gente scappava venendo verso di me. E’ stato orribile”. Lercari ha parlato di intervento tempestivo di polizia e vigili del fuoco.

La storia del viadotto Polcevera

Il viadotto Polcevera dell’autostrada A10, chiamato ponte Morandi poiché intitolato a Riccardo Morandi, ingegnere che l’ha progettato, attraversava il torrente Polcevera, a Genova, tra i quartieri di Sampierdarena e Cornigliano a ovest dal centro. Inaugurato il 4 settembre 1967, fu costruito dalla Società Italiana per Condotte d’Acqua, si legge su wikipedia.

È lungo 1.182 metri, ha un’altezza al piano stradale di 45 metri e 3 piloni in cemento armato che raggiungevano i 90 metri di altezza. Si tratta di un ponte a trave strallata, dove gli elementi verticali erano cavalletti costituiti da due V sovrapposte; una V aveva il compito di allargare la zona centrale ove appoggiava la trave strallata, mentre una V rovesciata sosteneva i tiranti superiori.

 
  

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Crediti :

Agi

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Bologna, esplode un Tir: inferno sul raccordo autostradale. Un morto, 70 feriti

A fuoco il ponte della tangenziale, crollato. Esplose le auto di due concessionarie. Chiuso il tratto di Casalecchio in entrambe le direzioni. Case evacuate. Le prime testimonianze: “Un boato tremendo, abbiamo pensato a un attentato”. Aperta inchiesta per disastro colposo. Il premier Conte a Cesena da un ustionato grave: “Vicinanza del governo”. Di Maio: “Riferiremo in aula”. Martina: “Accertare presto la dinamica”

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BOLOGNA – Uno scenario apocalittico. E un bilancio drammatico: un morto e poco meno di un centinaio feriti – 70 ne conta la Prefettura, molti di più quelli, anche lievi, accolti e medicati negli ospedali – ma nessuno in pericolo di vita. L’inferno si è scatenato a Bologna, nel primo lunedì di agosto già reso rovente dalla calura, sul raccordo autostradale che lambisce la città poco prima delle due del pomeriggio a seguito di un tamponamento tra un’autocisterna di Gpl e un camion. Poi l’esplosione, le fiamme, una colonna di fuoco e di fumo nero. E il ponte della tangenziale, che corre parallela ai lati dell’autostrada, che crolla a metà. E ancora esplosioni, di decine di auto di due concessionarie raggiunte dall’incendio, case danneggiate e vetrine di ristoranti e negozi andate in frantumi. Il traffico in tilt, la paura della gente che si è riversata in strada, gli appartamenti vicini al luogo dell’incidente – nella prima periferia – evacuati. Un quartiere popolare, quello di Borgo Panigale noto nel mondo perché è la casa della Ducati, devastato.

Una seconda vittima era stata comunicata nelle ore successive all’incidente al Centro coordinamento soccorsi gestito dalla Prefettura per un equivoco probabilmente causato dalla difficoltà di riconoscere i resti. Il deceduto, 42 anni, è il conducente dell’autocisterna. Fra i feriti anche undici carabinieri e due poliziotti della stradale che stavano dirigendo il traffico subito dopo l’incidente stradale, prima dell’esplosione.

Cosa è successo? Un Tir, che trasportava nell’autocisterna materiale infiammabile, ha tamponato un camion che lo precedeva sul raccordo autostradale, all’altezza di Borgo Panigale. I due mezzi si sono immediatamente incendiati e sono esplosi dopo qualche minuto. E dà lì si è scatenato l’inferno. Metà ponte della tangenziale è crollato, con la carcassa di uno dei mezzi pesanti rimasta appesa al moncone del ponte. Sono esplose a catena le auto di due concessionarie della Fiat e Peugeot che si trovano fra la via Emilia e via Caduti di Amola, sotto il ponte.

Tanti gli scoppi avvertiti a più riprese: i mezzi nel parcheggio dei due saloni dell’auto che sono esplosi, vetrine andate in frantumi. Si è alzata una colonna di fiamme e fumo nero enorme visibile da tutta la città. Polizia, vigili del fuoco e ambulanze sono accorse sul posto, la macchina dei soccorsi è stata imponente. Il Comune ha lanciato l’appello: “Usate le auto solo se necessario” nella zona. Il traffico è rimasto paralizzato per ore, la gente si è riversata in strada.

 

 

 

Le prime testimonianze raccontano l’inferno. “Ho ancora l’auto sotto il cavalcavia, aspetto di capire se e quando la potrò riprendere. Mi trovavo qui per lavoro, ero al ristorante ‘Il randagio’ quando, a un certo punto abbiamo sentito uno scoppio violentissimo: ho pensato ad un attentato”, il racconto di Marco Rosadini, di Arezzo. “Con la deflagrazione il tetto di vetro del ristorante ha iniziato a crollare: le persone hanno iniziato a scappare. Eravamo seduti, a un certo punto si è sentito un boato fortissimo ed ha cominciato a venire giù tutto. Ho guardato fuori e mi è sembrata di vedere tutta una parete di fiamme. Ci sono stati 7-8 minuti di scoppi: non ho davvero pensato a un incidente, avevo pensato ad un attentato”.

La paura e i danni. L’onda d’urto causata dalla scoppio del Tir ha provocato danni nelle abitazioni vicine facendo scoppiare i vetri delle finestre di appartamenti e uffici e le vetrine dei negozi. Molta paura, i residenti sono stati evacuati. Detriti e schegge di vetro hanno causato feriti. Lo spegnimento delle fiamme è stato reso difficile dall’elevatissimo calore che ha reso complicato avvicinarsi. L’elicottero dei vigili del fuoco ha preso l’acqua dal fiume Reno per spegnere le fiamme. “L’esplosione ha determinato il crollo della soletta del tratto sovrappassante in via Elio Bragaglia e non ha coinvolto quindi direttamente la via Emilia, che dista circa 100 metri dall’evento, chiusa per consentire l’organizzazione dei soccorsi e le verifiche ai fabbricati investiti dai detriti”, scrive in una nota la società Autostrade.

I feriti. A fine giornata i sanitari contano circa un centinaio di feriti, nessuno in pericolo di vita. A fare il punto della situazione è Vincenzo Bua, direttore del pronto soccorso dell’ospedale Maggiore di Bologna. “Sono quasi tutti ustionati, qualcuno anche con traumi e ferite dovuti allo scoppio, in seguito a cadute o a schegge di vetro” volate nell’esplosione. La maggior parte però presentavano ustioni di primo, secondo e terzo grado. Una settantina le persone ricoverate al Maggiore, una ventina quelli trasportati al policlinico Sant’Orsola e quattro al Rizzoli. Altri feriti sono arrivati con mezzi propri agli ospedali di Bazzano e San Giovanni in Persiceto. I casi meno gravi sono stati poi spostati negli ospedali della provincia e alcuni sono già stati dimessi, mentre i quattro ustionati con lesioni più critiche sono stati inviati ai centri specializzati di Parma e Cesena.

 

 

 

Chiusa A14 e tangenziale: ecco dove passare. Immediatamente è stata chiusa l’autostrada A14 sul raccordo di Casalecchio, tra Bologna Casalecchio e il bivio con la Bologna-Taranto in entrambe le direzioni. Per lo stesso motivo è stato chiuso il tratto sulla tangenziale, tra Bologna Casalecchio e lo svincolo 3 in entrambe le direzioni. Per chi da Firenze è diretto verso Ancona o Padova la società Autostrada consiglia di uscire a Bologna Casalecchio, seguire l’asse attrezzato per Bologna, e rientrare in tangenziale in corrispondenza all’entrata n.4. Agli utenti che da Padova e Ancona sono diretti verso Firenze si consiglia di uscire a Bologna Borgo Panigale, con rientro in Tangenziale dall’entrata numero 2

L’inchiesta della Procura per disastro colposo. La zona è stata isolata per favorire i soccorsi, ma anche per il timore di ulteriori crolli. Solo dopo oltre due ore l’incendio è stato domato. Sono rimasti a lavoro soprattutto le unità cinofile e gli operatori Usar, ovvero i soccorritori che si occupano di ricerca e salvataggio in ambienti urbani. L’obiettivo era capire se c’erano altre vittime: in serata hanno accertato che non c’erano altre persone coinvolte. Intanto in Prefettura si è tenuto un vertice operativo per gestire la viabilità del nodo bolognese e la sua transitabilità. La Procura ha aperto un’inchiesta per disastro colposo e per omicidio colposo. Sul posto questo pomeriggio si è recato anche il procuratore capo di Bologna, Giuseppe Amato.

I soccorsi. Sul posto, per la Regione Emilia-Romagna, sono accorse lavicepresidente Elisabetta Gualmini, che sostituisce il presidente Stefano Bonaccini in questi giorni all’estero, e l’assessora alla Protezione civile, Paola Gazzolo, che ha contattato il capo dipartimento della Protezione civile nazionale Angelo Borrelli, il quale ha seguito costantemente l’evolversi della situazione. “Per domare l’incendio – fa sapere la Regione – è stato utilizzato un elicottero dei Vigili del fuoco abitualmente impiegato per gli incendi boschivi, mentre i volontari della Protezione civile sono scesi in campo per fornire bottiglie d’acqua alle persone in strada perché costrette a lasciare la propria abitazione”.

Le reazioni: il premier Conte a Cesena. “A Bologna e a Foggia, dove oggi si sono verificati due gravissimi e mortali incidenti, porterò la vicinanza di tutto il governo ai feriti e ai familiari delle vittime” annuncia il premier Giuseppe Conte. Il riferimento è anche all’incidente di Foggia, con 12 morti. “Un grazie alle forze dell’ordine, ai vigili del fuoco, ai soccorritori e ai responsabili degli enti locali e regionali e della protezione civile con i quali sono stato costantemente in contatto per tutta la giornata”. Conte domani sarà all’ospedale di Cesena dove è ricoverato un ferito rimasto gravemente ustionato; poi si potrebbe spostare nel capoluogo per una visita all’ospedale dove ci sono altri feriti. Solidarietà  ai famigliari delle vittime è stata espressa anche dal presidente della Camera Roberto Fico e dalla presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati.

 

 

L’Aula del Senato ha osservato un minuto di silenzio per le vittime dell’incendio di Bologna.”Un pensiero alle vittime e ai feriti della terribile esplosione di Borgo Panigale e un grazie di cuore ai 100 vigili del fuoco prontamente intervenuti sul posto”, scrive su Facebook il ministro dell’Interno e leader della Lega Matteo Salvini. Il ministro alle Infrastrutture Danilo Toninelli sta seguendo tutti i passaggi. “Naturalmente solidarietà massima ai parenti delle vittime – dichiara – Contemporaneamente stiamo cercando di garantire una circolazione sufficiente e accettabile in un tratto così importante di traffico”. “Quello che noi possiamo assicurare come governo è di agire subito” e “rispondere alle informative urgenti proposte da alcuni senatori”, assicura il vicepremier Luigi Di Maio in aula al Senato in merito agli incidenti di Bologna e Foggia.

Dopo avere espresso la vicinanza “di tutto il governo” alle vittime e ai loro familiari e ringraziato le forze dell’ordine per i soccorsi, Di Maio ha sottolineato che si tratta di “due tragedie che ci interrogano su tanti temi, la sicurezza stradale, il caporalato e tanto altro, su cui agiremo tempestivamente”. Il pensiero ad entrambi gli incidenti a Bologna e Foggia, alle vittime e ai soccorritori, è anche del segretario Pd Maurizio Martina che incalza: “Occorre accertare presto la dinamica dei fatti”. I sottosegretari alla Cultura e Turismo, Lucia Borgonzoni, e alla Giustizia Jacopo Morrone, si recheranno domani mattina sul luogo dell’incidente e a visitare i feriti ricoverati a Bologna. Di una “tragedia sconvolgente” parla l’assessore regionale ai trasporti Raffaele Donini, rientrato con urgenza dalle ferie. “Ora la priorità – scrive- è svolgere le operazioni di soccorso”.

 

 
  

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la Repubblica

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Alessandra Piastra Calise: la mamma “informata” che augura la morte a Burioni

Alessandra Piastra Calise spiega il motivo del suo accanimento: “I vaccini non servono perchè gli anticorpi se li fanno i bambini giocando per terra”. Un’affermazione ridicola ma, purtroppo, anche pericolosa perchè diversi genitori hanno convinzioni simili, basate sulle assurdità, sul nulla scientifico. Intanto i bambini non vaccinati hanno avuto conseguenze letali divorate dalle malattie per cui non sono stati vaccinati.

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«Ho saputo che vai al mare al n… prego di non incontrarti e in cuor mio spero che affoghi! Per ogni lacrima versata, per ogni notte insonne, per ogni discriminazione, per ogni ora tolta ai nostri figli dietro questa guerra… il mio più sonoro vaff!….»: Alessandra Piastra Calise, mamma “informata” di Rimini, è su tutti i giornali da ieri per la minaccia rivolta a Roberto Burioni, virologo impegnato sul fronte dei vaccini.

Alessandra Piastra Calise: la mamma informata che augura la morte a Burioni

Alessandra Piastra Calise è una vecchia conoscenza di Burioni: qualche tempo fa, come ha raccontato lo stesso virologo, l’aveva incontrata in una trasmissione televisiva di un canale locale “dove la signora aveva provato a spiegarmi che i vaccini non servono, visto che i bambini gli anticorpi se li fanno a terra giocando”. Secondo quanto ha scritto la stampa locale ieri sull’episodio starebbe indagando la Digos della Polizia.

 

minacce a Burioni

n un post pubblicato su Facebook, la donna scrive, riferendosi al medico concittadino, “ho saputo che vai al mare al n… prego di non incontrarti e in cuor mio spero che affoghi! Per ogni lacrima versata, per ogni notte insonne, per ogni discriminazione, per ogni ora tolta ai nostri figli dietro questa guerra… il mio più sonoro vaff!”.

 

 

Sull’affondo contro il virologo – che, viene ricordato dalla stampa, aveva avuto un faccia a faccia televisivo con l’autrice del post nel 2016, entrambi ospiti della trasmissione ‘Virus’ – vigila la Digos di Rimini su segnalazione dei colleghi milanesi che si occupano direttamente delle minacce ricevute da Burioni, considerato una sorta di nemico da chi è contrario alle vaccinazioni.

minacce a Burioni

Intanto la fantasia degli utenti dei social network comincia a sbizzarrirsi:

roberto burioni

 
  

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