Contattaci

PRETI PEDOFILI

Sesso con ragazzini, arrestato il parroco di Casal Borsetti

Pubblicato

il

Si tratta dello stesso religioso che a febbraio finì con il Suv in un canale con un tasso alcolemico quasi 4 volte oltre il limite. Le manette sono scattate in canonica. Il gip: “Figura con spiccata spregiudicatezza e senza freni inibitori”. L’arcivescovo Ghizzoni: “Sincera vicinanza alle vittime”

Ravenna –Il parroco di Casal Borsetti don Giovanni Desio è stato arrestato verso le 11 dalla polizia di Ravenna. L’arresto, per adescamento e atti sessuali con minorenni, è avvenuto in canonica. Quando gli agenti sono entrati hanno prima fatto allontanare le altre persone presenti, poi hanno consegnato l’ordinanza di carcerazione al sacerdote, ammutolito. E’ stato portato in Questura a Ravenna, in attesa di essere trasferito in carcere.

La polizia gli ha notificato un’ordinanza di carcerazione emessa dal gip Rossella Materia, su richiesta del pm Isabella Cavallari. Il gip del parroco scrive: “Figura con spiccata spregiudicatezza e capacità a delinquere con totale assenza di freni inibitori”, la sua condotta “poteva essere contrastata solo attraverso la misura estrema di cautela”.

2776764-prete

Don Giovanni Desio

Don Giovanni Desio a febbraio finì con il suo Suv in un canale a Casal Borsetti con un tasso alcolemico quasi 4 volte oltre il limite. A salvare il parroco, poco prima che il Suv finisse immerso nelle acque del canale, erano stati tre uomini che, dopo avere sfondato il lunotto posteriore del veicolo con un martello, lo avevano estratto vivo. Il sacerdote aveva poi spiegato che quella sera era di ritorno da una cena di una famiglia di parrocchiani, durante la quale aveva bevuto pochi bicchieri di vino bianco e che non era ubriaco. Il Suv Bmw X1-18 era stato acquistato a chilometro zero poche settimane prima in una concessionaria di Ravenna, anche grazie a un finanziamento e alla restituzione della vecchia auto del religioso.

AGGIORNAMENTO Domenica 6, il vescovo dice Messa nella parrocchia di Don Desio

Don Desio, originario di Milano, nel suo curriculum ha anche la direzione del settimanale diocesano ‘Risveglio 2000’Da 13 anni è parroco di Casal Borsetti dove è conosciuto con il soprannome di ‘John’. Il suo avvocato – Enrico Maria Saviotti, del Foro di Ravenna – che si trovava fuori città, non appena avvertito dell’arresto in corso è tornato per assistere alle perquisizioni. Anche il vescovo, monsignor Lorenzo Ghizzoni, oggi è fuori città: si trova ad Assisi per una due giorni con i ragazzi della Diocesi.

“E’ stata un’operazione chirurgica anti-pedofilia – ha precisato il procuratore capo di RavennaAlessandro Mancini dopo l’arresto del sacerdote -, senza enfasi, sappiamo che è un momento doloroso. Ma non daremo tregua a nessuno per questo tipo di reati”.

Il questore, Mario Mandelli, ha voluto sottolineare il buon lavoro di coordinamento con l’autorità giudiziaria per un’indagine definita “molto delicata”. E il dirigente della squadra Mobile, il vicequestore aggiunto Nicola Gallo, ha parlato di un “quadro di riscontri investigativi ampio, solido e consistente”.

La canonica della parrocchia di Casalborsetti, alloggio di don Giovanni Desio, è stata sigillata dopo la perquisizione eseguita dagli inquirenti, che hanno sequestro diverso materiale appartenente al sacerdote tra cui il suo computer, i telefonini, diverse foto, materiale tecnologico, appunti, agende e perfino alcuni palloni.
L’interrogatorio di garanzia è fissato per lunedì davanti al Gip Rossella Materia. Per ora il sacerdote raggiungerà una cella del carcere di Ravenna. Chi lo ha visto, ha descritto una persona trincerata nel silenzio e prostrata. Domani a dire messa nella piccola località della riviera potrebbe essere il vicario generale della Diocesi.

L’arcivescovo Ghizzoni: “Sincera vicinanza alle vittime”

L’arcivescovo di Ravenna-Cervia monsignor Lorenzo Ghizzonisconcertato per la notizia relativa a Don Giovanni Desio, accusato di abusi sessuali nei riguardi di minorenni, esprime sincera vicinanza alle vittime e alle famiglie di quanti risultassero avere subito violenza. Nel contempo nutre piena fiducia nella magistratura al fine di un sollecito chiarimento dei fatti realmente accaduti, mentre conferma la totale disponibilità a collaborare con gli inquirenti per ogni fine di giustizia. Infine invita tutta la comunità cristiana a un momento di preghiera per affrontare insieme lo sconcerto e il dolore per un così grave scandalo.

 

Fonte

 

 

 

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

Continua a leggere
Clicca per commentare

Leave a Reply

Per commentare puoi anche connetterti tramite:




Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

PRETI PEDOFILI

Il Cardinale Pell condannato in Australia per violenza su due minori

Il cardinale Pell sarebbe stato condannato per abusi sessuali e per altri capi d’imputazione. La notizia che arriva dall’Australia

Pubblicato

il

l cardinale George Pell è stato condannato in primo grado in Australia per aver compiuto violenza su due bambini.

A riportarlo sono due fonti accreditate, secondo il network americano The Daily Beast. Al momento sono queste le uniche informazioni, in quanto in Australia per legge il giudice può stabilire il divieto di notizie su un processo fino alla sua definitiva conclusione. E questo è il caso del giudizio cui è stato sottoposto a partire dal 2017 il cardinale australiano, voluto da papa Bergoglio a capo del superministero dell’Economia vaticana, quindi di fatto numero tre della Santa sede.

La notizia deve ancora essere accertata nella sua interezza, ma su Vatican Insider è possibile appurare l’esistenza di più di qualche conferma.

Il porporato australiano era finito nella bufera mediatica a causa di accuse non del tutto chiare, che in ogni caso riguardavano tanto presunti abusi ai danni di minori quanto presune coperture su episodi di pedofilia. George Pell, stando sempre a quanto si legge sul sito citato, sarebbe stato “condannato” per ben cinque capi d’accusa. Ma i dettagli, come anticipato, non sono ancora stati resi noti.

Greg Burke, che è il portavoce della Sala Stampa della Santa Sede, ha rilasciato una dichiarazione in relazione alla ventisettima riunione del C9, cioè del minidirettorio voluto da Papa Francesco per vagliare e approvare le riforme necessarie alla Chiesa cattolica. Pell, fino a oggi, ha fatto formalmente parte di quell’assembela. “La Santa Sede . ha detto Burke – ha il massimo rispetto per l’autorità giudiziaria australiana, siamo consapevoli che c’è un provvedimento in atto che impone il silenzio e rispettiamo tale ordinanza”.

Il motivo della non assoluta fondatezza della notizia della condanna potrebbe essere ascrivibile all’ordine con cui il giudice incaricato di tenere il procedimento giudiziario ha disposto che quest’ultimo non fosse coperto da un punto di vista mediatico. Papa Francesco, intanto, dovrebbe sostituire il porporato australiano con un altro ecclesiastico. Il ministero dell’Economia del Vaticano, per così dire, non può rimanere per sempre senza un vertice.





Licenza Creative Commons



Crediti :

Left, il Giornale

Continua a leggere

PRETI PEDOFILI

Il prete violentava i ragazzini: don Pio Guidolin condannato a 14 anni

Catania. Il sacerdote del villaggio sant’Agata cospargeva di olio le vittime spacciando gli abusi per riti sacri. Minacce di mafia ai genitori che volevano denunciarlo

Pubblicato

il

CATANIA – E’ stato condannato a 14 anni di reclusione e a pagare una provvisionale di 10 mila euro ciascuno alla decine di parti civili padre Pio Guidolin per violenza sessuale su minorenni. La sentenza, a conclusione del processo col rito abbreviato celebrato a Catania, è del Gup Giuseppina Montuori. La Procura aveva chiesto la condanna a 10 anni.

Secondo l’accusa il sacerdote, arrestato il 1 dicembre del 2017 avrebbe cosparso dei 14enni di olio santo prelevato dai locali della sua chiesa, una parrocchia del popoloso Villaggio Sant’Agata, ammantando i suoi gesti di una valenza spirituale e proponendoli come ‘atti purificatori’ in grado di lenire le loro sofferenze interiori.

Uno dei ragazzini abusati avrebbe tentato il suicidio perché stanco di subire e da questo drammatico gesto sarebbero partite le indagini. Don Guidolin avrebbe anche millantato amicizie nella criminalità organizzata per far desistere alcuni genitori delle vittime dal proposito di denunciarlo.

Sono dieci le parti civili presenti nel processo. Dalle indagini dei carabinieri, coordinate dal procuratore Carmelo Zuccaro, dall’aggiunto Marisa Scavo e dal sostituto Laura Garufi, è emerso che anche qualche genitore della parrocchia lo ha protetto, come il padre di un ragazzino vittima degli abusi che dopo essere stato sentito dai carabinieri avvisa il sacerdote: “attento che stanno indagando su di te…”, non sapendo che il loro colloquio era ‘ascoltato’ da militari dell’Arma. L’uomo adesso è indagato per favoreggiamento personale.

Padre Pio Guidolin

Padre Pio Guidolin, condannato a 14 anni per abusi su minori

Durante l’inchiesta padre Pio Guidolin era stato mandato a Bronte, paese alle pendici dell’Etna, privo di funzioni, dalla Curia Arcivescovile, che come provvedimento cautelare lo aveva allontanato dalla sua parrocchia di Catania. La Curia, prima dell’inchiesta, aveva avviato indagini ed era stato celebrato un processo canonico al prete da parte del Tribunale ecclesiastico. Secondo quanto accertato, cinque sarebbero state le vittime del sacerdote, che avrebbe sfruttato il suo ruolo ed approfittato della condizione di particolare fragilità nella quale si trovavano, come ad esempio, la separazione dei genitori, in un quartiere difficile di Catania.

Le violenze sarebbero state consumate nei locali attigui alla parrocchia. Un’altra delle vittime che, stanca degli abusi subiti, avrebbe opposto resistenza al sacerdote rivelando le violenze, sarebbe stata isolata dalla comunità di fedeli ed accusata di calunnie nei confronti del religioso. Nel corso delle indagini inoltre è emerso come Guidolin, per esercitare pressione psicologica nei confronti dei genitori delle piccole vittime che avevano deciso di denunciare i fatti, abbia anche millantato la possibilità di far intervenire esponenti della criminalità organizzata etnea per indurli a desistere dal loro proposito, ma agli investigatori non risultano contatti in tal senso e hanno ricondotto gli episodi a millanterie.





Licenza Creative Commons



Continua a leggere

PRETI PEDOFILI

Violenze sui minori da parte di religiosi

Parrocchie chiamate a risarcire le vittime

Pubblicato

il

Una sentenza storica. È quella pronunciata nei mesi scorsi dal Tribunale civile di Como e confermata dai giudici dell’Appello di Milano (non vi è stato ricorso al terzo grado di giudizio).
Una decisione, quella maturata nel palazzo di giustizia lariano ormai tempo addietro (emersa solo in queste ore), che interviene in modo pesante nelle vicende di abusi da parte di religiosi avvenuti all’interno delle parrocchie e che mette nero su bianco il risarcimento alla vittima da parte della Diocesi e pure della parrocchia. La vicenda che ha portato a questa storica sentenza, che ha pochi precedenti in Italia, risale a molti anni fa. Un giovane fu costretto a subire abusi da parte di quello che era il suo parroco. Sentenza penale nel frattempo diventata definitiva. Il fascicolo era quindi finito sul tavolo del giudice civile, cui i parenti della vittima si erano rivolti per tutelare i propri interessi. Con loro, in udienza, erano stati citati anche la Diocesi di Como, dove il prete prestava la propria opera, e la parrocchia cui era stato assegnato e dove sarebbero avvenute le violenze. E il giudice ha riconosciuto la responsabilità di entrambi gli Enti ecclesiastici, chiamati a risarcire in solido la vittima e i genitori.

«Il parroco è il legale rappresentante della parrocchia – si legge nelle motivazioni – La rappresenta in tutti i negozi giuridici, ne amministra i beni. Il parroco è il “pastore” di una comunità di fedeli. Ed è la stessa Diocesi a riconoscere il ruolo di centralità del parroco nella gestione e nella amministrazione della parrocchia».
Premessa che porta poi a dire che «i fatti di grave violenza hanno trovato occasione nell’esercizio delle attività della parrocchia» cui il ragazzo era affidato. Da qui, dunque, le responsabilità dell’Ente religioso che al contrario sosteneva di essere lui stesso parte lesa «per colpa del comportamento del parroco». Sostenendo che quest’ultimo agiva come «privato cittadino» e per un fine «strettamente personale». Tesi tuttavia non accolta dai giudici. Per quanto riguarda la Diocesi, invece, i giudici hanno fatto notare come «il diritto canonico ponga in capo al Vescovo pregnanti doveri di vigilanza, controllo e direzione di tutta la Diocesi, comprese le parrocchie». Il parroco insomma, «pur non essendo legato da vincoli di lavoro subordinato con la Diocesi, è soggetto al potere di indirizzo e di controllo del Vescovo, il quale rappresenta la Diocesi, ed in ciò si sostanzia il rapporto di preposizione che giustifica» la decisione.





Licenza Creative Commons



Continua a leggere

Chi Siamo

Database Preti Pedofili

I Casi più noti

Cerca Prete Pedofilo

Facebook

I più letti