Silvestro 70 anni di (inutile) caccia

l 24 marzo 1945 debuttava il gatto da cartoon di Friz Freleng. Storia e aneddoti dell’animale della Warner Bros. E del suo “nemico” Titti: «Mi è semblato di vedele....»

Silvestro, il gatto nero che Friz Freleng fece debuttare il 24 marzo 1945 nel cortometraggio Life with Feathers con una sola missione: catturare gli uccelli. «All’inizio lo disegnai con l’intento di farlo apparire come un clown – raccontava Freleng -. Gli diedi un grosso naso rosso e un cavallo molto basso, per dare l’idea che portasse dei larghi pantaloni. Gradualmente però il suo aspetto cambiò, perché una tipizzazione così forte restringeva il campo delle storie possibili».

Paradossalmente Silvestro ha la più ghiotta occasione di mangiarsi la preda proprio al debutto: abbandonato dalla moglie pennuta, l’uccello decide di suicidarsi e non trova di meglio che volare dritto nella sua bocca. Ma lui, scettico su quest’inversione dell’ordine naturale delle cose, caccia via l’innamorato respinto.

Il gatto simbolo della Warner Bros è il classico animale da cartoon: bipede e parlante (con la sola eccezione dei cortometraggi di Chuck Jones con Porky Pig, in cui è un normalissimo micio miagolante), eternamente affamato, sempre alle prese con lische di pesce trovate nella spazzatura e con uccellini che non vogliono saperne di farsi mangiare. Tanto che la caccia più naturale per un gatto, per lui si trasforma presto in ossessione.

silvestro

Nel ’57, nel corto Birds Anonymus premiato con l’Oscar, Silvestro diventa addirittura “uccellista anonimo”. Catturato finalmente il pennuto, proprio mentre sta per ficcarsela in bocca, viene avvicinato da un gattone rosso che gli consiglia di lasciar perdere: «Basta un solo canarino per cominciare, e prima che tu te ne accorga, diventano due e poi tre… A un tratto, in men che non si dica, sei già un drogato». Silvestro finisce così in una riunione per gatti in disintossicazione, proprio lui, che di uccellini non è mai riuscito a mangiarne uno.

Dopo l’esordio in Life with Feathers, Silvestro torna sullo schermo in Peck up your troubles, ancora nel ’45, e questa volta il suo partner è un piccolo picchio con i capelli rossi. L’incontro fatale con Titti, quello “per la vita”, avviene in Tweetie Pie, un film in cui una parte di lavoro era già stata fatta da Clampett, ma che poi fu concluso da Freleng: il film, del 1947, lanciò il tormentone del «Mi è semblato di vedele un gatto» (“I tawt I taw a Puddy tat”, nella versione originale) fu il primo cartoon della Warner a vincere un Oscar. Un trionfo nato da un litigio.

 

 

«Michael Maltese e Tedd Pierce avevano scritto una sceneggiatura di Silvestro con il picchio -ricordava Freleng -. Nel frattempo Clampett aveva lasciato la regia, così pensai che nella storia avrei potuto mettere Titti, invece del picchio. Ma il produttore Eddie Selzer venne a dirmi che lui voleva assolutamente il picchio. Mi misi a urlare: «Se sai così bene che cosa conviene fare, il cartone animato disegnatelo tu». Gli diedi la mia matita, uscii e me ne andai a casa. La sera mi telefonò per dirmi: «Va bene, fallo come vuoi tu». Quando vincemmo l’Oscar, sul palco a ritirare la statuetta ci andò Selzer…”  .

Alla saga con Titti, se ne unirono a partire dagli anni Cinquanta molte altre. Quella messicana con Speedy Gonzales, quella che vede il gatto alle prese con Hippety, un cangurino scappato dallo zoo che lui scambia per un topo. Ma l’invenzione più geniale è il Gatto Silvestro papà, ultimo e definitivo assalto all’autostima del cacciatore. In Pop ’im pop del 1950, appare per la prima volta Silvestrino . Robert Mc Kimson dà al gattino la funzione di coro greco che commenta le sconfitte del padre coprendosi la faccia con un foglio di carta e dicendo con una vocina sottile: «Oh che vergogna». Per Silvestro è l’estrema umiliazione.

     
 
 

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Crediti :

il Corriere

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Fumetti

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma.
Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni
Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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