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Siria, 72 morti in raid chimico. Oggi vertice Onu

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Convulsioni, bava alla bocca, difficoltà respiratorie e restringimento delle pupille. Sono questi i sintomi delle vittime dell’attacco chimico in Siria, ma nessuna delle organizzazioni di attivisti che ha fornito queste testimonianze e denunciato il raid aKhan Sheikhun, nella provincia nord-occidentale di Idlib, ha precisato quale gas potrebbe essere stato usato. Mohammed Hassoun, voce dell’opposizone locale, dice ad Ap che secondo i medici si tratterebbe di gas sarin.

L’uso di armi chimiche da parte del regime di Assad in Siria era il motivo per cui nell’estate del 2013 il presidente Obama stava per intervenire contro il governo di Damasco. Dopo due anni di guerra civile, gli Stati Uniti erano pronti perché Assad aveva superato «la linea rossa» ma poi frenarono, Assad si impegnò a consegnare l’arsenale chimico, l’agenzia Onu che vigila su queste armi (Opac) incaricata del disarmo vinse il Nobel per la Pace qualche mese dopo, ottobre 2013. Oggi la stessa Opac, che nel 2014 lavorò allo smantellamento dell’arsenale, si dice «preoccupata».

Qualche ora dopo l’amministrazione #Trump ha accusato il predecessore #Obama «che non fece nulla» anche se, disse, il presidente siriano aveva varcato la « linea rossa».

Il Consiglio di Sicurezza dell’ #Onu terrà una riunione di emergenza alle 10 (le 16 in Italia), comunica la missione francese alle Nazioni Unite, che ha chiesto l’incontro insieme alla Gran Bretagna.

Su quanto è accaduto indaga la commissione indipendente d’inchiesta dell’Onu. Condannando il raid nei «termini piùforti». Se confermati, «sia l’uso di armi chimiche, così come gli attacchi deliberati contro strutture mediche costituirebbero crimini di guerra e gravi violazioni» dei diritti umani, affema la Commissione in una dichiarazione resa nota a Ginevra.

Una nota di Save The Children riferisce che «i medici di una delle cliniche gestite dal nostro partner Syrian Relief ci hanno raccontato di aver ricevuto tre bambini sotto i 6 anni, appena coscienti, che faticavano a respirare, con il naso che colava e le pupille contratte. I medici dicono che questi sintomi sono coerenti con l’uso di agenti nervini, come il sarin».

Nella sporchissima guerra siriana l’uso di queste armi è stato sempre punto controverso fra Assad e chi lo difende da una parte e i ribelli e i critici esterni dall’altra. Ancora oggi una fonte dell’esercito nega un coinvolgimento dei militari nell’attacco tramite la tv di stato di Damasco.

Decine le vittime del raid: il primo bilancio era di 65 morti, ma la cifra è già salita a 72. Tra questi ci sono 17 donne e 20 bambini. Lo comunica l’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus) rivedendo al rialzo il bilancio di 11 bimbi deceduti comunicato nelle ore successive alla strage. I feriti, molti dei quali in gravi condizioni, sono oltre 170.

Il #raid è avvenuto in una zona in mano ai ribelli e qaedisti dell’organizzazione Fatah al Sham (ex Fronte al Nusra) quindi area che non è tornata sotto il controllo di Assad.

Le terribili foto diffuse dai media mostrano ciò che l’attacco chimico ha lasciato dietro di sé. Gruppi di #bambini seminudi, ammassati gli uni sugli altri, con le braccia rigide, gli occhi ancora spalancati e il terrore nello sguardo. Le foto mostrano file di cadaveri a terra ma anche gli ospedali con i bimbi terrorizzati, spaesati, alcuni in fin di vita, il volto coperto dalle maschere di ossigeno. E poi un padre, disperato, con gli occhi segnati dal pianto, che tiene in braccio il corpo rigido della sua bambina. Alcune immagini ricordano quelle nei campi di sterminio nazisti.

Colpito anche l’ospedale da campo dove venivano curate le vittime, afferma il capo del servizio di difesa civile dell’opposizione a Khan Seikhun, citato dall’agenzia Ap. Il responsabile, Abu Hamdu, ha detto che l’ospedale da campo è stato distrutto e cinque ambulanze danneggiate.

Il governo siriano ha sempre negato l’uso di armi chimiche, ma in sei anni di guerra altri attacchi del genere sono stati confermati.

 

siria bambini

 

Il raid ha scatenato reazioni da tutto il mondo
Francia e Gran Bretagna chiedono una riunione “urgente” del consiglio di sicurezza dell’Onu. Il presidente francese Hollande contro Damasco: «Ancora una volta il regime siriano negherà l’evidenza delle sue responsabilità.Come nel 2013, Bashar Al-Assad, conta sulla complicità degli alleati per beneficiare di una impunità intollerabile. Chi sostiene questo regime può misurare una volta di più la portata della sua responsabilità politica, strategica e morale».

Durissimo il commento di Angela Merkel attraverso un tweet del suo portavoce Steffen Seibert : «Io condanno aspramente il palese attacco con armi chimiche in Siria. Crimini di guerra del genere devono essere puniti».

Mogherini (Ue) parla di un raid «orribile» e «un drammatico promemoria del fatto che la situazione sul terreno continua ad essere drammatica». Federica Mogherini, alto rappresentante per la politica estera europea, alla vigilia della sessione ministeriale della Conferenza sul futuro della Siria, ha detto «ovviamente c’è una primaria responsabilità del regime, perché la sua responsabilità è quella di proteggere il suo popolo, non di attaccarlo».

Sono «orribili» le notizie sull’attacco chimico in Siria e serve una inchiesta sull’accaduto per trovare i responsabili, scriveanche il ministro degli Esteri britannico Boris Johnson sul suo profilo Twitter.

I presidenti di Turchia e Russia, Recep Tayyip Erdogan e Vladimir Putin, hanno discusso in una telefonata di questo raid sospetto. Lo riferiscono fonti presidenziali di Ankara, secondo cui «Erdogan ha detto che un tale attacco disumano è inaccettabile». I due leader hanno inoltre ribadito l’importanza del mantenimento della tregua in Siria e del rafforzamento della cooperazione antiterrorismo. Ma la Russia è alleato di Assad, il capo del regime oggi indiziato numero uno di questa ennesima strage.

«Non abbiamo ancora alcuna confermaufficialeo affidabile» dice l’inviato speciale dell’Onu per la Siria, Staffan de Mistura da Bruxelles, dove oggi si è aperta la Conferenza internazionale sulla Siria. «Quello che abbiamo capito è che è stato un attacco chimico e che è venuto dall’aria. Chiederemo a quelli che hanno la capacità di capire tecnicamente cosa è succeduto. La Opcw (Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche) è l’ovvio candidato. Quello che sappiamo è che è stato un orrore».

Le pressioni dei repubblicani sulla Casa Bianca
Senatori repubblicani hanno chiesto all’amministrazione Trump di reagire fermamente contro il regime di Assad «Assad sta testando il presidente Trump e il nostro segretario di stato Rex Tillerson, non possiamo non fare qualcosa», ha detto il senatore John N. Kennedy alla Cnn. Gli ha fatto eco il senatore John McCain, che ha invitato ad armare l’esercito libero siriano: «Assad e i suoi amici, ossia i russi, fanno attenzione a quello che dicono gli americani, sono sicuro che si sentono incoraggiati dal ritiro degli Stati Uniti e dalle aperture dei russi. È un nuovo capitolo vergognoso della storia americana».

In serata finalmente intervengono direttamente sia Tillerson che ha detto che su quanto Russia ed Iran gravano «grandi responsabilità morali» e lo stesso Trump: «l’attacco chimico di oggi contro degli innocenti in #Siria , compresi donne e bambini, è riprovevole e non può essere ignorato dal mondo civilizzato» aggiungendo che «le azioni atroci del regime di Bashar al Assad sono una conseguenza della debolezza della passata amministrazione. Il presidente Obama nel 2012 ha detto che avrebbe creato una linea rossa contro le armi chimiche ma poi non ha fatto niente».





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Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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«Bugiardo, non sei stato sulla Luna», regista complottista aggredisce con la Bibbia Buzz Aldrin e lui l’atterra con un pugno Video

Non ha riportato alcuna conseguenza penale per quel pugno sferrato al volto di un tipo che crede che le missioni Apollo siano un inganno

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Quando ci vuole ci vuole, tanto è vero che Buzz Aldrin, il secondo uomo a camminare sulla Luna, non ha riportato alcuna conseguenza penale per quel pugno sferrato al volto di un tipo che crede che le missioni Apollo siano un inganno ordito dal governo americano con la complicità della Nasa e degli studios di Hollywood.

Opinione più che legittima, per quanto non sostenuta da prove, ma comunque da non impugnare come una clava aggredendo l’anziano astronauta in pubblico accusandolo di essere  «un codardo, un bugiardo e un ladro». Pesanti calunnie che hanno innescato il destro dell’eroe dell’Apollo 11, come registrato in un video diffuso in questi giorni durante i quali si ricorda il 50° anniversario della conquista della Luna. Un video visto e twittato da oltre due milioni di persone in poche ore.

n realtà l’episodio di Beverly Hills è del 2002 e riguarda, come riporta Usa Today, l’ex regista Bart Sibrel, del Tennesee, che all’epoca aveva 38 anni, così come Buzz Aldrin di anni ne aveva allora 72 quando reagì con le maniere forti a quelle assurde accuse espresse con tanta e immotivata veemenza nei confronti per di più di una persona di quell’età. La polizia lasciò poi perdere ritenendo, con coerenza, che il pluridecorato Aldrin fosse stato provocato.

Il pugno arrivò dopo un lungo tampinamento di Sibrel al quale Aldrin, nella sua spaziale pazienza, aveva comunque inizialmente concesso di esprimere le proprie idee. Niente, l’inseguimento davanti alla sala-conferenze era proseguito a lungo fino a culminare nell’aggressione verbale con una sfilza di calunnie.

Con queste sceneggiate, del resto, Sibrel, autore di alcuni film “corti, si era un fatto un nome utile a sostenere la tesi del complotto firmando alcuni “documentari” puntualmente smentiti dagli scienziati. Per anni ha inoltre molestato  Neil Armstrong, Buzz Aldrin e Michael Collins chiedendo loro di giurare sulla Bibbia. Di solito incassava un cortese diniego ma quel giorno del 2002 gli andò peggio. Buzz Aldrin era a Beverly Hills per assistere a un programma giapponese per ragazzi e venne avvicinato pià volte da Sibrel, con la Bibbia in mano, all’uscita dell’hotel. Aldrin gentilmente rifiutò per l’ennesima volta di prestarsi all’assurda “cerimonia”, ma poi Sibrel continuò a importunarlo fino a urlargli in faccia quella serie di ingiurie. Nonostate la differenza di età e di altezza, l’anziano e assai più basso astronauta si liberò infine del molestatore.

In questi giorni dedicati all’epopea lunare la vicenda è stata rievocata andando a cercare lo stesso Sibrel che non ha cambiato idea: crede anncora alla – ridicola – ipotesi della cospirazione che avrebbe coinvolto 400mila persone per fingere di mandare l’uomo sulla Luna persino con la complicità indiretta anche dei russi che seguirono in diretta lo sbarco con le loro sonde senza poter fare altro che ammettere la sconfitta.

Come ha ricordato anche di recente Samantha Cristoforetti, citando i protagonisti di quell’impresa, sarebbe stato molto più difficile fare finita di andare sulla Luna che sbarcarci davvero.





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il Messaggero

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Violenza a Parigi, scontri sugli Champs Elysées dopo la parata militare

Le tv hanno mostrato immagini di manifestanti che erigevano barricate e davano fuoco a cestini della spazzatura, prima di essere dispersi dalla polizia con i lacrimogeni.

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Scontri fra polizia e manifestanti dei gilet gialli sono avvenuti a Parigi sugli Champs Elysèes, alcune ore dopo la fine della parata del 14 luglio. L’emittente Bfmtv ha mostrato immagini di manifestanti che erigevano barricate e davano fuoco a cestini della spazzatura, prima di essere dispersi dalla polizia con i lacrimogeni.
La prefettura ha poi reso noto su Twitter di “aver evacuato l’area con la forza” di fronte alle “violenze” sugli Champs Elysées. Secondo Le Figaro, la polizia ha creato un cordone di sicurezza attorno a Fouquet’s, la nota brasserie, che ha riaperto ieri dopo essere stata date alle fiamme e devastata dai gilet gialli in marzo.





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Globalist

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Chi è Carola Rackete, il capitano della Sea Watch 3 che ha forzato il blocco navale

La 31enne tedesca è entrata in acque italiane dopo 14 giorni di stallo, infrangendo il divieto imposto dal decreto sicurezza. In un’intervista ha detto che aiutare gli altri è un “obbligo morale”

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Carola Rackete (foto: Till M. Egen/Sea-Watch.org.)

Il 26 giugno verrà ricordata come una data in cui è successo un fatto straordinario: una nave di una ong del Mediterraneo, la Sea Watch 3, ha infranto il divieto d’ingresso imposto dal ministro Salvini ed è entrata in acque italiane. La decisione, annunciata su Twitter dalla stessa ong e confermata dai dati Gps sulla navigazione, è stata presa dal capitano della nave Carola Rackete, dopo che la Corte di Strasburgo aveva respinto il ricorso presentato dai 42 migranti a bordo della nave per sbarcare in Italia.

“Sono allo stremo. Li porto in salvo”, ha detto Rackete, aggiungendo di essere consapevole dei rischi cui va incontro: una sanzione che va da un minimo di diecimila a un massimo di cinquantamila euro – non solo per il comandante, ma anche per l’armatore e il proprietario della nave – e il sequestro dell’imbarcazione (due misure introdotte dal decreto sicurezza bis, approvato lo scorso 11 giugno dallo stesso ministro dell’Interno).

La rotta di Sea Watch negli ultimi giorni

Dal salvataggio in mare dei migranti a bordo della nave a oggi sono passati 14 giorni. Da allora, sono sbarcate solo dieci persone per ragioni mediche. Rackete ha raccontato che gli altri sono disperati. “Qualcuno minaccia lo sciopero della fame, altri dicono di volersi buttare in mare o tagliarsi la pelle”.

Chi è Carola Rackete

Trentun anni d’età, nazionalità tedesca, Carola Rackete conosce cinque lingue e ha una laurea in Conservazione ambientale, ottenuta alla Edge University nel Lancashire. Nonostante la giovane età, ha già una lunga esperienza in mare. Non ancora venticinquenne, è stata al timone di una nave rompighiaccio nel Polo Nord nell’ambito di una missione per uno dei maggiori istituti oceanografici tedeschi. Ha poi lavorato come secondo ufficiale di bordo per la Ocean Diamond e per la Arctic Sunrise di Greenpeace, e collaborato con la flotta della British Antarctic Survey, un’organizzazione del Regno Unito impegnata in progetti di ricerca nell’Antartide.

Fa parte di Sea Watch dal 2016. In un’intervista a Repubblica, ha detto a questo proposito: “La mia vita è stata facile, ho potuto frequentare tre università, sono bianca, tedesca, nata in un paese ricco e con il passaporto giusto. Quando me ne sono resa conto ho sentito un obbligo morale di aiutare chi non aveva le mie stesse opportunità”.





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