Spiderman: le origini dell’ Uomo Ragno

C’era una volta l’Età dell’oro… e dell’argento

L’Uomo Ragno comparve nel panorama del fumetto statunitense nel 1962. I supereroi non erano assolutamente l’ultima novità. I pittoreschi eroi in calzamaglia erano nati più di vent’anni prima, avevano già conosciuto un’Età dell’oro (la Golden Age dei comics) fatta di grandi successi, una successiva decadenza e una nuova epoca di vacche grasse (battezzata Silver Age, l’Età dell’argento), cominciata a metà degli anni 50. Eppure l’arrivo di Spider-Man diede il via a una vera “rivoluzione copernicana” del genere, a un’esplosione di contenuti che riportò i supereroi in prima linea sul fronte del nuovo.

L’Era Marvel dei comics

Spider-ManHulk e i Fantastici Quattro furono la prova generale per la Marvel, la nuova, dinamica casa editrice che Stan Lee si trovò a guidare all’inizio degli anni 60. Lee e l’artista Jack Kirby lavorarono su una grafica di tipo dinamico, ipercinetica, e nei contenuti lavorarono sull’interiorità dei personaggi – che era ovviamente una super-interiorità! “Supereroi con superproblemi” non era solo uno slogan: era una strategia. Nei fumetti Marvel si agitavano concetti come quello di “inconscio” e si insinuava persino che la scienza potesse nascondere aspetti non del tutto positivi. I nuovi supereroi Marvel si trovarono a cavalcare l’onda della Silver Age, ma fu con Spider-Man che il fumetto americano entrò con decisione nella #Marvel Age.

Spider-Man: le origini (I)

Uno studente liceale, Peter Parker, viene morso da un ragno radioattivo durante un esperimento scientifico. È il 1962, l’anno della Crisi dei missili di Cuba, e il Paese si trova per la prima volta sull’orlo di una guerra termonucleare totale. L’incidente con le radiazioni non getta il giovane Parker nel baratro di una storia dell’orrore (come invece era successo a Hulk); anzi, il morso del ragno lo cambia in meglio. Si ritrova a possedere “fantastici poteri”. Può aderire alle pareti, camminare sul soffitto, sollevare pesi enormi. Si ritrova addirittura con un senso speciale che lo avverte dei pericoli imminenti (lo chiama “senso di ragno”). Non appena si è accorto dei suoi nuovi poteri, Peter ha pensato quello che avremmo pensato noi: divertirsi e fare un po’ di soldi. La prima volta che gli capita di vedere un ladro in fuga, non si getta all’inseguimento (come avrebbero fatto senz’altro Superman, Batman o i Fantastici Quattro), ma si gira dall’altra parte. In seguito scoprirà che, se lo avesse fermato, quello stesso ladro non avrebbe ucciso il suo caro zio Ben…

Poteri e responsabilità

La morte dello zio pone fine alla spensieratezza di Peter. Il senso di colpa, la responsabilità nei confronti di zia May aprono dentro di lui una voragine. Nel dolore, Peter elabora il significato del suo essere Spider-Man: se i superpoteri gli offrono la possibilità reale di aiutare il prossimo, rifiutarsi di farlo mette in moto una sorta di karma vendicativo che gli dimostra quanto non farlo sarebbe moralmente inaccettabile. Pur partendo dai cliché determinati dal prototipo Superman (l’identità segreta, il lavoro come giornalista), l’Uomo Ragno trascina i suoi lettori molto oltre. Spider-Man fornisce al suo pubblico qualcosa che negli eroi della concorrenza è venuto a mancare da molti anni: azione, eccitazione, dramma e una discreta dose di violenza, persino gratuita. Superman è rilassato e adorato dai cittadini comuni. l’Uomo Ragno è lacerato, intenso, e l’uomo della strada lo guarda con sospetto, travisando gli sforzi di Spidey di agire per il bene. E la stampa lo definisce “una minaccia”. L’Uomo Ragno, però, rappresenta anche la riscossa dei “secchioni”, la rivincita dello zimbello della scuola, ignorato dalle ragazze, deriso dai “fusti” della squadra di football. Quello che di nascosto legge i fumetti! Gli storici ci avvertono che i creatori di Spider-Man lavorarono su idee preesistenti, ma il carattere di Peter Parker riflette un’intuizione di portata enorme, e cioè che gli adolescenti, i giovani, nel 1962 sono molti, e sono sul punto di diventare i protagonisti di quella che già alcuni chiamano “società dei consumi”.

 

 

 

Marvel Pop Art Productions

La Pop Art, nata in Inghilterra negli anni 50, trova nell’America degli anni 60 l’humus sociale per svilupparsi compiutamente. Mentre Andy Warhol apre a New York le sue Factory, esplode il fenomeno dei Beatles, che porta alla ribalta i giovani, avanguardia sociale del consumismo. Nasce un intero mercato destinato ai ragazzi e la Pop Art conferisce dignità artistica alle forme del consumo di massa. La Marvel ne è pienamente consapevole, tanto che nel 1965 nelle copertine di The Amazing Spider-Man compare la scritta “Marvel Pop Art Productions”, e nel numero 31 un motto che ha il sapore di una chiamata alle armi: “Dedicato a voi, la grande nuova generazione di lettori Marvel!”. I lettori dell’Uomo Ragno sentono di far parte di qualcosa di nuovo e di diverso e leggere fumetti Marvel diventa un modo di distinguersi dagli altri, di sentirsi all’avanguardia.

Fuori dal Paradiso Terrestre

Spider-ManNel giugno dei 1973, mentre gli ultimi soldati americani lasciano i Vietnam e il presidente USA Richard Nixon comincia a vacillare sotto i colpi dello scandalo Watergate, la Marvel infligge ai lettori di Spider-Man uno shock: la morte di Gwen Stacy, la ragazza di Peter, uccisa da Goblin sotto gli occhi dell’eroe, che non riesce a salvarla. Il peggior incubo di Peter, quello di non essere degno dei poteri di Spider-Man, si manifesta con una crudeltà devastante. La morte di Gwen e la morte dello stesso Goblin segnano la fine del periodo seminale dell’Uomo Ragno. A quel punto la leggenda è tutta scritta, l’adolescenza finita e per Spidey ha inizio l’età della ragione.

Spider-Man: le origini (II)

Esiste un “tempo mitologico”dell’Uomo Ragno che è diventato patrimonio di tutte le generazioni di lettori che si sono avvicendate. Una leggenda che inizia con il morso del ragno radioattivo e arriva, all’incirca, fino alla morte di Gwen. In questo continuum leggendario sono raccontati i grandi eventi miticidell’Uomo Ragno. Il sorgere dei suoi più importanti nemici, le sue perdite, i suoi errori e i suoi trionfi. Ci sarà sempre una Betty Brand (c’è anche nelle origini del primo film, e da come le brillano gli occhi quando guarda Peter sappiamo che sì, è stata lei il suo primo amore!), ci sarà sempre una Gwen Stacy (e infatti c’è, biondissima, in Spider-Man 3). Non è forse la stessa storia? Non è forse bella ed eccitante anche se aggiornata e rivista in alcuni dettagli? Le leggende vivono e quindi ogni volta devono cambiare, com’è nella natura del mito. Oggi gli autori della Marvel lanciano strane “sonde narrative” nel passato, all’interno delle classiche origini degli eroi. E recuperano pezzi di quel tempo mai raccontato, ma non perduto. Abbiamo recentemente scoperto alcuni imbarazzanti segreti sul passato di Gwen, cose di cui Peter non era al corrente. Poco tempo fa ci è stato raccontato per la prima volta l’incontro fra Mary Jane e Peter… visto dalla parte di Mary Jane. La leggenda non è finita. Continua.

IL RAGNO DEL NUOVO MILLENNIO

Spider-ManLa domanda questa volta è abbastanza semplice: come si fa a narrare nuove avventure di un personaggio creato nel 1962, normalmente protagonista ogni mese di novantasei pagine complessive (spalmate su varie collane)? Soprattutto quando le storie seguono un filo logico come quelle di Spider-Man, e sono quindi sequenziali e cronologiche come in una soap opera, il compito dello scrittore diventa a dir poco arduo. A questo si aggiunga il fatto che l’eredità lasciata dai papà del Tessiragnatele, Stan Lee & Steve Ditko, su Amazing Fantasy 15 dell’agosto 1962 è ancora bellissima: un adolescente assiste a una mostra sulle radiazioni e, alla fine di un esperimento, viene morso da un ragno irradiato che gli dona le caratteristiche di un aracnide. Inizialmente, dopo aver fabbricato un costume rossoblù e addirittura delle armi da polso per sparare ragnatele di sua invenzione (!), decide di usare i propri poteri (capacità di aderire alle pareti, superforza e una sorta di sesto senso che lo avvisa dei pericoli) per guadagnare soldi nel mondo dello spettacolo e aiutare economicamente gli zii, presso cui vive. Poi, quando lo stesso anonimo ladro che il giorno prima non si era curato di fermare uccide suo zio Ben, Spider-Man capisce che da un grande potere derivano grandi responsabilità. Nel caso dell’Uomo Ragno c’è poi una regola fondamentale da rispettare: Peter Parker non può uccidere esseri umani. La cosiddetta continuity, la cronologia degli eventi, può anche essere un minimo piegata alle esigenze dello scrittore e, se necessario, ricostruita. I presupposti iniziali – il morso del ragno, l’assassinio dello zio Ben, zia May vedova, Peter che capisce che da un grande potere derivano grandi responsabilità – possono insomma essere un po’ “variati”. Avete visto i film e magari i cartoni animati, quindi sapete come sia possibile miscelare gli ingredienti per ottenere una ricetta comunque gustosa.

Chapter One

Spider-ManProprio per rendere la Ragno-ricetta più fragrante per i lettori del XXI secolo, nel 1998 il direttore editoriale della Marvel Bob Harras dette carta bianca al cartoonist John Byrne: in pratica, avrebbe potuto riscrivere a suo piacimento le primissime avventure del Tessiragnatele di Stan Lee & Steve Ditko e, da quel momento, quella sarebbe stata la continuity ufficiale dell’Uomo Ragno. Byrne, il quale già aveva riscritto nel 1986 la storia ufficiale di Superman, si lanciò a capofitto nell’impresa riscrivendo e disegnando il “primo anno” dell’Arrampicamuri nella maxiserie in tredici numeri intitolata Spider-Man: Chapter One. A onor del vero, essendo un grande appassionato delle storie di Lee/Ditko, Byrne non si allontanò molto dal loro solco, aggiornando le prime avventure agli anni Ottanta, così che Peter Parker fosse ancora un ventenne nelle storie attuali (pur avendo già avuto quindici anni nel 1962); inoltre collegò la sua origine a quella del Dr. Octopus. In pratica, nella prima storia Peter rimaneva vittima di un’esplosione atomica provocata da un errore dello scienziato Otto Octavius ed entrambi acquisivano i rispettivi poteri: Peter perché morso da un ragno radioattivo; Otto perché si trovava vicino alle braccia d’acciaio estensibile di propria invenzione. Sulla base di queste premesse Byrne rinarrò il primo anno di vita del Tessiragnatele, negando quindi innumerevoli racconti precedenti basati sul presupposto di due incidenti separati. Usò tuttavia la libertà a sua disposizione in modo “irresponsabile” – almeno secondo legioni di fan dello “Spider-Man classico”, tra cui militavano, e militano, anche autori di fumetti! Fatto sta che, quando fu commissionata una Ragno-storia a Paul Jenkins, scrittore britannico appassionato di Spider-Man sin dalla tenera età, quest’ultimo decise di ignorare l’operato di John Byrne ripristinando l’originale versione di Lee & Ditko. In poche parole, Peter Parker non veniva coinvolto in un’esplosione, ma riceveva i poteri ragneschi dal morso di un aracnide irradiato durante una dimostrazione scientifica. Byrne non la prese affatto bene, soprattutto quando fu chiaro che Spider-Man: Chapter One era stata cancellata dalla mappa, come se non fosse mai stata scritta.

Entra in scena J.M. Straczynski

Spider-ManJoseph Michael Straczynski, JMS per i fan, è quel che si definisce un creativo a 360 gradi. Nato il 17 luglio 1954 a Paterson, New Jersey, ha quattro lauree (in Sociologia, Psicologia, Filosofia e Letteratura) e ha insegnato creative writing (“scrittura creativa”) alla San Diego State University. Scrive sin dai tempi del liceo, quando la sua scuola gli commissionò una commedia poi rappresentata davanti all’assemblea scolastica. Ha lavorato per diversi media, pubblicato romanzi, pièce teatrali, saggi sul fumetto, è stato produttore e sceneggiatore di telefilm – La signora in giallo, The Real Ghostbusters, Walker Texas Ranger, Jake & Sason Detectives, Jeremiah (tratto dall’omonima serie di graphic novel di Hermann) – e ha ideato il seminale serial di fantascienza Babylon 5, vincitore di due premi Hugo. Il suo debutto nel mondo dei comics è storia relativamente recente, ma già dalle prime pagine della maxiserie in ventiquattro albi Rising Stars (Image/Top Cow; 1999) ci si rende conto di trovarsi davanti a un maestro della parola scritta. Proprio questa complessa opera sui supereroi, spesso paragonata al capolavoro Watchmen di Moore & Gibbons, portò Straczynski all’attenzione del nuovo direttore editoriale della Marvel, Joe Quesada, il quale nel 2001 gli chiese “semplicemente” di svecchiare l’immagine dell’Uomo Ragno su The Amazing Spider-Man, collana portante del Tessiragnatele sin dal marzo 1963. “Quel che intendo fare è portare Peter Parker nel XXI secolo” scrisse all’epoca J.M. Straczynski in una sorta di manifesto programmatico: “Dubito infatti che un lettore a digiuno dell’Uomo Ragno riuscirebbe a percepire la differenza tra le storie degli anni Ottanta o Novanta e quelle più recenti. Il personaggio non è infatti cresciuto. Le cose attorno a lui sono cambiate, il cast dei comprimari si è evoluto, ma quella crescita personale, che era fondamentale agli esordi, si è bloccata. L’Uomo Ragno mi è sempre parso un personaggio legato al proprio tempo, alla New York attuale, al presente… mentre quello delle ultime storie sembra imprigionato in una bolla. Non si è mai trasferito nel presente. Ed è tempo che le cose cambino”. Nel giro di sei mesi le vendite di Amazing triplicarono e Straczynski diventò uno degli sceneggiatori di supereroi più amati dal pubblico e dalla critica. Tra (molti) alti e (pochissimi) bassi, JMS ha concluso proprio nel 2007 il suo ciclo di storie con una saga che sconvolgerà l’Uomo Ragno per gli anni a venire. Conoscendo la trama, sarà un altro travolgente successo per un autore sempre più sulla cresta dell’onda e per un personaggio che ha evidentemente ancora moltissime storie da raccontarci.

RESURREZIONI SERIALI

Spider-ManLa serialità è un genere di narrazione che affonda le radici negli Stati Uniti, terra di nascita dei serial TV, delle situation comedy e dei grandi cicli cinematografici a puntate come Guerre Stellari. E, naturalmente dei fumetti di supereroi. Nel fumetto popolare italiano, di regola, non c’è una serialità paragonabile a quella de L’Uomo Ragno o di qualsiasi altro fumetto di supereroi. Gli eroi italiani vivono in una sorta di eterno “episodio pilota”, un numero unico, autoconclusivo, che si rinnova a ogni puntata. La narrativa seriale ha le sue regole. La più importante è che ogni evento debba avere una causa, e che questa sia prima o poi rivelata. Se alla fine dell’episodio il nostro eroe è incatenato e sospeso su un precipizio che si affaccia sulla colata lavica di un vulcano in eruzione, mentre il suo arcinemico lentamente sta tagliando la corda che lo tiene in bilico, nell’episodio seguente non può essere tranquillamente seduto al bar a sorseggiare una bibita fresca. Prima o poi ci deve essere spiegato come diavolo ha fatto a liberarsi dalle catene e a mettersi in salvo. Il pubblico, pur amando l’eroe e desiderando più di ogni altra cosa la sua salvezza, non accetterebbe mai una scorciatoia sleale: l’accordo fra chi racconta e chi ascolta si romperebbe e con esso l’incanto dell’affabulazione. Il pubblico non riuscirebbe più ad abbandonarsi con fiducia allo svolgersi della trama, i colpi di scena sarebbero svuotati di senso e subentrerebbero disinteresse e noia, i due mortali nemici della narrazione seriale. Un’altra regola è che il corso degli avvenimenti narrati dev’essere coerente con i presupposti. In una puntata di C.S.I. non potrà mai accadere che il fantasma della vittima si manifesti indicando il proprio assassino. C.S.I. non è una serie che ammette la presenza di spiriti: solo cadaveri, scene del crimine e analisi del DNA (che “non mente mai”), e dovrà essere Gil Grissom, coniugando esami di laboratorio e felici intuizioni, a smascherare il colpevole (o a non smascherarlo: il lieto fine è un optional; ciò che è necessario è che a vincere o a fallire sia sempre l’eroe della serie). Infine, in un racconto a sviluppo seriale il personaggio è il centro di tutto. La massima di Stephen King che recita “è la storia, non chi la racconta” vale due volte: gli autori possono cambiare, ma l’eroe resta. Il protagonista può anche morire, ma in un racconto seriale può farlo soltanto nell’ultima puntata. Tutto questo significa che in quel particolarissimo racconto seriale che è una collana di genere supereroico, il protagonista non muore mai, resta in pista indefinitamente, dal momento che l’ultimo episodio è un’eventualità talmente remota da potersi definire impossibile.

Dallas

Spider-ManFra il 1978 e il 1991 la CBS trasmise in America Dallas, una soap opera di enorme successo. In Italia Dallas divenne uno dei simboli della televisione degli anni Ottanta e contribuì alla crescita nel nostro paese delle televisioni commerciali. Dallas narrava le vicende di una ricca famiglia di petrolieri texani. Nelle sceneggiature venivano posti in risalto i molti vizi e le (poche) virtù degli Ewing, dei loro amici e dei loro nemici. Sono molti gli aspetti per i quali Dallas rappresenta un momento di rottura nella storia della narrativa seriale, ma a noi ne interessa soltanto uno. Nel 1985 uno degli attori, Patrick Duffy, decise di lasciare il programma. Il suo personaggio, Bobby Ewing, uno dei protagonisti della serie, fu quindi “fatto morire” (normale routine quando un attore di un serial decide di andarsene). In seguito alla morte di Bobby, si verificò una flessione negli ascolti, mentre la carriera di Duffy segnò una battuta d’arresto. Dopo un anno di episodi senza Bobby, la produzione trovò un accordo con Patrick Duffy e l’attore rientrò nello show. La puntata del ritorno (dalla morte!) di Bobby Ewing fu memorabile e resterà per sempre nella storia della televisione: era stato tutto un sogno di Pamela, la moglie di Bobby! Il personaggio non era mai morto e l’anno di episodi in cui era mancato dallo show… semplicemente non c’era mai stato! Fu la prima volta in cui le regole della narrativa seriale furono manipolate quasi al limite del lecito. Oltre il limite del lecito, fu l’opinione di molti critici. Un’intera stagione di Dallas fu di colpo annullata e l’intera continuità narrativa della serie fece un salto indietro di un anno. La CBS fu sommersa dalle lettere di protesta, ma gli indici di ascolto ressero. Dallas proseguì per altre quattro stagioni, per un totale di tredici. La morte/resurrezione di Bobby fu uno dei primi esempi di “retrocontinuty” (o retcon), un’operazione di sceneggiatura che consiste nel riscrivere parti pregresse di una trama inserendovi a posteriori elementi originali, in modo da giustificare nuovi sviluppi.

Morte e resurrezione

Fra il 1992 e il 1994 un evento senza precedenti sconvolse il fumetto americano: la morte di Superman. Un gruppo di sceneggiatori e di editor della DC Comics portò avanti il progetto di rilanciare il primo dei supereroi… uccidendolo. L’evento ebbe una copertura mediatica impressionate. Superman fu ucciso al termine di una sequenza di episodi in cui Doomsday, un mostro mai comparso prima nelle storie del superuomo di Krypton, raggiungeva Metropolis dopo aver lasciato dietro di sé una scia di morte e distruzione, e qui uccideva Superman a mani nude. Per un anno intero le testate dedicate all’eroe più famoso dei comics continuarono a uscire nonostante la morte del protagonista. Seguì il funerale, la comparsa di quattro falsi Superman ognuno dei quali tentò di farsi accettare dai lettori come l’eroe redivivo, e solo dopo un anno il vero Superman rientrò in scena. La morte di Superman si sviluppò nelle quattro serie americane dell’Uomo d’Acciaio coinvolgendo anche diversi speciali e molti numeri di collane dedicate ad altri personaggi della DC. Il bilancio dell’operazione dal punto di vista economico fu più che positivo, con vendite di milioni di copie, mentre a livello di contenuti l’operazione fu molto criticata, anche se il ritorno di Superman fu concepito con un escamotage narrativo sufficientemente onesto: in fondo Superman è un alieno e la morte per lui può essere qualcosa da cui si può anche… guarire. La DC aveva dunque osato l’inosabile, sfidato i fan più accaniti che notoriamente mal digeriscono i cambiamenti radicali, e alla fine tutto era tornato come prima, rispettando l’assioma numero uno del fumetto americano: cambiare tutto perché nulla cambi. Cosa avrebbe fatto ora la Marvel? Cosa avrebbe escogitato di più potente, di più clamoroso?

Quale Uomo Ragno?

A metà degli anni Novanta Spidey si trovava in un momento critico della sua vita (per Spider-Man, il supereroe depresso per eccellenza, non esistono momenti facili). Il personaggio di bandiera della Marvel aveva attraversato molte metamorfosi, al punto di essersi parecchio allontanato dal personaggio degli inizi. Intanto, era cresciuto. Sì sa, alla Marvel il tempo scorre più lentamente (un tempo c’era anche una formuletta per determinare le corrispondenze esatte fra anno Marvel e anno solare), ma Spidey era cresciuto soprattutto interiormente. Non era più un adolescente e non era nemmeno più un giovanotto. Il fatto che fosse sposato sottraeva agli sceneggiatori tutti gli scenari legati ai flirt, che contribuivano molto, negli anni Sessanta e Settanta, ad alleggerire il pathos del personaggio. Ma da quel punto di vista Peter Parker non poteva in nessun modo tornare indietro. Nessun lettore avrebbe mai accettato uno Spider-Man adultero e d’altra parte, se si fosse fatta morire Mary Jane, Peter sarebbe diventato vedovo, non scapolo. Dunque, come far ritornare l’Uomo Ragno dei bei tempi andati? La risposta in realtà fu semplice: bastava semplicemente farlo… tornare!

Cloni

Spider-ManTutti sappiamo che cos’è un clone. La pecora Dolly è diventata un inquilino dell’immaginario collettivo. Quello che non tutti sanno è che la clonazione umana non è attualmente realizzabile. Ci siamo vicini, sì, ma i cloni, questi nostri stranianti gemelli artificiali, sono personaggi da fantascienza, come Lincoln 6-Echo e Jordan 2-Delta del film L’isola, dove ignari cloni umani sono usati come banche di organi a beneficio dei loro abbienti “originali”. Nel mondo dei fumetti Marvel, però, la scienza fa passi da gigante. Pur non appartenendo al genere fantascientifico, i fumetti di supereroi descrivono un mondo amplificato. Se esistono i supereroi, allora esiste anche una superscienza che rende possibile recarsi nello spazio, compiere esperimenti sul DNA dei ragni, costruire bombe “ai raggi gamma” molto più potenti delle “normali” bombe all’idrogeno, creare robot che a un primo esame risultano identici a esseri umani e, ovviamente, clonare un essere umano. Nel mondo dell’Uomo Ragno, il clone protagonista della nostra storia è stato creato molti anni fa, all’incirca alla fine del 1975. Proprio ai bei vecchi tempi dell’Uomo Ragno!

La saga

Spider-ManLa Marvel compì su Spider-Man un’operazione di retcon simile a quella di Dallas. Nella vita di Peter fu individuato un momento particolare, collocato circa vent’anni prima, e da lì fu suggerito ai lettori un elemento estraneo, terrificante: Spider-Man, il caro amichevole supereroe di quartiere, marito di Mary Jane e nipote di zia May, potrebbe essere stato un impostore! Forse per vent’anni il vero Uomo Ragno era vissuto ai margini della società, lontano dagli occhi insaziabili dei suoi fan, privato della memoria e del suo nome, mentre l’altro, l’impostore, aveva sposato la sua ragazza e rubato la sua vita. Certo, nel tempo Marvel quei vent’anni erano durati meno, ma i vent’anni di storie che i lettori avevano disciplinatamente letto, restavano. Certo, l’altro, il marito di MJ, e futuro padre di una bambina, era in perfetta buona fede, era sicuro di essere quello vero… Questo volume raccoglie gli episodi di quel particolare momento in cui Peter Parker scoprì di essere stato clonato. Vedrete il volto di chi diede inizio all’evento più importante della vita dell’Uomo Ragno e i personaggi che all’epoca ne facevano parte. E vedrete il momento esatto in cui sarebbe avvenuto la scambio – se questo si fosse mai verificato. Questa è stata la prima Saga del clone e costituisce l’antefatto della seconda, che fu sviluppata nel 1994 da Ton DeFalco, Bob Harras e Bob Budiansky. C’è chi dice che potrà esserci presto una terza Saga del Clone e che potrebbe essere la trama del prossimo Spider-Man 4…

     
 
 

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Fumetti

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma
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