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PRETI PEDOFILI

Stupri ripetuti nel collegio cattolico

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ks_Reinhard_Marx_D_1311818pIl cardinale di Monaco avrebbe coperto un caso di violenze sessuali che coinvolge l’abbazia di Ettal
A 57 anni Reinhard Marx è il più giovane cardinale al mondo. La porpora tedesca ha colpito favorevolm ente l’opinione pubblica della Germania per la gestione degli abusi sessuali commessi dagli uomini di Chiesa. Un decisionismo che ha impressionato i suoi connazionali, ma che avrebbe fatto arrabbiare perfino il Santo Padre e la Curia vaticana, colpiti dalla rapidità con il quale il successore di Ratzinger al vertice della diocesi di Monaco di Baviera ha allontanato i presunti colpevoli. Ora però la strategia di Marx sembra non essere stata così trasparente come era apparso nei mesi scorsi, visto che secondo la Die Welt il porporato bavarese avrebbe coperto un caso di pedofilia per alcuni mesi. VIOLENZE SESSUALI IN COLLEGIO – Ad inizio aprile del 2010 l’incaricato della diocesi per gli abusi sessuali, monsignor Siegfried Kneißl, riceve una mail di denuncia di una molestia subita molti anni prima. Nella comunicazione si descrivono le violenze subite in una scuola bavarese gestita dai preti, e si fa il nome dell’educatore molestatore, che prima lavorava nel liceo cattolico descritto nella mail e ora si è trasferito nel collegio dell’Abbazia di Ettal. Il monastero benedettino è in quel periodo nel mirino per i ripetuti casi di abusi sessuali verificatisi al suo interno. Il monsignore organizza un incontro con la vittima, che vive in Spagna. A fine aprile i due si vedono, e la persona molestata racconta la sua storia, iniziate nel 1984 quando era un allievo nella scuola benedettina di Scheyern, in Baviera, dove un insegnante lo ha abusato per più di un anno: carezze intime, penetrazione anale, sesso orale. Una volta il suo aguzzino gli avrebbe detto la seguente minaccia: “Prega Dio che questa notte mi faccio una suora, se no più tardi arrivo nel tuo letto”.

DENUNCIA RALLENTATA – Il racconto è giudicato credibile dal monsignore, che è obbligato dalle direttive episcopali a riferirlo al cardinale Marx. Secondo la vittima, ci sarebbe stato anche un incontro personale col cardinale di Monaco sul suo caso. La denuncia della violenza però viene esposta alla procura bavarese solo a inizio luglio, ben 3 mesi dopo la prima mail che rivelava l’orribile. Le molestie sono riferite anche al monastero di Scheyern, dove però l’educatore pedofilo non lavora più da molto tempo. A Ettal, dove ora insegna, nessuno viene informato. La causa è ancora da chiarire, ma secondo la die Welt è probabile che Marx non abbia voluto far emergere un nuovo caso che coinvolgeva l’abbazia benedettina, dopo che già l’abate e il direttore scolastico si erano dimessi su sua pressione personale dopo che oltre 100 casi di molestie erano stati denunciati.

SILENZIO STRUMENATALIZZATO – Dimissioni che non erano state apprezzate in Vaticano, visto che gli emissari della Curia romana avevano indagato sul loro comportamento e non avevano trovato condotte non conformi. La nuova violenza però getta nuove ombre sul monastero, e la denuncia viene rilanciata dalla stampa tedesca, e l’educatore pedofilo viene immediatamente sospeso, e pochi giorni dopo lasciano anche i vertici di Ettal. Ancora una volta Marx è lodato per il suo impegno contro le violenze sessuali compiute all’interno della Chiesa. Rimane però il mistero dei tre mesi di silenzio dopo la denuncia. La diocesi di Monaco di Baviera si difende, parlando di una richiesta della vittima che voleva rimanere nell’assoluto anonimato. La magistratura non risponde su questo, anche perché i reati sono prescritti. Le direttive della conferenza episcopale tedesca parlavano però esplicitamente di denunce rapide ed immediate, e questo non si è verificato, alimentando il sospetto di una strumentalizzazione da part del Cardinale Marx.

roccocipriano.it

 

 

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PRETI PEDOFILI

Pedofilia, le vittime argentine dell’Istituto Provolo: se Vaticano sapeva ora ci dia le prove

Le vittime erano bambine bambini sordi, le violenze avvenivano soprattutto di sabato, quando c’erano meno testimoni, oppure di notte, quando i ragazzi toglievano l’apparecchio acustico e non potevo sentire le grida degli altri.

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Immagine al solo scopo di corredo articolo

Autori di abusi e torture alcuni sacerdoti e suore che prendevano di mira i soggetti più vulnerabili in assoluto: i bambini orfani o i cui genitori vivevano molto lontano. Agli studenti non era permesso imparare la lingua dei segni (era il cosiddetto metodo oralista inventato dal fondatore, Antonio Provolo) impedendo loro di fatto anche di denunciare. La vicenda inizia nella sede centrale dell’Istituto Provolo, a Verona: dopo le prime accuse di molestie don Nicola Corradi viene trasferito in Argentina dove continua il ciclo di violenze a Mendoza e a La Plata finchè gli ex alunni iniziano a denunciare e nel 2019 il sacerdote viene condannato a 42 anni di carcere, il suo vice a 45 – le condanne più pesanti mai inflitte per questi crimini. Ora le vittime chiedono al Vaticano di fornire loro tutti i documenti sull’Istituto, in modo da continuare le indagini e assicurare alla giustizia tutti i colpevoli. Nel focus l’intervista di Veronica Fernandes alle vittime, il servizio di Vania De Luca sul percorso di iniziato da Papa Francesco con il Summit contro la Pedofilia e un’analisi della vicenda di Emiliano Guanella, che ha seguito il caso in Argentina.

IL CASO ISTITUTO PROVOLO


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Crediti :

Rai News 24

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PRETI PEDOFILI

“La pedofilia non uccide nessuno, l’aborto sì”.

Il prete cattolico di Rhode Island nella sua chiesa ha vietato la comunione ai legislatori statali che hanno sostenuto la legge sul diritto all’aborto

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Il prete cattolico di Rhode Island nella sua chiesa ha vietato la comunione ai legislatori statali che hanno sostenuto la legge sul diritto all’aborto

“La pedofilia non uccide nessuno, l’aborto sì”. È polemica negli Stati Uniti per le dichiarazioni pronunciate in diretta tv dal reverendo Richard Bucci. Il prete cattolico di Rhode Island nella sua chiesa ha vietato la comunione ai legislatori statali che hanno sostenuto la legge sul diritto all’aborto e in un’intervista rilasciata all’affiliata della NBC, la WJAR, ha commentato il fatto.

Per il reverendo della ‘Sacred Heart Church’ di West Warwick  l’aborto è un “massacro di bambini innocenti”: “Non c’è paragone tra pedofilia e aborto. La pedofilia non uccide nessuno, l’aborto lo fa”. Bucci ha quindi rimarcato come che il numero dei bambini abusati sia inferiore a quello degli aborti, per poi aggiungere “che non significa che l’abuso non sia una cosa orribile”.

Prima della dichiarazione shock, il prete era già finito al centro delle polemiche. Con una lettera aveva reso noti i nomi dei 44 deputati e senatori del Rhode Island che l’anno scorso avevano votato a favore del Reproductive Privacy Act, legge che prevede una serie di libertà e diritti alle donne che decidono di abortire.

In tanti hanno contesta le sue parole. Tra le prime, anche Carol Hagan McEntee, deputata statale del partito democratico, nella lista dei 44: “Quando dice che la pedofilia non uccide, chiaramente non sa cosa dice. Avrebbe dovuto ascoltare testimonianze e saprebbe che ci sono molte vittime che non sono più tra noi. Voci ferite a cui hanno rubato l’infanzia. Hanno praticamente distrutto le loro vite. E quelli che ancora possiamo ascoltare sono tra i fortunati perché sono ancora vivi. Non sono morti per overdose o suicidio. Ce ne sono molti altri che non sono mai riusciti a farsi avanti”.

 

 



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PRETI PEDOFILI

Abusi sessuali di gruppo su due fratelli: a Prato indagati 9 religiosi

Le indagini partite dalle dichiarazioni dei due fratelli, minorenni all’epoca dei fatti. Ma le vittime potrebbero essere di più

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E accusati delle presunte violenze sarebbero 5 sacerdoti, un frate e altri 3 religiosi.

Secondo quanto riporta la Nazione, che ha dato la notizia, la procura di Prato avrebbe aperto un’inchiesta per presunti abusi sessuali. Le indagini sulla comunità religiosa, che era nata con l’intenzione di guidare e sostenere i ragazzi, strappandoli a situazioni difficili, avrebbero invece portato alla luce un ambiente fatto di violene e abusi. Le vittime accertate finora sarebbero due: si tratterebbe di due fratelli, affidati dai genitori ai Discepoli dell’Annunciazione, che sosterrebbero di aver subito ripetute e inenarrabili violenze, anche in gruppo, per anni. Secondo la testimonianza fornita agli investigatori dai due fratelli, minorenni all’epoca dei fatti, ci potrebbero essere anche altre vittime, oltre che altri adulti coinvolti negli episodi di abusi, le cui identità sono ancora in fase di accertamento.

L’inchiesta sarebbe partita proprio dalle dichiarazioni dei due fratelli, presentate all’allora vesovo di Prato, che aveva rifetito alla procura quanto appreso da un ragazzo, che sosteneva di aver subito abusi fisici e psicologici all’interno della comunità. Il periodo degli abusi andrebbe, per una delle vittime, dal 2008 al 2016, e le violenze si sarebbero consumate sia nella sede di Prato che in quella di Calomini. Otto degli indagati si sarebbero approfittati del ragazzino, mentre due avrebbero preso di mira il fratello, dal 2009 al 2012.

Le vittime sarebbero ritenute credibili dalla procura di Prato e i magistrati hanno disposto le perquisizioni personali a carico dei 9 religiosi indagati, oltre a una serie di accertamenti nelle due sedi della comunità. Gli investigatori pensano di poter trovare documentazioni cartacee o video sugli abusi.

Lo scorso dicembre, il Vaticano aveva soppresso ufficialmente la comunità, dopo 14 mesi di attività. Le motivazioni che accompagnavano la decisione erano dettate da “forti perplessità sullo stile di governo del fondatore e sulla sua idoneità nel ricoprire tale ruolo”. Dubbi anche anche per i “limiti nel reclutamento e nella formazione dei membri” e per l’emergere di “deficienze nell’esercizio dell’autorità”.

L’attuale vescovo di Prato, dopo la diffusione della notizia, ha espresso in una note “piena fiducia nella magistratura e continua a offre agli inquirenti la fattiva collaborazione della Diocesi”. Poi ha aggiunto: “Le ipotesi di reato sono gravissime e addolorano l’intera comunità diocesana pratese”. Secondo quanto riporta AdnKronos, anche il vescovo, lo scorso dicembre, si era recato in procura di propria iniziativa per riferire suo fatti a sua conoscenza dopo le denunce presentate alla Diocesi. “Non nascondo il mio dolore e la mia viva preoccupazione e vorrei sperare che gli addebiti mossi non risultino veri, ma voglio chiaramente dire – ha concluso il vescovo -che il primo interesse che la Chiesa di Prato ha è quello della ricerca della verità. Per questo auspico che la Magistratura, nell’interesse di tutti, possa portare quanto prima a termine le indagini”.



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il Giornale

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