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Sale a 6 il numero delle vittime del terremoto di magnitudo 7,5 sulla scala Richter che ha colpito il Messico, mentre sarebbero almeno 500 le case distrutte. L’epicentro è stato localizzato nello stato meridionale di Oaxaca dove si concentrano tutte le vittime. Il governatore dello Stato, Alejandro Murat, parlando a Foro Tv ha confermato che tra le quattro vittime del bilancio precedente si aggiungono due persone colpite da una frana ad Huatulco, mentre erano in auto. Restano da chiarire le condizioni di una quindicina di persone rimaste intrappolate sotto a un edificio crollato a Santa Maria Zaniza. Nel frattempo, sui social, continuano il giro del mondo i video degli edifici dondolanti. Un aspetto del terremoto che rende l’idea di quanto sia stata forte la scossa.

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Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Trump ricoverato in ospedale con la febbre, cruciali i prossimi giorni. Casa Bianca: no a trasferimento dei poteri

Il presidente è all’ospedale militare Walter Reed e non passa i poteri al vice Pence. Ha ricevuto un farmaco sperimentale. Campagna elettorale nella bufera

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Ricoverato in ospedale, con febbre, tosse, congestione e affaticamento, colpito dal Covid-19. Donald Trump si trova da ieri sera al grande centro medico militare di Washington, il Walter Reed National Military Medical Center, dove la Casa Bianca ha ammesso che resterà per giorni.Il ricovero è stato definito a scopo precauzionale, per monitorare e curare il presidente con le migliori e più sofisticate tecnologie e terapie a disposizione. Trump avrà anche a disposizione speciali uffici della Casa Bianca nell’ospedale, qualora sia in grado di continuare a esercitare le sue funzioni. Trump ha twittato un video nel quale dice «credo di stare molto bene», il primo tweet dalla notte precedente quando aveva svelato la sua diagnosi. E la Casa Bianca fa sapere che le sue condizioni adesso non sono «in deterioramento». Ma i prossimi giorni, se l’esperienza medica nella lotta al virus insegna, saranno cruciali per l’evoluzione della malattia.

Incertezza elettorale senza precedenti

Il ricovero getta ulteriori ombre sulla campagna presidenziale ormai allo sprint finale dell’ultimo mese. Mai nella storia contemporanea del Paese un candidato alle presidenziali è stato ricoverato in ospedale a tempo indeterminato alla vigilia del voto. Non solo, ombre si allungano anche sulla leadership alla Casa Bianca, già considerata imprevedibile sia sul fronte domestico che internazionale con Trump in salute e saldamente nello Studio Ovale. Grande incertezza, insomma, rischia di dominare fino a quando non si saranno chiarite le condizioni di salute del presidente.

Nessun passaggio di poteri, per ora

I collaboratori di Trump hanno cercato di rassicurare affermando che non ci sarà alcun trasferimento di poteri al vice-presidente Mike Pence, risultato per ora negativo al coronavirus. «Il presidente è al comando», ha detto un portavoce. In caso di incapacità, leggi e Costituzione americane prevedono un passaggio dei poteri, volontario o meno, almeno temporaneo a Pence. Qualora anche Pence fosse fuori gioco, la linea di una successione, mai utilizzata, vede lo Speaker democratico della Camera Nancy Pelosi, il presidente repubblicano pro-tempore del Senato Chuck Grassley, il Segretario di Stato Mike Pompeo, entrambi risultati negativi al tampone sul virus. Un trasferimento temporaneo dei poteri è stato utilizzato negli ultimi 40 anni sia da Ronald Reagan che da George W. Bush, per colonoscopie.

I misteri sul contagio

La decisione stessa del ricovero immediato ha tuttavia moltiplicato preoccupazioni e tensioni per la tradizione di scarsa trasparenza dimostrata dall’amministrazione, non solo durante l’intera pandemia nel Paese ma nella gestione dell’attuale contagio e da sempre sulla salute del presidente. Il primo segno della serietà del nuovo contagio ai vertici del Paese era infatti già emerso mercoledì, quando la stretta consigliera del presidente Hope Hicks era risultata positiva dopo essersi sentita male, rimanendo coperto dal segreto. Hicks viaggia sempre gomito a gomito con Trump, era stata al dibattito presidenziale a Cleveland con il candidato democratico Joe Biden martedì e a un evento successivo in Minnesota.

Qui erano emersi i suoi sintomi ed era stata isolata in una cabina nel viaggio di ritorno a Washington sull’Air Force One. Nonostante questo e nonostante Trump fosse apparso visibilmente provato, si era ancora recato giovedì a un evento di raccolta fondi da cinque milioni di dollari in New Jersey, presso uno dei suoi resort golfistici, con un centinaio di invitati, tutti rigorosamente senza mascherine e precauzioni, compreso il presidente. Per Trump minimizzare la minaccia del virus, e della sua inadeguata gestione della crisi di sanità pubblica, è stato a lungo un cavallo di battaglia elettorale.

Un pericoloso appuntamento alla Casa Bianca

Hicks potrebbe però non essere stata all’origine del contagio, o almeno non la sola: due senatori repubblicani, Mike Lee e Thom Tillis, e il presidente dell’Università di Notre Dame sono tutti risultati positivi dopo aver partecipato a un evento affollato, almeno 150 ospiti, senza precauzioni alla Casa Bianca sabato scorso. Nell’occasione Trump aveva annunciato la nomina del giudice Amy Coney Barrett alla Corte Suprema. All’appuntamento, nel Giardino delle Rose, erano presenti anche tutti i più stretti collaboratori e membri dello staff presidenziale, tra cui l’ex consigliera di Trump, Kellyanne Conway, che venerdì sera ha twittato di essere positiva al coronavirus, così come il nuovo manager della campagna presidenziale di Trump, Bill Stepien. Un elemento che fa temere che la scoperta della diffusione del contagio sia ancora solo agli inizi, se l’evento si rivelerà esser stato un super-spreader.

Il mistero della salute di Trump

La salute del presidente è inoltre da tempo un mistero e oggetto di polemiche. Trump è considerato un paziente particolarmente a rischio, per età e condizioni fisiche. Ha 74 anni ed è considerato sovrappeso, quasi 106 chili per 1,90 di statura. Non è noto se abbia altri problemi medici, quali pressione alta o diabete, perché i suoi periodici check up medici sono sempre rimasti generici nel definirlo in buona salute. Lo scorso novembre Trump si recò a sorpresa proprio a Walter Reed senza dare spiegazioni convicenti, tra voci che avesse sofferto mini-infarti o altri malesseri tenuti nascosti.

A bordo del Marine One

Al momento la Casa Bianca difende a spada tratta la tesi della precauzione quando si tratta del ricovero. «Per eccesso di cautela, dietro raccomandazione medica, il presidente lavorerà dagli uffici presidenziali a Walter Reed per i prossimi giorni», ha comunicato ufficialmente la Casa Bianca poco prima che il Marine One, l’elicottero presidenziale, arrivasse sul South Lawn della White House verso le 6 pm ora locale. Trump si è imbarcato rapidamente, senza fare dichiarazioni e indossando una maschera, episodio raro.La raccomandazione del ricovero del presidente è stata direttamente dei medici della Casa Bianca, che hanno ritenuto di avere a disposizione know how adeguato per seguirlo, in particolare qualora le sue condizioni peggiorassero come a volte può accadere rapidamente tra a chi ha contratto il virus.

Un cocktail firmato Regeneron

Prima del ricovero gli avevano già somministrato in vena un cocktail di anticorpi della casa biotech Regeneron, ancora in fase sperimentale ma ritenuto promettente. Trump ha ricevuto anche vitamina D, un anti-acido, zinco, aspirina e melatonina. «Affaticato ma in buono spirito», ha detto il suo medico, Sean Conley, dopo aver completato la somministrazione. Il chief executive di Regeneron, Leonard Schleifer, conosce da anni Trump e la Casa Bianca lo ha contattato per avere l’autorizzazione d’emergenza a usare una dose del farmaco, poi approvata anche dalle autorità federali della Fda. Il cocktail, stando a primi, parziali studi, potrebbe abbassare i livelli del virus quando iniettato agli inizi della malattia. Mancano però prove e garanzie. Il fatto che abbia ricevuto un farmaco sperimentale ha tuttavia alimentato ulteriori sospetti tra i media americani che l’ottimismo sfoggiato dalla Casa Bianca sia prematuro.

Contagiati e non

Tra gli altri contagiati, la First Lady Melania Trump, che appare per ora in migliori condizioni, con emicrania e una tosse definita lieve. Negativi al virus al momento sono invece risultati la figlia Ivanka Trump e il genero Jared Kushner. Biden, il candidato democratico alle presidenziali, è a sua volta risultato negativo al tampone per il virus. Biden aveva incontrato Trump al primo dibattito tra i due, seppure a distanza, e resta a rischio perché il virus ha un periodo di incubazione di giorni.

La campagna elettorale continua

La campagna elettorale, davanti allo shock della malattia di Trump, è uscita scossa ma rimane in dirittura d’arrivo verso il traguardo del 3 novembre. Almeno quella democratica: Biden ieri sera in Michigan, parlando a un evento sindacale, ha inviato auguri di guarigione a Trump e invitato però tutti a prendere seriamente la minaccia del Covid-19. Il partito ha deciso di sospendere solo campagne pubblicitarie troppo negative contro Trump. Da parte sua la campagna di Trump, già indietro nei sondaggi, ha cancellato ogni appuntamento elettorale dal vivo, indicando che svolgerà piuttosto iniziative online.

Aiuti anti-Covid più vicini

In Congresso, lo Speaker della Camera Nancy Pelosi ha espresso la convinzione che davanti allo shock del contagio di Trump almeno un accordo tra democratici e repubblicani sia oggi più vicino: su un nuovo piano multimiliardario di aiuti economici contro la pandemia. Finora i democratici hanno proposto 2.200 miliardi ma i repubblicani e la Casa Bianca hanno resistito. Questa possibilità di compromesso potrebbe offrire sostegno a mercati finanziari preoccupati per la malattia del presidente.


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Donald Trump e Melania sono positivi al coronavirus

La notizia è arrivata nella notte. Il presidente Usa e la first lady hanno dovuto fare il test perché una componente dello staff era risultata positiva

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e la first lady Melania hanno annunciato in un tweet di essere positivi al nuovo coronavirus e si sono isolati, iniziando la quarantena. La situazione incerta avrà un impatto sulla campagna per le elezioni presidenziali, previste per il 3 novembre. Al momento la pandemia negli Stati Uniti, spesso sminuita da Trump, vede oltre 7 milioni di casi e 207mila decessi.  
Il presidente e la first lady stanno entrambi bene e resteranno nella loro residenza alla Casa bianca durante la convalescenza“, ha affermato in un comunicato il loro medico Sean P. Conley. Non si è ha conoscenza del fatto che Trump e sua moglie manifestino o no dei sintomi da Covid-19. Il presidente è stato costretto a fare un test per il coronavirus dopo che una delle componenti del suo staff più stretto, Hope Hicks, è risultata positiva. Ironicamente, in una cena politica nella serata di giovedì 1° ottobre, Trump aveva affermato che la fine della pandemia fosse vicina. Il presidente degli Stati Uniti non è stato l’unico politico di spicco ad avere notizia di positività al nuovo coronavirus. Tra questi ci sono Boris Johnson (premier del Regno Unito), Jair Bolsonaro (presidente del Brasile), e il nostro Silvio Berlusconi.

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Italia, Germania e Irlanda pronte a scambiarsi i dati delle app di contact tracing

Al via il progetto di condivisione dei contatti a rischio in Europa. Il 17 ottobre si collegano le prime tre, poi altre 11. Solo la Francia resta fuori dalla strategia contro il coronavirus

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Il palazzo del Berlaymont a Bruxelles, sede della Commissione europea (foto: Luca Zorloni per Wired)
Di far dialogare tra loro le app che gli Stati dell’Unione europea hanno sviluppato per tracciare i contagi da coronavirus si discute da aprile. Ancora prima che Apple e Google definissero lo standard di scambio delle informazioni via bluetooth a cui quasi tutti i governi si sono adeguati. Poi l’interoperabilità tra le applicazioni, come l’italiana Immuni o la tedesca Corona-Warn-App, è tornata di attualità alla vigilia delle vacanze estive, quando si è allentata la stretta alle frontiere. L’idea era che con una sola app il turista avrebbe ricevuto segnalazioni di eventuali contatti a rischio in ogni Paese dotato di uno strumento simile. Si arriva così a settembre: tra il 14 e il 18 sei Paesi, Repubblica ceca, Italia, Germania, Danimarca, Irlanda e Lettonia, hanno effettuato i primi test tra i loro server. E ora l’obiettivo è di accendere i motori a ottobre. Saranno Italia, Germania e Irlanda i primi Paesi a collegare le loro app al nodo europeo di interscambio, come apprende Wired da fonti accreditate della Commissione. La data segnata a calendario è il 17 ottobre. Poi si procederà entro novembre con altri 11 Stati che stanno partecipando ai test, tra cui Austria, Spagna, Repubblica ceca, Estonia, Polonia, Lettonia, Danimarca, Croazia, Portogallo, Malta e Olanda. Nel complesso, entro la fine dell’anno l’obiettivo è di portare a bordo tutti gli Stati che hanno sviluppato e sono prossimi a lanciare la loro app di contact tracing (come Belgio, Cipro e Lituania). L’unico punto interrogativo è la Francia, che pure nelle ultime due settimane ha registro una preoccupante impennata di contagi da Covid-19: 157.475. Siccome Parigi ha scelto di non adottare la tecnologia di Apple e Google per la sua Stop Covid e ha uno standard diverso dal resto delle app europee, la soluzione per collegarla è tutta da inventare.

Aumentano i contagi da coronavirus

Anche se arriva a vacanze estive ormai concluse, l’interoperabilità della app di contact tracing rappresenta una conditio sine qua non per non richiudere in fretta e furia le frontiere mentre in Europa i contagi da coronavirus hanno ripreso a galoppare. Nelle ultime due settimane se ne sono registrati 24.712 in Germania, 28.413 in Cechia, 6.698 in Danimarca e 22.603 in Italia (solo per citare alcuni Paesi). Da giugno i governi stanno lanciando le app di contact tracing. In Italia Immuni ha raggiunto (dati al 25 settembre) i 6,4 milioni di download. Ossia il 12% della popolazione italiana. Con mezzo milione di download nella prima settimana di scuola, la app si sta avvicinando a quella soglia del 15% dei residenti, superata la quale, secondo l’Università di Oxford, i sistemi di contact tracing producono risultati visibili. Va meglio alla Germania, che a tre mesi dal lancio di Corona-Warn-App ha raggiunto il 21,9% della popolazione residente (18,4 milioni di download) e alla Danimarca, che già a metà agosto viaggiava al 17,2% quando ha toccato il milione di download. Ad ogni modo, in Europa finora il tasso di adozione si aggira intorno al 10%, stando a fonti della Commissione. L’interoperabilità ha l’obiettivo di spingere i download tra chi viaggia.

Come funziona lo scambio di informazioni

L’infrastruttura è stata affidata a Sap, multinazionale tedesca del software, e T-System, il braccio informatico del principale operatore telefonico della Germania, Deutsche Telekom. Ci sono Sap e Deutsche Telekom dietro lo sviluppo della app di contact di tracing scelta da Berlino. E sempre loro sono tra le aziende in prima linea nel progetto di un cloud made in Europe, Gaia-X. La scelta è avvenuta sulla base di un accordo quadro che già le coinvolge negli appalti comunitari. Il sistema di interscambio si appoggerà al data center della Commissione europea in Lussemburgo, dove raccoglierà i dati provenienti dai database nazionali e li incrocerà per segnalare eventuali contatti a rischio. Lo standard sviluppato da Apple e Google, basato sul bluetooth low energy, prevede che quando due persone che hanno scaricato la app di contact tracing si trovano a distanza ravvicinata (almeno un metro) e per un tempo sufficiente (da 5 a 30 minuti), i loro smartphone si scambiano un codice identificativo pseudonimizzato (un alias che non consegna dati personali dell’utente) e ciascuno registra il contatto sulla sua lista. Se uno dei due utenti risulta positivo al coronavirus, può caricare sulla app il risultato del test. Ogni giorno gli smartphone si collegano al database centrale (in Italia gestito da Sogei) e verificano se ci sono corrispondenze tra i codici che hanno memorizzato e quelli che hanno comunicato l’esito positivo dell’esame. In tal caso, segnalano il potenziale contatto a rischio per attivare le procedure di prevenzione. Benché quasi tutte le app di contact tracing montino la tecnologia di Apple e Google, che da aprile dettano di fatto le regole internazionali sullo sviluppo di questi programmi, non c’è dialogo tra l’una e l’altra. Così, un cittadino tedesco che a luglio è venuto in vacanza in Italia, pur avendo installato Corona-Warn-App che ha alla base le stesse caratteristiche di Immuni, avrebbe dovuto scaricare anche la app tricolore per essere informato di eventuali contatti a rischio durante il suo soggiorno. E questo è un ostacolo che la Commissione europea vuole abbattere fin da quando gli Stati dell’Unione hanno iniziato a pensare al contact tracing digitale. Tuttavia, passare dalla teoria alla pratica ha richiesto più tempo del previsto. Da ottobre ciascun database centrale condividerà con quello europeo la lista dei codici per cui è stato comunicato un esito positivo del test. In questo modo un cittadino italiano, che deve recarsi in Germania per lavoro, sarà informato direttamente su Immuni di un contatto a rischio avvenuto durante il viaggio, attraverso lo scambio dei dati tra Berlino e Roma via Lussemburgo.

Come cambiano le app

I test hanno riguardato finora il backend, il dietro le quinte dell’infrastruttura digitale di contact tracing. Da ottobre invece, man mano che i Paesi si collegheranno allo snodo di interscambio, anche le app dovranno adeguarsi. Fonti della Commissione spiegano che non servirà scaricare una nuova applicazione ma basterà eseguire un aggiornamento di quella nazionale già in uso. I tecnici di Sap e T-System hanno previsto tre opzioni per integrare la nuova funzione. Sta alle autorità nazionali scegliere quale ritengono più opportuna. Nel primo caso, l’utente potrà accedere a un menù con tutti i Paesi europei con cui è attiva la condivisione delle chiavi e selezionare quello in cui si appresta a viaggiare. Per cui, se so che dall’Italia devo andare in Spagna, aggiungerò alla mia app anche la ricezione delle chiavi condivise dai server iberici. Nel secondo caso, l’utente potrà avviare prima della partenza lo scambio con le chiavi di tutte le app collegate, il cosiddetto Eu pattern. La terza scelta consiste nel non distinguere il momento del viaggio da quando ci si trova a casa e quindi di ricevere sempre le segnalazioni di contatti a rischio.

Gli interrogativi

Di fatto, siccome il bluetooth non consente di geolocalizzare il luogo del contagio e le chiavi condivise riguardano solo coloro che sono risultati positivi al test, il dove acquista meno peso nello schema di Apple e Google. Anche nello scambio dei dati tra i Paesi la segnalazione resta anonima, come prevede lo schema della Commissione europea sulle app di contact tracingmodello decentralizzato (la combinazione dei codici avviene sullo smartphone del singolo cittadino), tecnologia bluetooth, conservazione dei dati limitata nel tempo (la app tiene memoria dei contatti dei 14 giorni precedenti), download volontario. Resta ancora da capire come si dovrà comportare un cittadino che si trova in un Paese straniero e riceve l’avviso sulla propria app. Di base la procedura è quella di avvertire le autorità sanitarie (in Italia, il medico di base in primis) e seguire le istruzioni. Ma perché funzioni, ora all’interoperabilità deve seguire un’azione coordinata dei Paesi per far fronte a questi casi. E poi c’è l’incognita Francia. Nessun altro governo ha seguito Parigi sulla via del modello centralizzato e della rinuncia al motore per il contact tracing fornito da Apple e Google. Per questo ora la sua Stop Covid è tagliata fuori dalla rete di interscambio: usa dati diversi (i contatti anziché i contagi) e perciò parla una lingua che le altre app non capiscono.

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30 April 2017

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