Contattaci

ITALIA

Terremoto, un anno dopo: le mappe della ricostruzione

Pubblicato

il

È passato un anno dalla notte del 24 agosto 2016Una scossa di grado 6.0della scala Richter alle 3:36 del mattino, con epicentro ad Accumoli. Quattro paesi distrutti e 298 vittime. Dodici mesi dopo qual è la situazione? Quanti e quali sono gli edifici danneggiati? A che punto è la ricostruzione?

Per capirlo Wired si è rivolto a Lorenzo Perone, project manager di Ricostruzione Trasparente. Un progetto di monitoraggio civico del processo di ricostruzione, nato sulla scorta dell’esperienza di Terremoto Centro Italia. E sostenuto sia da una campagna di crowdfunding che da Google attraverso la sua Digital News Initiative.

Alla domanda se esistano i dati relativi agli edifici danneggiati, Perone risponde che un elenco completo non c’è. O comunque non è pubblico. Il che è paradossale “in uno Stato che ha un team per l’agenda digitale. E che ha vissuto esperienza molto critiche rispetto alla ricostruzione sia in Abruzzo che in Emilia”. Ciò nonostante, per conoscere la situazione ad AmatriceAccumoliArquata e Pescara del Tronto “bisogna ricorrere all’attivismo civico”.

Ora, la Protezione civile ha chiesto aiuto a Copernicus. Ovvero un programma dell’Unione europea per l’acquisizione di informazioni da immagini satellitari. Utilizzando fotografie aeree, i tecnici hanno censito gli edifici nelle aree colpite dal sisma. Evidenziando se siano integri oppure se siano stati danneggiati e in che misura. E pubblicando il tutto in uno shapefile. Ovvero, per i non addetti ai lavori, un documento che permette di visualizzare i dati su una mappa.

Qui è entrato in gioco l’attivismo civico. “La comunità italiana di OpenStreetMap ha utilizzato queste informazioni e le ha inserite nel database di OSM”, spiega Paolo Frizzera, geologo e mappatore. Il risultato è una mappa degli edifici danneggiati dal sisma del 24 agosto. Che Wired ha ricostruito utilizzando gli stessi dati:

 

Una precisazione importante: Copernicus ha fotografato la situazione prima del 30 ottobre. Data della seconda forte scossa, quella che ha colpito Norcia. Non è insomma escluso che i successivi terremoti possano aver peggiorato la situazione. Ma a che punto è la ricostruzione?

In realtà, per le abitazioni, non è ancora iniziata. Fino al 19 agosto, infatti, rimane in vigore lo stato di emergenza. Solo dal 20 si comincerà a ricostruire ciò che il sisma ha distrutto. Anche da questo punto di vista, però, le incertezze non mancano. “I cittadini sanno soltanto che i tempi saranno rapidi. Nel senso che sono stati stabiliti dei limiti temporali per iniziare e concludere i lavori dopo che è stata accolta la richiesta di risarcimento”, spiega Perone. Il problema è che “non si sa quando saranno accettate queste istanze. Si tratta di un elemento di incertezza molto critico per chi deve ricostruire una prima casa o un’attività”.

Più passa il tempo, infatti, “più le persone con una capacità lavorativa sono costrette a delocalizzarsi in maniera permanente”. Anche perché l’installazione delle Sae (strutture abitative in emergenza) è ben lontana dall’essere completata. Utilizzando i dati pubblicati dalla stessa Protezione civile, Wired ha costruito questa mappa:

 

Come si può vedere, è solo nel Lazio che le strutture sono già state messe a disposizione dei residenti. Nel resto dei comuni del cratere sismico, invece, le operazioni sono ancora in corso. In molti casi appena alle fasi iniziali. Il problema principale? “La burocrazia”, risponde Perone.

Per capirlo basta passare il mouse sui pallini verdi, che indicano le Sae completate. In questo modo si apre una finestra che indica la cronologia dei lavori. L’esempio delle due strutture installate a Poggio d’Arpi, nel comune di Accumoli, è lampante. L’area è stata messa a disposizione il 21 novembre 2016. Ci sono voluti quasi due mesi perché, il 14 febbraio, partissero i lavori di urbanizzazione.

“Si tratta di portare la corrente, l’acqua, i collegamenti fognari e la linea telefonica. Quindi realizzare le vie d’accesso e le piazzole sulle quali poggiare le Sae”, prosegue il project manager di RT. Operazioni che è complesso realizzare in inverno, a causa della neve e del fango. Ma che, nel caso specifico, si sono concluse il 20 marzo. Lo stesso giorno è iniziata l’installazione delle strutture, terminata il 26 aprile.

Ma le case sono state disponibili solo dal 12 giugno. Quasi due mesi sono serviti “per effettuare il collaudo amministrativo”. Ricapitolando, dal 21 novembre al 12 giugno sono trascorsi 204 giorni. Di questi solo 72 sono stati impiegati per lavorare all’installazione delle Sae. Gli altri 132, invece, si sono persi per ragioni burocratiche.

Visti questi ritmi, se si considera che si sono diverse zone in cui i lavori non sono nemmeno cominciati, si comprendono i timori di Perone. Ovvero il rischio che, non avendo un posto in cui vivere, gli abitanti dei paesi colpiti dal sisma finiscano per abbandonarli definitivamente.

Quello che è certo è che Ricostruzione Trasparente proseguirà nella sua azione di monitoraggio civico. “Ad ottobre ad Arquata formeremo gli attivisti”, così che siano in grado di maneggiare i dati raccolti. E continua “l’azione di advocacy verso i comuni perché pubblichino in formato aperto i dati sulle vie e i numeri civici così da geolocalizzare ogni istanza di risarcimento”. Le cose da fare, però, sono tante. E così nuovi volontari sono sempre i benvenuti. Anche perché, visti i tempi, il monitoraggio della ricostruzione post sismica rischia di durare ancora parecchio tempo.

 
  

Licenza Creative Commons

Help Chat 

 

Crediti :

Wired

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

Continua a leggere
Clicca per commentare

Lascia una recensione

Per commentare puoi anche connetterti tramite:




avatar
  Iscriviti  
Notificami

ITALIA

La bufala dell’immagine “indecente” scattata al Gay Pride di Roma

 

Bufala!

Pubblicato

il

Sta girando sui social l’ennesima bufala, stavolta a sfondo omofobo. La foto in realtà  può fare scalpore nella mente chiusa di un religioso, non rappresenta nulla di atroce,  è una sfilata dove sono presenti anche dei bambini con la bandierina arcobaleno e  due coppie vestite di pelle che si tengono al guinzaglio.

Non ci sono persone nude, non c’è nulla di nocivo e, soprattutto la foto risale all’anno 2015 ed è stata scattata in Ucraina, ecco il link

http://dev.nrt24.ru/gay-pride-a-kiev/#prettyPhoto

Il problema di chi si lamenta (e crede che la foto sia italiana) nasce per il fatto che è una parata gay, quindi non perde l’occasione per scrivere a titoloni giganti “Guardate come si è ridotta l’Italia… Ieri a Roma…I bambini!!!” . Le mandrie abboccano e condividono.

 

Certo fosse stata Catwoman, nessun genitore si sarebbe lamentato, la bella donna -gatto vestita di pelle, dominatrice su Batman con la frusta

 

gay pride bufala

gay pride bufala

 

Sarò antipatico ma le foto che davvero reputo nocive per i bambini sono quelle legate alla necrofilia, non alla vita

 
  

Licenza Creative Commons

Help Chat 

 

Continua a leggere

ITALIA

Gay Pride Roma, la marcia arcobaleno sfila nelle strade della Capitale

“Siamo mezzo milione” Il corteo è partito da piazza della Repubblica. Hanno aderito anche il presidente della Regione Zingaretti e il Pd. Manifestazioni anche a Trento e Pavia

Pubblicato

il

Sfilerà con il motto “Brigata Arcobaleno, la liberazione continua” il gay pride organizzato a Roma oggi, sabato 9 giugno, per chiedere uguali diritti per tutti i cittadini e che rientra nella serie di appuntamenti previsti in tutta Italia all’interno dell’Onda Pride. Una manifestazione che arriva nel weekend che chiude la settimana segnata dalle dichiarazioni del ministro della Famiglia Lorenzo Fontana, secondo cui “per la legge non esistono le famiglie arcobaleno”. La comunità Lgbtqi percorrerà le vie della Capitale accompagnata da due testimonial d’eccezione: i partigiani Tina Costa di 93 anni e Modesto 92 anni, che parteciparono alla liberazione dell’Italia dal nazifascismo. Alla marcia per i diritti delle persone omosessuali hanno aderito, tra gli altri, il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, il Pd, LeU e Amnesty International Italia.

Chi parteciperà al gay pride

Alla parata parteciperà anche il presidente della Regione, Nicola Zingaretti, che ha detto: “Sarò al #RomaPride il 9 giugno perché è un grande, festoso e bellissimo evento civile e popolare. Quando una piazza chiede più diritti e dignità per tutti, allora è la nostra piazza, c’è la nostra gente e per questo la Regione Lazio e io ci saremo”. Non ci sarà invece la sindaca di Roma Virginia Raggi, ma il Campidoglio sarà rappresentato dal vicesindaco Luca Bergamo. Anche il Pd ha annunciato la sua adesione, alla manifestazione della Capitale e a quelle che seguiranno in tutta Italia, con una nota del segretario reggente Maurizio Martina e del presidente Matteo Orfini: “Esiste il diritto delle persone LGBT – si legge – a realizzare pienamente e liberamente se stesse nella società, così come esistono le famiglie Arcobaleno e il diritto dei bambini di essere tutelati”. Al Pride hanno annunciato la loro presenza anche le ambasciate del Regno Unito, del Canada e Quebec, della Germania, della Spagna, della Svizzera, della Danimarca e degli USA. Ma anche la Cgil, l’Unione Sindacale di Base dei Vigili del Fuoco, Amnesty International, i Radicali Italiani e Liberi e Uguali.

Gli appuntamenti dell’Onda Pride fino ad agosto

La serie di appuntamenti Onda Pride per sostenere i diritti della comunità Lgbtqi continuerà poi in tutta Italia fino a settembre. Oggi, oltre che a Roma, ci saranno cortei a Trento, dove sfilerà per la prima volta il Dolomiti Pride, e Pavia, mentre sabato prossimo, 16 giugno, a Barletta, Genova, Mantova, Siena, Siracusa, Torino e Varese e Caserta. Il 30 giugno sarà la volta di Milano, Padova, Pompei e Perugia. A luglio si inizia sabato 7 con Alba, Bologna e Cagliari, e si prosegue il 14 con Napoli e Ostia e il 28 con Rimini e Campobasso. L’11 agosto sarà la volta di Gallipoli mentre dal 3 al 19 agosto si svolgerà il Torre del Lago Pride 2018. La manifestazione di Palermo, prevista per giugno, è stata invece posticipata a settembre.

Roma candidata per il World Pride del 2025

Intanto Roma si è candidata anche per il World Pride del 2025 tramite il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli. La storica associazione Lgbtqi italiana ha già organizzato vari eventi tra cui il World Pride del 2000, il primo World Pride della storia, e l’Europride del 2011, con la partecipazione di Lady Gaga al Circo Massimo.

I numeri

Nel maggio 2016 il parlamento italiano ha approvato la legge Cirinnà che istituisce le unioni civili per le coppie formate da persone dello stesso sesso. Secondo un’indagine Doxa, “Gli italiani e le discriminazioni”, commissionata da Amnesty International Italia e realizzata  intervistando un campione rappresentativo della popolazione italiana  adulta (18-70 anni), per un italiano su due si tratta di un passo di civiltà. L’86% pensa che alle persone Lgbtqi debbano essere riconosciuti gli stessi diritti delle altre persone ma, nonostante i progressi, per un italiano su cinque le coppie formate da persone dello stesso sesso sono ancora vittime di omofobia. Il 40,3% delle persone Lgbtqi afferma di essere stato discriminato nel corso della vita, il 24% a scuola o in università mentre il 22% sul posto di lavoro.

Diritti Lgbti e lotta all’omofobia, Italia ancora indietro. I DATI

Italia ferma sui diritti delle persone Lgbti e sulla lotta contro le discriminazioni. È il quadro che emerge dall’edizione 2018 di Rainbow Europe, l’indice elaborato da Ilga, una delle più importanti ong per i diritti umani Lgbti, che classifica gli Stati in base al loro sistema legislativo e alle politiche adottate per garantire uguaglianza e parità di diritti. Il progresso verso l’uguaglianza e la parità di diritti per le persone Lgbti, misurato da Rainbow Europe in termini percentuali, è rimasto in Italia a poco meno del 27%, che vale al nostro Paese il 32esimo posto su 49 Paesi europei. La stessa situazione di un anno fa, dopo l’approvazione della legge Cirinnà sulle unioni civili del 20 maggio 2016. Ma il quadro resta critico in tutto il mondo: sono ancora più di 70 gli Stati nei quali l’omosessualità è reato, e 13 quelli dove è prevista la pena di morte per rapporti consensuali con persone dello stesso sesso (6 quelli in cui viene applicata).

Malta, Belgio e Norvegia sul podio per diritti Lgbti. Russia e Turchia in fondo alla classifica

L’indice Rainbow Europe prende in considerazione diversi indicatori per misurare l’avanzamento dei diritti delle persone Lgbti, classificando i Paesi in base a sei categorie: uguaglianza e non discriminazione, diritto di famiglia, crimini d’odio e hate speech,riconoscimento legale di genere (che include il diritto di cambiare legalmente sesso), libertà di espressione e associazione, e diritto d’asilo per persone Lgbti perseguitate nei Paesi di origine. Gli stati che fanno meglio in Europa secondo questi criteri sono Malta (91%, al primo posto), seguita da Belgio, Norvegia, Gran Bretagna e Finlandia. In generale, fanno bene i Paesi scandinavi e dell’Europa centrale, mentre tra i peggiori ci sono i Paesi dell’Est Europa e dell’ex Unione Sovietica. È proprio in questo gruppo che va a collocarsi l’Italia, preceduta da Cipro e Slovacchia e seguita da Georgia, Bulgaria e Romania. Preoccupante la situazione in Russia e Turchia, tra i peggiori, rispettivamente al 45esimo e al 47esimo posto sui 49 totali.

diritti gay lgbt

Per un italiano su cinque le coppie omosessuali sono vittime di omofobia

A confermare che per i diritti delle coppie omosessuali c’è ancora molto da fare è anche la recente indagine “Gli italiani e le discriminazioni” di Amnesty International, realizzata in collaborazione con Doxa: per il 14% degli intervistati non dovrebbero avere gli stessi diritti di quelle eterosessuali. Una convinzione che porta un italiano su cinque (il 22%) ad affermare che, nonostante i progressi fatti, le coppie formate da persone dello stesso sesso siano ancora vittime di omofobia.

“Le discriminazioni, in ogni loro forma, sono ancora oggi all’ordine del giorno e sappiamo che c’è ancora tanto da fare”, ha dichiarato Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia. Secondo la relazione finale della Commissione Parlamentare Jo Cox sull’intolleranza, la xenofobia, il razzismo e i fenomeni di odio del luglio 2017infatti, il 40,3% delle persone Lgbti affermava di essere stato discriminato nel corso della vita, il 24% a scuola o in università, mentre il 22% sul posto di lavoro.

Italia indietro su pari diritti e discriminazione

Il nostro Paese realizza solo uno – quello delle norme anti discriminazione sul lavoro – dei 19 punti presi in considerazione dall’indice Rainbow Europe che riguardano pari diritti in ambiti come quello dell’educazione, della sanità e in generale la presenza di principi di non discriminazione nelle leggi. Non va meglio per quanto riguarda le leggi su reati d’odio e sull’hate speech. L’Italia è uno dei pochi Paesi nel contesto occidentale, insieme a Russia, Turchia e pochi altri, che non include orientamento sessuale e identità di genere tra le aggravanti specifiche nelle leggi sui crimini d’odio e hate speech, e che non ha una strategia nazionale perseguita e continuata negli anni per contrastare l’odio e la discriminazione nei confronti delle persone Lgbti.

Le associazioni Lgbti: “Enorme ritardo”

“Il report annuale di Ilga Europe evidenzia nuovamente l’enorme ritardo dell’Italia rispetto agli altri Paesi d’Europa”, commentano in una nota congiunta i responsabili di Associazione radicale Certi Diritti, Arcigay, Circolo di Cultura Omosessuale – Mario Mieli, Famiglie Arcobaleno e Movimento identità trans. “Nonostante il passo avanti sulle unioni civili, spiccano le tante aree di intervento ancora prive di normative e politiche attive”. Concorda sul ritardo dell’Italia anche Evelyne Paradis, direttrice esecutiva di Ilga Europe: “L’Italia è superata da molti dei suoi vicini europei. Nessuna legge contro i crimini o i discorsi d’odio, un riconoscimento ad hoc delle famiglie arcobaleno, persino una legislazione di base contro le discriminazioni è assente. Nel

L’omosessualità è reato in oltre un Paese su tre

Ma qual è la situazione nel resto del mondo? Restano molti i Paesi in cui l’omosessualità è un reato. Secondo i dati di Ilga, sono 72 gli stati in cui l’orientamento sessuale può portare in prigione. Più di un Paese su tre al mondo. Paesi dove l’omosessualità può portare, oltre a condanne detentive (in diversi Paesi africani le pene previste superano i 14 anni, fino ad arrivare all’ergastolo), alla somministrazione di ormoni e altri trattamenti chimici. A questi 72 Paesi se ne aggiungono tre che non criminalizzano l’omosessualità ma hanno approvato leggi contro la “propaganda omosessuale”: Russia, Lituania e Indonesia. Solo una la novità importante rispetto al 2017: lo scorso 12 aprile, l’Alta Corte di Trinidad e Tobago ha dichiarato incostituzionali gli articoli del codice penale che criminalizzano i rapporti consensuali tra persone dello stesso sesso. Un verdetto definitivo è atteso nei prossimi mesi, ma il governo ha annunciato che ricorrerà in appello.

Dove l’omossessualità è considerata ancora illegale

Pena di morte in 13 Paesi

In 13 Paesi è prevista la pena di morte per rapporti consensuali tra persone dello stesso sesso. Come riporta Ilga, sono sei gli Stati in cui viene applicata, quattro a livello nazionale (Iran, Arabia Saudita, Yemen e Sudan) e due in determinate province (Somalia e Nigeria). Il numero sale ad otto se si considerano anche alcune zone dell’Iraq e della Siria occupate dall’Isis. In altri cinque stati (Afghanistan, Pakistan, Qatar, Emirati Arabi e Mauritania) la pena di morte è prevista per legge ma non viene utilizzata e vengono applicate pene inferiori. Lo scorso ottobre il Consiglio per i Diritti Umani dell’Onu ha approvato per la prima volta una risoluzione che condanna l’imposizione della pena di morte per rapporti consensuali tra persone dello stesso sesso.

 
  

Licenza Creative Commons

Help Chat 
Crediti :

Sky Tg24

Continua a leggere

ITALIA

Vibo Valentia, fermato l’uomo indagato per l’omicidio di Soumayla Sacko

Il provvedimento disposto dalla procura nei confronti di Antonio Pontoriero prima ancora dei risultati dello stub. L’ipotesi della vendetta dopo una serie di furti subiti

Pubblicato

il

VIBO VALENTIA – C’era il concreto rischio che tentasse di scappare, per questo la notte scorsa è stato fermato Antonio Pontoriero, il 42enne di San Calogero sospettato di aver ucciso il sindacalista maliano Soumalia Sacko, sabato pomeriggio colpito a morte da un colpo di fucile alla Fornace, ex fabbrica del Vibonese. Secondo gli investigatori dei carabinieri, il momente è stata una vendetta contro i continui furti. Avrebbe sparato per la continua presenza di extracomunitari in quella che riteneva fosse ancora una sua proprietà.

Il pm Luca Ciro Lotoro si è presentato personalmente a casa di Pontoriero per eseguire il fermo, insieme ai carabinieri della Compagnia di Tropea, guidati dal maggiore Dario Solito, e della stazione di San Calogero. “Ulteriore attività investigativa ha reso necessario ed urgente eseguire il provvedimento” spiega il procuratore capo di Vibo Valentia, Bruno Giordano, che insieme al pm Lotoro ha coordinato le indagini. Traduzione, inquirenti e investigatori hanno capito che Pontoriero sarebbe potuto diventare un’ombra, per questo hanno fatto scattare le manette.

Antonio Pontoriero

Antonio Pontoriero, 43 anni, il fermato per l’omicidio di Soumalya Sacko

Del resto, a carico del 42enne gli indizi sono tanti, chiari e pesantissimi.
In una terra in cui nessuno parla e chi sa tace, gli amici del sindacalista ucciso si sono presentati subito dai carabinieri cui hanno fornito una precisa descrizione fisica dell’assassino, dei vestiti che portava addosso al momento dell’omicidio, dell’auto che guidava, con tanto di parziale indicazione del numero di targa. E i carabinieri, grazie alla millimetrica conoscenza del territorio, non hanno avuto difficoltà a capire chi fosse. Per questo, poche ore dopo si sono presentati a casa di Antonio Pontoriero. Lì davanti c’era l’auto descritta dai testimoni, una Panda bianca vecchio modello, con targa Aw. In casa, nella lavatrice, pronti per essere lavati, la maglia nera e i pantaloni grigi descritti dai testimoni. Tutto quanto è stato sequestrato e adesso è in mano ai Ris di Messina che stanno passando auto e vestiti al setaccio per determinare l’eventuale presenza di polvere da sparo. Lo stesso esame cui è stato sottoposto anche Pontoriero.

Per i risultati bisognerà attendere almeno un giorno, ma nel frattempo ulteriori testimonianze e un monitoraggio attento del sospettato hanno convinto gli inquirenti ad ordinare il carcere per Pontoriero. Nel giro di 48 ore, toccherà al giudice convalidare o meno la misura, ma secondo fonti investigative è molto difficile che Pontoriero venga scarcerato. Anche perché il quadro a suo carico si potrebbe addirittura aggravare. E non solo in base ai risultati dello stub.

Dopo l’esame radiografico eseguito ieri sera, questa mattina è iniziata l’autopsia sul corpo di Soumayla, affidata al medico legale Katiuscia Bisogni, mentre il perito balistico Fernando Mancino è già al lavoro per ricostruire l’esatta traiettoria dei quattro colpi che, secondo i due testimoni, il killer ha sparato.

 
  

Licenza Creative Commons

Help Chat 

 

 

Crediti :

la Repubblica

Continua a leggere

Newsletter

Italia

Commenti più votati

  • 9 February 2018 by Giovanni Darko

  • 1 March 2018 by Graziella Di Gasparro

2

Tesla nello Spazio, smontiamo le obiezioni dei terrapiattisti

c’è bisogno di dare retta ai dementibiblici?
  • 20 February 2018 by

2

Tesla nello Spazio, smontiamo le obiezioni dei terrapiattisti

Sul serio c’è gente che pensa che la terra sia ...
  • 17 February 2018 by Simona Masini

2

I nanorobot sono in grado di distruggere ogni tipo di tumore

Trovi qualcosa qua : https://www.bambinidisatana.com/arrivo-la-pillola-inverte-linvecchiamento/
  • 14 February 2018 by Bambini di Satana

I più letti

Loading...