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Terrorismo, gli 007: Italia più esposta

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Terrorismo, l’allarme degli 007: “Italia sempre più esposta. Rischio infiltrazioni dai Balcani”

errorismo, gli oo7: “attentati, il ‘rischio zero’ oggettivamente impossibile“. Cresce la “possibilità che in #Europa trovino spazio nuovi attacchi eclatanti sullo stile di quelli di #Parigi “. Preoccupa il ruolo delle donne nel Califfato. Padoan: “Finanziamento terrorismo inquina i mercati“.  #Italia sempre più esposta al rischio terrorismo. La “concorrenza” tra al Qaeda e #Isis può portare ad attentati eclatanti. Cresce l’afflusso nei teatri del jihad di interi nuclei familiari e di giovani donne. Sul fronte interno, ancora in agguato il pericolo brigatista. E sempre attivo il fronte anarco-insurrezionalista. La relazione dei servizi segreti al Parlamento mette in guardia la politica dai pericoli che il Paese sta correndo in questo momento in cui alle grandi tensioni belliche (dal conflitto #Siria – #Iraq – #Daesh a quello in #Libia , dalle tensioni #Russia #Turchia a quelle tra turchi e curdi), si sommano una crisi congiunturale economica e una forte instabilità politica. I servizi segreti – in genere sempre prudenti – questa volta non temono di sbilanciarsi. Sanno che l’Italia sta giocando la sua partita più importante in Libia, teatro conteso dai francesi e sul quale ha una forte influenza l’ #Egitto . Come se non bastasse, il Paese è fortemente esposto dal punto di vista “religioso” a causa del Giubileo in corso. Non è un caso che la relazione ponga l’accento sulla elevata esposizione dell’Italia al rischio terrorismo.

Infiltrazioni dai Balcani

Il rischio di infiltrazioni terroristiche nei flussi migratori, che quanto alla direttrice nordafricana, nonostante ricorrenti warning, non ha trovato specifici riscontri, si presenta più concreto lungo l’asse della rotta balcanica“. Per la rotta balcanica la nostra intelligence evidenzia, in particolare, “le vulnerabilità di sicurezza legate all’imponente flusso di profughi provenienti dal teatro siro-iracheno; la centralità della regione quale via di transito privilegiata bidirezionale di foreign fighters, oltre che quale zona di origine di oltre 900 volontari arruolatisi nelle file del jihadismo combattente; la presenza nell’area di realtà oltranziste consolidate, in grado di svolgere un ruolo attivo nella radicalizzazione dei migranti“.
È emersa inoltre l’operatività di sodalizi brindisini attivi nel trasferimento di migranti dalle coste della penisola balcanica meridionale verso il nostro Paese. Si tratta di ex contrabbandieri di tabacchi lavorati esteri, esperti scafisti capaci di eludere la sorveglianza marittima, che utilizzerebbero imbarcazioni veloci di limitate dimensioni (non oltre le venti persone) intercettando una domanda in grado di sostenere costi elevati di viaggio“.

Cyber security e spionaggio digitale

Secondo la nostra #intelligence, si tratta di “una pratica sempre più diffusa quella dell’attacco mirato in ambito aziendale volto a guadagnare un vantaggio competitivo da parte di altre società di settore attraverso l’acquisizione illecita di informazioni sensibili. Proprio sul versante del cyber espionage sono emerse forme di aggressione particolarmente sofisticate e non rilevabili da parte dei software di sicurezza. In alcuni tipi di attacchi, il sistema target, una volta compromesso, rischia di rimanere infettato anche dopo gli interventi di ripristino, continuando quindi a “patire” la contaminazione. Alcune campagne offensive sono risultate alla base di continuative attività di esfiltrazione dati con l’uso di malware sempre più avanzati, poiché riescono ad individuare e sfruttare le vulnerabilità dei sistemi prima ancora che queste emergano all’attenzione o che siano disponibili i relativi aggiornamenti risolutivi“.

terrorismo

Rischio attentati

La minaccia, che può concretizzarsi per mano di un novero diversificato di attori, rende il ‘rischio zero’ oggettivamente impossibile…“. “È da ritenersi elevato – scrivono gli 007 nella relazione – il rischio di nuove azioni in territorio europeo, ad opera sia di emissari, inviati ad hoc, inclusi foreign fighters, sia di militanti eventualmente già presenti (e integrati/mimetizzati) in Europa, che abbiano ricevuto ispirazione e input da attori basati all’esterno dei Paesi di riferimento“.

Attacchi stile Parigi

Cresce la “possibilità che in Europa trovino spazio nuovi attacchi eclatanti sullo stile di quelli di Parigi, ma anche forme di coordinamento orizzontale tra micro-cellule, o azioni individuali sommariamente pianificate e per ciò stesso del tutto imprevedibili

“Italia sempre più esposta”

L’Italia è un target potenzialmente privilegiato sotto un profilo politico e simbolico/religioso, anche in relazione alla congiuntura del Giubileo straordinario; terreno di coltura di nuove generazioni di aspiranti mujahidin, che vivono nel mito del ritorno al califfato e che, aderendo alla campagna offensiva promossa da Daesh, potrebbero decidere di agire entro i nostri confini“.

In agguato le vecchie bierre

Velleitari, o comunque di non immediata viabilità, appaiono invece i progetti di rilancio dell’ideologia brigatista, tuttora coltivati da ambienti ristretti impegnati sul piano propagandistico a preservare la memoria degli Anni di Piombo, anche nel tentativo di attualizzarne il messaggio“. Sul versante degli ambienti di matrice brigatista, “continuano ad essere presenti – sebbene in un orizzonte temporale di medio-lungo periodo – potenziali rischi di una ripresa del fenomeno eversivo, legati ad alcuni aspetti non del tutto ricostruiti dalle indagini sull’ultima stagione terroristica“.

Padoan, finanziamento terrorismo inquina mercati

Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, in un convegno alla Luiss, ha detto che “Siamo di fronte alla proliferazione di una rete internazionale di finanziamento al terrorismo che sta inquinando, e quindi potrebbe avere conseguenze di altro tipo, i sistemi finanziari dei mercati. Per questo richiede una particolare attenzione“.

Al Qaeda e Is, concorrenti del terrore

Al Qaeda può intervenire sulla scena, in contrapposizione con il Daesh, con “atti eclatanti“. “Le acquisizioni informative raccolte dall’intelligence, così come le valutazioni condivise in sede di collaborazione internazionale, non consentono, peraltro, di ritenere superato il pericolo riferibile a formazioni terroristiche collegate ad al Qaeda. Anche se queste ultime risultano segnate da defezioni individuali a favore di Daesh, esse hanno continuato a far registrare una certa effervescenza tanto sul piano del reclutamento quanto su quello operativo, e proprio la competizione con Daesh potrebbe rafforzare la determinazione qaidista a intervenire sulla scena globale con atti eclatanti. Nel contempo, resta il pericolo di un’autonoma attivazione di estremisti homegrown che, individualmente o in microgruppi, potrebbero porsi in chiave emulativa sulla scia dei fatti di Parigi, concretizzare propositi violenti in relazione ad aspirazioni frustrate di raggiungere i teatri di jihad o comunque raccogliere gli appelli all’azione lanciati da Daesh e da altre organizzazioni terroristiche“.

“Le donne del jihad combattente”

I servizi segreti dedicano un intero capitolo al ruolo delle donne nel Califfato. “la presenza di donne nel terrorismo di matrice jihadista ha conosciuto una rapida espansione in concomitanza con l’affermarsi di Daesh, come dimostrato dal crescente numero di aspiranti mujahidat europee, per lo più giovani e di varia estrazione sociale, che tentano di raggiungere il teatro siro-iracheno. Il loro compito principale è quello di essere mogli e madri dei mujahidin : a questo fine, scopo del viaggio è solitamente il ricongiungimento con il proprio coniuge già sul fronte o l’unione con un militante conosciuto anche via internet nel jihad al nikah (“matrimonio per il jihad”), in adesione ai proclami di Daesh nei quali si esortano le musulmane a contribuire al popolamento del Califfato e ad “allevare” le nuove generazioni, nonché a sostenere il morale dei combattenti. Tuttavia, non mancano casi di estremiste impegnate in attività di proselitismo e reclutamento (soprattutto on-line, ove esisterebbero dei circuiti ad “esclusivo” ambito femminile), di supporto logistico (ad esempio, trasportando denaro) e di natura operativa”.

Le brigate femminili del Daesh

Emblematica, tra l’altro, la creazione in Siria e Iraq di due brigate di Daesh composte da sole donne (tra le quali la “celebre” al Khansaa, attiva a Raqqa), entrambe con compiti prevalentemente di “polizia”, specie per la rigida verifica che la condotta della popolazione femminile sia in linea con i dettami sharaitici. Il montante fenomeno del jihad al femminile ha imposto un affinamento degli strumenti di contrasto all’estremismo violento. Vanno lette in questo senso, ad esempio, le Good Practices on Women and Countering Violent Extremism, adottate nell’ambito del Global Counter-Terrorism Forum, intese, da un lato, a prevenire il coinvolgimento di donne e ragazze in attività terroristiche e, dall’altro, a supportare le numerose vittime femminili di estremismo e terrorismo.

Reducismo e foreign fighter

Massima vigilanza informativa è stata pertanto riservata al pericolo derivante dal possibile arrivo di returnees o dai movimenti di commuters – soprattutto ove si tratti di soggetti dotati di titoli di viaggio che consentono loro di muoversi liberamente in area Schengen – già residenti sul nostro territorio o in altri Paesi europei“. Si tratta di soggetti in grado di viaggiare più volte dal teatro di Jihad all’Occidente e viceversa, sfuggendo alle maglie dei controlli. “Anche in Italia, il fenomeno dei foreign fighters, inizialmente con numeri più contenuti rispetto alla media europea, è risultato in costante crescita, evidenziando, quale aspetto di particolare criticità, l’auto-reclutamento di elementi giovanissimi, al termine di processi di radicalizzazione spesso consumati in tempi molto rapidi e ad insaputa della stessa cerchia familiare“.

Proselitismo in carcere, a rischio i più giovani

Vanno valutati con estrema attenzione i crescenti segnali di consenso verso l’ideologia #jihadista emersi nei circuiti radicali on-line, frequentati da soggetti residenti in Italia o italofoni: si tratta di individui anche molto giovani, generalmente privi di uno specifico background, permeabili ad opinioni “di cordata” o all’influenza di figure carismatiche e resi più recettivi al “credo” jihadista da crisi identitarie, condizioni di emarginazione e visioni paranoiche delle regole sociali, talora frutto della frequentazione di ambienti della microdelinquenza, dello spaccio e delle carceri“. “I detenuti per reati comuni sembrerebbero i più vulnerabili a percorsi di radicalizzazione ideologico-religiosa e, qualora indottrinati, potrebbero, all’atto della scarcerazione, decidere di raggiungere i territori del Califfato o comunque nutrire sentimenti di rivalsa nei confronti del nostro Paese“.

 

 

Crediti :

la Repubblica

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Parigi: auto con bombole di gas vicino a Notre Dame

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La vettura, una Peugeot 607, era senza targa: sette le bombole di gas all’interno, sei piene e una vuota. Non erano collegate a nessun detonatore. Indaga l’antiterrorismo: fermate alcune persone. Il proprietario della vettura era già noto all’intelligence

n’auto senza targa con almeno sette bombole di gas è stata rinvenuta dalla polizia francese vicino alla cattedrale di Notre Dame, a Parigi. Il ritrovamento avvenuto nella notte fra sabato e domenica, a darne notizia i media francesi. Le bombole non sarebbero state collegate a nessun detonatore. All’interno dell’abitacolo trovati anche alcuni documenti scritti in arabo. Sul caso indaga l’ #antiterrorismo , alcune persone sono state fermate, riferisce Le Figaro. Fermato anche il proprietario della vettura: si tratta di un uomo che risultava già noto all’intelligence francese.

Il ritrovamento

La vettura, una Peugeot 607, senza targa, è stata scoperta dalle forze dell’ordine nella notte fra sabato e domenica nei pressi della cattedrale di Notre Dame. L’auto, con le quattro frecce accese, era parcheggiata in Quai de Montebello, nel quinto arrondissement. «L’auto è rimasta parcheggiata quasi due ore in una zona dove la sosta è vietata» ha spiegato Florence Berthout, presidente del quinto arrondissement. All’interno sette bombole di gas, una vuota, che si trovava all’interno dell’abitacolo, e sei piene, nel bagagliaio. «Non erano collegate a nessun detonatore» fanno sapere fonti della polizia francese. A dare l’allarme il proprietario di un bar. Sull’episodio indaga l’Antiterrorismo, almeno 10 persone sono state fermate. Identificato e fermato anche il proprietario della vettura, secondo BfmTv si tratta di un uomo di 34 anni, fermata anche una donna di 29, entrambi pregiudicati figuravano nella lista delle persone tenute sotto controllo dall’intelligence perché sospettate di radicalizzazione religiosa. All’interno dell’auto anche alcuni documenti in arabo.

bombole di gas Parigi

L’allerta

Il tutto mentre rimane alta l’allerta per nuovi possibili attacchi terroristici nel Paese. Il primo ministro Manuel Valls in un’intervista a Rtl ha ribadito che «la minaccia non è mai stata così alto», mentre il ministro dell’Interno Cazeneuve ha fatto sapere che nel mese di agosto sono state arrestate sette persone che stavano progettando attentati in Francia. Nel maggio scorso Patrick Calvar, direttore dell’agenzia di sicurezza interna si era detto convinto che Isis dopo gli attacchi di #Parigi sarebbe entrato di nuovo in azione con «auto bomba e ordigni esplosivi». Bombole di gas riempite di chiodi e trasformate in ordigni artigianali erano state utilizzate in passato, negli anni 90, in una serie di attacchi avvenuti nella capitale francese di cui il più grave era stato quello del 25 luglio 1995, quando un ordigno artigianale era esploso nella stazione della RER di Saint-Michel, uccidendo otto persone e ferendone oltre cento. La responsabilità dell’azione era stata attribuita al Gia, il Gruppo Islamico Armato algerino.



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Amatrice, la terra continua a tremare. Nuovi crolli

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La terra continua a tremare. Nuovi crolli ad Amatrice . La Protezione civile: “Forse più vittime de L’Aquila”

Amatrice, prosegue lo sciame sismico: scossa di magnitudo 4.3. Evacuato il palazzetto dello sport. I morti sono 250, oltre 250 anche le persone salvate

Una nuova forte scossa di magnitudo 4.3 è stata avvertita intorno alle 14,30 ad Amatrice. Si è alzata della polvere dalle macerie che è stata portata dal vento verso la tendopoli. In seguito a questo nuovo sisma è stato fatto evacuare il palazzetto dello sportdella città. A quanto si apprende dalla protezione civile, sono in corso controlli sulla struttura per scongiurare rischi visto che la terra continua a tremare. Nel palazzetto dello sport è allestito un centro di accoglienza e tra ieri e oggi è servito anche come deposito per derrate alimentari oltre che per il ricovero di alcune persone. In particolare, nella struttura sono ospitate 300 brandine, mentre altre 500 sono allestite nella tendopoli adiacente. Il sindaco Sergio Pirozzi ha assicurato che il luogo della tendopoli, presso i campi sportivi, è da considerarsi sicuro.

Il tragico bilancio Intanto continua a salire il numero delle vittime del terremoto che nella notte tra martedì e mercoledì, alle 3.36, ha colpito i comuni di Amatrice, Arquata del Tronto e Accumoli. Dopo una notte il ricerche il bilancio è drammaticamente salito: ora le vittime sono 250: 193 deceduti ad Amatrice; 11 ad Accumoli e 46 ad Arquata mentre sono 193 le persone ferite. Ma il numero sembra inesorabilmente destinato a crescere. Anche perché quasi nessuno sa quante fossero realmente le persone che in questi giorni si trovavano nella zona. I tre paesi e le loro frazioni sono infatti luogo di villeggiatura e durante l’estate duplicano se non addirittura triplicano il numero dei loro abitanti. La speranza, però, non viene meno. E i soccorritori, oltre ai corpi delle vittime, sperano di poter trovare ancora dei sopravvissuti: finora sono oltre 250 le persone estratte vive dalle macerie. Fabrizio Curcio, capo del Dipartimento della Protezione Civile, rispondendo alla domanda se il bi ancio delle vittime del terremoto di ieri potrebbe superare la cifra di quelle del terremoto dell’Aquila ha risposto: “Siamo vicino alla cifra delle vittime dell’Aquila, la magnitudo più o meno è lì, anche questo è un terremoto superficiale – ha spiegato -. Noi ci auguriamo di no ma dobbiamo ovviamente essere pronti“.

italy earthquake Amatrice

Intanto la terra continua a tremare

Dall’inizio di questa drammatica vicenda si contano già oltre 400 eventi sismici. Stamattina, alle 5.17 una nuova scossa di magnitudo 4.5 è stata chiaramente avvertita al confine tra Marche e Lazio. L’ Ingv fa sapere che la situazione sismica nella zona del terremoto “continua a essere di forte attività con molte repliche che si susseguono nell’area“. Per le cintania di sfollati che hanno trascorso la notte in macchina o nelle prime tendopoli allestite ieri, l’incubo non accenna a finire.

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Giorgia sta bene

E’ ricoverata nell’ospedale di Ascoli Piceno, e sta bene, Giorgia, la bimba di 10 anni rimasta per 16 ore sotto le macerie della sua casa a Pescara del Tronto e salvata ieri sera. I vigili del fuoco sono riusciti ad arrivare alla piccola intorno alle 20, dopo aver individuato la zona della sua cameretta. La sorella della bambina, però, che era stesa accanto a lei, non ce l’ ha fatta.

Stato di emergenza

Ora al Dipartimento della Protezione Civile è in corso la riunione della Commissione Nazionale Grandi Rischi, che farà un’analisi e una valutazione sul terremoto verificatosi ieri nell’Italia centrale. Mentre oggi pomeriggio, alle 18, si riunirà il Consiglio dei Ministri: il governo metterà in campo i primi provvedimenti, a partire dalla dichiarazione di stato di emergenza per le aree colpite e dall’erogazione dei 234 milioni del Fondo per le emergenze nazionali.

L’inchiesta

La Procura di Rieti ha aperto un’inchiesta contro ignoti con l’ipotesi di reato di disastro colposo, per fare luce anche sui crolli che hanno interessato edifici ristrutturati recentemente, come la scuola di Amatrice e il campanile crollato ad Accumoli.



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il Tempo

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Terremoto nel centro Italia, almeno 21 morti

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[glossary_exclude]Terremoto[/glossary_exclude] nel centro Italia, almeno 21 morti. Scossa 6.0. Il sindaco di Amatrice: metà paese non c’è più

n forte terremoto ha colpito nella notte l’Italia centrale provocando morti e feriti. Il bilancio del sisma è al momento di 21 vittime accertate, 11 nel Lazio di cui sei ad Accumuli e 5 ad Amatrice, in provincia di Rieti, e 10 nelle Marche a Pescara del Tronto (Ascoli Piceno). Vengono però segnalate molte persone sotto le macerie e il bilancio delle vittime è destinato a salire, sono decine i dispersi di cui non si sa ancora nulla. Alcune zone dei centri abitati sono impossibili da raggiungere. Il terremoto di oggi nell’Italia centrale «è paragonabile, per intensità, a quello dell’Aquila» ha detto il capo del Dipartimento Protezione Civile, Fabrizio Curcio.

La prima e più forte scossa, di magnitudo 6.0, è stata registrata alle 3:36 con epicentro vicino ad Accumoli, in provincia di Rieti, a 4 chilometri di profondità. Altre decine di scosse di minore entità si sono sentite nella notte. Il terremoto è stato avvertito anche a Roma e in tutto il centro Italia.

Sarebbero dieci le vittime estratte dalle macerie di Pescara del Tronto, la frazione di Arquata (Ascoli) quasi rasa al suolo dal terremoto. Fra le vittime anche uno o più bambini. Due i feriti gravi, trasportati in ospedale in codice rosso, due le persone estratte vive.

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«Un unico blocco di macerie sulla strada, si scava». Questo quello che si vede all’arrivo a Pescara del Tronto, in provincia di Ascoli Piceno, vicina all’epicentro, pochi chilometri prima di Accumoli, provenendo dalla Ss4. «Siamo costretti a lasciare l’ auto e a proseguire a piedi – dice la reporter dell’agenzia Ansa – la gente piange mentre cammina e si avvia verso il paese».

«È un dramma, ci sono dei morti». Così il sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi, parla del sisma che ha colpito il paese in provincia di Rieti. «Ci sono persone sotto le macerie, è un macello», ha aggiunto.

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È «uno scenario apocalittico» quello che ci si trova davanti addentrandosi da Piazza Antonio Serva, nel centro storico di Amatrice, dopo il sisma devastante di questa notte. L’intera fila di abitazioni lungo quello che era il corso è completamente collassata e le macerie delle facciate crollate occupano tutta la sede stradale, è ancora la testimonianza dei redattori dell’Ansa giunti ad Amatrice immediatamente dopo il sisma.

«Il sistema di protezione civile è pienamente efficiente, vi sono difficoltà a raggiungere alcune località ed è stato già attivato il Genio militare. Le prestazioni sanitarie sono assicurate», ha spiegato il capo della Protezione Civile. È stato mobilitato l’Esercito per far fronte all’emergenza terremoto. Sono state 39 in poco più di tre ore le principali scosse di terremoto, di magnitudo pari o superiore a 3, avvenute fra Lazio, Umbria e Marche a partire dalle 3:36, ora della prima scossa. Lo indicano i dati riportati dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv). Le più forti scosse successive alla principale sono state registrate finora nella zona di Norcia (Perugia): la prima con una magnitudo di 5.4 avvenuta alle 4:33, preceduta appena un minuto prima, alle 4:32, da una scossa di magnitudo 5.1.

Dall’Abruzzo sono partiti per soccorsi e sopralluoghi 35 tecnici del Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico (Cnsas). Alcune squadre sono dirette verso le Marche, altre verso la parte interna del Lazio, in particolare verso la provincia di Rieti. Delle squadre fanno parte unità cinofile e medici anestesisti e rianimatori. All’Aquila è operativa la base dell’elisoccorso a Preturo. Facebook ha attivato il suo servizio Safety check, che consente agli utenti di segnalare che sono in sicurezza in caso di pericolo.

Il terremoto è avvenuto in una zona «ad alta sismicità», nella quale storicamente si sono verificate forti scosse, ha detto il sismologo Alessandro Amato, dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv). Il forte terremoto più recente, di magnitudo 5.9, ha colpito Norcia nel 1979, altri forti terremoti sono avvenuti fra ‘0600 e ‘700. Il più violento, di magnitudo stimata 7, colpì Norcia e Cascia nel gennaio 1703.
I NUMERI PER L’EMERGENZA
Protezione Civile: 800840840
Sala operativa Lazio: 803555



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il Messaggero

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