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Attenzione: L’approfondimento che segue include anticipazioni del nono episodio della stagione 8 di The Walking Dead, Honor.

Come ampiamente previsto, l’episodio che ieri sera ha inaugurato su Fox la seconda parte della stagione 8 di The Walking Dead ha visto un altro dei suoi volti storici, Carl Grimes, passare – si spera – a miglior vita. Era noto da tempo che il giovane era stato morso da un camminatore, fatto che ne avrebbe decretato presto la fine, e così è stato. Ciò nonostante, l’episodio Onore, probabilmente il più controverso dello zombie drama visto il modo in cui molti fan stanno accusando lo showrunner Scott Gimple di aver eliminato quella che consideravano una delle poche speranze nello show, tra l’altro discostandosi di molto dai fumetti di Robert Kirkman, ha rivelato qualcosa che invece non ci si aspettava. Il misterioso flash-forward col vecchio Rick barbuto, al quale l’ora ha dato un seguito, non era un assaggio di eventi futuri che attendono lo spettatore, ma solo una visione di Carl su un’idilliaca Alexandria dove tutti vivono in pace. In altre parole, il desiderio di un figlio morente per il padre: smettere di uccidere e cominciare a pianificare il “dopo”. Questo probabilmente richiederà ancora molto tempo, ragione per cui quelle che vi riportiamo qui di seguito sono le tante reazioni a uno sviluppo dal quale in queste ore di fan in subbuglio e ascolti in caduta libera sembrano dipendere le sorti di un intero show. Sicuramente di ciò che verrà dopo.

LA FINE DI UN’ERA. Parlando della decisione di scostarsi dal materiale originale uccidendo Carl, Gimple ha detto a TVLine: “Volevamo raccontare una versione della storia che racchiudesse emozioni simili a quelle che si provano leggendo il materiale originale, ma in modo diverso, facendo in modo che quella parte del pubblico che legge i fumetti non potesse aspettarsi cosa sarebbe accaduto. Prevediamo di farlo ancora, a volte ritraendo momenti dei fumetti in modo fedele e altre volte in modi molto diversi, con l’obiettivo di amplificare in qualche modo il messaggio. La morte di Carl fa parte di questi ultimi. Questa in molti modi rappresenta la fine di un’era per The Walking Dead e l’inizio di una nuova”. Ma perché Carl? “Avevamo bisogno fosse un personaggio capace di spingere il mondo in una certa direzione, che veicolasse un certo messaggio” ha spiegato Gimple, che ricordiamo non tornerà al timone dello show nella già annunciata nona stagione, probabilmente anche a causa delle molte critiche. “Quel messaggio potrebbe anche essere disatteso, ma volevamo avesse l’incredibile peso di venire da questo giovane eroe nelle circostanze più gravi. E [la sua morte] può dimostrare che questo mondo è ancora il mondo di The Walking Dead, dove cose simili possono accadere. Non avrebbe potuto avere lo stesso peso [con un altro personaggio]”.

the walking dead Carl

Quella di Gimple sembrerebbe un’autocritica, al fatto che nelle ultime stagioni e soprattutto dopo l’introduzione di Negan la serie sembri aver smarrito le sue premesse originali concentrandosi un po’ troppo sulle rivalità tra i sopravvissuti. Ovviamente il personaggio interpretato da Jeffrey Dean Morgan non è il tipo capace di seppellire l’ascia da guerra e abbracciare il nemico come se niente fosse al fine di concentrare tutte le energie sulla minaccia più grande, gli zombie, e questo Gimple lo ha riconosciuto quando ha detto che il messaggio di Carl potrebbe essere “disatteso”, aggiungendo: “È vero, [tra l’altro] non dopo quello che è successo. [L’alleanza tra Alexandria, Hilltop e il Regno] ha creato un bel po’ di caos al Santuario. E sebbene Negan fosse davvero disponibile [a un cessate-il-fuoco], lui è un tipo con un’ottica molto chiara… e ben consapevole della sua immagine, quindi questo rende più difficile per lui fare un accordo con le persone sbagliate… o quelle che forse sono considerate tali”.

LA VITA DOPO CARL. Chandler Riggs, che dopo otto stagioni lascia una produzione nella quale è cresciuto e l’ha reso famoso in tutto il mondo, ha parlato così con The Hollywood Reporter di questi ultimi mesi in attesa dell’addio di Carl: “Onestamente, la quantità di affetto e sostegno che i fan hanno dimostrato nei confronti del personaggio è incredibile, come lo è vedere quanto tutti lo adorassero, lo amassero e si rivedessero in lui… È stato molto triste, perché era il mio ultimo episodio e tutto il resto. Ma è stato anche un po’ dolceamaro, perché ho amato molto il tempo trascorso nello show ed è stato un vero peccato andarsene. Ma sono anche entusiasta per le cose che verranno. Ho preso la decisione di trasferirmi a Los Angeles e fare di più da me, come film e cose del genere. Sono entusiasta di fare tutte queste cose che non ho mai fatto prima. È stato un peccato dover partire ma sono elettrizzato per quello che verrà”.

the walking dead

“L’unico grande conforto che vedo in tutto questo per Chandler è il fatto che sia diventato l’eroe della serie e dell’episodio e che, dicendo addio a Michonne e Rick, Carl abbia fatto loro un regalo per il futuro”, è stato il commento di Andrew Lincoln su Entertainment Weekly. “Avete visto questo giovanotto del tutto normale crescere sullo schermo, regalare questa performance assolutamente bella ed emozionante e dire addio. L’aspetto positivo è che siamo all’inizio della carriera di questo ragazzo, e quale inizio migliore?”. Parlando poi degli ultimi momenti sul set con Chandler, ha detto: “È stato difficile. Molto triste. Lui è stato straordinario in ogni aspetto, praticamente per tutto il tempo in cui gli sono stato accanto. Ora è un giovane uomo ed è stato uno dei più grandi privilegi vederlo crescere sullo schermo davanti ai miei occhi. Dire addio è qualcosa a cui ci siamo abituati nello show, ma lo ripeterò – sua moglie e suo figlio sono state le ragioni principali che hanno fatto uscire Rick da quel letto d’ospedale nel primo episodio, e vedere com’è andata a finire è terribilmente triste. Sono quell’uomo rimasto sul pontile, avete presente? Ha perso i suoi beni più preziosi”.

A PROPOSITO DI QUELLA SCENA. La premiere di metà stagione si è conclusa con una scena che si presta a diverse interpretazioni. Ambientata apparentemente nell’immediato futuro, la sequenza ha mostrato Rick appoggiato a un albero, pallido e sanguinante mentre pronuncia le stesse parole che Siddiq aveva detto a Carl quando lo aveva incontrato nel primo episodio della stagione 8 – “La mia pietà prevale sulla mia ira”. A proposito di questo, Lincoln ha detto: “Non posso davvero dire nulla, a parte il fatto che non ha un bell’aspetto, vero?”. Poi ha aggiunto: “Ora che avete visto l’episodio, avrete capito che gran parte di quello che si è visto nella premiere dell’ottava stagione era una premonizione – o una visione – delle speranze o delle idee di Carl per il futuro. Se togliete tutto questo dall’episodio, vi rimane la scena sotto l’albero. Rick dice qualcosa, un riferimento a una scena già vista nel mondo reale. Questo fornisce un’indicazione, che quella scena non è una premonizione… Non sto dicendo che stia effettivamente accadendo. Sto dicendo che, se fate due conti, quella scena non si svolge nell’immaginazione di Carl, perché Rick dice qualcosa che esiste nella storia reale. Quindi, è una cosa reale”.

the walking dead

Qualunque sia la verità, il regista dell’episodio Greg Nicotero ha assicurato che “in futuro sicuramente ne sapremo di più. È qualcosa cui abbiamo fatto cenno un paio di volte nel corso della stagione fino ad ora. E penso di poter dire che ci sia molto da dire a proposito di ciò che attende Rick e del suo stato mentale dopo la morte di Carl. Avremo la possibilità di esplorare il modo in cui percepisce il mondo e cosa stia succedendo lungo il cammino”.

DA UN NEMICO A UN AMICO. Dell’addio di Carl e dell’uscita di scena di Riggs ha parlato anche Jeffrey Dean Morgan, che in un bel messaggio pubblicato su Instagram ha scritto: “Chandler Riggs, è stato un piacere. Non solo lavorare con te, ma conoscerti. Tu, amico mio, sei un ragazzo straordinario. Ben prima di entrare in questo cast, ero un fan… un fan che amava guardarti crescere davanti alla telecamera. Dal momento in cui hai indossato per la prima volta un cappello da sceriffo troppo grande per un ragazzo fino a quello in cui il capello calzava così bene all’uomo che Carl era diventato. Più saggio e compassionevole di tutti noi. Hai conquistato i cuori di ognuno di noi. Onestamente, uno dei motivi principali per cui ho voluto unirmi a questo gruppo di disadattati era perché ero un fan del rapporto tra Negan e Carl nei fumetti – quella trama era una delle mie preferite, come so essere una delle tue. Sarò per sempre deluso, perché abbiamo solo grattato la superficie di quello che avrebbe potuto essere. Ma, mi conforta il fatto che tu sia là fuori, a fare le tue cose. Stai diventando un giovane uomo straordinario e un attore potente. Il mondo è la tua ostrica, Riggs. Ci metteremo tutti a sedere per osservarti. Perciò, anche se non sei più nella serie, sappi che ci sono un sacco di persone qui per te se necessario, che aspettano con impazienza ciò che ti attende nel prossimo futuro. Ti voglio bene. A presto”.

 

 
   

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Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Stranger Things, ecco il trailer finale della seconda stagione

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Venerdì 13  è una data che per tradizione fa venire i brividi. Quest’anno a maggior ragione, poiché questo è il giorno prescelto (annunciato anche da un teaser fatto in stile per ricordare l’omonima saga cinematografica) per il lancio dell’ultimo trailer della seconda stagione di Stranger Things. E in effetti c’è di che spaventarsi nelle immagini che vediamo nella nuova anticipazione.

Come anticipato nei mesi scorsi, i nuovi episodi torneranno nella cittadina di Hawkins per seguire le vicende dei ragazzini che hanno lottato contro la strana creatura del Sottosopra. In particolare Eleven dovrà fuggire da quella misteriosa dimensione, mentre Will dovrà fare i conti con le conseguenze della sua prigionia non del tutto terminata. Inoltre altre spaventose minacce, sia umane che soprannaturali, inseguiranno i giovani protagonisti e chi sta loro attorno. Come si legge nella sinossi, infatti, “c’è un entità sinistra, ancora più grande, che minaccia i sopravvissuti“.

Come affermato dai fratelli Duffer, i creatori della serie, in un’intervista aWired, anche questi episodi come si vede saranno ricchi di citazioni: oltre a Halloween, appunto, ci saranno molti dei film usciti nel 1984, come GhostbustersGremlinsIndiana Jones. La seconda stagione di Stranger Things sarà disponibile in tutto il mondo su Netflix a partire dal 27 ottobreprossimo.

 

 
   

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20 anni di South Park, ecco 5 tra gli episodi più controversi

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Offensivo, controverso, brutale, politicamente scorretto, oltraggioso, volgare, disgustoso, inappropriato. Ma anche divertentissimo e irresistibile: il 13 agosto 1997 faceva il suo debutto su Comedy Central South Park. La serie animata creata da Trey Parker e Matt Stone ruota attorno a quattro bambini delle elementari (Stan, Kyle, Eric e Kenny) che vivono in una città del Colorado e sono al centro di numerose avventure dissacranti e improbabili, spesso trattando con satira feroce i più disparati temi sociali.

Dal terrorismo islamico all’Aids, dalle polemiche su alcune religioni (soprattutto Scientology e i mormoni) alla derisione di certi stereotipi dello showbiz americano (memorabili le parodie di personaggi come Michael Jackson, Paris Hilton, Britney Spears o Donald Trump), South Park nei suoi vent’anni di trasmissioni (e continuerà almeno fino al 2019) non si è mai tirato indietro dal toccare i nervi più scoperti dell’attualità e della cultura, in una particolarissima crociata contro il politicamente corretto e i vari tabù che caratterizzano la conversazione pubblica.

Ecco alcuni degli episodi che hanno fatto più discutere, una selezione difficilissima in mezzo alla miriade di polemiche che la serie ha provocato quasi ogni settimana della sua messa in onda.

1. Cartman Joins Nambla

 

 

Nel quinto episodio della quarta stagione di South ParkCartman decide di essere troppo maturo per continuare a frequentare i suoi amici delle elementari così chiede aiuto al dottor Mephesto, che gli consiglia di partecipare agli incontri di un’associazione chiamata Nambla. Ma mentre lo scienziato pazzo intendeva un gruppo di sosia di Marlon Brando (National Association of Marlon Brando Look-Alikes), Cartman finisce in mezzo alla North American Man/Boy Love Association (Nambla), un gruppo di adulti che incoraggia le relazioni coi minori.

Il problema è che negli Stati Uniti un’associazione del genere esiste sul serio ed era stata molto attiva soprattutto alla fine degli anni Novanta: nell’episodio, comunque, le idee di questi attivisti che vorrebbero la legalizzazione della pedofilia non vengono prese sul serio e anzi la puntata si conclude con una scena alla Scooby-Doo, in cui molti uomini maturi inseguono i piccoli protagonisti attraverso le porte di un albergo dove si svolge la loro convention. Alla fine a farne le spese è però il padre di Kenny.

2. Trapped in the Closet

 

 

Il dodicesimo episodio della nona stagione è sicuramente uno di quelli più memorabili. In questo episodio, infatti, gli autori di South Park se la prendono niente meno che con Scientology, deridendo le abitudini settarie di questo gruppo religioso, la manipolazione degli adepti ma soprattutto mostrando i dettagli della vicenda legata a Xenu, una storia che viene rivelata solitamente solo ai contribuenti più facoltosi della religione creata da Ron Hubbard.

In aggiunta nell’episodio si prende pesantemente in giro uno dei più famosi scientologist, Tom Cruise, che si rifugia nell’armadio della cameretta di Stan e si rifiuta di uscirne, mentre tutti lo incitano a “uscire dell’armadio“: il riferimento è all’espressione inglese sul fare coming out (“to come out of the closet“) e allude alle voci sull’omosessualità dell’attore. Cruise minacciò di non promuovere il film Mission Impossible 3 (distribuito da Paramount, dello stesso gruppo di Comedy Central) se non fossero state bloccate le repliche della puntata.

3. It Hits The Fan

 

 

La quinta stagione partì con il botto dato che il primo episodio attirò l’indignazione di moltissime associazioni di telespettatori per via dell’uso ossessivo della parola shit (“merda“). Si è contato che in tutta la puntata questo termine viene pronunciato 162 volte, ma il suo uso sale a 200 se si contano anche le volte in cui è stato scritto. Pare che Comedy Central, però, avesse permesso a Stone e Parker di proseguire con il concept dell’episodio solo se avessero esagerato tanto da rendere la cosa ridicola in sé.

Il pretesto, fra l’altro, viene dalla trasmissione della serie fittizia Cop Drama, in cui per la prima volta si sarebbe usata la parola senza censure, fatto che spinge gli abitanti di South Park a utilizzarla in continuazione. Il riferimento è ai regolamenti reali che valutano la volgarità negli show televisivi, qui parodiati da South Park che spesso ne è stato oggetto.

4. With Apologies to Jesse Jackson

 

 

Lo stesso meccanismo legato a una sola parola viene utilizzato nella première della quindicesima stagione, in cui la cosiddetta N-world (nigger, “negro“, negli Stati Uniti uno dei vocaboli più inaccettabili) viene ripetuta ben 43 dal padre di Stan, Randy, mentre tenta di indovinare la soluzione de La ruota della fortuna. Il tutto nei primi cinque minuti dell’episodio.

La cosa paradossale è che, in generale, la puntata suscitò controversie relativamente limitate da parte delle comunità afroamericane, con l’Naacpche ha perfino lodato la rappresentazione satirica dello hate speech. Le proteste più grandi sono venute invece dalle associazioni dei genitori, che hanno totalmente ignorato l’approccio ironico (e multiculturale) che nella puntata si fa di un discorso piuttosto spinoso.

5. 200/201

 

 

Per festeggiare il duecentesimo episodio della serie, nel 2010, furono create due puntate speciali in cui numerose celebrità che erano state prese in giro dallo show (oltre allo stesso Cruise anche Steven Spielberg, Kanye West, Paris Hilton, George Lucas, Mel Gibson e molti altri) indicono una class action perché i cittadini di South Park se la prendano anche conMaometto. Il riferimento è a due episodi di stagioni precedenti, Super Best Friends e Cartoon Wars, in cui l’immagine del profeta era stata censurata per timore di ritorsioni.

Nonostante le accesissime proteste delle associazioni mussulmane, in un periodo in cui molte erano state le azioni violente contro i vignettisti che avevano disegnato Maometto, Parker e Stone prepararono un finale in cui il profeta spiegava l’inutilità della violenza nel limitare l’espressione delle idee altrui; fu il canale Comedy Central però a decidere di censurare alcune scene per evitare controversie.

 
   

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È morto Tomas Milian a 84 anni. Tributo a “Er Monnezza”

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Ha lavorato con Lattuada, Visconti e Pasolini, ma se in Italia si chiede chi è Tomas Milian la risposta è quasi sicuramente una sola, «Er Monnezza». Il suo bagaglio di interpretazioni conta collaborazioni prestigiose, da #cinema d’autore, eppure la fama, quella vera, era arrivata sono negli anni ’70, quando aveva recitato in film polizieschi all’italiana (con il doppiaggio di Ferruccio Amendola) dando vita a personaggi cult: il burbero maresciallo Nico Giraldi e poi, soprattutto, il ladruncolo romano Sergio Marazzi, alias «Er Monnezza». Tomas Milian è morto mercoledì pomeriggio per un ictus, all’età di 84 anni, nella sua casa di Miami, dove viveva ormai da tempo.

Nato a Cuba

Nato a L’Avana il 3 marzo del 1933, è figlio di un generale dell’esercito del dittatore Machado che viene poi arrestato dopo il colpo di stato Batista. Dopo il rilascio, il padre torna a vivere con il figlio, ma il loro difficile rapporto si interrompe tragicamente con il suicidio del genitore davanti al ragazzo, che ha solo 12 anni. Tomas allora lascia Cuba per gli Stati Uniti e ottiene la cittadinanza. Negli States comincia la sua formazione da attore: prima si iscrive all’Università dell’Accademia Teatrale di Miami e poi si trasferisce a New York, dove impara l’arte del teatro di Broadway.

L’arrivo in Italia

La carriera però decolla quando si trasferisce in Italia, alla fine degli anni Cinquanta. Firma un contratto che lo lega alla Vides di Cristaldi e tra il 1960 e il 1966 recita ruoli impegnati guidato da registi di altissimo livello: Alberto Lattuada, Valerio Zurlini, Luchino Visconti e Pier Paolo Pasolini, oltre allo stesso Bolognini. Non solo, recita al fianco di Claudia Cardinale, in I delfini e Il bell’Antonio del 1960, Gli indifferenti del 1964, e Ruba al prossimo tuo di Francesco Maselli del 1968. Nel 1967, dopo il buon successo di The Bounty Killer, è protagonista di La resa dei conti, spaghetti-western diretto da Sergio Sollima. E poi interpreta gli indimenticabili personaggi di «Cuchillo» e «Chaco».

Film cult degli anni ‘70

Il successo arriva, come detto, solo negli anni ‘70 grazie ai suoi ruoli in pellicole che sono diventati veri e propri cult del cinema italiano. #Film come La polizia accusa: il Servizio Segreto uccide di Sergio Martino, con Luc Merenda e Mel Ferrer, Roma a mano armata, con Maurizio Merli, Il giustiziere sfida la città, Milano odia: la polizia non può sparare con Henry Silva e Ray Lovelock e La banda del gobbo.

 

 

Nico Giralndi e Er Monnezza

Sono due, però, i ruoli che più di altri lo rendono celebre: il primo, Nico Giraldi, maresciallo di polizia dai modi burberi, molto poco convenzionali, e con un passato negli ambienti della malavita . Il secondo personaggio, e probabilmente il più famoso, è Sergio Marazzi, o meglio «Er Monnezza«, un ladruncolo romano protagonista di quattro film con la parlata volgare e l’uniforme inconfondibile: tuta da meccanico, scarpe da tennis bianche, capelli ricci nascosti da un cappello e barba folta.

ILa commedia erotica

Tomas Milian, poi, tra il 1976 e il 1981 Milian si dedica anche alla commedia erotica all’italiana come 40 gradi all’ombra del lenzuolo, un film a episodi di Sergio Martino con Edwige Fenech,Uno contro l’altro, praticamente amici, con Anna Maria Rizzoli e Renato Pozzetto e Messalina, Messalina! di Bruno Corbucci del 1977. Nella sua filmografia, anche due film a sfondo politico con Gian Maria Volonté.

 
   

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