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Le leucemie pediatriche rappresentano la forma di cancro infantile più diffusa. Sul loro sviluppo e su un possibile percorso per aumentare la percentuale di guarigione, si è concentrato il lavoro di Claudia Alicata, ricercatrice 33enne nata in Sicilia e partita all’estero per apprendere nuove tecniche. Ora, è pronta a ritornare in Italia, per riportare qui i frutti dei suoi studi e migliorare la selezione dei donatori di cellule staminali, al fine di aumentare la percentuale di guarigione delle leucemie infantili.

Per le leucemie ad alto rischio, infatti, l’unica terapia salvavita è il trapianto di cellule staminali ematopoietiche da donatore. Questi trapianti alle volte falliscono e la scienza non è stata ancora in grado di motivarne il perché. Per trovare una risposta la dottoressa Alicata analizzerà un gruppo di ragazzi che 5 anni fa ha ricevuto un trapianto, e i loro donatori.

 Claudia Alicata

Claudia Alicata

 

“Analizzerò i Kir, una classe di 15 geni dell’immunità che producono delle cellule afruttate per curare pazienti con la leucemia, attraverso il trapianto di cellule staminali ematopoietiche”, ha spiegato Alicata ad HuffPost, “Nonostante questi trapianti abbiano un’alta percentuale di successo, capita con una frequenza non troppo bassa che falliscano”.

Quando viene effettuata la selezione dei donatori, viene valutato se questi geni siano presenti o assenti, ma per la ricercatrice un ulteriore parametro potrebbe determinare il fallimento o successo di un’operazione: “Tutti questi geni esistono in varie forme alleliche. Avere un allele piuttosto che un altro ha un grande effetto sulla funzionalità del recettore. Noi al momento non abbiamo un sistema per sequenziare questi geni, poiché sono tra loro tutti molti simili, dunque è molto difficile operare una distinzione. Per questo motivo sono andata tre anni fa negli Stati Uniti, dove stavano attuando degli studi in merito. Adesso voglio tornare in Italia con in mano la tecnica appresa, riprendere tutti i miei pazienti di 5 anni fa e vedere se le differenze nell’esito del trapianto abbiano a che fare con la differenza allelica”.

Se le sue ipotesi venissero confermate, in futuro nella scelta di un donatore non si controllerà unicamente l’assenza o presenza dei geni Kir, ma anche la loro forma allelica, “aumentando ulteriormente la percentuale di guarigione dei bambini affetti da leucemie ad alto rischio”.

Nella sua ricerca ha creduto Fondazione Veronesi, che ha deciso di finanziare il progetto, convincendola così a ritornare qui per completare i suoi studi: “La situazione in Italia non la vedo così nera come la percepivo prima di partire. Sono andata all’estero pensando di trovare il mondo delle favole ed è vero,la ricerca è molto più finanziata e i ricercatori molto più considerati, ma credo si possa fare dell’ottima ricerca anche nel nostro paese. Sono convinta che l’Italia si stia sensibilizzando alle tematiche della salute pubblica. Ho la speranza che si possa migliorare, non sarei tornata altrimenti”

 
  

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Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Impiantato per la prima volta un embrione artificiale (in un topo)

Un team di ricercatori olandesi è riuscito a generare un embrione artificiale a partire dalle sole cellule staminali, senza quindi spermatozoi e ovuli, e impiantarlo in un topo femmina

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i siamo riusciti ancora una volta: abbiamo generato un embrione sintetico a partire dalle sole cellule staminali, senza quindi ricorrere a ovuli e spermatozoi. A differenza della ricerca dell’Università di Cambridge, pubblicata poco più di un anno fa, che era riuscita ad assemblare, sempre grazie alle cellule staminali, un piccolo embrione di topo, questa volta abbiamo fatto un passo in più. Il team di ricercatori olandesi dell’Università di Maastricht ha raccontato su Nature di essere riuscito a impiantare l’embrione artificiale nell’utero di un topo femmina, riuscendo così a osservare per la prima volta i processi delle prime fasi dello sviluppo della vita. Un studio, quindi, fondamentale per indagare le prime fasi dopo la fecondazione e far luce sui motivi (per ora sconosciuti) per cui molte gravidanze falliscono in una fase precoce, ovvero quando l’ovulo fecondato non riesce a impiantlluarsi nell’utero.

L’embrione, generato a partire dalle sole cellule staminali, si è sviluppato nell’utero di un topo femmina per alcuni giorni, non riuscendo tuttavia ad arrivare alla fase matura.

Per riuscirci, il team di ricercatori, guidato da Nicolas Rivron, si è servito di due tipi di cellule staminali di topo: le cellule che generano la placenta e quelle da cui si forma l’organismo intero. Coltivate e messe poi in un’unica provetta, i ricercatori hanno visto come questi due gruppi cellulari siano stati in grado di interagire tra loro, formando una struttura sferica simile a quella di una blastocisti, chiamata in questo studio blastoide.

Successivamente, i ricercatori hanno traferito questi blastoidi nell’utero di un topo femmina, riuscendo così a impiantarsi sulla parete uterina. Ora possiamo generare un numero estremamente grande di questi embrioni e studiarli nel dettaglio”spiega l’autore alla Bbc“Ciò potrebbe aiutarci a capire perché alcuni embrioni non riescono a impiantarsi e permetterci di studiare farmaci che potrebbero combattere l’infertilità”Per ora, concludono i ricercatori, non c’è alcun programma per ripetere i risultati usando le cellule staminali umane.

 
  

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Pronta al lancio la missione che studierà il cuore di Marte

Si chiama InSight è della Nasa, partirà il 5 maggio

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Pronta per il lancio la nuova missione della Nasa su #Marte , la prima destinata a studiare il ‘cuore‘ del pianeta rosso. Si chiama InSight e la sua partenza è prevista il 5 maggio. Nel frattempo la Nasa ha firmato con l’Agenzia Spaziale Europea (Esa) un accordo di intenti per future missioni volte a portare sulla Terra campioni del suolo marziano.

Il lancio della missione InSight (Seismic Investigations, Geodesy and Heat Transport) è previsto dalla base californiana di Vandenberg con un razzo Atlas V. Il viaggio durerà poco più di sei mesi: l’arrivo è previsto il 26 novembre 2018, nei pressi dell’equatore marziano. La sonda sarà in ‘servizio’ per 728 giorni terrestri, per studiare crosta, mantello e nucleo di Marte. Lo farà grazie a una sonda di calore, per misurare l’energia proveniente dalle profondità, e un sismografo per rilevare le onde sismiche che sono generate da vulcanismo e fratture della crosta. Le onde sismiche permetteranno di mettere a punto una sorta di ‘radiografia‘ di Marte che ne rivelerà il cuore.

Intanto Nasa ed Esa hanno firmato un accordo per esplorare la possibilità di portare sulla Terra campioni di Marte. L’impresa non è facile: richiederebbe più missioni e il lancio da Marte, mai fatto prima. Una prima missione, la Mars 2020 della Nasa, prevede un rover destinato a raccogliere campioni e sistemarli in 31 piccoli contenitori. Quasi contemporaneamente, il rover europeo ExoMars, il cui arrivo è previsto nel 2021, perforerà la superficie per cercare prove di vita e raccogliere campioni. Un altro rover più piccolo dovrebbe atterrare successivamente per prendere in ‘consegna’ il materiale raccolto, sistemarlo in un contenitore grande quanto un pallone da calcio e collocarlo sul razzo Mars Ascent Vehicle (Mav). Questo dovrebbe effettuare il primo decollo da Marte e portare il contenitore nell’orbita del pianeta rosso. Una quarta missione dovrebbe inviare un veicolo nell’orbita di Marte per recuperare i campioni e portarli a Terra.

 
  

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Cosa succede quando gli animali incontrano i loro simili stampati in 3D

Nel video che vi presentiamo, ecco filmati da vicino questi comportamenti.

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Rospi e tartarughe faccia a faccia con la loro versione robot: cosa succederà durante la stagione degli amori? Ce lo mostra questo video Che ci fa questo esercito di rospi roboticistampati in 3D, in mezzo alla natura? Ce lo spiega un team di ricercatori dell’Università di Windsor, che li sta impiegando per studiare da vicino il comportamento dei loro “colleghi” in carne e ossa. E, in particolare, quello delle femmine durante la stagione riproduttiva.

Gli esperimenti prevedono di esaminare come un esemplare di sesso femminile reagisce, nella scelta del partner ideale, in presenza di due RoboToads (così sono soprannominati i finti rospi) con sfumature di colorediverse.

Uno studio simile è stato portato avanti anche su una specie di tartarughe acquatiche. In questo caso servendosi di femmine di varie dimensioni stampate in 3D, al fine di indagare quali fosse la stazza preferita dagli esemplari maschi.

 
  

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