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Tradizionali delitti in famiglia

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mottavisconti-550x342Il triplice omicidio di Motta Visconti e l’arresto del presunto colpevole dell’omicidio di Yara Gambirasio occupano in questi giorni le pagine più importanti dei quotidiani. Non è la prima volta che delitti di questo tipo maturano in contesti apparentemente insospettabili: tranquilli se non sonnecchianti paesi di provincia, famiglie tradizionali da tutti ritenute “normali”. La norma, semmai, è che i crimini più sconvolgenti abbiano luogo in realtà di questo tipo. Eppure, gli avversari della modernità dipingono a tinte fosche e disperate le nuove società urbane. È decisamente venuto il tempo di farla finita con questa propaganda, in cui la vuota retorica nasconde sempre peggio la falsità delle proprie argomentazioni.

 

Per i vi­ci­ni è “un bra­vo ra­gaz­zo, dal­la vita tran­quil­la, an­da­va sem­pre a mes­sa”

 

L’assassino di Motta Visconti era “diligente a scuola e impegnato all’oratorio, al catechismo e in parrocchia”, scrive Il Giorno. Eppure non ha esitato a uccidere la moglie e i due figlioletti. Massimo Giuseppe Bossetti, arrestato per l’omicidio di Yara, per i vicini è “un bravo ragazzo, dalla vita tranquilla, andava sempre a messa”. “Sul suo profilo Facebook ci sono molte foto di moglie e figli”, nota Repubblica. Con una madre che sa che gli inquirenti lo cercano, ma che si trincera nell’omertà. Quando Edward Banfield descrisse il “familismo amorale” di un omertoso paesino del Sud le istituzioni italiane gli lanciarono contro alti strali, ma la cronaca conferma quello studio quotidianamente, impietosamente, estendolo semmai al Paese intero.

Eppure non passa giorno che i mass media non ci allestiscano l’ormai immangiabile menu fatto di celebrazione di buoni sentimenti e, soprattutto, di peana nei confronti della famiglia tradizionale, generalmente a cura di qualche gerarca della Chiesa romana. La realtà è invece diversa, drammaticamente diversa. Avere una famiglia tradizionale e mantenere un comportamento conformista al pensiero dominante aiuta enormemente a nascondere i progetti più orrendi.

 

Re­to­ri­ca del­la ‘fa­mi­glia tra­di­zio­na­le’ come luo­go di sole vir­tù

 

Il risultato, come ha scritto ieri Michele Serra su Repubblica, “è che alla scoperta di quel genere di stragi domestiche oramai scatta, immediato e automatico, il sospetto che ad architettarlo sia stato il marito e padre: come è poi stato puntualmente appurato”. Perché le “mura domestiche” da protettive, in un attimo, diventano un reclusorio che alimenta la pazzia dell’uccisore, occulta allo sguardo sociale crudeltà e violenze, infine, quando tutto esplode, impedisce la fuga degli inermi”. Serra si chiede: “ma la retorica della ‘famiglia tradizionale’ come luogo di sole virtù e soprattutto di sole sicurezze: quella, quando è che verrà messa finalmente in dubbio, magari aprendo un varco di salvezza per chi scappa?”

Bisognerebbe saper anteporre i diritti dell’individuo a quelli (scritti o non scritti) della famiglia e della comunità. Per molti è realmente impossibile. Sono gli stessi che, se leggeranno quanto abbiamo scritto, leveranno a loro volta alti strali. Eppure sarebbe bello poter leggere qualche autorevole riflessione cattolica su una nazione dalla facile pratica familista e tribale. Perché anche per la Chiesa vale quanto scritto da Serra: il pregiudizio negativo scatta ormai automaticamente, quando per esempio si parla di pedofilia. E allora, non sarebbe venuto il tempo di lasciare da parte ogni retorica e ogni demonizzazione di coloro che fanno scelte diverse rispetto al magistero? Serve molto più equilibrio, quando ci si confronta dialetticamente. Lo si usasse più spesso, ci sarebbero anche molti meno squilibrati in giro.

La redazione

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Campagna “Non affidarti al caso”: il Consiglio di Stato accoglie il ricorso del Comune di Genova

«Anche se non è la prima volta che ci troviamo di fronte a decisioni irrazionali e censorie questa va davvero oltre le più pessimistiche aspettative e siamo prontissimi a dare battaglia».

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«Anche se non è la prima volta che ci troviamo di fronte a decisioni irrazionali e censorie questa va davvero oltre le più pessimistiche aspettative e siamo prontissimi a dare battaglia». Così Adele Orioli, segretaria dell’Uaar, in merito alla notizia che il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso presentato dal Comune di Genova contro la campagna “Testa o croce? Non affidarti al caso” mirante a sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di una scelta ragionata dei propri medici, con particolare riferimento all’obiezione di coscienza.

«Si tratta di una sentenza liberticida, sintomatica dell’aria che si respira nelle istituzioni dopo il convegno di Verona e che conferma ancora una volta che l’obiezione di coscienza è un nervo scoperto in questo paese», prosegue Orioli.

Le affissioni della campagna in questione hanno campeggiato negli ultimi mesi su tutto il territorio nazionale, ma non a Genova. Il Comune le aveva infatti rifiutate adducendo come motivazione «una possibile violazione di norme vigenti in riferimento alla protezione della coscienza individuale» e «al rispetto e tutela dovuti a ogni confessione religiosa». L’Uaar aveva presentato ricorso al Tar della Liguria contro la delibera del Comune, ricorso che era stato accolto. La sentenza del Consiglio di Stato ribalta ora a sua volta quella del Tar.

«Ovviamente la questione non finisce qui, anzi, rappresenta un’occasione per portare anche davanti alla Corte di Cassazione ben tre principi costituzionali: quello della laicità; quello della libertà di espressione e quello dell’eguaglianza davanti alla legge di tutti i cittadini (art. 3) a prescindere dalle convinzioni religiose personali di ognuno», dice ancora Orioli. «Siamo pronti a portare anche questo caso davanti alla Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo, dove molte delle intemerate clericali del Consiglio di Stato sono già state smontate in passato. Perché l’Uaar, checché ne pensi il comune di Genova, c’è per creare un mondo più libero e migliore per tutti».

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Liberi di scegliere: a Verona i colori dell’arcobaleno contro l’oscurantismo

In tanti alla contromanifestazione organizzata da Non una di meno e che ha visto tantissime adesioni

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Oscurantisti da una parte e chi vuole una società aperta, libera e tollerante dall’altra: “Per quanto mi riguarda manifestiamo a favore di una società aperta, una società che crede nelle libertà di tutte e di tutti, e quindi mi fa piacere che abbiamo l’occasione di essere qui”.

Parole dell’ex presidente della Camera Laura Boldrini, arrivando a Verona alla prima delle contro manifestazioni in occasione del Congresso mondiale delle famiglie.
“Penso – ha aggiunto – che i signori del governo che vanno a una manifestazione dove invece si tolgono diritti a interi gruppi sociali non ci rappresentano, non rappresentano l’intera nazione. Allora siamo qui a dire non nel nome nostro, ministro Salvini, non a nome nostro. Noi abbiamo un’altra idea di società e per noi tutti devono essere rispettati, non devono esistere discriminazioni sulla base dell’orientamento sessuale e di genere. I signori del congresso delle famiglie vogliono sottrarre diritti che sono stati ottenuti con decenni di battaglie. Non possiamo permettere questo e allora – ha concluso – dobbiamo far capire che gran parte dell’Italia non ci sta”.





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Campidoglio invita a saltare la scuola per omaggiare il papa. “Un invito sconcertante”

«Ci sarebbe da ridere se a piangere non fosse la laicità delle istituzioni».

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«Ci sarebbe da ridere se a piangere non fosse la laicità delle istituzioni». Adele Orioli, segretaria dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (Uaar), commenta così l’invito rivolto dal Comune di Roma alle scuole del territorio affinché si raccolgano numerose, il prossimo 26 marzo alle ore 10.00, in Piazza del Campidoglio in occasione dell’omaggio alla città di Roma e ai suoi cittadini che il papa renderà dalla loggia michelangiolesca di Palazzo Senatorio.

La lettera del Dipartimento Servizi Educativi e Scolastici del Comune di Roma indirizzata ai dirigenti scolastici degli Istituti comprensivi e delle Scuole Secondarie di primo e secondo grado (di cui l’Uaar è in possesso) recita: «Roma Capitale ha il piacere di comunicare ai Dirigenti scolastici, ai Docenti, agli alunni, agli studenti e relative famiglie che, Sua Santità Papa Francesco renderà omaggio alla città di Roma e ai suoi cittadini e cittadine, martedì 26 marzo p.v., alle ore 10.30, dalla loggia michelangiolesca di Palazzo Senatorio. L’ultima visita del precedente pontefice risale al 9 marzo del 2009 pertanto, il Santo Padre accogliendo l’invito della Sindaca di Roma dimostra nei confronti della cittadinanza intera, e dell’Amministrazione Capitolina che la rappresenta, una rinnovata e affettuosa attenzione. Il Dipartimento Servizi Educativi e Scolastici invita quindi le scuole e le famiglie di Roma a partecipare numerose, il prossimo 26 marzo 2019 alle ore 10.00, in Piazza del Campidoglio, con ingresso da Piazza dell’Ara Coeli e, a tale proposito, chiede agli istituti interessati di compilare la scheda allegata e di farla pervenire entro il 21 marzo p.v. al seguente indirizzo di posta elettronica (…)».

«Un invito a disertare le lezioni per salutare un rappresentante religioso! In spregio a ogni principio di laicità della scuola. Oltretutto – prosegue Orioli – per gli studenti romani che proprio morissero dalla voglia di salutare il papa non è necessario saltare la scuola: basta andare a San Pietro la domenica! Non da ultimo, ci sono alunni che legittimamente non frequentano l’ora di religione: una scelta che inviti come questo sembrano deridere. La scuola dovrebbe essere di tutti: che alternative hanno previsto al Campidoglio per tutti questi altri loro cittadini? Speriamo – conclude Orioli – che il Comune riconsideri questa decisione e solleciti gli studenti a una qualche gita educativa piuttosto che a sventolare manine e bandierine per far contento Bergoglio».





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