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PRETI PEDOFILI

Tre fratelli abusati da preti pedofili fanno causa al Vaticano

Una nuova ʻtegola’ per il Vaticano: Luke, Stephen e Ben Hoffman, tre fratelli statunitensi, hanno presentato una causa contro la Santa Sede per aver coperto il prete pedofilo che ha abusato di loro quando erano ragazzi. Gli Hoffman, assieme ad altre due vittime, chiedono inoltre che il Vaticano renda pubblici i nomi dei sacerdoti pedofili. Negli Usa, tra il 1950 e il 2016, i parroci accusati di abusi sui minori sono stati oltre 6.700.

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Luke, Stephen e Ben Hoffman, tre fratelli statunitensi, sono stati abusati durante la loro adolescenza da Curtis Wehmeyer, un prete dell’arcidiocesi di St. Paul e Minneapolis. Il sacerdote è stato arrestato nel 2012 e condannato a 5 anni di carcere dopo la denuncia della madre dei tre ragazzi. Il caso portò nel 2015 alle dimissioni dell’arcivescovo John Nienstedt, che non prese alcun provvedimento disciplinare contro il pedofilo. Per questo, i fratelli Hoffman hanno presentato martedì una causa contro il Vaticano con l’accusa di non aver denunciato alle autorità i preti sospettati di pedofilia, contribuendo così a mettere a rischio molti minori.

Durante una conferenza stampa, i tre fratelli, accompagnati da altre due vittime di preti pedofili, hanno annunciato di aver presentato una causa federale nello Stato del Minnesota. I cinque, inoltre, chiedono alla Santa Sede di aprire gli archivi e diffondere i nomi dei sacerdoti colpevoli di abusi. “Non voglio che nessun altro passi per ciò che io e i miei fratelli abbiamo subito – ha affermato Stephen – pretendo solo che il Vaticano faccia ciò che è giusto”.

 tre fratelli Hoffman

in foto: I tre fratelli Hoffman accompagnati dal loro avvocato presentano la causa contro il Vaticano (Matt Sepic/MPR News)

Secondo l’accusa, all’interno della Chiesa la condotta di Wehmeyer era conosciuta molto prima che il prete abusasse dei fratelli Hoffman. Nel 2004, infatti, la polizia fermò il sacerdote in un parco pubblico del Minnesota dove avvenivano incontri sessuali. A Wehmeyer, successivamente, era stato diagnosticato un disturbo sessuale. L’arcivescovo di allora lo trasferì in un’altra parrocchia relegandolo a funzioni amministrative. Non ci rimase molto in quel ruolo perché, nel 2009, il prete pedofilo ritornò ad essere sacerdote a tutti gli effetti. Sarebbe stato proprio il nuovo arcivescovo, John Nienstedt, a ridargli la sottana. Nei tre anni seguenti, il prete ha abusato di Luke, Stephen e Ben Hoffman durante i campeggi estivi quando i tre erano adolescenti. Dopo la denuncia della madre dei ragazzi, nel 2012 Wehmeyer è stato arrestato e dichiarato colpevole di abusi sessuali e possesso di pornografia infantile.

Il quarto querelante è un uomo di 51 anni, Jim Keenan, che ha subito abusi negli anni Settanta da parte di un prete, Tom Adamson, le cui azioni sarebbero state tenute in segreto dalla Chiesa. “Mi sono fatto avanti per fare causa al Papa e al Vaticano – ha detto Keenan ai giornalisti – perché tutto questo deve finire”. L’ultimo accusatore è Manuel Vega, tre le 30 vittime di un prete messicano, Fidencio Silva Flores, che sembra sia tornato in patria dopo aver compiuto i suoi abusi negli Usa. “È un altro di quelli che devono essere trovati”, ha spiegato Vega durante la stessa conferenza stampa. “Da quello che ho sentito è in Messico o in Spagna, ancora attivo e pericoloso”.

L’avvocato americano del Vaticano, Jeffrey Lena, non ha rilasciato commenti. Mentre l’arcivescovo Nienstedt ha negato con forza le accuse di aver coperto il prete pedofilo. I fratelli Hoffman, durante la conferenza stampa, hanno detto che il loro obiettivo e far emergere la verità: costringere il Vaticano a rendere pubblici i nomi dei sacerdoti accusati di pedofilia e gli abusi da loro compiuti. “Sono ancora cattolico, ho un profondo amore per la Chiesa e per la mia fede, per me significa tutto – ha detto Ben tra le lacrime – ma il Vaticano deve risolvere questo problema”.

Nel periodo 1950-2016, i parroci americani accusati di pedofilia sono stati oltre 6.700, d’accordo con i dati della conferenza episcopale degli Stati Uniti. Nel 2014, davanti alle Nazioni Unite, monsignor Silvano Maria Tomasi ha ammesso che più di 3.400 accuse credibili di abusi sessuali su minori erano arrivate alla Congregazione per la Dottrina della Fede. Come conseguenza, 848 parroci sono stati licenziati e oltre 2.500 misure disciplinari sono state applicate negli altri casi. I nomi dei preti pedofili, però, non sono mai stati resi pubblici. La causa aperta negli Stati Uniti adesso potrebbe segnare un nuovo capitolo nello scandalo pedofilia nella Chiesa cattolica.





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Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

PRETI PEDOFILI

Esclusivo: don Eliseo Pirmati, il prete ricercato per pedofilia gira indisturbato per Verona

Il religioso, colpito da un ordine di arresto in Argentina per lo scandalo che ha travolto le sedi sudamericane dell’istituto Provolo per bambini sordi, risiede serenamente in Italia. L’Espresso l’ha incontrato mentre si recava a messa

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apelli bianchi, completo scuro, il passo spedito che non tradisce gli 83 anni, Eliseo Pirmati ha l’aria di chi vorrebbe solo confondersi tra la gente. È il religioso veronese ricercato dalla polizia argentina per  lo scandalo pedofilia  che ha travolto le sedi sudamericane dell’istituto Provolo, colpito da un ordine di arresto firmato lo scorso 23 aprile dal giudice di La Plata, Jorge Moya Panisello, per abusi sessuali ripetuti e pluriaggravati, atti osceni e corruzione di minori. Ora vive in Italia, a Verona, dove è tornato improvvisamente nel dicembre del 2017, mentre in Argentina dilagava l’inchiesta giudiziaria sugli abusi ai danni dei bambini sordi coinvolgendo anche la struttura di La Plata, dove è stato inviato in missione nel 1974.

L’Espresso l’ha incontrato alcuni giorni fa mentre si recava a messa in una centrale chiesa di Verona, Santa Teresa degli Scalzi, ed è in grado di pubblicare in esclusiva le immagini.

‘Espresso pubblica per la prima volta in esclusiva le immagini del religioso veronese ricercato dalle autorità argentine per lo scandalo pedofilia dell’Istituto Provolo di La Plata. Eliseo Pirmati, 83 anni, cammina indisturbato per le strade di Verona. Dopo 43 anni di missione in Argentina, nel dicembre del 2017 è tornato in Italia, nella sede centrale del Provolo. I giudici di La Plata il 23 aprile 2019 hanno spiccato nei suoi confronti un ordine di cattura per abusi sessuali ripetuti e pluriaggravati, atti osceni e corruzione di minori, e richiesto la sua estradizione in Argentina. Dopo la messa nella chiesa di Santa Teresa degli Scalzi, Pirmati fa ritorno nella struttura centrale dell’Istituto Provolo, sede della Compagnia di Maria per l’educazione dei sordi (di Andrea Tornago)

Il religioso del Provolo, per il quale i magistrati argentini hanno firmato una richiesta di estradizione, dopo la funzione è tornato nell’edificio centrale dell’istituto Antonio Provolo di Verona, sede della congregazione vaticana della Compagnia di Maria per l’educazione dei sordi, dove ha stabilito la sua residenza al suo ritorno in Italia. Lo stesso istituto da cui lo scandalo pedofilia era partito 10 anni fa, rivelato dall’Espresso e insabbiato dalle autorità ecclesiastiche, prima di arrivare a contagiare l’Argentina.

Don Pirmati ha sostenuto di non conoscere i provvedimenti delle autorità argentine e ha negato ogni coinvolgimento: «Non so niente, non c’entro niente – ha dichiarato a L’Espresso – Sono un uomo qualunque della strada».

Nell’inchiesta di La Plata, Eliseo Pirmati è accusato di raccapriccianti abusi nei confronti dei minori che aveva in custodia, per di più privi della possibilità di esprimersi in quanto sordi, violenze aggravate dalla minore età delle vittime e dalla sua qualifica di ministro di culto religioso.

Foto di don Pirmati sequestrata dalla polizia argentina agli atti dell’inchiesta sul caso Provolo

Gli abusi, secondo i magistrati, «provocarono un danno irreparabile alla salute dei bambini, tanto nella sessualità quanto nella vita quotidiana: angoscia, inquietudine, desideri di autoeliminazione». Un anno dopo i primi arresti di religiosi e laici del Provolo in Argentina nel dicembre del 2016, tra i quali figurava il sacerdote veronese Nicola Corradi, un aereo di linea ha riportato don Pirmati in Italia, dove ora vive indisturbato nella sede dell’istituto Antonio Provolo.

IL CASO ISTITUTO PROVOLO




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PRETI PEDOFILI

Pedofilia, coprì un prete: nuove accuse a cardinale George Pell in sede civile

Il cardinale australiano George Pell, già condannato per pedofilia, rischia nuovi guai con la giustizia perché è stato accusato in sede civile di avere coperto un prete, del quale avrebbe saputo che commetteva abusi su bambini.

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SYDNEY – Il cardinale australiano George Pell, già condannato per pedofilia, rischia nuovi guai con la giustizia perché è stato accusato in sede civile di avere coperto un prete, del quale avrebbe saputo che commetteva abusi su bambini. Secondo quanto riportano i media locali, la denuncia è stata presentata venerdì presso la Corte suprema dello Stato australiano di Victoria da un uomo che afferma di essere stato vittima di abusi da parte di padre Edward ‘Ted’ Dowan durante la scuola a Melbourne, all’inizio degli anni ’80. George Pell, ex numero tre del Vaticano, che all’epoca era vescovo vicario per l’istruzione nella regione di Ballarat, nel sud, è accusato di avere permesso al religioso di passare da una scuola all’altra mentre era al corrente dei fatti che gli vengono rimproverati. “Pell deve rispondere non solo dei suoi crimini ma anche di quelli commessi da altri preti e fratelli dei quali ha autorizzato lo spostamento da una scuola all’altra e da una parrocchia all’altra”, ha detto Michael Magazanik, l’avvocato della vittima, citato dal giornale The Australian.

Gli indagati

Oltre a George Pell, nella denuncia sono menzionati la Commissione cattolica per l’istruzione, il vescovo di Ballarat Paul Bird e l’arcivescovo di Melbourne Peter Comensoli, riferisce sempre The Australian. Il caso dovrebbe essere oggetto di una mediazione. George Pell ha presentato ricorso in appello contro la sua condanna penale per atti di pedofilia. Al termine di un’udienza giovedì, i tre magistrati della Corte suprema hanno preso tempo per deliberare e non si sa quando verrà annunciata la decisione. Possono confermare la condanna, ordinare un nuovo processo o assolvere il prelato. A dicembre Pell era stato riconosciuto colpevole di cinque capi d’accusa relativi ad aggressioni sessuali commesse contro due bambini coristi nel 1996 e 1997. A marzo era poi stato condannato a sei anni di carcere.

IL CASO GEORGE PELL

 





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Cronachedi

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PRETI PEDOFILI

Roma. Si fingeva clochard, prete americano arrestato per abusi su minori

Latitante dal 2006, il 70enne ha varcato la soglia di un centro di accoglienza del comune di Roma, in via Assisi

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All’apparenza uno dei tanti senza fissa dimora di Roma, invece era un prete americano che doveva scontare 81 anni di carcere per aver compiuto reiterati abusi sessuali su minori tra il 1979 e il 1981. Fine della latitanza dopo 13 anni, il 24 maggio scorso, per monsignor Joseph John Henn, 70 anni, che si è presentato nel centro di accoglienza comunale divia Assisi a Roma chiedendo agli operatori di essere aiutato come un qualsiasi clochard.

Sulla testa di Henn pendeva un’ordinanza di custodia cautelare in carcere della Corte di Appello di Roma del 2006. I fatti contestati all’uomo sono stati commessi nello stato dell’Arizona, dove esercitava funzioni di monsignore per la Chiesa cattolica americana.

Il contenzioso con la giustizia di Henn inizia nel 2005, quando venne arrestato nella Capitale e collocato a domiciliari in un alloggio in via della Conciliazione. Poco dopo arriva la richiesta di estradizione dagli Stati Uniti, cui il monsignore fa richiesta di opposizione. Nel 2006 la sua richiesta viene rigettata e quando sopraggiunge la custodia cautelare definitiva, la giustizia non riesce nemmeno a notificargliela perché intanto Henn aveva fatto perdere le sue tracce.

La latitanza dell’uomo termina la scorsa settimana, quando si presenta nel centro di accoglienza del Tuscolano come senza fissa dimora. Entrato nella struttura, qualcosa si complica quando uno degli operatori si accorge che l’uomo ha con sé diversi certificati medici tutti intestati a persone diverse. Da lì parte l’allerta che arriva fino alla Sala operativa sociale del Campidoglio e poi ai Carabinieri della Compagnia di Piazza Dante. Dopo i dovuti riscontri, per l’uomo si sono aperti i cancelli del carcere romano di Regina Coeli.





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