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“Troppo occidentale”, padre islamico tenta di dar fuoco alla figlia 15enne

Shock nel trevigiano: l’uomo l’avrebbe cosparsa di benzina e lei si sarebbe salvata in extremis

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ARCADE – Ha cosparso la figlia 15enne con una tanica di benzina e ha tentato di darle fuoco. Ma per fortuna l’accendino non funzionava e la ragazzina è riuscita a salvarsi.

Una vicenda terribile quella raccontata oggi dal Gazzettino. I fatti si sono verificati nelle scorse settimane ad Arcade. Un padre di famiglia marocchino, che non accetta il modo di vestire della figlia 15enne, a suo dire “troppo occidentale”, sarebbe passato alle maniere forti e, in casa, avrebbe tentato appunto di dare fuoco alla ragazzina. Ma l’accendino che avrebbe innescato le fiamme era scarico e così la 15enne è riuscita a fuggire alle grinfie del padre.

La moglie dell’uomo, che oltre alla 15enne ha avuto da lui altri due figli minorenni, terrorizzata dal comportamento del marito si è rivolta a un consultorio familiare. I servizi sociali del Comune si sono così fatto carico della situazione e la famiglia è ora tenuta al sicuro dall’uomo. Quest’ultimo è stato denunciato per maltrattamenti.



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Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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ITALIA

Il bilancio aggiornato: +2339 malati, altri 766 decessi. Il picco non è passato

Sono 1.455, ieri l’incremento si era fermato a 1.292 casi, 351 i morti nelle ultime 24 ore. L’assessore di Regione Lombardia: “Si è arrestata la crescita, gli ospedali iniziano a respirare”

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Sono 1.455 le persone risultate positive al coronavirus in Lombardia nelle ultime 24 ore. Lo ha reso noto l’assessore regionale al Welfare, Giulio Gallera, nel corso dell’aggiornamento quotidiano sull’emergenza Covid-19. Ieri l’incremento era stato di 1.292 casi, “ma abbiamo processato molti più tamponi rispetto a ieri”, ha sottolineato Gallera. Sono invece 351 i pazienti affetti dal virus che nelle ultime 24 ore hanno perso la vita, nel giorno precedente i decessi erano stati 357. Dall’inizio dell’emergenza i morti sono 8.311.
Coronavirus in Lombardia, meno ingressi nei pronto soccorso
In Lombardia le persone ricoverate per coronavirus sono 40 in più rispetto a ieri (in totale sono 11.802) trenta delle quali in terapia intensiva (complessivamente sono 1.381). I pazienti dimessi nelle ultime 24 ore sono 791 (13.020 in totale). I numeri in Lombardia sono “confortanti, si è arrestata la crescita e siamo in una fase di stabilizzazione che tende a ridursi”, ha commentato Gallera. “Tra i pronto soccorso c’è chi ha avuto una riduzione molto significativa, chi lieve, ma è costante. I nostri ospedali stanno iniziando a respirare” e “i dati evidenziano che il nostro sforzo sta producendo risultati”.

Coronavirus in Lombardia, i nuovi contagi nelle province
In provincia di Milano l’incremento dei contagiati è di 387 casi nelle ultime 24 ore, nel giorno precendente erano stati 482. A Brescia la crescita dei positivi, nelle ultime 24 ore, è stata di 257 persone, a Bergamo di 144, a Cremona di 123. Sono 141 i nuovi contagiati nella provincia di Monza e Brianza, 102 a Mantova, 46 a Pavia, 83 a Varese, 42 a Lecco, 51 a Como, 25 a Lodi 25 e infine 20 a Sondrio.
Coronavirus in Lombardia, nuovi laboratori al lavoro per i test
Oggi la Lombardia ha processato 6.765 tamponi, portando il totale a oltre 135 mila. Da domani saliranno a 31 i laboratori lombardi in grado di processare i tamponi per l’emergenza coronavirus. In questo modo, ha detto l’assessore Gallera, “possiamo processare circa 10 mila tamponi al giorno, ma c’è un problema di reagenti e il numero è comunque limitato rispetto alle necessità. Quindi la strada dei test sierologici è importante e la stiamo perseguendo”



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Repubblica

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ITALIA

Come e quando l’Italia potrebbe uscire dalla quarantena, per quanto ne sappiamo oggi

I dati dei contagi portano a immaginare la fine del lockdown: esperti e statistici al momento parlano di fine maggio-inizio giugno, e il governo si prepara a una ripresa graduale delle attività

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Secondo gli ultimi dati forniti dalla Protezione civile, il numero delle persone che in Italia ha contratto il coronavirus, comprese vittime e guariti, ha superato i 100mila casi, raggiungendo quota 101.739. C’è però una netta flessione nel numero dei contagi. Se questo possa essere l’inizio di un percorso che porterà l’Italia fuori dalla crisi sanitaria è troppo presto per dirlo. Il governo, infatti, prorogherà la durata della quarantena fino a metà aprile e, in caso di statistiche favorevoli, si prepara a una possibile graduale riapertura a inizio di maggio.

È prematuro ancora fare previsioni rispetto ai tempi in cui tutte le attività produttive e le attività commerciali potranno ripartire” – ha spiegato il premier Giuseppe Conte, riferendo in parlamento – “ma ci auguriamo di poter tornare quanto prima alla normalità”. Ma quando potrebbe essere verosimilmente possibile tornare alla normalità?

Lo studio dell’istituto Einaudi

L’Einaudi Institute for Economics and Finance (Eief), centro di studi universitari sostenuto dalla Banca d’Italia, ha avviato nei giorni scorsi un lavoro di ricerca basandosi sui dati dati forniti da Protezione civile, regioni e governo riguardo i numeri di contagiati, guariti e deceduti. Incrociando i dati ottenuti e utilizzando modelli matematici, gli economisti dell’Istituto hanno tracciato un grafico che riassume le variazione statistiche dell’epidemia, riuscendo a stimare un periodo in cui i nuovi contagi potrebbero raggiungere lo zero. Verosimilmente, stando ai risultati del lavoro condotto da Franco Peracchi – ordinario di econometria in congedo dall’Università di Tor Vergata – le nuove diagnosi di Covid-19 si azzererebbero intorno al 16 maggio in sedici delle venti regioni italiane. Le regioni che mancano all’appello sono Marche, Molise, Sardegna e Campania. Sono le uniche, in questo momento, che secondo Peracchi non hanno mostrato alcun segno di miglioramento: la curva dei contagi non s’è mai invertita (anzi in Campania, in un solo giorno, i casi sono quasi triplicati: da 80 a quasi 190).

Stime che, comunque, vanno lette con grande cautela perché il modo in cui i dati vengono raccolti cambia da regione a regione, non essendoci un metodo unitario, e come evidenzia il professor Parecchi, sulle pagine del Corriere della Sera“il numero dei casi in questo momento non è pari al numero degli abitanti del paese attualmente infettati, ma solo a quello di coloro che sono risultati positivi al test. La quantità di persone attualmente infettate è probabilmente maggiore di un ordine di grandezza”.

Il parere degli esperti

Il comitato scientifico continua a lavorare e a coadiuvare il governo nella gestione dell’emergenza sanitaria. Inoltre il presidente del Consiglio superiore di sanità, Franco Locatelli, ha dichiarato che il team di ricercatori che studia il coronavirus ha avviato ricerche sulla sieroprevalenza per identificare chi è immunizzato dalla malattia perché l’ha già presa, magari senza accorgersene. Studi che potrebbero aiutare, ovviamente, anche ad avere una stima su quando i contagi potrebbero diminuire. Ma non ci sono ancora certezze e, fino a quando le ricerche non saranno concluse, le istituzioni sanitarie manterranno il più stretto riserbo sul tema.

Altro esempio di previsioni della comunità scientifica sono le parole di Massimo Galli, primario del reparto di Malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano. Rilasciando un’intervista a TV2000 il 20 marzo, ha dichiarato: “La mia speranza è che di questo virus ci si possa liberare in non più di tre mesi dal momento dell’applicazione di determinate regole (quelle introdotte con il decreto del 8 marzo)”. Quindi il limite massimo posto da Galli, è quello d’inizio giugno – giorno più, giorno meno. Le previsioni del virologo, secondo quanto lui stesso dice, si basano su quanto avvenuto a Wuhan, in Cina. Le misure anti contagio introdotte nella regione cinese risalgono a metà gennaio circa, mentre il primo giorno senza contagi è stato registrato intorno al 19 marzo. Si tratta all’incirca di due mesi, ai quali bisogna aggiungere altri 14 giorni in cui il governo sta gradualmente le misure restrittive più severe.

I prossimi provvedimenti del governo

“Bisognerà immaginare la riapertura del paese con gradualità, valutando le singole tipologie di attività e facendo in modo che le aziende possano organizzarsi anche da un punto di vista di precauzioni sanitarie e di procedure di distanziamento”, ha spiegato il virologo Fabrizio Pregliasco. E infatti tra le ipotesi al vaglio del governo, non appena la curva dei contagi permetterà di farlo, c’è quella di aprire immediatamente imprese o attività produttive dove potrà essere garantito il distanziamento sociale. Quindi bar, ristoranti, cinema, musei saranno gli ultimi a poter beneficiare della fine della quarantena. Lo stesso principio si applicherà anche alla popolazione: non tutte le fasce d’età hanno lo stesso rischio di contagio. Secondo l’ultimo report dell’Iss i dati sulla mortalità iniziano a salire in maniera significativa – oltre il 30% – dopo i 50 anni. Per questo motivo, le fasce di popolazione più anziane o fragili saranno le ultime ad abbandonare le misure di isolamento sociale.



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WIRED

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ITALIA

Nuova autocertificazione 26 marzo, scaricala da qui

Le nuove misure restrittive varate con il decreto del 22 marzo del presidente del Consiglio Giuseppe Conte hanno imposto un aggiornamento dell’autodichiarazione da mostrare quando si esce di casa. È entrato in vigore infatti il nuovo modulo e siamo alla terza versione dall’inizio dell’emergenza da coronavirus.

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Rispetto alla versione precedente ci sono delle aggiunte ulteriori: il cittadino, oltre a dichiarare di non essere sottoposto alla misura della quarantena e di non essere risultato positivo al Covid-19, deve indicare l’indirizzo da cui è iniziato lo spostamento e il luogo di destinazione e specificare residenza e domicilio. Nel modulo scompare la voce spostamento consentito per “rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza”: i trasferimenti in un comune diverso sono consentiti solo per “assoluta urgenza”. Il Dpcm del 22 marzo vieta infatti gli spostamenti da un comune all’altro abolendo la possibilità, contenuta appunto nel decreto precedente, del rientro nel luogo di domicilio, abitazione o residenza.

Rispetto al modello di autocertificazione precedente (la cui ultima modifica risale al 17 marzo) restano inalterati i motivi che consentono lo spostamento all’interno dello stesso comune: le “comprovate esigenze lavorative”, i “motivi di salute” e la “situazione di necessità”. Il cittadino deve inoltre dichiarare, come nella versione precedente, di essere a conoscenza delle nuove misure per contrastare il contagio, delle sanzioni previste in caso di inottemperanza delle disposizioni e di non essere sottoposto alla misura della quarantena e di non essere risultato positivo al Covid-19. Ad esempio, rientra negli spostamenti per comprovate esigenze lavorative, il tragitto (anche pendolare) effettuato dal lavoratore dal proprio luogo di residenza, dimora e abitazione al luogo di lavoro. Rientrano nelle esigenze di assoluta urgenza, anche i casi in cui l’interessato si rechi nelle grandi infrastrutture del sistema dei trasporti (aeroporti, porti e stazione ferroviari) per trasferire propri congiunti alla propria abitazione.

Dove trovare il nuovo modulo

 

cliccando l’icona qua di seguito:

 

 

Il nuovo decreto introduce ulteriori misure di contenimento dell’epidemia che interessano anche le attività produttive e commerciali. In particolare, viene fatta distinzione tra attività sospese, attività che proseguono, e attività che per proseguire necessitano di effettuare una comunicazione o presentare una istanza di autorizzazione al Prefetto territorialmente competente in base a dove si trova la stessa attività. Per semplificare e velocizzare la corrispondenza tra imprese e Prefettura, sono stati messi a disposizione dei modelli che contengono le informazioni essenziali di cui necessita la Prefettura per la verifica delle comunicazioni e per l’istruttoria delle istanze di autorizzazione, a seconda del tipo di attività che si intende proseguire. I modelli, che devono essere compilati dal legale rappresentante dell’azienda, dovranno essere spediti esclusivamente via pec all’indirizzo protocollo.prefud@pec.interno.it con un oggetto differente a seconda si tratti di comunicazioni o richieste di autorizzazioni.



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