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Tunisia, attacco terrorista ai resort turistici Spari in spiaggia, 37 le vittime

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errore sulla spiaggia di Sousse, sulla costa centro-orientale della Tunisia. Uno o piu’ terroristi hanno aperto il fuoco contro i turisti che prendevano il sole e facevano il bagno sul litorale davanti al resort a 5 stelle Riu Imperial Marhaba, compiendo una strage. I morti accertati sono almeno 28, fra cui molti stranieri, per lo piu’ britannici, belgi e tedeschi. L’ambasciata italiana a Tunisi e’ in contatto con le autorita’ locali per accertare l’eventuale presenza di connazionali. Uno degli assalitori e’ stato ucciso mentre un complice e’ stato arrestato dalle forze di sicurezza. Le autorita’ hanno affermato che “l’autore dell’attentato e’ uno studente tunisino, originario della zona di Kairouan e sconosciuto alle forze dell’ordine”. Vestito con pantaloncini corti, per confondersi tra i turisti, sarebbe piombato sulla spiaggia col kalashnikov nascosto sotto un ombrellone da sole.

La dinamica dell’assalto e’ ancora confusa. Secondo quanto riferito dal portavoce del ministero dell’Interno tunisino, Mohamed Ali Aroui, un terrorista “e’ entrato dal retro dell’hotel e ha aperto il fuoco”. Il segretario di Stato alla Sicurezza tunisina, Rafik Chelly, ha piu’ tardi parlato di un solo assalitore “arrivato dalla spiaggia e vestito come un bagnante, con in mano un ombrellone sotto cui nascondeva l’arma da fuoco”. Alcuni testimoni, infine, hanno raccontato di un commando giunto via mare sulla costa. “Sono arrivati in barca.
Dalla spiaggia, poi, si sono diretti verso l’hotel”, ha spiegato un turista russo, Pyotr Chervonets, alla Bbc in lingua russa.
Certo e’ che, improvvisamente, sul litorale si e’ scatenato il muro di fuoco di un kalashnikov. “Abbiamo sentito degli scoppi come di petardi. Pensavamo che qualcuno stesse festeggiando. Ma molto rapidamente ci siamo accorti del panico che c’era nel resort accanto a noi”, e’ la testimonianza resa a Sky news da Gary Pine, turista britannico.

SOUSSE, TUNISIA - JUNE 26: The body of a people is seen after an armed attack on a tourist hotel in Sousse, east Tunisia, left at least 27 people dead, including foreigners, and injured six others , on June 26, 2015. Stringer / Anadolu Agency

“Era circa mezzogiorno e ho visto a circa 500 metri da me una piccola mongolfiera venire giu’ e poi subito una sparatoria. Poi ho visto alcune persone correre verso di me, io pensavo fossero fuochi d’artificio”, ha raccontato una donna irlandese che ha fatto appena in tempo a raccogliere i suoi figli dall’acqua per poi rifugiarsi in hotel. “Ho pensato, ‘oh mio Dio, sembrano colpi d’arma da fuoco’, cosi’ sono corsa in mare, ho acchiappato i miei figli e le nostre cose e mentre correvo verso l’hotel i camerieri e il personale gridavano ‘correte! correte’! Cosi’ siamo corsi verso il nostro bungalow e siamo ancora intrappolati qui dentro. Non sappiamo che cosa stia succedendo”. La Tunisia era gia’ in allerta elevata dopo la strage al museo Bardo di Tunisi dello scorso marzo, in cui morirono 24 persone, fra cui quattro italiani. Anche la localita’ di Sousse, in passato, era finita nel mirino dei terroristi: alla fine di ottobre del 2013, un kamikaze si fece esplodere sulla spiaggia davanti al Rihad Palm, uno degli hotel piu’ famosi della citta’. Nell’attentato mori’ solo il kamikaze e nessuno rimase ferito.

“In 5 venuti via mare, avevano bombe a mano” Dalla testimonianza di una dipendente dell’Hotel Imperial Marhaba che si trovava al quarto piano della struttura sembra che gli attentatori fossero cinque. L’uomo ha detto di aver visto un’imbarcazione rossa con a bordo cinque persone approdare sulla spiaggia antistante all’albergo. Uno di loro ha gettato una bomba mano e poi ha iniziato a sparare contro i turisti. L’uomo e’ riuscito a entrare nella reception dell’hotel, dove erano presenti anche dipendenti tunisini.
Secondo la testimone, l’attentatore avrebbe scelto di sparare esclusivamente ai turisti. Al momento dell’attacco l’hotel aveva 565 ospiti Al momento dell’attacco l’hotel ospitava 565 persone “la maggior parte dalla Gran Bretagna e altri Paesi dell’Europa centrale”.

 

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AGI

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Liberato Alessandro Sandrini, rapito in Siria nel 2016

Il 33enne bresciano è stato liberato da un gruppo di siriani ribelli chiamati ‘il governo della salvezza’

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L’italiano Alessandro Sandrini, rapito in Siria nel 2016 al confine turco-siriano è stato liberato. Lo ha confermato il premier Conte che ha dichiarato: “Il connazionale Alessandro Sandrini è stato liberato al termine di un’articolata attività condotta, in territorio estero, in maniera coordinata e sinergica dall’intelligence italiana, dalla polizia giudiziaria e dall’unità di crisi del Ministero degli Esteri”.

Sandrini è stato liberato da un gruppo ribelle siriano della provincia di Idlib, il ‘Governo siriano di salvezza’, che ha diffuso la notizia sui social. L’operazione è scattata dopo aver saputo che un gruppo criminale attivo in zona e specializzato in rapimenti si nascondeva lungo il confine con un ostaggio.
Sandrini era comparso lo scorso anno in un video in cui compariva inginocchiato con alle spalle due uomini armati e indosso una tuta arancione che ricordava quelle utilizzate dall’Isis. I suoi rapitori, però, non sono parte dello Stato islamico.

Il nome di Alessandro Sandrini è comparso due volte tra gli imputati del tribunale di Brescia: la prima volta per un processo per rapina e ricettazione (aveva tentato di vendere dei tablet rubati e aveva compiuto una rapina nel 2016). Sarà infatti ora ascoltato dai pm di Roma.





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Globalist

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New York, folle tenta di dare fuoco alla cattedrale di Saint Patrick

voleva bruciarla come Notre-Dame?
Fermato prima dellʼingresso nella chiesa. Aveva taniche di benzina e accendini

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Un uomo di 37 anni con evidenti problemi psichici ha tentato di dare fuoco alla cattedrale di Saint Patrick a New York. Fortunatamente è stato fermato prima che potesse mettere atto il suo piano. Marc Lamparello aveva con sè due taniche di benzina quando i sorveglianti della cattedrale lo hanno fermato mentre stava per entrare nella navata centrale. Forse l’uomo voleva bruciarla come Notre-Dame dopo essere stato suggestionato dalla notizia.

La polizia non ha ancora stabilito con certezza il movente e nemmeno ha voluto esprimersi sulla possibile disabilità mentale del fermato. Ha confermato però che Marc Lamparello quando è stato fermato dal personale di sicurezza fuori dalla cattedrale aveva con sè due taniche da 5 litri di benzina, un sacchetto con dentro altri due flaconi di liquido infiammabile e due accendini da cucina. Ai poliziotti ha detto di essere rimasto senza carburante e per questo stava andando in giro con le taniche. Gli agenti hanno però controllato la sua macchina e scoperto che non era affatto in riserva.

Voleva bruciarla come Notre-Dame? – Dopo l’incendio di Notre-Dame a Parigi molte cattedrali nel mondo hanno intensificato i controlli (anche se nel caso francese è quasi certo che ci si trovi di fronte a un incidente). E sono state proprio le guardie private della chiesa di Saint Patrick a dare l’allarme quando hanno visto Lamparello che stava per entrare nella cattedrale. Inizialmente ha tentato di difendersi dicendo che stava “tagliando” dentro la cattedrale per uscire verso Madison Avenue. Poi ha continuato a dare risposte deliranti, tanto che inizialmente la polizia di New York aveva confermato i disturbi psichici del fermato. “Difficile capire quali fossero le sue reali intenzioni, ma uno che va in giro con taniche di benzina e accendini dà sicuramente grande preoccupazione”, ha detto John Miller, vice commissario dell’area anti terrorismo della polizia di New York.





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Tgcom

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Assassin’s Creed potrebbe aiutare a ricostruire Notre Dame

Dopo il disastroso incendio l’obiettivo primario è quello di ricostruire il monumento: un aiuto potrebbe venire dai modelli 3D realizzati per il famoso videogioco di Ubisoft

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Com’è noto, nella serata del 15 aprile un violento incendio ha colpito la cattedrale di Notre Dame a Parigi, portando al crollo della copertura della navata, del coro e del transetto, oltre alla guglia centrale di costruzione ottocentesca. Con la struttura portante rimasta intatta, l’obiettivo, ribadito anche dal presidente francese Emmanuel Macron, è ora quello di ricostruire il monumento che fino a ieri era il più visitato d’Europa. Data la struttura particolarmente stratificata dell’edificio, costruito nel corso di oltre 180 anni, e gli ingenti danni riportati, la ricostruzione potrebbe impiegare anni se non decenni, ma un aiuto potrebbe venire da una fonte inaspettata come Assassin’s Creed.

La serie di videogiochi è celebre perché, ambientando le proprie avventure in diverse epoche storiche e luoghi del mondo, permette ai propri giocatori di esplorare questi scenari, scalando e arrampicandosi soprattutto su edifici e monumenti di rilevanza storica in uno stile che richiama il parkour. Uno dei titoli della serie, Assassin’s Creed: Unity del 2014, è ambientato proprio a Parigi durante la Rivoluzione francese e presenta, fra gli altri, un modello molto accurato della cattedrale: i designer della Ubisoft hanno lavorato per ben due anni a realizzare un’immagine verosimile di Notre Dame, includendo anche numerosi dettagli (come le guglie, i pinnacoli e alcune statue introdotte nei restauri ottocenteschi) che nel 1789 non erano presenti ma risultano invece molto familiari nell’immaginario dei giocatori (gli stessi giocatori che in queste ore stanno tributando il loro omaggio online riproponendo le scene delle loro imprese nel videogame).

Utilizzare i precisissimi modelli 3d creati dai realizzatori del videogioco potrebbe aiutare la ricostruzione accorciando i tempi di recupero delle immagini e dei progetti. A ciò potrebbe aggiungersi l’aiuto di Andrew Tallon, uno storico dell’arte recentemente scomparso ma che, secondo il National Geographic, ha completato già nel 2015 una mappatura della cattedrale con misurazioni estremamente precise grazie all’impiego di puntatori laser: “Se ho lavorato correttamente la scansione è accurata con uno scarto di cinque millimetri”, aveva dichiarato lo studioso al magazine. Già in serata diverse campagne di sottoscrizione sono state lanciate per raccogliere fondi per la ricostruzione di Notre Dame, e contributi milionari stanno già giungendo da aziende private e da famiglie come Arnault e Pinault, le proprietarie dei più grandi gruppi del lusso francese.





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Wired

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