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Medicina

Tutto quello che c’è da sapere sui vaccini

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Hanno debellato decine di malattie e salvato migliaia di vite umane. Eppure c’è chi ritiene facciano più male che bene

L’abbiamo ricordato tante volte: vaccinarsi (quando consigliato dal proprio medico e previsto dai protocolli sanitari) è importante, sia per la propria salute che per quella della comunità. E anche perrisparmiare denaro, dato che meno persone infettate vuol diremeno spesa per il Servizio sanitario nazionale, meno assenze ascuola e al lavoro, più produttività.

I vaccini, salvo casi rari e sfortunati, non fanno morire. Eppure, parte dell’opinione pubblica – e, a quanto pare, della magistratura– è fermamente convinta del contrario. Perché? Le ragioni sono molteplici e complesse. E affondano le radici in un sostrato fatto di scarsa conoscenza scientifica, teorie del complotto e correlazioni spurie. Quando va bene. In casi peggiori, come vedremo tra poco, c’è purtroppo della malafede bella e buona. La colpa, naturalmente, non è dell’opinione pubblica in sé. E men che mai dei malati e dei loro congiunti. È una questione molto più sottile, perché il vaccino rende la malattia invisibile.

Prendiamo, per esempio, il vaiolo. Una malattia completamente eradicata dalla società dal 1979 grazie a massicce campagne di vaccinazione durate oltre due secoli. Una malattia che oggi ha smesso di far paura. È come se, non temendola più, avessimodimenticato cosa ce l’ha fatta sconfiggere. Anzi, di più. Ciò che ce l’ha fatta sconfiggere si è improvvisamente trasformato in unnemico. Anche quando la scienza vera, quella delle sperimentazioni rigorose, dei trial clinici, della riproducibilità, delle relazioni causa-effetto, dice il contrario. Ecco il nostro recap.

Da dove nascono i vaccini
Tutto cominciò con Edward Jenner, medico inglese vissuto a cavallo tra il diciottesimo e il diciannovesimo secolo. In quel periodo, in Europa imperversava una sanguinosissima epidemia di vaiolo, che mieteva, in media, una vittima ogni sei contagi. Verso il 1770, Jenner notò che gli allevatori di bovini e equinisembravano essere stranamente immuni alla malattia. Il medico ipotizzò che il fenomeno fosse dovuto al fatto che gli allevatori, contraendo la forma bovina del vaiolo (Variolae vaccinae, per l’appunto), molto lieve per gli esseri umani, sviluppassero delle difese anche contro la forma umana della malattia.

Per dimostrarlo, estrasse del siero da una pustola di una contadina malata della versione bovina del vaiolo e lo iniettò in un bambino di otto anni (non si trattava propriamente di quello che oggi chiameremmo trial clinico, ma era pur sempre il diciottesimo secolo). Dopo sei settimane, iniettò nel bambino il virus del vaiolo umano e questi non si ammalò: la sua intuizione era giusta (nonostante il comportamento eticamente discutibile).

In realtà, la cosiddetta variolizzazione, ossia l’inoculazione di materiale proveniente da lesioni variolose, era una pratica già in uso in Cina intorno all’anno 1000 (e successivamente anche in Europa), ma era tutt’altro che sicura. Le persone inoculate, talvolta, contraevano la malattia in forma grave, diventando a loro volta sorgenti di contagio.

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Dopo le scoperte di Jenner, la variolizzazione fu progressivamente abbandonata in luogo della vaccinazione, ritenuta (a ragione) più sicura ed efficace. La seconda tappa importante arrivò un secolo dopo, con l’introduzione, da parte di Louis Pasteur, del vaccino contro la rabbia, efficace anche se assunto dopo l’insorgenza dei sintomi della malattia. E fu sempre Pasteur a proporre, in onore di Jenner, il nome vaccino – derivato dalle vacche – per tutti i trattamenti di questo tipo. Poi fu il turno di difterite, poliomelite,colera, febbre gialla, tubercolosi. E via di seguito, fino ad arrivare al vaccino contro il papilloma virus, sviluppato da Harald Zur Hausen e commercializzato a partire dal 2006, e a quello contro laleishmaniosi umana, messo a punto da Jacinto Convit nel 1994.

Come funzionano?
Il principio alla base della vaccinazione di Jenner e Pasteur – e di tutte le successive – è sempre lo stesso. L’immunizzazione, ovvero l’induzione artificiale nell’organismo di una resistenza nei confronti di determinati agenti patogeni. Per ottenerla, è necessario allenare il sistema immunitario a combattere lo specifico batterio o virus. Il vaccino, insomma, altro non è che un preparato che contiene una forma inattiva (è il caso, per esempio, di influenza, colera, peste bubbonica, poliomelite, epatite A e rabbia), o attenuata (febbre gialla, morbillo, rosolia, tifo) o comunque resa in qualche modo inoffensiva (qui la lista ufficiale dei National Institutes of Health), del patogeno da combattere.

Il preparato stimola la produzione di anticorpi specifici e rende l’organismo temporaneamente immune contro il patogeno stesso:“In media”, spiega sempre il Nih, “il vostro sistema immunitario impiega oltre una settimana a capire come combattere un microbo sconosciuto. A volte questo tempo è eccessivo. I microbi più forti possono diffondersi nell’organismo più velocemente della risposta del sistema immunitario. In queste situazioni, i vaccini fanno la differenza. In altre parole, i vaccini insegnano al vostro organismo i trucchi per difendersi efficacemente”. Qui una spiegazione animata del meccanismo.

Sono efficaci? Sono sicuri?
Sì. O, più precisamente, lo sono in senso statistico. Il già citato successo nell’eradicazione del vaiolo ne è la testimonianza più chiara: assieme alla peste bovina, si tratta dell’unica malattia della storia a essere ufficialmente debellata. Altre malattie, comerosolia, morbillo, poliomelite, pertosse e difterite, sono state altamente ridimensionate dopo le relative campagne di vaccinazione.

Sempre in senso statistico, inoltre, i vaccini sono sicuri, come ha mostrato uno studio pubblicato ad aprile 2013 dall’American Academy of Psychiatry, che esamina in dettaglio la possibile correlazione tra diversi tipi di vaccinazioni e sviluppo di malattie.

È bene sottolineare, comunque, che, per quanto sia considerata il trattamento con miglior rapporto rischi/benefici (dove per rischios’intendeono frequenza e gravità degli eventi avversi e perbeneficio s’intendono efficacia protettiva, probabilità di contrarre la malattia e frequenza e gravità delle complicanze della malattia, come spiega un rapporto dell’Istituto superiore di sanità), ogni vaccinazione può comportare degli effetti collaterali. Ma si tratta quasi sempre di fenomeni molto più lievi rispetto alle malattie da cui il vaccino protegge: nausee, gonfiore e vomito, per esempio. Un bambino su mille, in media, è colpito da effetti collaterali moderati, come il pianto prolungato. Le probabilità di effetti più gravi, come convulsioni o blocco intestinale, si attestano intorno a una su decine di migliaia. Molto meno della probabilità di morire per morbillo (un caso su mille) o pertosse (un caso su duemila).

Potrebbe anche accadere, infine, che il paziente sia allergico oipersensibile a un determinato vaccino: in tal caso è necessario sospendere la procedura e affidarsi alla cosiddetta protezione indiretta, cioè quella derivante dall’immunità altrui.

Cosa contengono?
Come tutti i farmaci, i vaccini sono sottoposti a rigidi test disicurezza. Il principio che si segue durante lo sviluppo prevede infatti che, ancor prima di dimostrarsi efficaci, i preparati non possano in alcun modo nuocere alla salute. “La prima definizione per la parola ‘sicuro’ è ‘innocuo‘”, scrive il Children’s Hospital of Philadelphia in proposito. “Questa definizione implicherebbe che qualsiasi conseguenza negativa di un vaccino lo renderebbe insicuro. E secondo questa definizione, nessun vaccino è sicuro al 100%. Quasi tutti i vaccini provocano dolore, arrossamenti o sensibilità sul sito di iniezione. E alcuni possono causare”, proprio come i farmaci, “diversi effetti collaterali”. Comunque, sottolinea sempre il nosocomio, gli ingredienti più pericolosi dei vaccini, tra cui alluminio, mercurio, gelatina e antibiotici, sono stati del tutto eliminati o sono presenti in quantità microscopiche. I Centers for Disease Control and Prevention hanno messo a punto una lista, attualmente aggiornata a settembre 2013, di tutti gli eccipienti contenuti nei preparati. Il thimerosal (ne parleremo tra pochissimo a proposito del caso Wakefield), uno degli ingredienti più temuti, era usato come conservante per prevenire contaminazioni batteriche nei vaccini, ma è stato completamente rimosso dai preparati grazie a un emendamento della Food and Drug Administration (Fda) del 21 novembre 1997: “Il thimerosal, non è più contenuto in alcun vaccino per l’infanzia, eccezion fatta per il vaccino per l’influenza”. Ma anche in quel caso, le quantità sono minime e comunque inferiori a quelle comunemente trovate in altri prodotti alimentari di uso quotidiano.

Casi controversi – L’antipolio di Sabin
Uno dei casi più controversi riguarda il vaccino antipoliomelite, sviluppato da Albert Sabin con poliovirus attenuati alla fine degli anni cinquanta. Il vaccino ha eliminato la malattia nella maggior parte dei paesi del mondo. Tuttavia, secondo alcuni, diversi vaccini antipolio contaminati dal virus dell’immunodeficienza delle scimmie (Siv) avrebbero causato il passaggio del virus all’uomo e quindi lo sviluppo dell’epidemia di Hiv/Aids. La teoria, però, è stata ampiamente confutata dalla comunità scientifica: “Il virus dell’immunodeficienza delle scimmie [usate per la preparazione del vaccino, nda]”, si legge in uno studio pubblicato su Nature, “è filogeneticamente diverso da tutti i ceppi di Hiv-1, il che dimostra che quelle scimmie non sono state l’origine della pandemia umana di Aids”.

Casi controversi – L’antihpv di Zur Hausen
Si tratta di un vaccino creato dall’équipe di Harald Zur Hausen, premio Nobel per la scoperta del papilloma virus (Hpv) come causa del cancro della cervice uterina. Una correlazione importante, dato che, secondo le stime più recenti, oltre il 75% delle donne sessualmente attive risulta positiva all’infezione da Hpv almeno una volta nella propria vita. Il vaccino sviluppato da Zur Hausen, però, viene considerato da qualcuno eccessivamente costoso e di breve copertura. La casa farmaceutica AstraZeneca, produttrice del vaccino, è accusata di aver influenzato l’assegnazione del premio Nobel tramite due membri dellacommissione di selezione. L’azienda ha naturalmente negato ogni coinvolgimento, ma l’intera vicenda è rimasta torbida.

Casi controversi – Wakefield, thimerosal e autismo
In questo caso, checché ne pensino i giudici del Tribunale del lavoro di Milano, siamo di fronte a una bufala bella e buona. Costruita artatamente e con malafede, per di più. I fatti ve li abbiamo già raccontati: nel 1998 Andrew Wakefield, medico inglese ora radiato dall’albo, pubblicò un lavoro su Lancet (ora ritirato dalla rivista) in cui sosteneva una presunta correlazione tra vaccino trivalente e insorgenza di autismo.

Si trattava di uno studio estremamente debole, condotto su soli 12 bambini, per altro arruolati con pratiche ambigue. In ogni caso, come si scoprì in seguito, Wakefield aveva deliberatamentefalsificato i risultati dietro compenso economico per favorire irisarcimenti legali dei genitori di bimbi autistici. Tutte le ricerche effettuate in seguito per indagare una possibile correlazione hanno avuto esito negativo (per esempio questa, questa e questa).

Conclusione: l’incidenza della sindrome autistica è la stessa tra bambini vaccinati e non vaccinati. L’Organizzazione mondiale della sanità si è espressa fermamente in merito alla questione: “I dati epidemiologici disponibili indicano che non vi sono prove di un legame tra morbillo-parotite-rosolia e disturbi dello spettro autistico. Studi precedenti che suggerivano un nesso di causalità si sono poi rivelati gravemente fallaci. Non ci sono neanche prove che suggeriscono che qualsiasi altro vaccino dell’infanzia possa aumentare il rischio di disturbi dello spettro autistico. Inoltre, revisioni commissionate dall’Oms hanno concluso che non vi era alcuna associazione tra l’uso di conservanti come il thimerosal[un ingrediente prima usato per la preparazione dei vaccini, ora abolito], che contiene etilmercurio nei vaccini, e disturbi dello spettro autistico”.

Casi controversi – Il vaccino contro la pertosse
Negli Stati Uniti, come vi avevamo raccontato, all’inizio degli anni novanta alcuni bambini vaccinati contro la pertosse subirono vari effetti collaterali, tra cui febbre e svenimenti. I genitori dei piccoli citarono in giudizio le case farmaceutiche produttrici dei vaccini, sostenendo che i loro figli sarebbero potuti andare incontro adanni cerebrali. Ma i giudici diedero loro torto, perché, ancora una volta, non esisteva alcuna evidenza scientifica in merito.

Per cosa è obbligatorio vaccinarsi oggi?
Secondo il Piano vaccinale prevenzione vaccinale 2012-2014 del Ministero della Salute, “le vaccinazioni contro difterite, tetano,poliomelite ed epatite B sono state introdotte come obbligatorie, e l’obbligatorietà permane tuttora”. Inoltre, l’Italia ha varato un piano nazionale per l’eliminazione del morbillo e della rosolia congenita, che prevede “entro il 2015 l’eliminazione del morbillo endemico (incidenza inferiore a un caso per milione di popolazione), l’eliminazione della rosolia endemica (incidenza inferiore a un caso per milione di popolazione) e la riduzione dell’incidenza della rosolia congenita a meno di un caso per 100mila nati vivi”. Per i cosiddetti “soggetti ad alto rischio”, come anziani, soggetti con immunodeficienze, cardiopatici, operatori sanitari, sono consigliati anche i vaccini contro morbillo, parotite e rosolia, varicella, influenza.

Fluad: cosa sta succedendo?
Arriviamo al presente. Come vi abbiamo raccontato, ci sarebbero diversi decessi sospetti potenzialmente collegati al vaccino anti-influenzale Fluad. A scopo precauzionale, l’Agenzia italiana per il farmaco (Aifa) ha bloccato due lotti del vaccino, prodotto daNovartis, e sono state aperte quattro inchieste. I risultati preliminari degli esami tossicologici dell’Istituto superiore di sanità hanno dato esito negativo, escludendo la presenza diendotossine, ma per saperne di più serviranno ancora due settimane. Vi terremo aggiornati.

Il futuro
Senza dubbio, le vaccinazioni ci serviranno ancora. A fronte delle patologie che siamo riusciti a eradicare o ridimensionare, ne restano ancora altrettante estremamente pericolose. Il cancro, per esempio. Meno di un mese fa, Luca Pani, direttore generale dell’Aifa, ha annunciato che entro i prossimi tre anni potrebbero iniziare campagne di profilassi – veri e propri vaccini, in sostanza – contro il cancro, altamente personalizzate perché basate sulla conoscenza informatizzata del genoma del paziente.

Ci sono poi le malattie degenerative e autoimmuni: sempre nella stessa occasione, l’Aifa ha dichiarato che, al ritmo attuale del progresso tecnologico, tra meno di un decennio potrebbe essere per esempio messo a punto un vaccino per l’Alzheimer.

E infine, last but not least, c’è ebola. Anche su questo versante l’Italia si conferma in prima linea. I primi test sullo sviluppo del vaccino italiano hanno confermato che non ci sono effetti collaterali né problemi di sicurezza. Se tutto dovesse andar bene, la produzione potrebbe iniziare l’anno prossimo.

 

Crediti :

Wired

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

Medicina

Peggiora la bimba con il tetano «È tutto assurdo»

Bambina col tetano a 10 anni in rianimazione a Verona, non era vaccinata

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Maria, chiamiamola così, è ricoverata da una settimana all’ospedale della Donna e del Bambino di Borgo Trento. Padiglione 30, terapia intensiva pediatrica, piano interrato. Si scendono le scale e si arriva davanti al reparto che nel lato sinistro ospita i neonati chiusi nelle incubatrici, oltre la porta di destra, invece, cura i più grandi.

Tra questi c’è Maria, la bimba di 10 anni di Povegliano che lotta disperata da giorni contro il tetano. Nessun vaccino, i genitori non hanno fatto alcuna profilassi nè a lei nè alla sorella più piccola per nessuna delle patologie per le quali la legge impone di «coprire» fin dalla nascita i figli. Per Maria la scelta novax di mamma e papà è stata fatale: s’è sbucciata un ginocchio, è partita l’infezione, il batterio è entrato in circolo e, da quando martedì scorso è stata ricoverata, piano piano le ha tolto le principali funzioni vitali, riducendola in condizioni disperate.  Maria è intubata, è sedata ed è via via peggiorata: non è più in grado di respirare da sola, non è cosciente, drenaggi ovunque e macchine sempre in funzione stanno lavorando per salvarla.

Nella sala d’attesa della Tip (Terapia intensiva pediatrica) si riposano le mamme che assistono i loro piccoli. Escono pochi minuti dal reparto metaforicamente a «prendere aria» – lì sotto non c’è – lasciando le loro creature alle cure delle infermiere. «Stanno cambiando la flebo», diceva ieri una, «ne approfitto per fare due passi qui».

«L’HO VISTA ENTRARE CON UN CEROTTO…»

E parlando di Maria: «È assurdo come in poco tempo il tetano l’abbia ridotta. Io l’ho vista entrare in reparto sulle sue gambe, la settimana scorsa, aveva un cerotto sul ginocchio ma era in piedi, camminava da sola, stava bene. Sapere adesso che è stesa su quel letto in condizioni così gravi fa tanto, tanto male. E fa pensare. Mi auguro che lo facciano tutti quelli che, in tutta questa vicenda, hanno delle responsabilità oggettive». E poi un’altra mamma: «Ognuno dei bambini qui è ricoverato nella propria stanza quindi più di tanto nessuno sa come sta il cucciolo della porta accanto. È ovvio, tra genitori ci scambiamo qualche parola ma non si può fare con tutti: li vedi subito quelli che hanno i figli in condizioni gravi, capisci che non hanno voglia di niente e non ha senso dire nulla. La mamme e il papà di Maria sono gentilissimi ma non si staccano mai dal suo letto. Di sicuro», sospira con gli occhi lucidi, «siamo tutti con il fiato sospeso, speriamo ce la faccia, speriamo che qualcuno guardi in giù».

LA VICENDA IN TRIBUNALE

La vicenda di Maria è finita in Tribunale: l’autorità giudiziaria sta cercando di verificare se ci siano responsabilità penali legate alla mancata vaccinazione della bambina. Le carte sono sul tavolo del procuratore capo di Verona Angela Barbaglio che, pur invitando alla prudenza in attesa di conoscere gli sviluppi dello stato di salute della piccola, fa intendere che è stata scritta una notizia di reatoa carico dei genitori. «Bisogna stare attenti a misurare ogni movimento, con la massima comprensione per il profilo umano», puntualizza, «dall’altra parte però è chiaro che un caso del genere non può passare inosservato, si tratta di una vaccinazione obbligatoria, prevista dalla nostra legislazione».

La legge è la 119 del 2017: prevede, per i genitori inadempienti, «una sanzione amministrativa da 100 a 500 euro e l’accesso vietato alle scuole per l’infanzia incluse quelle private non paritarie». La mamma e il papà di Maria rischiano di essere indagati per lesioni, al momento.





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l'Arena

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Medicina

Advanced Talk 2, come prepararci a un futuro di terapie avanzate

Il futuro della medicina passa dalle terapie avanzate. Ma accanto all’enorme potenzialità che rappresentano per malattie genetiche e tumori, esistono molti nodi ancora da risolvere. Lo hanno ricordato ieri gli esperti alla prima edizione di Advanced Talk 2, organizzato dall’osservatorio Terapie avanzate

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(foto via Pixabay)

Luigi Naldini, Salvatore Lo Re, Giulio Pompilio, Riccardo Palmisano. Quattro speaker, quattro esperienze diverse, quattro racconti paralleli sullo stesso tema: il presente, ma soprattutto il futuro delle terapie avanzate. Sono stati loro – un ricercatore di fama internazionale, un paziente-impaziente come lui stesso si è definito, un cardiologo che lavora nel processo di valutazione e regolamentazione all’Ema (l’Agenzia europea dei medicinali) e un rappresentante del mondo dell’industria – i protagonisti della prima edizione di Advanced talks on Advanced therapies (At2), organizzato da Osservatorio Terapie Avanzate.

Terapie avanzate: ne arriveranno sempre di più

Il filo conduttore dell’evento è stato questo: siamo ormai arrivati a maneggiare terapie avanzate – come terapie geniche e terapie cellulari – ed è molto probabile che in futuro ne arriveranno di nuove. E siamo di fronte a qualcosa di completamente nuovo, che dobbiamo imparare ancora a comprendere dal punto di vista biologico, a misurare in termini di efficacia a lungo termine e sicurezza, e a gestire, dal punto di vista regolatorio e di sostenibilità. Una serie di sfide, come le ha chiamate Naldini, direttore dell’Istituto San Raffaele Telethon per la Terapia Genica (SR-Tiget), aperte proprio dalle enormi potenzialità che queste terapie hanno dimostrato in laboratorio e in clinica. “Le terapie avanzate sono il frutto di tre filoni di ricerca”, ha ricordato lo scienziato durante il suo intervento, “la capacità di manipolazione dei geni, la possibilità di sfruttare le cellule staminali e quella di poter manipolare le cellule del sistema immunitario. Tutto questo ci consente oggi di sviluppare approcci terapeutici per malattie che fino a ieri erano incurabili”.

Grazie a questi filoni di ricerca, siamo riusciti per esempio ad arrivare per esempio a Strimvelis, la prima terapia genica ex vivo con cellule staminali indicata per una grave forma di immunodeficienza, sviluppata proprio al Tiget, ad Holoclar, la prima terapia avanzata a base di staminali approvata al mondo per la rigenerazione della cornea.  O ancora alla possibilità, combinando terapia genica e medicina rigenerativa, di trattare malattie della pelle come l’epidermolisi bollosa. Ma il successo delle terapie avanzate non riguarda più solo le malattie rare, ha ricordato Naldini: oggi possiamo utilizzare lo stesso approccio anche nella lotta ai tumori, basti pensare all’arrivo di Car-T, l’immunoterapia che arma i linfociti del sistema immunitario per renderli più aggressivi nei confronti delle cellule cancerose, oggi disponibile solo per alcuni tipi di tumori ematologici (e solo in determinate condizioni). “Siamo di fronte a una farmacologia completamente nuova: partita dalle piccole molecole, negli anni siamo passati ai biologici, ai geni che stanno entrando oggi, una sorta di biologici con le loro istruzioni incorporate, e addirittura alle cellule modificate, veicolo attivo che possono per esempio mettere a disposizione la loro azione killer”, ha detto Naldini. Un modello innovativo che sfida la società e i clinici, continua l’esperto: “Sono farmaci che abbiamo appena iniziato a manovrare, che hanno effetti a lungo termine, potenzialmente per tutta la vita, che possono avere impatti importanti, che dobbiamo controllare, terapie che vengono somministrate un’unica volta”. E che, non da ultimo, costano, molto.

Il nodo degli aspetti regolatori (e dei prezzi)

Le terapie avanzate richiedono un sistema regolatorio del tutto nuovo, ha ricordato Giulio Pompilio, Alternate Delegate presso il Committee for Advanced Therapies (Cat) dell’Ema: “La singola somministrazione in medicina è una novità, che porta con sé aspetti regolatori nuovi, tra cui quello dei costi elevati, nell’ordine di centinaia di migliaia di euro”. O ancora di più, ricorda citando il caso della terapia genica di recente approvazione da parte dell’agenzia del farmaco americana (Fda) contro la sma, Zolgensma, per cui si parla di un prezzo record superiore ai due milioni di dollari.

“Queste terapie ci pongono di fronte a un problema di valutazione costo-efficacia ma soporattutto di sostenibilità che possono non essere rilevanti quando parliamo di patologie rare o molto rare, ma che dobbiamo affrontare immaginando che in futuro verranno offerte a sempre più pazienti. Sostenibilibità vuol dire accesso alle cure, e non è ammesso che possano esistere pazienti di serie A e B”, ha raccontato Pompilio. “Quello dell’accesso alle cure, con tutti gli aspetti correlati, è un problema di cui devono farsi carico non solo le agenzie regolatorie, tutta una comunità, che coinvolga medici, politici, sistema sanitario”.

Nuove terapie aprono infatti nuovi problemi, non banalmente per esempio di costi e trasporti nel caso di terapie geniche e cellulari, ha rimarcato Riccardo Palmisano, presidente Assobiotec: “Quello sulle terapie avanzate è un viaggio ancora agli inizi: abbiamo una strada ancora tutta da fare. Oggi abbiamo più di mille studi clinici su terapie avanzate, ma quando abbiamo cominciato alcune sperimentazioni hanno mostrato che invece di curare i pazienti si potevano anche perdere. C’è voluta la perseveranza, la resilienza, il coraggio per andare avanti”.

Il ruolo dei pazienti

Il coraggio soprattutto dei pazienti. Soprattutto di quelli che per primi hanno tentato qualcosa di mai fatto prima. Quelli che hanno costruito storie che magari serviranno ad altri pazienti. Come Salvatore Lo Re, paziente talassemico, in perenne attesa di una ricarica, come gli smartphone con le power banck, racconta dal palco presentando la sua storia. La storia è quella di un bambino cui a a sette anni viene detto che dovrà contare su trasfusioni di sangue per tutta la vita. Ma cui viene anche detto che un giorno arriverà una cura, qualcosa di diverso dal trapianto di midollo, qualcosa che avrebbe rivoluzionato la medicina. Servirà tempo, tanto, quelli lunghi e pazienti della ricerca, ma qualcosa arriverà. “Tre anni fa ho avuto alla fine la possibilità di accedere a una sperimentazione di terapia genica per la talassemia. Stavo bene, i medici sostenevano il mio percorso, e ho pensato: se non ora quando?”, racconta Salvatore. Oggio lui ha bisogno di molte meno trasfusioni, ma ci sono casi, soprattutto tra i pazienti più giovani, in cui la terapia genica contro la talassemia ha permesso di raggiungere l’indipendenza dalle trasfusioni“Crediamo nelle terapie avanzate, ma crediamo anche in quello che abbiamo oggi: donate sangue, farlo è un regalo per i pazienti talassmeici, specie durante la stagione estiva”, è stato l’appello di Salvatore.





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Medicina

Teramo, radiato dall’albo il ginecologo No Vax Roberto Petrella

Teramo. E” stato radiato dall”Ordine dei medici di Teramo il ginecologo Roberto Petrella, noto per le sue posizioni critiche in particolare sul vaccino anti Papillomavius Hpv.

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Roberto Petrella il medico No Vax radiato dall'Ordine

La decisione dell”Omceo abruzzese era attesa da giorni dopo la discussione del caso il 4 giugno scorso, e nel frattempo Roberto Petrella aveva preannunciato l”intenzione di presentare ricorso contro un eventuale provvedimento. “Mi hanno radiato (medico di 72 anni in pensione) perché ho criticato la vaccinazione”, ha comunicato in queste ore via social.

Noi medici dobbiamo fare pulizia in casa nostra”, commenta il virologo ”pro-vax” Roberto Burioni.

Non mi hanno voluto far parlare – scrive Petrella in uno dei suoi tanti, lunghi post su Facebook – per ripetere le stesse cose che avevo detto al presidente dell”Ordine dei medici di Teramo in passato” e sulle quali “avevo fornito una ricca documentazione”, precisa. “L”unica mia colpa è quella di aver consultato testi acquistabili in ogni libreria e aver consolidato concetti utili all”informazione”, aggiunge. E “non esiste radiazione – chiosa – se esiste la verità scientifica”.

Non ho mai espresso contrarietà ai vaccini”, sostiene ancora Petrella. “Sono favorevole alla vaccinazione, ma contrario all”obbligatorietà. Può essere questo un motivo di radiazione?”, chiede. “Come mai non viene radiata la ministra Grillo? Era contro la vaccinazione obbligatoria”.





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Cityrumors

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