Contattaci

Lab

Un cuore artificiale stampato in 3D

Tessuti, valvole e un cuore di neonato in grado di contrarsi: sono i risultati ottenuti con una tecnica di stampa in 3D che usa come “inchiostro” il collagene, uno dei componenti dell’impalcatura di sostegno dei tessuti biologici

Pubblicato

il

Science Photo Library/AGF

Il sogno di avere pezzi di ricambio per gli organi umani, e in particolare per il cuore, sembra ancora più vicino. Andrew Lee della Carnegie Mellon University di Pittsburgh e colleghi hanno perfezionato le più recenti tecniche di stampa in 3D e usato come materia prima il collagene, la più importante componente della matrice extracellulare (l’impalcatura di sostegno dei tessuti biologici). Con l’aggiunta di cellule in coltura, il risultato descritto sulle pagine di “Science” – è sorprendente: tessuti e strutture che riproducono con incredibile accuratezza l’anatomia e le funzioni fondamentali del cuore umano, come la contrattilità e l’apertura e la chiusura delle valvole cardiache.

Il risultato corona alcuni anni di sforzi di ricerca e sperimentazione del gruppo di Lee, che già nel 2015 aveva presentato la prima versione di questa tecnica, denominata FRESH. Tuttavia, non era ancora stato superato uno degli ostacoli fondamentali della stampa di tessuti biologici, o bioprinting, e cioè la produzione di un materiale che sia al contempo soffice e dotato di una microstruttura molto ben definita, adatta cioè a sostenere la colonizzazione delle cellule e una rete di vasi sanguigni.

Il collagene, in particolare, è il materiale più adatto a formare l’impalcatura di sostegno per gli organi artificiali, ma è difficile controllarne la microstruttura a diverse scale dimensionali mentre si stampa.

Lee e colleghi hanno risolto il problema depositando il collagene come un normale “inchiostro” in una stampante 3D, strato per strato, all’interno di un gel, controllando la solidificazione del collagene anche alle scale più piccole, fino a 10 micron. Hanno così ottenuto una matrice con una microstruttura porosa, con canali di dimensioni fino a 30 micron di diametro, adatti all’infiltrazione delle cellule e alla vascolarizzazione della matrice.

Una delle valvole cardiache prodotte con la nuova tecnica (Carnegie Mellon University College of Engineering)


Questi ultimi due processi hanno avuto successo, sia con cellule di topo sia con cellule umane in coltura, grazie all’aggiunta di due ingredienti: la fibronectina, un’altra proteina fondamentale della matrice extracellulare naturale, e il VEGF, un potente fattore di crescita dei vasi sanguigni.

Usando cardiomiociti, le cellule che costituiscono il muscolo cardiaco, derivati da cellule staminali umane, gli autori sono poi riusciti a produrre anatomie sempre più complesse – un tessuto cardiaco, un ventricolo e infine un cuore di neonato completo – con una fedeltà notevole, documentata dalle immagini di risonanza magnetica.

Ma a stupire di più sono i risultati in termini di funzionalità del prototipo: i tessuti umani così organizzati possono contrarsi in modo sincrono, e le valvole cardiache si chiudono e si aprono.

Il metodo FRESH, in questa sua seconda versione denominata FRESH 2.0, ha dunque dimostrato la sua validità per il cuore umano, ma potrebbe essere usato per produrre tessuti di sostegno per un’ampia gamma di organi. La strada per questo obiettivo deve superare ancora diversi problemi tecnici, primo fra tutti la stampa in 3D di tessuti di grandi dimensioni, con miliardi di cellule.



Licenza Creative Commons




 

Crediti :

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

Continua a leggere
Clicca per commentare

Leave a Reply

Per commentare puoi anche connetterti tramite:



Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Lab

Cerotti, profezie e santoni

Pazzesco dove può arrivare il delirio umano. Prenderemo anche il caffè in paradiso?

Siete sull’orlo del delirio, a parte che il controllo sociale esiste da anni, i cerotti a lento assorbimento anche.

Pubblicato

il

Pazzesco dove può arrivare il delirio umano. Prenderemo anche il caffè in paradiso?

marco dimitri

Siete sull’orlo del delirio, a parte che il controllo sociale esiste da anni, i cerotti a lento assorbimento anche. È come dire “Se hai la tessera Coop il terzo alimento è gratis”, “Non hai il marchio della Coop, il terzo alimento non puoi mangiarlo, devi pagare… Anzi la Coop sei tu…” e poi l’anti taccheggio che suona, le telecamere di sorveglianza, ecc…

Ora posso capire la follia… Ma la Bestia è chi mette in giro questo tipo di video. Bill Gates non è mai riuscito a fare un sistema operativo che non ti spegne il computer in faccia. Totalitarismo sanitario? Ma non vedete che la gente se ne sbatte della quarantena e questa si allunga di più perché vanno in giro a contagiare? Al mare, senza mascherina, ammassati…

C’è chi prende l’aperitivo, chi fa la danza della pioggia, il mimo, gente che per girare filma un fottuto stupido video e chiede i documenti alla polizia. Poi abbiamo parlamentari senza alcuna competenza medica che tratta il virus come se fosse un politico e non un batterio.

Ora Bill Gates è la Bestia dell’Apocalisse (i pazzi profeti ubriaconi di quel tempo si riferivano all’Impero Romano (città dai sette colli che sono nomi di sette Re… La fuga dal fumo dell’incendio

[ Nerone…]). Cavolate in pratica. Il prossimo che si presenterà chi sarà: Dracula? L’uomo lupo? Ligabue? Il Fantasma dell’opera?



Licenza Creative Commons




Continua a leggere

Lab

Facebook vuole portare in tutto il mondo la sua mappa dei contagi

Il sistema, creato in collaborazione con la Carnegie Mellon University, si basa sul somministrare una serie di domande sui sintomi del Covid-19 agli utenti (per ora solo americani) di Facebook

Pubblicato

il

Facebook può contare su un bacino vastissimo di utenti che comprende 2,5 miliardi di persone in tutto il mondo: un numero che dimostra una diffusione capillare del social network a livello globale e, che in un momento di emergenza sanitaria come quello che stiamo vivendo, può essere molto utile per tracciare la diffusione dell’epidemia di coronavirus. Infatti, Mark Zuckemberg insieme ai ricercatori del centro epidemiologico della Carnegie Mellon University (Cmu), sta creando un sistema di tracciamento dei positivi, sfruttando proprio gli iscritti a Facebook. Per ora, le ricerche sono concentrate solo negli Stati Uniti, ma in caso di risultati positivi potranno essere applicate su larga scala anche agli altri paesi del mondo.

Come funziona il sistema di Facebook

La Cmu ha creato un sondaggio da somministrare agli utenti iscritti al social negli Usa, chiedendo di rispondere ad alcune domande riguardo la presenza o meno di sintomi legati al Covid-19, come febbre alta, perdita di olfatto e gusto o problemi di tipo respiratorio. In seguito, tutte le risposte vengono processate e catalogate e viene creata una mappa dei contagi. Un prospetto che, grazie all’utilizzo di uno strumento chiamato Covidcast, permette anche di creare una distinzione territoriale e di dividere i positivi in base agli stati di appartenenza. Il sistema, inoltre, cerca di essere di essere il più sofisticato possibile isolando i casi che accusano semplici sintomi influenzali.

“Le stime che abbiamo ricavato dai nostri sondaggi corrispondono ai dati che abbiamo a disposizione riguardo l’attività del Covid-19”ha dichiarato in un comunicato Ryan Tibshirani, codirettore del team della Carnegie Mellon University. Infatti, i primi risultati pubblicati dai ricercatori il 20 aprile mostrano una stringente correlazione tra i dati raccolti su Facebook e quelli forniti dalla sanità pubblica. “Questo ci dà fiducia nel futuro perché presto pensiamo di essere in grado di fornire ai funzionari sanitari previsioni sull’attività della malattia”, ha aggiunto Tibshirani.

Anche Google sta partecipando al progetto, chiedendo a chi utilizza Google Rewards di rispondere alle domande del sondaggio della CMU. Secondo quanto riportato da Tech Cruchil progetto ha raccolto quasi un milione di risposte su Facebook e 600mila tramite le app di Montain View.



Licenza Creative Commons




 

 

Crediti :
Continua a leggere

Lab

Coronavirus, 5 nuove scoperte da tenere a mente su Covid-19

La ricerca sul nuovo coronavirus è fervente. Ecco cinque delle ultime scoperte e notizie scientifiche relative al virus, dalla permanenza sulle superfici ai rischi per i più piccoli fino a sintomi a volte trascurati

Pubblicato

il

(oto: NIAID-RML CC via Flickr)

Ricercatori di tutto il mondo continuano a studiare il nuovo coronavirus Sars-CoV-2. E online, ad esempio sulla banca dati di Pubmed, si rintracciano ormai migliaia di studi pubblicati. Analizzare sempre di più la malattia Covid-19 ci permetterà di conoscere e poter affrontare al meglio l’infezione e la pandemia. A questo proposito ecco cinque delle scoperte più recenti, da quando e come avviene il contagio, alle categorie più colpite fino all’attenzione ai sintomi nei bambini.

1. Coronavirus, quanto resta sulle superfici

Le più recenti prove scientifiche mostrano che il coronavirus Sars-CoV-2 può resistere sicuramente alcune ore e probabilmente anche qualche giorno – secondo una ricerca fino a 3 giorni, secondo un’altra anche fino a 9 – su superfici come plastica e acciaio, meno sul cartone. Ma quando è rintracciato sugli oggetti sembra essere meno infettante, dato che in questo caso il suo titolo virale risulta molto ridotto. Per questo l’Oms non ha posto alcun veto alla circolazione delle merci, che è sicura. Riguardo a vestiti e scarpe, è in generale buona norma toglierli e riporli quando si rientra in casa, ma anche questi oggetti non rientrano fra le principali vie di trasmissione, a differenza del contatto con particelle di saliva (vicinanza con le persone e strette di mano).

2. Bambini: neonati e bimbi piccoli più vulnerabili

Bambini e adolescenti e giovanissimi sono molto poco colpiti dal nuovo coronavirus, basti pensare che in Italia non ci sono decessi sotto i 30 anni. E anche i piccoli colpiti hanno i sintomi meno gravi rispetto agli adulti. Tuttavia, anche se le manifestazioni cliniche nei bambini risultano più moderate, soprattutto neonati e bimbi in età prescolare sono risultati suscettibili all’infezione. Ad affermarlo è un nuovo studio su duemila bambini e ragazzi cinesi, in via di pubblicazione su Pediatrics e attualmente in preprint. La ricerca mostra che nella maggior parte dei casi i disturbi sono leggeri o medi, tuttavia all’interno della categoria dei più giovani, in circa il 6% dei bambini ci sono state manifestazioni cliniche gravi.

3. Sintomi, quelli gastrointestinali spesso trascurati

Uno studio in via di pubblicazione sull’American Journal of Gastroenterology (qui in preprint) mette in luce che quasi la metà dei pazienti con Covid-19 nella provincia di Hubei ha presentato sintomi gastrointestinali, come diarrea o anoressia – intesa come sintomo legato al rifiuto del cibo e non come la malattia dell’anoressia nervosa. Inoltre lo studio rivela che peri pazienti con problemi digestivi e in assenza di problemi respiratori il tempo fra la comparsa dei sintomi e il ricovero era più lungo, mentre la probabilità di essere curati e dimessi più bassa. Insomma, è bene che chi ha manifestazioni gastrointestinali presti attenzione ai sintomi e non si escluda la possibilità che si tratti di Covid-19.

4. Due vittime su tre sono di sesso maschile

Alla data del 17 marzo l’Istituto superiore di sanità fornisce una fotografia delle persone colpite dal nuovo coronavirus in Italia. Parlando di numeri, 6 pazienti su 10 sono di sesso maschile e 2 vittime su 3 sono uomini. Un dato che però non deve far abbassare la guardia alle donne. I deceduti con meno di 50 anni sono solo 17, tutti con altre patologie precedenti – elemento informativo che non vuole sminuire la gravità del problema. L’età media dei contagiati è di 63 anni, quella dei deceduti di 80 anni.

5. Non ci sono prove che l’ibuprofene faccia male

Si discute da tempo del fatto che assumere antinfiammatori, fra cui l’ibuprofene, possa aumentare il rischio di Covid-19 o peggiorare i sintomi. Il ministro della Sanità francese aveva invitato i cittadini a non assumere questi farmaci in caso di Covid-19 perché potrebbero peggiorare l’infezione. Fermo restando che l’automedicazione è sempre da evitare, tanto più nel caso del nuovo coronavirus, questa è per ora soltanto un’ipotesi e il ministero della Salute italiano ha rimarcato che non ci sono prove che l’ibuprofene faccia male.



Licenza Creative Commons




Crediti :
Continua a leggere

Chi Siamo

Vuoi ricevere le notizie?

Dicono di noi

DAL MONDO DELLA RICERCA

  • Le Scienze
  • Nature (EN)
  • Immunologia

Comunicato stampa - Una pellicola sottilissima e biodegradabile in grado di rivestire volumi di acqu

Comunicato stampa - Un nuovo strumento bioinformatico individua rapidamente le alterazioni del genom

Comunicato stampa - Individuate le relazioni causa-effetto che hanno determinato lo sciame simico du

Nature, Published online: 03 June 2020; doi:10.1038/s41586-020-2343-4Lidar survey of the Maya lowlan

Nature, Published online: 03 June 2020; doi:10.1038/s41586-020-2391-9Author Correction: No upward tr

Nature, Published online: 03 June 2020; doi:10.1038/d41586-020-01569-1Altered metabolism and genome

Comunicato stampa - Lo rivela uno studio condotto dal Cnr-Ibcn in collaborazione con il laboratorio

Una molecola che si trova nei vasi sanguigni e interagisce con il sistema immunitario contribuisce a

Comunicato stampa - Uno studio internazionale pubblicato su The Lancet mette in discussione la sicur

Sismografo Live

Archivio

LunMarMerGioVenSabDom
1234567
891011121314
15161718192021
22232425262728
2930 

I più letti